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14 luglio 2018

Ricordi pre-laurea (II):


Rieccomi, mi mancava soltanto il periodo dei miei scritti delle medie da pubblicare qui.
Ne ho scelti alcuni; quelli che mi sono sembrati i più significativi.

Scritti risalenti alla prima media non ne ho trovati.

5 febbraio 2008 (la sottoscritta all'epoca aveva 12 anni e 4 mesi)
Altro dettaglio da non trascurare: ricordo benissimo che in quell'anno la Pasqua era arrivata prestissimo, una cosa come il 20 marzo addirittura; per cui il 5 febbraio c'era già il ponte di Carnevale.

Caro diario,
che dirti a proposito della giornata di oggi?
Tra poco la cena sarà pronta. 
Domani andiamo a sciare in montagna e oggi in effetti io e mia mamma siamo state a Villafranca a procurarci sci, felpone grosse, guanti e scarponi da montagna.
La commessa di quel negozio per me era una gran cafona e presuntuosa: stavo per infilarmi un maglione sopra il mio e, quando mia mamma me lo ha fatto notare la commessa ha scosso la testa, l'ho vista ti giuro, come per dire: "Che ragazzina imbranata!"
 Io odio essere giudicata dagli altri. Ma perché mia mamma non l'ha presa a sberle??!
Ho già 12 anni, prima o poi me ne sarei accorta di avere due maglioni addosso! Poi, è un errore che può capitare a tutti, anche agli adulti più saggi! Che ho fatto di così sbagliato?
Mi si è annebbiato l'umore.
Quando sono tornata a casa però, ho finito i compiti di grammatica... Fantastico, italiano mi risolleva sempre il morale! Dovevo individuare le differenze tra i complementi di luogo, ed è stato come un gioco logico. In italiano non prendo mai meno di nove, per questo spesso passo i compiti ai miei compagni. Però dico anche a loro: "Se pensate bene a quello che leggete, riuscite sicuramente a imparare l'analisi logica." 
Che giornata! Mi sono divertita, rilassata e arrabbiata allo stesso tempo. 
Spero domani sia un giorno migliore... 


7 febbraio 2008


Caro diario,

ieri ci siamo divertiti molto in montagna a sciare. Sono partita che mi sentivo i capelli unti: volevo lavarmeli prima di partire ma mia mamma, testarda come un mulino a vento, aveva detto che sciando avrei sudato e che quindi avrei potuto lavarmi al ritorno a casa.
Mia mamma che non ha mai sciato prima è caduta soltanto una volta in una giornata! Con il fondo devo dire che se la cava bene.
Io e papà invece ci siamo avventurati su una pista piena di dislivelli, con salite e discese.
Abbiamo pranzato al sacco.
Avresti dovuto vedere come erano ridotti i miei poveri capelli a fine giornata!
Sarò stata in doccia mezz'ora prima di potermi sentire davvero pulita...
Ah... stamattina ho preso otto in storia! Argomenti: Lutero e controriforma. 
Per giugno rivoglio il mio 10 cronico in italiano e penso anche che potrò raggiungere il 9 sia in storia che in geografia.


Eccola qui, quasi l'unica cavolata che ho combinato da adolescente: quella volta ho sprecato un bel po' di acqua, a tal punto che mia mamma mi ha detto, ridendo: "Ti senti abbastanza pulita adesso? Non mi risulta che tu sia "tanta"!!" (L'avete capita? Era una battuta che ogni tanto le faceva la sua migliore amica Renata, morta nel '91).

11 luglio 2008 (Estate tra seconda e terza media, due mesi prima di compiere 13 anni)


Questa è una poesia. A tutti racconto la solita balla: che ho iniziato a scrivere poesie a 15 anni. In realtà già alle medie ne facevo qualcuna di apprezzabile... Ecco, ora conoscete anche questo mio segreto. Dopo otto anni di attività online su blogger avete il diritto di conoscermi più profondamente.

IL CIELO:

Oh azzurro, sereno cielo,
maestoso come i mari e i monti...
Ora è estate
e tu fai risplendere il sole su questa terra.
La tua immensità è lontana, lontana,
non ha confini e si apre intorno a noi uomini,
in un azzurro intenso.
Oh, se solo potessi raggiungerti, o infinito cielo,
se solo sapessi volare...

 














 9 novembre 2008  (13 anni compiuti non da molto)
 

(Oh, qui sì che ero davvero una grande! Quel che mi chiedo però è questo: perché mai mi è venuto in mente di sostituire "diario" con "memoriale"? Non me lo so spiegare!)

Preziosissimo memoriale,
sempre più comuni, più frequenti, sono gli stati che hanno problemi economici.
Io volevo parlarti del Pakistan, uno stato asiatico che è molto in crisi. E' uno di quegli stati in cui esiste lo sfruttamento economico minorile, un fenomeno che negli ultimi anni ha avuto dimensioni veramente mondiali. E a quanto pare ancora oggi, chi attacca interessi economici alti, si espone a rischi gravissimi, come dimostra la storia di Iqbal.
Iqbal era stato venduto dai familiari a quattro anni, aveva iniziato a lavorare in una fabbrica di tappeti e lavorava per 16 ore al giorno.
A 10 anni era riuscito a scappare e a rifugiarsi da un'associazione del Pakistan che si occupava di liberare i bambini dalla schiavitù.
Ed è stato grazie a questa associazione che il mondo ha iniziato a conoscere Iqbal.
Poi però, nel 1995, Iqbal era stato assassinato, per le sue testimonianze.

