Visualizzazioni totali

16 dicembre 2016

I sentimenti dei bambini da poco immigrati in Italia:


 Prima di scrivere a proposito dei piccoli clandestini giunti da poco in Europa e fuggiti da situazioni di guerra, persecuzioni, fame ed epidemie, vorrei ricapitolare quanto detto una settimana fa.
Vorrei che questi ultimi post di dicembre costituissero per voi lettori delle lezioni dalle quali apprendere non tanto i contenuti quanto piuttosto i buoni sentimenti. 
Raccontare su un blog anche avvenimenti e situazioni attuali dovrebbe risvegliare nei lettori attenti dei buoni propositi come: accantonare i pregiudizi nei confronti del diverso, riflettere, ragionare e compatire prima ancora di giudicare chi adotta dei comportamenti scorretti e impegnarsi nella quotidianità per costruire una società migliore.

Dunque, io fino a un mese fa ignoravo la tristissima vicenda di Amanda Todd. L'ho appresa durante un incontro vicariale organizzato nei locali parrocchiali del mio paese. Per questo ringrazio di cuore Don Giovanni Fasoli, relatore di quell'incontro, sacerdote molto impegnato in progetti didattici
soprattutto nelle scuole medie e superiori. La sua relazione, basata soprattutto su video e proiezioni, mi ha ulteriormente stimolata a riflettere su un argomento drammatico e di grande attualità come il cyberbullismo... e sì, comunque continuo a pensare alle varie forme di bullismo online. Questo accade non soltanto perché in qualche modo l'ho subito anch'io, ma anche perché mi annichiliscono sia l'indifferenza sia la mancanza di sensibilità di molte persone che popolano questa società malata.
Un paio di mesi fa, una donna madre di famiglia che si è dichiarata cattolica praticante ha detto che, secondo lei, Tiziana Cantone non meritava nemmeno il funerale in chiesa.
E questi sarebbero i cristiani-modello??!!! Ovvero, gente che giudica, che disprezza e che non cerca nemmeno lontanamente di immaginare il dolore di una madre la cui figlia si è suicidata!
Maria Teresa ha cresciuto quella figlia da sola. Probabilmente avrà fatto del suo meglio per cercare di darle serenità, ma quella figlia soffriva comunque. "Chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?", è scritto sul Vangelo. Questo non è forse tra i princìpi cardine del cristianesimo?! Ma chi sono i cristiani? Gente che umilia e che non ha un minimo di umanità verso chi soffre?! Non dovrebbe assolutamente essere così!!
Io ho subito la 3° forma!  :'(:'(:'(:'(

Vorrei inoltre precisare che i social non sono stati creati per deridere le persone, quanto piuttosto per mantenere le relazioni tra le persone. I social non devono essere i luoghi (virtuali) delle cattiverie più inaudite.

E ora, per concludere davvero l'argomento e dedicare la mia attenzione al tema già enunciato dal
titolo, lancio una provocazione ai ragazzi, ma soltanto ai ragazzi (sto riportando praticamente le parole di Don Giovanni): "Una ragazza che si fotografa o si fa fotografare nuda voi la considerate  una poco di buono. Ma è soltanto una ragazza sciocca o... secondo voi c'è molto altro dietro, come per esempio delle carenze affettive e relazionali?"

Io stavolta non rispondo. Basta! Mi sono risposta da sola a questa domanda molte volte nel corso del 2016. Ora tocca a voi riflettere sul discorso di Don Giovanni e su ciò che ho scritto io.

          .............................................................................................................................

"DA UNA CASA ALL'ALTRA":

Parto da un racconto che ho trovato su un numero del giornalino intitolato: "Il Piccolo Missionario", alla quale sono stata abbonata per diversi anni. Così, giusto per calarvi nell'atmosfera dell'empatia. Per farvi comprendere bene il senso logico delle varie parti, ho suddiviso il testo in paragrafi e ho dato un titolo ad ognuno di essi.

