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26 maggio 2022

Storia del romanzo italiano (I): dal Calloandro fedele a Niccolò Tommaseo

Lo posto con un giorno d'anticipo, ma d'altra parte, mi sono resa conto che domani non avrò tempo, sabato sarò via, la domenica ultimamente per me è come se fosse diventato un giorno d'astinenza dalla rete. Insomma, gli impegni scolastici per me sono da poco finiti ma ci sono comunque gli impegni pastorali, sociali e... relazionali. In questa prima puntata della Storia del romanzo italiano parto dal 1640 e arrivo intorno alla metà dell'Ottocento. Però prima c'è qualcosa che dovrei condividere con voi lettori. Con oggi sono sei mesi esatti dalla... morte di mia nonna. E vorrei ricordare un dialogo abbastanza ricorrente tra me e lei negli ultimi anni. 

Era una centenaria formidabile, leggeva, lavorava a maglia, cantava, si preoccupava per me quando rientravo in ritardo o tardi. Dal momento che come me aveva questa passione per la lettura, un giorno, quando avevo appena iniziato il percorso magistrale, le avevo prestato Into the Wild di John Krakauer, curiosa di sapere che cosa avrebbe potuto pensare di una storia molto lontana dal suo vissuto e dalla sua giovinezza. Non è mai andata oltre pagina 30! E mi diceva a proposito di Chris McCandless alias Alex Supertramp (traduco dal dialetto veronese): Che giovane! Che matto! Lasciare i genitori e la sorella per andare in cerca di avventure! Non ho capito cosa voglia dire lo scrittore con questo libro.

E io avevo un bel da fare nello spiegarle che il messaggio sia del romanzo che del film non era: Allontanati dal mondo e da questa società cattiva e malata e taglia i rapporti con tutti, bensì: la felicità è reale solo se condivisa. E inoltre le chiarivo che il padre del ragazzo protagonista aveva condotto, per anni, una doppia vita: si era fatto un'altra famiglia.

Era difficile comunicare tutto ciò ad un'anziana purtroppo sorda, che durante l'adolescenza e la giovinezza era sempre rimasta in famiglia che aveva vissuto uno dei conflitti più devastanti della storia dell'umanità, nel quale si sono scontrate ideologie opposte. Però sapete cosa diceva, dopotutto? Sto piangendo soltanto al ricordo di quelle parole (che traduco in lingua italiana standard comprensibile). Il ragazzo aveva un padre stupido. Ma era sempre un padre. Aveva ragione ad arrabbiarsi, ma quelli erano sempre e comunque i suoi genitori. Poteva perdonarli.

Incredibile, il messaggio dell'ultima scena del film e degli ultimi capitoli del libro lo aveva intuito!

Vi rivelo che ultimamente ho un rifiuto psicologico per i cimiteri. Perché mia nonna in realtà non penso sia lì. Cioè, sotto terra ci sono ormai quattro ossa. Ma lei è ovunque io sono. E' una presenza discreta e invisibile quando cammino da sola in cerca di pace, per rielaborare i miei pensieri. C'è quando sono in auto (il posto accanto al mio di guida è, in questo periodo, spesso fisicamente vuoto ma lei ci si metteva quando era viva). C'è stata all'inizio e alla fine di ogni mattinata scolastica: era nel sole alto, era nell'alba rosea che saluta l'azzurro del cielo e le vette innevate, era nella brezza, a dirmi: "Non arrenderti mai". 

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STRUTTURE NARRATIVE DEL ROMANZO ITALIANO DEL SEICENTO:

Con uno stato d'animo di commozione, ma lo faccio.  Scusate. In caso, se nei prossimi giorni mi accorgo di qualche frase o passaggio poco chiari in questo primo post di questa serie, mi riscatto la prossima settimana con un breve riassunto prima di proseguire.

-Chi di voi ricorda i principali autori e le principali opere della letteratura italiana del Cinquecento?

Il romanzo è il naturale sviluppo del genere epico- cavalleresco. Le principali opere della nostra tradizione, scritte e pubblicate nel XVI° secolo sono l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Il primo è un poema epico cavalleresco, il secondo un poema storico-religioso. Entrambi però, dettaglio non irrilevante, sono poemi in ottave.

Ad ogni modo, dopo il tramonto del Rinascimento, si avverte il bisogno di creare e diffondere un genere d'intrattenimento. Per questo si passa dalla metrica delle ottave alla discorsività della prosa, più idonea al livello culturale e ai gusti della ricca borghesia e dei commercianti.

So che siete abituati a pensare che il primo romanzo italiano sia Le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo. In realtà non è proprio così.

I temi dei primissimi romanzi, scritti e diffusi soltanto a livello regionale, del Seicento erano: tematiche d'avventura, tematiche erotico-galanti e argomenti biblici.

La struttura narrativa più frequente, ad ogni modo, era questa: il giovane protagonista deve superare una serie di ostacoli per conquistare l'oggetto del desiderio. L'unico esempio calzante per voi lettori è senza dubbio un romanzo di area ligure pubblicato nel 1653 e intitolato Il Calloandro fedele di Giovan Ambrosio Marini. L'ambientazione è a Costantinopoli e i due giovani amanti, Calloandro e Leonilda, sono ostacolati dalle famiglie rivali tra loro. Sono perfetti coetanei, nati lo stesso giorno e lo stesso anno.

Non vi cambia la vita il conoscere o meno Il Calloandro fedele, comunque è stato il mio primo esame magistrale (dato con 37,5°) e unica esaminanda passata con 30. Quel che vi sto proponendo in queste settimane è una sintesi delle tappe e delle opere fondamentali.

IL SETTECENTO E IL NEOCLASSICISMO:

Ricordiamo che l'Italia non era ancora unita, bensì divisa in molti stati. In questo secolo avviene il passaggio dall'egemonia spagnola a quella austriaca, con la pace di Utrecht (1713).


Cesare Beccaria e Alessandro Verri sono attratti dalle teorie illuministe che valorizzano la luce della ragione umana contro le tenebre dell'ignoranza. 

Il Settecento è anche il secolo del neoclassicismo, in cui scultori e pittori per primi riscoprono e imitano il mondo antico, in seguito alla diffusione delle scoperte archeologiche di Schliemann.

A Milano c'è per l'appunto Alessandro Verri, intellettuale di sensibilità neoclassica. Vorrei menzionare due romanzi che richiamano al mondo antico: prima di tutto Le avventure di Saffo, poetessa di Mitilene, in cui si racconta dell'amore infelice per il traghettatore Faone, sullo sfondo della solarità dei paesaggi mediterranei.

Le notti romane invece riguarda alcune figure vissute nell'antichità, guidate da Cicerone, che escono tutte le notti dai loro sepolcri per rimpiangere l'epoca della Roma pagana, in particolar modo, l'età repubblicana, visto che durante i secoli imperiali sono aumentate la corruzione e l'immoralità.


