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22 maggio 2026

WALT DISNEY, VITA E CARRIERA:

11) RAPPORTI PADRI-FIGLI: DA WALT DISNEY A PAMELA TRAVERS

1) WALT DISNEY- GIOVINEZZA E FORMAZIONE:

Nato a Chicago nel 1901, è stato fondatore e presidente della Walt Disney Company e ha creato Disneyland.

Figlio di una famiglia piuttosto numerosa che si è trasferita da Chicago nel Missouri in una fattoria vicina allo zio Robert Disney, Walt ha avuto un rapporto travagliato con il padre Elias.

Da bambino, Walt Disney vendeva giornali con il fratello Roy.

Durante la prima guerra mondiale è stato un volontario della Croce Rossa: il suo ruolo consisteva nel dipingere croci sulle ambulanze. 

In questo contesto difficile e drammatico, Walt ha conosciuto Ray Kroc, fondatore del McDonald.

Dopo la fine del conflitto, Walt Disney ha frequentato un corso all'Art Institute di Chicago e, per un periodo di tempo, è stato caricaturista per alcuni giornali.

2) NASCITA DI TOPOLINO:

Walt Disney viveva ancora in uno sgabuzzino quando ha iniziato a lavorare per un'agenzia di pubblicità.

In questo ambiente sempre semi-buio, un topo gli teneva compagnia. 

Da questa esperienza è stato creato Mickey Mouse, un topo un po' bianco e un po' nero in modo tale che risultasse visibile sia alla luce sia al buio.

All'inizio Walt voleva chiamarlo Mortimer, ma non era un nome attrattivo per i bambini, soprattutto se doveva essere assegnato ad un personaggio da intrattenimento. 

Ben presto Mickey Mouse è diventato un cartone animato conosciuto e famoso in tutto il mondo.

Nel 1928, Walt e il fratello Roy si trasferiscono ad Hollywood dove viene fondata la Disney Production.

Successivamente Disney ha creato anche Pippo, Pluto e Paperino.

Preciso soltanto che Pluto, il cui nome potrebbe effettivamente essere un omaggio a Plutone, è comparso per la prima volta nell'aprile del 1931 nell'episodio Topolino a caccia, mentre l'anno successivo è nato anche Pippo (in inglese americano Goofy), la cui figura è stata definita da Floyd Gottfredson.

Il debutto di Paperino, anatra antipatica e scontrosa, è stato un successone sin dall'estate 1934 per i fumetti dell'epoca.

Paperino è stato considerato un antieroe per eccellenza dato che veniva considerato il simbolo dell'uomo medio moderno con le sue nevrosi.

3) BIANCANEVE:

Biancaneve è il primo lungometraggio animato. 

Ispirato alla fiaba del fratelli Grimm e uscito nel dicembre 1937, ha avuto un enorme successo ed è riuscito nell'intento di commuovere il pubblico, obiettivo che si era prefissato Walt Disney.

L'aspetto interessante consisteva nel fatto che, ad ogni nano, veniva assegnato un nome che rimandava ad una sua qualità distintiva.

La Disney ha iniziato a lavorare a questo film animato già nel 1934: inizialmente molte scene sono state abbozzate per i sette nani che avrebbero dovuto costituire il fulcro della storia. 

Poi però, è prevalsa la scelta di concentrarsi sul rapporto tra Biancaneve e la regina, tagliando alcuni episodi come la cena dei nani, un litigio tra Brontolo e Dotto e una riunione tra i nani dove si consultavano tra loro per un regalo a Biancaneve.

Nel 1938 Biancaneve è stato doppiato con sottotitoli per il pubblico italiano e l'anno successivo ha ricevuto il Premio Oscar alla carriera e anche quello per la miglior colonna sonora.

Per la realizzazione di Biancaneve, Disney ha assunto il ruolo di stilista del colore, condizionando la cromìa di molte scene e ideando i volantini pubblicitari della prima proiezione in California.

4) DUE FLOP:

Per quali motivi due lungometraggi animati, usciti rispettivamente nel 1939 e nel 1940, non hanno avuto successo?

Per circa vent'anni non è stato compreso l'intento di Fantasia, ritenuto un'apologia di nazismo: si trattava di un film organizzato in otto episodi, con la musica classica in sottofondo suonata dall'orchestra di Philadelphia

È stato considerato un film razzista soprattutto in riferimento ad una scena: la centaura di pelle nera che lucidava gli zoccoli di una centaura bianca.

Tuttavia questa critica derivava da una lettura stereotipata dell'episodio.

Fantasia era probabilmente una critica al cinema espressionista tedesco: ad esempio, la scena di apertura del film in cui un demone offusca un intero villaggio di montagna potrebbe rappresentare un contrasto all'apologia dei paesaggi di montagna da parte dei nazisti.

