4) LASCIARE UNA TRACCIA
Questo libro include molti incontri tra l'autore e persone che, grazie alle loro scelte di vita, si sono realizzate e hanno lasciato una traccia nel cuore di coloro che amano o amavano.
Nei prossimi due post rifletterò sui capitoli che ritengo più significativi.
ANSIA (I°):
È la fine dell'inverno.
Al termine di una conferenza relativa all'importanza del tempo, tenuta da Marcello, uno psichiatra e amico storico, Mario esce dalla facoltà di Medicina.
Ho la testa piena di pensieri: medici e ricercatori hanno dato sostanza al malessere che percepisco da un po', da quando tutto è accelerato, da quando decidere è diventato più importante di capire. Io ho raccontato quello che so: come ho visto tutto questo accadere dentro l'informazione, con la dittatura dell'istante e del tempo reale.
(...)
Per tutta la giornata medici, neuro-scienziati, filosofi e storici non hanno soltanto riabilitato il sonno, la noia e il tempo vuoto, ma hanno spiegato che solo rallentando possiamo capire le cose, viverle, farle nostre.
Ad un tratto, una studentessa della facoltà gli corre incontro, confidandogli di essere vicina alla laurea in Medicina e spiegando quanto efficientemente impiega il tempo della sua vita quotidiana.
Sono soprattutto due le frasi di questa ragazza che colpiscono: "Non faccio mai nulla che non sia utile" e " Tutto questo non basa, non basta mai".
La risposta di Mario è la seguente: "Non si può fare tutto e non sentirti in colpa se non ce la fai. È più importante imparare a scegliere e avere coraggio di rinunciare a qualcosa, senza troppi rimpianti".
Il tempo del bosco è stata una delle mie ultime letture dell'anno 2025.
Devo ammettere di essermi in parte rivista nella studentessa di medicina.
Fino al sedici ottobre il mio 2025 è stato un po' doloroso.
Lo scorso anno è iniziato con la rapida decadenza fisica di mia nonna paterna, venuta a mancare a metà febbraio, con una condizione di instabilità economica ma, al contempo, con la riacquisita consapevolezza di voler intraprendere la carriera dell'insegnamento.
Attorno a me sentivo conoscenti e amici di famiglia che magnificavano i matrimoni dei loro figli, di cui alcuni molto vicini alla mia età, che lodavano mutui appena accesi e contratti a tempo indeterminato, che riferivano viaggi e avventure dei loro brillanti rampolli verso mete extra-europee come il Giappone, le Maldive, l'Australia.
Tristissimo per me è stato il mese di giugno: Matthias si trovava circa ottomila chilometri più a nord-ovest per un Campus universitario e io, in quel periodo, uscivo molto poco di casa per evitare di sentire ulteriori commenti e giudizi su di me e sul mio percorso, come peraltro era accaduto qualche volta tra aprile e maggio.
Si trattava di sentenze di tal aulico calibro:
"Hai ventinove anni, ormai è ora di fare un figlio! Non sei più una bambina da un pezzo".
"Ma ti sposerai prima o poi?! State insieme da tre anni!".
"Ah, dall'autunno aspetterai le chiamate della scuola... ma come pensi di mantenerti nella vita, con la scrittura creativa?".
Ora accantonerò l'ironia per pochi istanti e sarò seria e sincera al 1000%:
Il mondo degli adulti è impietoso e cattivo!
Personalmente non sto rilevando un miglioramento dal punto di vista umano nel micro-cosmo delle persone più adulte di me!!!!
Anzi, ultimamente constato solo egoismo, arroganza, falsità quadruplicata, giudizi che pesano come le pietre del Carso e manìe di protagonismo!!!!!!!!!!
E pensare che recentemente c'è stata una pandemia che ci ha costretti a barricarci in casa per diversi mesi, che è tornata la guerra nell'Europa dell'est, che si sono inasprite non solo le tensioni in Medio Oriente ma anche le competizioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, dove di fatto sta avvenendo una svolta politica di destra radicale che sta pesantemente discriminando il diverso.
Per quali motivi tutto questo caos irrazionale non sta rendendo le persone più comprensive nei confronti dei percorsi e delle vicende di vita degli altri??!!!!!!
Io, pur con una laurea magistrale, una relazione affettiva seria e destinata ad una famiglia tutta nostra, due libri fatti stampare e abbastanza diffusi e un terzo in cantiere, esperienze lavorative di vario genere, mi sono sentita inadeguata e deficitaria per buona parte dello scorso anno quando mi ritrovavo paragonata ad altri giovani con un lavoro stabile oppure a degli adulti molto più qualificati di me.
