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24 dicembre 2018

Santo Natale 2018:

Anche il 2018 sta terminando. Incredibile ma vero!
Propongo qui un'ulteriore meditazione sul mistero del Natale.
Parto da alcuni versetti tratti dal Vangelo di Luca e commentati da Padre Ermes per poi riflettere su me stessa.
 
LC. 2, 1-14:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». 


COMMENTO DI ERMES RONCHI:

Natale è il più grande atto di fede di Dio nell'umanità: ci affida suo Figlio. A Natale non celebriamo un ricordo, ma una profezia. E' un no gridato ai valori mondani, alla fame di potere, al "così vanno le cose".
"Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia".
Dio si affida alle mani di una donna, ha fede in lei. Come ogni nostro figlio, anche Gesù vivrà per l'abbraccio di sua madre. Maria si prende cura del corpicino del neonato: lo nutre di latte, di carezze, di sogni. Lo fa vivere. Così anche Dio vive oggi nel nostro mondo se ci prendiamo cura di lui, se lo aiutiamo a incarnarsi. "Il Verbo si fece carne" (GV 1,14). 
Non gli angeli, ma una ragazza generosa si prende cura di lui: il Verbo si è fatto bisogno.
Penso al pianto di Gesù sulla tomba dell'amico Lazzaro e dico: il Verbo si è fatto lacrime.
Penso alla mano sugli occhi del cieco nato, e dico: il Verbo si è fattto polvere e mano.
Poi penso alla croce e dico: il Verbo si è fatto agnello e carne in cui grida il dolore. E con me che piango anche lui imparerà a piangere, e se tu devi morire anche lui conoscerà la morte.
"C'erano in quella regione dei pastori che vegliavano facendo la guardia al loro gregge", e una nuvola d'ali e di canto li avvolge. Un gruppo di pastori, odorosi di lana e di latte... E' bello per tutti i poveri, per gli anonimi, per gli ultimi, per i dimenticati, che Luca prenda nota di quest'unica visita.
Natale non è una festa sentimentale: è il nuovo ordinamento di tutte le cose. Dio entra nel mondo dal punto più basso perché nessuno sia più in basso, nessuno non raggiunto dal suo abbraccio. Dio si è fatto uomo perché l'uomo si faccia Dio. Cristo nasce perché io nasca. La nascita di Gesù domanda la mia nascita, che io nasca diverso e nuovo, che nasca con lo Spirito di Dio in me.
Natale è anche la riconsacrazione del corpo, è la certezza che la nostra carne, che Dio ha fatto sua, in qualche sua radice è santa.
Il  Creatore, che aveva plasmato l'uomo nel giardino con la polvere del suolo, si fa lui stesso creta di questo nostro suolo. Creatore e creatura nel Natale si abbracciano, ed è per sempre.
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Padre Ermes è un poeta, l'ho sempre pensato!
Che cos'è il Natale? Quali valori ci ricorda?
Inizierei la mia riflessione sul Natale partendo da una citazione tratta dal mio romanzo ancora in fieri:

(dal Diario di una liceale invisibile, parte del capitolo quindicesimo) 

 Siamo a metà novembre e sono già state appese le luminarie di Natale.
Alzo lo sguardo e vedo dei festoni che raffigurano delle stelle comete, tutti appesi lungo una via esclusivamente riservata ai pedoni.
Noto inoltre che alcuni bar e ristoranti hanno già affiancato ai loro ingressi degli alti alberi di Natale, decorati con fiocchi rossi e luci bianche accese in pieno giorno.
Mi fermo per alcuni istanti ad osservare il ritmo delle luci intermittenti di un albero posizionato accanto ai tavolini di una pizzeria.
Le decorazioni natalizie mi sono sempre piaciute molto. Quando ero bambina aiutavo molto volentieri i miei genitori a decorare l'albero e a costruire la grotta del presepe.
Però, in famiglia noi li facciamo a inizio dicembre.
Questi festoni già appesi a metà novembre mi rendono po' perplessa.
Il Natale è considerata, dagli adulti, dai giovani e dai bambini una “festa magica”...
Anche nelle pubblicità di panettoni e pandori si sente frequentemente l'espressione “la magia del Natale”.
Ma si tratta soltanto di una sorta di incantesimo di inizio inverno oppure del ricordo della nascita di Gesù? Mi sembra che questa frenesia consumistica trascuri l'aspetto più importante del Natale pur di riuscire a vendere il più possibile della merce!