Alcuni audio del film sono stati modificati alla fine della guerra, quando anche gli europei hanno potuto scoprirlo.

Uno degli episodi più celebri è l'Apprendista Stregone con sottofondo una ballata di fine Settecento di Johann Wolfgang von Goethe e impostato su un poema sinfonico di Paul Dukas.

Alla fine degli anni Trenta, Walt Disney riteneva che Topolino meritasse un ulteriore aumento di popolarità: per questo motivo ha deciso di mettere Topolino nelle vesti di apprendista di uno stregone chiamato Yen Sid dal quale ha imparato dei trucchi magici: tra questi, fare in modo che le scope fatate trasportino i secchi pieni d’acqua.

Era emerso però un piccolo problema: Topolino non sembrava essere in grado di governare questo potere.

Le narrazioni di tutti gli otto episodi a mio avviso risultano efficaci, seppur privi di testi e di dialoghi tra i personaggi.

Il secondo film di pochi incassi negli anni Quaranta è stato Pinocchio- Storia di un burattino (1940): a causa del secondo conflitto mondiale in corso quest'opera non poteva essere esportata al di fuori degli Stati Uniti, soprattutto per le comunicazioni interrotte con Europa e Asia.

Nella prima scena, la pellicola prevede il Grillo Parlante come narratore che si rivolge al pubblico narrando la storia di Pinocchio.

Comunque il finale previsto dalla Disney si adegua a quello della versione finale del romanzo di Collodi.

5) LA PERSONALITA' DI WALT DISNEY:

Lo si  sarebbe potuto definire ottimista, curioso, amante della conoscenza, molto fiducioso in se stesso e perseverante.

Non so in quali rapporti fosse con la dimensione religiosa: credo però che ammirasse la spiritualità nelle sue diverse forme.

Puntava all'eccellenza della sua grande azienda ed era molto severo e perfezionista con i suoi dipendenti- collaboratori addetti al disegno, la sua passione sin dall'infanzia.

6) RAPPORTO CON IL PADRE: 

Nonostante Elias fosse un altro mondo rispetto a lui, Walt provava comunque affetto.

Eppure Elias non poteva soffrire il fatto che l'hobby preferito di uno dei suoi figli fosse il disegno, dato che pretendeva un figlio di senso pratico, non certamente un creativo che parlava con gli animali.

Da bambino Walt consegnava i giornali in bicicletta anche in pieno inverno. Guai se si bagnavano!

14 maggio 2026

I castelli: sviluppi e tramonto nel Basso Medioevo (II)

Proseguo la sintesi dei capitoli del saggio sui castelli medievali. 

Infatti questo post ne costituisce la seconda parte.

H) ABITARE IL CASTELLO DOPO L'ANNO MILLE:

Nel secolo XI° i castelli costituiscono la manifestazione del potere delle aristocrazie locali: oltre ad avere funzioni residenziali, sono di solito legati a villaggi fortificati.

Come si presentava un castello nel corso di quei secoli? (...) non era altro che un villaggio fortificato in modo sommario: all'interno di una superficie oscillante tra i 1000 e i 15000 metri quadrati, per lo più circondata da fossato, terrapieno e palizzata, ma talora anche da muro, si individua un insieme di lotti di terreno fabbricabile che, nel corso dei decenni, vanno progressivamente restringendo la loro superficie perché le abitazioni costruite divengono via via più fitte.

A Sant'Agata bolognese un terreno di un ettaro comprendeva un abitato di edifici in legno recintati da fossati continuamente alimentati da corsi d'acqua.

Adiacenti ai castelli fatti edificare dall'anno Mille in poi, si sono scoperti oggetti di piombo, semilavorati di ferro e anche qualche moneta. 

Pochi risultano i materiali riferibili invece alle armi o alle attività agricole:

(...) gli abitanti, oltre a coltivare le terre circostanti, lavoravano metalli ed erano impegnati nella filatura e nella macinazione di cereali con mulini forse azionati da forza umana o animale.

I) INNOVAZIONI DEL SECOLO XII°:

Nel XII° secolo la morfologia castellana va modificandosi.

Si accentuano infatti le differenze tra abitazioni signorili e case ordinarie all'interno di un villaggio fortificato.

Rimangono comunque in uso i recinti di terra e di legno che precedono i fossati.

Oltre a materiali di costruzione come terra, legno e pietra, compaiono anche i mattoni, in conseguenza dell'aumento della manodopera specializzata: il castello di Castiglione d'Adda è in legno, quello pedemontano di Vallio (TV) in pietra, mentre invece il castello di Bianello (RE) è fatto di pietra e calce e attorniato da uno steccato ligneo.

L) IL DONGIONE:

A metà del XII° secolo viene introdotto il dongione, dal latino medievale dongionum, "area che corrisponde alla sede del signore".

La costruzione del dongione, nuovo elemento difensivo, richiedeva la compartecipazione di manodopera specializzata e manodopera generica.

