Visualizzazioni totali

30 agosto 2023

"MATTATOIO N.5 (O LA CROCIATA DEI BAMBINI)", K. VONNEGUT:

Avevamo dimenticato che a fare la guerra sono i ragazzini.

Quando ho visto quelle facce appena rasate, è stato uno choc.

"Dio mio, Dio mio", mi sono detto, "questa è la Crociata dei Bambini".

L'analisi dei temi e dei contenuti del libro è mia, le riflessioni stilistiche e linguistico-lessicali dei paragrafi 4 e 5 sono di Matthias.
Entrambi abbiamo letto questo romanzo a fine primavera. 

1) CONTENUTI GENERALI DEL LIBRO:

Billy Pilgrim, protagonista di questo complesso romanzo, è un optometrista americano dotato di un'incredibile capacità di saltare da una dimensione spazio-temporale all'altra: ora si trova a Dresda, durante la seconda guerra mondiale, ora in compagnia della moglie Valencia o della figlia Barbara, negli anni Sessanta, ora nello zoo del pianeta di Tralfamadore in cui è stato esposto come esemplare umano.

2) I DUE TITOLI DEL LIBRO:

Come mai il romanzo ha due titoli, presentati in copertina quasi come se fossero opzioni?

-Come mai "Mattatoio n.5"? 

Il mattatoio con 5 come numero civico è il luogo in cui Billy e i suoi commilitoni si sono rifugiati durante i bombardamenti a Dresda. O meglio: il protagonista e gli altri soldati americani sono entrati nel mattatoio e si sono rifugiati in una grotta scavata al di sotto di questo.

-Come mai "La crociata dei bambini?"

I soldati dell'esercito americano erano tutti molto giovani al momento del secondo conflitto mondiale perché diversi di loro, come ad esempio il grezzo Roland Weary, hanno tra i 16 e i 18 anni. Sono quindi adolescenti. 

Da qui si deduce che uno degli intenti di Vonnegut era quello di creare un romanzo anti-militarista.

3) GENERE DEL ROMANZO:

E' impossibile incasellare Mattatoio n.5 in un solo genere letterario. 

3.1) UN ROMANZO STORICO?

Detto in modo chiaro, semplice e sintetico, questo libro è senza dubbio anche storico, dal momento che, in diversi passaggi, l'ambientazione è Dresda e, più precisamente, la Germania distrutta e bombardata degli anni 1944-1945. 

In qualche caso vengono descritte in modo preciso le azioni degli eserciti che si trovano a combattere in schieramenti opposti, come in questo esempio:

Gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all'indietro da un campo d'aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all'indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all'indietro, per unirsi alla formazione.

Lo storno, volando all'indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici d'acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi di acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei.

Più volte, nel corso di questo romanzo, si evidenzia non soltanto di come la guerra sia teatro di violenze, di rabbia ed odio, ma anche del fatto che porta assoluta precarietà nella vita di chiunque la viva, soldati o civili che siano. Si parla inoltre di tremende esperienze di prigionia di una parte dei soldati americani catturati dai tedeschi nei dintorni di Dresda, una questione storico-bellica mai menzionata nei libri di storia scolastici o accademici.

Naturalmente non mancano gli episodi di rastrellamenti nazisti. Ecco come li definisce l'autore:

I tedeschi erano impegnati in un'operazione militare che aveva un nome spassosamente esplicativo, un'attività umana che di rado viene descritta nei particolari e il cui solo nome, riportato nei giornali o nei libri di storia, dà a molti entusiasti della guerra una sorta di appagamento post-coitale. E', nell'immaginazione degli appassionati della guerra, quello svagato gioco amoroso che segue all'orgasmo della vittoria. Si chiama  "rastrellamento".

3.2) UN ROMANZO FANTASCIENTIFICO?

Tuttavia, non manca la componente fantascientifica: Tralfamadore è un pianeta inventato dalla mente dell'autore. Gli abitanti di questo mondo sono i "tralfamadoriani", che erano alti sessanta centimetri, che erano verdi e che avevano la forma di uno sturalavandini. (...) Queste creature erano amichevoli e avevano una vista a quattro dimensioni. Compativano i terrestri che potevano vederne solo tre. Avevano molte cose meravigliose da insegnare agli abitanti della Terra, specialmente sul tempo.

3.3) UN ROMANZO FILOSOFICO-ESISTENZIALE?

In quest'opera si possono rilevare anche alcune importanti riflessioni sul tempo, sulla morte e sul modo di affrontare la vita.

-(...) quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno.

Certo è vero, Kurt Vonnegut fa trasparire il suo fatalismo piuttosto pessimista. Tuttavia, il protagonista di questo romanzo fa incorniciare, sulla parete del suo ufficio, una semplice massima che aiuta lui e chi frequenta il suo ambiente di lavoro ad affrontare meglio l'esistenza. 

Eccovela:

Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di comprendere sempre la differenza.

3.4) UN ROMANZO FILOSOFICO-RELIGIOSO?

Nel corso della lettura ho trovato anche alcune interpretazioni insolite ma curiose di episodi biblici ed evangelici menzionati e rievocati.

Ve le riporto qui sotto:

-Era gente spregevole, quella di Sodoma e Gomorra, come tutti sanno. Il mondo stava meglio senza di loro. E alla moglie di Lot, naturalmente, fu detto di non voltarsi indietro a guardare il luogo dove prima c'era tutta quella gente con le sue case. Lei invece si voltò, e per questo io le voglio bene: perché fu un gesto profondamente umano. Così fu trasformata in un pilastro di sale.

