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21 settembre 2018

La famiglia distrutta di Genesio (II):

Importante, all'interno dell'ultima parte di Ragazzi di vita, è notare che l'atto dell'attraversare l'Aniene assume diverse connotazioni simboliche.

Poco dopo aver manifestato il suo forte astio verso il padre, Genesio annuncia ai fratelli: "Oggi traverso il fiume".
Borgo Antico e Mariuccio si entusiasmano di fronte a questa intenzione.

"(...) «Mo' provo», disse poi, senza cambiar tono di voce.
«'O traversi?» chiese palpitante il più piccolino.
«Ma quale traversi», disse Genesio, «Fo na prova».
 «Che che vai fin' in mezzo?» chiese ancora Mariuccio.
«Sine», fece Genesio. S'alzò e si inerpicò su per la scarpata."

Notate che Genesio dice "Fo na prova". Il suo dolore è tale che lo spinge addirittura a tentare di sfidare il pericolo della corrente di un corso d'acqua.

"Genesio arrivò fino a metà dove la corrente faceva tante piccole onde, filando più forte e radunando in quel punto tutta la sporcizia del fiume, tante strisce nere d'olio e una specie di schiuma gialla che pareva formata da migliaia di sputi; poi voltò, si fece trasportare un pochetto in giù, stando fermo, finché arrivò più sotto del trampolino, poi ricominciò a nuotare verso la riva di qua."

Il suo primo attraversamento delle acque dell'Aniene si può tranquillamente chiamare "tentativo", perché Genesio arriva, nuotando, fino a metà, e poi ritorna dai fratelli. 
Tuttavia, questa prova non si conclude con una rinuncia nei confronti dell'impresa: l'autore infatti specifica che il ragazzino cerca di calcolare approssimativamente le distanze tra le due sponde opposte.

Il ragazzino in questione non ce la fa più a sopportare una situazione familiare oltremodo drammatica. E' solo con due fratelli che sono ancora più bambini di lui.
Il contesto sociale in cui è inserito gli è ostile: non ci sono adulti o figure che possano fungergli da conforto e, per di più, certi suoi coetanei hanno dato una calunniosa testimonianza ai poliziotti a proposito di un evento avvenuto pochi giorni prima, di cui Genesio e i suoi fratelli sono in realtà del tutto all'oscuro.
Quale atto di bullismo avrebbero mai potuto commettere i tre fratelli?
Si tratta sostanzialmente della morte di un ragazzino grassottello, soprannominato "er Piattoletta", bruciato vivo sulla cima di una collina fuori Roma. Ma gli autori di quest'omicidio colposo sono ben altri!

Pensiamo ora per alcuni minuti a delle simbologie: il paesaggio della borgata, come ho scritto nel post di martedì 18, è lo sfondo di situazioni di miseria economica (i soldi per poter vivere in una casa dignitosa non ci sono, i soldi per mangiare vengono rubati attraverso degli scippi furtivi a danno delle donne borghesi), morale (mariti che picchiano le mogli, ineducazione dei ragazzi, rapporto di assoluta indifferenza verso la Chiesa e le istituzioni) e culturale (nessun bambino va a scuola).
Il fiume è, in questo caso, possibilità di passaggio e quindi, possibilità di cambiamento.
Genesio nutre curiosità verso l'altra riva, forse perché gli sembra, da lontano, un luogo in cui egli potrebbe "rifondare" una piccola società di pace dove è bandita la violenza. O, più semplicemente, desidera apparire "grande e coraggioso" agli occhi dei due fratelli e anche ai propri occhi.
Ma l'uno non esclude l'altro anzi, per me si possono far convivere entrambe le ipotesi.
Questo passaggio all'altra sponda infonde però una serie di emozioni, diverse l'una dall'altra.
Prime fra tutte quante: la paura, perché il ragazzino si trova ad affrontare una forza della Natura con le sue sole capacità di stare a galla (Riccetto sa nuotare bene, Genesio sa sopravvivere soltanto all'acqua) e l'emozione di poter trovare qualcosa di positivo.

