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5 febbraio 2026

M. Calabresi, "Il tempo del bosco" (I):

 4) LASCIARE UNA TRACCIA

Questo libro include molti incontri tra l'autore e persone che, grazie alle loro scelte di vita, si sono realizzate e hanno lasciato una traccia nel cuore di coloro che amano o amavano.

Nei prossimi due post rifletterò sui capitoli che ritengo più significativi.

ANSIA (I°):

È la fine dell'inverno.

Al termine di una conferenza relativa all'importanza del tempo, tenuta da Marcello, uno psichiatra e amico storico, Mario esce dalla facoltà di Medicina.

Ho la testa piena di pensieri: medici e ricercatori hanno dato sostanza al malessere che percepisco da un po', da quando tutto è accelerato, da quando decidere è diventato più importante di capire. Io ho raccontato quello che so: come ho visto tutto questo accadere dentro l'informazione, con la dittatura dell'istante e del tempo reale.

(...)

Per tutta la giornata medici, neuro-scienziati, filosofi e storici non hanno soltanto riabilitato il sonno, la noia e il tempo vuoto, ma hanno spiegato che solo rallentando possiamo capire le cose, viverle, farle nostre.

Ad un tratto, una studentessa della facoltà gli corre incontro, confidandogli di essere vicina alla laurea in Medicina e spiegando quanto efficientemente impiega il tempo della sua vita quotidiana. 

Sono soprattutto due le frasi di questa ragazza che colpiscono: "Non faccio mai nulla che non sia utile" e Tutto questo non basa, non basta mai".

La risposta di Mario è la seguente: "Non si può fare tutto e non sentirti in colpa se non ce la fai. È più importante imparare a scegliere e avere coraggio di rinunciare a qualcosa, senza troppi rimpianti".

Il tempo del bosco è stata una delle mie ultime letture dell'anno 2025. 

Devo ammettere di essermi in parte rivista nella studentessa di medicina.

Fino al sedici ottobre il mio 2025 è stato un po' doloroso.

Lo scorso anno è iniziato con la rapida decadenza fisica di mia nonna paterna, venuta a mancare a metà febbraio, con una condizione di instabilità economica ma, al contempo, con la riacquisita consapevolezza di voler intraprendere la carriera dell'insegnamento.

Attorno a me sentivo conoscenti e amici di famiglia che magnificavano i matrimoni dei loro figli, di cui alcuni molto vicini alla mia età, che lodavano mutui appena accesi e contratti a tempo indeterminato, che riferivano viaggi e avventure dei loro brillanti rampolli verso mete extra-europee come il Giappone, le Maldive, l'Australia.

Tristissimo per me è stato il mese di giugno: Matthias si trovava circa ottomila chilometri più a nord-ovest per un Campus universitario e io, in quel periodo, uscivo molto poco di casa per evitare di sentire ulteriori commenti e giudizi su di me e sul mio percorso, come peraltro era accaduto qualche volta tra aprile e maggio. 

Si trattava di sentenze di tal aulico calibro:

"Hai ventinove anni, ormai è ora di fare un figlio! Non sei più una bambina da un pezzo".

"Ma ti sposerai prima o poi?! State insieme da tre anni!".

"Ah, dall'autunno aspetterai le chiamate della scuola... ma come pensi di mantenerti nella vita, con la scrittura creativa?".

Ora accantonerò l'ironia per pochi istanti e sarò seria e sincera al 1000%:

Il mondo degli adulti è impietoso e cattivo!

Personalmente non sto rilevando un miglioramento dal punto di vista umano nel micro-cosmo delle persone più adulte di me!!!!

Anzi, ultimamente constato solo egoismo, arroganza, falsità quadruplicata, giudizi che pesano come le pietre del Carso e manìe di protagonismo!!!!!!!!!!

E pensare che recentemente c'è stata una pandemia che ci ha costretti a barricarci in casa per diversi mesi, che è tornata la guerra nell'Europa dell'est, che si sono inasprite non solo le tensioni in Medio Oriente ma anche le competizioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, dove di fatto sta avvenendo una svolta politica di destra radicale che sta pesantemente discriminando il diverso.

Per quali motivi tutto questo caos irrazionale non sta rendendo le persone più comprensive nei confronti dei percorsi e delle vicende di vita degli altri??!!!!!!

Io, pur con una laurea magistrale, una relazione affettiva seria e destinata ad una famiglia tutta nostra, due libri fatti stampare e abbastanza diffusi e un terzo in cantiere, esperienze lavorative di vario genere, mi sono sentita inadeguata e deficitaria per buona parte dello scorso anno quando mi ritrovavo paragonata ad altri giovani con un lavoro stabile oppure a degli adulti molto più qualificati di me.

Perché proprio io sono la segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano di Verona? Lo ammetto: per il fatto che sono stata caldamente raccomandata da un sacerdote al Cancelliere della nostra Curia, non per meriti particolari.

Ho le mie buone ragioni per sentirmi inferiore: nel Consiglio di Presidenza e anche nel Consiglio Plenario mi trovo con persone che insegnano all'Università, ingegneri abilitati, dirigenti e imprenditori... tutti sono decisamente più adulti di me e si trovano come minimo a tre spanne sopra di me dal punto di vista sociale.

Hanno circa il doppio dei miei anni, non possono prendermi sul serio. Questo lo dimostra anche il commento di uno di loro sul mio verbale dell'ultima assemblea svolta a novembre: "Ma sì, e approviamolo, tanto non è un verbale parlamentare!".