-(Billy Pilgrim) ... mentre stava là disteso sul ghiaccio nero, guardò nella patina degli stivali del caporale e in quelle dorate profondità vide Adamo ed Eva. Erano nudi. Erano così innocenti, così vulnerabili, così ansiosi di comportarsi decorosamente, che Billy Pilgrim sentì di amarli con tutto il cuore.

- La creatura venuta dallo spazio donò alla Terra un nuovo Vangelo. In esso Gesù era veramente un uomo qualunque, e una seccatura per un sacco di gente che aveva relazioni più importanti delle sue. Così un giorno la gente si divertì a inchiodarlo a una croce e a piantare la croce nel terreno. Non ci sarebbero state ripercussioni, pensavano quelli che l'avevano linciato. Anche il lettore era indotto a pensarlo, poiché il nuovo Vangelo seguitava a ripetere che Gesù era proprio un nessuno. E poi, un momento prima che questo "nessuno" morisse, i cieli si aprirono, e mandarono tuoni e lampi. Dall'alto scese stentorea la voce di Dio. Dio disse alla gente che adottava quel barbone, dandogli i pieni poteri e i privilegi di Figlio del Creatore dell'Universo per tutta l'eternità.

4) ESPRESSIONI CHE SI RIPETONO:

- "Così va la vita", ripetuto spesso dall'autore alla fine del racconto di un evento drammatico.

-L'abbaiare dei cani è paragonato più volte ad un "grosso gong di bronzo".

-Quando i Tralfamadoriani rapiscono Billy, più di una volta lui chiede a loro: "perché proprio io"?

-La marca di sigari che sia Weary sia Valencia fumano è sempre la stessa, la "Tre Moschettieri".

-La combinazione dei colori "blu e avorio" ritorna almeno due o tre volte per descrivere i piedi di Billy.

-Anche la massima di vita di Billy è ripetuta più volte nel corso della narrazione: "Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di comprendere sempre la differenza". Non si trova soltanto nel suo studio di optometrista ma anche sul medaglione di Montana, giovane donna con cui si accoppia una volta trasportato a Tralfamadore. 

-Quando un personaggio si ubriaca, ricorre sempre l'espressione "alito di iprite e di rose".

5) LESSICO DEL LIBRO (di non immediata comprensione):

- "Pallottole dum dum"= pallottole ad espansione.

-"Ciclostile"= duplicatore per mezzo di matrice in carta.

-"limerick"=  filastrocca.

- "sgambare"= affaticare la gambe.

-"tender"= carro unito alla locomotiva

- "svasarsi"= uscire dal vaso

-"concertato"= stabilito

-"alamari"= allacciature

-" trastulli"= svaghi

-"mozzi del carretto"= parte centrale delle ruote

* Le frasi in tedesco vengono sempre tradotte in nota.

24 agosto 2023

"Barbie": un film leggero che può farci riflettere sui ruoli del maschile e del femminile

Uscito il 20 luglio, questo film ha spopolato negli schermi di mezzo pianeta. Anch'io, spinta dalla curiosità, ho voluto vederlo al cinema la settimana di ferragosto e ammetto che non mi è affatto dispiaciuto. 

Tuttavia, una premessa prima di iniziare la recensione vorrei farla: non è un film per bambine. Queste ultime infatti credo abbiano colto molto poco, per non dire nulla, i diversi messaggi che la regista ha voluto trasmettere.

PRIMA SCENA DEL FILM:

Nei primi minuti del film vediamo un paesaggio desertico in cui bimbe in età pre-scolare giocano con i loro bambolotti tra le mani. Ad un tratto dal cielo piomba una nuova bambola dall'aspetto di una giovane donna in costume bionda e sorridente: si tratta proprio della Barbie, messa sul mercato alla fine degli anni Cinquanta. 

Questi primi momenti sono accompagnati dalla stessa colonna sonora dei primi venti minuti di Odissea nello spazio, uno stranissimo film di Stanley Kubrick.

Dopo questa introduzione si entra nel vivo della storia.

Ho avuto due bambolotti da piccola, di cui uno con i tratti meso-americani. Tuttavia, non trovando fotografie per questi due, vi posto questa con la mia bambola di pezza. La fotografia è del marzo 2002. Ero in seconda elementare.

BARBIELAND: A CHE COSA RIMANDA? 

Barbieland è un regno all'insegna dei rosa e dei fuxia. Intendo dire che auto, arredi interni delle case, bordi di piscine ed altri oggetti di qualsiasi genere sono di questi colori.

Figura principale, nonché protagonista, è Barbie Stereotipo, sempre elegante e sorridente.

Barbieland è una società matriarcale: in effetti, tutte le Barbie hanno ottenuto posizioni rinomate nel mondo del lavoro. Sono giudici, avvocate, medici, giornaliste, scrittrici. Oltre a ciò, tengono tutte molto alla loro indipendenza e libertà.

Nell'antichità, anche nei remoti albori dell'umanità, esistevano le società matriarcali. Vi faccio volentieri alcuni esempi tratti dai miei studi visto che siamo in tema:

-Nel Paleolitico le donne erano oggetti di culto a causa della loro capacità di generare e di partorire.