LE EDIZIONI DELL'ORTIS DI FOSCOLO:

Ci sono tre edizioni delle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo: i ruoli dei personaggi variano tra l'altro in modo significativo tra queste tre. La prima è del 1798. Qui Odoardo, il fidanzato ufficiale di Teresa, è un pittore molto sensibile e amante della bellezza della natura. La politica e le vicende storiche del periodo acquisiscono un ruolo marginale. Nella prima edizione inoltre Teresa è vedova e Isabella (Isabellina) è sua figlia.

Nelle edizioni del 1802 e del 1816 invece Odoardo è molto razionale, non è amato da Teresa (e infatti è suo padre che lo ha scelto per lei). Isabellina diventa la sorella minore di Teresa, emblema della purezza e della spontaneità dell'infanzia. In queste due ultime edizioni c'è l'amore parossistico di Jacopo Ortis per Teresa (che rasenta il ridicolo, come in un passaggio che ricordo e che cito indirettamente: Eravamo a tavola per il pranzo, ad un tratto mi ha sfiorato il braccio e a me pareva un tocco celestiale) è evidente inoltre il dissidio cuore/ragione, il tema di una patria e di una terra contesa tra Francesi e Austriaci.

Foscolo, ad ogni modo, è già un pre-romantico. Se nel neoclassicismo il sentimento dev'essere guidato dalla ragione, in questo romanzo epistolare di Foscolo c'è l'esasperazione del sentimento e l'esaltazione dell'individualità. Le idee politiche di Foscolo erano inoltre influenzate dal Conciliatore, rivista milanese con orientamenti favorevoli all'Indipendenza del regno Lombardo-Veneto da Vienna.

Infine, preciso che, in tutte e tre le edizioni, di carattere epistolare, Foscolo scrive all'amico Lorenzo Alderani.

MANZONI E LA NARRAZIONE ONNISCIENTE:

Onnisciente. Da omnia + scio= so tutto. Un narratore del genere conosce a fondo la psicologia dei personaggi, inserisce giudizi, commenti, alcune anticipazioni. E utilizza la terza persona.


Nel 1827 muore Foscolo all'estero e Manzoni fa pubblicare I Promessi Sposi. 

 Chiaro, poi c'è anche l'edizione Quarantana. Si tratta di un romanzo ambientato tra il 1628 e il 1630, anni foschi caratterizzati da: gride (le leggi dell'epoca) roboanti, aristocratici prepotenti, dominio spagnolo della parte settentrionale della nostra penisola, peste, superstizione.

Il vero storico è il cardine di quest'opera, permeato da tenacia morale: l'essere umano ha la possibilità di riscattarsi di fronte al male di vivere, ogni giorno, con le proprie scelte e confidando in Dio. Manzoni in effetti non confida soltanto nella consolazione degli oppressi nell'aldilà. Per l'autore la Provvidenza è imperscrutabile e lascia il segno nella responsabilità individuale. L'unico che non nomina mai invano la Provvidenza è proprio il narratore, che rifiuta il ricorso strumentale ad una Provvidenza tranquillizzante, presente invece ad esempio nel semplicismo religioso sia di Renzo che di Lucia. I personaggi di questo romanzo a sfondo storico sono alle prese con le sfide e con le incognite della vita che ostacolano i loro desideri.

Cito l'autore stesso che sosteneva: Ogni finzione che mostri l'uomo in riposo morale è dissimile dal vero.

I Promessi Sposi è indubbiamente anche un romanzo di prepotenze e di violenza: c'è la violenza dei Bravi di Don Rodrigo, quella di Don Abbondio che, durante il colloquio con Renzo, inizia a parlare in latino per giustificare "gli impedimenti" al matrimonio, la violenza del Principe Padre che decide la vita della figlia, che deve piegarsi alla sua volontà, la voglia di vendetta di Renzo contro Don Rodrigo. C'è anche la violenza cinica di Azzecca-Garbugli, servo del potere.

C'è inoltre un inserto seicentesco di un anonimo autore barocco, quel che inizia con: La storia si può deffinire una guerra illustre contro il tempo

A cosa serve? A condannare l'epoca barocca! A condannarlo dal punto di vista linguistico: lo stile è declamatorio, ci sono doppie inutili (deffinire, malvaggità), "u" alla latina (gli anni fatti cadaueri), periodi lunghi, termini obsoleti già per l'Ottocento. Tuttavia Alessandro Manzoni condanna anche il fatalismo degli intellettuali barocchi e la loro grande paura verso l'occasionalità dei mali del mondo. Lo scartafaccio dell'anonimo del Seicento è dunque un monito anche a noi oltre che ai suoi contemporanei, è un richiamo al senso critico e all'intelligenza.

FEDE E BELLEZZA DI TOMMASEO:

Per oggi concluderei con gli anni '40 del XIX° secolo. Quest'opera è un mix tra diario e lettere. Anzi, così la definisce Gino Tellini, autore del mio libro di testo per l'esame: non è propriamente un romanzo di costume contemporaneo ma un romanzo d'analisi interiore.

Fede e Bellezza è coetaneo dell'ultima edizione dei Promessi Sposi, eppure, si distanzia notevolmente da quest'ultimo.

Il primo capitolo è imperniato di memorie, con Maria e il suo vissuto, riferito da lei stessa in prima persona. Nel secondo capitolo subentra invece il diario di Giovanni.

Memorialistica e diario, dunque. Entrambi corrispondono alle differenti indoli di Maria e Giovanni: più genuina, più matura e più sincera la personalità di Maria,  più intellettualistica e più fragile quella di Giovanni.

Nei capitoli 3, 4, 5 si intervallano le lettere tra i due. Ci si distanzia notevolmente dalla stile di Foscolo comunque.

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Mi fermerei qui, visto che nella Seconda metà dell'Ottocento c'è un pezzo grosso da trattare: Giovanni Verga. E anche la nascita della letteratura per ragazzi.


20 maggio 2022

23 maggio 2022: Giornata della legalità

 23 maggio 1992

Fra pochi giorni ricorre il trentesimo anniversario della strage di Capaci: alla fine della primavera 1992 la mafia aveva ucciso, con una bomba, sia Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, sia i loro agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Gli attentatori avevano fatto esplodere un tratto dell'autostrada A-29.

Così la signora Maria Falcone ricorda il fratello:

Era un uomo riservato, con una religione del dovere che portò avanti per tutta la vita... Aveva un grande rispetto per lo Stato e per le istituzioni democratiche.



23 maggio 2022- Giornata della legalità!

Con qualche giorno di anticipo, colgo l'occasione per presentarvi una recensione di un romanzo di Leonardo Sciascia, intitolato Il giorno della civetta. Si tratta del primo libro di letteratura italiana sulla mafia in Sicilia, pubblicato nel 1961.

Verso la fine del post farò un accenno anche a un romanzo poliziesco contemporaneo particolarmente intrigante. Mi riferisco, e questo già mi sento di anticiparlo, a Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio.