I miei complimenti per queste grandiose doti di umanità, questa è proprio la modalità più intelligente e più appropriata per valorizzare una persona giovane, seria e responsabile all'interno di un organo molto importante!

Qui ci sta anche un accenno a quel movimento socio-politico al quale, con Matthias, avevo aderito la scorsa primavera con convinzione ed entusiasmo.

Partecipiamo ad una settimana di formazione presso una scuola civica ad Urbino e veniamo a contatto con trentenni lavoratori affermati all'estero, laureati con millemila Master post lauream e tremila certificazioni linguistiche, altri dirigenti commerciali e aziendali... 

Pur seguendo con attenzione i momenti formativi, ricordo soltanto i contenuti della penultima mattinata: "gli anziani, ladri generazionali, aumenteranno di numero nei prossimi anni. Quelli che, di voi, vivono e lavorano in Italia saranno costretti a cedere all'INPS molti più contributi per mantenere i pensionati. Sarete disposti? Non credo. L'unica via d'uscita è emigrare. E non crediate di potervela cavare con la vendita delle case e degli appartamenti dei vostri genitori: il valore del mercato immobiliare in Italia crollerà e non avrete futuro".

Ma che lungimiranza! Ma che strepitoso incoraggiamento! Così si dimostra di credere veramente nel futuro dell'Italia!

Una parte degli iscritti al movimento diceva e scriveva: Non dobbiamo fallire, pena la "venezuelizzazione" dell'Italia.

Ottimismo portami via!

Quindi un mucchio di trentenni-trentacinquenni, coadiuvati da pochi "senior", dovrebbe salvare il nostro paese adottando la mentalità del "coraggio dell'ovvio"?!

A partire da quel periodo, da affascinante polveriera di idee e di proposte basate su dati e osservazioni reali per migliorare situazioni complesse e problematiche, il movimento socio-politico è divenuto un mezzo di demolizione continua del nostro Paese e una campagna di polemiche, lunghe come il Rio delle Amazzoni e logoranti come la guerra greco-gotica, intorno alla questione di alcuni diritti civili.

Ma di che razza di modo di politica mi sono invaghita lo scorso anno?!

Ho la netta sensazione che in questi ultimi mesi si stia diffondendo un sentimento populista fortemente anti-italiano e favorevole all'emorragia dei giovani all'estero soprattutto su piattaforme social, dove il continuo proliferare di post sui difetti dell'Italia e sul welfare che tra due o tre anni diverrà insostenibile a mio avviso ha soltanto lo scopo di far emigrare quante più persone possibili, influenzandole e diffondendo l'immagine di un estero privo di corruzione e di problemi in cui regna il puro benessere e in cui gli stipendi sono molto più alti e il loro rapporto con il costo della vita molto più gratificante rispetto all'Italia.

In particolare, colpisce lo sconfinato e ammirevole acume di chi sostiene che il Governo Meloni stia attuando un diabolico piano di sostituzione etnica lasciando partire i giovani e favorendo l'ingresso di "immigrati che non sanno fare niente, solo danni e anzi, ci imporranno l'Islam, le moschee e il velo".

Che poi, emigrare all'estero è una scelta, non una prescrizione imposta da un medico.

In Italia i posti di lavoro ci sono, casomai, il vero problema sono i ritardi e la lentezza per quel che concerne sia l'ingresso nel settore lavorativo più coerente con il proprio percorso di studi sia una situazione contrattuale a tempo indeterminato. Negli ultimi anni questa è una realtà che accomuna i laureati di molti ambiti disciplinari.

Voglio anche aggiungere: non è affatto giusto che lavori come commessi e cassieri diventino le professioni definitive di un laureato che aspirerebbe ad altro ma, nell'accettare per un periodo di tempo mansioni del genere, si impara quel che davvero è la vita: nessuno ti regala nulla e, a volte, bisogna attendere stando a stretto contatto con tutto ciò che è umano prima di raggiungere pienamente i propri sogni.

Vorrei essere una farfalla minuscola per assistere alle modalità in cui si svolgono i Consigli Comunali dei ragazzi pre-adolescenti. 
Se mi vedessero sotto forma di farfalla mi farei accarezzare le ali dalle loro dita e... dalla loro delicatezza.

Che straordinaria opportunità che hanno! Queste possibilità preparano alla consapevolezza del senso di comunità, altroché il "nulla cosmico" della mia generazione di aridi individualisti che, in realtà, sono accademicamente titolati ma non hanno alcun interesse culturale e, oltre a ciò, molti di loro non sanno amare nulla e nessuno!

Ero già stata assunta a scuola quando sono usciti i cartelloni con i programmi dei giovanissimi candidati, idee che, a mio avviso, meritano il massimo rispetto, come ad esempio il rispetto per le aree verdi, l'allungamento della pista ciclabile, bagni più puliti a scuola, abbellimento delle aule, incentivi alle attività artistiche.

Secondo me, in queste riunioni comunali dei ragazzi, aggressività e polemiche futili non esistono, nemmeno nei momenti in cui una parte di loro risulta contraria a qualche opinione o iniziativa del loro sindaco.

Mi chiedo anche: se una ragazzina del Consiglio Comunale Ragazzi dovesse porre un'osservazione o una piccola critica riguardo al programma promosso o comunque appoggiato in primis dal sindaco che li rappresenta, che succede? 

Viene ascoltata, magari corretta se ha frainteso qualche passaggio, oppure contestata all'infinito?

