6) INDIPENDENZA FEMMINILE
Le vicende drammatiche di Ti do i miei occhi sono ambientate nella Spagna dei primi anni Duemila.
1) CONTENUTI E PERSONAGGI:
La prima scena di questo film viene introdotta da una melodia tipica dei film noir in bianco e nero del secolo scorso.
È notte e le strade sono deserte.
Con angoscia, una donna sta vestendo in fretta suo figlio per scappare di casa. Questi due personaggi si chiamano Pilar e Juan: l'una è vittima, l'altro è un piccolo spettatore quotidiano della violenza, fisica e psicologica, di Antonio, rispettivamente marito e padre di queste due figure.
Pilar si rifugia a casa della sorella Ana che sta per sposarsi con John, un mite e placido giovane scozzese.
Grazie ad Ana, che peraltro le consiglia caldamente di separarsi, Pilar trova un lavoro part-time per un determinato periodo di tempo presso un ufficio come addetta all'accoglienza di gruppi che visitano una chiesa e una galleria di quadri a questa annessa.
Antonio però non si rassegna di fronte alla decisione della moglie.
Antonio infatti raggiunge molto frequentemente il luogo di lavoro della moglie per portarle dei regali: un girasole e alcuni orecchini.
Convinta, a poco a poco, che suo marito stia cambiando, Pilar ritorna a frequentarlo e, nel giorno delle nozze della sorella, ritorna a convivere sotto lo stesso tetto con il figlio.
Ovviamente Ana non condivide affatto questa decisione.
Durante il pranzo nuziale avviene uno scontro tra le due sorelle: Pilar rinfaccia ad Ana di essere sempre stata la "figlia preferita e protetta" dai genitori, quella a cui sono state concesse più libertà di scelte rispetto a lei e, tra queste, è incluso il matrimonio civile con John, che non è cattolico bensì un luterano, e più opportunità di formazione, come ad esempio un Master post lauream svolto all'estero.
Questo naturalmente fa soffrire Ana e, direi, le rovina una giornata che sarebbe dovuta essere soltanto felice.
Si potrebbe pensare che Pilar voglia davvero, in quel momento del film, credere nella possibilità di un cambiamento in positivo nei comportamenti del marito.
Ma, come afferma Ana, "per quale motivo fidarsi ancora di un uomo che, a causa di ripetute violenze, costringe a fare radiografie e risonanze alla donna che dovrebbe invece amare?".
Infatti io sono più propensa a chiamarla "pericolosa e dannosa dipendenza affettiva", non "atto di fiducia gratuita".
Poco prima che Pilar torni a casa con lui, Antonio inizia a frequentare un gruppo di uomini, coordinato da un psicologo, che sono o sono stati aggressivi e violenti con le loro compagne o con le loro mogli.
Non ho trovato questo psicologo una figura così preparata a gestire le problematiche relazionali degli uomini violenti e gelosi.
A me sembra che Antonio peggiori i propri comportamenti: il quaderno che tiene per trascrivere le proprie emozioni non serve a controllare i suoi scatti d'ira né lo porta ad eliminare il desiderio di possesso, non di amore, che ha nei confronti della moglie.
La scena più triste del film secondo me consiste nel momento in cui Antonio getta nelle acque del fiume quel piccolo quaderno colorato le cui pagine erano ormai ricche di frasi, sminuendo il suo esercizio introspettivo di fronte alla moglie, durante una mattinata in un parco pubblico.
Comunque, uno come Antonio dev'essere curato dapprima con dei farmaci specifici, perché lo psicologo ha competenze diverse rispetto a quelle di uno psichiatra.
Alla scadenza del contratto di lavoro, Pilar inizia, supportata da due colleghe, a frequentare un corso di storia dell'arte per future guide turistiche, occasione in cui può mettere in gioco se stessa studiando a casa molti dipinti a tema religioso o mitologico al fine di spiegarli, nei giorni seguenti, ad alcuni visitatori, costantemente scrutinata dagli esperti del campo.
Impressiona il fatto che Antonio non solo non supporti la scoperta di questa passione della moglie, sminuendola ("Tu sei sempre stata brava nelle cose inutili") ma veda come un pericolo l'aspirazione di diventare guida turistica ("Ti trucchi e ti vesti bene, ti piace essere guardata da altri uomini").
L'ossessione più ricorrente di Antonio, anche in altri momenti del film, consiste nel timore che Pilar si innamori di qualcun altro.
L'episodio più sconcertante è la mattina in cui Antonio spoglia rabbiosamente la moglie e la chiude nuda fuori dal balcone, per impedirle di andare a Madrid a sostenere una sorta di esame che avrebbe potuto garantirle un posto di lavoro, come di fatto desiderava.
Anche la scena successiva è impressionate.