Perché proprio io sono la segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano di Verona? Lo ammetto: per il fatto che sono stata caldamente raccomandata da un sacerdote al Cancelliere della nostra Curia, non per meriti particolari.
Ho le mie buone ragioni per sentirmi inferiore: nel Consiglio di Presidenza e anche nel Consiglio Plenario mi trovo con persone che insegnano all'Università, ingegneri abilitati, dirigenti e imprenditori... tutti sono decisamente più adulti di me e si trovano come minimo a tre spanne sopra di me dal punto di vista sociale.
Hanno circa il doppio dei miei anni, non possono prendermi sul serio. Questo lo dimostra anche il commento di uno di loro sul mio verbale dell'ultima assemblea svolta a novembre: "Ma sì, e approviamolo, tanto non è un verbale parlamentare!".
I miei complimenti per queste grandiose doti di umanità, questa è proprio la modalità più intelligente e più appropriata per valorizzare una persona giovane, seria e responsabile all'interno di un organo molto importante!
Qui ci sta anche un accenno a quel movimento socio-politico al quale, con Matthias, avevo aderito la scorsa primavera con convinzione ed entusiasmo.
Partecipiamo ad una settimana di formazione presso una scuola civica ad Urbino e veniamo a contatto con trentenni lavoratori affermati all'estero, laureati con millemila Master post lauream e tremila certificazioni linguistiche, altri dirigenti commerciali e aziendali...
Pur seguendo con attenzione i momenti formativi, ricordo soltanto i contenuti della penultima mattinata: "gli anziani, ladri generazionali, aumenteranno di numero nei prossimi anni. Quelli che, di voi, vivono e lavorano in Italia saranno costretti a cedere all'INPS molti più contributi per mantenere i pensionati. Sarete disposti? Non credo. L'unica via d'uscita è emigrare. E non crediate di potervela cavare con la vendita delle case e degli appartamenti dei vostri genitori: il valore del mercato immobiliare in Italia crollerà e non avrete futuro".
Ma che lungimiranza! Ma che strepitoso incoraggiamento! Così si dimostra di credere veramente nel futuro dell'Italia!
Una parte degli iscritti al movimento diceva e scriveva: Non dobbiamo fallire, pena la "venezuelizzazione" dell'Italia.
Ottimismo portami via!
Quindi un mucchio di trentenni-trentacinquenni, coadiuvati da pochi "senior", dovrebbe salvare il nostro paese adottando la mentalità del "coraggio dell'ovvio"?!
A partire da quel periodo, da affascinante polveriera di idee e di proposte basate su dati e osservazioni reali per migliorare situazioni complesse e problematiche, il movimento socio-politico è divenuto un mezzo di demolizione continua del nostro Paese e una campagna di polemiche, lunghe come il Rio delle Amazzoni e logoranti come la guerra greco-gotica, intorno alla questione di alcuni diritti civili.
Ma di che razza di modo di politica mi sono invaghita lo scorso anno?!
Ho la netta sensazione che in questi ultimi mesi si stia diffondendo un sentimento populista fortemente anti-italiano e favorevole all'emorragia dei giovani all'estero soprattutto su piattaforme social, dove il continuo proliferare di post sui difetti dell'Italia e sul welfare che tra due o tre anni diverrà insostenibile a mio avviso ha soltanto lo scopo di far emigrare quante più persone possibili, influenzandole e diffondendo l'immagine di un estero privo di corruzione e di problemi in cui regna il puro benessere e in cui gli stipendi sono molto più alti e il loro rapporto con il costo della vita molto più gratificante rispetto all'Italia.
In particolare, colpisce lo sconfinato e ammirevole acume di chi sostiene che il Governo Meloni stia attuando un diabolico piano di sostituzione etnica lasciando partire i giovani e favorendo l'ingresso di "immigrati che non sanno fare niente, solo danni e anzi, ci imporranno l'Islam, le moschee e il velo".
Che poi, emigrare all'estero è una scelta, non una prescrizione imposta da un medico.
In Italia i posti di lavoro ci sono, casomai, il vero problema sono i ritardi e la lentezza per quel che concerne sia l'ingresso nel settore lavorativo più coerente con il proprio percorso di studi sia una situazione contrattuale a tempo indeterminato. Negli ultimi anni questa è una realtà che accomuna i laureati di molti ambiti disciplinari.