Quando ho formulato in modo molto civile degli appunti sulla scuola civica di Urbino sono stata tempestata per circa tre ore di messaggi piuttosto piccati che mi accusavano di "poca concretezza" e di "ingratitudine e mancata riconoscenza per l'opportunità unica e formativa di cui ho goduto a titolo gratuito".

Ad ogni modo, ai ragazzini non importano né le convenzioni sociali né i "paletti" dei traguardi che a trent'anni si dovrebbero raggiungere.

Sapete cosa mi ha detto uno di loro, dopo la lettura e le riflessioni sulla fiaba Pioggia di stelle dei Fratelli Grimm? 

"Prof, lei è come la bambina protagonista. Lei è bravissima. Ora è una supplente, più avanti sarà più stabile ma sta lasciando il segno durante le sue lezioni. Grazie per quel che fa per noi".

La mia reazione? Le lacrime agli occhi.

Anche la sincera stima degli alunni è una forma d'amore che mi sta lasciando un segno.

Agli occhi del mondo adulto sono una stupida inconcludente, agli occhi dei ragazzini invece sono una persona vera, autentica ed integra.

E comunque sembrerò presuntuosa ad una parte di voi lettori ma sono convinta che la scuola italiana abbia bisogno di insegnanti come me. Sto nutrendo un amore viscerale per il mio lavoro.

La mia buona occasione di riscatto è arrivata alle nove del mattino del sedici ottobre 2025, quando mi è giunta la telefonata di convocazione, da parte di un Istituto Comprensivo vicino a casa, per un contratto su spezzone di quadro orario.

L'esperienza sul campo con i ragazzini, in particolare, con una classe piuttosto difficile, ha migliorato il mio livello di autostima.

Quindi, quasi l'unica esperienza positiva del 2025 l'ho fatta proprio negli ultimi tre mesi. 

Ricordo qui altre poche giornate piacevoli: i quattro giorni all'Isola d'Elba e il capodanno a Trieste.

Anche andare all'Aquardens il 1° novembre è stato un "buco nell'acqua" dato che c'era la folla (degli imbecilli, tipo genitori ultra-quarantenni che litigano di fronte ai loro figli piccoli). 

Io e Matthias siamo stati tranquilli soltanto nella vasca esterna alla zona delle saune.

A questo proposito credo sia utile e onesto rivelarvi un'altro mio pensiero ricorrente.

Se, in questo 2026, sono seriamente e concretamente impegnata a stabilizzarmi in questa mia attuale professione, in parte è stato anche grazie a Matthias che, in un altro anno per me decisamente difficile, ovvero, il 2023, indirettamente mi ha inoltrato e fornito materiali per indurmi a compiere un viaggio dentro me stessa e riscoprire le mie vere potenzialità.

Nei giro di un anno e mezzo, infatti, mi ha prestato ben novantadue volumi di One Piece, saga di manga sull'importanza di autodeterminarsi. Di tanto in tanto mi passava qualche video in cui alcuni docenti universitari dialogavano a proposito dei criteri necessari per fare richiesta di ammissione alle graduatorie e ai percorsi abilitanti.

Ah, già... abbastanza significativo per me è stato anche il suo prestito del pamphlet di Susanna Tamaro inerente sia ai limiti della scuola che alle risorse che dovrebbero avere gli insegnanti validi.

Di Matthias amo anche la sua parte genuina e un po' pre-adolescenziale, nel senso tenero della definizione. Non è affatto una persona immatura, anzi, è una personalità piuttosto forte e al contempo mite ed è una persona che in alcuni periodi della vita ha attraversato fasi di intensa sofferenza.

Ora, quando vede i materiali che preparo per le lezioni, si commuove profondamente.

LIBERTÀ (II°):

Enzo Novara, insegnante di Storia e Filosofia in un liceo, va in pensione dopo quarant'anni di insegnamento.

Durante il suo ultimo giorno di lavoro, è stato salutato con fiori e applausi da parte di molti alunni.

Il "segreto" del suo successo professionale consisteva nel progettare lezioni trasversali nelle sue discipline che potessero trasmettere valori utili per il futuro dei ragazzi, come l'onestà, il senso etico, la tutela dell'ambiente e la speranza.

Questo professore si rivela contrario alla mitizzazione del passato dato che, come saggiamente ritiene, ogni epoca ha avuto le sue contraddizioni, per questo è necessario avere i piedi ben piantati nel presente.

Novara constata che negli studenti è cresciuta l'ansia e fornisce a Mario questa spiegazione:

Oggi c'è molta più libertà di scelta ed è una cosa bellissima, ma questo può generare ansia perché la libertà è difficile da gestire. Lo ripeto sempre: la libertà non è la possibilità di fare qualunque cosa mi passi per la testa, nessuno può fare quello che vuole, ci sono dei limiti per tutti. Ma i limiti sono anche delle occasioni, delle possibilità. Se la tua libertà non ha un ancoraggio da qualche parte, allora che cos'è? Non è più nulla, e questo sì che può generare ansia.

L'OCCASIONE (V°):

Questo capitolo è particolarmente toccante, dato che si concentra sulla storia di Ebrima, un giovane immigrato proveniente dal Gambia.

Il ragazzo ha raggiunto la Libia in pullman e lì, come altri coetanei, è stato catturato da una banda che lo ha portato in una prigione buia, telefonando poi ai parenti in Gambia per una richiesta di riscatto.

Nel corso della narrazione l'autore ha avuto l'ottima idea di riportare, piuttosto spesso, i discorsi diretti di Ebrima.