-Nella civiltà cretese (2800-1400 a.C. circa) le donne partecipavano senza alcun problema alla vita sociale e religiosa delle comunità (potevano anche diventare sacerdotesse), oltre che a giochi e spettacoli. Oltre a questo, i Minoici veneravano la Dea Madre della fertilità.

E ai nostri giorni ci sono ancora queste civiltà? 

O perlomeno, società nelle quali è palese la parità tra uomo e donna?

Sì, e ve ne cito due che non sono molto conosciute:

-Presso i Lahu, popolo residente in Thailandia settentrionale, in Vietnam settentrionale, in Birmania e nella Cina sud-occidentale, vige la parità tra uomo e donna che sono tenuti a collaborare, senza alcuna discriminazione sessuale, per l'educazione dei figli, nei ruoli pubblici e anche negli ambienti lavorativi.

-Gli Juchitàn, in Messico meridionale, prevedono la superiorità femminile per quel che riguarda le attività produttive: gli uomini sono agricoltori, braccianti e artigiani che consegnano prodotti e salari alle donne, solitamente nel ruolo di dirigenti.

I Ken, ovvero, le loro controparti, sembrano vivere in funzione delle loro Barbie e trascorrono gran parte del tempo in spiaggia, tentando di farsi ammirare per le loro prodezze da surfisti idiotini. I Ken risultano, in questa prima parte di film, figure marginali.

La sera la Barbie si divertono con feste piuttosto psichedeliche. Cornice di questi momenti spensierati è l'ultima hit, azzeccatissima per il contesto, di Dua Lipa, Dance the Night.

Insomma, Barbieland è un mondo, oltre che matriarcale, edulcorato, stucchevole, festoso, gioioso, caratterizzato dalla totale assenza di ogni dolore e preoccupazione. Ma si può vivere sempre così? Questo contesto mi ricorda molto lo stile di vita che una parte di studenti universitari tende a vivere: dormire fino a tardi e divertirsi di continuo, in modo non sempre sano, banalizzando l'impegno nello studio e non considerando minimamente le fatiche, le incertezze dei primi anni e i sacrifici che comporterà il mondo del lavoro una volta terminata l'università.

Un po' irresponsabili e immaturi, oltre che troppo goderecci, sono anche i trentenni che Pavese, nel suo breve romanzo La spiaggia, delinea dei giovani adulti che si divertono fino a notte fonda e fino allo stato d'ebbrezza, senza un minimo pensiero per il loro futuro professionale e affettivo.

Quando Barbie improvvisamente, durante una di queste feste notturne, pensa alla morte, si ritrova la mattina dopo con i piedi piatti e con la cellulite sulle cosce. Per questo motivo deve raggiungere il mondo reale: deve trovare la bambina che gioca con lei.

E' proprio Barbie Stramba, l'emarginata di BarbieLand, che consiglia alla nostra protagonista di recarsi nel mondo reale. Vorrebbe andarci da sola ma... Ken si intrufola nella sua decapottabile rigorosamente rosa.


BARBIE E KEN NEL MONDO REALE:

In tutto il film è evidente la stupidità e l'idiozia maschile, sia dei Ken sia degli umani che fanno parte della Mattel, multinazionale dei giocattoli. Una Barbie risulta qui molto più intelligente di qualsiasi maschio. Questo modo di considerare gli uomini come se fossero tutti senza cervello è tipico delle radical chic di estrema sinistra, convintissime che il mondo debba essere popolato, sorretto e diretto esclusivamente dalle donne dal momento che gli uomini sono tutti quanti per forza stupidi e decerebrati.

Ad ogni modo, nel mondo reale Barbie subisce cat-calling, qualche molestia e discorsi volgarmente allusivi (tutto drammaticamente attuale nella nostra società) e viene duramente criticata da una ragazzina che la accusa di incoraggiare un modello di bellezza femminile irraggiungibile. E' così anche secondo voi?

Barbie riesce a trovare Gloria, l'ex bambina che giocava con lei e che, ora adulta e madre, collabora malinconicamente con la Mattel disegnando per questa azienda i modelli di Barbie.

Vi riporto la frase di Gloria a proposito del modo in cui lei stessa vive la condizione femminile:

E' letteralmente impossibile essere una donna. Dobbiamo essere straordinarie, ma in qualche modo sbagliamo sempre qualcosa. Sono così stanca di vedere me stessa e ogni singola altra donna fare i salti mortali tutti i giorni per riuscire a piacere agli altri.

Quanto le donne delle società occidentali sono condizionate da modelli di bellezza o più semplicemente dai giudizi altrui, oltre che da maggiori difficoltà di fare carriera nel mondo del lavoro?

Al contempo, nel mondo reale, Ken viene a contatto con il maschilismo e approfitterà di ciò perché, una volta rientrato a BarbieLand, importerà il modello di società patriarcale e BarbieLand diviene in poco tempo Kendom.

Piccola parentesi linguistica che potrebbe essere interessante. Devo farla anche perché per il mondo accademico, con la mia tesi, posso essere considerata una linguista: 

Le parole latine ed inglesi che contengono -dom fanno tutte riferimento alla sfera semantica del "regno", della "casa", del "potere".

