Ci sono altri passaggi piuttosto interessanti all'interno di Sentieri partigiani.
4) LA FINE DI BENITO MUSSOLINI:
Nell'estate 2010, Paolo Malaguti e la moglie trascorrono un soggiorno nei pressi del lago di Como. I
n una stretta via del paese di Giulino, accanto al cancello di Villa Belmonte, entrambi scorgono una croce nera e una scritta dorata con la seguente dicitura:
"BENITO MUSSOLINI- 28 aprile 1945".
Non ci sono fotografie d'epoca, né altri cartelli esplicativi, motivo per cui l'autore inizia a porsi diverse domande.
Innanzitutto, per Malaguti, quella scritta è un segno che dice e non dice, considerando il fatto che persistono ancora opacità e incertezze relative al luogo esatto della morte del Duce e della sua amante:
(...) stando ad alcune ricostruzioni (Mussolini e Claretta Petacci) potrebbero essere stati uccisi qualche ora prima, a Bonzanigo, presso casa De Maria. Poi i cadaveri sarebbero stati trasportati fino a Giulino, per inscenare un'esecuzione pubblica, prima di portarli a Milano.
Due anni dopo Malaguti ritorna a Giulino e scorge qualche cambiamento, deliberato dall'ANPI locale, presso il muretto di Villa Belmonte: oltre alla croce e alla data di morte, è stata aggiunta una lapide simile ad un libro aperto con fotografie di Mussolini e della Petacci. Inoltre, sulla targa viene precisata l'ora esatta dell'esecuzione.
A partire da queste modifiche l'insegnante si chiede se non sia necessario creare, magari proprio a Giulino, un museo o un percorso della memoria che si concentri sugli ultimi momenti di vita del Duce tramite l'utilizzo di cartelli, fotografie e documenti: a suo modo di vedere questa iniziativa, senza giustificare la violenza del periodo della guerra civile italiana, costituirebbe un efficace antidoto al Fascismo.
Un'altra questione interessante relativa a questo problema storico è la seguente: quando finisce davvero il Fascismo? O non è ancora del tutto estinto?
A mio modo di vedere, alla fine di aprile del '45 in Italia termina la dittatura ma non certamente il Fascismo.
Una delle mie argomentazioni esplicative fa riferimento alla carriera politica di Giorgio Almirante, convinto collaborazionista dei Repubblichini.
Alla fine degli anni Quaranta, Almirante è stato tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, formazione politica che nel 1972 ha ottenuto quasi il 9% nel corso delle elezioni politiche.
Nel nostro paese sono inoltre esistite le Brigate Nere, corpo paramilitare di ispirazione fascista fondate nel 1944 da Alessandro Pavolini e attive fino alla fine del 1945.
Oltre a ciò è molto importante tener presente che il terrorismo nero degli anni Settanta è stato responsabile di drammatiche stragi come quello di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974 e, senza ombra di dubbio, anche dell'episodio di Bologna nel 1980.
Attualmente permangono e persistono alcuni movimenti di estrema destra neo-fascista come Casa Pound, attivo dal punto di vista culturale e sportivo, e Forza Nuova, fondata alla fine degli anni Novanta.
Entrambe le formazioni appoggiano fortemente iniziative e politiche anti-migratorie oltre alla nazionalizzazione delle autostrade. Le loro idee risultano inoltre fortemente e vergognosamente omofobe e anti-semite: d'altronde i rispettivi componenti dalle simpatie neo-naziste negano la Shoah.
Concludo il paragrafo richiamando ad un'altra informazione significativa che il mio collega Malaguti fornisce: il 28 aprile, a Dongo e a Giulino, si svolgono manifestazioni neofasciste.
5) COME AFFRONTARE LA RESISTENZA A SCUOLA?
Questa domanda ricorre più volte all'interno del libro.
Paolo Malaguti lamenta il fatto che, nelle scuole secondarie in generale, la Resistenza venga molto spesso trattata in modo riduttivo, sia dai docenti di Lingua e Letteratura italiana sia dai colleghi a cui viene assegnato il completamento del quadro orario con le discipline storico-geografiche: si elencano i fatti salienti relativi alla guerra civile e si tende a valorizzare soltanto la figura di partigiani-eroi torturati dai Repubblichini.