"Un giorno che eravamo stanchi e volevamo uscire abbiamo iniziato a battere sulla porta e sulle pareti. È entrato uno con la pistola e ha sparato in aria per spaventarci. Il proiettile è andato a sbattere sul tetto di metallo, è rimbalzato e ha colpito un poveretto che dormiva. Ha iniziato a gridare. Sanguinava di brutto. Lo hanno trascinato fuori e non lo abbiamo più rivisto".

Nel corso del capitolo ci sono allusioni a stupri, pestaggi, condizioni disumane per quel che riguarda l'aspetto della detenzione.

Ad ogni modo, Ebrima riesca a fuggire e sopravvive anche all'esperienza del gommone che lo porta in Sicilia.

(...) Ci hanno fatto salire in almeno 130 su un gommone, uno addosso all'altro con le ginocchia vicino al petto. Ripetevano che ci avremmo messo poche ore, invece abbiamo passato due notti su quel gommone".

In Italia avviene il riscatto di Ebrima, che giunge nel nostro paese ad appena quindici anni.

Gli viene quasi subito riconosciuto un grande talento per il calcio, frequenta con successo il liceo sportivo e partecipa a molti tornei in varie regioni italiane. 

Addirittura gli propongono qualche esperienza come giocatore all'estero, dove una partita in Austria gli causa un infortunio.

Ebrima fa parte della nazionale del Gambia. 

Si è realizzato, è stato individuato il suo talento qui in Italia e sta bene.


27 gennaio 2026

ATROCITÀ NAZISTE:

3) ATROCITÀ NAZISTE

In questo post cercheremo di riflettere su cause, effetti e conseguenze di questa pericolosissima ideologia.

Partiremo da un saggio storico-politico di William Allen (che io devo ancora leggere) per poi arrivare a commentare il film Norimberga e il suo acuto riferimento finale agli Stati Uniti.

1) "COME SI DIVENTA NAZISTI", ALLEN 

Allen racconta quasi giorno per giorno che cosa succede in Germania negli anni 1932-1933 fino alla vittoria di Hitler delle elezioni da Cancelliere.

Il suo saggio non fa riferimento né alla guerra né alla Shoah, ma si ferma all'anno 1938: l'ultimo capitolo è dedicato alle Leggi di Norimberga che stabilivano che gli unici a godere di diritti civili e politici dovessero essere gli ariani tedeschi. 

La popolazione si suddivideva quindi in "cittadini del Reich" e "membri di razze esterne".

L'autore non denuncia brogli elettorali nel corso delle giornate dedicate alle urne del '33 ma alcuni episodi di violenza a danno dei comunisti.

Allen mette comunque in evidenza il clima di paura, all'inizio degli anni Trenta, che ha preceduto la dittatura di Hitler: un po' prima del 1933 la società tedesca aveva già perso il senso di comunità e di solidarietà ed era già rischioso descrivere in toni negativi il nazional-socialismo.

Ad ogni modo, per lo studioso, l'immagine della crisi economica tedesca post-Versailles è stata esasperata nei suoi aspetti negativi proprio dalla propaganda nazional-socialista: Allen ha studiato delle fonti che propongono alcune analisi sul potere d'acquisto dei tedeschi, in rapporto ai loro stipendi, nel periodo della Repubblica di Weimar.


Queste fonti dimostrano che, alla fine degli anni Venti, la situazione economica era già un po' migliorata: è vero, l'economia dipendeva dai prestiti americani, però, prima dell'elezione di Adolf Hitler come cancelliere, il livello di disoccupazione era piuttosto basso.

I nazisti facevano molti eventi pubblici: balli, feste di paese, tutte occasioni utili per farsi ben conoscere e per finanziarsi prima di salire al potere. 

Uno degli aspetti che li ha favoriti a salire al potere è stato il loro anti-comunismo.

Prima del regime nazista la Repubblica di Weimar godeva di un sistema multipartitico dato che c'erano: il partito socialista, il partito liberale, il partito monarchico, il partito comunista, il partito nazista.

Allen non manca di riferire che la chiesa tedesca all'epoca appoggiava correnti politiche filo-monarchiche che, a loro volta, si erano appoggiati ai nazisti, anzi, erano confluiti nel nazismo.

2) "NORIMBERGA"

2A) CONTENUTI DEL FILM:

Anche il responsabile di un genocidio ha diritto ad un processo, 

questa guerra finisce in un tribunale!

Questo film, a mio avviso molto coinvolgente e di altissima qualità, è ispirato al romanzo di Jack El-Hai intitolato Il nazista e lo psichiatra.

Ad ogni modo, l'opera cinematografica racconta i processi, svoltisi presso il Tribunale di Norimberga tra il 1945 e il 1946, a personalità che ricoprivano incarichi importanti durante il Secondo Conflitto Mondiale.

Un Tribunale Militare Internazionale, costituito da giudici appartenenti alle potenze Alleate (URSS, Stati Uniti, Regno Unito, Francia), ha accusato ventidue gerarchi nazisti di crimini di guerra, di crimini contro la pace e contro l'umanità.

Norimberga si concentra su Hermann Göring e sulla relazione che Douglas Kelley, psichiatra dell'esercito americano, instaura con questa figura chiave del Terzo Reich.

Douglas Kelley, incaricato infatti di analizzare la condizione mentale dei gerarchi hitleriani, a seguito di una serie di test, rileva che Göring, oltre ad essere dotato di un Q.I. decisamente superiore alla media (138), è un personaggio narcisista e manipolatore.


Un chiaro esempio della sua abilità di manipolare gli eventi  e la realtà a proprio vantaggio è il momento in cui, durante l'interrogatorio da parte di un giudice britannico, corregge l'espressione "soluzione finale della questione ebraica" con "soluzione completa e totale della questione ebraica", insistendo sul fatto che la traduzione dal tedesco all'inglese fosse errata e imprecisa!