IL GIORNO DELLA CIVETTA

1. BREVE RIFLESSIONE SUL TITOLO:

Partiamo proprio dalle principali caratteristiche dell'animale menzionato.

La civetta è un uccello rapace e carnivoro che risiede soprattutto nel continente europeo, in Asia e in Nord Africa. Evita, pensate un po', le zone montane visto che la neve invernale le renderebbe difficoltoso il rifornimento di cibo. 

Nell'Antica Grecia la civetta era simbolo di saggezza e la dea Atena veniva di solito rappresentata con una civetta sulla spalla. 

Questo animale viene ricondotto anche al mio numero di personalità.

E con tutto ciò, per quale oscuro motivo il giorno dell'assassinio di Salvatore Colasberna viene detto "giorno della civetta"?

La civetta è un animale notturno e cattura le sue prede (rettili e piccoli mammiferi) soprattutto di notte. Negli anni '40 e '50 la mafia commetteva delitti soltanto di notte e agiva in segreto. Ma le prime due pagine di questo libro sono ambientate all'alba, in Piazza Garibaldi a Palermo. Ed è qui e in questo momento che Colasberna, imprenditore edile, viene ucciso, mentre sale su un autobus:

L'autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell'alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell'autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante e ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l'autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L'ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza colse l'uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all'autista- un momento- e aprì lo sportello mentre l'autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l'uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.

Credo sia bene riferirvi anche che Sciascia conosceva bene e aveva ben presente l'Enrico IV° di Shakespeare, dove si dice a un certo punto: come la civetta/quando di giorno compare. 

2. QUESTO ROMANZO E' VEROSIMILE MA NON VERO:

Salvatore Colasberna non è mai esistito. Eppure, Sciascia trae spunto dall'omicidio di Accursio Miraglia, sindacalista assassinato a Sciacca dopo le 22 del 4 gennaio 1947 ad opera di Cosa Nostra.


Da giovane Miraglia era stato commerciante di ferro e metalli e segretario della Camera del Lavoro a Sciacca. Gli stava molto a cuore la giustizia sociale.

Molto importante è ricordare però la fondazione, da parte di questo sindacalista, della Madre Terra, cooperativa che destinava i terreni incolti dei latifondisti ai contadini, riuscendo quindi a creare un'occasione preziosa di solidarietà tra lavoratori.

Purtroppo le indagini sull'assassinio di Accursio Miraglia non hanno portato ad alcuna condanna per i mandanti e gli esecutori; ad ogni modo, è facilmente intuibile il coinvolgimento di Cosa Nostra.

3. RIASSUNTO DEI CONTENUTI DELL'OPERA:

Ecco a voi la sfilza dei cognomi e dei soprannomi strani... o almeno, lo penso e lo scrivo io nella mia ottica da polentona dal forte accento veronese.  

Le indagini sulla morte, improvvisa e violenta, di Salvatore Colasberna, vengono affidate al capitano Bellodi, ex partigiano e originario di Parma; per questo motivo viene infatti definito dai palermitani un "continentale". Al capitano inoltre non va affatto a genio il clima di omertà del capoluogo siciliano.

Intanto a Roma, un personaggio politico chiede ad un esponente della DC (Democrazia Cristiana) di far trasferire Bellodi, dal momento che viene considerato un carabiniere "problematico" e ostinato nel combattere la mafia. Ben presto comprende che Calogero Dibella non si era mai adattato al sistema di potere della mafia.

Grazie ad alcune rivelazioni che gli vengono fatte da Calogero Dibella (soprannominato Parrinieddu), connivente con la mafia ma al contempo collaboratore delle forze dell'ordine, Bellodi riesce a rintracciare Rosario Pizzuco, il possibile mandante dell'omicidio. 

Tuttavia, aiutato dal maresciallo, il capitano convoca in caserma Diego Marchìca (detto Zicchinetta), il probabile responsabile del rapimento e dell'omicidio di Paolo Nicolosi, contadino "colpevole" soltanto di aver riconosciuto l'omicida di Colasberna.

Marchìca è stato mandante ed esecutore di più omicidi, ma sempre scagionato per... insufficienza di prove.

Calogero Dibella viene assassinato e il capitano Bellodi fa arrestare Rosario Pizzuco  con Don Mariano Arena, mafioso legato tra l'altro ad alcuni esponenti della politica italiana. 

Gli interrogatori di Pizzuco e di Don Mariano si rivelano praticamente inutili: Bellodi non ne *cava un ragno dal buco.

Avvilito, il capitano chiede una licenza di un mese e ritorna a Parma. Nel frattempo, tutto il suo lavoro viene distrutto da un alibi falso che viene trovato per Diego Marchìca. E da qui, anche le accuse per Rosario Pizzuco e Don Mariano decadono. 

E chi viene accusato per l'assassinio di Paolo Nicolosi? L'amante della moglie di Paolo! Quindi si nega perfino il carattere mafioso dei due omicidi sui quali Bellodi stava indagando.

4. IL TEMA DELL'OMERTA':

All'interno di questo romanzo è molto evidente, sin dal primo capitolo. Sopra ho riportato il passo in cui avviene l'uccisione di Salvatore Colasberna. Ma subito dopo, cosa succede? 

Le citazioni dimostrano in maniera perfetta la drammatica presenza di atteggiamenti omertosi.

Ecco a voi alcuni spezzoni significativi:

Il bigliettaio guardava il morto e poi i viaggiatori. (...)

-Chi è?- domandò il bigliettaio indicando il morto. Nessuno rispose. (...)

Vennero i carabinieri, il maresciallo nero di barba e di sonno. L'apparire dei carabinieri squillò come allarme nel letargo dei viaggiatori; e dietro al bigliettaio, dall'altro sportello che l'autista aveva lasciato aperto, cominciarono a scendere. In apparente indolenza (...) si allontanavano verso i margini della piazza e, dopo un'ultimo sguardo, svicolavano. (...)

-E che- domandò il maresciallo all'autista -non viaggiava nessuno oggi?

-Qualcuno c'era- rispose l'autista con faccia smemorata.

-Qualcuno- disse il maresciallo- vuol dire quattro cinque sei persone: io non ho mai visto questo autobus partire che ci fosse un solo posto vuoto.

-Non so- disse l'autista- (...) mi pagano per guardare la strada. 

Il maresciallo (...) si voltò inferocito verso il bigliettaio: tu stacchi i biglietti, prendi i soldi, dài il  resto: conti le persone e le guardi in faccia... E se non vuoi che te ne faccia ricordare in camera di sicurezza, devi dirmi subito chi c'era sull'autobus, almeno dieci nomi devi dirmeli...

(...)

-Non mi ricordo- disse il bigliettaio- sull'anima di mia madre, non mi ricordo; in questo momento di niente mi ricordo, mi pare che sto sognando.