"Chissà, forse, se raggiungo l'altra riva, trovo non soltanto qualcosa di diverso, come un bel praticello al posto dei canneti e del fango, ma forse anche potrei trovare la forza di credere in un mondo migliore". Questo credo sia stato il pensiero principale nella mente di Genesio durante le sue prove di attraversamento.

Ogni volta che prendo in mano queste ultime pagine di questo romanzo ripenso ad una frase del capitolo 4 del Vangelo di Marco: "Passiamo all'altra riva". E' l'inizio dell'episodio della tempesta sedata.
E questa è un'esortazione di Gesù ai suoi discepoli ad affrontare il mare, non il fiume.
Eppure, anche se inserita in un contesto storico molto più antico e in tutt'altro ambiente, c'è sempre, come in queste pagine di Pasolini, il motivo del passaggio. In questo brano di Vangelo c'è un'esortazione implicita a credere nel futuro e ad impegnarsi ad affrontare difficoltà e sacrifici pur di vedere realizzati i propri sogni. Certamente, questa pagina di Nuovo Testamento allude anche all'esistenza ultraterrena, che gli uomini raggiungono dopo molti travagli.

Aggiungo un'ultima osservazione a proposito dell'attraversamento del fiume.
Genesio calcola con lo sguardo le distanze tra le due rive. Come quando la vita ti mette di fronte a delle scelte cruciali: con tutto l'equilibrio e la razionalità possibili cerchi di calcolare, e quindi di valutare le conseguenze delle decisioni che prenderai.

Salto alcune pagine relative a descrizioni dei giochi di alcuni ragazzi sulle rive dell'Aniene.
Anzi, di queste vi riferisco soltanto che, mentre Mariuccio e Borgo Antico per un po' si uniscono al gruppo dei giocatori, Genesio rimane "tutto solo come un eremita" a contemplare le rive.
Ripeto: Genesio è il figlio maggiore. Non può permettersi di giocare, non può permettersi attimi di spensieratezza.
E' un adolescente che si sta chiedendo: "Che scopo ha la mia vita? Posso attraversare questo fiume? Cosa ci sarà mai dall'altra parte?"

Commento brevemente il punto in cui i tre fratelli incontrano il Riccetto, che li avverte a proposito della polizia.
«Se ne semo iti de casa» rivela Genesio al Riccetto. 
La lingua di Genesio ha più latinismi sia del mio modo di esprimermi sia del linguaggio televisivo, assai sgrammaticato ora come ora.
"Iti" significa "andati", ed è una voce che deriva dal verbo latino irregolare "eo, is ivi, itum, ire".
Genesio, sebbene rimanga annichilito da quelle false accuse, non rivela al suo interlocutore le proprie emozioni. 
Mariuccio continua a negare la colpevolezza fino a scoppiare in pianto. Non così il fratello primogenito, forse già troppo abituato alle "mazzate della vita": 
"Genesio restò a sua volta impressionato da quella faccenda, ma tutto ripiegato con il torace contro i ginocchi, si tenne per sé il suo stupore, cominciando rapidamente a pensarci sopra."
Riccetto poi inizia a nuotare verso la riva opposta del fiume e Genesio, attratto da ciò che sta facendo un ragazzo più grande di lui, decide di imitarlo, dicendo però ai fratelli:
"Dopo se ne tornamo a casa, è mejo, sinnò mamma piagne".
Eccola qui che riemerge, la profonda pietà verso la figura materna.
Da quando sa di essere ricercato dalla polizia come un vero e proprio piccolo delinquente quale non è affatto, il ragazzino non pensa più ad attraversare il fiume in realtà.
La sua prima preoccupazione diviene la madre. Egli in effetti se la immagina sola in casa e in pensiero per i figli.
In quell'istante dunque, il progetto di Genesio di scappare di casa e ritornare alcuni anni dopo per eliminare il padre, svanisce. All'idea di un possibile futuro lontano da lì subentra la straziante realtà del presente: il serio rischio della galera e la madre angosciata a casa.

