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25 novembre 2022

"Nei cimiteri, fonti/dell'acqua e del verde" A. Zanzotto:

 A te, cara nonna.

Domani sarà il primo anniversario dalla tua scomparsa.

Questa è una poesia dello Zanzotto ventenne, inclusa nella raccolta che il poeta stesso, una volta giunto alla maturità, ha intitolato A che valse?


La poesia è ambientata in autunno, presumibilmente a settembre. 
Effettivamente l'autore parla, all'inizio della secondo strofa, di affannate vendemmie e di gelide stelle. 


Quest'ultimo sintagma sta ad indicare che a inizio autunno si avverte l'escursione termica tra giorni e notte, quindi le giornate sono ancora soleggiate e abbastanza calde, mentre invece le notti risultano molto fresche.

Tuttavia vorrei ritornare alla prima strofa.

I cimiteri sono fonti dell'acqua e del verde. 
Trovo questa espressione davvero molto suggestiva, dal momento che l'ho sempre interpretata così: il paese natale di Zanzotto, ovvero, Pieve di Soligo, riceve vita dalla comunione con i suoi morti. 
Qui i cimiteri non hanno una connotazione negativa ma  fanno parte della realtà, anzi, proprio da essi sgorga la vita e, dal legame costantemente rinnovato con i morti, scaturisce la serenità degli abitanti del paese.
Poi ci sono le erbe che si offrono in pascolo alla sera, la quale non manca di rinnovare la propria presenza: si tratta di un'analogia zoomorfa, probabilmente ispirata ad un'immagine presa da un componimento del poeta tedesco Holderlin, ammirato dallo Zanzotto studente. 
In una poesia della raccolta Menmosyne di Holderlin era scritto: e pascono/i greggi del cielo.
L'autunno è gravido di frutti (grave autunno) e i laghi riflettono il paesaggio autunnale, i colori dell'autunno.
Quanti e quali tipi di frutti vengono raccolti e mangiati nella stagione autunnale?


Ve li elenco, da buona ragazza di campagna:

-Settembre, prima metà: PERA, FICO, UVA, MIRTILLO E LAMPONE

-Settembre, seconda metà: UVA, MANDORLA, MELOGRANO, MIRTILLO E LAMPONE

-Ottobre, prima metà: NOCI, MANDORLE, MELE, LIMONI, LAMPONE E MIRTILLO

-Ottobre, seconda metà: KIWI, LIMONI, MELE E CACHI

-Novembre: CASTAGNE, LIMONI, MANDARINI E ARANCE

Non ha a che fare con la poesia ma, dato che ci sono, elenco anche gli alberi che fioriscono nei tre mesi primaverili, in ordine cronologico:

-Marzo: MIMOSA, MANDORLO, CAMELIA, MAGNOLIA

-Prima metà di aprile: MELO, PESCO, CILIEGIO, ALBICOCCO

-Seconda metà di aprile: TIGLIO, BIANCOSPINO

-Prima metà di maggio: SAMBUCO, GLICINE, CALLA E AZALEA.

-Metà maggio: SAMBUCO, ROSA, LAVANDA, ORTENSIE, PEONIE

-Fine maggio: ORTENSIE, VITI E ULIVI

La strofa successiva, come anticipavo prima, è costituita dalle caratterizzazioni tipiche dell'autunno: ci informa che è iniziata la caccia, praticata di solito dai benestanti (case gentili) e che la natura, rispetto alla stagione estiva, sta cambiando connotazione, già a partire dalle temperature che calano e dal sole meno forte.

Di rosse bacche si macchia il vento= Fruttano le bacche e il vento sembra trasportarne il colore rosso.


Nella terza strofa i colli e le valli paiono entità arcadiche, edeniche. Le selve dormono. Qui ci sono due immagini sovrapposte: i fanciulli che corrono e i boschi addormentati.

In un componimento anche Quasimodo scriveva Dormono selve/di verde serene/di vento. 
Zanzotto conosceva bene i componimenti di Salvatore Quasimodo? E' possibile, ad ogni modo, qui traspare un po' di animismo.

Nella quartina finale, il sangue scorre, come se fosse ravvivato dal contatto con la realtà evocata: la terra qui si offre come farmaco (cibo santo) ai dolori dell'io e dà ristoro.
Gli studiosi Maurizio Cucchi e Matteo Giancotti ipotizza, per quest'ultima strofa, un'analogia con l'eucaristia, che gli viene suggerito proprio dal verbo si offre.

Nelle strofe domina il tempo presente. Unica eccezione è il passato remoto al verso 11, perirono che sembra segnare l'istantaneità della morte che viene assorbita dalla natura.

Si insiste molto, in questa poesia, sui sintagmi formati da aggettivo-sostantivo: benigne erbe, antica sera, grave autunno, affannate vendemmie, gelide stelle, ignare selvaggine, rosse bacche, semplici colli.

Piuttosto evidenti sono i casi in cui compare la costruzione aggettivo-sostantivo-verbo: benigne erbe pascono, gelide stelle donano, ignare selvaggine perirono, semplici colli corsi.

L'andamento è prevalentemente paratattico: c'è una sola subordinata relativa ai versi 21-22: valli innocenti dove odora il sonno delle selve.