Pilar, volendo denunciare questo episodio, si trova di fronte ad un poliziotto incapace di gestire nel modo corretto una segnalazione da parte di una donna sconvolta a seguito dell'ennesima angheria subita. Le sue infatti sono domande di rito, fredde, come ad esempio: "L'ha picchiata? Ha rotto gli oggetti che c'erano nella stanza?".
Le risposte di Pilar sono negative sebbene, a queste, lei aggiunga: "Ha distrutto tutto".
Una frase breve che racchiude sia il fatto che le sia stato impedito di andare a Madrid sia il fatto di potersi realizzare.
Il modo di porsi del poliziotto rimanda ad un pregiudizio non del tutto smantellato: che la violenza contro le donne sia solo una questione fisica e non comprenda anche reazioni umilianti e una certa manipolazione psicologica.
A seguito di questo episodio, Pilar è sicura di non amare più Antonio.
Io penso che forse non si siano mai amati per davvero.
Antonio sicuramente non l'ha mai amata profondamente, il suo era solo un desiderio di controllo totale sulla vita e le azioni della moglie. Infatti, quando lo psicologo gli chiede che cosa gli piace di più di sua moglie, non sa rispondere. Anzi, tace per alcuni istanti e poi dice: "Mi piace il suo modo di muoversi, rapido e silenzioso".
Ma che risposta è?!!
Comunque Pilar si emoziona quando racconta ad Ana il giorno in cui Antonio gli ha chiesto di sposarla. Quindi credo che lei sia l'unica della coppia ad aver amato.
LA VIOLENZA DI GENERE: UN PROBLEMA ESCLUSIVAMENTE FEMMINILE?
Credo sia importante sottolineare che, in questo film, sono molto presenti gli stereotipi di genere: le donne, Ana compresa, sono dedite alla cura della casa e alle faccende domestiche come cucinare e stirare, mentre gli uomini si occupano prevalentemente della loro vita lavorativa e sociale.
Da notare inoltre che Pilar ha un rapporto di non-confidenza con la figura materna: da ciò che è possibile intuire, quest'ultima è stata succube del marito ed ha perfettamente interiorizzato la mentalità maschilista.
In effetti, senza chiedere alla figlia che cosa sia successo con Antonio e senza assicurarle un rapporto di ascolto/sostegno, le suggerisce di tornare a vivere con il marito. 😠
Ad ogni modo, Ti do i miei occhi può farci intuire quanto, nei secoli scorsi, le convenzioni sociali abbiano danneggiato entrambi i generi, proprio come afferma un saggio del filologo Maurizio Bettini, che ho letto e studiato alcuni anni fa per scrivere la tesi triennale sui componimenti di Sigismondo D'India: infatti, fino a pochi decenni fa, agli uomini è stato negato il diritto, a partire dall'infanzia, di accettare ed elaborare le proprie fragilità e le proprie emozioni negative. Per questo gli uomini adulti, ancora oggi, faticano a praticare una sana introspezione.
In moltissime civiltà antiche inoltre, alle ragazze e alle donne è stato negato il diritto all'istruzione, il diritto di scegliere liberamente e consapevolmente, o anche di non scegliere, un marito, oltre ovviamente anche al diritto all'indipendenza economica.
Questa tendenza è proseguita anche nel corso del Medioevo, dell'età moderna e di gran parte del Novecento.
L'amore vero ammira i talenti dell'altro e desidera la realizzazione della persona amata. Eccovi un esempio, questa piccola parte di chat posso tranquillamente condividerla:
Sono inserita anche in 1^ fascia (la più alta) con riserva nelle gps provinciali: devo farcela!
Devo riuscire a superare l'esame finale all'inizio di quest'estate: per prendermi il mio posto nel mondo, per il nostro futuro di coppia e per continuare ad essere un solido punto di riferimento per i ragazzi, i miei "paladini dell'autentico":
Eravamo in due nelle scorse settimane a monitorare costantemente la pagina del sito dell'Università.
Ad ogni modo, tornando alle discriminazioni di genere, i maschilisti dei giorni nostri non vogliono ancora accettare la forte disparità tra uomini e donne che ha caratterizzato la storia europea.
Il film finisce bene: una mattina la protagonista, con la presenza delle due colleghe con cui ha frequentato il corso per guide turistiche, entra a casa, mette tutti i suoi vestiti in una valigia e se ne va, definitivamente, con il figlio, stavolta davvero determinata a chiedere la separazione.
Per cui hai ragione a dire che la violenza di genere è un problema sia maschile sia femminile.
Sì è logico: dalla parte maschile c'è la tendenza alla sopraffazione e alla prepotenza, oltre all'alternanza tra premura e aggressività.
Dalla parte femminile invece ci sono l'eccessivo sacrificio di sé e la dipendenza affettiva.
Tuttavia, il problema è più grave per la componente femminile, visto che è quella che ci rimette la vita: anche se i femminicidi risultano in leggero calo, nel 2025 poco più dell'80% delle donne è stata uccisa o dal fidanzato o dal marito.






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