Zoe, con tutta la semplicità e la schiettezza dei suoi 17 anni, sta passeggiando da sola lungo le vie del centro della città in cui frequenta la scuola.
Zoe ci induce (almeno, dovrebbe indurci) a domandarci: cosa significa "la magia del Natale"?
Io ormai sono diventata insofferente a tutte quelle pubblicità di panettoni e pandori, nelle quali si vede un mondo in cui nevica abbondantemente e genitori e bambini, con larghi sorrisi, si distribuiscono le fette di pandoro.
Le famiglie non sono tutte così felici, tanto per cominciare.
E comunque, è da un sacco di anni che a Natale non nevica più, ma semmai o c'è nuvoloso o c'è nebbia.
Ad ogni modo, vi invito per qualche istante a ripescare dalla vostra memoria una precisa pubblicità del pandoro Bauli: intanto quella musichetta finalizzata a suscitare coinvolgimento emotivo "A Natale puoi", canzone che i ragazzini smettono di cantare una volta superata la seconda media!
E poi, in quella pubblicita', c'e' un bambino che esce di casa con una fetta di pandoro tra le mani e che ne dona un pezzettino a chiunque incontra per la strada: alla neonata sul passeggino, ad una ragazza, perfino a un piccolo passerotto. Poi torna a casa intristito, perché non gli è rimasto più niente. Ma, miracolo dei miracoli, trova la confezione di un pandoro Bauli sotto l'albero di Natale, e se lo stringe tra le braccia.
"Bauli, buono come te". Questo mi dà fastidio.
La Bauli non è buona, è avida di guadagno. Approfitta di luoghi comuni della massa, come "A Natale siamo tutti più buoni", per poter vendere bene. Collega l'economia con la generosità.
Ma forse non pensa al fatto che a Natale importante è "nascere nuovamente": stare in famiglia, mantenere e rinforzare i legami relazionali più solidi, ricordare che il Figlio di Dio si è fatto uomo, cantare e già stilare una lista di progetti per l'inizio dell'anno successivo.
Natale è rinnovamento interiore.
E' riscoprire la nostra umanità.
Questa ve la ricordate, vero? Risale al post del 7 dicembre, quando eravamo ancora a inizio Avvento.


Ora che l'Avvento è finito, vorrei spiegarvi rapidamente che cosa significano per me quelle sette parole/espressioni di questa mappetta.

1) UMILTA'. Parola stupenda. "Pauper, pauper, servus et humilis" ("Povero, povero, servo e umile"), dice il canto lirico "Panis angelicus". Umiltà nel senso di rendersi conto dei propri limiti, di non dare sempre la colpa agli altri dei nostri fallimenti. Umiltà è riconoscere la nostra umanità, è fare ciò che è nelle nostre possibilità per rendere migliore il presente in cui viviamo.
Quindi, per esempio: inutile e stupido vantarsi di avere una figlia che frequenta il Liceo delle Scienze applicate, se questa figlia non combina una mazza in quella scuola!
(Se sapeste! Al Beato Andrea da Peschiera ora come ora, dire di avere il figlio alle Scienze applicate sembra diventato un punto d'onore per le madri!)
Inutile incolpare il professore di matematica e fisica, la professoressa di italiano e la professoressa di chimica se tua figlia non riesce.
Per le Scienze applicate ci vuole costanza, impegno e grande intelligenza! Non sono i professori che si coalizzano contro una ragazzina; semmai è la ragazzina che né si impegna né è portata. I professori fanno il loro mestiere, punto.
Allora, per riconoscere i propri limiti e i propri difetti, si scava dentro se stessi, si aiuta i giovanissimi a scavare dentro di sé, ci si conosce meglio e si prova a cambiare, si prova cioè ad essere migliori!

2) FAMIGLIA. Altra grande parola! Una famiglia unita, calda, ma non chiusa in se stessa, bensì, disposta ad accogliere con semplicità. Le ferie natalizie sono molto di più di quattro pandori, di pranzoni, di cenoni e di schiamazzi. Molto di più.
Essere famiglia per l'altro.

