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13 maggio 2018

Senso di responsabilità:


Avete presente Giada Di Filippo, la studentessa originaria del Molise che si è tolta la vita in un modo orribile? E' trascorso poco più di un mese da questo evento e, sia online sia su alcune riviste, si continua a farne accenno. 
Quindi ora me la sento anch'io di esprimere ciò che penso a proposito. E, già da ora, mettetevi nell'ordine delle idee che in certi punti sarò piuttosto pungente, se non sarcastica. Come nel paragrafo che sto per scrivere qui sotto.

Domenica 7 ottobre mi sposo. Mamma mia che emozione!!! Ho già diffuso degli eleganti inviti su cartoncino bianco a parenti, amici e conoscenti, ho già fatto preparare i confetti, ai gestori del ristorante in cui ho effettuato la prenotazione ho già dato indicazioni precise sia sul numero di persone presenti a pranzo che sui tipi di menù. Domani vado a ordinare il modello dell'abito da sposa che mi piace di più: bianco neve con ricami di pizzo sulle maniche.
Però c'è un piccolo problema: che non sono fidanzata!!!! 

Non è affatto vero!!!! :-)
E' vero che quest'estate mi laureo, semmai. Ma la mia condizione di nubilato non ha i mesi contati, almeno per questo 2018!

Vi concedo due minuti per ridere, se siete persone intelligenti in grado di capire l'ironia. 
Comunque, questo non è stato l'esatto comportamento di Giada, della serie: "organizzo tutto quanto,  prendo in giro tutti quanti anche se manca un requisito fondamentale per poter rendere vero un traguardo che sto fingendo di raggiungere?!!?!!"
Vi ricordo che la ragazza aveva già fatto confezionare le bomboniere, aveva detto al padre di prenotare al ristorante, aveva scelto l'abito più elegante da indossare, si era addirittura inventata il giorno in cui avrebbe dovuto discutere la tesi! 
Però, capite bene che la preparazione della festa di laurea è vana e assurda se non si è riusciti a superare nemmeno un esame. Non è che fosse indietro o che gliene mancasse soltanto qualcuno: in cinque anni di iscrizione alla facoltà di Farmacia non aveva mai sostenuto esami. 
Anzi, vi dirò di più: non risultava nemmeno più iscritta all'Università, dal momento che lo scorso settembre non aveva più presentato il rinnovo dell'iscrizione con conseguente rata da pagare.
E così, nel giorno della "non-laurea", ormai incapace di sostenere tutto questo bel teatrino, si è buttata dal tetto dell'Ateneo di Napoli.
Un caso del genere, oltre che essere degno di essere messo "sotto i riflettori", non è estremamente patologico?

In un recente numero di "Famiglia Cristiana" una madre di famiglia, con entrambi i figli frequentanti l'Università, si chiedeva: "Ma perché una ragazza arriva a mentire così alla propria famiglia?"
Le è stato risposto che con i figli poco più che adolescenti bisogna continuare a dialogare e bisogna parlare del percorso di studi che hanno intrapreso, anche chiedendo loro di stampare, una volta all'anno, il libretto elettronico per vedere non soltanto il rendimento nei singoli esami superati ma anche il ritmo con cui il figlio affronta gli anni accademici.
I miei genitori hanno fatto con me più o meno così. La prima volta che mi hanno chiesto di stampare il registro elettronico è stato nel settembre 2016, quando ormai ero iscritta da quasi due anni.
Questo non per mancanza di fiducia nei miei confronti, ma per due motivi: rendersi effettivamente conto del mio buon andamento e conservare una copia cartacea del mio rendimento accademico.
La seconda e ultima volta che ho ristampato il mio piano di studi con i voti verbalizzati è stato nel luglio 2017, alla fine dell'ultima sessione estiva che ho affrontato.

Io comunque sono abbastanza d'accordo con la risposta data.
Tuttavia, bisogna tener presente anche che i giovani, nel momento in cui intraprendono gli studi universitari, sono tutti maggiorenni. La maggior parte degli studenti che frequentano l'Università è costituita da una fascia di età 19-27.
Ribadisco, come ho fatto in altri post, che intorno ai 20 anni una persona dovrebbe essere responsabile delle scelte che compie, nello studio come nel lavoro. Innanzitutto, si dovrebbe iniziare a intraprendere un corso di laurea con la ferma intenzione di terminarlo in tempi ragionevoli.