Genesio stavolta arriva all'altra sponda. Ma, mentre Riccetto ritorna subito, Genesio invece si ferma per alcuni minuti.

"Genesio invece se n'era rimasto solo sull'altra riva. S'era messo seduto come faceva lui sotto il torrentello della varecchina, sulla melma appastata di bianco. Lì sopra, alle sue spalle, come una frana dell'inferno, s'alzava la scarpata cespugliosa con il muraglione della fabbrica, da dove sporgevano verdi e marroni delle specie di cilindri, di serbatoi, tutto un mucchio di scatoloni di metallo, dove il sole riverberava quasi nero per la troppa luce."

Che cosa ha raggiunto? Niente di speciale. La riva opposta è ancor più piena di fanghiglia.
La parte di testo che ho riportato sopra in effetti non descrive affatto un paesaggio esaltante!
Fango e melma, fango e melma. 
Indubbiamente emblemi della sporcizia interiore del mondo adulto che circonda questi giovanissimi borgatari.
Eppure, il ragazzino rimane lì, semidisteso.
Il paesaggio è desolante, questo è vero, ma ricordiamoci sempre che il protagonista si trova dalla parte opposta del fiume, lontano e al sicuro da violenze domestiche e da false accuse.
Per un po', Genesio cerca di assaporare in pace un'atmosfera silenziosa.

Ai continui richiami dei due fratelli però, egli decide di ritornare all'altra sponda.
Ma c'è una difficoltà notevole: la corrente è divenuta molto più forte che non durante il percorso di andata per cui Genesio arriva rapidamente a metà del corso senza riuscire a raggiungere i fratelli.

"Come nuotava lui, alla cagnolina, gli serviva a stare a galla, non a venire avanti: la corrente, tenendolo sempre nel mezzo, cominciò a spostarlo in giù verso il ponte."

Egli lotta contro la corrente con tutte le proprie forze, senza successo.

Ed è proprio nelle ultime due pagine del romanzo che si consuma la tragedia:

"(...) non riusciva ad attraversare quella striscia che filava tutta piena di schiume, di segatura e d'olio bruciato, come una corrente dentro la corrente gialla del fiume. Ci restava nel mezzo e, anziché accostarsi a riva, veniva trascinato sempre in giù. Borgo Antico e Mariuccio con il cane scapitollarono giù dalla gobba del trampolino, e cominciarono a correre svelti, a quattro zampe quando non potevano con due, cadendo e rialzandosi, lungo il fango nero della riva, andando dietro a Genesio che veniva portato sempre più velocemente verso il ponte."

Oltre a Mariuccio e a Borgo Antico, c'è anche il Riccetto che assiste impotente alla scena.
Sei anni prima, durante una gita in barca con degli amici, lo stesso Riccetto aveva salvato una piccola rondine che stava per affogare nell'Aniene. E ora che sta annegando un ragazzino non fa nulla, per puro istinto di autoconservazione, caratteristica tipicamente borghese.

"Genesio ormai non ce la faceva più, povero ragazzino, e sbatteva in disordine le braccia, ma sempre senza chiedere aiuto. Ogni tanto affondava sotto il pelo della corrente e poi risortiva un poco più in basso; finalmente quando era già quasi vicino al ponte, dove la corrente rompeva e schiumeggiava sugli scogli, andò sotto per l'ultima volta, senza un grido, e si vide solo ancora per un poco affiorare la sua testina nera."

Mariuccio e Borgo Antico si mettono a urlare e a piangere. Persino al Riccetto viene da piangere, ma, invece di provare a portare il corpo di Genesio sulla terraferma, fugge.

Genesio non crescerà mai più. Rimarrà, all'interno di quella storia, un ragazzino sofferente, silenzioso e sensibile, presto dimenticato dal degrado morale dei miseri e mai conosciuto dal mondo agiato dei borghesi, ai quali forse fa molto comodo ignorare la realtà delle periferie romane.