La proiezione, all'interno del Tribunale, di fotografie in bianco e nero inerenti l'umiliante e degradante vita quotidiana nei campi di sterminio, acquisiscono un ruolo fondamentale non solo per condannare i gerarchi ma anche per dimostrare la prevalenza della giustizia sulla tirannia disumana.

Durante questa scena mi tornavano in mente alcune frasi di Ellie Wiesel nel suo romanzo "La notte"

Un giorno riuscii ad alzarmi, dopo aver raccolto tutte le mie forze. Volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero più visto dal ghetto. Dal fondo dello specchio mi contemplava una cadavere. Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più.

Tuttavia, non sono stati gli uomini e le donne scheletrici ad impressionarmi, né i mucchi di cadaveri, dal momento che, nel corso degli anni, ho avuto modo di vederne parecchi mediante consultazione di album, libri di testimonianze, altri docu-film.

Il momento del film in cui ho sentito il cuore tremare è stato il successivo accesissimo confronto tra Göring e Douglas, profondamente scosso a causa della visione delle immagini su campi di concentramento e forni crematori. 

Pensate soltanto al fatto che la discussione inizia con la domanda, gridata ed angosciata, dello psichiatra americano: "Com'è possibile?!". 

Göring non proverà mai un minimo di rimorso. 

Pur di non subire la condanna a morte, si suicida ingoiando delle pasticche di cianuro.

2B) "UMANITÀ":

Norimberga è un film psicologico, oltre che storico: si serve infatti della figura di Hermann Göring per porre al pubblico questioni etiche provocanti.

Quando Douglas lo visita per l'ultima volta in cella, il gerarca nazista dice: "Tra qualche anno riconoscerete che eravamo umani?".

Sono molto dubbiosa se definire "umane" persone che hanno programmato e predisposto lo sterminio sistematico di un popolo.

Ricordati la frase di una commedia di Terenzio, pronunciata da un personaggio ateniese anziano "Homo sum, humani nihil a me alienum puto", "Sono un essere umano, ritengo che niente di ciò che è umano sia estraneo per me"

Il commediografo latino voleva comunicare un messaggio del genere: le esperienze e le azioni altrui non possono essere estranee a nessuno.

Chiunque può aderire al male, chiunque può contribuire a crimini di guerra e persistere nell'attuare azioni degradanti verso gli altri, proprio come sostiene La banalità del male e l'esperimento di Milgram: l'essere umano obbedisce ad un'autorità ed entra in conflitto con i valori morali fondamentali anche quando gli ordini comportano il fare del male agli altri.

In questo film i nazisti non sono mostri o creature soprannaturali: sono uomini comuni, con una loro famiglia, con una vita regolata da doveri, interessi ed eventi sociali, che hanno aderito consapevolmente al nazional-socialismo con l'idea che questo fosse l'unico modo di riscattare la Germania umiliata dopo il Trattato di Versailles. 

Anche Göring aveva una moglie e una figlia con la quale aveva instaurato un ottimo rapporto. In effetti, durante il periodo di reclusione in cella, Douglas porta le lettere di Hermann ad entrambe. 

Personalmente trovo la battuta del personaggio di Terenzio molto più vicina alla tematica fondamentale della poesia Fratelli di Ungaretti, ambientata nel corso della Prima Guerra Mondiale:

Tutti sono uomini, anche se appartengono ad eserciti diversi, addirittura avversari, e tutti stanno sperimentando la precarietà dell'esistenza, anche se la parola "fratelli" è "tremante nella notte", idonea ad esprimere la ricerca di solidarietà umana in un contesto di dolore e di lontananza dalle proprie case.

2C) IDEOLOGI O FUNZIONARI?

Secondo te ci sono differenze tra Göring ed Eichmann?

Esiste una significativa differenza tra Göring ed Eichmann: infatti, se il primo è stato un uomo profondamente convinto delle ragioni dell'ideologia nazista, il secondo invece era un funzionario diligente, scrupoloso nell'eseguire gli ordini.

Sono entrambe figure responsabili di crimini contro l'umanità, solo che Eichmann, come spiega la Arendt, risulta essere una personalità molto più mediocre e più banale di Göring, che invece è lucido ed aderisce liberamente al nazismo.

Comunque, il processo ai militari nazisti era fermamente contrario all'alibi "obbedivo agli ordini" perché attribuisce importanza alle responsabilità individuali di ciascun imputato e ponendo le basi per la fondazione del Diritto Internazionale e, successivamente, della Corte Penale Internazionale.

La scelta, da parte degli Alleati, di processare e condannare i gerarchi nazisti proprio a Norimberga rimanda alle grandi adunate naziste degli anni Trenta e ai discorsi di Hitler che si facevano in questa città.

Nel 1945, Norimberga risultava una città rasa al suolo dai bombardamenti. 

2D) UN RICHIAMO ALLA SITUAZIONE ATTUALE AMERICANA:

Alla fine del film c'è una sorta di predizione: In futuro ci saranno nazisti senza uniformi".

Il regista non ha risparmiato un riferimento all'attuale mandato di Trump che, recentemente, ha dichiarato di voler possedere la Groenlandia invece di servirsi del trattato di collaborazione militare perché l'annessione della Groenlandia agli Stati Uniti gli darebbe una sensazione di successo a livello psicologico. Anche questa è una forma di narcisismo.

Donald Trump è un neo-nazista.