Nel proto-indoeuropeo la radice *dom prtava il significato di "casa" e inizialmente ha dato origine al sanscrito damas, al greco δόμος e al latino domus, ovvero, casa signorile, ben diverso dalla parola villa, ae (casa di campagna) e diverso anche da aedes, -ium (casa nel senso di piccola dimora). Da *dom deriva l'inglese home, tuttavia, a questa radice è legato anche il termine kingdom, regno, perché soprattutto a partire dalla romanità è stata presente la connotazione signorile, patrizia che rimandava all'idea di potere politico e sociale.

Kendom e Kingdom sono due termini foneticamente molto simili. E notate bene che prima non c'era BarbieDom 😉😂. Quindi, anche questa parola vuole essere un modo sia per ricordare che le posizioni governative e legislative sono state occupate, nei secoli scorsi e per molti secoli, soprattutto da uomini, sia per criticare le società impostate su modelli patriarcali o governate il più delle volte da uomini spacconi, quali diventano i Ken una volta che prendono il controllo sull'ex Barbieland.

Nel film non mancano affatto comunque degli stereotipi maschili, un aspetto che potrebbe risultare abbastanza irritante. Gli stereotipi maschili ci sono soprattutto quando Barbie e Ken hanno a che fare con il mondo reale dove i ruoli di comando sono categoricamente destinati agli uomini. Oltre a ciò, c'è lo stereotipo del "maschio muscoloso e maniaco della palestra".

Come finisce il film?

La regista Greta Gerwig, pur con i suoi radicalismi, trae una conclusione che condivido, una conclusione più o meno così: il patriarcato è ingiusto e oppressivo (ed è vero). Le donne non possono vivere da casalinghe, mogli relegate in casa o da "fidanzate senza impegno e a lungo termine". Non devono accontentarsi di questa condizione.

D'altro canto però Ken deve iniziare a pensarsi come una figura svincolata da Barbie, deve imparare a vedersi come "semplicemente Ken". 

RUTH HANDLER:

Un piccolo paragrafo vorrei farlo anche su di lei.

Nata nel 1916 in Colorado, morta nel 2002 di cancro al colon.

Inventrice della Barbie e co-fondatrice della multinazionale Mattel, nel 1956, a causa di un viaggio in Europa, è stata ispirata da Lilli, una bambola tedesca con l'aspetto di una giovane donna adulta. 

Nel 1959 la Mattel ha messo sul mercato la prima Barbie. Ken è da decenni la versione maschile, potremmo definirlo "il Bambolo" con l'aspetto da giovanotto😂.

Barbie, a fine film, incontra questa figura. Poco dopo il confronto con Ruth, Barbie Stereotipo diventa una donna vera e, con il nome di Barbara Handler, decide di vivere per sempre nel mondo reale, luogo in cui può provare delle vere emozioni.

Nell'ultima scena l'ormai ex Barbie va dalla ginecologa. Bellissimo messaggio: è un invito rivolto alle donne a prendersi cura di se stesse.

17 agosto 2023

"Artemis' Cabaret", Diandra Moscogiuri:

 #sosteniamolegiovaniautrici !

Sto per presentarvi il piccolo ma intenso libro di un'autrice incrociata per caso nei corridoi del Padiglione 2, la mattina di sabato 20 maggio.

A) CHI E' DIANDRA?

Diandra Elettra è nata a Bari nel 1992. 

Co-fondatrice della produzione cinematografica "Demodami Studios LTD", si occupa attualmente dell'ideazione di lungometraggi indipendenti.

Per quel che concerne la carriera da attrice, ha partecipato finora a due film: Succede, diretto da Francesca Mazzoleni, e Il vegetale, diretto da Gennaro Nunziante con la stretta collaborazione di Fabio Rovazzi e di Luca Zingaretti. 

Vorrei vedere prima o poi Succede, visto che è un film relativo all'adolescenza. Però anche Il vegetale, sebbene dai piccoli riassunti che ho letto abbia già capito che questo secondo film non mi piacerà molto, visto che sarà abbastanza pieno di tutti quei pregiudizi e stereotipi che soprattutto una parte di sinistra ha nei confronti della gente della mia età: quella parte di PD che, svilendo la dignità umana, fa tanto la moderna e la progressista ma una certa dose di supponenza e una certa aria di sufficienza e di enorme pregiudizio nei confronti del mondo giovanile ce l'ha eccome! 

Diandra è autrice di due romanzi: Tequila suicide e Artemis' Cabaret. 

B) TRAMA E CONTENUTI:

Marco è il giovanissimo protagonista di Artemis' Cabaret. 

Studia Lettere e lavora part-time all'interno dell'Università come tutor. E' sveglio, intraprendente e intelligente. Ma, d'altronde, le sue vicende di vita lo hanno reso così: Marco infatti non ha mai conosciuto il padre e la madre è ricoverata da anni in una struttura a causa di uno squilibrio mentale causato dalla perdita di una figlia nata morta.

Ecco a voi le prime frasi di questo breve romanzo:

Quando inizia davvero una storia? Non lo sappiamo mai di preciso. Forse quando appare il personaggio che stravolgerà il nostro quotidiano, o forse quando iniziamo a percepire che nella nostra vita manca qualcosa che dobbiamo assolutamente recuperare. Inizio a pensare che la mia sia iniziata con la solitudine.