Nella migliore delle ipotesi, il titolare delle ore di storia propone ai ragazzi la lettura e l'analisi di qualche fonte scritta o iconografica inerente l'argomento.
Tuttavia, secondo l'autore, queste strategie didattiche non incidono sulle coscienze di adolescenti che tendono a vedere il passato come un'appiattita sequenza di eventi lontani da loro.
Il mio collega ritiene un'azione pedagogica insufficiente anche quella finalizzata a commemorare il 25 aprile: dedicare alcune ore alla visione di un film o alla lettura di poesie e di alcuni estratti di romanzi.
Pur rispettando al massimo l'esperienza e la dedizione dell'autore nei confronti del miglior lavoro esistente sulla faccia della Terra, ritengo che, a mio avviso la scuola, non possa sobbarcarsi da sola qualsiasi responsabilità educativa.
Nel nostro meraviglioso e problematico paese sarebbe necessaria la fondazione di scuole civiche territoriali rivolte a tutte le fasce d'età.
Esiste una modalità, cortese ma sistematica, di coinvolgimento periodico di tutti gli italiani in cicli di formazione storica?
In Sentieri Partigiani si cita tuttavia la scuola di Collegno, finalizzata ad istituire connessioni tra la lotta partigiana e il nostro presente.
Ho inoltre rilevato che Paolo Malaguti sembra abituato a pensare ad una suddivisione delle ore di discipline umanistiche tra due diversi insegnanti all'interno di una stessa classe.
D'altronde, con l'inesorabile calo demografico, ritengo che le suddivisioni qui di seguito riportate a proposito delle scuole secondarie saranno sempre più diffuse e davvero molto frequenti nei prossimi anni:
Qui mi riferisco all'area umanistico-letteraria moderna (classe di concorso A-12):
- Secondaria di primo grado: docente di lingua e letteratura italiana (6h settimanali)+ docente di storia e geografia (4h settimanali), dal primo al terzo anno compreso.
-Secondaria di secondo grado- primo biennio di tutti gli indirizzi: docente di lingua e letteratura italiana (4h settimanali)+ docente di storia e geografia (3h settimanali).
-Secondaria di secondo grado- triennio istituti tecnici: docente di lingua e letteratura italiana (4h settimanali)+ docente di storia (2h settimanali).
-Secondaria di secondo grado- triennio licei (questa è una suddivisione che esiste da più di dieci anni): docente di lingua e letteratura italiana (4h settimanali)+ docente di storia e filosofia (4h settimanali).
A mio modo di vedere questi orari spezzati comporterebbero più vantaggi che intoppi.
Qui ne delineo le ragioni.
A) DOPPIO PUNTO DI RIFERIMENTO
Tutti i ragazzi, nella loro piena fase di crescita, potrebbero contare su due figure complementari: un insegnante si occuperebbe di sintassi, di arricchimento lessicale e della componente interpretativa che i testi letterari implicano.
L'altro invece si focalizzerebbe sulla formazione del senso critico, della coscienza civica e dell'attenzione nei confronti di problematiche attuali, anche ambientali.
B) MODELLI DIDATTICO-EDUCATIVI DIVERSI
Gli alunni potrebbero individuare con spontaneità la figura più affine ai loro interessi scolastici e alle loro tensioni emotive.
Se, da una parte, è vero che noi docenti non siamo affatto gli amici o gli psicologi dei nostri studenti, dall'altra non dobbiamo mai dimenticare che, nelle classi, portiamo anche parte della nostra personalità: per questo due modelli di insegnanti diversi per l'area umanistica costituiscono una risorsa.
C) VIENE FAVORITA LA DIDATTICA INTERDISCIPLINARE
Questa suddivisione oraria comporterebbe la presa di coscienza del fatto che "tutto si collega": se da un lato i testi letterari sono interpretabili, dall'altro implicano una stretta connessione non soltanto con la biografia di chi li ha scritti ma anche con le coordinate geografiche e con il contesto storico-sociale che hanno determinato una certa idea esistenziale nella mentalità dell'autore.
