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29 ottobre 2023

LO STRUTTURALISMO ANTROPOLOGICO E LO STRUTTURALISMO LINGUISTICO:

In questo post è previsto un collegamento tra le teorie sociologiche di Lévi-Strauss e la linguistica.

Io e Matthias abbiamo unito i nostri bagagli culturali e, dall'incontro e dall'incrocio tra due discipline quali sociologia della famiglia e linguistica generale, sono scaturite riflessioni etiche non da poco, nel mio caso connesse anche ad uno scandaloso fatto di cronaca già accennato nell'avvertenza.

1. LÉVI-STRAUSS E LO STRUTTURALISMO ANTROPOLOGICO:

Di origine belga (è nato a Bruxelles), è vissuto in Francia. 

I suoi contributi alla psicologia provengono dall'applicazione dello strutturalismo che prevede di interpretare i fenomeni culturali in relazione a elementi universali e inconsci.

In che modo l'uomo riesce ad orientarsi nella realtà del mondo?

L'uomo riesce a dare un ordine alla realtà strutturandola in modo logico, innanzitutto attraverso opposizioni binarie: destra/sinistra, sole/luna, bene/male, vita/morte, uomo/donna.

La cultura esiste se gli uomini riescono a comunicare tra loro attraverso il linguaggio.

Oltre a ciò, Lévi-Strauss era convinto che il linguaggio potesse influenzare la cultura umana visto che i nostri modelli culturali sono influenzati dall'inconscio della mente.

Lo studioso ha stabilito delle differenze tra "culture calde" e "culture fredde". 

Tutte le culture dell'Europa Occidentale che si dimostrano aperte a continue influenze esterne molto diverse le une dalle altre e si sono modificate in maniera importante sono state definite "calde". 

Invece, le culture che sono cambiate soltanto in modo parziale, vengono denominate "fredde". 

Levi-Strauss ha intrapreso molti viaggi nell'Amazzonia centrale, dove ha incontrato, studiato e analizzato indiani di tre specie: nambikwara, caduceo e bororo. Da queste osservazioni è derivato il suo interesse per la famiglia e i legami di parentela.

Per questo antropologo la proibizione dell'incesto è la costante universale che segna il passaggio dell'uomo dal puro stato di natura ad una società umana minimamente organizzata. 

Tutte le culture vietano l'incesto: cambiano soltanto, tra una cultura e l'altra, le categorie di parenti con cui non è possibile sposarsi.

Lévi-Strauss definiva il matrimonio non come un'unione tra due individui ma come uno scambio che le persone di un gruppo fanno con le persone di un altro gruppo. 

Il tabù dell'incesto è la proibizione dell'endogamia il cui effetto è quindi l'incoraggiamento dell'esogamia.

Grazie a quest'ultima la famiglia è in grado di stabilire relazioni esterne che rafforzano la solidarietà sociale. 

Lévi-Strauss ha espresso queste teorie sull'alleanza matrimoniale nel suo saggio Le strutture elementari della parentela (1949). 

2. FERDINAND DE SAUSSURE E LO STRUTTURALISMO LINGUISTICO:

Per Ferdinand de Saussure la lingua è un prodotto sociale che deriva dall'atto del connettere i suoni con concetti esistenti nella realtà del mondo.

Riesco a chiarire meglio con un esempio dato LIBRO.

Il significante riguarda i suoni che compongono questa parola: l (laterale), i (vocale), b (occlusiva bilabiale sonora), r (polivibrante alveolare sonora), o (vocale chiusa). 

Tuttavia, il significato riguarda il concetto che le società umane si sono fatte di ciò che è libro: materiale le cui pagine di carta sono rilegate solitamente in brossura, dotato di una copertina con titolo e immagini.

Saussure chiama "segno linguistico" la combinazione tra il significato e l'immagine acustica.

Il linguaggio dunque, anche secondo Ferdinand de Saussure, influenza la cultura umana perché è antico come l'origine dell'umanità (e in effetti, le radici del proto-indoeuropeo hanno dato origine alle famiglie linguistiche tuttora esistenti). 

C'è una piccola differenza tra lingua e linguaggio però: mentre la lingua riguarda la fonetica, le lettere che compongono le parole, l'origine delle parole nelle frasi, le norme grammaticali, il linguaggio comprende anche gestualità, espressioni del viso, note musicali per la musica, numeri per l'algebra, numeri, lettere greche e figure per la geometria. Mentre invece la lingua è solo una modalità verbale grammaticalmente strutturata per comunicare.

3. NELLA NOSTRA CONTEMPORANEITÀ L'ESOGAMIA É ANCORA IN GRADO DI RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ SOCIALE?

A volte me lo sono chiesta, anche in relazione a sconvolgenti eventi di cronaca "nerissima" che hanno compromesso la salute psicologica di donne sottoposte per anni a violenze e segregazione da chi per primo avrebbe dovuto aver a cuore il loro rispetto.

Forse sì, l'esogamia è una pratica che ci rende civili, oltre a stabilire rapporti di alleanza e solidarietà tra diversi nuclei familiari

Tuttavia, penso che l'esogamia non abbia mai eliminato la possibilità di incesto familiare.

Ogni volta che si nomina l'incesto penso al caso di Elizabeth Fritzl, ragazza austriaca di Amstetten segregata dal padre per 24 anni in un bunker anti-atomico sotterraneo, madre, suo malgrado, di sette figli.

Come mai la polizia ha impiegato così tanto tempo per ritrovare lei e i figli del padre-nonno?

Nella primavera 2008, un'adolescente viene trovata al di fuori dell'ingresso dell'ospedale di Amstetten in gravi condizioni: anemica, rachitica e con una seria infezione renale. I medici intuiscono subito che la ragazzina è vissuta, fino ad allora, in condizioni disumane. Così propongono alla polizia di fare un appello in televisione destinato alla madre. 

E la madre di questa adolescente accorre in ospedale: sorprendentemente, è Elizabeth Fritzl, che la polizia credeva lontana dalla famiglia di origine da più di 20 anni (si supponeva che si fosse unita ad una setta religiosa).