Sono d'accordo, questa più o meno è stata la mia esperienza di autrice: il bisogno di scrivere Le avventure di una liceale invisibile è scaturito dalla necessità di rielaborare un'adolescenza da emarginata, di canalizzare la malinconia. E' un libro psicologico che scava nell'interiorità della protagonista. La voglia di scrivere L'umanità è nelle nostre mani è nata dal desiderio di creare invece, con la mia scrittura, un libro di attualità, che riflettesse non soltanto i drammi del nostro tempo e i problemi che l'umanità dovrà affrontare in questo tempo storico ma anche e soprattutto il mondo quotidiano e reale dei giovani che credono nel loro futuro.

In questo libro si parla molto di relazioni:

A volte provavo a stringere qualche legame superficiale, magari fingendomi più simpatico di quanto fossi realmente, ma dopo un po' mi rendevo conto che le persone con cui stavo in realtà facevano compagnia a una versione di me troppo lontana dall'originale. E questo mi deprimeva ancora di più. Così, piano piano, ricominciavo a chiudermi in un guscio, che dopo un po' iniziava a sembrarmi troppo stretto. Come una preda che si rifugia in una tana per stare al sicuro, ma poi inizia a sentirsi soffocare, ad avere nostalgia del sole.

A quanti giovani in età da scuole superiori o in età universitaria succede? Chi ci conosce veramente? 

L'immagine che abbiamo di noi stessi abbastanza spesso non corrisponde a quella che si fanno gli altri di noi. E forse in parte dipende dal fatto che, un po' tutti, tendiamo ad assumere determinati comportamenti per compiacere gli altri cercando di indovinare i loro gusti relazionali. Oppure, ci comportiamo diversamente da come siamo per paura di giudizi e di incomprensioni che comunque fanno parte della vita.

Alla fine, solo lo smartphone era sempre con me. Così, come facciamo tutti da una decina d'anni a questa parte, provai a trovare una soluzione su Internet. (...)

Apparterrai per sempre a una versione stereotipata di te stesso, una scorza superficiale è tutto ciò che sapranno percepire di te.

Per gran parte delle persone si apparterrà sempre ad un'etichetta. Per poche persone, poche al punto tale che le dita di una mano sono abbondanti per poterle contare, saremo ben voluti per quello che siamo.

Come fa Marco ad uscire da questa solitudine?

Un giorno viene a contatto con un forum online intitolato Artemis' Cabaret, luogo virtuale nel quale alcuni giovani si mettono in gioco scrivendo dei racconti. I giovani iscritti al forum sono Mirtha, Levi, Ettore e Lorna, oltre a Marco che è l'ultimo arrivato.

C) STORIA DI MIRTHA:

Questa è una storia che Mirtha estrapola da un sogno che la inquieta molto. 

Dal momento che alla scrittrice, per quei pochi minuti che l'ho conosciuta, non piacciono molto gli spoiler relativi ai suoi libri, la rispetterò e cercherò di riassumere a grandi linee alcuni dei prossimi contenuti prima di terminare il post.

Il sogno, angosciante e drammatico, che Mirtha mette per iscritto, ha come tematiche fondamentali il rispetto per le donne e il riconoscimento della loro dignità sul piano umano e professionale. Siamo a metà 2023 eppure c'è un estremo bisogno di continuare a parlarne: le donne non sono assolutamente oggetti e nemmeno corpi da mercificare! 

La questione femminile dovrebbe essere un punto cardine nei dibattiti pubblici del XXI° secolo dei paesi occidentali, in particolar modo, dovrebbe essere un argomento di cruciale rilevanza nelle discussioni e nei ritrovi tra gruppi di persone di età simile alla mia.

In particolare, i giovani vicini alla mia età dovrebbero avere una piena consapevolezza non solo del gender gap ma anche di tutte le circostanze che, attualmente, lo favoriscono. 

A mio avviso, il gender gap persisterà per questi motivi:

-se la cultura sociale continuerà a non combattere contro una certa idea di donna oggetto connessa a commenti sprezzanti e sessisti gratuiti che generalizzano il modo di essere femminile e di dimostrare la propria femminilità. Una parte del mondo femminile è marcia, falsa, pettegola e piuttosto cattiva. Ma non tutte ci comportiamo così.

-se la cultura sociale continuerà a permettere che il concetto di possesso della donna tolga la vita alla donna stessa oppure renda legittimo metterle le mani addosso e attribuirle la colpa di ciò con frasi come "lo avrai di sicuro illuso". Anch'io me lo sono sentita dire e, chi ha commentato così un mio breve flirt finito male, è un uomo insensibile, odioso, stupido, cattivo a cui piace sparlare degli altri e delle famiglie altrui (questo significa essere ingiustamente giudicanti e senza rispetto). Aggiungo inoltre che spesso, anche se non è una regola matematica, l'uomo che arriva a maltrattare psicologicamente e fisicamente la donna, a vessarla e a massacrarla, proviene da un'infanzia in cui la madre è stata una figura anaffettiva, totalmente priva di empatia e dunque non sufficientemente "matura" emotivamente per accettarlo. Se siete convinti che io stia sempre dalla parte degli uomini siete vittime allora di un irragionevole e sciocco pregiudizio! Con questa affermazione sulle madri anaffettive non voglio giustificare nulla. Però abbastanza spesso un uomo violento, minaccioso e maledettamente ossessivo-compulsivo è stato un bambino o terribilmente maltrattato oppure molto trascurato, con un'infanzia segnata da gravissime mancanze relazionali.