-DA CASA MIA VERSO UN NUOVO PAESE, MENTRE L'ARCOBALENO VINCE IL TEMPORALE:

"C'è stata la guerra, qui da noi. C'è stato fumo e fuoco. La pioggia cola ancora come sangue e macchia la città. Adesso nasce un vento che solleva una gran nuvola di sabbia. Poi viene il temporale. Sotto i fulmini vanno macchine nere, cupe, fredde, tutte in una stessa direzione. Come se scappassero. Solo la mia saluta, fa ciao con il parabrezza in faccia al sole anche se il sole si è nascosto. 
A Fulmine risponde Arcobaleno. Siamo arrivati finalmente. L'Arcobaleno tocca la mia auto e io lo rovescio in tutta la città. Chi guida frena a fondo e lascia che il colore invada tutto il mondo. La macchina si ferma ed esco dal bagagliaio. Sono in questo nuovo Paese adesso. Non piove più, niente guerra e... si è fatto tutto chiaro.

-SIAMO BAMBINI CON I PIEDI PER TERRA, MA CON UNA GRAN VOGLIA DI VOLARE:

Abbiamo occhi senza sguardi, occhi che vengono da lontano, che salgono come dal fondo del mare. Che hanno dentro sole e luna, mare e foreste. Camminiamo con la testa bassa e con le mani incrociate dietro la schiena. Poi, improvvisamente, senza una ragione apparente, ci mettiamo a correre, ci prendiamo per mano e cominciamo a correre. E finalmente cominciamo a volare, leggeri, senza peso. Come uccellini sopra un ramo. Guardiamo il cielo che sembra smaltato di fresco e sorridiamo. Le nuvole ci guardano stupite, si chiedono chi siamo e quasi ci toccano le mani. 
Ma poi ritorniamo a terra, con i piedi e con la testa. Ci ricordiamo di quella barca stretta, di tutto quell'azzurro. Ci ricordiamo il sole e la paura e le stelle per lampioni. E il cielo non ci basta allora, e le nuvole nemmeno. Cresciamo qui adesso, in questo Paese che forse non ci vuole. Dobbiamo essere seri noi, molto più seri degli altri bambini. Dobbiamo essere dei bambini con i piedi per terra. Ogni tanto ci arrampichiamo però, andiamo su velocemente, ramo dopo ramo, per arrivare in cima, per arrivare lassù da dove le nuvole le vedi tutte proprio bene.
E da lassù scrutiamo il mondo, noi, seduti sopra ad un ramo. Scrutiamo il mondo come se fosse tutto nostro o come se noi fossimo del mondo. E da quassù siamo leggeri, come una nuvola o un aquilone.

-DA UN CAMPO DI ACCOGLIENZA ALL'ALTRO, COME GIRAFFE FATTE DI MALINCONIA SOSPESA: 

Il vento tocca le case e questa città si agita, respira e ogni casa danza. Danzano tutte, quelle vicine e quelle arrampicate su in collina. Io me le guardo tutte, una ad una, casa per casa e qui mi piace tanto. Siamo stretti ma al mattino bevo caffè italiano. In questa casa gialla adesso dormo io, seminascosto da una coperta bucata, in una stanza tutta piena di fiati. Ogni giorno tocco cose fresche e nuove e sono contento, anche se questa casa gialla ha le sbarre alle finestre. Anche se qui non ci lasciano mai uscire. 
Se sbircio fuori li vedo. Sembrano ciottoli su una riva, o coriandoli in un prato. Sono bambini invece, come me. Stanno tutti a giocare nel recinto. 
Adesso ci spostano, ci portano in un altro campo di accoglienza. Siamo contenti, perché i bus rossi in fila indiana sono vagoni di un trenino che ci porta a giocare chissà dove. Il sole scotta un po' sulla testa, ma noi abbiamo cappelli di tutti i colori e sotto i cappelli, pensieri segreti. Ce ne stiamo zitti a guardare la città passare là fuori. I finestrini si possono spalancare, per fortuna sono finestre senza imposte e noi gettiamo fuori il collo come giraffe fatte di malinconia sospesa, di bocche senza voce. Abbiamo orecchie lunghe da coniglio però: sentiamo tutto quello che c'è da sentire. Siamo arrivati. Ci fanno scendere, adesso."

