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29 ottobre 2022

In un mondo di squilibri climatici, di rivalità geopolitiche, di conformismo, di globalizzazione, di falsità e di interconnessione digitale sono ancora possibili l'amore e la solidarietà?

Sentivo, da qualche giorno a questa parte, la necessità di trasmettervi alcune riflessioni che ritengo importanti.

Si ritiene che quando ci si avvicina ai 60 o ai 70 anni venga spontaneo ripensare al proprio percorso di vita, venga naturale porsi alcune domande su quella che è stata la propria posizione sociale e lavorativa, sui rapporti coniugali e sulle relazioni con i figli, con i parenti e con gli amici.

A metà giugno sono rientrata in servizio presso l'Emporio della solidarietà di Lugagnano di Sona. Ho voluto riprendere il mio posto di volontaria soprattutto all'ingresso, in accoglienza e in ascolto dei poveri che vi accedono. E comunque, quando mi prendo un impegno e un ruolo di responsabilità con Maria Rosa, la referente e la responsabile dei turni, me lo prendo per davvero. (Ecco, un'altra adulta alla quale bisognerebbe continuare a ripetere, come nello Hobbit di Tolkien, "In te c'è più di quanto tu creda"! Tra l'altro tra poco ritorna dal Brasile dove è stata e dove vivono figlia, genero e nipote).

Ad ogni modo, un altro operatore dell'Emporio mi ha detto salutandomi: "Ecco l'ex ragazzina che ormai è nella maturità della giovinezza!". Questa sua espressione ogni tanto, a distanza di mesi, mi ritorna in mente.

Quindi vi dico che a 27 anni, se si ha un minimo di sale in zucca, viene naturale non tanto fare un bilancio complessivo della propria esistenza quanto piuttosto chiedersi se gli anni dell'adolescenza e della formazione sono stati utili, edificanti, se hanno portato frutti.

Vorrei iniziare questo post partendo da un'auto- citazione:

Mi chiamo Zoe Trevi. Un mese fa ho compiuto 17 anni. E per i miei compagni non esisto.

("Le avventure di una liceale invisibile", autunno 2019).

Mi chiamo Anna Napponi. Un mese fa ho compiuto 27 anni. E faccio una fatica incredibile a fidarmi di chi mi sta di fronte.

("Riflessioni di Anna", autunno 2022).

Purtroppo è così. 

Anche se non siamo ancora al 31 dicembre (con questi sconvolgimenti meteorologici tra qualche anno andremo in spiaggia a capodanno!) vorrei illustrarvi un bilancio del mio 2022. 

Indubbiamente dal mio punto di vista è stato un anno più positivo che negativo e potrei già affermare che le esperienze e le rivincite del mio 2022 hanno compensato la sofferenza che ho provato per gran parte del 2021 a causa di restrizioni pandemiche, dinamiche familiari e dinamiche extra-familiari. Ciò non toglie che lo scorso anno sia stato comunque per me molto intenso e impegnativo.

Però torniamo alla citazione tratta dalla fine del primo capitolo del libro che ho pubblicato ormai tre anni fa. 

Chi ha letto lo sa: Zoe Trevi, nel corso del diario-romanzo che ho creato, è un'emarginata all'interno della sua classe, è invisibile. Certo, durante la narrazione subentrano valori e tematiche positive come l'amicizia, la capacità di empatia, la solidarietà nel dolore, la condivisione di interessi in comune, l'ammirazione per la natura e l'importanza di coltivare sia i propri doni sia un'immaginazione che permetta di credere in se stessi. Questi ultimi concetti sono inoltre supportati da richiami a Into the wild, da molti anni il mio film preferito.

Proprio di tutto questo parlerò durante i miei incontri di presentazione del libro con alunni e genitori di alcune scuole della città di Verona. 

Se, a tre anni dalla pubblicazione, mi si è aperta questa splendida opportunità, è stato soprattutto grazie alla madre del mio fidanzato, donna e insegnante sensibile alla quale sta a cuore il proprio ruolo educativo. In effetti Matthias ha ereditato da lei non soltanto quasi tutti i particolari dell'aspetto fisico ma anche il calore umano, la voglia di essere d'aiuto agli altri e il "sentimento".

Tuttavia ritengo fondamentale mettere in luce un particolare apparentemente banale: Zoe Trevi nella realtà non esiste perché è semplicemente racchiusa in quelle 214 pagine di libro. 