-Ti sveglio io, ti sveglio- s'infuriò il maresciallo- con un paio d'anni di galera ti sveglio...

Poco dopo viene fermato il panellaro...

- (...) tu stamattina, come al solito, sei venuto a vendere panelle qui: il primo autobus per Palermo, come al solito...

-Ho la licenza- disse il panellaro.

-Lo so- disse il maresciallo alzando al cielo occhi che invocavano pazienza- lo so e non me ne importa della licenza; voglio sapere una cosa sola, me la dici e ti lascio subito andare a vendere le panelle ai ragazzi: chi ha sparato?

-Perché- domandò il panellaro, meravigliato e curioso- hanno sparato?

Devo dirvi la verità, i carabinieri sono una categoria che mi fa soggezione ma a volte mi viene spontaneo pensare: Poveri loro! 

Questo è proprio un lavoro che non sceglierei mai (e infatti sono portata per altro), aver a che fare quotidianamente con delinquenza e denunce. (Tutto ciò comporta anche rischi).

5. L'UMANITA' SECONDO DON MARIANO:

Ci sono altri passaggi del libro che mi hanno colpita e che vorrei riportare prima di passare, rapidamente, ad un suggerimento di lettura per voi e per l'estate 2022.

C'è un punto, nell'interrogatorio di Don Mariano, che mi ha fatto riflettere. Quando il mafioso dice al capitano Bellodi:

Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi,i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... (...)

(I Quaquaraquà) dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre...

Vi traduco io questa singolare classifica:

uomini= forti e giusti

mezz'uomini= abbastanza fragili e insicuri

ominicchi= mediocri e infantili

pigliainculo= scaricano sugli altri le proprie responsabilità

quaquaraquà= gli inetti... 

Le ultime tre categorie, purtroppo mi tocca essere d'accordo con un mafioso, comprendono la maggior parte delle persone esistenti in Italia!

Altro spezzone, opportuno da ricopiare in questo paragrafo, che riporta una parte di dialogo serrato tra Don Mariano e Bellodi:

-Certi suoi amici dicono che lei è religiosissimo.

-Vado in chiesa, mando denaro agli orfanotrofi...

-Crede che basti?

-Certo che basta: la Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio.

-Non ha mai letto il Vangelo?

-Lo sento leggere ogni domenica.

-Che gliene pare?

-Belle parole: la Chiesa è tutta una bellezza.

-Per lei, vedo, la bellezza non ha niente a che fare con la verità.

-La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c'è più né il sole né la luna, c'è la verità.

Don Mariano dice: la Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio. E non è ipocrisia questa? Tra l'altro, è la stessa ipocrisia di molti preti che o non si dimostrano coerenti con i doveri che comporta la loro vocazione o si dimostrano incredibilmente superficiali, anzi, come direbbe Dante Alighieri, "ignavi", nel senso che non prendono posizioni, nel senso che non vogliono dare una regolata a che fa servizi in parrocchia per puro esibizionismo e per bisogno di riconoscimento. Servizio per dedizione ed entusiasmo o servizio per mettersi in mostra... per loro cosa cambia?! Tutti "fanno comodo" per mandare avanti la baracca, soprattutto certi burattini bugiardi e ruffiani. Questa è la verità. La verità rende liberi. 

-Per lei, vedo, la bellezza non ha niente a che fare con la verità. 

Ma è davvero così secondo voi?

Verità... ἀλήθεια, ovvero, ἀ–λήθεια, "non nascosto". Il mito ri-vela la verità, la racconta in modo poetico, includendo elementi fantastici. Al contrario del discorso filosofico, ovvero il λόγος, il mito non può essere dimostrato con le argomentazioni.

La filosofia s-vela la verità. Il termine λόγος corrisponde all'ebraico דבר, "davar".

6. UNA MUTEVOLE VERITA'- G. CAROFIGLIO:

In un coinvolgente racconto lungo poco più di 100 pagine che ho letto in un giorno lo scorso mese, Una mutevole verità racconta le indagini del maresciallo Pietro Fenoglio sull'assassinio di Fraddosio Sabino, pornomane e usuraio. 

L'assassina, ragazza studentessa-lavoratrice, lo ha ucciso provocata dalle avances ed è stata aiutata dal fidanzato Nicola a coprire le prove, le tracce e l'arma del delitto, un coltello in questo caso.

Come il romanzo di Sciascia, Una mutevole verità è ambientato in Italia meridionale (in Puglia però, non in Sicilia) ma non è un poliziesco sulla mafia. 


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A Sommacampagna stamattina è accaduta una cosa molto importante: c'è stata la visita del nostro Presidente del Consiglio, quasi inaspettata, con breve preavviso! E' entrato in quella scuola media nella quale sono stata alunna anch'io (sono uscita da lì con 9).

Questa parte terminale del mio post non arriverà mai né all'onorevole Mario Draghi né ad alcun ministro. Certo, scrivo dal 2010, il mio blog è famoso a livello nazionale, mi scrivono in privato alcuni insegnanti delle scuole secondarie, l'indirizzo di questo sito internet, gestito unicamente da me da quasi 12 anni ormai, è arrivato anche ad alcuni docenti universitari di città italiane importanti (Roma, Torino, Firenze). Però avrei comunque alcune frasi da indirizzare al nostro Presidente. Non una lettera vera e propria, per quella ci hanno già pensato alcuni allievi della seconda media del mio paese.

Grazie, esimio Presidente del Consiglio.

Grazie infinite per la Sua notevole sensibilità, grazie per aver dato tempo e importanza ai pensieri e alle domande, semplici e al contempo profonde, dei ragazzi. Sicuramente la mattinata del 20 maggio 2022 rimarrà un ricordo indelebile per tutti loro.

Sono una semplice laureata in Linguistica Italiana. Ma sono al primo anno di insegnamento e mi sento portata per questa professione, soprattutto per un contatto quasi quotidiano con i pre-adolescenti. Lo sento dal momento che, in questi quattro mesi di insegnamento, sono riuscita ad entrare in empatia con gli alunni più deboli che hanno apprezzato non solo e non tanto la qualità degli argomenti che ho trattato ma... le mie doti umane. Lo sa cosa mi ha detto un ragazzino di prima media che sta affrontando un momento non facile? 

"Durante le sue ore, prof., sento di valere qualcosa. Lei mi guarda in faccia quando mi parla, per lei anch'io sono importante". 

Da brividi!

Ammetto, con alcune classi, di aver avuto dei problemi di disciplina. Eppure, anche lì penso di aver lasciato il segno. Bambini e ragazzini lo capiscono quando una nuova insegnante si impegna e dà l'anima, gli adulti, o meglio, le adulte no. Soprattutto in una delle quattro scuole in cui sono stata, le adulte sono state molto cieche nei miei confronti. Mi hanno odiata per l'entusiasmo che ci mettevo, per la mia passione educativa. C'è il veleno dell'invidia nell'ambiente scolastico. Non tutte le insegnanti svolgono il loro lavoro per passione.