Questa idea di frammentazione delle discipline di area umanistica supera le esperienze che Malaguti racconta a proposito di litigi furibondi avvenuti tra "colleghi di Italiano" e i "colleghi di Storia" relativi alle modalità di trattare i totalitarismi del Novecento e le Foibe.
D) CONFRONTO FREQUENTE E SISTEMATICO CON I COLLEGHI DI SOSTEGNO
Entrambi gli insegnanti di area umanistica possono frequentemente e facilmente confrontarsi con il collega designato sul sostegno a proposito di comportamenti problematici, situazioni di fragilità, necessità educative ed efficacia di determinate strategie didattiche a breve e a lungo termine. Questo non soltanto per gli alunni con bisogni educativi speciali ma per tutti i componenti del gruppo classe.
Se dovessi incontrare il collega Malaguti gli proporrei una provocazione di questo genere:
Immagini una classe terza media con due titolari diverse per le discipline di area umanistica, secondo la suddivisione 6h+4h. A me vengono assegnate le sei ore di italiano e ad un'altra insegnante, proveniente proprio dalla formazione in Scienze Storiche, le restanti quattro.
Avendo presentato una tesi di Laurea magistrale in Linguistica italiana sull'analisi sintattica e lessicale di alcuni romanzi di Natalia Ginzburg, ho avuto modo di approfondire anche la figura del suo primo marito, Leone, deceduto a seguito di terribili torture da parte dei fascisti presso il carcere di Regina Coeli a Roma, nel febbraio del '44. Chi dovrebbe presentare a ragazzi fra i 13 e i 14 anni una figura di così alta levatura etica come Leone Ginzburg? Io o la mia collega, la quale sicuramente ha superato anche un esame corposo e molto approfondito di storia contemporanea?
Leone è, di fatto, un personaggio storico, emblema di una cosciente e consapevole libertà politica e intellettuale. Per di più è anche stato un letterato, co-fondatore della casa editrice Einaudi e curatore di un'edizione dei "Canti" di Leopardi. Chi si è opposto al nazi-fascismo desiderava un avvenire migliore per le generazioni successive, come si evince dalle "Lettere dei condannati a morte della Resistenza Europea" raccolte da Zagrebelsky. Questo non dobbiamo dimenticarlo mai. Condivido solo in parte il timore di "sublimare", all'interno delle scuole, i partigiani. A mio avviso, una figura come Leone Ginzburg potrà suscitare l'ammirazione degli adolescenti soprattutto se verrà collegata strettamente a solidi valori quali la giustizia, il senso di integrità e la profondità umana. Infatti lo si potrebbe definire un anti-influencer dell'Italia fascista che ha perso la cattedra all'Università dopo essersi rifiutato di giurare fedeltà alla dittatura di Mussolini. Si potrebbe chiedere ai ragazzi: "Al posto di Leone, voi avreste rifiutato di appoggiare un governo autoritario accettando di perdere un lavoro coerente con i vostri studi e con le vostre passioni?".
Questa domanda conquisterebbe, a mio modo di vedere, anche ragazzi di quinta superiore.
Ritengo che la migliore soluzione per affrontare la Resistenza in classe consista prima di tutto in una stretta collaborazione tra umanisti, motivo per cui, tramite accordi e collaborazioni instaurate necessariamente all'inizio dell'anno scolastico, la Resistenza potrebbe essere approfondita con letture di Fenoglio, Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno) e Pavese, senza tralasciare le contraddizioni di chi ha partecipato attivamente a questo movimento così fondamentale per la fondazione della democrazia.
Ad ogni modo e al di là del mio specifico percorso di studi di laurea magistrale, mi ritengo un po' più predisposta per l'insegnamento delle discipline storiche e geografiche: l'esperienza lavorativa dello scorso anno scolastico è stata molto significativa, mi ha fatta crescere sia professionalmente che umanamente, mi ha riconnessa con interessi e curiosità nate durante l'infanzia (storia medievale, mappamondi, cartine fisiche).
Per la gioia del nostro attuale Presidente della Repubblica, sono un'insegnante che già dispone di una metodologia piuttosto forte, peraltro riconosciuta da colleghe con molti più anni di esperienza, per quel che concerne ragionamenti storici su fonti scritte/iconografiche, mappe concettuali, questioni cartografiche ed etico-ambientali.