Il dongione non corrispondeva infatti né alla torre di difesa, né alla torre più solida né alla torre principale, ma era invece la zona più alta della fortezza, la parte interna del castello e corrispondente solo alle stanze residenziali del signore. 

Il suo inserimento nella struttura di un castello segnava frequentemente il passaggio da un detentore ad un altro: 

(...) il fenomeno non manca quindi di assumere una precisa connotazione politica: l'iniziativa, anche nel campo della fortificazione, passa infatti dai piccoli signori locali o da certe comunità rurali, nelle mani dei grandi comuni cittadini o di potenti signori territoriali, e la loro prima cura è di dare maggiore efficienza alle fortezze il cui impianto, da un punto di vista militare, è ormai inadeguato.

La costruzione di dongioni prosegue anche nel XIII° secolo.

Oggi molti di questi complessi sono scomparsi... tra i ruderi del castello di Rado (Vercelli) si distingue la zona signorile, fortemente protetta.

M) IL "PALATIUM CASTRI":

Le caratteristiche ideali del "palatium castri" sono ben sintetizzate nella descrizione che il cronista Rolandino fa del castello elevato da Ezzelino e Alberico da Romano, intorno alla metà del Duecento, "su un colle dalle parti del Pedemonte e nel distretto di  Treviso": costruito con molta perizia, dotato di mura robuste e di dimore sotterranee, esso rinserrava, insieme con una torre "babilonica", un "tutum et pulchrum palacium", cioè un edificio in grado di fornire, insieme con un'adeguata sicurezza, quel tanto di eleganza e di comfort che rende gradevole e dignitoso il risiedervi.

Il palatium castri è una costruzione residenziale confortevole il cui interno è luminoso grazie ad ampie finestre e a grandi loggiati. Al suo ingresso si accedeva mediante scale.

Conti, marchesi e vescovi  tendono a far edificare i palazzi ad imitazione degli edifici già esistenti nelle corti regie per conformarsi ai prestigiosi modelli di vita di re e imperatori.

I palazzi annessi ai castelli iniziano a diffondersi in Toscana a partire dalla metà del XII° secolo.

Importante è anche sottolineare che i palazzi edificati prima del Duecento potevano anche essere sedi comunali: a Cremona, nel basso Medioevo, il comune condivideva la sua sede con il vescovo.

A metà del XIII° secolo i palazzi iniziano ad essere costruiti nei casali della campagna romana, utilizzati come edifici per residenze stagionali o anche per motivi politico-militari.

N) SVILUPPI DELLE TORRI:

Le torri, costruite più frequentemente a partire dalla fine del XII° secolo, erano importanti mezzi per far fronte alle battaglie dato che si presentavano alte e solide: i colpi delle macchine di lancio risultavano inefficaci contro le mura del basamento di una torre e molto raramente raggiungevano la parte più elevata di questa costruzione.

Il torrione del castello richiamava ai poteri che il suo detentore esercitava sulle terre e sugli uomini di un distretto castellano.

Quali torri erano abitabili?

Si considerano come potenzialmente abitabili le torri quadrangolari che abbiano lati di almeno sette o otto metri mentre fino a cinque o sei sarebbero adatte solo a funzioni di avvistamento oppure simboliche. L'abitabilità, peraltro, non è data solo dalla superficie utilizzabile ma anche dalla presenza di adeguate aperture per l'illuminazione, di camini e latrine con relativi scarichi nonché dalla disponibilità di sufficienti riserve d'acqua grazie all'esistenza di pozzi o cisterne.

Comunque, il signore si rifugiava nella torre soltanto in condizioni di emergenza.

Nel XIII° secolo compaiono anche torri di forma circolare e poligonale che richiedevano un maggior impegno costruttivo e dunque maestranze specializzate.

O) FORTIFICAZIONI DI RIFUGIO:

Il costante aumento demografico e le migliorate condizioni di sicurezza fanno in modo che, a partire dal Duecento, le popolazioni rurali si orientino a ripopolare le ville e i villaggi pre-esistenti al fenomeno dell'incastellamento. 

Questa tendenza è ben documentata per quel che riguarda il veronese: a Pastrengo ad esempio, diciassette uomini alienano il castello del paesino.

Sul finire del XIII° secolo, mentre si afferma la signoria territoriale, molti castelli mutano funzione e divengono castelli-deposito come il castello di Celle vicino a Moncalieri (TO) e il Castello di Marzana (VR).

Sia il Castello di Quinto Vicentino (VI) sia il castello di Sernaglia (TV) sono stati edificati nel XIII° secolo con lo scopo di fungere da depositi e da rifugi in caso di guerre.

I singoli regolamenti locali contengono norme contro il furto e severe consegne per il "portenarius" e i "custodes castri" evidentemente per evitare che costoro, invece di custodirli, sottraggano i beni incanevati e ne facciano mercato; anche le disposizioni su pesi e misure lasciano pensare che il castello deposito divenisse facilmente luogo di scambi commerciali.