La poesia presenta una metrica irregolare, strofe di diversa lunghezza e versi sciolti (si va infatti dal trisillabo all'endecasillabo): le uniche due parole in rima sono giardini e confini.

Il ricercatore Dal Bianco giudica questa poesia come dotata di un ritmo lento che dipende in larga parte dalla paratassi. Sospetta inoltre che  questo quadro sintattico dipenda dalle influenze di Holderlin su Andrea Zanzotto.
Si calcola che questa poesia sia stata scritta nel 1940 e quindi, nel pieno del periodo di formazione universitaria del poeta e professore trevigiano, periodo nel quale indubbiamente era affascinato dalla letteratura tedesca del XIX° secolo.

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Ieri è uscito, sul principale giornale della mia provincia (L'Arena di Verona), un articolo sul libro Le avventure di una liceale invisibile

Mi è molto piaciuta la scelta della giornalista: mettere bene in risalto che in un periodo di vita complesso e difficile come l'adolescenza, l'immaginazione non serve a creare un mondo parallelo ma a rafforzare tenacia e motivazione sugli obiettivi da raggiungere.

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Inizia a partire dal 3 dicembre una rassegna di post, già appositamente programmati durante le ore libere di questo mese, i cui contenuti richiamano all'importanza del concetto di umanità
Li ho già programmati con le seguenti date e i seguenti argomenti:

1) 3 dicembre 2022= Film su Rosario Livatino: "Il giudice ragazzino". (Mettiamo noi stessi a servizio dell'umanità e a servizio del bene pubblico!)

2) 10 dicembre 2022= Paolo Rumiz, "Trans Europa Express" (parte prima)- con osservazioni e commenti anche di Matthias.

3) 16 dicembre 2022= Paolo Rumiz, "Trans Europa Express" (parte seconda)- con osservazioni e commenti anche di Matthias.

(Per entrambi: l'umanità è una coperta un po' vecchia e un po' scucita, resa comunque bella da toppe colorate. E le toppe siamo noi, con le nostre profonde diversità e con il nostro potenziale umano!)

4) 23 dicembre 2022= Film "Siccità" di Paolo Virzì.

(Per affrontare le attuali emergenze occorre un umanesimo serio, non l'individualismo!).




16 novembre 2022

"Dante"- Pupi Avati:

Pupi Avati, a mio avviso, è un ottimo regista. 

Dovrei parlarvi più spesso del suo operato culturale.

Ha creato film delicati, genuini ma al contempo profondi come Il testimone dello sposo, Regalo di Natale, Il cuore grande delle ragazze e Il papà di Giovanna.

Tuttavia, a proposito di questo suo ultimo film, nonché adattamento cinematografico, ho alcune osservazioni da fare e alcune perplessità.

Questo post sarà suddiviso in tre parti: mentre la terza è dedicata ad una riflessione sui sonetti dello Stilnovo, le prime due invece riguardano proprio gli episodi di questo film di Pupi Avati, da poco diffuso nelle nostre sale cinematografiche.

1. PRIMA PARTE DEL FILM "DANTE":

La prima parte mi è anche piaciuta perché è abbastanza attinente alla verità storica.

Questa prima metà del film è dedicata soltanto all'infanzia e all'adolescenza di Dante.

Quindi: è vero che Dante, da bambino, ha sofferto per la perdita precoce della madre, vera è l'amicizia con Guido Cavalcanti, verissima è la sua partecipazione alla battaglia di Campaldino fra guelfi fiorentini e ghibellini di Arezzo, indubbiamente veri sono sia il suo accesso al priorato delle arti sia il suo matrimonio con Gemma Donati.

Insomma, per tutta la durata di questi primi 40 minuti le biografie di Dante vengono rispettate anche per quanto riguarda gli eventi storico-politici avvenuti in Toscana a cavallo tra Duecento e Trecento.

Tra la fine del XIII° e l'inizio del XIV° secolo Firenze è dilaniata dalle lotte tra guelfi bianchi e guelfi neri. Dante è un guelfo bianco e questa sua posizione politica ha comportato le antipatie del corrotto papa Bonifacio VIII°. 

Quando Dante si reca a Roma come ambasciatore, il papa, con l'inganno, lo induce a rimanervi mentre Carlo di Valois scende a Firenze per favorire la vittoria dei guelfi neri. Dopo questo esito, Dante Alighieri viene forzatamente esiliato da Firenze.

Questa prima parte di film inoltre contiene diverse citazioni tratte dalla Vita Nuova.

Ci sono, a mio parere, due difettucci:

-Intanto non mi è proprio andata giù la scena in cui Dante, dopo la battaglia di Campaldino, va a prostitute... E meno male che in questo film ci sono poche scene di contenuti sessuali espliciti, nel film su Leopardi era un susseguirsi di lascivia e prostituzione!

Ecco, il film su Giacomo Leopardi l'ho detestato: lungo quasi tre ore, si sofferma troppo sia sul periodo a Napoli sia sui difetti fisici di Leopardi, il quale appare inoltre come un lunatico nervoso il cui più grande passatempo è quello di frequentare prostitute.

Ma Dante Alighieri e Giacomo Leopardi erano due grandi anime, incredibilmente e straordinariamente intelligenti... Due uomini e due letterati che hanno attraversato immense ingiustizie, incomprensione e sofferenze possono mai essere andati a prostitute??!