Lei ha raccomandato ai nostri ragazzi di pensare al futuro con ottimismo. Per quel che mi riguarda, ammetto che l'ottimismo non è il mio forte; eppure, sin dall'adolescenza, mi sono sempre sforzata di vedere il futuro come pieno di possibilità e di opportunità.

Ho trascorso tutto il periodo universitario studiando (e pensando!) con passione, idealizzando alcuni soggetti della componente maschile per un aspetto fisico o per una particolarità del loro carattere, svolgendo varie attività di volontariato stando vicina ai minori e ai loro drammi, senza mai trascurare il contatto con le meraviglie della natura. E ogni anno sentivo che la mia crescita psicologica progrediva, ogni anno sentivo che facevo un piccolo passo avanti. 

Fino al 2021, anno in cui ho dovuto affrontare una serie di difficoltà che mi hanno un po' cambiata: ora mi sento più assertiva, mi esprimo in modo più diretto, non ho paura di litigare, per difendere le mie idee e le mie scelte ho alzato la voce qualche volta anche con una collega opportunista e con un'altra gretta e meschina.

A febbraio ho iniziato a frequentare laboratori di socio-politica promossi dal nostro centro pastorale. L'ho ritenuta, e la ritengo tuttora, un'ottima occasione di formazione. Siamo tutti giovani tra i 24 e i 32 anni e, durante questi incontri, non soltanto abbiamo riflettuto, con l'aiuto di studiosi e di religiosi dotati di sale in zucca, su cosa significhi essere cristiani e al contempo impegnarsi in ambito civile ma ci siamo soffermati sulle sfide del nuovo millennio: emergenza climatica, emergenza migranti, sviluppi della robotica, crisi della globalizzazione.

Le ore e le occasioni dedicate ad alcuni dibattiti politici di ambito comunale  nei quali dovevamo assumere le parti o di un sindaco o degli assessori o dell'opposizione ci hanno costretti a confrontarci e... proprio questi ci hanno permesso di comprendere le qualità e le risorse di chi ci sta accanto, proprio attraverso quei fittizi dibattiti politici abbiamo iniziato ad instaurare belle amicizie e, soprattutto, sincere.

Questo è un periodo in cui mi sento "centrata". Anche a livello di relazioni. Finalmente!

Ho scoperto un'inclinazione lavorativa e... credo che non ci sia nulla di più dolce al mondo del desiderare la realizzazione, sotto tutti i punti di vista, di qualcuno che non sto idealizzando, visto che lo accetterei, con tutti i suoi difetti. Anche se questo qualcuno non sa che cosa provo. Ma non importa, io per la prima volta provo qualcosa di vero e di disinteressato... Magari la sua felicità è lontana da me e a me va benone comunque.

Io ritengo che dopo la pandemia e dopo la guerra in Ucraina il futuro avrà i colori di un arcobaleno stagliato in un cielo plumbeo, i profumi dei fiori in aprile, i suoni di tutti qui pianoforti e violini che hanno riprodotto un brano incantevole di Ludovico Einaudi intitolato "Divenire".

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Programma blog dal 27 maggio al 10 giugno: pubblicherò quattro puntate sulla storia del romanzo italiano, esame a causa del quale, nell'autunno 2019, mi dimenticavo spesso di pranzare. Mi appassionava troppo.

* periodo 10-16 luglio= non ci sono per nessuno, nemmeno per voi lettori. Sono in servizio ad un campo estivo per ragazzi di prima e seconda media.



14 maggio 2022

Le stampe giapponesi:

Prima di descriverne alcune è opportuno ricordare sia il contesto storico che ha comportato la loro nascita sia le fasi del procedimento della stampa xilografica.

A- CONTESTO STORICO:


All'inizio del XVII° secolo, dopo un lungo periodo di guerre civili che, in tutto l'arcipelago giapponese, hanno causato l'indebolimento della casta dei samurai, membri della casta militare del Giappone feudale, si sviluppano i commerci e l'assetto sociale cambia in modo significativo. 

La borghesia è l'unica classe sociale che esce arricchita da queste guerre, mentre i samurai impoveriti diventano cultori dell'arte. Al di là dei traffici commerciali, i borghesi non vogliono rinunciare ad ampliare i loro orizzonti culturali: per questo decidono di favorire attori, poeti e pittori. 

Nasce quindi un'alleanza tra mercanti e samurai che favorisce la progettazione in particolar modo delle scuole di pittura. 

La più importante è la scuola di Ukiyo-e: tradotto in italiano, "ukiyo" significa "ricerca di ciò che è piacevole", mentre "e" vuol dire "pittura".

Se, prima del Seicento, la pittura giapponese raffigurava soltanto i soggetti religiosi riferiti al Buddhismo e i ritratti dei priori dei monasteri buddhisti, ora invece vengono rappresentati, nei dipinti e nelle stampe xilografiche, ambienti interni, figure umane, soprattutto femminili, e pitture di paesaggi. Le opere appartenenti alla scuola di Ukiyo-e mettono in risalto con molto realismo gli aspetti della vita quotidiana borghese.

Mi fermo per qualche minuto prima di passare ai procedimenti adottati per realizzare le stampe xilografiche, chiedendovi: notate qualche somiglianza della storia giapponese con la storia europea? Che cosa raffigurava l'arte italiana nel Medioevo?

Il feudalesimo in Europa occidentale è sorto dopo la morte di Carlo Magno: è un sistema non facilissimo da spiegare a dei ragazzini tra gli 11 e i 12 anni, comunque comporta giuramenti di fedeltà tra il signore e i vassalli. Il signore affida ad un vassallo un feudo (territorio), gli dà autorità sugli abitanti del feudo e gli conferisce poteri militari e amministrativi (tasse).

Per tutto il Medioevo, la pittura e la scultura italiana si sono concentrate su soggetti biblici. A partire dal Rinascimento si fanno strada anche l'attenzione per il paesaggio (Giorgione, Tiziano Vecellio, Leonardo Da Vinci) e per i soggetti mitologici (Botticelli, "Nascita di Venere" e "La primavera").

B- PROCEDIMENTO PER LA REALIZZAZIONE DELLE STAMPE XILOGRAFICHE:

Le stampe giapponesi erano frutto della collaborazione fra pittore, incisore e stampatore.

Il pittore eseguiva il disegno con i pennelli su carte sottili incollate su tavole di legno. Sebbene i primi dipinti delle stampe giapponesi fossero in bianco e nero, in seguito sono state ravvivate con qualche tocco di colore di origine vegetale.

L'incisore delimitava i contorni con coltelli particolarmente appuntiti ed eliminava il legno superfluo.

Infine, lo stampatore lavorava con l'aiuto di un torchio.

C- ALCUNE STAMPE:

Preciso che queste sono immagini scannerizzate. Risulta molto difficile trovarle online.