Io sono una ragazza decisa, un po' rigida, difficilmente mi commuovo; per il mio carattere è più facile indignarsi per le ingiustizie gravi come questa tragedia che non piangere e commuoversi.
Stavolta non mi vergogno ad ammettere che, una volta letta questa storia, mi è venuto da piangere.
Miseria e povertà sono diffuse in tutto il mondo.
Se poi penso all'Africa... L'Africa è tutta una tragedia: troppi gli analfabeti, troppi i lavoratori sfruttati da marche europee potenti che li pagano pochi centesimi al giorno, troppi anche i disoccupati e i malati di AIDS... Ma come fanno i bambini africani ammalati a sorridere? Come fanno certi africani a trovare la forza di sorridere e di reagire alla tristezza?
In quei posti, poco è il denaro, poca l'igiene, poca la speranza di vita... Ma cos'è la vita?
Per me è come un raggio di sole che illumina il cielo blu intenso, un blu che sembrerebbe monotono senza i raggi solari.
Anche la terra (cioè il nostro pianeta) sarebbe tetra e monotona senza il sole e i suoi raggi.

10 novembre 2008

 (...)  La nostra vita non è mai finita appena accade una tragedia: continua. La vita continua e offre altre opportunità. Si ottengono soddisfazioni solo con l'impegno. E la speranza è utile nelle situazioni difficili.
Noi giovani abbiamo un'enorme responsabilità: guidare il futuro del mondo. E gli adulti si fidano di noi.
"Se noi adulti non crediamo nei giovani siamo perduti", diceva Don Andrea a messa domenica.
Credo che abbia ragione.
Io vorrei essere una donna che contribuirà a modificare il mondo in maniera positiva, come sperano gli adulti.


Il fantastico 2008... L'anno in cui per me è arrivato lo sviluppo, quindi, grazie a questo, ero un po' più bella, con le guance leggermente paffute.
Il fantastico 2008... quando ho iniziato a sentir sbocciare dentro di me una primavera fatta di speranze, di aspettative e di sogni.


... tutti in questi giorni mi dicono: "In bocca al lupo"... Vi dirò: siccome mi sto veramente stancando della mia condizione di laureanda, che sta durando da ottobre 2017, ultimamente spero che questo lupo crepi al più presto!





11 luglio 2018

Ricordi pre-laurea (I):

Sapete più o meno tutti che ultimamente sto vivendo un periodo particolarmente emozionante!!
Stasera, per la prima volta in tutta la mia vita (e non so se succederà ancora), io sono riuscita a commuovere me stessa!!
Mi ritrovo qui a casa tra gli scatoloni che contengono miriadi di quadernini riempiti di racconti e di riflessioni, quadernini che comprendono un arco cronologico piuttosto esteso (dalla seconda elementare a tutto il biennio del liceo).
Mi ha fatto un gran piacere ritrovarli e vi giuro che, nel leggere alcune parti, ridevo e piangevo al contempo.
Per farvi conoscere la bambina e la ragazzina che ero, ho deciso di riportare nei prossimi due post alcuni miei scritti d'infanzia e alcuni invece tipici di una persona che ha appena iniziato ad avviarsi verso l'età adulta. Meno male che, come dice ogni tanto mia madre, ho il difetto di conservare tutto e di non buttare via nulla!
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27/12/2003 (all'epoca la presente sottoscritta aveva esattamente 8 anni e 3 mesi)

Questo è un racconto.

LA LEGGENDA DI MERCURIO:

Mercurio nacque da un miscuglio di polveri. Appena nato, cominciò subito a girare intorno a Palla di Fuoco.
Palla di Fuoco voleva molto bene a Mercurio: era il pianeta più affettuoso e più dolce, che gli ruotava molto più vicino di tutti gli altri.
Gli altri pianeti osservavano gelosi Mercurio e palla di Fuoco li rimproverava per questo.
Mercurio aveva ancora pochi anni di vita quando Palla di Fuoco gli insegnò a girare anche intorno a se stesso.
Poi il tempo passò.
Mercurio però aveva un difetto: non aveva imparato ad accettare di staccarsi da Palla di Fuoco.
"Sei cresciuto ora, devi imparare ad allontanarti da me", gli diceva Palla di Fuoco.
"Ma io ti voglio bene, voglio stare sempre con te, non posso staccarmi da te! Voglio mangiare, dormire, ridere con te! Tu sei la vita!" rispondeva il piccolo pianeta, mentre tutti gli altri pianeti ridevano per prenderlo in giro.
"Guai a voi se ridete ancora del mio pianeta preferito!" li rimproverava il sole.
Mercurio allora piagnucolava e gli si avvicinava sempre di più.
Con un bel sorriso, Palla di Fuoco gli disse: "Se ti avvicini ancora di più a me rischio di bruciarti con i miei raggi potenti. Tu non devi bruciare, perché altrimenti moriresti. E tutto l'Universo ha bisogno di te."
Così Palla di Fuoco convinse Mercurio a staccarsi un po' da lui.
Ora Mercurio è vecchissimo perché ha milioni e milioni di anni, ma vuole ancora bene a Palla di Fuoco.

Dai, essendo cresciuta inizio a intravedere un piccolo messaggio che forse inconsciamente volevo veicolare a me stessa: prima o poi tutti diventiamo grandi, prima o poi tutti dobbiamo imparare a superare quella forte dipendenza che da piccoli abbiamo dai genitori.


7/09/2004 (alla sottoscritta mancavano 19 giorni al compimento dei 9 anni)

AMICIZIA E PACE:

C'era una volta una ragazzina di 10 anni che un giorno passeggiava con il suo gelato al limone e alla menta. Si chiamava Chiara ed era famosa nel suo paese per essere una bambina buonissima.
Ad un certo punto, nel camminare incontrò un signore anziano molto povero, con i vestiti pieni di toppe, di strappi e di buchi.
Chiara ebbe pietà, si fermò e gli disse: "Ti regalo l'unica moneta che ho in tasca e anche il mio gelato."
"Grazie, che bambina dal cuore d'oro! Vorrei ricambiare la tua generosità con questa pianta di geranio: è l'unica cosa che ho. Perché i suoi fiori diventino belli dovrai innaffiarlo due volte al giorno." Il vecchio signore povero si era intenerito.
Chiara era ritornata a casa felice, aveva piantato il geranio in un'aiuola del suo giardino e aveva iniziato a prendersi cura dei suoi fiori.
Da quando la ragazzina lo innaffiava, il geranio ogni giorno aveva iniziato a fare dei fiori colorati: rossi, gialli, arancio, tutti splendenti e profumati.
"Quel geranio è meglio del mio prato", diceva lo zio.
"E' più bello delle ortensie vicine alla siepe! Il tuo geranio è magico, Chiara", esclamava la mamma, molto sorpresa.
"Mi piacerebbe avere un fiore così, le mie camelie non fioriscono ancora!", diceva la nonna.
Ogni giorno, Chiara invitava gli amici a vedere il geranio, il più affascinante di tutti gli altri fiori.
La gente un po' la invidiava per quel geranio, un po' la ammirava.