3) DONI. Non significa soltanto acquistare e impacchettare regali. Anch'io l'ho fatto per le persone care. Significa anche essere dono per gli altri, e non soltanto a Natale, ma 365 giorni su 365!
Essere dono significa prima di tutto essere capaci di ascoltare il prossimo e di sostenerlo nei momenti di difficoltà.

4) DOLCEZZA. La dolcezza dei gesti di affetto fisico. E qui parlo prima di tutto per me, che tendo all'introversione. Non sono espansiva. Ma, almeno a Natale e a Capodanno, miriadi di abbracci sono leciti, ci stanno tranquillamente e indubbiamente.

5) FRAGILITA'. Cristo che si fa uomo. Cristo Gesù che diviene un neonato, ovvero, la creatura umana più indifesa che ci possa essere. Un neonato che sperimenta i bisogni dei bambini.

6) LETIZIA. E' molto legato ai rapporti umani anche questo mio concetto. Essere lieti, perché ogni giorno è in sé una piccola rinascita in cui si sperimentano le gioie di alcune relazioni e di alcuni obiettivi raggiunti.

7) ARMONIA TRA CIELO E TERRA. In questa notte santa, "Dio si è fatto uomo perché l'uomo si faccia Dio. Cristo nasce perché io nasca.", come diceva sopra Padre Ermes.


SERENO E FELICE NATALE A TUTTI VOI!








18 dicembre 2018

Chi pensa al bene dei nostri adolescenti?

Soltanto ora ho trovato il tempo per scrivere alcune brevi considerazioni sulla tragedia di Corinaldo, accaduta proprio poche ore dopo che avevo postato una riflessione sul tempo dell'Avvento.
...Sarebbe stato molto meglio che quei quattordicenni morti in modo assurdo fossero rimasti a casa, invece di andare al concerto di Sfera Ebasta.
Parto da un sogno che ho fatto nella notte di Santa Lucia, fra il 12 e il 13 dicembre quindi.
E' un sogno che, se venisse esteso per iscritto in un'opera letteraria, apparterrebbe al genere noir.


Ho sognato che era un giorno d'estate. Io e un ragazzino alto la metà di me eravamo nascosti nel buio di un garage pieno di ragnatele.
Il ragazzino tremava di paura e si aggrappava con tutta la forza possibile al mio braccio destro, mentre all'esterno, la voce cattiva del padre urlava di volerlo massacrare.
Io, in un primo tempo, riuscivo soltanto a stare in piedi con gli occhi sbarrati, immobile e pietrificata.
Pietrificata e sconvolta dalla ferocia umana, mentre il ragazzino accanto a me aveva iniziato a singhiozzare. Era già pieno di lividi.
Un singhiozzo particolarmente forte aveva attirato i passi del padre verso il nascondiglio in cui eravamo. A quel punto io ho iniziato a stringere forte il ragazzino, sussurrandogli: "Prima di uccidere te, dovrà vedersela con me e massacrare me, semmai!".
Un forte abbaiare dei cani e gli ululati di alcuni lupi avevano però allontanato dal padre crudele l'intenzione di aprire il portone del garage.
Non so per quanto tempo io e quel ragazzino siamo rimasti abbracciati e piangenti.
Alle prime luci dell'aurora, quando non si sentiva più alcun suono umano e animale, siamo usciti, pian piano da dove eravamo.
Anche se il cielo iniziava appena a rischiararsi, le stelle brillavano ancora di una luce quasi accecante. Mi davano fastidio!
Usciti dal garage, mi ero resa conto che noi due ci trovavamo... nel cortile della casa di Fai della Paganella (TN) destinata ai campi scuola. 
(Non chiedetemi il motivo per cui la mia mente ha collegato l'incubo a quella casa e a quell'ambiente, del quale conservo invece un ottimo ricordo dopo aver vissuto l'esperienza del campo parrocchiale di fine 1° media).
Abbiamo corso, tutti e due, mano nella mano, verso il cancello aperto della casa. 
Sulle strade non c'era anima viva e noi continuavamo a correre, fino al momento in cui siamo giunti in un bosco.
Mentre percorrevamo una strada in discesa, abbiamo intravisto una casetta di legno in mezzo a una radura. Eravamo entrati e... lo spazio interno di quella casa appariva piuttosto vasto. Lì ci avevano accolti una decina di individui sorridenti, affabili e vestiti di bianco.
Mentre pranzavamo con loro, all'esterno di quel piccolo paradiso avevamo tutti sentito una voce terribile che diceva ancora: "La pagherete cara entrambi! Avete i minuti contati!"


