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5 gennaio 2026

"La pecora e il lupo": favola sulla gratuità del perdono

 A) "LA PECORA E IL LUPO"- TESTO💥



B1) PERSONAGGI PRINCIPALI:

- La pecora: è la figura cardine della favola. All'inizio desidera raggiungere la grotta di Betlemme per partecipare alla gioia della nascita di Gesù. Tuttavia, subisce una dolorosa sottrazione: il suo agnellino viene rapito dal lupo. 

In seguito, la stella luminosa al di sopra della grotta la invita ad affrontare il dolore della perdita mettendo in atto un'intenzione altruistica.

Nell'ultima parte della favola, una volta giunta alla grotta di Betlemme, grazie alla luce e all'intervento di Maria, la pecora decide di riconciliarsi con il lupo.

-Il lupo è, nella prima parte della favola, legato al male e al furto.  

La sua azione poi viene re-interpretata come un desiderio di offrire qualcosa al Dio fattosi uomo.

-Maria: la si potrebbe definire una "mediatrice" dato che facilita la riconciliazione tra i due animali.

B2) Il significato del dono della lana:

Questo dono che la pecora porta alla grotta di Betlemme non implica soltanto una "concessione materiale".

Notate innanzitutto questo contrasto: i pastori raggiungono il luogo della nascita di Cristo con gioia, la pecora invece arriva alla meta portando dentro di sé il trauma della perdita.

La lana, da sempre, è un materiale che rimanda al calore. 

Portandola come dono, la pecora rivela una grande capacità di empatia dato che dona una parte di se stessa, riconosce la vulnerabilità del Verbo che si è fatto carne e non pretende affatto di ricevere qualcosa in cambio.

Oltre a ciò, è fondamentale riconoscere che la ricomparsa del piccolo agnello avviene dopo che la pecora ha dato un po' della propria lana. 

La volontà di prenderci cura degli altri porta quindi a riconoscere, accettare e accogliere le fragilità altrui.

C) BREVE RIFLESSIONE SULLA TEMATICA PRINCIPALE:

Il dolore può essere un'occasione di maturazione interiore che porta al perdono di chi ci ha ferito?

La scelta di perdonare può nascere anche dalle circostanze più dolorose?

Secondo questa favola sì: il perdono avviene dopo che la pecora ha compreso la motivazione del lupo.

Il Natale dovrebbe rinnovare il desiderio di "uscire da noi stessi" e l'intenzione di superare la sofferenza per lasciare spazio alla misericordia. 

Così si evita l'odio.

D) MT. 18, 21-35- Versione della CEI

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: "Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa." Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: "Paga quel che devi!" Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito." Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?" E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Inevitabilmente, la favola qui riportata ed analizzata, mi ha richiamato alla mente la parabola del servo spietato nel Vangelo di Matteo.

Quel "settanta volte sette" è simbolico e rimanda all'amore incondizionato di Dio che noi dovremmo imitare. 

Eppure qui il servo, nonostante abbia ricevuto un perdono totale da parte del padrone (diecimila talenti erano una somma esorbitante), non è in grado di condonare un debito infinitamente più piccolo. Il servo spietato dunque non evolve interiormente ed è sordo alla richiesta di pazienza dell'altro servo.

Questa sua incapacità è causa, alla fine della parabola, della sua definitiva condanna.

Perdonare significa dimenticare oppure superare la sofferenza cercando di comprendere le esperienze e le motivazioni profonde altrui?

E) COLLEGAMENTO CON IL FILM "PARADISO AMARO":

I miei amici sul continente credono che solo perché abito alle Hawaii, io viva in paradiso. Come fossi in una vacanza permanente... Ma sono pazzi. Credono che siamo immuni alla vita.

Non è un film così recente, eppure questa storia, ambientata in una località delle Hawaii, si focalizza sul tema del perdono in una circostanza difficile e delicata: il protagonista Matt King, avvocato e proprietario terriero, si ritrova a dover affrontare il coma irreversibile della moglie Elisabeth, vittima di un grave incidente durante un allenamento di surf.