Non so cosa abbiate pensato voi di questa, ma io la vedo un po' come un indiretto incoraggiamento a sfruttare i propri talenti e anche a prendersi cura dell'altro.
La bontà e la sensibilità fanno soffrire sì, ma permettono a chi le ha molto sviluppate di vivere più intensamente delle persone vuote e inconsistenti.

Se state pensando che fossi una bambina strana, beh, questo appellativo ve lo concedo.
A chi mai potrebbero venire in mente storie del genere??!!
Non ho imbrogliato, ve lo assicuro, le ho trascritte esattamente così come le ho lette sul quadernino: in terza elementare avevo "ottimo" in italiano con una maestra che non regalava voti e che dava "ottimo" soltanto a chi, nello scrivere, "ci metteva del suo".
Già allora sapevo coniugare benissimo tutti i tempi dell'indicativo e del congiuntivo.
Me lo sono sentita dire in continuazione per tutta l'infanzia e l'adolescenza che non sono normale!!
Sì ma è proprio per questo mio modo di essere che ho bisogno di amici...

Vi propongo gli ultimi tre passi....

Vacanze al mare del luglio 2005 (e fu così che verso i 10 anni iniziai a sentire in me una certa vena poetica).
Era stata un'estate stupenda in cui mi ero fatta una settimana di mare e tre settimane di montagna a San Zeno.

(11 luglio 2005)
Caro diario,
oggi è una bellissima giornata a Sottomarina,
il sole splende e si può fare il bagno nel mare. Il mare è molto vicino al condominio dove alloggiamo.
Quando sono al mare, mi disperdo tra le onde che somigliano a strisce argentate e blu.
Ieri avevo fatto conoscenza con un'onda che si chiama Marina.
Gioco con lei, le vado incontro e aspetto che lei mi spinga verso la spiaggia.
Nel mare c'è posto per tutti perché è molto grande e a volte irrequieto o dolce.
E' molto diverso e molto meglio dei miei campi; lì ci sono solo pianure, caldo afoso e temporali, niente di interessante.
Io non ho fratelli purtroppo e sono sola in un vasto mare di campi. 
I bambini come me non sono fatti per essere figli unici!
Marina è un'onda tranquilla, blu scura con riflessi argentati e azzurri. 
E' un'onda calma che ha una gran voglia di giocare con me.

(13 luglio 2005)
Caro diario,
stamattina non sono andata in spiaggia a causa di un acquazzone con pioggia e pochissimi tuoni. Sarà durato mezz'ora. Però il cielo, fino a mezzogiorno è rimasto coperto di nubi grigie.
Poi è tornato il sole. 
Alle 16 siamo andati in spiaggia; Marina mi ha corso incontro bagnandomi.
Mentre io nuotavo lei mi avvolgeva, poi quando mi giravo lei mi spingeva verso la riva. 
Ma quanto ci siamo spruzzate, poi?? Era divertentissimo, era troppo bello.
Io le lanciavo gli spruzzi e poi mi allontanavo nuotando e lei mi travolgeva a ondate dolci.
Era una comunicazione nel linguaggio del mare.
Poi ci siamo salutate ed è arrivato il momento della merenda.
Marina era splendida oggi. Era blu chiara con riflessi azzurri e la schiuma salata con riflessi di diamante.
Mi sono proprio divertita!


10 maggio 2006
 (10 anni e mezzo, a fine quinta) Propositi di "vida loca" ;-) :-)

E' una giornata bellissima oggi, c'è caldo e c'è anche la brezza. 
Peccato che ci sia stato rientro e che quindi io sia appena tornata da scuola.
Che fortunati che erano Dimon e Pumba del Re Leone! 
"Hakuna matata"... ma che dolce poesia! 
E si divertivano tutto il giorno, cantavano, scherzavano e ballavano tutto il giorno!!
Mica avevano a che fare con una maestra deficiente che alle due del pomeriggio ci urla dietro se sbagliamo i calcoli di un problema!
Non è cattiva, ma quando è nervosa si arrabbia troppo!
Mi sono arrampicata su un albero per sentire i canti degli uccelli.
Io da grande voglio diventare come Mister Incredibile... cioè, in realtà non me ne frega niente dei superpoteri. Voglio avere lo stesso carattere di Mister Incredibile, sempre gentile e disposto a lottare contro l'ingiustizia e la cattiveria.


ATTENZIONE! A tutti i miei lettori:. In questi giorni, se mi volete un po' di bene, incrociate le dita per me, per quello che mi aspetterà martedì: discutere davanti a gente molto più colta di me un autore originale ma semisconosciuto!
Incrociate le dita per me non soltanto perché in ballo c'è un esame di laurea, ma anche perché continui a dare il meglio di me come persona, come animatrice e come un membro dei responsabili di un grest parrocchiale!
Un sincero grazie intanto al nostro Don Pietro: se, in una condizione emotiva come la mia mi sto dimostrando in grado di preoccuparmi di bambini, ragazzini e adolescenti è perché lui è un curato che supporta psicologicamente me e tutti i giovani che hanno voglia di fare!