Poi si è interrotto tutto. Mi sono svegliata con la nausea ed erano le 5 e mezzo del mattino.
Sono passata dal letto alla poltrona di camera mia, mettendomi una coperta di lana attorno al corpo. Dovevo calmarmi, perché a momenti credevo di sboccare.
Dopo un po' di tempo mi sono riaddormentata e mi sono risvegliata stanca, ad alba molto inoltrata (le 9 e 40 è tardissimo!!!). E il bello è che mia mamma, la mia maggior confidente per quel che concerne l'ambito onirico, non sa niente di questo incubo! Ha scambiato la mia levata molto tardiva per stanchezza pre-natalizia; ed è morto tutto lì.

In questi giorni, con più razionalità e lucidità, ho riflettuto parecchio su questo incubo.
Ho pensato che fosse la rappresentazione di quella che io considero la mia missione educativa: ascoltare gli adolescenti, certamente, ma anche cercare di proteggerli da ciò che può loro nuocere.
Non sono soltanto le famiglie distrutte, il bullismo, l'alcool, le droghe, la pornografia, la voglia di imitare amici poco raccomandabili a sconvolgere la vita dei nostri giovanissimi.
Ci sono anche figure di cantanti, di rapper soprattutto, che, con i contenuti delle loro canzoni, sviliscono non soltanto i sogni e le speranze dei nostri ragazzi, ma anche tutto ciò che di bello e di positivo c'è nella loro quotidianità. Perché in ogni quotidianità, anche nella più difficile, c'è del positivo da cogliere e da valorizzare.

Conservo ancora gli appunti, datati 21 aprile 2018, di un incontro di catechesi sul Vangelo che io e altri giovani abbiamo fatto con Don Pietro.
Il don ci aveva spiegato prima l'immagine del Buon Pastore e poi ci aveva invitato ad una riflessione dialogata sul senso profondo della Pasqua.
Anch'io ho espresso quello che pensavo, ed è stato più o meno questo: 
"Pasqua, al di là dell'evento della Risurrezione del Signore, significa, nella nostra vita, accogliere e ricevere dei segnali di amore e di speranza nei periodi più bui, quando veniamo messi alla prova da eventi particolarmente duri come la grave malattia di un familiare o la grande difficoltà a relazionarsi con dei determinati gruppi di persone come i compagni di classe".
Ho parlato per esperienza personale, d'accordo. E le testuali parole del nostro curato sul significato della più importante festività cristiana sono state, alla fine dell'incontro:  
"Pasqua significa passaggio. Noi siamo chiamati a decidere chi siamo e la Pasqua ci permette di far diventare il nostro buio e le nostre morti interiori un passaggio verso la luce. Vivere la vita come Pasqua significa restare affascinati da qualcosa, non condurre una vita molto intensa senza interrogarsi sul senso di quello che facciamo."

Gli adolescenti sono delicati e fragili, vanno tutelati per quel che si può dal male e vanno difesi dal degrado morale. Sono dei ragazzini!! Sono nella piena primavera della loro esistenza e alcuni di loro dispongono di notevoli risorse intellettive e umane. Aiutiamoli a essere grati del dono della vita! Questo dobbiamo fare noi educatori.

Sfera Ebasta, con le sue canzoni oltremodo volgari e offensive nei confronti di ragazze e donne, non trasmette nulla di bello, nulla che inneggi al dono della vita e/o al valore delle relazioni.
Sfera Ebasta non comunica MAI cose come: "Lottate per i vostri ideali, teneteveli stretti! Impegnatevi affinché i sogni di adesso diventino realtà in avvenire!"
Il corrotto e imbecille ventiseienne dice, in "Hey tipa!": "Io non lo so cosa ti faccio. Però mi cerchi, lo so che ti piaccio, sono una m***a ragiono col c***o , oggi ti prendo domani ti lascio. Hey tipa, vieni in camera con me. Portati un'amica. (...) Ehi, t***a, vieni in camera con la tua amica porca."