Oltre a ciò, Matt necessita di trovare una modalità efficace per interagire con le figlie in una circostanza così tragica, soprattutto con Alexandra, la figlia adolescente che cova rabbia nei confronti di entrambi i genitori, dal momento che rivela al padre, rimproverandolo oltretutto di essere troppo impegnato con lavoro e affari economici, un episodio di tradimento coniugale che lei stessa ha chiaramente visto pochi giorni prima dell'ultimo Natale.

Significativa è la parte del film nella quale Matt riesce a incontrare Brian, l'amante di Elisabeth: piuttosto sorprendente infatti è il punto in cui il protagonista riesce con successo a contenere la rabbia e ad evitare un sentimento di rancore nei confronti di quest'uomo.

Toccante è anche il momento in cui Julie, la moglie di Brian, si reca in ospedale per portare un mazzo di fiori ad Elisabeth, esprimendo solidarietà nei confronti di Matt e delle due figlie e dicendo, tra le lacrime, di voler perdonare la donna "che avrebbe voluto portarle via il marito"

Paradiso amaro è certamente un film sull'importanza dell'unità familiare che supera anche le ferite più dolorose. 

"Una famiglia è proprio come un arcipelago, sono parte di un tutt'uno, benchè separate e sole e sempre alla deriva, lentamente si allontanano" (...)

Matt non odierà mai la moglie nel corso del film, nonostante si senta ferito per il grave torto che lei gli ha fatto. 

Anzi, oltre a riconoscere le proprie mancanze negli ultimi anni di vita coniugale, rimprovera duramente la figlia Alexandra a seguito di un episodio in cui la ragazza si avvicina al letto della madre parlandole in maniera sprezzante e astiosa.

Il film si conclude con la morte di Elisabeth e, dopo che Matt e le figlie hanno disperso le sue ceneri nel Pacifico, riprendono lentamente a vivere, rinforzando il loro legame con gesti semplici ma significativi, come ad esempio stare tutti e tre sul divano davanti ad un docu-film sui pinguini.



3 gennaio 2026

"La pioggia di stelle": quanto è importante l'empatia nelle nostre vite?

1) GENEROSITÀ

La pioggia di stelle è una fiaba scritta dai fratelli tedeschi Jacob e Wilhem Grimm, autori anche della famosa fiaba Biancaneve e i sette nani.

In prima media è prevista una panoramica dei generi letterari tra cui anche la fiaba (teoricamente, li si dovrebbero affrontare tutti tranne l'horror, il giallo e l'autobiografia, rimandati all'anno successivo). 

A) "LA PIOGGIA DI STELLE"- TESTO:

C'era una volta una bambina, che non aveva più né babbo né mamma, ed era tanto povera, senza una stanza dove abitare né un lettino dove dormire; insomma, non aveva che gli abiti indosso e in mano un pezzetto di pane, che un'anima pietosa le aveva donato. Ma era buona e pia (=piena di fede). Siccome era abbandonata da tutti, vagabondò qua e là per i campi confidando nel buon Dio.
Un giorno incontrò un povero che disse: "Ah, dammi qualcosa da mangiare! Ho tanta fame!" Ella gli porse tutto il suo pezzetto di pane e disse: "Ti faccia bene!" e continuò la sua strada. Poi venne una bambina, che si lamentava e le disse: "Ho tanto freddo alla testa! Regalami qualcosa per coprirla." Ella si tolse il berretto e glielo diede. Dopo un po' ne venne un'altra, che non aveva indosso neanche un giubbotto e gelava; ella le diede il suo. E un po' più in là un'altra le chiese una gonnellina, ella le diede la sua. 

