Le poesie di Patrizia Cavalli (I):
12) PATRIZIA CAVALLI
A) NOTE BIOGRAFICHE:
Nata a Todi, in Umbria, nel 1947, Patrizia Cavalli è vissuta a Roma per molti anni, la stessa città nella quale si è laureata in Filosofia.
La prima raccolta di poesie di Patrizia Cavalli, intitolata Le mie poesie non cambieranno il mondo, è dedicata ad Elsa Morante, una delle prime figure nel panorama intellettuale italiano ad aver intuito il suo talento.
Sono poi seguite altre raccolte: Il cielo, Sempre aperto teatro, con passi giapponesi e Vita meravigliosa.
Patrizia Cavalli si è occupata anche del mondo del teatro: ha tradotto opere teatrali come La tempesta, Sogno di una notte di mezza estate e Otello di Shakespeare e ha scritto due drammi per la Rai: Il guardiano dei porci e La bella addormentata.
È mancata nell'estate 2022 dopo una lunga malattia.
Riporto il commento che Alfonso Berardinelli, critico letterario e, per diversi anni, docente di Letteratura Italiana contemporanea a Venezia, ha scritto a proposito dell'opera poetica di Patrizia Cavalli:
"Le sue poesie vivono di una complessa tecnica poetica accompagnata da un lessico e da una sintassi proprie della nostra lingua contemporanea. Il suo linguaggio è quotidiano e familiare.
Patrizia si rivela nella sua grande umanità, mostrando quel perpetuo giudizio verso di sé che le costò fatica per poter trovare l’armonia. Quest’ultima la ricercò nella purezza della poesia, capace di guarire e curare quest’imprecisione e questo disordine che scorgeva dentro di sé."
Personalmente ho trovato più interessante le poesie della Cavalli trentenne. Qui ve ne propongo alcune con le mie interpretazioni.
Nel prossimo post prevedo di inserire anche qualche poesia scritta in età più matura.
B) DA "LE MIE POESIE NON CAMBIERANNO IL MONDO":
B1) "Né morte né pazzia mi prenderà":
Né morte né pazzia mi prenderà:
un tremore nelle vene forse
un’acuta risata, un ingorgo
del sangue, un’ebbrezza limitata.
Per morte ci si riferisce qui ad uno stato di apatia o di mancanza di ispirazione poetica, mentre la pazzia è probabilmente legata al rischio di vivere dentro di sé "un'altalena emotiva", dovuta magari anche a eventi traumatici o a tratti della personalità.
Tuttavia, a partire dal secondo verso, la poetessa non vuole cedere né alla morte interiore né alla follia: il suo "fremere per la vita" è parte della fragilità umana ma al contempo supera questa stessa dato che i componimenti poetici sono il riflesso delle emozioni dell'autrice, la quale è in grado di riconoscere le proprie sensazioni fisiche e i propri stati interiori.
B2) "Da scalfittura diventare abisso":
Da scalfittura diventare abisso,
da fragile membrana diventare
la corda tesa delle vibrazioni incostanti.
Comincia la stagione delle grandi cacce
da Aquila Reale, e la rosa
guarderà i suoi petali cadere
ad uno ad uno.
Credo che in questa breve lirica venga evocato un percorso di maturazione interiore: la scalfittura è una ferita dell'anima che permette all'autrice di evolvere, di conoscersi con maggior profondità (=abisso) e di provare anche sentimenti contrastanti sia verso il tempo passato sia nei confronti del presente (=diventare/la corda tesa delle vibrazioni incostanti).
La poesia segnala il passaggio dalla giovinezza alla piena età adulta: da un lato infatti, la stagione delle grandi cacce invita a perseguire con determinazione un obiettivo, un talento o un'aspirazione, dall'altro, la rosa che vede i suoi petali cadere, prefigura la transitorietà della vita.
Si tratta di un'immagine dolente che, con naturalezza, ho collegato con la poesia Autunno di Cardarelli:
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
Per cui sia la Cavalli sia Cardarelli si dimostrano particolarmente lucidi nel constatare lo scorrere del tempo.
C) DA "IL CIELO":
C1) "Quella nuvola bianca nella sua differenza":
Quella nuvola bianca nella sua differenza
insegue l’azzurro sempre uguale:
lentamente si straccia nella trasparenza
ma per un po’ mi consola del vuoto universale.
E quando cammino per le strade
e vedo in ogni passo una partenza
vorrei accanto a me un bel viso naturale.
