Proseguo la sintesi dei capitoli del saggio sui castelli medievali.
Infatti questo post ne costituisce la seconda parte.
H) ABITARE IL CASTELLO DOPO L'ANNO MILLE:
Nel secolo XI° i castelli costituiscono la manifestazione del potere delle aristocrazie locali: oltre ad avere funzioni residenziali, sono di solito legati a villaggi fortificati.
Come si presentava un castello nel corso di quei secoli? (...) non era altro che un villaggio fortificato in modo sommario: all'interno di una superficie oscillante tra i 1000 e i 15000 metri quadrati, per lo più circondata da fossato, terrapieno e palizzata, ma talora anche da muro, si individua un insieme di lotti di terreno fabbricabile che, nel corso dei decenni, vanno progressivamente restringendo la loro superficie perché le abitazioni costruite divengono via via più fitte.
A Sant'Agata bolognese un terreno di un ettaro comprendeva un abitato di edifici in legno recintati da fossati continuamente alimentati da corsi d'acqua.
Adiacenti ai castelli fatti edificare dall'anno Mille in poi, si sono scoperti oggetti di piombo, semilavorati di ferro e anche qualche moneta.
Pochi risultano i materiali riferibili invece alle armi o alle attività agricole:
(...) gli abitanti, oltre a coltivare le terre circostanti, lavoravano metalli ed erano impegnati nella filatura e nella macinazione di cereali con mulini forse azionati da forza umana o animale.
I) INNOVAZIONI DEL SECOLO XII°:
Nel XII° secolo la morfologia castellana va modificandosi.
Si accentuano infatti le differenze tra abitazioni signorili e case ordinarie all'interno di un villaggio fortificato.
Rimangono comunque in uso i recinti di terra e di legno che precedono i fossati.
Oltre a materiali di costruzione come terra, legno e pietra, compaiono anche i mattoni, in conseguenza dell'aumento della manodopera specializzata: il castello di Castiglione d'Adda è in legno, quello pedemontano di Vallio (TV) in pietra, mentre invece il castello di Bianello (RE) è fatto di pietra e calce e attorniato da uno steccato ligneo.
L) IL DONGIONE:
La costruzione del dongione, nuovo elemento difensivo, richiedeva la compartecipazione di manodopera specializzata e manodopera generica.
Il dongione non corrispondeva infatti né alla torre di difesa, né alla torre più solida né alla torre principale, ma era invece la zona più alta della fortezza, la parte interna del castello e corrispondente solo alle stanze residenziali del signore.
Il suo inserimento nella struttura di un castello segnava frequentemente il passaggio da un detentore ad un altro:
(...) il fenomeno non manca quindi di assumere una precisa connotazione politica: l'iniziativa, anche nel campo della fortificazione, passa infatti dai piccoli signori locali o da certe comunità rurali, nelle mani dei grandi comuni cittadini o di potenti signori territoriali, e la loro prima cura è di dare maggiore efficienza alle fortezze il cui impianto, da un punto di vista militare, è ormai inadeguato.
La costruzione di dongioni prosegue anche nel XIII° secolo.
Oggi molti di questi complessi sono scomparsi... tra i ruderi del castello di Rado (Vercelli) si distingue la zona signorile, fortemente protetta.
M) IL "PALATIUM CASTRI":
Le caratteristiche ideali del "palatium castri" sono ben sintetizzate nella descrizione che il cronista Rolandino fa del castello elevato da Ezzelino e Alberico da Romano, intorno alla metà del Duecento, "su un colle dalle parti del Pedemonte e nel distretto di Treviso": costruito con molta perizia, dotato di mura robuste e di dimore sotterranee, esso rinserrava, insieme con una torre "babilonica", un "tutum et pulchrum palacium", cioè un edificio in grado di fornire, insieme con un'adeguata sicurezza, quel tanto di eleganza e di comfort che rende gradevole e dignitoso il risiedervi.
Il palatium castri è una costruzione residenziale confortevole il cui interno è luminoso grazie ad ampie finestre e a grandi loggiati. Al suo ingresso si accedeva mediante scale.
Conti, marchesi e vescovi tendono a far edificare i palazzi ad imitazione degli edifici già esistenti nelle corti regie per conformarsi ai prestigiosi modelli di vita di re e imperatori.
I palazzi annessi ai castelli iniziano a diffondersi in Toscana a partire dalla metà del XII° secolo.
Importante è anche sottolineare che i palazzi edificati prima del Duecento potevano anche essere sedi comunali: a Cremona, nel basso Medioevo, il comune condivideva la sua sede con il vescovo.
A metà del XIII° secolo i palazzi iniziano ad essere costruiti nei casali della campagna romana, utilizzati come edifici per residenze stagionali o anche per motivi politico-militari.