Se un ragazzino di 12-13 anni, straniero, di origini straniere o italiano, svolgesse in questo modo un compito in classe dedicato alla tematica dell'immigrazione, con me si beccherebbe un 10L. E io, per come mi vedo, ovvero, precisa, razionale e pignola, non sarei una che regala 9 e 10 tanto facilmente.
Ma questo è il linguaggio del cuore di un ragazzino, ovvero, un linguaggio semplice, sincero e autentico, dotato di un alone di poesia.


Avete mai visto "Inside Out"?
Io un paio di volte.
Riley, la protagonista del film, ha undici anni e un giorno si trasferisce con i suoi genitori dal Minnesota (Nord degli Stati Uniti) a San Francisco. Durante il suo primo giorno di scuola, Riley, mentre racconta ai compagni la sua vita in Minnesota, scoppia in lacrime di fronte all'insegnante.
Questo avviene perché Tristezza, un sentimento che agisce all'interno del suo cervello in date situazioni, tocca i suoi ricordi-base (i ricordi di infanzia più felici che rendono Riley ciò che è, ovvero, una bambina gioiosa e serena fino a quel momento) rendendoli tristi.
La stessa cosa, a mio avviso, accade anche ai ragazzini immigrati. Certo, loro si trasferiscono dall'Asia all'Europa o dall'Africa all'Europa per cercare una vita migliore e quindi anche un futuro degno delle loro risorse intellettive e umane.
Ci tengo a precisare che non vengono qui per farsi una vacanza in Italia o per rubare il lavoro a noi giovani. (se davvero così fosse, verrebbero in aereo o con una nave da crociera, non certo su barconi precari!) Vengono qui per studiare e per cercare un lavoro onesto e dignitoso. Poi è anche vero che in certi casi incappano nelle mani della mafia siciliana che li impiega nello spaccio di droghe oppure li picchia con la frusta in alcuni campi di accoglienza (ci sono anche queste realtà, fidatevi di me: l'ho letto eh, anzi, l'ho studiato per preparare un esame).

Ad ogni modo, anche se provengono da paesi economicamente disastrati, oltre a portare nel loro viaggio dei ricordi tragici, portano con sé anche i piacevoli momenti di intimità familiare e di furtivi giochi con i loro amici fatti nei pochi momenti in cui non cadevano bombe sulle strade o sulle loro case. E capita loro di pensare ai ricordi positivi con le lacrime agli occhi, perché quello che è stato bello in un determinato luogo e in determinate circostanze non potrà tornare mai più in un luogo diverso e in diverse circostanze.

Vorrei che in questo momento riusciste a ricordarvi di Remon (casomai il link è qui: http://riflessionianna.blogspot.it/2016/04/recensione-il-mare-nasconde-le-stelle.html).
Remon fuggiva da una situazione di persecuzione religiosa. Sicuramente, nel suo prezioso bagaglio di ricordi, oltre alle angherie subite a scuola da compagni e docenti, portava anche dei ricordi piacevoli, come le cene e i pranzi di famiglia e la cara immagine della madre.
"Il ricordo più bello di mia madre è legato a quelle volte che si sdraiava a terra e io mettevo la testa sopra la sua gamba. (...)"

A questo proposito, c'è una parte del racconto che dice (inizio secondo paragrafo):
"Abbiamo occhi senza sguardi, occhi che vengono da lontano, che salgono come dal fondo del mare. Che hanno dentro sole e luna, mare e foreste."

Già. Occhi pieni di cose e di persone. Gli immigrati sono esseri umani come noi. Soffrono la nostalgia e la lontananza dalla propria patria e dai propri parenti come potremmo soffrirla noi. Portano una cultura, una mentalità, un modo originale di interpretare il mondo. Senza contare che ognuno di loro è un mondo a sé, pieno di ricchezza.
Siamo dunque tenuti ad assumere comportamenti civili di accoglienza, di ascolto, di dialogo e di rispetto!

Hanno fame poverini, devono crescere. Loro non hanno cibo e noi ne abbiamo anche troppo. E tu, caro Dio, permetti queste disuguaglianze così profondamente ingiuste?!
Ti rendiamo gloria ogni Natale per celebrare la ricorrenza della tua nascita ma dovresti venire al mondo una seconda volta per poter capire in che situazioni terribili versa il mondo del XXI° secolo!!



Nessun commento:

Posta un commento