Alla fine giunse in un bosco e si era già fatto buio, arrivò un'altra bimba e le chiese una camicina; la buona fanciulla pensò: "
È notte fonda nessuno ti vede. Puoi ben dare la tua". Se la tolse e diede anche la camicia.
E mentre se ne stava là, senza più niente indosso, d'un tratto caddero le stelle dal cielo, ed erano tanti scudi lucenti e benché avesse dato via la sua camicina ecco che ella ne aveva una nuova, che era di finissimo lino. Vi mise dentro gli scudi e fu ricca per tutta la vita.
B) CARATTERISTICHE DELLA FIABA
Ho ragionato con i ragazzi a questo proposito.
-Il tempo non viene precisato. In questo genere letterario non esistono date né espliciti riferimenti ad epoche storiche! Molto frequente, come in questo caso, sono gli incipit caratterizzati dalla formula fissa c'era una volta.
-Come nelle favole, anche in questo genere i luoghi vengono menzionati ma non descritti né identificati dal punto di vista geografico: nelle fiabe non è importante soffermarsi sulla descrizione del luogo. Piuttosto, quel che conta è che cosa quel determinato ambiente, verosimile o fantastico, simboleggia.
-La protagonista, come tutti i personaggi principali delle fiabe, è molto positiva: buona, generosa e piena di fede.
-I personaggi possono essere realistici (esseri umani, nobili o poveri) ma anche fantastici (elfi, gnomi, fate e streghe). Nella favola invece sono quasi sempre animali.
-Lingua e stile nelle fiabe risultano indubbiamente semplici. Molti dialoghi, diversi discorsi diretti (come nelle favole di Esopo) e prevalenza del tempo indicativo imperfetto.
C) FIABA, FAVOLA E LEGGENDA: TRE GENERI A CONFRONTO
Questa è stata la mia risposta alla domanda intelligente di un alunno che mi chiedeva: "Quali differenze ci sono tra fiaba e leggenda?"
Avevo già affrontato la favola: prima ho esposto la storia del genere da Esopo a Rodari, poi ho riassunto, con esempi e presentazione PP, le caratteristiche del genere, infine ho dedicato alcuni minuti all'analisi di Zootropolis 1, un'anti-favola a mio avviso.
LEGGENDA= Racconto popolare di natura eroica o religiosa in cui i fatti che coinvolgono personaggi storici realmente esistiti risultano alterati dalla fantasia.
Un esempio è sicuramente la leggenda di San Bonifacio, qui riportata il 23 dicembre. 
Un secondo esempio è la leggenda relativa a San Sergio, ben raccontata in una delle didascalie esplicative nel Castello di San Giusto:
FIABA= Genere letterario che contiene elementi magici, inverosimili e include anche oggetti animati e creature non reali e soprannaturali tra i personaggi, i quali hanno ruoli "fissi": protagonista, aiutante, antagonista. È ben presente una netta divisione tra bene e male. Il lieto fine è la norma e non è prevista una morale.
FAVOLA= Genere letterario che consiste, soprattutto in epoca antica e medievale, in un solo episodio in cui spicca il coinvolgimento di animali pensanti e parlanti. Molto spesso, nell'episodio narrato da Esopo o da Fedro, gli animali sono due, qualche sporadica volta più di due, molto raramente uno. Lo scopo delle favole è trasmettere un insegnamento mediante una morale, solitamente collocata alla fine del testo.
D) RIFLESSIONE SULLE TEMATICHE: 
La fiaba "La pioggia di stelle" è fortemente legata al concetto di empatia (ἐν + πάθος- mettersi nei panni degli altri), dimostrata dal modo di agire della bambina che dona pane, giubbotto, gonnellina e camicia dato che vede il bisogno dell'altro più urgente del proprio.
La bambina senza nome, quindi, vive appieno il presente: le persone che incontra diventano opportunità per donare se stessa ed essere perciò generosa e altruista.
Vivere con altruismo ed empatia non ci rende dei vip di fama mondiale. Il bene non fa notizia. Il male invece sì, e lo sappiamo bene per le cronache che sentiamo e leggiamo ogni giorno: guerre civili, conflitti, tensioni politiche, povertà, dittature, estremismo religioso, diritti delle donne e dei bambini violati.
Eppure sarebbe proprio la generosità che ci renderebbe piccoli tasselli luminosi in grado di rendere l'umanità un'opera d'arte.
E) ALCUNI SIGNIFICATI: 
BOSCO= Rimanda alla mancanza di certezze: la bambina in quel punto del racconto è sola con se stessa. Possiede soltanto se stessa, la propria umanità.
STELLE= Riflettono la ricchezza interiore della protagonista. L'oro rimanda alla sua perfezione spirituale.