-se certi programmi televisivi come la brillante pantomima intitolata "Temptation Island", reality molto educativo all'insegna del rispetto reciproco e della reciproca fiducia ben posta tra fidanzati, propongono o donne sottomesse a compagni iper-gelosi che le "cornificano" oppure fanno parlare molto di donne che tradiscono in modo conclamato i loro compagni, senza l'ombra di un minimo pentimento. 

E' questa la vera parità di genere, assumere tutti i lati peggiori che fino a pochi anni fa sono appartenuti ai maschi o meglio, a una parte di loro?

Ironia a parte: il 2024 inizierà con "Temptation Island Winter" e la cosa non mi piace per niente: in Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna, questo docu-reality viene proposto da almeno otto anni e non credo proprio che questa trasmissione potrà contribuire all'emancipazione femminile finché, in ogni edizione, verranno proposte al pubblico delle coppie, o comunque, almeno una coppia su sette, in cui il modello femminile è pericolosamente remissivo dal momento che la donna perdona e sopporta per anni gelosie e tradimenti. 

-se si renderà lecito l'utero in affitto: si passerà dall'economia di mercato ad un iper capitalismo disumano e asettico incapace di scorgere il valore del corpo della donna e il tesoro della vita dentro di lei.

-se persino gli ambienti accademici sono caratterizzati da stereotipi che non soltanto favoriscono la carriera di ricercatore e di docente universitario soprattutto per gli uomini ma che ritengono naturale il fatto che le facoltà umanistiche siano fatte per le ragazze mentre le facoltà scientifico-informatiche-economiche soprattutto per i ragazzi.

-se negli ambienti lavorativi continueremo a ritenere, se non ad esserne convinti al 100%, che esistano professioni per uomini e professioni per donne, senza tener conto delle aspirazioni di ogni lavoratore, indipendentemente dal sesso a cui appartiene. Affermare che un uomo è per natura più portato per ruoli dirigenziali e per compiti che implicano frequenti viaggi all'estero equivale ad un'opinione sessista molto diffusa nel Risorgimento: "Gli uomini soltanto devono votare perché per natura sono più portati per l'obiettività e per la ragione".

-se rideremo di uomini e ragazzi che non hanno paura di mostrare le loro emozioni e i loro sentimenti, anche negativi. Quindi: se scambieremo l'autenticità maschile per fragilità.

-se i social, i media e le pubblicità proporranno di continuo immagini di donne (e anche di uomini) bellissimi, perfetti e... sempre seminudi.

Aggiungo delle ultime considerazioni a fronte di queste riflessioni sul gender gap che spero possano far riflettere soprattutto i lettori più giovani: mesi fa, in pieno inverno, ho partecipato ad un pranzo fuori Verona con Matthias che voleva farmi conoscere un gruppo di amici padovani. 

Tra loro c'era una ragazza, un po' più adulta di me e anche del mio fidanzato, che, ad un certo punto praticamente mi ha chiesto il permesso di poter fare due chiacchiere con Matthias e poi, finito il loro colloquio, a poca distanza dal mio posto a tavola, si è rivolta a me con un'occhiata di stupore e un tono di voce incredulo, commentando: "Strano... Se il mio ragazzo si mettesse a parlare con un'altra io al tuo posto mi arrabbierei di brutto!". E tranquillamente le ho detto: "Ma no, è una relazione basata sulla fiducia, la nostra." 

Perché sarei dovuta rimanerci male? Con Matthias non si vedevano da un anno e lei, sotto Natale, per motivi personali, aveva davvero bisogno di essere ascoltata e supportata da qualcuno. Questo l'ho capito,  quindi, chi sono io per negarle una spalla sulla quale appoggiarsi per qualche minuto? Non voglio che il mio ragazzo stia in una gabbia dorata, sia io che lui abbiamo la maturità interiore e il diritto di coltivare delle conoscenze e delle amicizie al di fuori della coppia.

A Matthias vogliono bene tutti, tutti lo stimano, è più facile relazionarsi con lui che non con me visto che la sua prima risorsa e qualità è l'altruismo e la mia invece è il pensiero che si ramifica in connessioni che accomunano la vita reale con le conoscenze. 

Lui vive con il cuore, è un carattere anche più sensibile di me, io con il cervello. Questo non significa che io sia deleteria, significa che, nei post sul blog, sembriamo due persone molto simili, nella realtà abbiamo due personalità un po' diverse che, con un contatto costante, si arricchiscono vicendevolmente.

Purtroppo questo episodio che vi ho raccontato dimostra che il concetto di possessività della persona amata ultimamente dilaga anche tra le donne che effettivamente, risultano sempre più gelose negli ultimi anni, al punto tale da impedire al loro ragazzo o al loro compagno di vedere gli amici. Conosco, nella vita reale, qualche ragazza che ha proprio voluto isolare il suo amato (o il suo baccalà?!) dai contatti sociali che potevano far bene ad entrambi. Non mi fanno per niente pena i ragazzi e gli uomini che si lasciano soggiogare così! Le donne sottomesse e maltrattate sì, perché non appena alzano la testa viene loro brutalmente tolto il diritto di vivere e di amare, ma gli uomini proprio no.

Comunque torniamo alla storia di Artemis' Cabaret:

Mirtha in questo sogno, si trova nei panni di una cameriera che fatica ad arrivare a fine mese, che è stata da poco lasciata dal suo ragazzo dopo essere rimasta incinta. Al lavoro viene trattata malissimo, viene continuamente osteggiata e perseguitata dal responsabile del ristorante.