Da quel momento, Joseph Fritzl viene indagato, arrestato e rinchiuso con la pena dell'ergastolo in una cella di isolamento con accuse pesantissime e purtroppo tutte vere: sevizie, violenza sulla propria figlia, sequestro di persone e riduzione in schiavitù, responsabilità di omicidio e distruzione di cadavere (uno dei figli di Elizabeth, nato nel 1996, era morto di stenti e di problemi respiratori da neonato. Una volta morto, Joseph aveva bruciato il cadavere).

In effetti, poco dopo i 18 anni, Elizabeth era stata richiusa al buio in pochi metri quadrati senza libri, radio o giornali, vittima di tutte le atrocità che il padre commetteva su di lei. 

Kerstin, l'adolescente trovata appena al di fuori dall'ospedale, è sopravvissuta.

Per diversi anni Elizabeth e i suoi figli sono stati accolti in una struttura psichiatrica e poi sono stati trasferiti in una villa del nord dell'Austria, con nomi diversi all'anagrafe. 

Elizabeth ha ora più di 50 anni e ha una relazione con la guardia del corpo che tuttora è incaricato di proteggerla.

Non voglio perdermi in dettagli su questa storia agghiacciante le cui disgustose dinamiche superano, a mio avviso, qualsiasi romanzo horror.

Chissà quali meccanismi o quali traumi stanno all'origine del comportamento di Joseph... come si fa ad arrivare ad imprigionare la propria figlia per più di due decenni privandola della propria libertà, della propria dignità e degli anni migliori della sua vita?

Quel che rimane poco chiaro, comunque, è il ruolo di Rosemary, la madre di Elizabeth, affetta da un lieve ritardo mentale: anche Rosemary era vittima di violenze da parte del marito ma sembra non essersi accorta di quel bunker sotterraneo chiuso da sette porte blindate e, soprattutto, sembra aver creduto ciecamente alla versione dell'unione della figlia con una setta.

Negli ultimi anni, la casa degli orrori di Joseph è diventata un centro di accoglienza per profughi.

25 ottobre 2023

"Murders in Rue Morgue", Edgar Allan Poe:

Sto per recensire un racconto giallo caratterizzato anche da elementi horror parecchio cari a Poe. L'ho letto in lingua. Si tratta, peraltro, del primo racconto giallo nella storia della letteratura europea.

A) AUGUSTE DUPIN:

Residing in Paris during the the spring and part of the summer of 18-, I there became acquainted with a Monsieur C. Auguste Dupin. This young gentleman was of an excellent- indeed of an illustrious family, but, by a variety of untoward events, had been reduced to such poverty that the energy of his character succumbed beneath it, and he ceased to bestir himself in the world, or to care for the retrieval of his fortunes. By courtesy of his creditors, there still remained in his possession a small remnant of his patrimony; and, upon the income arising from this, he managed, by means of a rigorous economy, to procure the necessaries of life, without troubling himself about its superfluites. Books, indeed, were his sole luxuries, and in Paris these are esaily obtained.

untoward events= disavventure

ceased= aveva smesso

retrieval= recupero

remnant= parte

income= rendita

luxuries= privilegi

Il narratore delle vicende presenta Auguste Dupin come una persona molto intelligente, dotata di una capacità di raziocinio pari più o meno a quella di Hercule Poirot. Monsieur Dupin ha una mente che concilia induzione e deduzione. E' inoltre provvisto di un precisissimo senso di osservazione e questo gli consente di andare oltre l'evidenza degli indizi.

Pensate che Dupin è in grado addirittura di leggere nel pensiero del narratore, suo amico:

"Dupin" said I, gravely, "this is beyond my comprehension. I do not hesitate to say that I am amazed, and can scarcely credit my senses. How was it possibile you should know I was thinking of- ?" Here I paused, to ascertain beyond a doubt whether he really knew of whom I thought. 

"-of Chantilly", said he, "why do you pause? You were remarking to yourself that his diminutive figure unfitted him for tragedy".

I do not hesitate= devo ammettere (ci potrebbe essere un più moderno "I have to admit").

scarcely= quasi

ascertain= accertarmi

unfitted him= è inadatto

B) EVENTO CHIAVE E COINVOLGIMENTO DI DUPIN:

L'evento chiave di questo racconto è un terribile omicidio di due donne che avviene nel cuore della notte:

This morning, about three o'clock, the inhabitants of the Quartier St. Roch were aroused from sleep by a succession of terrific shrieks, issuing, apparently, from the fourth story of a house in the Rue Morgue, known to be in the sole occupancy of one Madame L'Espanaye. (...)

The apartment was in the wildest disorder- the furniture broken and thrown about in alla directions. There was only one bedstead; and from this the bed had been removed, and thrown into the middle of the floor. (...) On the hearth were two or three long and thick tresses of grey human hair, also dabbled in blood, and seeming to have been pulled out by the roots.

inhabitants= abitanti

were aroused= sono stati svegliati

shrieks= urla

issuing=provenienti

story= floor

bedstead= letto

bed= pagliericcio

hearth= camino (pensate al più contemporaneo "fire place")

thick= ciocche folte

dabbled in blood= piene di sangue

roots= radici.

Notate che, in francese, "morgue" significa "obitorio" e, nell'Ottocento, indicava le stanze in cui i cadaveri venivano identificati.

Inizialmente viene sospettato e arrestato, nonostante la mancanza di prove, Adolphe Le Bon, l'ultimo ad aver visto le due vittime. Il cognome di questo personaggio significa letteralmente "Il Buono".

A questo punto, Dupin si fa coinvolgere nella soluzione del caso per due motivi: perché si sente obbligato nei confronti di Le Bon e vuole quindi assicurargli giustizia e anche per dilettarsi nell'esercizio delle proprie abilità mentali. Mentre ricostruisce le vicende della notte del brutale assassinio e del giorno precedente, cerca di distinguere gli indizi dalle pure coincidenze: ecco quindi che la sua mente si mostra analitica ma al contempo creativa. Da qui, l'attenzione del racconto si focalizza esclusivamente sulla soluzione del mistero.

