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5 marzo 2016

L'8 marzo è in arrivo: pensieri e racconti dettati dall'introspezione



LUCIA, UNA GIOVINEZZA SPEZZATA DA UN AMORE MALATO:

«Lucia Castelli aveva vissuto un'infanzia serena, dal momento che era molto amata dalla famiglia.
Entrambi i genitori la definivano: una ragazzina sveglia, anche se molto timida e molto introversa. I suoi due sogni erano sposarsi con una persona che ricambiasse il suo amore e avere dei figli stupendi".
Dopo la qualifica professionale, aveva iniziato a lavorare nel centro estetico diretto da zia Enrica.
Potremmo definire un periodo abbastanza sereno anche la sua post-adolescenza, almeno fino a quando non aveva conosciuto Alberto in una chat. Proprio in quel mondo virtuale, dove spesso ci si parla senza mostrarsi veramente per ciò che si è, Lucia si era invaghita di Alberto Barnetti.
La loro relazione era iniziata nel settembre 2008, quando Lucia era una deliziosa estetista di 21 anni e Alberto invece un trentenne disoccupato con alle spalle dei precedenti penali per rapina.
La famiglia della ragazza però non aveva mai approvato il loro fidanzamento. A questo proposito, così si era espressa la madre: “Dal primo istante Alberto non mi ispirava fiducia, non lo potevo vedere punto e basta!”.
Ma Lucia era innamorata persa, al punto tale che aveva deciso di scappare di casa per poter convivere con Alberto, in un appartamento che quest'ultimo aveva ereditato in seguito alla morte dei genitori.
Proprio la convivenza aveva permesso a Lucia di scoprire il carattere violento, arrogante e irascibile del compagno, il quale non soltanto le impediva di uscire di casa, ma addirittura si rifiutava di cercare lavoro, facendosi dunque mantenere dai genitori di Lucia. Oltre a ciò, Alberto aveva anche una significativa dipendenza dall'alcool.
Ma c'era molto di più, purtroppo. Ogni volta che Lucia osava contraddirlo oppure cercava di spronarlo a cercare lavoro, veniva maltrattata in modo orribile: non riceveva soltanto percosse ma subiva frequentemente anche vere e proprie violenze sessuali.
Zia Enrica definiva Alberto: "Un alcolizzato, uno che tra l'altro si sentiva un dio in terra perché mia nipote doveva fare tutto ciò che lui le diceva".
Lucia pensava che la nascita di un figlio avrebbe potuto cambiare gli atteggiamenti di Alberto e renderlo più responsabile, più maturo, più tenero. 
In effetti, dalla loro dolorosa convivenza era nata una bambina, Emma. Occhioni verdi come i prati all'inizio della primavera, capelli di un bel castano ramato. 
Ma nonostante ciò, il carattere di Alberto non era cambiato. Infatti, oltre a mostrarsi completamente disinteressato alla figlia, continuava a esercitare la sua prepotenza e la sua cattiveria su Lucia, sempre più intensamente.
Soltanto due mesi prima di venire uccisa, la giovane aveva deciso di troncare definitivamente i rapporti con il suo convivente, ritornando a vivere con i genitori. Proprio loro l'avevano convinta a denunciare Alberto.
Lucia aveva cercato di riconquistare la libertà, di afferrare il timone della sua nave con entrambe le mani per proteggere anche sua figlia dalle violenze e dai soprusi.
Ma la mattina del 18 ottobre 2012, quando Lucia ed Emma si trovavano da sole in casa, Alberto era entrato nella loro nuova dimora e, furioso per essere stato lasciato, aveva inferto diciotto coltellate a Lucia davanti alla loro figlia di 16 mesi. Poi era uscito lasciando la ragazza agonizzante e ignorando le grida della piccola Emma.
Una volta rientrata a casa, la madre di Lucia, profondamente sconvolta alla vista della figlia immersa in una pozza di sangue, ha preso tra le braccia la nipotina per poterla mettere al sicuro. E in quell'istante, Lucia aveva chiuso gli occhi per sempre. A soli venticinque anni. "E' come se avesse vegliato sulla sua bambina prima di andarsene", aveva detto la madre durante una forte crisi di pianto.»