9 luglio 2018

Le moltepici interpretazioni della poetica di Vittorio Sereni:


E' un autore italiano piuttosto interessante, conosciuto però per lo più da chi approfondisce gli studi letterari.
Ho deciso di presentarvelo in maniera "diacronica" per farvi vedere come si evolve la poetica di questo letterato nel corso della sua vita e in base alle sue esperienze.


BIOGRAFIA E OPERE:

Vittorio Sereni era nato a Luino (attuale provincia di Varese) nel 1913, aveva studiato Lettere a Milano e, durante gli anni Trenta, aveva iniziato a insegnare italiano e latino in un Liceo Scientifico.
Nel frattempo, collaborava anche con riviste culturalmente legate al movimento dell'Ermetismo, come Il Frontespizio, Campo di Marte e Corrente.
Nel 1941 era stata pubblicata la sua prima raccolta di poesie intitolata Frontiera, che raccoglie dunque tutti i componimenti scritti prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale.
In Frontiera, il protagonista è soprattutto il paesaggio del Lago Maggiore e il paese di Luino in cui il poeta era nato e cresciuto: traspaiono vari stati d'animo.
A questo proposito scrive Herman Grosser:
"un paesaggio lacustre carico di memorie, inquietudini , presagi (...) nel quale il poeta proietta sguardi e aspirazioni profonde oltre la frontiera (con la Svizzera): motivi questi che, con quelli collegati della navigazione, dei battelli, dei porti, custodiscono un senso non tanto politico (libertà rispetto alla dittatura fascista) quanto in ampio senso esistenziale (...)"

Di questa raccolta ho apprezzato soprattutto una poesia intitolata Terrazza, di cui inserisco l'analisi.

Terrazza:

Improvvisa ci coglie la sera.  
Più non sai  
dove il lago finisca;  
un murmure soltanto  
sfiora la nostra vita  
sotto una pensile terrazza.  
Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera  
entro quel raggio di torpediniera  
che ci scruta poi gira se ne va.


Già il senso del primo verso risulta carico di interpretazioni:

A) Se si interpreta la sera come la vecchiaia, allora l'autore potrebbe voler dire che il tempo scorre velocemente, fino al punto in cui ci si accorge di essere giunti alla maturità avanzata della vita, in cui quasi tutto (sogni, desideri, progetti di vita) dovrebbe essere stato realizzato e vissuto.

B) O semplicemente: la giornata è passata in fretta, quasi non ci si accorge che la sera è giunta, portando i suggestivi colori del tramonto.

vv. 2-3: Il lago Maggiore segna il confine con la Svizzera. Di fronte a Luino infatti, c'è la sponda svizzera. Qui probabilmente, o c'è una perdita di punti di riferimento visuali, o si tratta di un timore, o meglio, dell'allusione ad un timore ben preciso: la possibile scomparsa dall'orizzonte della sponda svizzera, territorio neutrale e libero da dittature.
Io però ho anche pensato ad una perdita di confini psico-esistenziale: se la sera è la vecchiaia, allora, una cosa rimane invariata tra infanzia, giovinezza, età adulta e anzianità: in qualsiasi età non puoi pretendere di conoscere né i confini dell'Universo né quelli della tua stessa vita. In nessuna età hai il controllo dei confini della tua esistenza, e questo, da vecchi, può anche essere una constatazione che mette angoscia e paura.

Murumure invece è una parola onomatopeica. Allude al rumore di un tuono.
Pascoli, nel Lampo, utilizzava bubbolio lontano.
Questo rumore comunque, "rompe" la quiete del sole che cala e costituisce il presagio di una catastrofe esistenziale ma anche storica, visto che sfiora la nostra vita.
Va da sé quindi che la pensile terrazza, collegata a quel siamo tutti sospesi, indica attesa. Ma non un'attesa lieta, quanto piuttosto un'attesa tragica, silenziosa, dolorosa che è una sorta di preludio di un tacito evento, misterioso.
E mentre il poeta osserva e attende che cosa compare all'improvviso? Una torpediniera.
La torpediniera è una nave da combattimento che attraversa il lago e costituisce un altro presagio di natura funesta.

Questa poesia mi ha fatto ricordare il modo in cui trascorrevo le mie estati quando ero bambina (parlo in particolar modo di un arco temporale compreso tra il 2004 e il 2008): un'amica di mia zia, proprietaria anche di una casa a San Zeno di montagna, paese ai piedi del Baldo, all'epoca ci prestava quella che sarebbe dovuta essere la sua dimora estiva.
Quella casa con grande giardino era ed è in una posizione meravigliosa: dalla grande terrazza si poteva vedere il lago di Garda e, nelle giornate più limpide, tutta la sponda bresciana, compresa la penisola di Sirmione.
Io ho sempre amato la montagna, la freschezza del suo clima, il silenzio, il sole sorridente che con i suoi riflessi abbraccia le rocce, le acque del lago e le barche...

Vista Garda da San Zeno

... In seguito scoppia la guerra. 
Sereni viene fatto prigioniero dall'esercito inglese in Algeria, come molti altri italiani inviati in guerra.
Nel '47 dunque esce Diario d'Algeria raccolta che costituisce una toccante testimonianza riguardo alle condizioni dei prigionieri. Traspaiono qui le tematiche di: dignità umana, ansia di libertà, frustrazione per non poter partecipare in modo diretto al corso degli eventi e senso di oppressione.

Non sanno d’essere morti:

Non sanno d’essere morti
i morti come noi,
non hanno pace.
Ostinati ripetono la vita
si dicono parole di bontà
rileggono nel cielo i vecchi segni.
Corre un girone grigio in Algeria
nello scherno dei mesi
ma immoto è il perno a un caldo nome: ORAN
 
Prigionieri in Algeria del '43
Qui la prigionia è equiparata alla morte. Però, i prigionieri d'Algeria non hanno pace: sono vivi in realtà, ma non sono liberi e per di più, sono lontani dalle loro famiglie e dai loro luoghi natali.
Sereni inserisce anche un'allusione al senso di solidarietà tra compagni di prigionia, tutti pervasi da sentimenti di tristezza e di oppressione.
Ciò che nella loro prigionia essi possono fare è interpretare i segni celesti, facendo anche previsioni per il futuro. Un futuro che, dal momento che si conoscono poco gli eventi della realtà esterna ai campi di prigionia, appare difficilissimo non soltanto prevedere ma anche ipotizzare.
Gli ultimi tre versi del componimento si riferiscono agli spostamenti da un campo all'altro ai quali i prigionieri erano sottoposti. Tutti i campi però, si trovano in una città dal clima caldo, in cui, a causa dell'odio e della guerra, serpeggia un'atmosfera infernale: Orano.