La prima opera che vi propongo è il Quartiere dei piaceri Yoshiwara di Edo, attuale Tokyo.

L'autore è Ishikawa Moronobu che, per conferire volume e tridimensionalità alle sue figure umane, ricorreva ad un tratto di pennello molto marcato.

La stampa raffigura alcune donne in un ambiente interno realizzato, tra l'altro, nel rispetto delle regole della prospettiva. I contorni risultano molto marcati ed evidenziano sia la rotondità dei volti, sia le pieghe dei kimono, decorati con motivi geometrici. Le acconciature delle donne, che hanno tutte i capelli di un colore nero intenso, sono tutte uguali e quindi tutte rialzate in cime con un nastro.

Il colore più evidente è il verde e lo si trova sia nel kimono della donna in primo piano sia nello sfondo del paesaggio montano.

La stampa è del 1680.

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Questo invece è Donna con ventaglio di Kitagawa Utamero. Siamo nel 1760.


Su sfondo neutro viene raffigurata una cortigiana dall'acconciatura ordinata, dalle sopracciglia e dagli occhi sottili e con un'espressione piuttosto sensuale. 

Le decorazioni del ventaglio a forma rotonda risultano piuttosto stilizzate: si tratta di piccoli soli inscritti in rombi dagli angoli un po' arrotondati.

Le decorazioni del kimono risultano molto dettagliate.

Utamero non è l'unico a raffigurare cortigiane a mezzo busto. Gli artisti giapponesi, tra Seicento e Ottocento, raffiguravano abbastanza di frequente donne in genere in giovane età, eleganti e o sensuali o malinconiche. Si cerca quindi di non trascurare le situazioni psicologiche.

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Un'altra stampa realizzata in pieno Settecento è questa, di Okumura Masanobu che è stato anche illustratore di libri di haiku. 


Masanobu è l'inventore della tecnica urushi-e che consentiva di ottenere delle tonalità di nero lucido, simile alla lacca, attraverso la mescolanza di pigmenti con colle d'origine animale. Questo artista inoltre preferisce i colori tenui, come il giallo, il rosa e l'azzurro chiaro, anche se non esclude il ricorso al rosso o al blu o al verde muschio.

Anche qui lo sfondo risulta neutro. Ci sono due donne. Soprattutto per quanto riguarda la giovane vestita di giallo possiamo affermare che il kimono, decorato con motivi geometrici esagonali, è aderente al corpo. Entrambe le donne risultano malinconiche, soprattutto, questo stato d'animo è facile intuirlo per la cortigiana vestita di bianco. Molto elaborate risultano le ali di farfalle sul kimono bianco.

Come mai buona parte delle figure femminili risultano malinconiche? Per la vita borghese, piuttosto agiata ma monotona? Oppure per incomprensioni con i loro amati o con le loro famiglie?

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Passiamo infine a qualche stampa xilografica relativa ai paesaggi...


Questa è una xilografia che si intotola Una notte di pioggia a Karasaky, di Ando Hiroshige. Piove ed è estate. Su una penisola in riva al mare viene rappresentato un pino particolarmente folto che sembra l'ombra di un fantasma. Al di là delle vele delle imbarcazioni e dei tetti delle case, non si nota alcuna presenza umana. 

Verso il XIX° secolo infatti, momento storico in cui il Giappone viene a contatto con i mercati europei. I giapponesi svilupano le loro reti stradali e iniziano a conoscere, pochi decenni dopo, la fotografia e i colori chimici. Per questo la stampa xilografica inizia ad entrare in declino preferendo, ai volti umani e agli ambienti interni, i paesaggi naturali.

Hiroshige adotta spesso formati verticali anziché orizzontali e, nelle sue stampe, è sempre presente l'acqua (non per nulla era soprannominato "Hiroshige il blu").

In questa stampa invece, al chiaro di una luna piena, vediamo i ciliegi in fiore, una campagna, in cui il verde si mescola al grigio, attraversata dalle acque di un fiume e una montagna sullo sfondo.

Hiroshige sa essere poetico.


Vi lascio infine con queste onde del mare particolarmente spumose che abbracciano, fino a travolgerli, degli alti scogli, mentre sullo sfondo volano dei piccoli gabbiani un po' stilizzati. E' possibile che Hiroshige abbia voluto rappresentare il momento del crepuscolo (lo deduco dalla luce rosea all'orizzonte).

6 maggio 2022

"Senilità", I. Svevo: riassunti contenuti e analisi linguistica

Non vedo pagine dedicate ai tre romanzi, o comunque ad uno dei tre ("Una vita", "Senilità", "La coscienza di Zeno"), di Italo Svevo sul libro di testo dei miei attuali allievi di una terza media. D'altra parte ritengo Svevo difficile per i ragazzi di quest'età.

Avete intuito bene: non appena ho terminato i sette giorni di lavoro a Pastrengo mi hanno offerto quasi due settimane di lavoro in una secondaria di primo grado. Ho una prima e una terza (comprensibilmente stanca ma per niente male!): in prima stamattina non si muovevano neanche mentre facevo loro ripassare le caratteristiche del testo poetico e mentre ho riassunto, a tappe, la storia della poesia italiana, per far capire loro che non sempre ci sono rime nei componimenti poetici ma, a partire dal Novecento, divengono frequenti i versi sciolti.

Ad ogni modo pensavo di organizzare il post su Senilità di Italo Svevo in questo modo: una prima parte in cui illustro i contenuti del libro e svolgo anche alcune riflessioni sui personaggi principali e una seconda parte invece in cui mi dedico all'analisi di alcuni fenomeni linguistici contestualizzati nella fase storica dell'italiano del primo Novecento.

A. CONTENUTI DEL ROMANZO:

Centrale, in Senilità, è la relazione, insulsa e inconcludente, tra Emilio Brentani, borghese trentacinquenne, e Angiolina, giovane frivola, insincera e di modeste condizioni.

Emilio nutre delle ambizioni letterarie ma, come specifica Svevo, egli ha due carriere; quella di impiegato e quella di letterato. Nonostante ciò, la carriera di letterato, all'infuori di una reputazioncella- soddisfazione di vanità più che di ambizione- non gli rendeva nulla.

Emilio Brentani è incapace di veri sentimenti verso una donna e in più passaggi, all'interno del romanzo, risulta chiaro che è in cerca di avventure, non certo di una relazione stabile e seria.  Si può affermare che Emilio "crei" Angiolina, dal momento che la soprannomina "Ange" alla francese, scambia la leggerezza della ragazza per ingenuità e ne sublima in modo abbastanza ridicolo le qualità fisiche. Il protagonista vuole possedere la donna che frequenta ma non amarla!

Significativo, a mio avviso, è un periodo, ancora all'inizio del romanzo, in cui l'autore dice a proposito del suo protagonista:

A trentacinque anni si ritrovava nell'anima la brama insoddisfatta di piaceri e di amore, e già l'amarezza di non averne goduto, e nel cervello una grande paura di se stesso e della debolezza del proprio carattere, invero piuttosto sospettata che saputa per esperienza.