6) LA QUESTIONE DI PIAZZALE LORETO E LE CONCLUSIONI FINALI DEL LIBRO:
Malaguti dedica una sezione anche a Piazzale Loreto, lamentando il fatto che, sul Piazzale, al posto di lapidi commemorative ci sia un McDonald.
Il tema del rapporto tra memoria storica e trasformazione urbana a Piazzale Loreto fa parte dello sviluppo della società italiana. Se da un lato le attività commerciali rischiano di appiattire la percezione dei luoghi, dall'altro la stratificazione storica di questo piazzale rimane indelebile.
Agosto 1944:
Nell'agosto 1944, dopo un attentato in Viale Abruzzi, quindici persone tra partigiani e anti-fascisti sono stati prelevati dal Carcere di San Vittore e fucilati dalla Legione Autonoma Mobile Ettore Muti. Si tratta di un'azione di rappresaglia avvenuta in un viale vicino al Piazzale.
I corpi sono rimasti visibili ai civili per molte ore, al fine di terrorizzare la popolazione civile e di disincentivare forme di solidarietà alla Resistenza.
Aprile 1945:
Il 29 aprile del 1945, i corpi di Benito Mussolini, di Claretta Petacci e di altri gerarchi fascisti sono stati portati a piazzale Loreto ed esposti.
Questo luogo è stato individuato dalle forze partigiane per contrapporre la fine del regime al luogo del martirio dei quindici antifascisti dell'anno precedente.
La memoria oggi:
I luoghi cambiano con il tempo e le tracce della memoria della Resistenza sono moltissime, soprattutto in Italia Settentrionale. La salvaguardia di questi spazi risulta fondamentale.
A Piazzale Loreto sorge una lapide in memoria dei quindici martiri, con un'epigrafe che ne ricorda i nomi e il sacrificio e, il 10 agosto di ogni anno, l'amministrazione comunale di Milano organizza cerimonie ufficiali e incontri dedicati alla memoria delle quindici persone uccise.
7) COME RENDERE ATTUALE IL CONCETTO DI RESISTENZA?
Negli ultimi anni ho sentito molti adulti sparare a zero contro i ragazzi che scelgono forme di lotta più o meno eclatanti per lanciare l'allarme sull'emergenza climatica.
Imbrattare con la zuppa un quadro famoso o incollarsi a una scultura sono azioni che talvolta suscitano condanne più indignate di quante ne ricevano azioni terroristiche con vittime innocenti, o bombardamenti su civili inermi.
Credo che questa sia una forma di resistenza che alcuni giovani del mondo occidentale del XXI° secolo hanno scelto contro gli esponenti del vecchio mondo. Ancora una volta, come nel '43 o nel '68, un conflitto che ha una forte implicazione generazionale.
Non riesco a condannarli.
Quindi le Brigate Rosse, che si definivano un Movimento di Resistenza, erano davvero tali? Malaguti cerca di rendere attuale il concetto di Resistenza con un paragone che a mio parere non regge.
La Resistenza era un movimento eterogeneo, costituito da comunisti, liberali, cattolici e monarchici che contrastava le forze occupanti e chi collaborava con loro, con lo scopo di restituire libertà e democrazia all'Italia.
Le Brigate Rosse invece erano attive in uno Stato democratico e costituzionale e ricorrevano al terrorismo, al sequestro e all'omicidio di magistrati, giornalisti, sindacalisti e uomini politici, tra cui Aldo Moro.
Gli ultimi movimenti di protesta non portano contributi costruttivi e non sensibilizzano su tematiche ambientali dato che sono trasportati da un'emotività distruttiva.
Se la Resistenza è stata una guerra di liberazione contro un oppressore, l'attivismo climatico odierno è provocatorio e aggressivo, senza proposte pragmatiche e concrete che possano suscitare l'interesse dell'opinione pubblica.
... Pensate a come trascorrerò il giorno del mio trentunesimo compleanno: inclusa tra gli autori di un evento culturale poco lontano da casa!






