Negli anni successivi alla guerra, la più importante carica lavorativa che Sereni aveva ricoperto era stata la direzione della Mondadori. 
I suoi componimenti risalenti agli anni '60 ben descrivono la condizione dell'uomo contemporaneo che indubbiamente usufruisce con facilità delle nuove tecnologie, ma che in ogni caso, proprio come le generazioni del primo Novecento, si trova di fronte alla precarietà dell'esistenza.
La principale raccolta di poesie del "tardo Sereni" si intitola Strumenti umani, pubblicata nel 1965.
Mi sembra inoltre importante precisare che, nel periodo del dopoguerra, il medesimo autore si dedica anche a tradurre opere di autori inglesi e francesi quali: Ezra Pound, René Char, Guillaume Apollinaire, Albert Camus e William Carlos Williams.
Vittorio Sereni è morto a Milano nel 1983.
Di Strumenti umani riporto testo e commento di una poesia.

Ancora sulla strada di Zenna:


Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?  
Forse perché ridicono che il verde si rinnova  
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?  
Ma non è questa volta un mio lamento  
e non è primavera, è un'estate,  
l'estate dei miei anni.  
Sotto i miei occhi portata dalla corsa  
la costa va formandosi immutata  
da sempre e non la muta il mio rumore 
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse finirà.  
E io potrò per ciò che muta disperarmi  
portare attorno il capo bruciante di dolore...
Ma l'opaca trafila delle cose  
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo, 
la spola della teleferica nei boschi,  
i minimi atti, i poveri  
strumenti umani avvinti alla catena 
della necessità, la lenza  
buttata a vuoto nei secoli, 
le scarse vite, che all'occhio di chi torna  
e trova che nulla nulla è veramente mutato  
si ripetono identiche, 
quelle agitate braccia che presto ricadranno,  
quelle inutilmente fresche mani 
che si tendono a me e il privilegio 
del moto mi rinfacciano...  
Dunque pietà per le turbate piante  
evocate per poco nella spirale del vento 
che presto da me arretreranno via via 
salutando salutando.  
Ed ecco già mutato il mio rumore  
s'impunta un attimo e poi si sfrena  
fuori da sonni enormi  
e un altro paesaggio gira e passa.


Innanzitutto specifico che Zenna è un paese che si trova a pochi chilometri di distanza da Luino, per cui, anch'esso era un luogo ben conosciuto dall'autore.
L'avverbio del titolo "ancora"  allude al ritorno di Sereni nei luoghi dell'infanzia.
E' bellissima quella personificazione iniziale che dice: piante turbate. Il senso del participio passato è ambiguo, ma è proprio per questo che è affascinante.

Turbate da cosa? Sono forse mosse da un vento energico?? Oppure dal rumore delle automobili che percorrono la strada? 
E se fosse una metonimia oltre che una personificazione? Se quello turbato fosse Sereni stesso, che, commosso nel rivedere la natura dei suoi luoghi natali, "trasferisce" per iscritto un'emozione a delle piante (come faceva Leopardi in A Silvia, parlando di sudate carte?)

Vedete che affascinante che è la letteratura italiana e come aiuta a creare ponti tra l'interiorità e la realtà esteriore? Non si è mai finito di riscoprirla!
Pochi versi più in là, compare la ricorrente abitudine di collegare le età della vita con le stagioni. E' come se il poeta dicesse: "Non è la stagione primaverile né la giovinezza genuina che mi fa provare questa forte sensazione, che mi aiuta a vedere la bellezza e il rinnovamento della vita in queste piante. E' piuttosto l'età adulta, già carica di memorie e anche di esperienze durissime."

Il poeta osserva il paesaggio dal parabrezza della sua auto e gli sembra che la costa del lago gli si delinei innanzi come un elemento uguale a se stesso.
L'automobile, tenetevelo in mente, è simbolo dell'industrializzazione della società italiana, per cui il poeta, attraverso un mezzo che nel primi anni del Novecento i futuristi consideravano emblema di progresso e velocità, si accorge che in quei paesini lo stile di vita è rimasto semplice, che la gente si serve ancora di oggetti tipici di un mondo pre-industriale e inconteminato dall'aggressività del capitalismo e della pubblicità.
Dunque, l'opaca trafila delle cose quali la carrucola nel pozzo e la spola della teleferica nei boschi, rispondono unicamente all'esigenza di soddisfare i bisogni primari dell'uomo.
La povertà e la semplicità di un mondo rimsto contadino sembrano addirittura "rinfacciare" al poeta il privilegio del benessere.

Negli ultimi versi del lungo componimento (vv. 32-35), la staticità del paesaggio (sonni enormi) si contrappone al moto dell'automobile (e un altro paesaggio gira e passa).

Luino ai giorni nostri


26 giugno 2018

"In time": un'antiutopia per riflettere sul valore del nostro tempo


"In time" è un film ambientato in un XXII° secolo in cui l'invecchiamento non è concepito: lo sviluppo fisiologico degli esseri umani si ferma ai 25 anni, momento in cui sul loro braccio sinistro si avvia un timer digitale con tanto di countdown alla rovescia di 12 mesi. 
Gli uomini muoiono al compimento del ventiseiesimo anno di età se non riescono a prolungare il loro limite di tempo. 