I tenutari, sul finire del Medioevo, iniziano a organizzare le loro residenze al di fuori del castello, su un terreno edificabile detto casamentum.

I castelli con funzioni di rifugio vengono costruiti anche nei secoli XIV° e XV°: in territorio piacentino, in caso di guerra, gli abitanti delle campagne potevano ritirarsi nei cortili dei castelli con il loro bestiame.

Nel bellunese ma anche nel territorio Trentino e Friulano le fortificazioni basso-medievali con funzione di rifugio assumevano il nome di "cortine" e si appoggiavano a chiese il cui campanile poteva svolgere il compito di torre difensiva. 

Tuttavia, la tendenza di quel periodo a fortificare chiese e cimiteri è presente anche in Slovenia, in Francia e in Spagna.

Nelle campagne di numerose regioni d'Europa medievale era infatti la chiesa a fungere da primo rifugio in caso di pericolo. (...) Così avvenne, in specie, con le "sagreres" catalane, ma si tratta di una pratica ampiamente diffusa che vede appunto il cimitero organizzato, oltre che per la sepoltura dei morti, anche per il "soggiorno dei vivi".

P) IL TRAMONTO DEL CASTELLO:

L'autore attribuisce una principale causa alla quale si deve il disuso dei castelli come strumenti difensivi in caso di battaglie e guerre: nel XV° secolo avvengono miglioramenti tecnici riguardanti l'artiglieria a polvere pirica, che inizia a influenzare in modo incisivo ed efficace nei contesti bellici.

I proiettili di pietra vengono inoltre soppiantati da quelli metallici lanciati solitamente da cannoni di bronzo.

Il XV° secolo è anche il periodo in cui l'architettura attraversa una fase di consistenti modifiche di murature, più spesse e meno alte e, oltre a ciò, dotate anche di feritoie per le bocche da fuoco alla base delle mura, in modo tale da permettere tiri radenti di grande efficacia difensiva.

Se a suo tempo l'incastellamento aveva favorito la durevole superiorità delle tecniche difensive su quelle dell'attacco e, di conseguenza, la disgregazione politica medievale, l'irreversibile capovolgimento di tale rapporto agisce ora a favore dell'unione politica negli stati nazionali e regionali avviando il tramonto della civiltà medievale.

7 maggio 2026

I castelli: testimonianze storiche relative alle prime architetture (I)

10b) STORIA DEI CASTELLI DALL'ETA' TARDO-ANTICA AL BASSO MEDIOEVO

In questo post sintetizzerò le fasi più salienti della storia dei castelli dal III° al X° secolo d.C.

A) ETIMOLOGIA DEL TERMINE:

Da tempo si suppone che il termine "castello" derivi dal latino classico castrum, i, termine che indicava una fortezza allestita presso un terreno nel quale spesso si scavava un fossato.

Nelle Variae di Cassiodoro, autore vissuto nel V° secolo, compare già il diminutivo di castrum, ovvero, castellum, parola impiegata per definire "una fortezza elevata su roccia naturale". 

Cassiodoro descrive il castello di Verruca, situato a valle di Merano, in questo modo: 

Esso si presenta come un'escrescenza di sasso di forma rotonda che si innalza in mezzo ai campi così che, liberato dalle selve sui fianchi più alti, tutto il monte diventa quasi come una torre.

Tuttavia, nel VII° secolo, le Etymologiae di Isidoro di Siviglia distinguono il castrum come una "casa posta su alture" e l'oppidum come un "luogo fortificato di pianura".


B) ETA' TARDO-ANTICA:

Nel III° secolo d.C., a causa delle invasioni barbariche, i confini delle città iniziano ad essere fortificati mediante solide murature.

In Italia settentrionale le fortificazioni sorgono per proteggere la popolazione locale in corrispondenza dei solchi alpini.

Nel 490, il castello fondato dal Vescovo di Novara viene progettato per fornire un rifugio alla popolazione locale ogni volta che le popolazioni straniere invadevano quella città piemontese.

C) LE FORTIFICAZIONI IN RAPPORTO AGLI AMBIENTI NATURALI:

Nel "De munitione castrorum" si sconsiglia la vicinanza dei boschi, luoghi di incursioni inaspettate da parte dei popoli nemici:

In epoca alto-medievale, i castelli erano costruiti o in posizioni elevate, in corrispondenza di colline e montagne, oppure vicino ai corsi d'acqua. 

Occorre poi avere nelle vicinanze una fonte o un corso d'acqua, ma non tale da provocare inondazioni improvvise. Andranno invece evitati come sfavorevoli i siti in vicinanza di alture, dalle quali un nemico possa osservare ciò che accade nella fortezza, e di boschi, crepacci e avvallamenti che gli consentano di avvicinarsi nascostamente.