L'autore del racconto vuole trasmetterci una differenza fondamentale tra il metodo investigativo della polizia e quello di Dupin dal momento che la polizia ha un'intelligenza investigativa che funziona solo in base alle prove che si trova davanti e quindi soltanto in base all'evidenza

Chi è l'autore di un misfatto così terribile a causa del quale ci hanno rimesso la vita due signore? 

Non è un essere umano. 

E' una creatura a cui mai si penserebbe.

C) AMBIENTAZIONE DEL RACCONTO:

Già due secoli fa, la grande metropoli di Parigi era abitata da persone di molte nazionalità diverse, ognuna con la propria lingua e le proprie tradizioni. 

Questo racconto evidenzia quanto possiamo essere vulnerabili di fronte a ciò che ci è sconosciuto e a ciò che è diverso da noi. 

Ma, come accennato poco fa, la soluzione del caso che permette di trovare l'identità dell'assassino, implica l'abilità di andare oltre alle supposizioni più comuni ricorrendo anche all'immaginazione.

Inoltre, il colpevole di questi due atroci delitti rappresenta, per lo scrittore americano, anche emblema dell'irrazionalita' umana.


19 ottobre 2023

"La Russia di Putin", A. Politkovskaja:

 

Siamo solo un mezzo, per lui. Un mezzo per raggiungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole. Può giocare con noi, se ne ha voglia. Può distruggerci, se lo desidera. Noi non siamo niente. Lui, finito dov'è per puro caso, è il dio e il re che dobbiamo temere e venerare. La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia. In un bagno di sangue. In guerre civili. Io non voglio che accada di nuovo. Per questo ce l'ho con un tipico cekista sovietico che ascende al trono di Russia incedendo tronfio sul tappeto rosso del Cremlino.

(Anna Politkovskaja, maggio 2004)

La Russia di Putin è una raccolta di cronache scritte dalla giornalista Anna Politkovskaja e pubblicate per la prima volta nel 2004. L'autrice è stata assassinata due anni dopo. 

Si può tranquillamente affermare che è morta per la verità!

Dal momento che sto per recensire un saggio corposo, ho selezionato per voi lettori tre cronache da presentare e da riassumere.

A) I CRIMINI DI GUERRA DEL COLONNELLO BUDANOV:

Il 25 luglio 2003 i genitori di El'za Kungaeva, barbaramente uccisa dal colonnello Budanov, avevano chiaro meglio di chiunque altro che cosa stava per succedere e non si presentarono in aula. Erano sicuri che colui che aveva massacrato El'za sarebbe stato assolto.

E invece il colonnello Jurij Budanov è stato degradato di tutte le sue medaglie di valore militare ed è stato condannato a dieci anni di carcere duro per crimini di guerra in Cecenia.

Ma chi era El'za Kungaeva? Per quale motivo è stata uccisa? Perché il colonnello Budanov rappresenta un'eccezione all'interno del sistema giudiziario russo, visto che di solito, in Russia, ai militari si perdona tutto?

Per spiegarvi questo caso devo iniziare da una data, o meglio, da una notte: dalla notte tra il 26 e il 27 marzo 2000.

A mezzanotte il colonnello Budanov, con una piccola pattuglia di commilitoni, si reca alla periferia est del villaggio ceceno di Tangi. Vuole cercare e catturare una donna-cecchino che, un mese e mezzo prima, mediante un attentato terroristico, ha ucciso alcuni dei suoi soldati durante una battaglia.

Anna Politkovskaja riporta la prima confessione di Budanov indirizzata al procuratore del distretto militare del Caucaso settentrionale.

Era giunto a Tangi alle 0.20 ed era entrato in una casa di periferia dove si trovavano due ragazze e due ragazzi. Alla domanda su dove fossero i loro genitori, la maggiore aveva risposto di non saperlo. Budanov aveva ordinato ai suoi sottoposti di avvolgere la ragazza in una coperta e di caricarla sulla macchina. Giunti alla base, la ragazza era stata portata nel suo alloggio. Rimasto solo con lei, le aveva chiesto dove fosse la madre. Fonti militari lo avevano informato che la madre della ragazza era un cecchino. La ragazza aveva risposto di conoscere poco il russo e di non sapere dove fossero i suoi genitori. Budanov le aveva ripetuto che doveva sapere dov'era la madre e quanti russi aveva ammazzato. La ragazza si era messa a strillare, mordere e divincolarsi. Budanov aveva dovuto ricorrere alla forza. Era sopravvenuta una colluttazione, durante la quale Budanov aveva strappato alla ragazza camicia e reggiseno. La ragazza aveva continuato a divincolarsi e Budanov aveva dovuto sbatterla sulla branda e soffocarla.

Quando si accorge di averla uccisa, Budanov chiama i suoi uomini, ordina loro di avvolgere il corpo in una coperta, di portarlo nel bosco e di seppellirlo.

Il cadavere di El'za viene trovato poco dopo l'alba del 27 marzo. 

Il primo interrogatorio a Jurij Budanov risale al 28 marzo 2000. In questa giornata il colonnello dichiara di aver saputo da alcune fonti operative che a Tangi viveva una donna cecchino e che una persona gli aveva indicato una casa alla periferia est.

Nel secondo interrogatorio, del 30 marzo 2000, Budanov aggiunge inoltre che la ragazza gli avrebbe detto che lui e i suoi uomini non sarebbero mai usciti vivi dalla Cecenia; quindi avrebbe insultato volgarmente la madre di Budanov e infine avrebbe tentato di scappare.

Nel terzo interrogatorio, due anni più avanti (26.09.2002) Budanov rivela di aver incontrato un ceceno che gli aveva consegnato una foto che ritraeva El'za Kungaeva con un fucile.

