Visualizzazioni totali

10 dicembre 2016

Umanità e rispetto nell'era high-tech:


E' quasi Natale. Nei quindici giorni che ci separano da questa festività cristiana, vorrei scrivere dei post dedicati alle persone che più soffrono o che comunque nella loro triste vita hanno sofferto.
Inizio con le vittime della pornografia e del cyberbullismo.

-1) La storia di Amanda Todd-

Se fosse viva adesso avrebbe esattamente vent'anni. Ma la cattiveria della gente l'ha uccisa.
Prima di suicidarsi ingoiando un'enorme quantità di candeggina, la ragazzina ha deciso di raccontare la sua storia con un video, mostrando dei post-it. Le mancava un mese per compiere sedici anni.



Poverina, poverina, poverina. Questo è il commento più umano e più intelligente che si possa fare.
Amanda era soltanto una vittima, non meritava di diventare vittima di insidiosi ricatti e di volgarità.
 "Ho deciso di raccontarvi la mia storia infinita". Già in questa seconda frase si riesce ad intuire il dolore lacerante che la pervade da tempo e che è stato più forte della vita. Quella di Amanda effettivamente è una storia infinita, fatta di travagli innumerevoli, di insulti, di emarginazione, di tentativi di suicidio.
Vi rendete conto??! Hanno fotografato e filmato una bambina di soli dodici anni!
Amanda era soltanto una vittima; è stata adescata, plagiata. A mio avviso, una dodicenne, soprattutto se in famiglia non gode di validi appoggi e ha poca autostima, certamente non può avere la maturità necessaria per poter capire che spogliarsi di fronte ad una webcam è sbagliato. Non immaginava nemmeno che la diffusione delle sue immagini potesse, circa quattro anni dopo, costarle la vita.
Amanda da piccola probabilmente soffriva, perché era figlia di genitori divorziati-risposati, che vivevano in due stati diversi dell'America Settentrionale. Non ha mai mai mai conosciuto il calore di una famiglia unita e solidale. Forse le è mancato proprio questo.
Essere chiamata "bella, splendida, perfetta" a dodici anni per lei era gratificante, per me sarebbe stato imbarazzante. A mio avviso in questo commento c'è anche una punta di invidia e di perfidia. Sono tre aggettivi che rendevano la bambina Amanda sessualmente appetibile, in seconda media. Rendetevi conto! Io a dodici anni non ero attraente per nessuno. A quell'epoca, ancora giocavo con i pupazzi e mi stavo preparando psicologicamente nel modo più sereno possibile ad uno sviluppo puberale che, nel mio caso, è stato un po' tardivo rispetto a quello delle mie coetanee.
Ad ogni modo, quel complimento è stato l'inizio della fine: è stata la pericolosa scintilla che ha favorito la diffusione delle foto e dei video su Amanda e che ha poi determinato il suo deprimente isolamento sociale.
Parto da qui per proporvi una riflessione etica: anziché nutrire odio e disprezzo nei confronti di una ragazzina tristemente famosa per foto e video hard, perché non proporle una via di "riscatto"? Amanda si sarebbe potuta salvare, se la gente intorno a lei fosse stata meno schifosa e un pochino più sensibile.
Invece di giudicarla, si poteva proporle qualche attività sportiva, creativa (corsi di scrittura, di pittura) o di volontariato. Qualcuno avrebbe dovuto dirle, in tono molto deciso ma privo di astio e di disprezzo: "Amanda, la tua bellezza sta soprattutto in ciò che hai dentro di te."

Una riflessione sulle tecnologie è il caso di farla, però: YouTube è una piattaforma "selvaggia", perché puoi trovare sia tutta la buona musica che vuoi, sia tutte le porcate possibili e immaginabili.
Per quel che riguarda Facebook e Blogger invece, io mi chiedo: ma perché, se ci sono delle regole, queste non devono valere per tutti?!
Su entrambe le piattaforme è proibito postare o caricare video con contenuti sessuali o violenti, immagini pedo-pornografiche o comunque immagini di nudità sulla foto del proprio profilo.
Perché dunque Facebook permette certe cose e ne censura delle altre?
Per esempio: lo scorso anno il social network ha bollato come "oscena" l'immagine del profilo di un professore parigino, che era sostanzialmente un nudo di Courbet. In tutta Parigi ci sono state delle ferventi proteste; secondo me invece Fb ha fatto bene a oscurarla: dicevo, nel post del 15 marzo 2016, che la definizione di opera d'arte non sempre coincide con la purezza e con la decenza. Un docente universitario dovrebbe saperlo meglio di me. C'è anche una pornografia "colta" che riflette i desideri erotici di artisti e scrittori.
Allora, caro Facebook, se censuri immagini d'arte altamente erotiche, dovresti anche impedire che un pezzo di emme (perché quello non è un ragazzo; la sua bassezza morale e la sua scarsissima sensibilità lo fanno equivalere ai suoi escrementi) crei un profilo dotato dell'immagine del seno nudo di una ragazzina.
Questa questione ci fa pensare anche alle vicende giudiziarie di Tiziana Cantone: anche nel caso di questa giovane donna, toltasi la vita appena tre mesi fa, Facebook doveva rimuovere in modo definitivo i contenuti che la ritraevano in momenti di intimità. E non l'ha fatto nemmeno su esplicita richiesta della ragazza.


Un pensiero di solidarietà va a Maria Teresa, la madre di Tiziana. Affinché questa piccola vittoria in tribunale la aiuti a trovare la forza di aprire gli occhi ogni mattina.