Forse è stato il mio sguardo da cane bastonato a dare il via libera al mio responsabile. Aveva fiutato la mia paura, aveva visto che avevo smesso di lamentarmi quando sentivo commenti sessisti che mi riguardavano, e che l'unica cosa che facevo era sospirare e far finta di niente. Aveva capito che non c'era nessuno a difendermi e che mai ci sarebbe stato.

D) STORIA DI LEVI:

Questo è un capitolo scritto divinamente, almeno, a mio parere!

Levi, nel suo sogno, è nei panni di un internato nel campo di concentramento.


La mia storia non inizia con l'odio, come la maggior parte di quelle che ho sentito in passato, ma con la fame. Una fame viscida, che mi si agitava dentro come una schifosa anguilla, che guizza sfuggente tra le mani di chi cerca di stringerla. Tentavo di controllarla, ma ogni volta che le mie povere ossa crollavano a terra, la sentivo sempre di più. Sentivo anche le urla. I soldati, uomini di ghiaccio senza anima e senza passato, non facevano altro che soffocarmi con le loro terribili grida, che mi colpivano come fruste e che mi facevano sentire sempre più debole.

Su che cosa ci fa riflettere il sogno di Levi? Sul fatto che le guerre e le dittature tolgono non soltanto la libertà ma anche la dignità umana.

Vi risparmio le storie di Lorna e di Ettore, anche se, per me, la storia di Ettore emoziona anche di più di questa di Levi, è un pugno nello stomaco.

Ricordo benissimo che una delle ultime frasi del libro è: Ognuno porta dentro di sé il fardello degli altri. 

Per cui: bando all'egoismo! 

Questo è uno dei messaggi fondamentali di questa storia.

Il libro di Diandra è ordinabile nei punti vendita Mondadori e Feltrinelli oltre che sui canali Amazon e Ibs. 

Vi assicuro che ne vale la pena: questo è uno scritto molto breve ma molto intenso che tocca diversi argomenti di attualità e che potete tranquillamente leggere nell'arco di una sera.

Per quel che concerne il sostegno a questa artista "io sto già dando": ho acquistato tre copie di Artemis' Cabaret, due delle quali sono diventate regali di compleanno. E ora recensisco pubblicamente questo suo racconto, ma prossimamente cercherò anche di leggere Tequila Suicide.


10 agosto 2023

LE MIE LIRICHE SUL TEMA DEL NOTTURNO LETTE CON GLI OCCHI DI MATTHIAS:

In occasione della notte di San Lorenzo riporto le riflessioni e le interpretazioni di Matthias relative ad alcune mie poesie scritte durante il periodo universitario e ambientate di notte.

Si tratta di una parte di liriche che compone la raccolta più recente intitolata Cuore e cielo.

Insomma: liriche mie di alcuni anni fa, e commento critico di Matthias.💖

Vi riporto anche un suo breve commento introduttivo:

Si tratta di poesie in cui gli elementi della natura vengono quasi sempre personificati e riferiti a stati d'animo. Talvolta la natura sembra essere solidale con l'umano, altre volte invece appare indifferente nei confronti della sofferenza. 

In certi componimenti è come se tu ti sentissi partecipe del mondo ma al contempo anche contemplatrice della natura.

Molto frequente è la comparsa della speranza, di solito tra le ultime parole di molte poesie.

NOTTE IN MONTAGNA:

Le stelle

si addormentano,

cullate

dalla limpida voce del torrente.


Delicati ramoscelli

danzano

nella quiete notturna

e salutano

la maestosa luna.


Il concitato volo

degli uccelli

abbraccia

i miei pensieri

e ravviva

in me

la speranza

in un domani sereno.

3 agosto 2023

"Un mondo perfetto", film di Clint Eastwood su un delinquente dal cuore tenero

Un mondo perfetto è un film americano d'azione uscito nel 1993.

A) TRAMA E CONTENUTI DEL FILM:

Texas, 1963. E' la notte di Halloween e due carcerati, Butch e Terry, evadono dalla prigione di Huntsville. 

Dopo aver rubato un'automobile con cui scappare, irrompono a notte fonda in una casa e prendono in ostaggio Philip, un bambino di otto anni, il figlio minore della famiglia Perry, affiliata dei testimoni di Geova. 

Durante l'irruzione Terry, che fin da subito, oltre che un uomo per bene si dimostra veramente sensibile, rispettoso delicato e umano, cerca di mettere le mani addosso alla madre di Philip ma Butch, infastidito e irritato, glielo impedisce. 

I due evasi caricano Philip all'interno di un'auto rubata e, la mattina seguente, si fermano di fronte all'entrata di un negozio alimentari. Butch scende ma, dal momento che prova diffidenza nei confronti di Terry, ordina al bambino di tenerlo sotto controllo affidandogli una pistola in realtà scarica. 

Quando Terry si accorge che la pistola non ha pallottole si avventa su Philip che scappa correndo in un campo poco lontano. Per questo motivo Butch, accorgendosi che forse Terry può essere un pericolo per il piccolo ostaggio, lo uccide.

Ad occuparsi dell'evasione di Butch e Terry è il capo della polizia Red Garnett con la psicologa criminale Sally Gerber e Bobby Lee, tiratore dell'F.B.I. 