Nel mondo descritto da questa pellicola cinematografica, il tempo è letteralmente denaro: non esistono né gli euro né i dollari né le sterline. Il tempo è la valuta con cui i lavoratori vengono pagati.
Inoltre, tramite una particolare tecnologia avanzata, gli uomini possono prendere o farsi estrarre del tempo da apparecchi elettronici oppure possono anche usufruire della possibilità di trasferirlo ad altre persone stringendo loro il braccio.
E così, entriamo in questa strana e singolare logica secondo la quale una conversazione in una cabina telefonica costa un minuto, un viaggio in autobus un'ora, un caffè due minuti.

Il protagonista è Will (28 anni è la sua età in tempo reale), giovane che vive con la madre nel ghetto, zona di New Greenwich molto povera in cui ogni abitante corre da un luogo all'altro per guadagnare tempo, in modo tale da poter sopravvivere giorno per giorno.
Siccome i contenuti del film sono molto interessanti, vorrei che entraste nella stringente logica dei timer. Questo timer, inciso sul braccio di Will Hamilton, uomo molto ricco, si legge: 116 anni, 39 mesi, tre giorni, 12 ore, 21 minuti e 6 secondi.











Questo invece è il timer tatuato su Will, profondamente diverso dal precedente dal momento che segna poco più di un giorno di vita.















Perché queste profonde diversità tra i due uomini?
Perché la società di "In time" è profondamente iniqua.
C'è una ristretta élite di uomini che possono permettersi di vivere per secoli o addirittura per millenni, sprecando l'enorme quantità di tempo che avrebbero a disposizione attraverso giochi d'azzardo e di scommesse e abitando in lussuose ville senza mai aver lavorato un solo giorno.
E poi, c'è la maggioranza: i poveri che si trovano costretti a vivere alla giornata, soggetti a quel brutto fenomeno economico che in questi anni anche noi italiani conosciamo bene: l'inflazione.
Will è nato povero, è vissuto in una zona degradata e quindi, come molti altri viventi in simili condizioni, sarebbe destinato a morire presto.
Vi ricordo che per la storia, la morte di un individuo corrisponde all'azzeramento totale del tempo sull'orologio fisiologico.
Una sera dopo il suo turno di lavoro in fabbrica, Will entra in un locale del ghetto e qui vede che un ricco signore mezzo ubriaco, Harry Hamilton, cerca di offrire da bere a tutti in modo tale da poter spendere tutto il proprio tempo, che segna per l'appunto 116 anni.
Ma, quando nel bar irrompono i membri di un'organizzazione mafiosa chiamata "I Minutemen", che vogliono rubare il tempo agli abitanti della zona 12, tutti fuggono tranne Will, che riesce a uscire con Harry e a portarlo al sicuro dai criminali all'interno di un fabbricato.
I due uomini iniziano a conoscersi. Harry gli rivela di avere, in tempo reale, ben 105 anni e di essere stanco di vivere.
Nel film non si specifica in modo esplicito che in quella società vige un sistema dittatoriale, ma appare chiaro: se, come spiega Hamilton, ''per pochi immortali la maggioranza deve morire", è abbastanza facile intuire che, più che una dittatura ideologica c'è una dittatura economica fondata dai ricchissimi magnati della finanza del tempo: essi infatti controllano i prezzi e le paghe per accentuare il divario tra ricchi e poveri, in modo tale da poter mantenere il loro status. Solo loro dunque, possono godere di una vita eterna.
Poco prima di morire cadendo da un ponte sul fiume, Hamilton compie un grande atto di generosità: trasferisce tutti i suoi 116 anni di vita a Will, lasciandogli un messaggio scritto su un vetro appannato del fabbricato in cui entrambi si sono nascosti e hanno trascorso la notte: "Don't waste my time", ovvero, "Non sprecare il mio tempo".

Notate bene che la sera prima Harry aveva chiesto a Will: "Cosa faresti se avessi tutto questo tempo su quell orologio?" e si era sentito rispondere: "Smetterei di guardarlo. Ma se avessi tutto quel tempo non lo sprecherei."

La sera successiva all'incontro con Harry, la madre di Will muore a causa dell'inflazione che  perseguita sempre più gli abitanti della zona del ghetto.
A seguito di questo tristissimo evento, con i suoi oltre cento anni di vita, il giovane decide di spostarsi nel distretto dei ricchi della città, dove diviene partecipe della mentalità vuota ed egoistica degli economisti del tempo. Con una partita a poker egli vince un millennio.

Mi fermo per un po' con la sintesi della trama del film per evidenziare cinque aspetti importanti di questa civiltà distopica:

1) L'assenza del senso generazionale.
E' vero, la famiglia continua a esistere, ma, dal momento che tutti i viventi fisicamente dimostrano 25 anni, si perde la distinzione tra le generazioni.
La madre di Will ha 50 anni, ma quando la si vede per la prima volta, si resta indubbiamente meravigliati e basiti: se Will non dicesse "Ciao mamma!" e se pochi minuti prima, nella prima scena del film, non fosse stato spiegato agli spettatori che "siamo geneticamente progettati per smettere di invecchiare a venticinque anni", si crederebbe tranquillamente che questa figura femminile sia la sorella o la cugina di Will.
Un'altra cosa che colpisce parecchio è vedersi, per qualche secondo, queste tre donne l'una vicina all'altra che appaiono coetanee ma che in realtà sono, a partire da sinistra, nonna, madre e figlia.
Tutte e tre ricchissime, tutte e tre delle Weis, ovvero, tutte e tre appartenenti alla famiglia di un rinomato direttore di banche del tempo.


Se quindi viene meno la distinzione tra le generazioni, non si riesce a capire chi sia veramente giovane (fisicamente e anagraficamente) e chi no. Questo significa che in un mondo in cui viene annullato il processo di invecchiamento si perde il senso della realtà cronologica.