Cari miei, Emilio rifiuta uno strumento prezioso per comprendere se stesso: l'introspezione. Indossa una maschera che gli fa comodo: gli risulta più facile credere di essere molto intelligente ed "educatore" di Angiolina, approfittando della sua decina d'anni in più, piuttosto che lavorare sulle sue grandi fragilità. Però io mi chiedo: quanti giovani, anche più di Emilio, nel nostro tempo storico presente, non vivono veramente? Attraverso quali espedienti i giovani non vivono? Per espedienti, e qui già do una risposta a quest'ultima domanda, intendo: il ricorso alle abitudini di: binge drinking, droghe leggere, innumerevoli relazioni sessuali occasionali, vita molto frenetica in cui non c'è praticamente spazio per dialogare e pensare, perché altrimenti si scoprirebbe dentro di sé un vuoto agghiacciante e sconcertante.

Lo pensavo a 21 anni ma sono ancora della stessa idea a 26: in Into the wild ci sono i veri valori di vita. 

L'essenza dello spirito dell'uomo sta nelle nuove esperienze. 

Non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia. Datemi la verità. (=l'amore senza verità non è amore. La fede senza gratuità né autenticità non è fede, è mera ipocrisia. Una giustizia senza la verità è disumana).

La felicità è reale solo se condivisa.

Devo ammettere che con me il 2022 si sta dimostrando piuttosto meritocratico: mi si presentano diversi contratti a tempo determinato, mi si sono presentate occasioni preziose di formazione (iniziative al Cpag, la scuola socio-politica) ed è proprio in questo contesto che mi sto ricostruendo il giro di amici ed esco la sera (non sono sf***** come sostenevano a Bussolengo, anche se da gennaio ho scritto i post quasi sempre o venerdì o sabato, sono comunque uscita diverse volte la sera in questi due giorni).

Angiolina è una persona di dubbia moralità: esce, oltre che con Emilio, con altri uomini in contemporanea e continua a frequentare Emilio pur essendo promessa sposa del sarto Volpini.

Altro personaggio importante è Stefano Balli, amico di Emilio. Stefano è un mediocre scultore di 40 anni dall'indole simile a Brentani: non vuole saperne di relazioni stabili, la sua vita sociale è fatta di avventure con diverse donne e piuttosto spesso si dimostra sprezzante verso gli altri. Un esempio di ciò è quando soprannomina in modo grottesco Angiolina "Giolona".

C'è un passaggio che praticamente definisce Balli un presuntuoso: 

Il Brentani parlava spesso della sua esperienza. Ciò che egli credeva di poter chiamare così era qualche cosa ch'egli aveva succhiato dai libri, una grande diffidenza e un grande disprezzo dei propri simili.

Una figura che mette un'infinita malinconia è Amalia, la sorella di Emilio: si tratta di una trentenne senza ambizioni. Non ha studiato, non lavora, non legge, passa le sue giornate a fare la serva del fratello: gli prepara i pasti, gli stira le camicie, gli pulisce la stanza. Emilio si inalbera in quelle rare volte in cui lei non svolge le faccende. Amalia è pallida, ha sempre mal di testa, sa soltanto tèssere e fare la domestica. Niente amici, niente uomini. Veramente è stata innamorata, ma mai ricambiata, di Stefano Balli.

Considerazione ancor più personale: il personaggio di Emilio Brentani mi ricorda i comportamenti di un ragazzo mio perfetto coetaneo con una ragazza che aveva alcuni anni di meno. Lo conoscevo, era sostanzialmente un amorfo. Senza personalità. Posso avere i miei momenti e i miei periodi di sconforto e di pessimismo. Ma almeno ho una personalità e le mie vicende al liceo e in Facoltà lo dimostrano. Io e questo mio coetaneo non abbiamo mai avuto un gran rapporto anche perché io purtroppo non posso dar fiducia a un bugiardo che in fin dei conti considerava i miei studi una perdita di tempo (tanto non serve a nulla la mia magistrale, no? E' l'anticamera del ricorso alla Caritas. Ottima predizione: infatti per me le cose stanno andando esattamente così). Comunque, a volte con lei si comportava in modo affettuoso come se volesse veramente una relazione (certe volte sembravano una coppia isolati da noi) altre volte invece le stava a debita distanza oppure... incredibile a dirsi, scappava per non subire il corteggiamento insistente di quella che sostanzialmente era, e penso lo sia tuttora, una ragazzina immatura.

Non posso ragionare con certa gente della mia età: a loro manca la sensibilità, la concezione del rispetto dell'altro e anche la cognizione della serietà. 

Grazie 2022, continua così, ti prego. Gli anni precedenti ho sofferto così tanto...

B) ANALISI LINGUISTICA DI "SENILITA' ":

Per me è stato interessante rilevare alcuni fenomeni sintattici e lessicali che testimoniano non soltanto il rapporto di Italo Svevo con la lingua letteraria ma dimostrano anche che le considerazioni svolte sopra a proposito della personalità di Emilio sono attendibili.

B1) TEMPI VERBALI:

Nella narrazione prevalgono l'imperfetto e il passato remoto.

In questo romanzo, il passato remoto viene di solito impiegato per quei verbi che introducono i discorsi diretti, ovvero: disse, osservò, dichiarò, chiese, aggiunse, rispose, salutò.

In quest'opera inoltre, il passato remoto, che è tra l'altro alternato all'imperfetto, ricopre almeno tre funzioni:

- Quando l'autore vuole mettere in evidenza, in alcuni punti, un dettaglio dell'ambiente in cui Emilio e Angiolina si trovano. Questo dettaglio "taglia l'aria", cioè, è un'osservazione da parte dell'autore che non ha nulla a che fare con il contesto di una relazione affettiva immatura, come in questo caso: 

Si fermarono a lungo sul terrazzo di S. Andrea e guardarono verso il mare calmo e colorito nella notte stellata, chiara ma senza luna. 

-Il passato remoto può sottolineare delle azioni e degli eventi, anche questi poco rilevanti per lo sviluppo della storia, che avvengono in un preciso istante vicino ai due personaggi (Emilio e Angiolina)

Nel viale di sotto passò un carro e, nel grande silenzio che li circondava, il rumore delle ruote sul terreno ineguale continuò a giungere fino a loro per lunghissimo tempo.

-L'autore ricorre al passato remoto anche quando Emilio riserva in alcuni momenti, senza che gli appartengano veramente, delle manifestazioni di affetto nei confronti di Angiolina. Ecco a voi le prove:

- (...) volle baciarla.

- (...) le premette lungamente le labbra sulla bocca mentre essa continuava a protestare; ne risultò così un bacio frazionato in mille, adagiato in un alito tiepido.

-Amarono in tutte le vie suburbane di Trieste.