-Poi: queste prime scene del film Dante giustamente contemplano come figura importante Beatrice, ovvero, Bice di Folco Portinari, ricco banchiere.

Benissimo, mi aspettavo, come tutti, la comparsa di Beatrice. 

Soprattutto in una scena del film la giovane donna è sublimata da un Dante "mentalmente adolescente": mi riferisco all'episodio del matrimonio di Beatrice al quale Dante assiste appena al di fuori dal cancello della casa in cui si compie il rito.

Storicamente Beatrice è andata in matrimonio al cavaliere Simone De' Bardi.

Quel giorno stesso, a nozze avvenute, mentre la ragazza sta per salire le scale che portano alla camera nuziale, si volta ad un tratto verso un Dante ancora molto ammaliato che, sempre al di là del cancello, inizia a recitare Tanto gentile e tanto onesta pare.

E Beatrice, sottovoce, recita quartine e terzine con lui. 

"Questo episodio dimostra che il film è una biografia romanzata", staranno pensando molti di voi. Io invece questa scena la trovo un espediente piuttosto adolescenziale, non sono riuscita ad apprezzarla. 

Certo, capisco che Pupi Avati non poteva farci vedere un Dante sempre seduto davanti ad una scrivania a scrivere e a sognare. 

Però è anche vero che il regista, nel realizzare un film sul Sommo Poeta, si è invischiato in un lavoro difficilissimo e delicato, in cui si può umanamente cadere nella trappola dell'esagerato romanzare.

L'ho studiato in Storia della Critica Letteraria: il principale dilemma di un regista che vuole creare un film, e quindi un prodotto culturale, sulla vita di un autore o su un'opera è il seguente: Che faccio? Seguo fedelmente le biografie o la trama oppure do spazio alle mie capacità creativo-interpretative, sapendo di correre un grosso rischio in quanto a indici di gradimento?

Personalmente, quando si tratta di includere in un'ora e mezza di film la vita di un autore, preferisco l'aderenza quasi al 100% alla storiografia e alle opere principali.

Vorrei ricordare tra l'altro che Dante ha scritto la Vita Nuova tra il 1292 e il 1294 e quindi l'ha composta dopo la morte di Beatrice. Quindi come faceva la donna a conoscere a memoria anche uno solo di quei sonetti? 

Tanto gentile e tanto onesta pare è contenuto nel ventiseiesimo capitolo del prosimetro.

Immancabilmente accenno, infine, all'immensa disperazione del nostro Sommo Poeta quando Beatrice muore.


2. SECONDA PARTE DEL FILM "DANTE":

Questa secondo me invece non è ben riuscita.

Altolà: le riflessioni e le obiezioni che sto mettendo per iscritto consistono nell'esprimere una mia personalissima opinione su un film e dunque non costituiscono affatto un insulto o un disprezzo nei confronti di un uomo che sta facendo la storia del cinema italiano. Non mi permetterei mai anche in virtù del fatto che si tratta di una persona anziana. Il film è una cosa, la persona del regista un'altra.

Purtroppo non l'ho mai conosciuto di persona ma Pupi Avati, con i suoi occhi miti e sorridenti, mi dà l'idea di un uomo molto buono e sensibile. Solo che ogni tanto anche qualche suo film può rendermi un po' perplessa...

Dicevo che la seconda parte per me è un po' confusa. 

Noi spettatori, dinanzi a questa seconda metà del film, non sappiamo nulla dei rapporti che Dante Alighieri intrattiene con le signorie dell'epoca, in particolar modo, con Alboino della Scala, Cangrande della Scala, Guido da Polenta. Per me si tratta di una mancanza non da poco.

Il regista mette in evidenza, in questo periodo di esilio, un casolare in provincia di Verona presso il quale Dante dimora per lungo tempo, fino a che non diviene l'amante della proprietaria del casolare.

Inoltre, pochissimo si cita della Divina Commedia, o meglio, della Comedìa, visto che l'aggettivo "divina" è stato aggiunto da Giovanni Boccaccio, suo grande ammiratore.

Pare quasi, in questa pellicola cinematografica, che il Sommo Poeta componga nel casolare la sua opera maggiore.

Certo, lo spunto da cui parte Pupi Avati è molto apprezzabile: questo suo film è in effetti ispirato al Trattatello, scritto proprio da Boccaccio, in Laude di Dante.

Sin dal primo minuto del film, Sergio Castellitto, attore eccezionale ma regista mediocre, è nei panni di un Boccaccio che, giunto in età matura, viene incaricato dai Capitani di Or San Michele di portare dieci fiorini d'oro come risarcimento morale a Suor Beatrice, l'unica figlia femmina di Dante e l'unica ancora in vita dei suoi figli. Beatrice, nel 1350, è la Madre Superiora di un convento a Ravenna.

Durante questo viaggio, l'autore del Decameron incontra molte persone che hanno conosciuto Dante. All'interno della pellicola cinematografica sono presenti molti flashbacks che trattano per l'appunto della vita di Dante. Solo che infanzia e giovinezza vengono narrate in analessi ben riuscite, la maturità secondo me no.