2) Si vive in un eterno presente.
Ognuno, benestante o misero che sia, ha un orologio digitale sul polso che indica il proprio tempo, ma la percezione dell'evolversi degli eventi storici non esiste proprio!
A questo proposito è interessante rilevare che nel corso del film non vengono mostrati orologi appesi magari alle pareti di ambienti interni: esiste soltanto il tempo tatuato sul polso, diverso da persona a persona.
In una società del genere c'è solo la consapevolezza di un tempo non da vivere ma solo da trasferire e da prendere! Tutti dunque vivono in un eterno presente!
Mi azzardo ad affermare anche che nella mentalità di quelle persone non può esistere nemmeno una concezione individuale del tempo, ovvero, un modo di vedere il tempo come un dono in cui far fruttare le proprie doti e in cui progettare la propria identità in continuo divenire.
I ricchi, agiati e pieni di secoli come sono, non hanno bisogno né di pensare al domani né di sognare un possibile avvenire, i poveri invece, abituati a guadagnare poche ore dopo una giornata pesante di lavoro, risultano impossibilitati a "ritagliarsi" degli attimi di tempo per pensare al futuro, perché il loro presente è fin troppo difficile e travagliato.
Proprio come dichiara Sylvia a Will, figlia del signor Weis: "I ricchi non vivono e i poveri muoiono".
Non viene ricordato il passato e non si programma nessun avvenire.
Il tempo, come dicevo sopra, è denaro che appartiene a pochi, e questo scalfisce anche il senso morale delle persone. 

 3) Discriminazioni tra individui sulla base delle quantità di tempo.
Durante il nazismo era purtroppo molto vivo il concetto di "razza" superiore e inferiore: i "diversi" culturalmente, politicamente e religiosamente dovevano essere eliminati e dovevano subire la crudeltà degli "ariani".
Ribadisco che nel sistema socio-economico di "In time", chi ha meno tempo è destinato a morire da giovane o comunque molto prima di chi ne può avere all'infinito.
Quindi in questo caso avere più diritti degli altri non implica essere bianchi, tedeschi e di religione cristiana. Non ci sono distinzioni di razze nel XXII° secolo, ma c'è un brutto divario tra due classi sociali: una forte, che tiene sulle braccia millenni e una debole, che raramente possiede più di un giorno di vita. Tuttavia, chi appartiene alla classe debole è destinato a soccombere per i privilegi dei più forti, che aspirano e che godono di buone probabilità di poter diventare eterni come Dio e come l'Universo. Degli "dei in terra" insomma.

4) Fedi religiose inesistenti.
Questo aspetto è tipico di tutte le anti-utopie, cinematografiche e letterarie.
Se è giusto non giudicare qualcuno sulla base della religione di cui è seguace, è anche ragionevole constatare che ogni religione svolge un ruolo piuttosto importante nell'indurre l'uomo ad interrogarsi sullo scopo dell'esistenza.
Nei sistemi sociali che le anti-utopie descrivono gli uomini che cosa se ne fanno della religione? Nulla, perché ognuno di loro usufruisce di sistemi ad alta tecnologia.
In "Fahrenheit 451" dominano la televisione e gli auricolari, in "1984" ci sono telecamere dappertutto e la politica deve costituire il credo di ogni vivente, dal momento che non basta obbedire al Grande Fratello, supremo dittatore dell'Eurasia. Bisogna adorarlo e amarlo.
Le "colonne portanti" che conferiscono un senso profondo alla civlità di "In time" sono proprio gli apparecchi da cui si prende il tempo e da cui tutti, ricchi e poveri, hanno bisogno di estrarre del tempo per poter far durare le loro funzioni vitali. Ma non c'è traccia di né di credo religioso né di edifici religiosi.

5) Città costituite da ambienti grigi e asettici.
Il film dura quasi due ore. In circa 110 minuti la cinepresa non inquadra un solo spazio naturale fatto di erba verde, di fiori e di alberi.
L'efficientissima tecnologia e l'architettura caratterizzata per lo più da palazzi grigi e altissimi sono funzionali a togliere agli uomini la fede religiosa, le relazioni umane e anche la capacità critica.
Oltre a ciò, fanno in modo anche che venga ignorata la bellezza della natura.
Anzi, delle meraviglie naturali non si deve nemmeno immaginare o ipotizzare l'esistenza!
Persino la villa del signor Weis non ha giardini, ma soltanto marmo e cemento.
In un futuro del genere si nega agli uomini ogni attimo di serenità!

Ora continuo con la storia.

Mentre Will conduce una vita da nababbo, il Custode del Tempo, il personaggio più crudele della storia, cerca di indagare sulla morte di Harry Hamilton e, sospettando di Will, una sera raggiunge la villa di Weis.
Come fa a sospettare di Will? Attraverso una telecamera che ha filmato quest'ultimo che stava sul ponte sopra al fiume esattamente pochi istanti dopo il suicidio di Harry.
Per sfuggire all'arresto, Will prende in ostaggio Sylvia, la figlia di Weis, e si reca di nuovo nel ghetto.
La mattina seguente, il giovane protagonista telefona al signor Weis ricattandolo in questo modo: se doni 1000 anni alla Caritas della zona del ghetto ti restituisco tua figlia.
Ma quando appare fin troppo evidente che Weis non è disposto a versare nemmeno un secondo (che bene vuole alla figlia?!!), Sylvia diventa una complice strettissima di Will e insieme cercano di rapinare le banche del tempo per donare questa preziosissima valuta ai più poveri.
Pian piano, l'intesa tra due ragazzi così "socialmente diversi" diviene magica e sentimentale.
Per reagire ad un nuovo aumento dell'inflazione, prendono in ostaggio il signor Weis e gli rubano un apparecchio elettronico che contiene un milione di anni.
Da questo momento inizia, da parte del Custode del Tempo, un tenace inseguimento dei due giovani.

La fine è stato il momento che mi è piaciuto di più, soprattutto perché è il momento meno triste della vicenda. Verso la fine infatti, un lato molto positivo c'è: il Custode del Tempo muore dopo aver esaurito in una frenetica corsa tutto il tempo che aveva sul polso. Era troppo impegnato a inseguire Will e Sylvia per potersi "ricaricare".