Budanov si era mosso nella zona di competenza del suo reggimento, dove era autorizzato a spostarsi. Non si riconosceva colpevole di omicidio premeditato, in quanto non era sua intenzione uccidere la ragazza, si trovava in uno stato di forte turbamento e non sapeva spiegarsi come avesse potuto strangolarla.

A questo punto è necessaria una precisazione che la Politkovskaja non manca di fare: le deposizioni del criminale si modificano di volta in volta dal momento che è il Cremlino a suggerirgli cosa dire durante gli interrogatori, in modo tale da poter evitare le conseguenze penali del crimine commesso.

D'altronde, l'opinione pubblica russa, a proposito del delitto di El'za, la pensava così: (Budanov) aveva ucciso, certo, ma aveva il diritto di farlo, di comportarsi con El'za Kungaeva come aveva fatto in quanto, ritenendola un cecchino responsabile della morte di alcuni ufficiali del reggimento nel febbraio 2000, durante gli scontri violenti nella Gola di Argun, si stava vendicando di un nemico.

Quel che la giornalista giustamente contesta è la mancanza di tatto, da parte del governo, dell'esercito e della popolazione russa verso i Kungaev, la famiglia di una ragazza di diciotto anni.

Non c'è stata una sola dimostrazione di protesta organizzata dalle associazioni femminili e femministe. Non sono scesi in strada nemmeno gli attivisti per i diritti umani.

El'za avrebbe avuto tutta la vita davanti. Una vita stroncata da violenze inaudite, poco prima di essere strangolata. Il suo corpo in effetti presentava numerose ecchimosi ante-mortem e segni di violenze nelle parti intime.

Non sono mai state trovate prove del fatto che questa ragazza, primogenita di quattro figli, facesse parte di organizzazioni terroristiche o di forse armate illegali. Era figlia di gente povera, onesta. Dopo la tragica morte di El'za i Kungaev sono stati costretti a trasferirsi nella tenda di un campo profughi per paura di ritorsioni da parte dei militari. L'associazione Memorial, che ha come funzione principale quella di denunciare i crimini sovietici, trova a questa famiglia un valido avvocato, Stanislav Markelov.

Markelov è russo, un dettaglio fondamentale. 

Sarebbero state proprio l'energia di Markelov, una tattica ben scelta e la sua capacità di trattare con la stampa ad attirare sul processo l'attenzione del paese e dei giornalisti di Mosca, russi e stranieri: fu una svolta cruciale per l'iter del processo.

Oltre a ciò, ci sono molti testimoni a favore della parte lesa; sia dei semplici cittadini ceceni sia altri soldati semplici dell'esercito russo, comandati da Budanov. Ma qui non riporto altre testimonianze o deposizioni per ragioni di spazio. E a questo evento di cronaca nerissima la Politkovskaja ha dedicato poco più di 50 pagine.

La giornalista riporta il punto di vista di Umarovic Kungaev, il padre di El'za:

El'za era una ragazza molto riservata, tranquilla, laboriosa, onesta, brava. Si occupava lei delle faccende domestiche, in quanto la madre è malata e non può lavorare. Passava il tempo libero in casa, non usciva mai, non aveva un ragazzo. Si vergognava di intrattenere rapporti con il sesso maschile. Non aveva relazioni intime con nessuno.

(...) Kungaev ritiene che Budanov abbia rapito la figlia e l'abbia stuprata solo perché era una bella ragazza.

E lo penso anch'io. D'altra parte, la sera del 26 marzo 2000, Budanov era ubriaco... ubriaco come spesso lo sono gli uomini dei popoli dell'Est: l'alcol li fa diventare bestiali.

Se Budanov è stato incriminato è perché Gerasimov, suo unico superiore, lo ha denunciato per crimini di guerra. In Russia un militare può essere arrestato e processato solo se un suo superiore lo denuncia.

Poco prima della sentenza definitiva che ha condannato Jurij Budanov a 10 anni di carcere sono state fatte delle perizie psichiatriche come disperati tentativi di scagionarlo. Queste perizie volevano dimostrare, arrampicandosi sugli specchi, che Budanov era ancora stressato a causa dell'esito della battaglia nella Gola di Argun e quindi ha reagito in maniera esagerata agli insulti della Kungaeva. Ma quali insulti se la ragazza non parlava russo?!

Tuttavia Memorial, in collaborazione con Jurij Savenko, direttore dell'Associazione di psichiatria indipendente russa, ha chiesto a degli psichiatri tedeschi di stilare referti sulla base dei materiali che possedevano. I tedeschi hanno fatto pervenire i referti al Bundestag e il tribunale ha deciso poi di allegare agli atti la perizia del dottor Stuart Turner, membro del Royal College of Psychiatrists di Londra. Putin, almeno a inizio secolo, era molto sensibile alle critiche estere e in particolar modo a quelle che provenivano dall'Europa Occidentale, per cui ha ritenuto valide le perizie di inglesi e tedeschi. Germania e Regno Unito hanno dunque cambiato il corso degli eventi e hanno influito l'esito del processo.

Il colonnello Budanov ha trascorso soltanto 7 anni in carcere, è stato lasciato per buona condotta. Ma, nell'estate 2010, pochi mesi dopo essere stato liberato, è stato massacrato da un ceceno, per vendetta.

Tendo ad essere giustizialista con gli assassini che prima stuprano. Io butterei via la chiave e darei l'ergastolo, a tutti. Altroché 10 anni. Poveri Kungaev.

Eppure per una giornalista russa che è vissuta per buona parte della sua vita in uno stato corrotto, questa condanna è stato un evento straordinario.

B) MISHA E LENA:

Lena è stata amica d'infanzia della Politkovskaja. Si è sposata, prima di terminare il dottorato di ricerca, con Misha, un giovane intelligentissimo che riusciva a tradurre simultaneamente dal russo al tedesco ed era per questo finito a lavorare per il Ministero degli Esteri.

Misha aveva avuto un'infanzia molto difficile: la madre era morta di cancro, il padre lo aveva abbandonato e quindi era cresciuto con la nonna. Desiderava diventare padre, ma Lena rimandava la gravidanza: la sua priorità era quella di terminare la tesi di dottorato.

