Vi presentiamo qui un reportage scritto da Jack London negli anni in cui lavorava come giornalista.
A) "IL POPOLO DEGLI ABISSI": CONTENUTI DEL LIBRO
Il popolo degli abissi ("The People of the Abyss") è un reportage di Jack London basato su una sua esperienza di vita in cui lo scrittore ha deliberatamente scelto di sperimentare le condizioni di vita dei poveri, dei senzatetto e dei proletari dell'East End.
Si tratta di uno studio sociale svolto nel 1902 e pubblicato nel 1903 che comprende anche una documentazione fotografica dell'autore.
London si dimostra molto critico nei confronti del capitalismo e dell'imperialismo britannico: il Regno Unito, all'inizio del Novecento, è ancora una potenza coloniale internazionale ma, a causa della mancanza di ammortizzatori sociali e di tutele sul lavoro, buona parte della popolazione cade in miseria e si ritrova costretta a condurre una vita di stenti, di fame e di alienazione sociale.
Nell'East End la mortalità infantile è molto elevata e, oltre a questo, risulta frequente e sistematica la dinamica dello sfruttamento lavorativo.
Per calarsi in questa realtà, all'inizio del libro l'autore decide di cambiare i propri abiti vestendosi da marinaio e mescolandosi alla folla dei quartieri poveri:
(...) il valore della mia vita era sceso in proporzione a quello dei miei vestiti. (...) Non avevo più paura della folla, ero entrato a farne parte.
Una delle caratteristiche principali dell'opera consiste nelle descrizioni soggettive dei vicoli, delle strade, degli edifici e delle persone.
In alcuni capitoli sono inserite anche riflessioni economiche riferite a bilanci familiari delle famiglie dell'East End: London constata che i guadagni provenienti dalle attività lavorative coprono a malapena le spese affittuarie e un'alimentazione ridotta senza possibilità di risparmio.
Questo accade ad esempio quando una famiglia di cinque persone vive con undici scellini la settimana.
La zona dell'East End viene definita un tugurio senza fine ed è quindi un mondo "altro" rispetto a quello da cui proviene l'autore.
B) IL REGNO UNITO NEL PRIMO DECENNIO DEL NOVECENTO:
Tra il 1901 e il 1910 la Gran Bretagna era la prima potenza globale. Tuttavia il benessere non era accessibile per tutte le classi sociali: nell'età di Edoardo VII infatti, le classi dirigenti e medio-borghesi potevano usufruire di servizi pubblici ed elettricità, mentre le classi operaie vivevano in quartieri le cui condizioni promettevano soltanto precarietà e miseria cronica.
Inoltre, il 1902 è l'anno in cui si conclude, con la vittoria del Regno Unito, la seconda guerra angloboera in Sudafrica.
Qualche anno prima, molti abitanti dell'East End si erano presentati come volontari di guerra presso i centri di reclutamento di Londra: circa il 60% di loro era stato scartato a causa di forme di rachitismo, malnutrizione, infezioni, sintomi da anemie e mancanza di denti.
In questo modo il governo britannico dell'epoca iniziava a prendere coscienza del fatto che una fascia piuttosto consistente della popolazione dell'Impero era fisicamente debilitata a causa della povertà urbana.
*Se fossi nata più di cent'anni fa nell'East End molto probabilmente non avrei raggiunto i trent'anni dato che, pur vivendo nel benessere di questo secolo, ho carenze croniche e abbastanza severe di vitamina D e di vitamina B12.
C) L'EAST END E LE BARACCOPOLI ODIERNE:
A partire dal terzo capitolo London si sofferma anche su case e alloggi dell'East End: pochissime sono le abitazioni vuote.
Eppure, all'interno di una sola stanza di condominio, possono vivere una famiglia con altri coinquilini.
Diviene evidente quindi la problematica del sovraffollamento aggravata dalla mancata alfabetizzazione, da condizioni igieniche disgustose, dalla diffusione di malattie, dall'accumulo di rifiuti e sporcizia anche sui tetti delle case, non soltanto all'interno di cortili.
Queste condizioni domestiche quotidiane ricordano molto le attuali baraccopoli, ben presenti in alcune parti del mondo: si tratta di quartieri periferici delle grandi metropoli prive di servizi essenziali e costituiti da architetture precarie.
Vengono anche definiti slums, favelas e bidonvilles. e, secondo le stime dell'ONU, circa un miliardo di persone vive in questi insediamenti.
Attualmente, nelle slums di Dharavi (India) e di Kibera (Kenya), intere famiglie vivono in una sola stanza o comunque in spazi molto ridotti, costrette ad accedere a servizi igienici a pagamento data la mancanza di collegamento con reti fognarie e acqua corrente.