Nel corso del film c'è una frase di Sylvia che fa particolarmente pensare, nel momento in cui con Will riesce a sottrarre il milione di anni al padre: "Tu vivi da un sacco di anni, papà, ma in realtà non hai vissuto un solo giorno".
Infatti. Hai avuto un sacco di tempo e avrai la vita eterna ma non sai che cosa realmente sia il valore della vita. Hai giocato a poker, ogni sera hai dato feste e ricevimenti ai quali aderivano tutti i benestanti come te... Ma non hai mai conosciuto alcuna morale e alcun vero sentimento.

COLLEGAMENTO CON PARINI:

Può un film di genere distopico-fantascientifico offrire un rimando alla letteratura italiana? In questo caso sì!
Giuseppe Parini, letterato di origini milanesi vissuto nel pieno del XVIII° secolo, è passato alla storia della letteratura italiana per aver scritto un poemetto satirico intitolato "Il Giorno". L'ho letto tutto.
In quest'opera l'autore descrive con amarissima ironia lo stile di vita vuoto e sfarzoso degli aristocratici del suo tempo, mettendo ben in risalto i loro vizi e la loro inconsistenza. Quattro parti compongono "Il Giorno": il mattino, il mezzogiorno, il vespro e la notte.
La quarta è molto più sarcastica delle prime tre: di notte i nobili si divertono con balli di gala che durano fino quasi all'alba. L'autore a un certo punto sbotta una frase che sostanzialmente significa: "Ma se tutti, aristocratici e contadini, veniamo concepiti nello stesso modo in quanto appartenenti al genere umano, che senso hanno tutte queste profonde differenze di agi economici tra ceto alto e ceto basso?"
Anche in "In time" le persone vengono concepite e nascono nello stesso modo e con la stessa caratteristica, cioè con un timer sul polso che si avvia a partire dai 25 anni, ma le divergenze esistono eccome! Ripeto che il tempo è distribuito in modo non equo.

Altre due domande conclusive:

A) Quanto vi sembra che siamo simili alle società descritte dalle anti-utopie?
La tecnologia avanzata c'è anche ora.
Il Cristianesimo sopravvive ancora ma faticosamente, soprattutto tra i più giovani. Cito in modo indiretto il Pasolini degli "Scritti Corsari": "Con il dilagare di una mentalità consumistica ed edonistica, i giovani non sentono la religione come una componente necessaria per la loro vita."
Diversi stati europei e nordamericani sono caratterizzati da un'iniqua distribuzione di reddito: c'è chi fa fatica ad arrivare a fine mese e chi invece riesce a mettersi via almeno cinquecento euro al mese.
Il nostro inoltre è un mondo bipolare: nell'emisfero settentrionale c'è ricchezza, abbondanza di servizi, tecnologie informatiche che facilitano la vita agli uomini.... nell'emisfero australe (tranne che in Oceania) si muore ancora di fame, le condizioni igieniche sono precarie e molti stati dell'Africa Sub-sahariana sono sempre sull'orlo della guerra civile, se non ci sono già.
Le relazioni sono superficiali e si tende a vivere in un eterno presente, in una fase di "inerzia psicologica": al mio futuro non ci penso, perché voglio godermi la vita il più possibile. Se pensassi ai miei sogni per l'avvenire, probabilmente sprofonderei nell'angoscia: scoprirei che nulla mi appassiona per davvero e non riuscirei a trovare un senso al mio posto nel mondo (non per tutti è così, ma per un buon numero sì).

Ragazzi, volete la verità?
Dobbiamo ancora vivere praticamente tutto, abbiamo molte opportunità di crescita di cui approfittare per sfuggire alla stupidità che domina il mondo della televisione e la mentalità degli adulti: possiamo e dobbiamo fare meglio delle generazioni che ci hanno preceduto!!!
Però, per poter fare meglio, bisogna reprimere pigrizia, angoscia e malinconia e incontrarsi.
L'incontro è una tappa obbligata per poter coltivare collettivamente dei valori, diversi dai disvalori con i quali gli adulti stanno danneggiando l'umanità.
Sapete? Una volta ho letto un articolo di giornale che dice che i nati negli anni '90 sono mediamente più intelligenti di chi è nato prima di loro. Il punto è che l'intelligenza, se non ci si applica, arrugginisce a poco a poco. Ma io voglio credere in noi.
Dobbiamo promettere ai nostri figli un mondo migliore di questo, in cui si stia bene economicamente ma in cui l'egoismo venga bandito in modo tale che dilaghino la semplicità, la generosità e la sincerità.

B) Vi piacerebbe svegliarvi nel giorno del venticinquesimo compleanno con un timer sul braccio? Se sì, quanto tempo vi piacerebbe avere a disposizione?
Il 26 settembre 2020 vorrei ritrovarmi con un orologio digitale sul quale stanno impressi mille anni di tempo.
Se vivessi in una società come quella di "In time" mi piacerebbe sopravvivere così tanto per un motivo linguistico: vedere in che modo si evolverà la nostra lingua, se davvero tra un po', come dice il prof. Marazzini (autore del mio manuale di storia della lingua italiana), scompariranno passato remoto, trapassati, futuro anteriore, congiuntivo e molti verbi della terza coniugazione.
Magari tra mille anni non lo chiameranno nemmeno più italiano, magari sarà una lingua in cui ci saranno innumerevoli mescolanze di termini inglesi con termini italiani!
Ah, ovviamente, nel corso del mio millennio di sopravvivenza, vorrei rimanere con l'aspetto da venticinquenne, e morire con il fisico da venticinquenne nel 3020!

"In time " a mio giudizio è un film di valore, soprattutto per i contenuti che portano a noi dei chiari messaggi simili ad ammonimenti. E poi, altra cosa che ho apprezzato molto: niente scene di sesso, pochissime parolacce e di violenza cruenta nemmeno l'ombra.