Non sto demonizzando i social network, non potrei mai farlo anche perché io mi ritengo una ragazza che sa utilizzarli in modo serio. 

Ora vi racconto io la mia vicenda infinita! Sia chiaro, non è tragica come quella di Amanda e non ha nulla a che vedere con pornografie e foto sconce.
Però in breve ve la racconto, in modo tale che i miei lettori più sinceramente affezionati la sappiano e che certi cyberbulli si vergognino e si rendano conto del male che mi hanno fatto. C'è tipo e tipo di cyberbullismo. C'è quello esplicito che diffonde certe foto e certi video ovunque, anche su siti porno, e c'è quello subdolo, che giudica senza riflettere e che "spettegola", anche con calunnie gravi e insulti inappropriati. Non so quale dei due sia il peggiore.
Sono nata a metà degli Anni Novanta, quindi anch'io appartengo a pieno titolo alla generazione dei "millennials", ovvero, i ragazzi che usufruiscono senza difficoltà e più volte al giorno delle tecnologie, indispensabili come il pane nella loro vita quotidiana.

Sono iscritta a Blogger da più di sei anni. Mio zio Vincenzo, in una mattina piovosa di agosto, mi aveva proposto: "E se tu scrivessi su un blog le tue riflessioni su libri, film e attualità? Sei una brava adolescente, riflessiva, potresti farlo". Io avevo accolto con grande entusiasmo quella proposta. Mio zio mi aveva aiutato con l'iscrizione. A proposito: la copertina con tutte quelle miriadi di libri che vedete ai lati di ogni post è stata un'idea sua.
Poco dopo ho compiuto quindici anni. Che bel periodo la seconda liceo: ottimi voti a scuola, post carini sul blog e... la scoperta del mio talento poetico, peraltro incoraggiato dai primi riconoscimenti letterari. I miei amici di famiglia, quando leggevano i miei articoli sul blog, addirittura telefonavano a casa per complimentarsi. "Ma come fai ad essere così bella e profonda? Sei ancora così giovane!"

Nella mia grande ingenuità, ero convinta che i ragazzi della mia età potessero capire quello che tenevo dentro, ovvero, la mia interiorità. E così avevo iniziato a diffondere l'indirizzo del mio blog a scuola. Ed è qui che ho sbagliato. Non tutti infatti possono capire un talento.
Le conseguenze negative me le ero sorbite a partire dall'anno successivo, quando subivo ingiuste calunnie sia da parte di diversi miei compagni di classe sia da parte di altre persone che conoscevo poco ma che stimavo molto. Ma quanto ero ingenua!! Si parla spesso di pregiudizi negativi, nel mio caso però si tratta di pregiudizi positivi: come si fa a considerare una classe "mitica e straordinaria" soltanto in base a un componimento poetico collettivo pubblicato sul sito della scuola da un'insegnante di lettere?
Hanno iniziato ad attribuirmi titoli ed epiteti che nessuna ragazza merita. E questo senza motivo, soltanto perché si rodevano nella loro stupida invidia.
Oltre a ciò, venivo considerata "superba" e "piena di me" per le mie riflessioni etiche di stampo leggermente filosofico, quando in realtà sono sempre stata una persona piuttosto umile e mai una volta mi sono comportata in modo arrogante con i miei coetanei. Ero buona, dolce, un po' riservata e innocua perché fino ad allora avevo sempre avuto rapporti civili con tutti, rapporti e relazioni che la mia insegnante di greco e latino di allora, la prof. Ticinelli, stimolava. Chi erano loro per giudicarmi senza conoscermi, senza permettermi di parlare in un clima sgravato da pregiudizi e da pettegolezzi?
Le calunnie si erano fatte sempre più indecenti nel corso del triennio... Certe persone facevano qualsiasi cosa per screditarmi anche agli occhi degli insegnanti, i quali peraltro, sebbene sapessero, non hanno mai fatto nulla per punirli severamente.
Ero un'emarginata. Parlavo pochissimo con i miei coetanei, perché ogni mia frase, ogni mia parola, era stata fatta oggetto di pettegolezzo e di insulse risatine.
Dopo la maturità ho dovuto prendere alcuni medicinali (omeopatici) per placare una forte malinconia che sentivo dentro. Durante l'estate infatti, continuavo a tormentarmi e a chiedermi: "Ma che cosa ho lasciato io nel cuore di quelle persone? Come hanno fatto a non capirmi?".

Ho inziato l'Università più di due anni fa. Grazie all'inizio della carriera accademica a poco a poco quell'intensa malinconia se ne é andata. Sto andando molto bene dal punto di vista del rendimento negli esami. Continuo a coltivare la mia passione per la poesia e la scrittura. Certo, delle forti delusioni relazionali le ho avute anche in questi ultimi due anni. Forse, ma sottolineo, forse, alcuni, pochi amici, comincio ad averne. Perlomeno sono buoni conoscenti. Forse, e sottolineo forse, in futuro riuscirò ad instaurare qualcosa di significativo e profondo con una persona abbastanza simile a me.
Una cosa è certa però: certi errori di estrema fiducia e ingenuità, ora che ho 21 anni, non li farei più!

Io non sono una vittima e non voglio esserlo! Sono forte, certo, però convivo con le mie frustrazioni relazionali. E anche questo si impara con il tempo.
Consiglio ai cyberbulli di non perdere tempo ad elaborare altre gravi calunnie, tanto anche Google sa benissimo che ragazza sono io. Sa che tengo un blog, che ho ottenuto dei riconoscimenti letterari, che ho pubblicato delle poesie su alcuni siti.



Nessun commento:

Posta un commento