Le fonti scritte ci forniscono diversi termini con i quali venivano definiti i castelli italiani: la parola corona designava le fortezze trentine ricavate nelle spaccature delle rocce, il termine saxum era invece legato ai castelli presenti nelle zone alpine e infine, la parola rocca, di origine gallica e introdotta in Italia a partire dall' VIII° secolo, designava soprattutto fortezze con funzioni militari e non residenziali.

D) IL FENOMENO DELL'INCASTELLAMENTO:

Nel IX° secolo, una volta raggiunta la sua massima espansione attraverso la conquista di territori quali l'Aquitania, la Sassonia e la Bretagna, l'Impero Carolingio fa costruire nuove fortificazioni per tutelarsi da offese esterne.

Nel IX° secolo sorge quindi l'incastellamento ad opera di vescovi e funzionari: ecclesiastici e aristocratici agiscono in modo autonomo dal potere centrale facendo edificare castelli.

L'autore del libro individua due principali cause alle quali si deve l'incastellamento:

-La ricerca di riparo e protezione da popoli esterni e violenti.

-La necessità di assicurare le attività agricole in un determinato territorio da circoscrivere, dato che i proprietari terrieri esercitavano poteri di signoria fondiaria sui residenti e sui coltivatori.

Oltretutto, le incursioni dei Saraceni nel Mediterraneo comportano iniziative di fortificazioni a protezione di chiese e monasteri.

Nell'ottobre dell'anno 900, l'imperatore Ludovico III° consente al vescovo di Reggio Emilia di far edificare una fortezza muraria in modo tale da poter circondare la cattedrale della città.

Utile è tener presente che i detentori dei castelli sono soprattutto vescovi e abati di monasteri oppure cittadini facoltosi di alto rango, che hanno fatto diventare il castello uno strumento di dominio contro le incursioni, questo anche a causa della debolezza e del disinteresse delle autorità centrali.

L'incastellamento dei secoli IX° e X° non rappresenta però un semplice proseguimento della tendenza alla proliferazione dei punti fortificati, in atto sin dal III° secolo d.C., ma un fatto del tutto nuovo e originale poiché si attua a cura dei signori, degli ecclesiastici e dei laici che agiscono in modo autonomo dal potere centrale (...). L'incremento numerico dei castelli contrassegna perciò, nello stesso tempo, il collasso della potenza imperiale carolingia e, contraddittoriamente, un momento di grande sviluppo e vivacità economica e demografica.

E) I FOSSATI:

Secondo studi archeologici, fino al X° secolo molti castelli europei erano costituiti da tumuli di terra e da legname, per cui, il venir meno di una manutenzione costante comportava la compromissione dell'efficienza difensiva.

L'unica traccia visibile di questi castelli lasciata sul terreno consiste quasi sempre nei fossati.

In Francia i castelli erano fatti di terra battuta, venivano circondati da steccati e, al loro interno, erano costituiti da aule residenziali di legno. Spesso venivano muniti anche di torre.

In Regno Unito i castelli erano di solito in legno: al loro esterno vi erano cortili fortificati  e difesi da siepi spinose in prossimità di fossati.

La conquista normanna ha introdotto il castello formato da terra e legno anche nelle zone dell'Italia meridionale. Ad ogni modo, degli stessi materiali erano i castelli del centro-nord, eretti spesso in un'area recintata da un fossato. 

Un'immagine di castello sostanzialmente simile si trae anche dai documenti dei secoli IX°-X° dell'Italia centro-settentrionale. La sua forma più elementare appare costituita da un'area recintata da un fossato con spalto di terra battuta rafforzato da opere sussidiarie di legno tra le quali compare la  "spizata", cioè una palizzata costituita da tronchi spezzati a metà nel senso della lunghezza.

Nei secoli IX° e X°, i ponti dei castelli erano in genere delle passerelle mobili e retraibili gettate sul fossato.

F) LE TORRI:

Le torri attestate nei castelli del X° secolo sono pochissime.

A metà del X° secolo, in Europa, solo un ridotto numero di castelli risulta dotato di torre: un esempio di ciò è la diocesi di Volterra in Toscana dove, su undici castelli, solo sei sono provvisti di torre.

Oltretutto, in Emilia Romagna, si edificavano le torri quando i castelli già esistevano. Ad esempio, il monastero di Sant'Apollinare in Classe di Ravenna possedeva nove castelli in territorio romagnolo, di cui soltanto tre muniti di torre.

Nel secolo successivo aumenta lievemente il numero di fortificazioni con torri ad imitazione del potere regio post-carolingio.

Una torre isolata poteva diventare il centro generatore di un castello?

Sì. Perlomeno, nella nostra penisola.