N) SVILUPPI DELLE TORRI:
Le torri, costruite più frequentemente a partire dalla fine del XII° secolo, erano importanti mezzi per far fronte alle battaglie dato che si presentavano alte e solide: i colpi delle macchine di lancio risultavano inefficaci contro le mura del basamento di una torre e molto raramente raggiungevano la parte più elevata di questa costruzione.
Il torrione del castello richiamava ai poteri che il suo detentore esercitava sulle terre e sugli uomini di un distretto castellano.
Quali torri erano abitabili?
Si considerano come potenzialmente abitabili le torri quadrangolari che abbiano lati di almeno sette o otto metri mentre fino a cinque o sei sarebbero adatte solo a funzioni di avvistamento oppure simboliche. L'abitabilità, peraltro, non è data solo dalla superficie utilizzabile ma anche dalla presenza di adeguate aperture per l'illuminazione, di camini e latrine con relativi scarichi nonché dalla disponibilità di sufficienti riserve d'acqua grazie all'esistenza di pozzi o cisterne.
Comunque, il signore si rifugiava nella torre soltanto in condizioni di emergenza.
Nel XIII° secolo compaiono anche torri di forma circolare e poligonale che richiedevano un maggior impegno costruttivo e dunque maestranze specializzate.
O) FORTIFICAZIONI DI RIFUGIO:
Il costante aumento demografico e le migliorate condizioni di sicurezza fanno in modo che, a partire dal Duecento, le popolazioni rurali si orientino a ripopolare le ville e i villaggi pre-esistenti al fenomeno dell'incastellamento.
Questa tendenza è ben documentata per quel che riguarda il veronese: a Pastrengo ad esempio, diciassette uomini alienano il castello del paesino.
Sul finire del XIII° secolo, mentre si afferma la signoria territoriale, molti castelli mutano funzione e divengono castelli-deposito come il castello di Celle vicino a Moncalieri (TO) e il Castello di Marzana (VR).
Sia il Castello di Quinto Vicentino (VI) sia il castello di Sernaglia (TV) sono stati edificati nel XIII° secolo con lo scopo di fungere da depositi e da rifugi in caso di guerre.
I singoli regolamenti locali contengono norme contro il furto e severe consegne per il "portenarius" e i "custodes castri" evidentemente per evitare che costoro, invece di custodirli, sottraggano i beni incanevati e ne facciano mercato; anche le disposizioni su pesi e misure lasciano pensare che il castello deposito divenisse facilmente luogo di scambi commerciali.
I tenutari, sul finire del Medioevo, iniziano a organizzare le loro residenze al di fuori del castello, su un terreno edificabile detto casamentum.
I castelli con funzioni di rifugio vengono costruiti anche nei secoli XIV° e XV°: in territorio piacentino, in caso di guerra, gli abitanti delle campagne potevano ritirarsi nei cortili dei castelli con il loro bestiame.
Nel bellunese ma anche nel territorio Trentino e Friulano le fortificazioni basso-medievali con funzione di rifugio assumevano il nome di "cortine" e si appoggiavano a chiese il cui campanile poteva svolgere il compito di torre difensiva.
Tuttavia, la tendenza di quel periodo a fortificare chiese e cimiteri è presente anche in Slovenia, in Francia e in Spagna.
Nelle campagne di numerose regioni d'Europa medievale era infatti la chiesa a fungere da primo rifugio in caso di pericolo. (...) Così avvenne, in specie, con le "sagreres" catalane, ma si tratta di una pratica ampiamente diffusa che vede appunto il cimitero organizzato, oltre che per la sepoltura dei morti, anche per il "soggiorno dei vivi".
P) IL TRAMONTO DEL CASTELLO:
L'autore attribuisce una principale causa alla quale si deve il disuso dei castelli come strumenti difensivi in caso di battaglie e guerre: nel XV° secolo avvengono miglioramenti tecnici riguardanti l'artiglieria a polvere pirica, che inizia a influenzare in modo incisivo ed efficace nei contesti bellici.
I proiettili di pietra vengono inoltre soppiantati da quelli metallici lanciati solitamente da cannoni di bronzo.
Il XV° secolo è anche il periodo in cui l'architettura attraversa una fase di consistenti modifiche di murature, più spesse e meno alte e, oltre a ciò, dotate anche di feritoie per le bocche da fuoco alla base delle mura, in modo tale da permettere tiri radenti di grande efficacia difensiva.
Se a suo tempo l'incastellamento aveva favorito la durevole superiorità delle tecniche difensive su quelle dell'attacco e, di conseguenza, la disgregazione politica medievale, l'irreversibile capovolgimento di tale rapporto agisce ora a favore dell'unione politica negli stati nazionali e regionali avviando il tramonto della civiltà medievale.










































