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22 aprile 2018

... E se Ettore e Andromaca, invece di rimanere a Troia, fossero fuggiti?


Ma... e se Ettore e Andromaca, invece di rimanere a Troia, fossero fuggiti con una nave? Se avessero deciso di ricominciare altrove una nuova vita?
Grazie al cielo in questi giorni c'è abbastanza caldo! L'altro ieri, dal momento che avevo un po' di tempo libero, ho fatto una bella camminata in campagna. Ad un certo punto mi sono seduta all'ombra di un ulivo e, cercando di immedesimarmi in Andromaca, ho scritto i suoi pensieri di giovane moglie in viaggio che scappa dalla guerra.
Nel testo qui sotto riportato non leggerete dialoghi né troverete informazioni storico-letterarie: ci sono soltanto i pensieri di Andromaca, da me creati. Aprile mi ha ispirata!
E' una specie di tema. 

"Dietro di me vedo soltanto una densa nube di polvere che si innalza verso il cielo azzurro, dispersa da questo fresco vento che fa ondeggiare le maniche del mio abito.
E' una guerra violenta e sanguinosa questa, di cui non riesco a prevedere la fine.
L'arroganza dell'esercito acheo ha spezzato molte giovani vite, ha annullato e dissolto i sogni e l'avvenire di uomini forti e valorosi, di amabili mariti e padri di famiglia. 


La nostra civiltà é oppressa e minacciata da quasi 10 anni. Per questo ora noi ci troviamo su una nave diretta in Africa.
Stiamo fuggendo da questo inferno in cui regnano soltanto l'odio e la violenza.


Davanti a me, le infinite onde del mare brillano alla luce del sole. 
Mi ha sempre affascinata il mare, con le sue gradazioni di blu, con la sua spuma e con la sua melodia che spesso mi fa chiudere gli occhi e mi fa immaginare un mondo molto migliore di questo, privo di rabbia, di vendetta e di ira e colmo invece di pace, di calma e di dolcezza.
 

Tra le mani tengo un piccolo fiore viola che, poco prima di partire, ho colto dal giardino del nostro palazzo. Lo stringo tra le dita e inizio a piangere, mentre la nave inizia a muoversi lentamente, allontanandosi dalla riva. Le lacrime non mi permettono più di vedere in modo nitido gli alberi fioriti e il volo degli uccelli.
Ci stiamo lasciando tutto alle spalle: sia le terribili discordie e le atroci ostilità, sia quella bellezza semplice e genuina di una natura che è appena rinata. Nemmeno il soave cinguettio degli uccelli riesce a farmi smettere di piangere. Mi mancherà il profumo dei fiori di Troia.
 

Accanto a me, Ettore tiene nostro figlio tra le braccia. Silenziosamente, mi accarezza il volto bagnato. E io prendo la sua mano tra le mie e la stringo. Ettore è l'altra metà del mio cuore: non riuscirei mai a immaginare un futuro senza di lui.
La sua calda, confortevole e silenziosa presenza sembra dirmi: "In Africa ritroveremo la gioia, rinnoveremo e rinforzeremo il nostro nido d'amore e magari avremo altri figli."

Mi ritorna alla mente il giorno del nostro matrimonio: il lauto e sontuoso banchetto, quel meraviglioso tramonto che dipingeva il cielo e il mare con i suoi caldi riflessi arancioni, le farfalle che si rincorrevano tra i fiori colorati... e la grande felicità di Priamo ed Ecuba, i miei suoceri.
 

Ci sono anche loro su questa nave. Sono seduti l'uno vicino all'altra, come noi. Anche loro, come noi si abbracciano in silenzio, con i volti un po' malinconici ma con una piccola fiamma di speranza nel cuore. Quella fiamma che ci sta dando la forza di emigrare in una terra straniera e sconosciuta, per dire addio a un luogo di strazio e di dolore."







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