Genesio è vittima del destino.
Riccetto invece, crescendo, è divenuto un giovane uomo immorale: impallidisce e scappa, senza chiamare i soccorsi e senza far nulla per salvare una vita ancora più giovane della sua.
Ci tiene troppo a se stesso per buttarsi tra la corrente.
Non è un insensibile, il Riccetto, però è un pavido.

La morte per annegamento di Genesio è probabilmente riconducibile a due interpretazioni che riguardano la figura di Pasolini e il contesto storico-sociale nel quale questo scrittore è inserito:

A) Pasolini, nel corso della propria triste esistenza, è sempre stato solo: come Genesio, aveva un padre violento ed è stato inoltre biecamente condannato dalla giustizia.
Ha subito più di un processo, Pier Paolo Pasolini. Uno di questi, per esempio, per aver scritto e fatto pubblicare Ragazzi di vita.
Essere stato l'autore di questo romanzo gli è costata l'accusa di "corruzione dei giovani", perché la lingua di quei personaggi è spesso scurrile e volgare, perché in questo libro sono narrate tutte le malefatte di una parte del popolo italiano che negli anni '50 "non era ancora stato educato alla civiltà".
In difesa di Pier Paolo erano intervenuti Giuseppe Ungaretti e Dario Fo'.
Dopo quel processo era stato assolto.

Pasolini tra l'altro era anche stato in carcere da innocente per quasi tre settimane, dal momento che un benzinaio lo aveva erroneamente accusato del furto di alcune taniche di benzina.
Genesio annega fisicamente, Pasolini psicologicamente.
Credo che questo scrittore più di una volta si sia sentito talmente oppresso dal disprezzo e dall'incomprensione della gente al punto tale da immaginare se stesso come un ragazzino incapace di affrontare la terribile corrente di un fiume.

B) L'impossibilità concreta, per un sottoproletario puro di cuore, di cambiare in positivo il proprio angosciante e deprimente stile di vita.
Pasolini era molto polemico nei confronti della televisione e del consumismo emergente.
Da genio quale era, prevedeva che l'aggressiva società dei consumi che in quegli anni stava nascendo avrebbe reso tutti apparentemente uguali: borghesi, proletari, contadini e sottoproletari.
O un sottoproletario si adegua allo stile consumistico e assume l'istinto di autoconservazione e l'ipocrisia, oppure è destinato ad annegare.
Il fiume appare come un'opportunità, che però fa annegare e morire chi, già oltremodo abbattuto dalla miseria,  prospetta o sogna un futuro assolutamente incontaminato dall'ingiustizia.
Il consumismo arricchisce economicamente, ma non interiormente.

Concludo la mia predica letteraria con una considerazione di Carnero:

"A proposito di questa ricorrenza ossessiva del motivo funebre si potrebbe sottolineare come essa si leghi all'incapacità, per così dire, di Pasolini a seguire i suoi personaggi oltre la soglia dell'età adulta.
O meglio, al suo disinteresse nei confronti di un mondo, quello adulto, che gli appare tanto corrotto quanto quello dell'infanzia e dell'adolescenza gli appare puro. In altre parole, facendo morire alcuni suoi giovani personaggi, è come se li salvasse dalla corruttela a cui, crescendo, sarebbero inevitabilmente destinati."

....PS= Mercoledì è il mio compleanno. Siccome non credo di avere tempo per scrivere un altro post prima del 26 (lunedì sono in Facoltà fino alle 19, aiuto!! e martedì mattina presto devo di nuovo essere in Ateneo per altre lezioni ancora), vi chiedo un favore: dedicatemi un piccolo pensiero nei prossimi giorni. Auguratemi che questo possa essere anche per me oltre che per voi un anno di attività gratificanti, di nuove relazioni positive, di soddisfazioni.
E' il miglior regalo che possiate farmi.

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