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7 novembre 2014

"Giorni e nuvole": la precarietà del presente e l'incertezza del futuro


"Giorni e nuvole" è un film del 2007.
L'ho visto più di una volta e l'ho apprezzato molto, innanzitutto perché delinea in modo scarno e realistico le difficoltà economiche di due coniugi che improvvisamente si trovano costretti a cambiare drasticamente il loro stile di vita e poi anche per il fatto che, tra le numerose difficoltà, entrambi trovano la forza di confidare nel loro profondo affetto reciproco.

Ecco la trama:
Elsa e Michele sono una coppia genovese molto colta, con circa vent'anni di matrimonio alle spalle e una figlia di nome Alice, la quale convive con il suo ragazzo ed è comproprietaria di un ristorante. Michele lavora come imprenditore in una ditta affermata e, grazie al suo cospicuo stipendio, la moglie Elsa ha potuto iscriversi all'Università per ottenere una laurea in storia dell'arte. Elsa inoltre lavora saltuariamente e gratuitamente come restauratrice per riportare alla luce un affresco dipinto sul soffitto di un' antica casa del centro di Genova.
La mattina dopo la festa di laurea, Michele rivela alla moglie di aver perso il lavoro alcuni mesi prima e di aver ormai poche migliaia di euro in banca. Elsa, sorpresa e dispiaciuta per il licenziamento del marito, inizia fin da subito a reagire di fronte alle difficoltà economiche: si reca sempre più raramente al restauro dell'affresco e trova un lavoro part-time dapprima in un call-center, poi come segretaria in un ufficio.
Michele invece, vive nella frustrazione più totale: continua a partecipare a colloqui di lavoro senza successo, stringe rapporti di amicizia con altri due disoccupati e si chiude in se stesso, sprofondando pian piano nella depressione.
I due coniugi inoltre, si trovano costretti dapprima a vendere la barca con la quale navigavano piacevolmente attraverso il mare durante le calde giornate estive e poi mettono in vendita anche la loro elegante casa in centro città per trasferirsi in uno squallido appartamento di periferia. Per entrambi risulta faticoso rinunciare agli agi e alle comodità; non senza malinconia infatti, la coppia rinuncia alle cene nei ristoranti, alla visione di commedie teatrali, al cinema e anche ai viaggi all'estero.
Soprattutto Michele fatica a modificare il suo stile di vita in base alle ristrettezze economiche: basti pensare all'episodio in cui, mentre egli cena per l'ultima volta in un lussuoso ristorante con la moglie e due amici, decide di pagare la cena a questi ultimi, suscitanto l'irritazione della moglie.
Il rapporto tra i due coniugi, durante il periodo di crisi, diventa piuttosto conflittuale: Michele appare spesso irritato, ombroso e pessimista, mentre Elsa coltiva un po' di risentimento verso il marito, dal momento che egli le ha rivelato troppo tardi di aver perso il lavoro.
Anche il rapporto con la figlia Alice è non è molto buono: infatti, Elsa e Michele non gradiscono Riki, il suo ragazzo. Per la loro figlia immaginavano infatti, come dice Michele a un certo punto: "qualcuno di più colto, e non certo un ragazzetto che ha interrotto gli studi e che lavora in un ristorante da quando ha sedici anni".

Un altro aspetto del film che mi ha colpita parecchio: Elsa e Michele cercano di mascherare il loro malessere e la loro preoccupazione: non ne parlano con nessuno dei loro amici, anzi, si vergognano persino di parlarne con la figlia, che però, dopo un po' di tempo intuisce che il padre ha perso il lavoro. Michele rifiuta addirittura la proposta di un aiuto economico da parte della figlia, angosciata per entrambi i genitori ma al contempo arrabbiata per i loro sotterfugi e le loro bugie.
Non sono mai riuscita a capire il motivo per cui alcune persone che vivono un periodo di serie difficoltà nascondono ai loro amici e a volte anche ai familiari le loro angoscie e il loro timore verso un futuro incerto e tendono dunque a "tenersi dentro tutto".
Ma così facendo, alimentano i loro dubbi, le loro paure e le loro sofferenze. Tacciono, forse per apparire forti e sicuri o perché faticano ad accettare la realtà in cui vivono oppure perché credono di riuscire a risolvere i loro gravi problemi con le loro sole forze ed energie, senza aver bisogno del sostegno di qualcuno...

Tuttavia, il finale del film è piuttosto confortante: Elsa si reca nel luogo del restauro e proprio qui incontra di nuovo uno dei suoi docenti universitari, intento ad ammirare l'affresco del soffitto, interamente restaurato.
La donna allora, si sdraia sul pavimento della stanza e contempla ogni piccolo particolare dell'opera che raffigura un'annunciazione: un angelo tiene in una mano un ramo di giglio e, con le ali spiegate, sta per atterrare di fronte alla Madonna, vestita di bianco e seduta su un trono dorato.
Elsa chiude gli occhi e pensa al marito, che improvvisamente compare sulla scena e si sdraia accanto a lei. Così entrambi iniziano a scambiarsi dubbi e intenzioni.
"... "Non voglio perderti, Elsa", "Ma se guardo avanti ultimamente vedo solo fatica, una fatica pazzesca." , "Dobbiamo ricominciare da qui. Mi inventerò qualcosa, partirò da zero ma senza di te no. Senza di te non vado da nessuna parte. (...)"



... E infine si stringono la mano e contemplano, in silenzio, l'affresco.
E' proprio nel finale che si intravede un tenue raggio di speranza tra le nuvole grigie della precarietà e dell'instabilità.

Non trovare lavoro a venti o a trent'anni è molto triste e frustrante, ma venire licenziati a cinquanta è, almeno a mio parere, ancora più tragico. Purtroppo, negli ultimi anni, a causa della nostra pesante crisi economica, casi come questi succedono sempre più spesso e adulti di mezz'età che solitamente hanno lavorato con serietà e impegno, hanno fondato una famiglia e hanno programmato obiettivi e progetti per il futuro, ad un tratto vengono privati delle loro sicurezze, delle loro aspettative; costretti a vivere giorno per giorno in un presente precario, non potendo minimamente prevedere cosa riserverà il futuro a loro e ai loro figli...
Questo è un film drammatico, coinvolgente, con un finale aperto che consola e in qualche modo toglie allo spettatore "l'amaro in bocca". Dopo urla, litigi, tradimenti, pianti e amarezza, i due protagonisti trovano la forza di riunire le loro vite nell'amore reciproco e di ricominciare a vivere, manifestando la volontà di affrontare con tenacia e determinazione paure e incertezze.

3 commenti:

  1. Ciao Anna, qui c'è un premio per te!
    http://dreamingwriting.blogspot.it/2014/11/liebster-blog-award.html

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  2. Ehi, grazie mille ragazzo!!!! Passo subito per vederlo :-)

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  3. E' la prima volta che vengo premiata da un altro blogger... Grazie...

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