Ormai tutti i filologi riconoscono la sincera ammirazione e stima che Boccaccio ha avuto nei confronti del primo grande poeta fiorentino, al quale dobbiamo circa il 70% del lessico della nostra lingua attuale, anche se è vissuto sette secoli prima di noi. Dante Alighieri è stato il primo uomo di cultura a credere realmente nelle potenzialità espressive dei volgari italiani, in primis, nelle potenzialità lessicali ed espressive del volgare fiorentino.

D'altronde vi ricordo che fino a metà del Novecento l'italiano era una lingua prevalentemente scritta. Solo con la radio e la televisione è divenuta anche lingua parlata e compresa da tutte le classi sociali. C'è tuttora un 6% di popolazione della penisola, costituito soprattutto da anziani over 85, che parla soltanto dialetto, ma che in ogni caso sa leggere e comprendere la lingua nazionale.

Infatti, il De Vulgari Eloquentia (titolo in latino ma testo in volgare fiorentino), contiene la prima teoria linguistica, per quanto discutibile ed errata, formulata in Italia: Dante scrive che Dio avrebbe voluto l'ebraico come lingua universale per i viventi. Poi, con la costruzione della Torre di Babele, atto di presunzione da parte degli uomini, Dio ha confuso le lingue. Così sono sorti i ceppi linguistici. 

Sempre in questo trattato, c'è la prima teoria dialettologica, visto che Dante individua ben 14 tipi di volgari italiani, la cui linea geografica divisoria è costituita dalla catena degli Appennini:


Infine, in alcuni punti del film, vengono accentuati particolari scurrili e troppo realistici: la scabbia, la sporcizia, il fare i propri bisogni per strada o lungo un fiume (quando tutti noi sappiamo molto bene, ancora prima di acquistare il biglietto per il film, che nel Medioevo l'igiene lasciava a desiderare). Il tempo del Medioevo, in questi 95 minuti di proiezione, è reso in modo molto realistico: in ogni inquadratura è presente la povertà, i carretti, le malattie infettive, le mura degli edifici.

Ad ogni modo, bellissime sono, all'interno del film, le inquadrature degli affreschi.


3. LO STILNOVISMO: VERO AMORE O GLORIA POETICA?

Lo Stil Novo è sorto a Bologna nella seconda metà del XIII° secolo e si è successivamente diffuso in Toscana. 

Grazie a questo stile, i poeti ricorrono a parole auliche per evocare donne angelicate, in grado di essere intermediarie tra l'uomo e Dio (sono per l'appunto delle Ma-donne= ma prima sillaba che riconduce all'aggettivo latino magnus).

Così gli Stilnovisti idealizzano la figura femminile e, un ottimo esempio di ciò, senza dubbio è la terzina del sonetto di Guinizzelli intitolato Io voglio del verPassa per via adorna, e sì gentile/ch’abbassa orgoglio a cui dona salute,/e fa ‘l de nostra fé se non la crede.

Importantissimo è sottolineare come, per i poeti dello Stil Novo,  la vera nobiltà non sia un diritto che si acquisisce con la nascita, ma sia invece una caratteristica dell'animo.

Sempre Dante ci dice all'inizio di un sonetto della Vita Nuova: Amore e cor gentile sono una cosa.

Chi sa amare è nobile d'animo (gentile da gens, sostantivo latino funzionale per designare la nobiltà). Ed è proprio così! Oltre a ciò, chi ama è vivo e sa veramente vivere.

Chi non si appassiona a nulla e a nessuno non è un essere umano ma un automa.

Tuttavia, per quel che riguarda il dolce Stil Novo, rimane una questione aperta: i sentimenti di questi poeti erano autentici? O la loro era soltanto fama di gloria poetica?

Quante volte un critico dal calibro di Asor Rosa si è fatto queste domande!!

A mio avviso in questi componimenti poetici c'è molto di sublimato e poco di autentico.

Quando si ama veramente qualcuno, non lo si idealizza come una creatura sublime, perfetta e angelicata ma si accettano e si accolgono anche i difetti, i limiti, le paure, il vissuto. 

Quando si ama per davvero si ha voglia di incontrare, di abbracciare, non di elevare ad ideale irraggiungibile, altrimenti si rischia di amare l'innamoramento, non la persona (e ciò accade anche nel romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe!)

Matthias non è per me un uomo angelicato. È bellissimo semplicemente perché con me è se stesso. È un uomo stupendo per la sua generosità, il suo senso di responsabilità, la sua capacità di amare, ascoltare, perdonare. Ma non è perfetto.

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Riposto la locandina che pubblicizza l'evento del 30 novembre. 

Ci tengo a specificare che è una presentazione all'interno di una scuola pubblica di Verona ma l'ingresso è aperto a tutti: genitori, insegnanti, psicologi, educatori di comunità e di minori, assistenti sociali, allenatori sportivi... insomma, a chiunque rivesta ruoli educativi.



Ricordo inoltre che il mio libro è immediatamente disponibile presso le seguenti librerie:

*Libreria "Jolly del libro",Via Umbria 22, B.go Milano, Verona

*Libreria "Valerio Friggi", Via Catania 5a, B.go Milano, Verona

*Cartolibreria "Mameli", Corso Mameli 43, B.go Trento, Verona

*Libreria "Terra di Mezzo", Via Roma 43, Bussolengo, Verona



5 novembre 2022

"La casa in fondo a Needless Street", C. Ward:

ATTENZIONE!!