Questa poesia mi è piaciuta molto dal momento che, a mio avviso, è relativa alla contrapposizione tra l'originalità dell'io e la massa, soprattutto se i primi due versi vengono letti con attenzione.
Nei versi 3 e 4 Patrizia Cavalli sembra vedere se stessa come una persona che, sebbene non si senta pienamente coinvolta o compresa dagli altri nelle relazioni quotidiane (="si straccia nella trasparenza"), ammette che i rapporti umani sono necessari per ognuno di noi, dato che l'alternativa è la solitudine con se stessi e con le proprie incertezze e angosce (="per un po' mi consola del vuoto universale").
La lirica si chiude con il desiderio di avere, accanto a sé, un volto sincero che la supporti in un mondo frenetico e, per certi aspetti, un po' monotono.
C2) "Questa volta non lascerò che l'azzurro intravisto":
Questa volta non lascerò che l’azzurro intravisto
e visto da dietro la finestra, dal margine di un tetto
all’altro, nell’unico grandioso spiegamento
della ripetizione, trasportando lo sguardo oltre
ogni limite oltre la visione delle distanze,
tentazione e ricatto di leggerezza e movimento, questa volta
non lascerò che mi corrompa nella promessa della luce.
Non lascerò che il volo degli odori, l’aria
sbattuta dai suoni e dalle ali, i rapidi baleni
di un piccione che si rispecchia nell’ombra
della grondaia, che ne ricama il bordo
passeggiando, che si getta nel vuoto per poi
risalire, mi trascinino nelle strade
per colpire il mio corpo, mutilo d’ogni geografia,
smemorato d’ogni inclinazione, per colpire
in me la piaga addormentata dello stupore.
L'interpretazione che mi viene spontaneo attribuire è la seguente: il margine del tetto è il limite, mentre l'azzurro che la poetessa intravede rappresenta l'ideale, frammentato da "elementi architettonici", tra cui il tetto e il vetro della finestra, che consentono una visione parziale e limitata.
Come Leopardi vorrebbe andare oltre la siepe "che il guardo esclude", anche Patrizia Cavalli vorrebbe superare le distanze che la separano da un futuro un po' idealizzato o, comunque, da un ideale di perfezione.
Tuttavia, quel "non lascerò che mi corrompa nella promessa della luce", è significativo: l'autrice potrebbe avvertire il rischio di illudersi o di non valorizzare abbastanza il presente.
La seconda strofa della poesia è ben diversa dalla prima, perché sembra far trasparire un'intenzione etica da parte di chi scrive.
Potrei parafrasarla in questo modo: "Non cadrò in qualcosa di effimero, in attività e passioni che mi riempiranno di presunzione e mi faranno dimenticare la mia natura umana".
Secondo me la poetessa vuole continuare a resistere contro la superficialità e il vuoto interiore, dato che l'illusione di poter sfuggire ai propri limiti è ritenuta una forma di arroganza.
L'azzurro intravisto dunque può essere identificato con una promessa di luce falsa, illusoria e non raggiungibile.
Credo che le due strofe siano state scritte addirittura in due giornate diverse.
C3) "Questa esistenza breve addormentata":
Questa esistenza breve addormentata
risvegliata da morti improvvise
fuochi di Bengala,
la polvere intorno ai gambi delle sedie
la luce della casa
accesa all'improvviso.
Anche qui, le tematiche principali sono la presa di coscienza del valore del tempo e la transitorietà dell'esistenza.
Questo insegna il filosofo Seneca, autore anche del De Brevitate Vitae: il tempo è un bene prezioso e inestimabile. L'esistenza umana non è breve. Il tempo scorre molto in fretta a causa della nostra incapacità di usufruire in modo proficuo del tempo che ci viene concesso.
La morte fa parte della vita e tutti noi siamo di passaggio, come suggeriscono i versi 2 e 3.
Tuttavia, ritengo che il quarto verso, con l'immagine della polvere attorno ai gambi delle sedie, si riferisca a inerzia e vuoto interiore.
Ad ogni modo, tutto il contenuto della lirica mi fa pensare all'improvvisa morte di Reneé nell'Eleganza del riccio, un evento traumatico che risveglia Palomà, l'altra figura centrale della storia, permettendole, anche se in modo doloroso, di abbracciare la bellezza e la pienezza della vita, dato che l'eleganza consiste nell'andare oltre le apparenze:
"Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita umana è così: molta disperazione, ma con qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso" e "Prima di morire, quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce".









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