Ma che razza di musica è mai questa? Se a qualcuno di voi lettori piacessero cose come queste, il mio caldo e amorevole consiglio sarebbe quello di farvi tagliare le orecchie!
La vera musica è ben altra, e ve lo sta dicendo una che in fin dei conti, essendo nata nel 1995, era adolescente proprio negli anni in cui Fabri Fibra e Fedez iniziavano a riscuotere un enorme successo.
Entrambi cantanti, entrambi demolitori di sogni.
Fibra è sempre stato scurrile e grossolano.
Per quel che riguarda Fedez invece memorabile, a mio avviso, è la canzone "21 grammi": "Ho consumato 21 grammi di felicità, per uso personale per andare via di qua. Senza più limiti, senza più lividi, un po' più liberi."
Si tratta di un inno alla droga. La droga rende liberi. NO! Il pensiero rende veramente liberi!
Alcuni miei compagni di corso la cantavano anche un paio di anni fa, in ambiente accademico.

Una canzone che invece mi ricorda molto il valore della libertà è la dolcissima "Io vagabondo" dei Nomadi. Ogni volta che la ascolto, che la suono alla chitarra o che la canto, mi vengono le lacrime agli occhi.
Soprattutto le prime parole: "Io un giorno crescerò... e nel cielo della vita volerò."
La vita non è un cielo senza nuvole. E' un'opportunità che proietta ognuno di noi in un vastissimo cielo di avventure e di relazioni.

Per non parlare del finale del ritornello: "Soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio".
Ricorda moltissimo il messaggio di "Into the wild", ovvero, quello che per me è IL FILM per eccellenza.
La vita è un viaggio. Un viaggio che ci chiede autenticità e apertura mentale per poter essere ben vissuto. Non ricchezze materiali, non certezze. Ma desiderio di esperienza e di conoscenza. E ricerca di Dio, Essere dal quale io a volte mi sento molto lontana.


 

7 dicembre 2018

"Dall'immagine tesa", Clemente Rebora:

Nessuna poesia come questa, scritta da Rebora, può meglio descrivere lo stato dell'attesa.
Buon inizio di Avvento, miei cari lettori! Mancano esattamente 17 giorni al Natale.

Prima di riportare la spiegazione di questo suggestivo componimento, vorrei specificare tre etimologie:

A) Avvento deriva da "adventus", sostantivo latino della quarta declinazione che significa "arrivo".
Durante questo tempo liturgico, che include buona parte dell'ultimo mese, noi cristiani dovremmo prepararci spiritualmente a ricordare, a rivivere la nascita di Gesù.

B) Dicembre, in tempi antichissimi (cioè nei primi tempi dell'età monarchica di Roma, durante il governo di Romolo), era il decimo e ultimo mese dell'anno del calendario.
Marzo invece era il primo mese e corrispondeva sia all'inizio della primavera che all'inizio delle campagne militari romane.
A partire dall'epoca di Numa Pompilio, sono stati aggiunti anche gennaio e febbraio.
Ritornando alla linguistica storica comparata:

*dekṃt (radice I.E.). La sonante ṃ diviene foneticamente -em in latino, -a in greco e in sanscrito, -im in lituano.
Quindi, latino: decem, greco: δέκα (dèka), sanscrito: dáśa, lituano: dešimt.

C) Natale. Non c'è nemmeno bisogno che tu perda tempo a spiegarlo, penserete.
Nella lingua corrente, "natale" è un aggettivo accompagnato a determinati sostantivi, come nell'espressione "paese natale".
Natale deriva dal latino cristiano "diem natalem Christi"
"Natalem", dall'aggettivo "natalis", è strettamente legato al verbo deponente (forma passiva ma significato attivo) "nascor".

I Vangeli di Luca e Matteo narrano l'annunciazione a Maria da parte dell'angelo Gabriele, la nascita di Gesù in una mangiatoia a Betlemme, la visita dei pastori e l'arrivo dei re Magi dall'Oriente.
Giovanni inizia il suo Vangelo con questo periodo: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio."
Marco invece parte con l'episodio del Battesimo di Gesù, stateci attenti.

Questo tempo d'avvento è appena iniziato.
Sarebbe proprio il caso di farsi una mappa come la mia che riassume tutto ciò che con il pensiero colleghiamo alla parola "Natale".
Numerate pure, come ho fatto io, le parole; nell'ordine in cui vi vengono in mente.