Voglio anche aggiungere: non è affatto giusto che lavori come commessi e cassieri diventino le professioni definitive di un laureato che aspirerebbe ad altro ma, nell'accettare per un periodo di tempo mansioni del genere, si impara quel che davvero è la vita: nessuno ti regala nulla e, a volte, bisogna attendere stando a stretto contatto con tutto ciò che è umano prima di raggiungere pienamente i propri sogni.
Che straordinaria opportunità che hanno! Queste possibilità preparano alla consapevolezza del senso di comunità, altroché il "nulla cosmico" della mia generazione di aridi individualisti che, in realtà, sono accademicamente titolati ma non hanno alcun interesse culturale e, oltre a ciò, molti di loro non sanno amare nulla e nessuno!
Ero già stata assunta a scuola quando sono usciti i cartelloni con i programmi dei giovanissimi candidati, idee che, a mio avviso, meritano il massimo rispetto, come ad esempio il rispetto per le aree verdi, l'allungamento della pista ciclabile, bagni più puliti a scuola, abbellimento delle aule, incentivi alle attività artistiche.
Secondo me, in queste riunioni comunali dei ragazzi, aggressività e polemiche futili non esistono, nemmeno nei momenti in cui una parte di loro risulta contraria a qualche opinione o iniziativa del loro sindaco.
Mi chiedo anche: se una ragazzina del Consiglio Comunale Ragazzi dovesse porre un'osservazione o una piccola critica riguardo al programma promosso o comunque appoggiato in primis dal sindaco che li rappresenta, che succede?
Viene ascoltata, magari corretta se ha frainteso qualche passaggio, oppure contestata all'infinito?
Quando ho formulato in modo molto civile degli appunti sulla scuola civica di Urbino sono stata tempestata per circa tre ore di messaggi piuttosto piccati che mi accusavano di "poca concretezza" e di "ingratitudine e mancata riconoscenza per l'opportunità unica e formativa di cui ho goduto a titolo gratuito".
Ad ogni modo, ai ragazzini non importano né le convenzioni sociali né i "paletti" dei traguardi che a trent'anni si dovrebbero raggiungere.
Sapete cosa mi ha detto uno di loro, dopo la lettura e le riflessioni sulla fiaba Pioggia di stelle dei Fratelli Grimm?
"Prof, lei è come la bambina protagonista. Lei è bravissima. Ora è una supplente, più avanti sarà più stabile ma sta lasciando il segno durante le sue lezioni. Grazie per quel che fa per noi".
La mia reazione? Le lacrime agli occhi.
Anche la sincera stima degli alunni è una forma d'amore che mi sta lasciando un segno.
Agli occhi del mondo adulto sono una stupida inconcludente, agli occhi dei ragazzini invece sono una persona vera, autentica ed integra.
E comunque sembrerò presuntuosa ad una parte di voi lettori ma sono convinta che la scuola italiana abbia bisogno di insegnanti come me. Sto nutrendo un amore viscerale per il mio lavoro.
La mia buona occasione di riscatto è arrivata alle nove del mattino del sedici ottobre 2025, quando mi è giunta la telefonata di convocazione, da parte di un Istituto Comprensivo vicino a casa, per un contratto su spezzone di quadro orario.
L'esperienza sul campo con i ragazzini, in particolare, con una classe piuttosto difficile, ha migliorato il mio livello di autostima.
Quindi, quasi l'unica esperienza positiva del 2025 l'ho fatta proprio negli ultimi tre mesi.
Ricordo qui altre poche giornate piacevoli: i quattro giorni all'Isola d'Elba e il capodanno a Trieste.
Anche andare all'Aquardens il 1° novembre è stato un "buco nell'acqua" dato che c'era la folla (degli imbecilli, tipo genitori ultra-quarantenni che litigano di fronte ai loro figli piccoli).
Io e Matthias siamo stati tranquilli soltanto nella vasca esterna alla zona delle saune.
A questo proposito credo sia utile e onesto rivelarvi un'altro mio pensiero ricorrente.
Se, in questo 2026, sono seriamente e concretamente impegnata a stabilizzarmi in questa mia attuale professione, in parte è stato anche grazie a Matthias che, in un altro anno per me decisamente difficile, ovvero, il 2023, indirettamente mi ha inoltrato e fornito materiali per indurmi a compiere un viaggio dentro me stessa e riscoprire le mie vere potenzialità.