Sto per recensire un romanzo dai contenuti macabri e orribili.

Vi ho già avvertiti la scorsa settimana, ma, a mio avviso, gli avvertimenti non sono mai troppi.
Questo è un post inadatto ai ragazzi e agli adulti facilmente suggestionabili e particolarmente sensibili. 

Ad ogni modo ciò non toglie il valore di questo libro: non è l'horror stupido e senza senso, pensato e fatto soprattutto per il gusto di inventare e mettere in commercio schifezze.
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"LA CASA IN FONDO A NEEDLESS STREET": 

La casa in fondo a Needless Street è un romanzo, pubblicato nel 2021, che può essere classificato benissimo nel genere horror ma al contempo include anche sia una tipica vicenda da romanzi gialli sia alcuni validi elementi di psicologia clinica.

L'autrice di questo libro è la cinquantenne Catriona Ward, originaria di Washington e laureata in Letteratura inglese. Ha esordito con questo romanzo che, nel giro di poco tempo, è divenuta un'opera di fama internazionale. Non solo: con questo libro si è aggiudicata l'August Derleth Award per il miglior romanzo horror.

1.IDENTIKIT DI TED BANNERMAN

Ted Bannerman è il protagonista di questo libro.

Ted vive da solo in una casa, sempre sporca e in disordine, in fondo ad una via non molto lontana da un bosco chiamata "Needless Street", cioè, "strada inutile".

Per un po' di tempo aveva lavorato in un'officina, ora è disoccupato e privo sia di legami affettivi sia di vita sociale. 

Ted, a notte fonda, si reca spesso nel bosco allo scopo di far compagnia ai bambini verdi... 


Chi sono i bambini verdi del romanzo? Lo si scopre soltanto nelle ultime pagine dell'ultimo capitolo!

Bisogna tener conto però che il nostro protagonista spesso è ubriaco e confonde la sua immaginazione con la realtà. 

Ma, quel che è peggio, è che da anni tiene prigioniera una bambina: si tratta di Lauren, pre-adolescente al momento della narrazione. 

Lauren non esce mai dalla soffitta di Ted che la sevizia, la tortura con bagni di aceto e d'acqua bollente. 

Per evitare che fuggisse, Ted le ha rotto i piedi a martellate impedendole così di uscire e di evadere.

Per questo la ragazzina, quando compare nel corso del libro, è sempre incattivita e si ribella a Ted mordendolo.

Ted Bannerman ha anche una gatta, Olivia. Si tratta di una gattina dotata della facoltà di pensiero e di parola. 

Ancora all'inizio del romanzo Olivia ci racconta come è stata trovata da Ted:

Meglio raccontare tutto dal principio. Di quando lui mi ha trovata durante un temporale (...). 

Ricordo la mia nascita. Io non c'ero e poi ero qui. Semplice. Dal caldo al freddo, espulsa, scalciavo con le zampe fragili aggrovigliata in filamenti viscosi di membrana. Per la prima volta sentivo l'aria sul pelo, per la prima volta spalancavo la bocca e piangevo. Lei si era chinata su di me, grande come il cielo. Sul mio collo una lingua e una bocca calde. Vieni, piccola, non siamo al sicuro qui. Mamma Gatta. Gli altri li avevamo abbandonati lì nel fango. Non erano sopravvissuti al passaggio. Le morbide sagome con cui mi ero spartita l'oscurità per tutti quei mesi erano immobili, bersagliate dalla pioggia. Andiamo, mi diceva Mamma Gatta. Era spaventata. Per quanto fossi piccola me ne accorgevo.

Ci siamo spostate da un posto all'altro in cerca di un po' di calore e di un riparo. I miei occhi non si erano ancora aperti, quindi gli unici ricordi che ho sono olfattivi e tattili: il soffice terreno su cui dormivamo, un odore acre e pungente di ratto, o il pelo di Mamma Gatta che sentivo sul naso quando si raggomitolava intorno a me e mi stringeva: oppure un odore evanescente di foglie di agrifoglio.

Poi i miei occhi hanno iniziato ad aprirsi e ho cominciato a vedere qualcosa. La pioggia che cadeva sembrava fatta di lame luccicanti. Il mondo traballava e andava in pezzi.  Non avevo mai sperimentato altro, quindi pensavo che il mondo fosse sempre in tempesta. Ho imparato a reggermi sulle zampe e a camminare un po'. Ma ho cominciato a capire che qualcosa non andava in Mamma Gatta, nel suo corpo. Si muoveva più lentamente e il latte che ricevevo diminuiva. Una sera ci siamo rifugiate in un fosso. Sopra di noi vibravano i rovi, flagellati dalla burrasca. Lei mi scaldava, mi nutriva. Sembrava felice, faceva le fusa, ma quel suono diventava sempre più debole, il calore sfumava. Dopodiché era rimasta immobile. E il freddo aveva iniziato a penetrare dentro di me. (...) Simile ad un ragno di carne, qualcosa luccicava per la pioggia. Non sapevo ancora, ai tempi, che il suo nome era "mano". Si era rinchiusa su di me e, sollevandomi, mi aveva allontanata da mia madre. (...) 

