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20 aprile 2014

I miei pensieri di Pasqua


"Vorrei riuscire a far comprendere a tutti i ragazzi che commuoversi non significa essere fragili, bensì essere vivi. Vorrei che tutte le ragazze acquisissero la piena consapevolezza delle loro doti interiori e della loro dignità. Vorrei imparare il perdono verso me stessa e verso gli altri: perdonare è sinonimo di amare. La fiamma dell'amore, quando penetrerà negli spazi più remoti del mio animo, sarà in grado di sciogliere la mia rigidità, le mie insicurezze e il mio eccessivo spirito critico. Buona Pasqua e Buona Rigenerazione Interiore, Anna."


Questi sono stati i primi pensieri che stamattina la mia mente appena sveglia ha formulato. Ho aperto la finestra della mia camera. La luce del sole pervadeva i verdi campi e vedevo molti merli e molte rondini che volavano felici attorno ai rami degli alberi. "Buongiorno mondo!" ho detto sottovoce.

Sono scesa in cucina per fare colazione. Era molto tardi, era quasi metà mattina. Improvvisamente, mi sono ricordata del sogno che ho fatto stanotte: stavo tenendo la mano a una donna anziana e molto malata, che mi osservava con occhi luminosi e pieni di gratitudine. Le stavo recitando alcune mie poesie, ma, ad un tratto, quando ho pronunciato le prime parole della poesia "Fiamma", ovvero:
"La luce dell'amore rischiarava i tuoi profondi occhi cristallini", i miei occhi si sono velati di lacrime. L'anziana signora allora mi aveva stretto la mano ancora più forte.
Non ricordo altro; so soltanto che il pensiero di questo sogno mi ha un po' immalinconita.

Ho deciso di uscire e di passeggiare attorno ai campi di casa mia. Mentre camminavo e raccoglievo fiori, pensavo alla celebrazione della Veglia Pasquale di ieri notte, alla quale ho partecipato. Quanto mi piace la veglia pasquale! Come vi partecipo sempre volentieri! La Veglia pasquale è, come l'ha definita mio zio Attilio nella sua breve omelia dopo le sette letture, "la madre di tutte le veglie", dal momento che, proprio in quella notte, Cristo è risuscitato a vita nuova vincendo la morte e le tenebre. 



Ho cantato mentalmente le parole del preconio pasquale e poi ho ripensato alle letture.
Ieri sera mi è stata assegnata la lettura dal libro dell'Esodo, che narra la liberazione degli Israeliti dall'oppressione del faraone egiziano. Il passaggio che si legge alla veglia pasquale si focalizza sul popolo di Israele che cammina sull'asciutto in mezzo al mare. "Gli Israeliti avevano camminato all'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra".  E' un'immagine straordinaria questa, dal momento che questo popolo, per sfuggire ad un'opprimente schiavitù, deve passare attraverso un’acqua che distrugge e rigenera. Come Mosé e il suo popolo, anche Gesù è passato attraverso il mare della morte e ne è uscito vittorioso. 

Nella mia mente, ritorna anche l'immagine delle donne che, dopo essere corse al sepolcro portando con sé degli aromi, lo trovano vuoto. Poi, l'angelo che dice loro:"So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui, è risorto, come aveva detto. " E le donne stesse che, con sentimenti di timore e al contempo di gioia, si recano a dare questo splendido annuncio ai discepoli. Ed è qui che mi ritorna alla mente il consiglio che un carissimo amico di famiglia mi aveva dato circa tre anni fa, durante una chiacchierata relativa al significato della Pasqua e al senso della risurrezione: "Sii come le donne che si recano al sepolcro all'alba di un giorno nuovo. Come loro, sii portatrice di gioia e di speranza."


... Tuttavia, da molte ore mi sto chiedendo: "Perché Cristo è risorto?". Intendiamoci però: tormento me stessa con questa domanda non perché, durante le sacre celebrazioni di questi ultimi giorni non sia stata attenta alle spiegazioni del sacerdote. "Il Padre risuscita il Figlio perché divenga chiaro che l'amore trionfa sulla morte". Certo, questo concetto l'ho capito perfettamente. Ma continuo a chiedermi: "Noi umani, io inclusa, siamo degni di ricevere un amore così grande da parte del nostro Dio?". 

Padre Ermes Ronchi dice: "Il vero nemico della morte non è la vita ma l'amore. Nell'alba di Pasqua, non a caso, chi si reca alla tomba, sono quelli che più hanno fatto esperienza viva dell'amore di Gesù: le donne, la Maddalena, quelli che hanno fatto la grande esperienza dell'amore di Gesù sono i primi a capire che l'amore vince la morte. 
Siamo qui sulla terra per fare cose che meritano di non morire. Tutto ciò che vivremo nell'amore non andrà perduto, non potrà essere vinto dalla morte." Le ultime due frasi mi fanno piangere.
Talvolta penso di non essere neppure degna dell'amore dei miei familiari, della stima dei miei pochi ma sinceri amici, dell'ammirazione dei miei conoscenti. "Che cosa ho fatto e che cosa faccio di così straordinario per meritarmi tutto questo affetto?!", mi chiedo.

Credo comunque che Padre Ermes, con queste ultime due frasi, abbia voluto dire che tutti gli uomini vivono e devono vivere per costruirsi una vita fondata sull'amore, sulla concordia, sulla giustizia. Gli uomini devono difendere i loro buoni ideali, trasmetterli all'umanità intera.

A tutti voi, i miei auguri più sentiti di Buona Pasqua! 













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