-Si baciavano lungamente (...)

-L'attirò a sé.

E l'imperfetto?! L'imperfetto, talvolta accompagnato o preceduto da un trapassato prossimo, sottolinea le azioni abituali di Emilio e le abitudini mantenute con Angiolina. Imperfetto è praticamente un termine latino da imperfectum, indefinito. Il tempo di Emilio è un tempo indefinito, senza un minimo progetto serio, né lavorativo né sentimentale, caratterizzato da una quotidianità sciatta. Sostanzialmente è un inetto, senza alcuno slancio di entusiasmo. E' colto, è pur sempre un laureato in Lettere, ma è senz'anima e... inerte: per l'appunto, non credo che né l'agire né il concretizzare un desiderio siano il suo forte!

Si tratta di un giovane senile.

Dei due (si parla qui di Emilio e Amalia) era lui l'egoista, il giovane, ella viveva per lui come una madre dimentica di se stessa, ma ciò non impediva a lui di parlarne come di un altro destino importante legato al suo e che pesava sul suo, e così, sentendosi le spalle gravate di tanta responsabilità, egli traversava la vita cauto, lasciando da parte tutti i pericoli ma anche il godimento, la felicità.

In passato egli aveva vagheggiato delle idee socialiste, naturalmente senza mai muovere un dito per attuarle. Come erano lontane da lui quelle idee!

Si trovavano sempre all'aperto.  

Nei dialoghi tra i personaggi predominano invece il presente, il futuro semplice e il passato prossimo. Perché? Il tempo dei personaggi non è il tempo del narratore, come avevo sostenuto nel paragrafo della mia tesi in cui ho analizzato i tempi verbali di "Caro Michele":

Balli a Brentani a proposito di Angiolina: "Me la presenterai e poi giudicheremo."

La madre di Angiolina ad Emilio che si presenta una mattina presso la loro casa: "Angiolina!" (...) "Viene subito".

Emilio ad Angiolina: "So baciare senza far rumore"

B2) LA LINGUA LATINA:

Il latino di tipo ecclesiastico si trova soltanto in tre frasi di pagina 31 per l'Edizione che ho letto io. Come mai? 

Angiolina, non più praticante, storpia il lessico della messa: quando è stanca delle strette e dei baci di Emilio, dice "Ite missa est" e anche "Mea maxima culpa" nei contesti in cui Emilio le rimprovera la scarsa cultura e la superficialità, inscenando atteggiamenti gelosi quando lei esce con altri uomini o ha avuto frequentazioni in passato con altri.

Sempre Angiolina, esclama "libera nos Domine!" quando non vuole che Emilio le parli di un argomento a lei sgradito.

B3) FRASI NOMINALI

Queste, a partire dal XIX° secolo, iniziano a comparire negli scritti della nostra tradizione letteraria, evidenti prima di tutto in alcune poesie delle Myricae di Pascoli (tra il nero un casolare/un'ala di gabbiano); ma anche in Manzoni e in alcune pagine dedicate al processo di conversione dell'Innominato. Sono quelle frasi costituite da sostantivi, aggettivi, articoli, preposizioni e locuzioni ma non da verbi. In Senilità si trovano frasi nominali soprattutto nei discorsi diretti:

"Un imbecille".

"Io in pericolo, alla mia età e con la mia esperienza?".

-"Povera fanciulla! Onesta e non astuta".

-"Ricca? Allora non brutta".

-"Donna volgare".

B4) "QUALE" COME AGGETTIVO ESCLAMATIVO:

Svevo è l'ultimo autore che a volte ricorre a "quale" al posto di "che". Già nei Promessi sposi il "che" come aggettivo esclamativo è prevalente. In Senilità invece, "che" e "quale" si alternano:

Quale luce, quale aria!

"Oh, il signor Brentani. Che bella sorpresa!"

Che cattivo gusto!

B5) I PRONOMI PERSONALI "ARCAICI":

Così noi di Lettere o di Lingue li chiamiamo, dal momento che, già a partire dal Primo Novecento, sono divenuti obsoleti e sono caduti in disuso. Si tratta di "Ella", "Egli", "esso", "essa", incredibilmente frequenti in Senilità:

-Egli però non aveva mai sentito l'abbattimento dell'insuccesso.

-Era la prima volta ch'egli parlava di una donna...

-Egli non si meravigliava affatto d'esser giunto tanto oltre così presto.

-Certo ella lo aveva trovato tanto ragionevole che le sembrava di poter fidarsi...

-Una sera ella lo guardò a lungo senza ch'egli se ne avvedesse (...)

- (...) ella indovinava sulle sue labbra le tracce dei baci ai quali egli pensava.

- "No", pregò essa, "qui accanto dorme mio padre ch'è indisposto".

-Stanca, ella si svincolò (...)

-Ella si difese energicamente (...)

-Ella non lo comprese neppure.

B6) LESSICO:

Ultimo aspetto che dimostra l'impaccio di Svevo nei confronti di una lingua, l'italiano, imparata per lo più attraverso i libri e i dizionari. Svevo parlava il dialetto triestino e, a cavallo tra Otto e Novecento, l'italiano era ancora una lingua prevalentemente scritta per i tre quarti degli italiani. Solo con la diffusione di radio e televisione la lingua scritta ha cominciato a subire un processo di semplificazione:

-aveva convegno= poteva scrivere "si era accordato", "aveva concordato".

-dar anima= era più chiaro un qualcosa come "dar colore ad un'emozione".

-da lungo tempo= cioè "da molto tempo".

-nel principio= poteva scrivere "fin dall'inizio"

-adunanze= ma è meglio "raduno".

-annodare discorso= è più corretto "attaccar discorso".

-Margherita si pose tra Stefano ed Emilio= Più che "si pose" sarebbe stato più idoneo "si mise".

* Notevole è anche una tendenza, tipicamente settentrionale, di inserire gli articoli davanti ai cognomi riferiti a uomini: Il Balli, Il Leardi, Il Brentani, Il Merighi.

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Che stupida, proprio per le mie uscite serali mi sono persa Paolo Rumiz a Sommacampagna...

Fosse in qualsiasi parte dell'Italia, io, Matteo con altri 3 o 4 del gruppo ci organizziamo per andare ad ascoltarlo. Matteo è il motivatore e l'entusiasta del gruppo socio-politico per giovani (comunque gli interventi più intelligenti non sono stati né i suoi né i miei durante le ore di laboratorio di dibattito politico, sono onesta, e al momento non voglio alludere ad altro). Ci siamo visti con altri sabato scorso, ma bisogna che nelle prossime settimane gli proponga anche uscite di questo calibro. Certo, è impegnato con il lavoro a scuola come me in questo periodo (ha un paio d'anni più di me, è docente di Economia nelle secondarie di secondo grado). Ma a mio avviso non è così impossibile andare incontro a Rumiz nei prossimi mesi, basta volerlo.