Ted emanava un forte odore di terra bagnata. I polsini della sua camicia erano viscidi di fango. Nei paraggi c'era un'enorme bestia borbottante, e mi ci aveva infilato dentro. La pioggia si abbatteva sul tettuccio di metallo come una gragnola di pietrisco.

Vorrei soltanto soffermarmi su una metafora per indicare l'automobile di Ted:

Nei paraggi c'era un'enorme bestia borbottante. Immancabilmente penso al futurismo e alla lirica di Filippo Tommaso Marinetti, intitolata "All'automobile da corsa". In un verso l'automobile in questione era paragonata ad un cavallo: allento finalmente/le tue metalliche redini.

Oltre a ciò vorrei instaurare un parallelismo anche con l'incipit di "After Dark", a mio avviso il miglior romanzo di Murakami: per descrivere una monovolume l'autore utilizza questa frase che rimanda al mondo animale: I vetri oscurati da una pellicola nera le danno l'aspetto di un animale che vive negli abissi marini.

Un' ultima considerazione prima di concludere questo paragrafo: quanti anni ha Ted Bannerman?

Personalmente non gliene do più di trenta. L'ho capito dal fatto che, intorno ai sedici anni, è stato espulso dalle scuole superiori per comportamenti violenti e aggressivi.

A Ted Bannerman è legata la scomparsa di Laura Walters, una bambina di sei anni, avvenuta undici anni prima del momento della narrazione e proprio nei pressi del lago circondato dal bosco non lontano da Needless Street.

Ted Bannerman era già adulto quando la bambina è scomparsa, più o meno, aveva l'età dei maturandi italiani e, poco prima dei vent'anni, lavorava come manovale in un'officina.

Vi lascio con un dubbio: un giovane uomo che di sua spontanea volontà decide di accudire una gattina e di crescerla in casa propria, insieme ad altre gabbie di uccellini, può essere al contempo un killer seriale di bambini?

Per la maggior parte del libro i lettori si chiedono ciò. Tuttavia, per anni Ted rimane l'unico sospettato e l'unico indiziato per la scomparsa di Laura Walters. 

E se Laura Walters fosse la Lauren che lui tiene prigioniera?

2. IL PAESAGGIO-CHIAVE DEL ROMANZO:

Dicevo che il lago circondato dal bosco è facilmente raggiungibile dalla casa di Ted.

In questo luogo, per un certo numero di anni, sono scomparsi dei bambini che non sono mai più stati ritrovati. L'ultima scomparsa è Laura Walters.

La Lauren vittima delle angherie di Ted sostiene di aver avuto sei anni quando è stata rapita da Ted. 

Ma chi è Lauren in realtà? Esiste per davvero?

Per i tre quarti del libro sembra che sia Ted il rapitore e l'assassino... ma è davvero così?

Che è veramente Ted Bannerman?

E' proprio un killer seriale, un torturatore e un uomo che, per attirare donne alle quali ogni volta dà buca agli appuntamenti, crea dei profili social in cui finge di essere ciò che non è? O è semplicemente un uomo che va salvato da se stesso?

Ted proviene da una famiglia costituita da una madre cinica e abusante sia fisicamente che psicologicamente e da un padre insulso, insignificante, che ad un certo punto se ne va via di casa.

Questo può aver influito nel creare, nella mente di Ted, una serie di personalità multiple? Certo che sì!

Scrive Catriona Ward: 

Mi hanno parlato di come il DDI (il disturbo dissociativo dell'identità) non sia una patologia quando si manifesta all'inizio. Salva la mente di un bambino da una tensione insostenibile, assolve una funzione di salvavita. E' solo dopo, nella vita adulta, quando non è più necessario, che si trasforma in una patologia.

3. DELILAH WALTERS:

Un'altra figura molto rilevante all'interno di questo lunghissimo libro è Delilah (abbreviata quasi sempre di Dee), che non ha nulla a che fare con la Delilah della melanconica canzone dei Plain White (hit degli anni 2007-2008).

In effetti, come avrete potuto intuire, Dee è la sorella della bambina scomparsa. Quando la ragazza (poco più giovane di Ted) si trasferisce a Needless Street  e diviene la vicina di casa di Ted, inizia subito a sospettare di lui. In effetti è convinta che Ted tenga prigioniera una ragazzina che potrebbe essere sua sorella.

In realtà Delilah è la causa della morte, non della scomparsa della sorella, visto che per undici anni non ha mai detto la verità su quel che realmente sapeva. 

Comunque se inizio a riportarvi tutto il lungo passaggio in cui mentre lei si diverte con Trevor, un illustre sconosciuto, la sorella, piccola e incustodita, si fa molto male, allora vi rovino del tutto la sorpresa.

Mentre insegue Ted di nascosto e a notte fonda nel bosco, Delilah viene morsa da un serpente a sonagli. Ironia della sorte, anche perché Dee è ofidiofoba (nutre orrore e disgusto per i serpenti, proprio come me).

Delilah muore avvelenata da quel morso e l'autrice non si dimostra particolarmente dispiaciuta nel riferircelo:

Ciò che un tempo era Dee giace distante da qualsiasi sentiero. La bomboletta di vernice gialla è ancora nella mano nera e gonfia per il veleno. Arrivano gli uccelli e i topi, e poi i coyote, gli orsi, i ratti. Ciò che un tempo era Dee va ad ingrassare la terra. Sparse qua e là le sue ossa sprofondano nell'humus fertile e in continua mutazione. Quel che è fatto è fatto.