Allora, non ci tengo affatto a fare del terrorismo psicologico, anche perché sapete bene che io sono contraria alla visione di programmi violenti come "Amore criminale", trasmissioni che tra l'altro non seguo MAI. A me piace soltanto "Don Matteo" e comunque secondo me è inutile che le donne e le ragazze maltrattate dai loro mariti o fidanzati seguano quel genere di programmi: non saranno certo quelle scene raccapriccianti e sconvolgenti che potranno convincerle a tagliare i ponti con uomini pericolosi e a cambiare stile di vita.
Questa storia è stata inventata da me di sana pianta. I nomi, i cognomi, gli eventi sono stati immaginati da me e trascritti qui in una forma abbastanza simile a quella della cronaca di giornale. Ho cercato di essere oggettiva e poco poetica ma non ci sono riuscita del tutto.
Vi starete chiedendo i motivi per cui ho scritto la storia di Lucia. Semplicemente per commemorare, in occasione della festa della donna, tutte quelle giovani vittime poco più adulte di me che, prima di venire assassinate, hanno subito per molto tempo violenze e angherie da parte di uomini malvagi che le hanno fatte sentire delle nullità.
Ci sono molte Lucia Castelli in Italia, anzi troppe.
Ragazze appena più grandi di me che si trovano in situazioni simili... Già solo il pensiero mi fa stare veramente male, mi fa venire le lacrime agli occhi. A costo di essere presa in giro fino all'eternità, vorrei poterle abbracciare e vorrei poter dire loro che non sono dei vermi, non sono delle nullità ma sono gemme che devono fiorire, sono arcobaleni che devono brillare con tutta la loro vivacità in un cielo plumbeo e violaceo. E poi vorrei dire loro che sono preziose agli occhi di Dio non solo e non tanto per le caratteristiche fisiche. Se solo potessi salvarle tutte...

 LENE MARLIN, "UNFORGIVABLE SINNER":

Non so se la conoscete, ma è una cantautrice norvegese. Questa canzone avrà più o meno la mia età e alla fine degli anni Novanta è stata utilizzata in alcuni film americani come colonna sonora.
Se notate, il testo si riferisce proprio ad una donna uccisa in modo violento che ora si trova serenamente in Paradiso e canta come un angelo, canta una melodia che il suo assassino non potrà mai sentire, preso com'è da sentimenti di angoscia, inquietudine e rimorso. E' bellissima anche la melodia.

video


Leggete anche ciò che viene di seguito.

COME ANNA VEDE SE STESSA: 

Qualcosa su di me ci può stare in occasione della festa della donna. E' un ritratto che faccio di me stessa e che dedico appunto alle ragazze giovani di età simile alla mia. Non perché mi considero un modello, ma perché anch'io ho qualcosa di bello e di importante da trasmettere.
Parto dai tratti fisici e ad ogni modo cercherò di essere breve e incisiva. Premetto che non mi sono mai considerata né una reginetta di bellezza, né un mostro inguardabile e deforme.
Sono sempre stata magra come una corda di violino, non riesco a liberarmi del tutto dalle cicatrici d'acne e ho una carnagione piuttosto pallida. Ciò che è particolare in me sono soprattutto gli occhi e i capelli.


Questa sono io vista praticamente di spalle. Una criniera castano-scura, indubbiamente. E questo senza alcun tipo di intervento da parte del parrucchiere. I miei capelli sono così da alcuni anni, sono diventati così da soli verso la fine della prima superiore. E' piuttosto raro trovare ragazze della mia età con dei capelli così mossi. Non è una vanteria, è solo una constatazione. Anche se devo ammettere che mi piacciono molto. Potrebbero sembrare scarmigliati ma questo perché il mio pettine non riesce a "domarli".
E poi ci sono i miei occhi grandi che vorrebbero sempre abbracciare l'orizzonte in cui tramonta il sole. Si dice spesso: "Gli occhi sono lo specchio dell'anima". Oddio, nel mio caso credo sia vero.
Sapete che cosa io credo che mi renda unica (Non dico bella, ma unica al mondo, unica nel mio genere e per questo degna di essere rispettata e amata.)?
La mia sensibilità, dote che, sin da quando ho memoria, mi ha permesso di godere della bellezza della natura e di comprendere molto bene non soltanto i sentimenti di chi mi è vicino ma anche i miei. Sono sempre stata introspettiva, incline alla riflessione.
E poi sono forte come una quercia. Sono mite ma al contempo forte, determinata nel coltivare progetti, aspirazioni e ideali. Non ho detto convinta, ma determinata, nel senso che non ho ancora dei precisi progetti di vita (a 20 anni è abbastanza difficile averli) ma soprattutto in questi ultimi mesi mi sto impegnando con tutte le mie forze per disegnarli bene e nitidamente. E i miei principi mi aiuteranno di certo.