Sul colle di San Vito di Pecetto Torinese nel X° secolo sorgeva una torre e, circa cinquant'anni dopo, intorno a questa veniva edificata una cortina muraria la cui area ha visto la fondazione di edifici con base in muratura.

Tanto le fonti scritte quanto l'archeologia provano che torri isolate svolgevano sin dal secolo X° funzioni residenziali: diversi piani di calpestio associati a focolari testimoniano che la torre di San Vito di Pecetto Torinese nel suo primo periodo di vita fu utilizzata a scopo abitativo: lo stesso avveniva nel 973 entro la torre "in Loco Laceria" in diocesi di Populonia, poiché vi fu arredato un atto di vendita, e nella seconda metà del secolo XI° un anonimo personaggio a servizio del vescovo di Pavia denunciò di essere stato aggredito e derubato di suppellettili e oggetti preziosi mentre risiedeva con la famiglia nella torre affidata alla sua custodia.

Un ulteriore problema rilevato da tempo nell'archeologia medievale era costituito senza ombra di dubbio dalle posizioni esatte occupate dalle torri fino al X° secolo nell'architettura del castello: in posizioni angolari? In corrispondenza del muro di recinzione? O vicine alle porte di ingresso?

Poco conosciamo anche su dimensioni e strutture delle torri dei castelli del X° secolo. Ad ogni modo, fino alla prima metà del XII° secolo, le torri erano di solito abitate dai detentori della fortificazione.

G) CAMBIAMENTI NELLA COSTRUZIONE DEL CASTELLO:

Non possiamo dimenticare che, a partire dalla fine del X° secolo, in Italia prima ancora che in altri stati europei, gli edifici in terra e legno coesistono con alcuni castelli circondati da murature di pietra.

A partire dall'XI° secolo nelle zone alpine si riuniscono maestranze specializzate tanto nel legno quanto nella pietra.

Un esempio lo abbiamo nella bassa veronese: nel 923, gli abitanti del castello di Cerea completano un muro, attorno al loro castello, fatto di pietre.

In Toscana, inoltre, la recinzione costruita per il castello di Livorno è sempre stata totalmente in pietra, come anche la torre annessa.


29 aprile 2026

Il feudalesimo e la funzione dei castelli nell'Alto Medioevo:

10) STORIA DEI CASTELLI DALL'ETA' TARDO-ANTICA AL BASSO MEDIOEVO

Come spiegare ai ragazzini di prima media argomenti molto complessi come l'età feudale, la nascita e lo sviluppo dei castelli?

Ecco come ho organizzato io i contenuti in modo semplice e incisivo, per quattro lezioni (due settimane), corrispondenti alle lettere dei paragrafi.

Con questo post ci tengo anche a dimostrare quanto la storia e la geografia siano legate.

Prerequisiti: Pipino il Breve, Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero e la Scuola Palatina.

Periodo dell'anno scolastico: fine gennaio-inizio febbraio.

A) DA POITIERS A CARLO MAGNO- RIEPILOGO LEZIONE 1:

In questa fase iniziale credo sia utilissimo ripassare gli eventi che precedono il Feudalesimo.

A mio avviso diviene dunque fondamentale commentare una linea del tempo, in modalità "lezione dialogata", ricordando dapprima l'espansione degli Arabi in Europa dopo la morte di Maometto e l'elezione di Pipino il Breve a re dei Franchi che riceve la consacrazione da Papa Stefano II°.

In questa timeline manca un'altra data piuttosto importante: il 757, anno in cui Pipino scende in Italia e sconfigge i Longobardi, stipulando con loro un accordo che re Desiderio, alcuni anni dopo, infrange: infatti questo sovrano attacca i territori che appartenevano alla Chiesa.

Carlo Magno scende in Italia, conquista Pavia, capitale longobarda, e annette i territori della nostra penisola al suo regno.

Nella notte di Natale dell'anno 800, papa Leone incorona Carlo Magno, sovrano del Sacro Romano Impero.

Gli aggettivi sacro e romano derivano dalla convinzione di molti suoi contemporanei, che lo ritenevano una figura a cui era stato affidato da Dio il compito di ricostituire l'Impero d'Occidente.

E qui ci sono alcune domande di riepilogo anche sulla Scuola Palatina, fondata per volere di Carlo Magno:

https://www2.edu.lascuola.it/edizionidigitali/IlGrandeGioco/Vol1/StoriaGame/con-carlomagno/index.html#/lessons/_vsY9v4aIa5xImxWLoHe3hqqERlLob_n

1) Segue poi l'analisi di una miniatura che ritrae Carlo Magno:


a) Com'è vestito l'imperatore?

b) Come ritieni l'espressione del viso?

c) Tra le mani, Carlo Magno tiene un globo e uno scettro. A che cosa rimandano questi oggetti regali?

  • Ai suoi desideri di conquista.
  • Al legame con tutti i popoli conquistati.
  • Al controllo dei territori imperiali e al potere regale.
Confronto finale in classe con l'insegnante.