Lena si dà alla ricerca, Misha all'alcol... Per un po' si controlla, poi esplode. Inizia bevendo poco, gli altri lo prendono in giro, ma poi le sue libagioni si prolungano per diversi giorni, con annesse sparizioni e notti passate chissà dove. I giorni diventano settimane. Lena sta per cedere, è a un passo da mettere da parte la tesi, ma come si fa a fare un figlio con uno che è sempre ubriaco?

A causa del suo stato Misha viene licenziato dal suo prestigioso luogo di lavoro. Incolpa Lena per il suo stato e una notte minaccia di ucciderla, tenendo in mano un coltello. 

Anna Politkovskaja ricorda bene quella notte in cui Lena è piombata a casa sua in pigiama e pantofole, disperata e spaventata.

Misha e Lena divorziano. Misha, pochi anni dopo, si mette con un'altra donna con la quale ha un figlio, Nikita. Ma è pur sempre un uomo schiavo di sbronze e atti violenti. Uccide quindi la madre di suo figlio. Lo condannano a cinque anni di carcere e di lavori in Mordovia. 

Dopo il carcere e i lavori forzati, Misha si avvicina alla Chiesa perché vorrebbe prendere gli ordini monastici.

Ma non riesce mai ad entrare in un monastero. 

Quindi scontata la condanna, si rifugia in una chiesetta di campagna, socialmente isolato. Ricomincia a bere e a deprimersi, fino a suicidarsi gettandosi sotto un treno.

Ecco com'è finita la persona più intelligente che abbia mai conosciuto, commenta l'autrice.

Sorvolo su quelle centocinquanta pagine in cui la giornalista racconta, in modo dettagliato, i crimini di Pavel Fedulev, il capo della mafia degli Urali.

C) IL MASSACRO DEL NORD-OST. IL CASO DI JAROSLAV FADEEV:

Nord Ost era uno spettacolo che è stato rappresentato l'8 febbraio 2003 al teatro Dubrovka di Mosca.


Durante la rappresentazione teatrale si è verificata un'irruzione di terroristi ceceni alla quale hanno risposto le forse dell'FSB, colleghe di Putin.

Com'è noto, la versione ufficiale dei fatti è la seguente: i quattro ostaggi morti per ferite d'arma da fuoco sono stati uccisi dai terroristi, in quanto le forze speciali dell'FSB che hanno preso d'assalto il teatro non possono essersi sbagliate e non possono aver ucciso dei civili. Ma i fatti sono fatti, Jaroslav ha una pallottola in testa però "non rientra nei quattro uccisi dai terroristi". Jaroslav è il quinto. Al punto "Causa del decesso" del certificato ufficiale consegnato alla madre Irina c'è una riga vuota. Nulla dunque.

Jaroslav aveva sedici anni ed era un figlio modello. Era di ottimo carattere: mite, tranquillo, intelligente.

Quella sera era andato con la madre, la zia e la cugina Anastasija a vedere Nord Ost ma è morto in circostanze che la legge non ha mai chiarito.

A questo punto la Politkovskaja si concentra sull'intervista che ha fatto ad Irina, la madre del ragazzo. Qui vi riassumo e vi riporto i contenuti fondamentali:

Dopo aver riconosciuto il cadavere del figlio all'obitorio, il giorno dopo la strage, Irina aveva tentato il suicidio buttandosi da un ponte che si affacciava su un fiume pieno di lastre di ghiaccio. Ma non è morta, anzi, non si è rotta nemmeno un osso.

Irina è completamente cambiata dopo la morte del figlio: è piena di sensi di colpa ("Ero io che volevo vedere Nord Ost. Lui non ne aveva molta voglia. Sono io che per il suo sedicesimo compleanno gli ho regalato una tomba"). 

E da suo figlio non si separava mai: gli avevo fatto una promessa, in teatro. Mentre eravamo là, l'ultima notte, qualche ora prima del gas, Jaroslav mi avebvsa detto: "Mamma, ho paura di non farcela... Se dovesse succedere qualcosa, come sarà , dall'altra parte?" Gli avevo risporto di non temere. Eravamo sempre stati insieme... "Come farò a riconoscerti?" mi aveva chiesto lui. "Se ti tengo sempre per mano, finiremo per mano anche di là. Non ci potremo perdere. Tu non mi lasciare mai, dammi sempre la mano..." E invece cos'è successo? L'ho ingannato! Non ci eravamo mai separati, noi. Mai.

(...) Tengo duro, ma dentro sono morta. (...) Quando c'era Jaroslav mi alzavo la mattina convinta di essere la persona più felice della Terra. Avevo quasi l'impressione che me lo invidiassero quel figlio straordinario. Con Jaroslav la mia felicità durava dalla mattina alla sera. Tornavo a casa dal lavoro e scoppiavo di felicità. Lo prendevo per mano, o anche solo per un dito, e attraversavamo la strada di corsa.

In un primo momento Irina ha pensato che fosse stata una cecena a sparare a suo figlio, anche perché ce n'era una che, per un po' di tempo durante quella sera, era accanto a lei, a suo figlio, a sua sorella e a sua nipote e li minacciava di morte.

In realtà le cecene avevano solo pistole. Jaroslav è stato ucciso a colpi di fucile.

Per concludere il post riporto alcune frasi tratte dal diario quotidiano di Jaroslav:

Alla domanda su quali aspetti del suo carattere gli piacessero e quali no, Jaroslav risponde: "Odio essere un vigliacco, un pauroso e un indeciso". Ma la morte lo avrebbe cambiato. Che cosa vorresti migliorare in te? La risposta era stata: "Voglio essere un duro". A scuola aveva degli amici. (...) A casa riusciva ad essere brillante, ironico, deciso, coraggioso. Ma fuori... fuori cominciavano i problemi.