Molti abitanti delle baraccopoli tendono a sopravvivere grazie mercati locali e lavori che, molto spesso, non risultano regolamentati.
Le aree verdi dell'East End non risultano affatto immuni dal degrado. In effetti, colpisce molto il modo in cui viene descritto il parco di Spitalfields al cui ingresso le panchine risultano un ammasso di stracci e sporcizia.
L'autore specifica che, chi proviene dalle campagne, diventa un lavoratore povero nel giro di poco tempo una volta giunto in città e senza la minima garanzia di una vecchiaia serena né di una pensione.
A questo proposito, il capitolo quindici è dedicato ai coniugi Mugridge che dopo più di sessant'anni di lavoro non possedevano e non avevano altra prospettiva che continuare a lavorare.
D) VAGABONDAGGIO NOTTURNO E GESTI DI SOLIDARIETÀ TRA MISERI:
"Portare la bandiera" è il titolo del decimo capitolo, il quale allude a ciò che molti indigenti senzatetto dell'East End sono costretti a fare: vagare tutta la notte per le strade in cerca di un portico o di un portone presso il quale dormire.
D'altra parte, l'ingresso ai parchi pubblici cittadini non è consentito prima delle cinque del mattino.
A causa di queste circostanze, i poveri dell'East End sono costretti a camminare per gran parte della notte, a volte sotto la pioggia battente e raccogliendo bucce di arancia o di mela dai marciapiedi.
Tuttavia non sono così infrequenti i gesti di solidarietà tra poveri all'interno dell'East End: la figura di Ginger, operaio non più idoneo ai lavori pesanti a seguito di un incidente, è a tal proposito significativa.
London lo incontra di fronte alla sede di un ospizio, tra i primi della fila, all'ingresso dell'edificio. Questa è l'occasione durante la quale Ginger racconta all'autore di aver trovato, tra i rifiuti disinfettati, alcune costolette di maiale: dopo averle raccolte le ha condivise con altri nella sua stessa condizione.
L'etica comunitaria, quindi, è ancora presente e non è stata cancellata dai meccanismi di una società che considera gli operai simili a oggetti o ingranaggi da scartare una volta danneggiati.
E) LE COFFEE HOUSES:
Per chi vive in una stanza senza riscaldamento, le coffee houses rappresentano un rifugio temporaneo notturno al prezzo di un solo penny e al riparo dal brutto tempo e dal controllo della polizia.
In questi luoghi le bevande calde servono ad ingannare la fame e a dare momentanee sensazioni di calore, mentre i pub bene illuminati spingono i poveri a spendere i loro pochi soldi per affogare nell'alcol.
Ad ogni modo, la classe operaia mangia poco e molto male: cicoria o tè con una fetta di pane, per questo le morti per indigenza sono numerose, come anche i tentati suicidi.
London riferisce anche l'idea, mai realizzata a causa dell'intento moralistico di chi li proponeva, di apertura dei coffee palaces, in modo tale da offrire ai clienti bevande analcoliche.
F) IL FINALE DEL REPORTAGE:
La civiltà ha davvero migliorato la vita dell'uomo medio?
Questa domanda introduce le considerazioni finali di Jack London, molto discutibili e profondamente influenzate dai suoi stati d'animo.
Da un lato si afferma una parte di verità, cioè che l'Impero Britannico, sebbene disponga di risorse industriali, scientifiche e finanziarie infinitamente superiori a quelle di una comunità tribale come quella degli Inuit, condanna comunque centinaia di migliaia di cittadini ad una vita di degrado, di stenti e di alienazione.
Ma è irragionevole ritenere la vita dei poveri dell'East End molto peggiore di quella dello "stato di natura".
La valutazione e la considerazione di London a proposito degli abitanti degli abissi non è sempre positiva e compassionevole: a volte li definisce vittime, naufraghi della società londinese, altre volte invece imbecilli e deboli di mente, come se tutti loro fossero incapaci di riscatto.
Oltretutto, lo scrittore americano condanna aspramente la riproduzione della popolazione dell'East End: affermando chiaramente che nelle loro condizioni "è un crimine sposarsi e fare figli", ribatte la convinzione che i loro nati sarebbero destinati esclusivamente ad una vita di degrado, di sporcizia e di sofferenza.
Il pensiero socio-politico di London è complesso perché unisce l'odio per l'ingiustizia capitalista a un forte elitismo biologico tipico della cultura americana ed europea del tempo in cui è vissuto.

