Pensa solo a quel che sta facendo con gli immigrati... alla violenza e alle umiliazioni alle quali li sottopone.

Attenta alle parole particolarmente forti! Sei un'insegnante.

Non lo dirò mai né in un'aula insegnanti né in classe. Ci terrò a trasmettere il valore dell'inclusione e la diversità come risorsa però.

Spero davvero che perda o le elezioni del Midterm oppure le prossime politiche.

Al momento le previsioni sono queste:



23 gennaio 2026

Per quali motivi è necessario credere nell'avvenire della scuola italiana? (II)

LA PRIMISSIMA VOLTA IN CUI HO PENSATO CHE L'INSEGNAMENTO FOSSE PER ME IL PERCORSO PROFESSIONALE PIÙ OPPORTUNO:

Si tratta di un ricordo che ho raccontato ai ragazzi. 

Ero in prima media. 

Era una fredda e grigia giornata di gennaio e la fine del primo quadrimestre si stava avvicinando. 

Per me quella prima metà di anno scolastico era stata tutt'altro che semplice dal punto di vista emotivo. 

I risultati erano buoni. 

Erano ulteriormente migliorati, fino quasi a brillare nel settore umanistico, a partire dall'anno successivo, con valutazioni che rispecchiavano gli "ottimo" e i "distinto" di quando ero alle elementari.

Tuttavia, in quel periodo piangevo spesso di nostalgia dato che sentivo ancora la mancanza della scuola primaria: i cinque anni trascorsi lì erano stati intensi, emozionanti, significativi grazie ad un team di maestre tutte molto valide. 

Tra l'altro, nel passaggio dalla quinta elementare alla prima media, avevo perso per strada quasi tutti i miei compagni della scuola primaria. 

A dieci anni, con la mia sensibilità ed empatia, ero stata una sorta di "collante" tra una mia compagna di classe, frequentemente derisa ed esclusa da giochi e da feste, e gli altri nostri coetanei. 

Nell'estate tra quinta elementare e prima media avevo letto dei classici importanti, tra cui "Oliver Twist", "Piccole Donne" e "I ragazzi della Via Pàl".

A undici invece mi ritrovavo un po' spaesata e timidissima, a disagio con compagne fisicamente più avanti di me e con interessi diversi dai miei e, oltretutto, insicura e con paure un po' surreali. Proprio in quell'anno scolastico ho iniziato a sentirmi, come pensavo all'epoca, "una norvegese in mezzo a degli spagnoli".

Spesso ero a casa con la mia omonima ed eccezionale nonna materna che, di tanto in tanto. cucinava ottime crostate a merenda.

Ad ogni modo, era un pomeriggio invernale al quale dovevo dedicare la comprensione, con l'aggiunta dell'analisi grammaticale di alcune frasi, di un testo tratto dall'Iliade. Si trattava della traduzione di Rosa Calzecchi Onesti dell'episodio dell'addio tra Ettore e Andromaca.

Alla fine di una prima lettura mi si erano inumiditi gli occhi: quanto era stata abile ed incisiva la Calzecchi Onesti nel rendere bene dialoghi, circostanze e il dolore dei due personaggi!

Per qualche attimo mi era sembrato di dover eseguire un compito così banale su un testo così straordinario... 

Una volta chiusi libro e quaderno, istintivamente mi sono chiesta: "E se studiassi per diventare insegnante di Lettere? Forse potrei far riflettere i miei alunni sull'importanza dei sentimenti e dei legami, oltre che delle epoche storiche e dei luoghi del mondo".

Ora inizio a confutare gli aspetti relativi alle recenti indicazioni promulgate dal MIM che meno mi convincono, soprattutto in relazione all'epoca in cui viviamo.

1. L'EPICA NELLE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE DI PRIMO GRADO:


Le recenti indicazioni che provengono dal nostro attuale Ministro dell'Istruzione  suggeriscono di introdurre testi tratti dall'Iliade già a partire dalla terza elementare. 

Ripensandoci bene non mi sembra una grande idea, sostanzialmente per le seguenti ragioni.

- Personaggi come Agamennone, il quale risulta essere arrogante e cattivo, non sono esattamente degli esempi di "sani valori". 

Al terzo anno di scuola primaria sarebbe molto meglio farli esercitare sull'ortografia e sulla punteggiatura, oltre a far scrivere sul quaderno di italiano dei piccoli pensieri su alcune fiabe o extra-europee oppure contemporanee come "Cappuccetto Giallo". 

-Sono davvero troppo piccoli per comprendere il valore stilistico e tematico dei poemi omerici. 

Certo, è pur vero che esistono gli adattamenti moderni. Tuttavia, si tratta di versioni in prosa contemporanea che non prevedono l'esametro, verso molto musicale anche nelle traduzioni dal greco antico all'italiano.

Gli adattamenti inoltre sono versioni molto illustrate, molto ridotte, molto semplificate, in cui personaggi come Ettore vengono privati di profondità psicologica. 

Oltre a ciò, questa sorta di albi illustrati sull'epica classica, tendono a  concentrarsi sugli episodi più movimentati, finendo quasi per "esaltare" la guerra degli eroi anziché metterne in luce la drammaticità, la violenza e l'orrore, come invece avviene in diversi canti del poema integrale.

Insomma, come avrete molto facilmente intuito, non sono più così favorevole a far leggere a bambini e ragazzini degli adattamenti sull'epica classica.

L'epica alle scuole medie è ancora opportuna?