La zia Viktorija ricorda ancora molto bene la paura provata durante l'irruzione dei ceceni in teatro. E afferma che il nipote è stato più coraggioso di tutte loro tre (di lei, di sua figlia e di Irina):

Noi tre, noi donne, ci siamo strette attorno a lui, che era il più giovane, e che ci ha dato forza come un adulto. (...) era calmo, coraggioso, si sforzava di tranquillizzare Anastasija, ci rincuorava, cercava di farsi carico di tutte le preoccupazioni come un uomo adulto.

15 ottobre 2023

"Lo scoiattolo sulla Senna", F. Gambaro- Omaggio a Italo Calvino

Oggi si ricorda il centenario della nascita di Italo Calvino. Colgo dunque l'occasione per esporre alcuni contenuti del periodo di vita che questo autore ha trascorso a Parigi.

Italo Calvino è  rimasto per tredici anni a Parigi (1967-1980)e, in quel periodo di vita, ha avuto modo di conoscere a fondo i movimenti culturali francesi di quegli anni: tra questi lo strutturalismo, la Nouvelle Vague e il gruppo dell'Oulipo (Opificio della letteratura potenziale).

A Parigi Calvino abitava in Square de Chatillon, al numero dodici, in una villetta collocata in fondo ad un vicolo cieco.

E' possibile asserire che la capitale francese, dagli anni Sessanta ai primi anni Ottanta, abbia ricoperto il ruolo di capitale culturale europea.

1) PERCHE' PARIGI?

Che cosa ha spinto Italo Calvino a trasferirsi a Parigi negli anni della sua maturità?

(A Calvino) la prospettiva parigina non dispiace: parla bene la lingua che fu di Molière e oltretutto ha da sempre un legame privilegiato con la cultura d'oltralpe. Lo provano la passione per l'illuminismo e per i grandi classici della letteratura francese, da Dumas a Hugo, da Balzac a Verne, da Stendhal a Maupassant.

È fondamentale ricordare che lo scrittore italiano ha compiuto questa scelta innanzitutto per amore. Si è infatti trasferito a Parigi dopo il matrimonio con Chichita, una donna argentina immigrata in Francia con il figlio Marcelo una volta divorziata dal suo primo marito. 
Chichita viene descritta im questo saggio come una signora estroversa, solare, amichevole, di ampie vedute. E' lei a fare da tramite tra lo scrittore, osservatore silenzioso, e il mondo esterno e infatti questo matrimonio si rivela un vero e proprio sodalizio affettivo e intellettuale, durato fino alla scomparsa dello scrittore. (...) In effetti, il dialogo e la complicità intellettuale costituiscono una componente decisiva della loro relazione, anche perché la moglie consente allo scrittore di scoprire mondi culturali fino ad allora poco conosciuti, come la letteratura sudamericana e soprattutto l'universo della musica. Chichita veniva infatti da una famiglia di musicisti.

Una seconda ragione che ha portato Calvino a trasferirsi a Parigi è da ricercare anche in un sentimento di insofferenza per il suo ruolo pubblico, sempre più evidente a partire dagli anni Sessanta dal momento che veniva frequentemente sollecitato a prendere parte e posizione su questioni letterarie. L'autore desiderava una vita più ritirata, senza dover per forza rispondere alle dichiarazioni pubbliche.

2) RELAZIONI DI CALVINO A PARIGI:

In questo paragrafo vi elencherò alcuni degli intellettuali con i quali Calvino ha intessuto buoni rapporti durante quei tredici anni:

-Raymond Queneau, romanziere del Novecento francese= Calvino ha tradotto per Einaudi I fiori blu e ha recensito in maniera entusiastica sulle pagine dell' Unità un altro romanzo di questo autore intitolato Pierrot amico mio. Nonostante una differenza d'età di vent'anni, Queneau, con il suo carattere affabile, era divenuto un buon amico per Calvino, al punto tale che era stato proprio Raymond a farlo entrare nell'OULIPO, un gruppo di sperimentazioni letterarie che univa il rigore scientifico alla letteratura e alla poesia. 

-Georges Perec. Anch'egli un "oulipiano", dal momento che ha scritto una novelle intitolata La scomparsa, in cui non ha mai utilizzato parole contenenti la lettera "e". Ed è questo singolare esperimento letterario che Calvino apprezza molto, più che il romanzo Le cose. Perec era molto diverso da Calvino, caratterialmente parlando: lo scrittore italiano ne ammirava infatti l'assertività, l'estroversione, il carisma.

-Alain Robbe-Grillet, fondatore del Nouveau Roman, corrente che non sono mai riuscita ad apprezzare. Eppure, Calvino ne stima "la proposta formale rigorosa ed estrema", prodotto di uno "scrittore veramente innovativo", ostinato "nel rappresentare il mondo delle cose come estraneo, autonomo dal giudizio dell'osservatore, gli avvenimenti umani come un disporsi di cose, di tasselli di mosaico, non integrati in una rete di significati e relazioni con la totalità della storia umana".

-Con Hubert Danish (critico d'arte), Michel Serres (filosofo) e Jean Starobinsky (critico letterario), Calvino discute fino a notte fonda di libri e di film.

Non mancano tuttavia alcuni contatti italiani, come ad esempio gli ottimi rapporti con il giornalista Bernardo Valli, inviato di Repubblica, con il semiologo Paolo Fabbri, con il diplomatico Sergio Romano e con la giornalista Elena Guicciardi.

Inoltre non sono mancati nemmeno i contatti con Renzo Piano, residente a Parigi. Renzo Piano aveva amato i contenuti delle Le città invisibili.

3)CALVINO E L'OULIPO:

Il movimento dell'Oulipo prevedeva che i suoi componenti avessero una visione ludica della letteratura che coniugasse l'ironia al rigore formale. Si consideravano "non una scuola letteraria ma un gruppo di ricerca scientifica".

Calvino ha partecipato per la prima volta ad una delle loro riunioni nel novembre 1972. 