Nei giro di un anno e mezzo, infatti, mi ha prestato ben novantadue volumi di One Piece, saga di manga sull'importanza di autodeterminarsi. Di tanto in tanto mi passava qualche video in cui alcuni docenti universitari dialogavano a proposito dei criteri necessari per fare richiesta di ammissione alle graduatorie e ai percorsi abilitanti.
Ah, già... abbastanza significativo per me è stato anche il suo prestito del pamphlet di Susanna Tamaro inerente sia ai limiti della scuola che alle risorse che dovrebbero avere gli insegnanti validi.
Di Matthias amo anche la sua parte genuina e un po' pre-adolescenziale, nel senso tenero della definizione. Non è affatto una persona immatura, anzi, è una personalità piuttosto forte e al contempo mite ed è una persona che in alcuni periodi della vita ha attraversato fasi di intensa sofferenza.
Ora, quando vede i materiali che preparo per le lezioni, si commuove profondamente.
LIBERTÀ (II°):
Enzo Novara, insegnante di Storia e Filosofia in un liceo, va in pensione dopo quarant'anni di insegnamento.
Durante il suo ultimo giorno di lavoro, è stato salutato con fiori e applausi da parte di molti alunni.
Il "segreto" del suo successo professionale consisteva nel progettare lezioni trasversali nelle sue discipline che potessero trasmettere valori utili per il futuro dei ragazzi, come l'onestà, il senso etico, la tutela dell'ambiente e la speranza.
Questo professore si rivela contrario alla mitizzazione del passato dato che, come saggiamente ritiene, ogni epoca ha avuto le sue contraddizioni, per questo è necessario avere i piedi ben piantati nel presente.
Novara constata che negli studenti è cresciuta l'ansia e fornisce a Mario questa spiegazione:
Oggi c'è molta più libertà di scelta ed è una cosa bellissima, ma questo può generare ansia perché la libertà è difficile da gestire. Lo ripeto sempre: la libertà non è la possibilità di fare qualunque cosa mi passi per la testa, nessuno può fare quello che vuole, ci sono dei limiti per tutti. Ma i limiti sono anche delle occasioni, delle possibilità. Se la tua libertà non ha un ancoraggio da qualche parte, allora che cos'è? Non è più nulla, e questo sì che può generare ansia.
L'OCCASIONE (V°):
Questo capitolo è particolarmente toccante, dato che si concentra sulla storia di Ebrima, un giovane immigrato proveniente dal Gambia.
Il ragazzo ha raggiunto la Libia in pullman e lì, come altri coetanei, è stato catturato da una banda che lo ha portato in una prigione buia, telefonando poi ai parenti in Gambia per una richiesta di riscatto.
Nel corso della narrazione l'autore ha avuto l'ottima idea di riportare, piuttosto spesso, i discorsi diretti di Ebrima.
"Un giorno che eravamo stanchi e volevamo uscire abbiamo iniziato a battere sulla porta e sulle pareti. È entrato uno con la pistola e ha sparato in aria per spaventarci. Il proiettile è andato a sbattere sul tetto di metallo, è rimbalzato e ha colpito un poveretto che dormiva. Ha iniziato a gridare. Sanguinava di brutto. Lo hanno trascinato fuori e non lo abbiamo più rivisto".
Nel corso del capitolo ci sono allusioni a stupri, pestaggi, condizioni disumane per quel che riguarda l'aspetto della detenzione.
Ad ogni modo, Ebrima riesca a fuggire e sopravvive anche all'esperienza del gommone che lo porta in Sicilia.
(...) Ci hanno fatto salire in almeno 130 su un gommone, uno addosso all'altro con le ginocchia vicino al petto. Ripetevano che ci avremmo messo poche ore, invece abbiamo passato due notti su quel gommone".
In Italia avviene il riscatto di Ebrima, che giunge nel nostro paese ad appena quindici anni.
Gli viene quasi subito riconosciuto un grande talento per il calcio, frequenta con successo il liceo sportivo e partecipa a molti tornei in varie regioni italiane.
Addirittura gli propongono qualche esperienza come giocatore all'estero, dove una partita in Austria gli causa un infortunio.
Ebrima fa parte della nazionale del Gambia.
Si è realizzato, è stato individuato il suo talento qui in Italia e sta bene.

