Nella scuola secondaria di primo grado, "lingua e letteratura italiana" è settimanalmente suddivisa come segue: due ore di grammatica, due di epica, una di antologia e una dedicata all'approfondimento di testi legati ad alcune tematiche di attualità. In prima media sono previsti argomenti come l'amicizia, la famiglia, la tutela dell'ambiente e degli animali.

Troppo programma, decisamente, soprattutto se si considera il livello di buona parte dei ragazzi che attualmente frequentano la prima media: errori di ortografia, imprecisioni lessicali ed incapacità di organizzare la punteggiatura e, in certi casi, anche un foglio a righe. Tutte queste carenze formali danneggiano spesso un contenuto che può essere valido e sentito.

Pur essendo stata la sotto-disciplina dell'epica a farmi venire l'intuizione di cui vi raccontavo a inizio post, sostengo che, considerando le attuali difficoltà, sarebbe molto più congeniale dividere le ore di italiano come segue: tre ore di grammatica e tre di letteratura, nelle quali dovrà essere compresa anche "un'infarinatura" sui poemi omerici come genere letterario per poi passare a testi un po' più "worthwhile".

Strano a dirsi ma non ho il termine in italiano in questo momento! 

Ad ogni modo, intendo testi di letteratura italiana e straniera che possano risultare molto utili e vicini alla quotidianità dei ragazzi, tratti preferibilmente da romanzi del Novecento e da raccolte di racconti, di favole e di fiabe comprendenti anche altre questioni quali bullismo, cotte, ammirazioni per figure adulte e paura del giudizio. 

E comunque... come si fa a trattare l'argomento complesso della famiglia con alunni ancora bambini, cercando di valorizzare il lato più edificante  di questa stessa? Si tratta di un'impresa molto difficile.

Mi sono laureata con una tesi in Linguistica Italiana sui romanzi di Natalia Ginzburg. Tuttavia, nella mia tesi si trovano parole ed espressioni molto tecniche e specialistiche inerenti allo stile e alla sintassi quali "anadiplosi", "epifora", "dislocazioni pronominali", "figure etimologiche".

Non mi sono occupata di temi. Eppure, la Ginzburg si è concentrata molto sull'incomunicabilità familiare. 

Una lettura abbastanza divertente per le scuole medie è il suo "Lessico famigliare", soprattutto considerando i singolari dialettismi del padre dell'autrice. In questo libro comunque, c'è un nucleo familiare che presenta difetti, incomprensioni e qualche incompatibilità di carattere, come tra Natalia e la sorella Paola... ma è pur sempre una famiglia, a differenza di altre non-famiglie di cui la Ginzburg racconta in molte altre opere. 

2. IL QUADRO ORARIO IN MOLTE SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO ITALIANE:

La sesta ora, entrata in vigore negli ultimi otto anni, è così necessaria?

Non credo. Nemmeno se tra quinta e sesta ora è previsto un intervallo di dieci minuti, da trascorrere comunque all'interno della classe. 

"Ai miei tempi" l'ultima campanella suonava alle 12.50, senza rientri pomeridiani. Tuttavia, sabato mattina alle 8 eravamo tutti seduti dietro i banchi delle nostre aule.

Sarebbe meglio far assomigliare la struttura del quadro orario delle scuole medie agli orari delle scuole dell'infanzia.

Mi spiego. I ragazzi potrebbero concludere la mattinata poco prima delle 13 ma, alla fine della quinta ora, invece di tornare a casa, dovrebbero trovarsi garantito per tutto l'anno un servizio mensa e, poco dopo il pasto, una manciata di minuti di intervallo.

L'ultima ora potrebbe svolgersi dalle 14 alle 15. 

Non so se in questo modo si verrebbe incontro alle esigenze lavorative di diversi genitori ma, sicuramente, il carico dei compiti dovrà diminuire, a favore di ore il più possibili proficue e costruttive in classe.

Nella molto remota possibilità che il MIM nei prossimi anni o decenni decida di adottare una soluzione molto simile a quella che ho pensato qui io, investendo seriamente nel futuro, si renderà necessario riorganizzare anche le tempistiche delle attività extra-scolastiche, sacrosanti diritti di ogni preadolescente.

3. IL LATINO OPZIONALE NELLE SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO:

Non ha molto senso ed è un'indicazione ben lontana dal preoccuparsi del bene dei ragazzi, considerando che, ad oggi, le classi sono molto eterogenee dal punto di vista di rendimento, comportamento, provenienze europee ed extra-europee.

Le ragioni di questo mio disaccordo sono state esplicitate nel marzo 2025, a seguito della recensione del film Il maestro che promise il mare.

Ad ogni modo, le riporto qui di nuovo.

Il latino ha un'enorme importanza culturale. Tuttavia, affermare che è una lingua morta e inutile è ignoranza, sostenere che "è una lingua logica che apre la mente" è invece un pregiudizio.

Il latino classico non ha il monopolio della logica: è soprattutto memorizzazione di declinazioni, sostantivi, regole e desinenze.

Invece, con lo studio e l'approfondimento di materie scientifiche, delle lingue moderne, delle esercitazioni pratiche di analisi di un testo poetico di lingua e letteratura italiana si apprendono capacità funzionali a ragionare nella vita adulta!

In seconda media sarebbe troppo presto per approcciarsi al latino, disciplina invece molto utile nei licei per far sviluppare riflessioni linguistiche, anche attraverso confronti tra il latino di Cicerone e il latino tardo-antico o tra il latino di Ovidio e il latino medievale. 

Ma nei licei va modificato il modo di insegnarlo!