E comunque ci tenevo a dire che il mio futuro-eventuale marito non dovrà convivere con i miei capelli castani e con il mio corpo asciutto, bensì con la mia sensibilità oltre che con un mucchio di difetti che contribuiscono a rendermi unica, irripetibile e inimitabile. Perché non esiste il clone di noi stessi.


  I MALTRATTAMENTI ALLE BAMBINE:

Eh, sì. Un paragrafo anche per quelle povere bambine maltrattate da adulti senza scrupoli. E qui, la mia mitezza di solito va a farsi benedire.


E dopo questa, mettete il bollino rosso al mio blog... :-( :-(
Comunque è un'indecenza, una vergogna!!! Io vorrei tanto scorticare la pelle di quelli che fanno cose di questo genere e poi immergerli in una vasca piena di sale grosso, che soffrano il più possibile!! Coloro che si permettono di rovinare la vita di un bambino sono gli esseri più spregevoli che esistano!
Sono ancora troppe le bambine che subiscono delle forme di violenza. Pensate che soltanto in Italia sono quasi centomila i bambini vittime di maltrattamenti e abusi. Più della metà sono femmine.
Alcuni psicologi hanno inoltre dimostrato che i gravi traumi provocati da maltrattamenti fisici e violenze sessuali rappresentano per le vittime, a maggior ragione se piccole, un'enorme frustrazione a quel bisogno di controllo sulla realtà esterna che costituisce un'esigenza fondamentale per l'essere umano.
In particolare, i traumi infantili causati da violenze e percosse fisiche distruggono nella psiche del bambino almeno tre elementi fondamentali per il suo sviluppo mentale:

1) Il senso di invulnerabilità di sé, che quando non sconfina in forme esagerate, costituisce un vissuto basilare di fiducia e di sicurezza nel proprio futuro. Purtroppo, le vittime di maltrattamenti imparano molto presto che nulla nel corso della vita è prevedibile e che la certezza di arrivare sani e salvi alla fine di ogni giornata è sempre e soltanto un'illusione. Tra l'altro bisogna constatare che quasi sempre l'aggressione viene messa in atto da un membro della famiglia in cui il bambino si trova. Dunque, la vittima diviene ben presto consapevole del fatto che non tutti gli adulti sono buoni e affidabili.

2)Il maltrattamento e l'abuso sessuale non permettono lo sviluppo dell'autostima, dal momento che il bambino maltrattato tende a costruire un'immagine negativa di sé.

3) I maltrattamenti subiti nel corso dell'infanzia non permettono a coloro che li hanno purtroppo sperimentati di dare un senso positivo alla propria esistenza.

Capite? A queste conseguenze disastrose porta la perversione di certi adulti! 


LA QUESTIONE DELL'UTERO IN AFFITTO:

Come vedete, non mollo. A febbraio ho scritto a proposito di questo argomento un post pieno di indignazione. Ma non mollo, ritorno su una questione che per i politici europei è diventata di importanza assoluta, al punto tale che il disastro economico greco e il problema degli immigrati appaiono quasi insignificanti se paragonati alla nascita delle famiglie arcobaleno.
Bene, a quanto pare hanno proprio tempo da perdere!! Con tutto il rispetto per gli omosessuali, ovviamente.

Il sistema dell'utero in affitto è deleterio. Sentite che espressione triste, "utero in affitto". Perché se io sono nata con un utero e due ovaie devo tenere per nove mesi un bambino che poi non avrò la possibilità di crescere? Perché il mio corpo deve essere trattato alla stregua di una macchina che fabbrica neonati? Il mio corpo, come d'altronde quello di tutte le donne, è una risorsa all'interno del quale l'atto d'amore dà i suoi frutti.
In altre parole, il nostro apparato riproduttore non è in vendita!!!!

"Utero in affitto", sentite che termini orribili... Un appartamento, un negozio, dei campi, una villetta a schiera sono gli unici beni che possono essere affittati. Ma l'utero proprio no! Questa è la vergognosa mercificazione degli organi umani! Per questo soprattutto sono contraria alla pratica sopra citata. Al di là anche di chiari motivi biologici spiegati nelle prime pagine della Genesi, nel racconto della Creazione.

Diego Fusaro, filosofo dei giorni nostri, si esprime così a questo proposito:
"L'utero in affitto è la vittoria del capitale che ci fa credere che la libertà sia la possibilità per l’individuo di fare tutto ciò che vuole, a patto che possa permetterselo economicamente. Libertà reificata, libertà falsa, libertà ricavata per astrazione del mondo della circolazione delle merci."






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