Ad ogni modo, è estremamente doveroso da parte mia precisare che, sebbene ai giorni nostri sia aperta a tutti la possibilità di conseguire una laurea, non tutti i giovani sono "adatti allo studio" o almeno, a "sostenere gli impegnativi ritmi accademici". Probabilmente anche Giada non era adeguata a proseguire gli studi dopo le scuole superiori. Sia ben chiaro: con la mia affermazione non intendo disprezzare nessuno. Sto dicendo la verità: c'è chi fa fatica perché non riesce a concentrarsi, c'è chi non riesce nemmeno ad aprire i manuali, c'è chi continua a iscriversi agli appelli e poi, per qualche oscuro motivo, non si presenta mai al momento dell'esame...
Voglio soltanto affermare che chi non è portato per lo studio e chi più semplicemente non ne ha la minima voglia non è né un perduto né un fallito: può sempre lavorare come commesso, cassiere, barista o cameriere, tutti lavori onestissimi e dignitosissimi.
Lavori spesso precari, è vero, ma piuttosto di essere un "nenè" (non studente né lavoratore), va bene anche un contratto lavorativo di sei mesi, perché, bene o male, guadagni qualcosa e ti senti utile.
Prima di considerarvi dei falliti aspettate di raggiungere i 60 anni, di essere dei pluridivorziati che vivono sul lastrico e che non riescono a rapportarsi con i figli.
Questi io li chiamo dei veri e propri fallimenti esistenziali, anzi, catastrofi esistenziali.
Però non aspettate i 26 anni (Giada è morta a questa età) per capire che non siete "tagliati" per lo studio. Aspettate al massimo i 22: quando, arrivati alla mia età di adesso, vi rendete conto di faticare un sacco negli studi, oppure prendete atto del fatto che non riuscite a dare/superare esami, parlate con i genitori, considerando la possibilità di iniziare un lavoro.
Oltre ai lavori elencati sopra, so che si può sempre frequentare un biennio specialistico per prendere un secondo diploma di istruzione superiore. Questa è stata una grande invenzione da parte della Fedeli, perché, dopo questi due anni di scuola aggiuntivi, il 98% dei frequentanti riesce a trovare lavoro in tempi rapidi.
Perché la laurea deve essere l'unico sbocco possibile dopo la maturità??!
Comunque, i genitori sono importantissimi, per me almeno mamma e papà lo sono stati, pur con le loro abissali diversità di carattere e con il loro differente modo di porsi nei miei confronti.
Se siete sinceri con gli adulti che vi hanno cresciuto, scoprirete che vi daranno una mano volentieri nel cambiare i vostri percorsi di vita.

Ma perché lei non è riuscita a dire alla famiglia che non riusciva a combinare nulla all'Università?
Me lo sono chiesta per diversi giorni.

Secondo mia madre i genitori di Giada nutrivano troppe aspettative verso la loro figlia e dunque lei avrebbe nascosto le sue reali difficoltà per paura di essere giudicata.
Per mia mamma insomma, si tratta di un rapporto generazionale che non ha funzionato, in cui una giovane figlia non si è sentita compresa né ascoltata.

Per me può essere anche questo, non avendola conosciuta, ma ci tengo a puntualizzare il fatto che a 26 anni una non è più una bambina, ma una giovane donna adulta. Nessuno l'ha costretta a raccontare balle colossali puntandole una pistola alla tempia. L'ha voluto lei. 
Anche le bugie sono scelte, sapete: una persona, per evitare di accettare la realtà con tutte le sue complicazioni, decide di rovinarsi con una serie di menzogne. Poi, una bugia tira l'altra, fino al punto in cui diviene difficile tornare indietro.

Con tutto il rispetto per una morta suicida, ma Giada era molto immatura.
Piuttosto di ingannare così tanto le persone che amava, poteva dire chiaramente che non ne poteva più di Università, che non ne aveva voglia, che voleva andare a lavorare, anche a costo di essere buttata fuori di casa.
O forse Giada non aveva voglia nemmeno di trovarsi un lavoro??
Ho capito che per i genitori è sempre una delusione quando un figlio interrompe gli studi, ma mille volte meglio un figlio mai laureato che lavora piuttosto che un menzognero nullafacente. Questa ragazza che cosa ha fatto per il bene di se stessa in questi ultimi anni? Niente!