Sally conosce bene i profili biografici e psico-attitudinali dei due evasi: Butch ha avuto un'infanzia disastrosa dal momento che il padre era minaccioso e violento. Quando era ancora minorenne inoltre è finito in carcere per rapina a mano armata, dove stava scontando una pena di 30 anni.

Per gran parte della sua durata, questo film sviluppa parallelamente la storia dei fuggiaschi e quella dei loro inseguitori.

Ma come diavolo si trova il bambino nelle mani di Butch Haynes?

Per Philip, abituato ad essere e a comportarsi come un "bambino perfetto" e ben osservante delle regole di casa e delle tradizioni religiose, la fuga con Butch rappresenta un'avventura accattivante. 

Si può tranquillamente affermare che il bambino si diverta con il suo rapitore. In pochi giorni instaurano un legame affettivo, quasi come un buon padre con il figlio in età scolare. 

Non si deve dimenticare che questo è anche un film sui pessimi padri e sui padri assenti e lontani: se il genitore di Butch era crudele, il padre di Philip ha lasciato la madre interrompendo i legami con i figli.

Butch vorrebbe portare Philip con sé in Alaska. 

Riusciranno ad arrivarci?

Cosa potrebbe rappresentare la fuga in Alaska desiderata da Butch? Voglio dire: perché vuole raggiungere proprio il freddo nord e l'Alaska e non il Messico, le Hawaii o la Giamaica?

Proviamo a rifletterci.

Attualmente sto leggendo Zanna Bianca, un romanzo ambientato in Alaska: questa zona del mondo, gelida e selvaggia, è piena di pericoli sia per l'uomo che per ogni specie animale, perfino per i lupi che, da cuccioli, possono morire a causa di un periodo di carestia oppure se catturati dagli artigli di un falco. 

(La recensione di questo romanzo accattivante di Jack London arriverà qui, credo, tra diversi mesi. Non escludo che dovrò "slittarla" addirittura verso la primavera 2024 per due motivi: perché qui, circa una volta al mese, ci sono i "post a due  cervelli" e perché prima ho molto altro materiale da portare e da farvi conoscere, come ad esempio una vecchia promessa: un post, tra un mese, sulla carriera e sui film di Pupi Avati).

Into the wild ci insegna che questa regione del nord è immensa, affascinante, e pericolosa, dominata dalle leggi della natura che consistono nella sopravvivenza o meno delle specie. Eppure è un luogo in cui poter essere soli davanti a se stessi e davanti alla propria interiorità e alle proprie fragilità, liberi di accettare e di incamerare la propria storia familiare e le proprie ferite, liberi persino di perdonare se stessi e gli errori degli altri, cosa di fronte alla quale io mi trovo ancora più in difficoltà di Chris McCandless: vedo i miei limiti e anche i limiti e le scorrettezze degli altri e talvolta mi capita di giudicare questi ultimi con molta rabbia, talvolta invece accade che li evidenzi con sarcasmo. 

L'Alaska, nell'immaginario culturale americano e quindi forse anche nella mente di Butch, è avventura e libertà, spontaneità e forse anche desiderio di un mondo più genuino, dominato dagli affetti e dalla complicità, non da un giustizialismo impietoso e ultra-punitivo.

B) RIFLESSIONI SUL TITOLO DEL FILM:

Se si tratta di un film basato su drammi familiari, su un inseguimento, su violazioni della legge e su un finale tragico e da lacrime, come fa ad intitolarsi "un mondo perfetto"?

Cerco di dare una spiegazione: il titolo potrebbe riferirsi al fatto che Butch Haynes tenta di rendere perfetta la quotidianità del bambino che ha rapito: lo rispetta, gli parla con gentilezza, non gli fa mancare i dolcetti né i costumi da Halloween. Per questo Philip gli si affeziona quasi subito.

Tuttavia, secondo me non manca un'amara ironia da parte del regista nel dare questo titolo al film: gli Stati Uniti d'America sono tutt'altro che un mondo perfetto e ideale in cui vivere. 

L'uomo americano, in particolare, l'uomo degli stati più meridionali dell'America del Nord, è contraddittorio: da una parte teme la legge, dall'altra, in diverse occasioni domestiche, si dimostra violento, irritabile e irritante.

Non mancano, durante la proiezione, episodi di maltrattamenti ai bambini: quando, nella seconda parte del film, Butch e Philip finiscono in una casa di campagna abitata da afro-americani in cui un agricoltore, pur offrendo loro ospitalità, risulta duro e manesco con il nipotino di sei anni, il rapinatore va fuori di testa, sicuramente a causa di richiami alla sua infanzia. 

Butch infatti manifesta una reazione esagerata: lega con corde il corpo dell'agricoltore, lo minaccia e gli punta una pistola contro credendo di dargli una lezione di vita efficace. 

Philip, intimorito dalla reazione violenta di Butch, si impadronisce della pistola e pieno di paura, con il volto rigato di lacrime, spara al suo rapitore colpendolo all'altezza del fegato. Poi fugge in mezzo ai campi buttando la pistola in un pozzo.

C) L'OPINIONE DEL DIZIONARIO MEREGHETTI: 

Si tratta di un film sulla disillusione e sul cinismo degli Stati Uniti: a pochi giorni dall'assassinio a Dallas, e la fuga di Butch comincia proprio in quei pressi, Eastwood frantuma con sarcasmo e amarezza la possibilità di credere in qualsiasi valore di giustizia e tolleranza.