I membri dell'Oulipo si trovavano  una volta al mese per iniziare le loro attività in tarda mattinata e concluderle intorno alle 15, poco dopo un lauto pranzo. A volte si trovavano nei ristoranti, altre volte invece facevano affidamento sulle loro case e i loro appartamenti, come ad esempio la casa di Georges Perec o la villetta di periferia del matematico Le Lionnais. Qualche volta si radunavano nell'atelièr di Aline Gagnaire, pittrice surrealista. Si dedicavano sia alla creazione di nuove composizioni, sia allo studio di alcuni romanzi, sia a pubblicazioni individuali o di gruppo. Tra queste vorrei ricordare Il piccolo sillabario illustrato, pubblicato nel 1978, formato da sedici testi narrativi. 

È Calvino stesso a spiegare il meccanismo di presentazione dei brani: la chiave (dei testi) viene data in fondo: ognuno di loro equivale a un altro testo di poche sillabe che a sua volta equivale foneticamente alla successione d'una consonante e delle cinque vocali, come nei sillabari.

Attualmente, Il castello dei destini incrociati viene considerato un romanzo profondamente influenzato dai principi compositivi dell'Oulipo visto che, attraverso i tarocchi e attraverso molteplici processi combinatori tra le carte, l'autore riesce a creare le diverse storie dei personaggi riuniti all'interno del castello. Non dimentichiamo che tutte le figure di questo libro hanno perso la parola.

Ai suoi colleghi dell'Oulipo Italo Calvino aveva proposto progetti molto particolari come ad esempio la riscrittura dell'Odissea con un Ulisse però incapace di muoversi, oppure anche le creazioni di racconti pittografici a partire da incisioni, da tarocchi o da fumetti letti in verticale.

4) PARIGI NELLE OPERE DI CALVINO:

Pur avendo amato moltissimo questa città, lo scenario parigino non è affatto frequente nelle opere di Calvino. Compare abbastanza di rado rispetto a quella che è stata la sua enorme produzione letteraria e saggistica.

Vi elenco qui sotto i pochi casi in cui Parigi compare nei suoi racconti o nei suoi romanzi:

a) Nella sua opera giovanile appartenente al filone ironico-fantastico, l'incipit include le parole seguenti: sotto le mura rosse di Parigi era schierato l'esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini.

L'ambientazione è una Parigi medievale, ovviamente.

b) Nel Castello dei destini incrociati e in particolare nella storia di Astolfo sulla luna ricompare di nuovo questa città: Parigi, nella cerchia dei suoi baluardi, stretta da mesi nell'assedio saraceno.

c) In Palomar, nel capitolo L'ordine degli squamati, l'ambientazione è proprio il rettilario dello zoo del Jardin des Plantes, parco parigino che Italo frequentava talvolta con la figlia Giovanna.

d) Nel Barone Rampante il narratore racconta ad un certo punto di essere stato a Parigi e di avere incontrato Voltaire ad un ricevimento. Abbiamo in questo caso quindi una Parigi settecentesca.

e) Sul numero di Repubblica del 24 agosto 1980 Calvino autorizza la pubblicazione di un suo racconto noir con alcuni echi horror intitolato La mano che ti segue. 

La narrazione è ambientata sui boulevards vicini alla Bastiglia dove la giovane Yvonne, in auto ferma davanti ad un semaforo rosso, viene inseguita da una minacciosa gang in sella ad alcune moto. Vogliono aggredirla e, nel tentare di farlo, cercano di bloccare l'auto di Yvonne colpendola con pesanti catene d'acciaioGran parte del racconto prevede un inseguimento angosciante lungo le vie di Parigi, per lo più deserte e a notte fonda. Alla fine la ragazza riesce a rientrare in casa ma... dal mozzo di una ruota della macchina, pende una catena con una mano attaccata!


6 ottobre 2023

"ARMI, ACCIAIO E MALATTIE", JARED DIAMOND:

(Esposizione di Matthias, personalmente io non ho ancora letto una riga di questo saggio).

Si tratta di un libro che presenta tematiche storiche, antropologiche e geografiche.

ARGOMENTI DEL LIBRO:

L'opera cerca di rispondere ad una domanda che nel 1972 Yali, abitante in Nuova Guinea, ha posto all'antropologo americano: come mai voi bianchi siete tecnologicamente avanzati mentre noi qui in Nuova Guinea no?

Tutto il saggio si impegna a spiegare le ragioni per cui gli europei e i nord-americani hanno sviluppato una civiltà tecnologizzata e sono partiti, secoli fa, alla conquista di altri popoli, provocando di conseguenza l'estinzione dei nativi americani.

Che cosa ha promosso l'espansione coloniale degli Europei tra XV° e XIX° secolo?

Il successo dell'espansione europea in America, Africa e Australia non è dovuto ad una superiorità intellettuale degli europei, come spiega l'autore nel prologo:

Le teorie basate sulle differenze razziali non sono solo odiose, sono soprattutto sbagliate. Non esiste una sola prova convincente del fatto che esistano differenze intellettuali innate tra le popolazioni umane. Chi oggi vive «ancora all'Età della pietra» è in media più intelligente di un abitante delle società avanzate. (...) E' utile ricordare che popoli appena usciti dall'Età della pietra come i guineani non hanno alcun problema ad imparare le moderne tecnologie, se si dà loro la possibilità di farlo. 

L'Eurasia, grazie alle sue condizioni ambientali, ha favorito sviluppo e diffusione di armi, acciaio e malattie.

Per "armi" si intendono tecniche di combattimento efficaci che hanno garantito la superiorità militare degli europei.  Le spedizioni di conquista degli europei sono state favorite sicuramente dall'utilizzo delle armi da fuoco, molto più efficaci degli strumenti militari dei nativi americani e dei popoli africani.

Con "acciaio" ci si riferisce alle capacità tecniche impiegate per mettere in atto viaggi di esplorazione e quindi, al materiale necessario per sviluppare tecnologie: l'Impero Romano ha saputo gestire bene il rapporto tra spazio, gestione delle risorse e dimensione del potere.