Io penso che se il 9 aprile, invece di uccidersi in quel modo schifoso, lei avesse rivelato alla sua famiglia la verità, penso che comunque sarebbe finita sui giornali.
Dai, è troppo clamoroso un caso in cui i genitori scoprono nel giorno della laurea che la loro figlia non ha mai combinato niente in cinque lunghi anni!
E allora a quel punto io avrei cercato di contattarla in tutti i modi per poterle dire:
"Giada, ti faccio conoscere un mio coanimatore che, oltre ad essere dotato di una grande umanità, si gestisce la sua quotidianità tra lezioni accademiche, studio individuale, lavoro in trattoria quasi ogni sera. E sai che cosa fa nell'unica serata che potrebbe tenersi libera? Viene al gruppo adolescenti a fare l'animatore, tutte le settimane! È mancato pochissime volte! Pensa a quanto è bravo e responsabile! 
Quindi, se provi a chiedergli che cosa significano il senso del dovere e il valore dei sacrifici, vedrai che sa sicuramente risponderti in modo tale da farti sentire inutile nella tua attuale condizione di nullafacente. Non pensare nemmeno un secondo al fatto che sia esagerato o che stra-faccia: è il ragazzo più serio che abbia mai conosciuto! Sta lavorando per il suo avvenire; tutte queste esperienze gli servono. Però, tenendo presente che è anche bello, te lo faccio conoscere ad una condizione: che tu ti accontenti di parlargli soltanto per una mezz'oretta, in cui è lui soprattutto che parla e che ti fa la morale. Se tu desiderassi una storia con un ragazzo del genere, punteresti troppo in alto, cara mia! Tu non saresti degna nemmeno di lustrare le scarpe ad un così gran personaggio!"

Comunque non è l' unico mio coanimatore che concilia lo studio con il lavoro. Ma lui soprattutto è un ottimo esempio di persona che si impegna in tutto quello che fa.
Un po' di morale, a pensarci bene, potrei fartela anch'io, ora che non ci sei più: io non lavoro in un ristorante, ma studio duramente. Sono quasi arrivata alla laurea triennale.
Non sono nemmeno lontanamente paragonabile alle mie quasi coetanee che partecipano a "Uomini e donne": quelle str****tte, per fare una bella figura di fronte al pubblico e di fronte ai loro corteggiatori, dicono che studiano o che sono "laureande", ma se lo fossero davvero, non avrebbero il tempo di farsi ammirare in televisione quasi ogni giorno.
Io sono una vera laureanda. E, nonostante abbia terminato il ciclo di esami previsti nel piano di Lettere, non ho il tempo materiale per farmi vedere su uno schermo televisivo. Sto facendo più fatica a scrivere un post la settimana in questo periodo che non quando ero una semplice studentessa che dava esami, pensa un po'!! Perché devo leggere, consultare, scrivere, aggiungere, prestare attenzione alla lunghezza dei capoversi dei paragrafi, fare le note a piè di pagina con precisi riferimenti bibliografici, distinguere bene il maiuscolo, il maiuscoletto e il corsivo, attenermi ad una struttura di lavoro contenutistica oltre che grafica e di interlinea.
La tesi è parecchio impegnativa, per questo mi dà un po' fastidio quando sento qualcuno che, non avendo la minima idea di come si scrive un elaborato per il conseguimento della laurea, dà d'intendere agli altri che "si sta occupando della tesi".
Oltre al mio attuale lavoro di studentessa, conta che faccio e ho sempre fatto attività di volontariato: negli scorsi anni nel mio comune e partecipando ad alcuni campi di lavoro fuori Verona, quest'anno in parrocchia e, per qualche mese, l'ho svolto anche di domenica, all'interno di una sala cinematografica.
Oltre a ciò, tieni presente che da un anno a questa parte do qualche ripetizione per pagarmi almeno qualche acquisto e i biglietti d'autobus.
Cioè, io nella mia vita, adesso come adesso, ho appena il tempo di mangiare, di dormire e di andare in bagno. A casa, quando non studio, aiuto i miei nei lavori domestici. Ormai so fare tutto tranne che stirare.

Capisci che la laurea non ti arriva se schiocchi le dita? 
Nemmeno il moroso arriva con un semplice schiocco di dita!
Non siamo maghi, siamo esseri umani. Per raggiungere una meta, dobbiamo per forza faticare e metterci un determinato periodo di tempo.

Io però effettivamente, qualche colpa tendo ad attribuirla anche ai genitori e al fidanzato di Giada.
Possibile che nessuno abbia mai sospettato la verità? Come hanno fatto a crederle su tutto?
Possibile che lei sia stata così abile a ingannarli tutti?
Ma dai... e il fidanzato disperato che faceva già dei progetti di matrimonio... ma dai... ma prima di sposarsi bisogna finire di studiare e cominciare a lavorare!
Ma dai... ma che fidanzamento è un rapporto in cui non ci si dice la verità, in cui non si riesce a mettere a nudo le proprie fragilità? Ma quanto dialogo c'è stato tra questi due?

Vabbè dai, non rincaro la dose di commenti.
Concludo con un pensiero, una teoria: se critico l'atteggiamento di Giada non è perché mi ritengo la ragazza migliore del mondo. 
E' perché detesto la falsità.




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