(tempistiche: 35 minuti circa per rievocare gli eventi della "timeline", 17-20 circa per l'analisi della miniatura).

B) L'IMPERO CAROLINGIO DOPO CARLO MAGNO- LEZIONE 2:

Cosa succede dopo la scomparsa di Carlo Magno?

Ricorrerei ad una mia presentazione multimediale per spiegarlo.

Alla morte di Carlo Magno (814), sale al trono il figlio Ludovico il Pio, sovrano che si rivela profondamente religioso. 

Dopo il regno di Ludovico il Pio, l'Impero viene suddiviso fra i tre figli Lotario, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico.

Nessuno dei tre discendenti di Ludovico il Pio intendeva, naturalmente, rinunciare alla propria zona.

Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico si alleano contro Lotario firmando i Giuramenti di Strasburgo (842).

Questi accordi non sono stati scritti né pronunciati in latino, lingua riservata ormai soprattutto agli studiosi e al clero. 

Infatti, per farsi comprendere dai rispettivi eserciti, Carlo il Calvo, di lingua francese antica, ha giurato in antico alto tedesco mentre Ludovico il Germanico nella lingua del fratello.

L'anno successivo, alla fine di una breve guerra, viene stipulato il Trattato di Verdun, occasione in cui Lotario accetta di riconoscere la suddivisione dell'Impero Carolingio in tre regni distinti.

Lotario viene riconosciuto formalmente imperatore di tutti i territori.

Qui risulta stimolante leggere e analizzare, in modo individuale per pochi minuti e poi in un confronto a coppie, una fonte storica in modalità di mini-comprensione critica del testo, seguita dall'osservazione di due cartine a confronto.

2a) Nitardo, Storia dei figli di Ludovico il Pio, IX° secolo:

Dunque a metà giugno, di giovedì, presso la città di Macon, in un'isola detta Ansilla (Francia), Lotario, Ludovico e Carlo, ciascuno con un ugual numero di grandi funzionari, si riunirono e si giurarono reciprocamente di conservare la pace tra loro a partire da quel giorno e di dividere, sotto giuramento, in un placito che i loro fedeli avevano fissato, tutto il regno in tre parti, per quanto possibile uguali, ad eccezione della Langobardia, della Baviera, e dell'Aquitania. La scelta delle parti del regno doveva spettare a Lotario e ciascuno di loro doveva garantire agli altri la parte che avrebbero avuto.

Preciso che i territori della Langobardia, della Baviera e dell'Aquitania erano già stati assegnati ai tre fratelli da Ludovico il Pio prima della sua morte.

a) Chi sono i protagonisti di questo passo e che cosa decidono di fare?
b) In quale regione si trova la cittadina di Macon? 
c) Cosa significa la parola "placito"
d)A quali attuali regioni europee corrispondono la Baviera, la Langobardia e l'Aquitania?

Cartine nel tempo:


La lezione proseguirebbe con l'osservazione attenta di due cartine, da analizzare ricorrendo alla modalità della "lezione frontale dialogata". 
 
Questa è anche una cartina linguistica oltre che geografica. 

Nel nostro continente erano già nate le lingue volgari (vulgus=popolo). 

La divisione dei regni è la seguente:
  • A Carlo il Calvo spetta la Francia Occidentale.
  • A Lotario va l'Italia settentrionale e centrale (prende anche il titolo di "Re d'Italia"), oltre ad una striscia che, attualmente, comprende città sia tedesche sia francesi.
  • Ludovico il Germanico diventa re dei Franchi orientali.

Qualche secolo prima, ovvero, dopo la morte di re Clodoveo (511), il Regno dei Franchi era stato frammentato dai suoi figli in tre macro-regioni: 
  • Austrasia
  • Neustria 
  • Burgundia  
2b) A quali stati moderni corrispondono i territori ereditati dai tre figli di Clodoveo?

(tempistiche: 17 - 18 minuti per la spiegazione sui "Giuramenti di Strasburgo"/15-17 minuti max. per la comprensione del testo su Nitardo, altri 15-16 circa per le cartine).

C) L'EUROPA FEUDALE -LEZIONE 3:

IX° e X° secolo d.C. 

L'Europa vive un periodo di instabilità politica e di guerre locali. Infatti il nostro continente era attraversato da popolazioni straniere ed aggressive che saccheggiavano città e villaggi.  

Tra questi i Saraceni, gli Ungari e i Normanni.


Personalmente ritengo che qui sia necessario farli riflettere, sempre tramite la lezione-dialogo, per creare un collegamento cronologico.

3) Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e con la fine dell'età antica sono emerse delle popolazioni barbariche aggressive e abili nel combattimento. Ricordate quali? (sono due).