Sarebbe stato meglio valorizzare il latino aggiungendo sia un'ora in più nei licei scientifici tradizionali e nei licei linguistici sia due ore settimanali obbligatorie nel liceo delle scienze umane opzione economico-sociale.

La vera e propria rivoluzione, tuttavia, sarebbe quella di superare la scuola gentiliana introducendo, soltanto a partire dal triennio, le materie specifiche e corrispondenti alle inclinazioni degli alunni come latino, spagnolo, estimo, diritto dopo anni di "materie d'obbligo fondamentali" quali italiano, storia, geografia, matematica, inglese, scienze.

4.L'ABOLIZIONE DELLA GEOSTORIA:

Male! 

Da un lato mi accontento del fatto che il Ministro Giuseppe Valditara non abbia deciso di ridurre ulteriormente le ore di entrambe le discipline nel mio grado scolastico!

Nel mio ultimo collegio docenti è stata esposta l'offerta formativa per le future classi prime, comprendente la "valorizzazione della storia italiana e occidentale".

Vicino a me era seduta una collega di Lettere con molti anni di esperienza e con la quale ho proprio instaurato un buon rapporto, che brontolava per giuste cause: "E non è sempre stata trattata nei nostri programmi la storia occidentale? Davvero il Ministero pensa di aver introdotto una novità?".

Infatti ha ragione. 

Io la ascoltavo senza esprimere il mio sconcerto: nel mio ultimo corso di storia all'Università (e sono uscita in tempi piuttosto recenti), il docente e i libri di testo che dovevamo studiare erano orientati a stimolare nei futuri possibili docenti anche delle aperture verso argomenti come le forme di organizzazione sociale di altre civiltà del Medioevo e dell'Età Moderna, come quella cinese, giapponese o indiana.

Un mio alunno una mattina, durante una mia ora di storia, mi ha chiesto: "Il prossimo anno, in seconda, inizieremo la storia americana oltre a continuare la storia europea?".

Gli ho risposto che, chi insegnerà loro storia il prossimo anno, sarà teoricamente tenuto o tenuta a concentrarsi sugli eventi della storia occidentale, ma non ci sarà assolutamente nulla di male nell'aggiungere qualche excursus sulle civiltà pre-colombiane, sugli Inca o sugli aborigeni australiani. O anche sui samurai giapponesi. 

Storia e geografia sono "discipline sorelle" dal momento che un paesaggio viene modificato dagli eventi della storia umana. Da un lato quindi è un bene che seguano programmazioni diversificate, tuttavia, è altrettanto necessario proporre e consigliare vivamente ai ragazzi dei collegamenti tra l'una e l'altra... 

O forse, nell'idea di abolire questo affascinante ponte chiamato geostoria, traspare un pochino di paura nel considerare che i pre-adolescenti potrebbero sviluppare un solido senso critico nei confronti della realtà connettendo natura e vicende umane?

Quando, nel mese di novembre, in geografia ho trattato i paesaggi collinari ho portato un approfondimento su Molina, un paesino al confine con le Prealpi venete.

Ne ho illustrato sia le risorse naturali sia le attività economiche, intrecciate con la storia del luogo ed è piaciuto molto.

Permettetemi infine di aggiungere che, se fosse anche solo lontanamente possibile, inviterei il Ministro Valditara ad entrare in una macchina "retro-temporale" che gli faccia acquisire nuovamente l'aspetto di un trentenne all'inizio della carriera di insegnamento.

Una volta appurato il riuscito effetto di questa prodigiosa macchina, gli consiglierei di entrare in una prima media dell'anno scolastico corrente per ricoprire una supplenza su spezzone riguardante soprattutto storia e geografia. 

Oltre ad insegnare e a cercare di stare al passo con il programma, bisogna far fronte a casi di ADHD, DSA, alunni con Q.I. oltre la media e con un'immensa sensibilità, alunni con attenzione discontinua, alunni con seri problemi familiari o con difficoltà relazionali.

Sarei curiosa di comprendere, al termine di questo esperimento, quale idea potrebbe farsi il nostro Ministro su tutto ciò che comporta il ruolo del docente.

La scuola italiana ha diversi difetti. Eppure io credo in questa istituzione e credo nel peso del mio ruolo.

Io lavorerò sempre per il bene dei ragazzi. E sa per quale motivo, caro Ministro Valditara? 

A differenza di molti adulti, pronti sempre a giudicare e a sentenziare sul mio modo di essere "perfettina" e sulle mie scelte di vita, i pre-adolescenti mi vedono con occhi genuini, mi fanno sentire valida e "bellissima", non solo per le mie competenze e il mio impegno ma anche per i lati un po' più fragilini che, come docente, dovrò migliorare nel corso del tempo, come ad esempio consolidare l'autorevolezza.

5. LE PROFESSORESSE "INFLUENCER":

Non meritano molta attenzione e, su questo aspetto del post, sarò sintetica.

Sono stanca del fatto che Instagram me le proponga abbastanza ripetutamente.

Le prof. influencer (purtroppo, constato che si tratta soprattutto di diverse insegnanti di italiano e storia nelle scuole superiori) tengono molto a mostrare ai loro followers i loro allenamenti in palestra, le loro sublimi filosofie che rasentano l'egocentrismo ("Io mi esprimo come voglio"),  le loro fantasmagoriche prodezze come ad esempio lanciare un paio di slip sul palcoscenico di un cantante un sabato sera...

Oltretutto, rendono così bene in alcune clip le loro fatiche nel correggere i temi di italiano, che le fatiche di Ercole, in confronto, sembrano proprio delle bazzeccole!