L'autrice è impietosa con questo personaggio perché, in fin dei conti, disapprova grandemente il fatto che Dee abbia trascurato la sorella che le era stata affidata per fare la sua prima esperienza sessuale con un ragazzo conosciuto soltanto dieci minuti prima.

Delilah non ha mai voluto veramente bene alla sorella minore, la considerava un peso, una bambina che "le rubava la scena in famiglia sempre e comunque".

Delilah Walters è soffocata e sconfitta dalla sua gelosia e dal suo egocentrismo.

Credo sia importante, a conclusione del post, sottolineare che la comparsa della ragazza, all'interno del romanzo, coincide spesso con la comparsa dei serpenti. Verso la fine di questo post ho provato ad attribuire dei significati a queste orripilanti comparse.

La realtà di Delilah, oltre che di bugie, è fatta di allucinazioni e di un confine incerto tra realtà e immaginazione.

Il rimorso la perseguita per undici anni e costantemente... e questo stato d'animo è ben presente nei sogni che fa a notte fonda, come questo ad esempio:

Dee sta camminando in riva al lago. Gli alberi incombono sulla superficie riempiendola di riflessi vitrei e cupi. Le libellule baciano la superficie dell'acqua, tutt'intorno si spandono cerchi luccicanti. Il cielo che la sovrasta è un nulla doloroso, e la sabbia che sta calpestando è tagliente, un milione di microscopiche schegge di vetro. Dee sanguina, ma senza provare dolore. (...) Continua a camminare. 
Darebbe qualsiasi cosa pur di fermarsi, di cambiare rotta, di svegliarsi. Deve però raggiungere alberi, uccelli e nidi, per forza, perché è così che funziona quel sogno. (...)

Dee vede gli uccelli, piccoli e bellissimi, dardi di colore che sfrecciano fra gli alberi. Non cinguettano, sono muti come pesci in una pozzanghera. 

Il lago svanisce alle sue spalle e lei si ritrova lì, all'ombra degli alberi. Il suolo del bosco è tappezzato dagli aghi di pino. (...) 

Sopra di lei gli uccelli planano e si impennano. Vegliata da quel cielo atroce, Dee fa il suo ingresso nella radura, ed ecco l'albero bianco, una betulla affusolata ed incantevole. (...) Una giuntura fra i due rami ospita un nido molto elaborato, in cui si posa un uccello cremisi con occhi e becco d'oro. Si mette ad intrecciare con cura i fili d'erba che ha trasportato nel comodo nido, dove poi deporrà le uova. Dee comincia a mugolare inquieta e prova a svegliarsi (...). Non può svegliarsi però. Contro la sua volontà si ritrova anzi ancora più vicino all'albero, al nido, all'uccello. Si copre la bocca (...). 

Ovunque si volti vede uccelli color cremisi che volteggiano fra alberi d'ossa. Trasportano nel becco ciuffi d'erba, che erba non sono. Stanno foderando i loro nidi con i capelli della sorella morta.

3.1 DELILAH E I SERPENTI:

Anche la mente di Delilah è una mente distorta.

Vi riporto qui alcuni brani in cui è ben presente l'elemento macabro dei serpenti connessi a Dee:

A) DEE HA 16 ANNI E SI TROVA DA SOLA AL LAGO. 

Oltrepassati i marmocchi con i braccioli, l'acqua le aveva sfiorato le ginocchia, poi le cosce e i fianchi. Dee si era sentita al sicuro. Nascosta. Con il caldo che faceva, quell'acqua fredda era stata una botta a bruciapelo, una scossa che si era propagata lungo la schiena fino a fargliela pizzicare. (...) Era andata avanti un altro po', fin dove l'acqua le arrivava al mento e il lieve rollio rischiava di farle staccare i piedi dal fondo roccioso. I crampi al ventre nell'acqua fredda le risultavano quasi gradevoli, con il sole e il chiasso distante dalla calca estiva sulla spiaggia, quei rumori che viaggiavano spettrali a pelo d'acqua. (...) Qualcosa di liscio le stava rimbalzando contro una guancia. Non una ma molte volte, come una serie di scherzosi buffetti. Riaprendo gli occhi Dee aveva visto scivolare delle scaglie grigie e nere, nient'altro. Aveva trattenuto il fiato. Il serpente era poco sotto la superficie, la testa però la teneva fuori come un cigno. Le girava intorno lentamente, incuriosito, e lei si era sentita sfiorare un braccio.

(...)

Si era resa conto che dall'acqua erano spuntate altre due teste, e subito erano diventate tre e poi quattro. Erano una banda, forse una famiglia. Inoltre, ce n'era uno adulto e decisamente più grande, con un muso austero che sfoggiava un gran sorriso privo di labbra. Quanti fossero esattamente Dee non avrebbe saputo dirlo, il suo cuore si era fermato. (...) Le era sembrato di percepire all'altezza della mandibola il tocco vellutato di una lingua. La vita le rimbombava nelle orecchie come un tuono. (...) Qualcosa le aveva sfiorato una spalla come una lunga carezza.

Tutto ciò è reale? 