Le malattie sono tutti quei germi importati dagli europei nei territori conquistati che hanno sterminato le popolazioni native americane. 

Le malattie portate dagli europei, molto più rapide degli eserciti, si diffusero in America da tribù a tribù, fino a sterminare probabilmente il 95 per cento della popolazione indigena precolombiana. La prospera e numerosa società stanziata sulle rive del Mississippi, la più avanzata del Nordamerica di allora, fu spazzata via in questo modo tra il 1492 e la fine del XVII secolo, prima ancora dell'arrivo degli europei.

Diamond spiega per quali motivi le patologie originarie del continente americano non hanno decimato gli Europei, affermando che i germi che hanno sterminato i nativi americani si sono sviluppati per queste ragioni: 

-I germi provocavano malattie mortali che si sono diffuse velocemente a causa della bassa densità abitativa delle società dei nativi americani. Quindi se da un lato la maggior parte della popolazione muore, dall'altro una piccolissima parte sopravvive, guarisce e diventa immune. 

-Invece, in Eurasia l'alta densità di popolazione consentiva ai germi di sopravvivere per molto più tempo e di propagarsi per lunghi periodi in diverse città. Molti anni dopo la precedente epidemia i germi potevano ritornare nei luoghi e nelle città in cui si erano originati e infettare nuove generazioni non totalmente immuni.

-Al contrario delle Americhe, in Eurasia gli uomini erano a stretto contatto con le specie addomesticabili. Per questo la maggior parte delle malattie originatesi in Europa erano dovute a mutazioni genetiche dei germi che infettavano gli animali. Questo ha permesso alle popolazioni Euroasiatiche di diventare parzialmente immuni.

CARATTERISTICHE DELL'EURASIA:

Il sottotitolo del saggio di Diamond è "breve storia degli ultimi 13.000 anni".

Diamond parte dalla preistoria affermando che, prima dello sviluppo dell'agricoltura e dell'addomesticamento degli animali, gli uomini vivevano di caccia e di raccolta. Dopo molto tempo sono diventati agricoltori.

I popoli nativi d'America che hanno continuato a praticare caccia e raccolta non sono stati in grado di produrre cibo a sufficienza per sostenere tutti, anche le classi o i gruppi classificati come "non produttivi" come i soldati e i politici. 

La pratica dell'agricoltura ha permesso alle società euroasiatiche la fondazione di città che a loro volta hanno promosso il trasporto delle merci, la nascita dell'artigianato, le innovazioni tecniche e la possibilità di organizzare strutture politiche, militari e religiose.

Una fonte importante per le società agricole sono stati gli animali addomesticati, ad esempio, per trainare l'aratro.

Per Diamond sono 14 le specie addomesticabili e le prime 5 si trovano tutte in Eurasia: cavallo, mucca, pecora, capra e maiale. 

Nelle Americhe, o meglio, in America Meridionale, soltanto il lama è addomesticabile.

In Eurasia l'uomo primitivo è giunto quando le sue capacità di caccia non erano del tutto sviluppate. Per questo le specie animali si sono preservate ed evolute fino alla nascita di allevamento e agricoltura.

Nelle Americhe invece l'uomo è giunto quando era un cacciatore molto abile. Per questo le specie animali, impreparate a sopravvivere, si sono estinte molto prima che l'uomo potesse addomesticarle.

La nascita dell'agricoltura e dell'allevamento degli animali sono stati passaggi fondamentali per arrivare alla supremazia degli Euroasiatici nel mondo. 

L'autore sostiene non solo che in Eurasia gli animali selvatici fossero più facilmente addomesticabili, ma anche che molte delle specie vegetali di questo territorio fossero idonee alla coltivazione e che le caratteristiche paesaggistiche di questo continente, senza foreste fitte e senza deserti, avessero incentivato la diffusione delle innovazioni tecnologiche.

In Eurasia c'è una grande varietà di mammiferi terrestri, domesticabili o meno. (...) Questo per il semplice motivo che è la più estesa massa continentale del globo, e che contiene una grande varietà di ambienti naturali: dalle foreste pluviali tropicali ai deserti, dalle paludi alle praterie. (...) Un buon motivo per cui l'Eurasia ha fatto la parte del leone nella storia della domesticazione è quindi dato dalla sua ricchezza di specie di partenza, ricchezza che è stata minata dalle grandi estinzioni molto meno che altrove.

Nelle Americhe non c'erano molti grossi mammiferi, perché l'80 per cento di essi si era estinto alla fine dell'ultima glaciazione, 13000 anni fa. I pochi animali che erano stati domesticati non avevano molte probabilità di trasmettere malattie, se confrontati con i buoi o con i maiali. I tacchini non si radunano in grandi stormi, né sono specie con cui l'uomo ha una grande intimità fisica. (...) Fa meraviglia che nessuna malattia ci sia arrivata dai lama, che saremmo tentati di considerare gli equivalenti americani dei mammiferi europei. Ma questi animali vivono in piccoli branchi, e il loro numero totale non era neanche paragonabile a quello, per esempio, dei bovini eurasiatici.

Come sappiamo, gli europei derivarono le loro caratteristiche vincenti dall'agricoltura; questa però fu ritardata in Africa subsahariana dalla relativa scarsità di specie domesticabili, dalla minore estensione delle terre coltivabili e dal suo orientamento lungo l'asse nord-sud, che ostacolò la diffusione delle colture.

Bisogna precisare che l'Eurasia è stato un continente evolutosi da est a ovest. Per questo animali e vegetali potevano essere trasferiti più facilmente lungo il territorio. 

Al contrario, Americhe e Africa si sono sviluppate da nord a sud, motivo per cui gli animali addomesticati, ad esempio, in una regione diversa da quella in cui erano nate e cresciute, potevano non incontrare le condizioni climatiche favorevoli alla loro sopravvivenza.

In Eurasia, in Africa e nelle Americhe sembra che la geografia abbia influito molto sugli sviluppi storici.

Le migrazioni in età preistorica sono dipese dalle difficoltà di viaggiare in direzione longitudinale.