DALL'IMMAGINE TESA:

                   Dall’imagine tesa        (v.1)
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
                 non aspetto nessuno:    (v.13)
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:

verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
                     il suo bisbiglio.        (v.26)


Il componimento ha 26 versi.
Lo si potrebbe tranquillamente suddividere in due esatte metà: da 1 a 13, spicca il tema dell'attesa; mentre invece da 14 a 26 prevale il motivo dell'arrivo sicuro di una presenza indefinita.
E' stato soprattutto quel "ma" del verso 14 che mi ha spinta a vedere queste due parti.
Più o meno dunque, mi è accaduta la stessa cosa quando avevo analizzato l'Infinito di Leopardi.
In questo caso, nei primi 4 versi ci sono i dimostrativi "questo", relativo a "colle" e "questa", relativa a "siepe". Sono elementi naturali vicini agli occhi del poeta.
Poi, a partire da quel "ma sedendo e mirando", cambia tutto.
La contemplazione induce il poeta a pensare, a immaginare "interminati spazi di là da quella (dalla siepe!) e sovrumani silenzi". Anche i dimostrativi sono diversi, perché riferiti a entità della mente, delle quali risulta impossibile verificare l'effettiva esistenza.

Comunque, ritorniamo alla poesia di Rebora.
Proprio all'inizio, dice "immagine tesa", nel senso di immaginazione assorta.
Abbastanza equivoco è il passaggio "nell' ombra accesa"... Se la stanza è buia, che cosa la illumina? La luce dell'interiorità di un uomo proteso alla ricerca di qualcosa? Oppure da un lento approssimarsi di un qualcosa di natura divina?
Sarebbe meraviglioso poter capire anche il vero senso di quel "polline di suono", che è una sinestesia, proprio come lo è "odore di fragole rosse".
Nella sinestesia si accostano due sensi: nel caso di "polline di suono", la vista e l'udito, nel caso invece di "odore di fragole rosse", l'olfatto e la vista.

Più di una volta è ripetuto il sintagma "non aspetto nessuno", cioè, non attendo alcuna presenza umana.
E' come se l'autore dicesse a se stesso: "arriverà qualcosa, me lo sento, ma non riesco a ipotizzarne l'identità".

Quella di Rebora è un'attesa religiosa.
Il contenuto di questa lirica è il preludio a una conversione religiosa avvenuta con il tempo.
Quello che voglio dire è che Clemente, al contrario di Petrarca e di Parini, ha preso gli ordini ecclesiastici nel 1929 per vera vocazione, non per garantirsi una dignitosa posizione economica.

Alcuni critici sostengono che questa poesia sia il risultato di una sofferenza amorosa, realmente avvenuta.
Molto prima di entrare in seminario infatti, Rebora aveva convissuto per ben sei anni con una pianista di origini russe.
Pensate che insoliti travagli spirituali-vocazionali che hanno attraversato alcuni letterati!
"Dall'immagine tesa" dunque, costituirebbe secondo loro una fragile speranza di Clemente, che attende alcuni segnali di ritorno della donna amata.

A mio avviso, ciò che rende debole e abbastanza improbabile la loro tesi è l'abbondanza, negli ultimi otto versi, di termini appartenenti alla sfera del lessico religioso: "perdono", "tesoro", "ristoro delle mie e sue pene".

Mi piace molto una puntualizzazione del professor Carnero, che dice: "(...) l'idea di un avvento capace di sorprendere, espressa nei versi 17-18: verrà d'improvviso/quando meno l'avverto richiama un celebre versetto del Vangelo di Matteo (24,44), che contiene un invito alla vigilanza nell'attesa della venuta futura di Cristo: Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo."

Concludo il seguente post con alcune riflessioni poetiche di Padre Ermes Ronchi:

"Due sono le parole che caratterizzano il tempo dell'Avvento: attesa e attenzione.
Attesa è tensione verso il presente. E' l'attesa di Dio, di Colui che viene, eternamente incamminato verso ogni uomo. Attesa come di madre: la donna sa nel suo corpo, da dentro, cosa significa attendere; è il tempo più sacro, più creatore, più felice. Attendere, infinito del verbo amare. Tutte le creature attendono un Dio che ha sempre da nascere.
Attenzione è rendere profondo ogni momento. Si deve vivere con attenzione il presente, visto che la superficialità è una delle più gravi epidemie della nostra contemporaneità."