A questo punto, in modo individuale e autonomo, gli alunni dovrebbero riassumere, in una tabella, i tratti più salienti di entrambe le popolazioni (attività economiche, tecniche militari, religione, personaggi importanti), sottolineandone le somiglianze.


Ad ogni modo, nei vari regni del IX° secolo, il potere del re era  indebolito, mentre i vassalli approfittavano per rafforzare il loro, appropriandosi di terre concesse loro dai sovrani.

Il feudo è quindi la terra, il feudatario la governa e la amministra, il feudalesimo è un sistema politico, sociale ed economico fondato sul possesso della terra.

L'877 è anno in cui si stabilisce l'ereditarietà dei possedimenti dei vassalli che, per tutelarsi dalle invasioni straniere, fanno costruire dei villaggi fortificati, ovvero, circondati da palizzate dapprima di legno e poi di pietra, al cui centro si stagliano i castelli, spesso costruiti in cima ad una collina con duplice scopo:
  • difesa militare
  • controllo del territorio.
I primi castelli erano fatti di legno e, solo a partire dal secolo XI° vengono edificati in pietra.

4a) Gli alunni dovrebbero concentrarsi sui limiti che può avere una struttura architettonica interamente in legno.
Darei importanza alle loro supposizioni trascrivendole alla LIM e formando quindi una mappa.


Attorno ad un castello si scavava abbastanza spesso un fossato riempito d'acqua. Per entrare nella residenza era quindi necessario percorrere un ponte levatoio.

4b) Conoscete, o avete visitato in Italia, un castello circondato da un fossato?

Assegnerei una ricerca storica piuttosto sintetica, da svolgere individualmente a casa e da presentare, nella successiva interrogazione, preferibilmente in forma di "carta di identità del castello..." a partire da un elenco di castelli italiani fornito da me.

La carta d'identità del castello dovrà necessariamente includere questi dati:

A) Nome del castello.
B) Dove si trova (città, provincia, regione e posizione geografica)
C) Secolo di costruzione.
D) Stato di conservazione (castello in rovine o ristrutturato?).
E)Materiale di costruzione.
F) Ci sono torri? Ci sono ponti levatoi? 
G) Funzione originaria (Militare? Residenziale?Amministrativa?)
H) Eventi storici che hanno coinvolto la zona del castello (Battaglie? Accordi politici? Trasformazione da residenza nobiliare a museo per turisti?)
I)Eventuali leggende e storie locali legate al catello.

Il terreno tra il castello e la palizzata comprendeva le fattorie, i campi coltivabili e il bosco.

*A differenza delle curtes, nelle terre feudali c'era anche la possibilità, per i contadini, di possedere una terra che poteva anche essere venduta.


I contadini che vivevano nel feudo, dipendevano dal proprietario del castello che assicurava la protezione dai popoli nemici mentre loro garantivano lo svolgimenti dei lavori agricoli, corvées comprese.

Corvées= prestazioni straordinarie di lavoro non retribuito.

(tempistiche: 25 minuti circa sia per illustrare il contesto di instabilità politica dei secoli IX°-X° e per ricordare Unni e Germani/15 minuti max. per l'edificazione dei castelli, altri 13-14 minuti circa per ampliare i confronti tra i castelli medievali, le villae romane, le curtes e i lavori agricoli).

D) I BLOCCHI SOCIALI DELLA SOCIETÀ FEUDALE-LEZIONE 4:


A questo punto dell'Unità di apprendimento mi piacerebbe portare anche "Dentro il castello", un albo illustrato preso dai miei ricordi di diversi anni fa, che può far comprendere come si viveva all'interno di un castello tra i secoli IX° e XI°.
Molte pagine dell'albo illustrato verranno proiettate sulla LIM.

In seguito, proporrei a tutti alcune domande utili al ripasso (organizzate sempre con il supporto di "Pan-quiz"):


La società feudale era basata su rapporti di fedeltà e, dal momento che si riteneva che Dio avesse stabilito per ogni vivente la condizione sociale, si trattava di una società rigida, senza possibilità di evoluzione.

Esistevano tre grandi blocchi sociali: 
  • il clero (oratores), che aveva il compito di pregare, 
  • la nobiltà (bellatores), che difendeva il popolo 
  • chi lavorava (laborantes), tenuto a fornire i beni necessari a tutti.

I signori feudali avevano dei figli cavalieri, di solito, dal secondogenito in avanti, dato che il primo era destinato al matrimonio. 
Essere cavalieri significava mettersi al servizio o di un signore feudale oppure di un'istituzione ecclesiastica (monastero o sede vescovile).

Per diventare cavalieri erano necessari: 
  • L'investitura da parte di un cavaliere più anziano.
  • La benedizione di un membro del clero, chiamata "cerimonia di vestizione", che rendeva sacre le armi del cavaliere.
  • La promessa di combattere per garantire la giustizia e difendere i più deboli, tra cui donne e bambini.