In uno degli ultimi capitoli si scopre che è un'allucinazione fortemente legata alla tendenza di Delilah al male e alla negligenza: la mente di Dee qui si è scollegata dalla realtà. Prima si è scollegata dal cuore però. 

La fantomatica famigliola di serpenti copre l'avventura della sua prima esperienza sessuale, fatta tra l'altro non in riva al lago ma ai margini del bosco, con una bambina piccola nei paraggi, in un posto abbastanza buio, pieno di aghi di pino e di grossi massi di pietra.

Quindi qui i serpenti sono simbolo di male e di una tentazione sessuale puramente istintiva e scissa dall'aspetto psico-affettivo che implica la conoscenza dell'altro contemporaneamente all'attrazione.

B) DEE VIVE GIA' A NEEDLESS STREET E SEGUE PER LA PRIMA VOLTA TED NEL BOSCO:

A spaventarla più di ogni altra cosa sono le radici degli alberi, che sembrano contorcersi e guardarla nel chiaro di luna con pupille verticali. (...) Si sente paralizzata, rigida come il marmo. A poca distanza qualcosa sta facendo frusciare il tappeto di foglie. Dee riesce quasi a percepire un corpo oblungo che si avvicina. (...) Poco oltre, la luce ballonzolante di Ted si mette a sfarfallare e un istante dopo svanisce tra gli alberi. Dee rimane sola con quell'affare che is fa strada nel buio, di qualunque cosa si tratti. Il rumore è sottile, costante, ed è il rumore di un corpo che si trascina sinuoso a forza di muscoli. A Dee si spalanca la bocca, sempre di più, finché la mandibola tesa al massimo sembra sul punto di spezzarsi. Poi si volta e si mette a correre verso casa. Intanto il fruscio la segue strisciando veloce, le è quasi addosso.

A questo punto devo rivelarvi che, undici anni prima, accanto al corpo morto della sorella, c'erano dei serpenti. 

Il bosco, il fruscio che sembra quello di un serpente e il pedinamento notturno richiamano al rimorso di una Delilah adulta ma profondamente angosciata e problematica, senz'arte né parte, senza talenti o capacità particolari, senza titoli di studi (nemmeno lei ha terminato le scuole) e, anche lei, senza lavoro.

C) L'ULTIMO FATALE PEDINAMENTO DI DEE:

Dee insegue di nuovo, nel bosco e in piena notte, Ted.

Di foglia in foglia si leva un sussurro, che inizia a somigliare ad una coda sinuosa agitata da un serpente a sonagli. (...) Scivola su un ramo coperto di fango. Le slitta sotto il piede con un guizzare di muscoli. Nello stesso istante la sua torcia lo illumina. (...) Il serpente si piega lentamente all'indietro, ha la grazia di un incubo e gli occhi di un verde iridescente. (...) Il serpente oscilla, magari è fiacco perché si è appena svegliato, fatto sta che le concede il momento di cui lei ha bisogno. Tenendo fermo il fascio di luce, lei avanza e sferra il colpo. Sa che se manca il bersaglio morirà. Il martello piomba sulla testa smussata e ondeggiante del rettile con uno schiocco sordo. Alla seconda martellata si affloscia al suolo. Dee si china a guardarlo, ha l'affanno. (...) Poi tasta con un dito quel corpo oblungo. Ma mentre lo solleva per metterlo in tasca, la testa del serpente si contrae e scatta all'indietro. Lei vede la scena al rallentatore: il serpente che le affonda le zanne nell'avambraccio.

(...) 

Il morso le fa male, malissimo. E' niente però rispetto all'orrore di ritrovarsi quell'essere attaccato al braccio, come una parte mostruosa di se stessa.

E, per l'appunto, il serpente a sonagli è simbolo della parte cattiva e mostruosa di Dee, almeno per come la vedo io. 

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Con tutto ciò rimane una domanda alla quale in questo post non voglio rispondere: chi è il responsabile della scomparsa e della morte dei bambini verdi?

Prima di morire quei bambini che nessuno amava hanno subito più o meno le stesse sevizie subite da Marzia Capezzuti. Solo che Marzia non era più una bambina, ma una ventottenne con ritardo mentale. 

Se non lo sapete (ma se siete completamente all'oscuro di questa storia vuol dire che vivete nelle caverne della Basilicata!), Marzia è stata ospitata per un lungo periodo dalla famiglia del suo ex compagno (e per quale oscuro motivo?). 

E quella famiglia l'avrebbe ridotta in schiavitù e reclusa in una soffitta, le avrebbe rubato ogni mese puntualmente la pensione di invalidità dal conto corrente e, attuando una serie di maltrattamenti, sarebbe stata la vera responsabile della sua morte.

Questa è una storia reale che fa venire il volta-stomaco!

Ma c'è una cosa che mi dà molto fastidio: negli ultimi mesi Federica Sciarelli pare ci provi gusto a parlare, nella sua trasmissione, soprattutto del caso di Marzia. 

In particolar modo, sembra ci provi gusto a intromettersi nella grossa disgrazia di una famiglia (parlo ovviamente dei genitori di Marzia, non della famiglia di Pontecagnano che la ospitava). Non mi sembra sia il caso di provare curiosità morbosa per questa storia che io stessa giudico schifosa.

Il colpevole del giallo "dei bambini verdi", ad ogni modo, è piuttosto insospettabile e non è affatto Ted.