Qualcuno vorrebbe un seguito, una sorta di "Le avventure di una liceale invisibile 2", ma io non sono così sicura di poterlo garantire, visto che in questo periodo della vita mi sto occupando di altri personaggi e di altre vicende narrative sulle quali, nella stesura del seguente post, ritornerò.

Zoe Trevi avrà sempre 17 anni e rappresenterà sempre una mia fase di vita. Quindi è giusto impegnarsi a dare una testimonianza a genitori, ragazzini e insegnanti su cosa significa essere invidiati, messi da parte e derisi per il proprio modo di essere. Questa è una forma di bullismo attuata soprattutto dalla componente femminile della popolazione scolastica, quindi per questo non immediatamente visibile o ritenuta, rispetto a pestaggi e cyber-bullismo, meno grave, alla stregua di una "ragazzata".

Io, nel corso degli anni, è come se fossi diventata altro da Zoe Trevi. 

Sostanzialmente per questo motivo: io, al contrario di lei, sono reale, cresco, sento, mi relaziono, apprendo e rifletto in qualità di persona estremamente pensante. In parole povere: sono soggetta a cambiamenti perché sono viva, in continua formazione e dunque non sono "etichettabile" (neologismo). 

Zoe Trevi era ed è verosimile a certe situazioni e dinamiche scolastiche. 

Io sono vera e sono in cammino verso la mia realizzazione, non soltanto in ogni anno che passa ma in ogni istante.

Certamente Into the wild e la letteratura sono delle passioni e degli idoli che io e Zoe abbiamo ancora in comune. D'altronde, la libertà e la bellezza sono troppo importanti per lasciarsele sfuggire e la felicità è reale solo se condivisa.

Ma io sono diventata altro da Zoe Trevi. Ho superato l'adolescenza e ho messo a frutto con impegno, durante gli anni universitari, le mie capacità.

E quindi arriviamo a quel che poco prima ho scritto in azzurrino: Mi chiamo Anna Napponi. Un mese fa ho compiuto 27 anni. E faccio una fatica incredibile a fidarmi di chi mi sta di fronte.

Le persone di cui mi fido veramente e con le quali ho davvero relazioni belle le conto sulle dita di una mano e mezza, dieci dita sono già abbondanti per me!

Sebbene queste siano affermazioni vere, le modificherei per rendermi giustizia e per valorizzare il mio bagaglio di formazione culturale e umana di questi ultimi dieci anni: 

Mi chiamo Anna Napponi. Un mese fa ho compiuto 27 anni. Benché mi sia sentita diversa rispetto alle mie coetanee anche dopo la fine del liceo, benché abbia attraversato momenti di solitudine, di isolamento e di dolore, finora sono sempre riuscita a raggiungere gli obiettivi che mi prefissavo. Quindi non posso essere etichettata con giudizi  sommari, poco raffinati e taglienti che, più che definire me, sono indice di superficialità e di mancanza di tatto da parte di chi li pronuncia.

Teoricamente nessuno dovrebbe essere etichettato o giudicato pesantemente. 

Per prendere e storpiare leggermente una canzone che credo sia di De Andrè: Ti comporti male? Ti tirano le pietre. Sei una brava persona? Trovano comunque il modo di tirarti le pietre.

Insomma, in ogni caso la stragrande maggioranza delle persone trova qualche pretesto per criticare, biasimare, condannare, sminuire.

In questo momento sto pensando a quel che negli ultimi anni si è detto di me ogni volta che provavo a cimentarmi in esperienze e a mettermi in gioco.

Quando all'Università, a volte e sempre naturalmente previo accordo con il docente, presentavo dei lavori letterari di temi e contenuti di romanzi o poesie, molti dei miei colleghi di corso ridevano e pensavano (e lo dicevano): "Ma questa cosa crede di fare?" "Da come parla senti che se la tira parecchio!" "Magari si garantisce il 30 facendo la lecchina e preparando dei lavori per i prof.".

Ad essere sinceri al 100%, quando ho scritto e pubblicato il romanzo, nessuno in comune e pochi nel mio paese sembravano realmente coinvolti e interessati (A Borgo Milano invece e in alcune scuole di Verona sembra che ad un po' di gente interessi). 

Per organizzare le presentazioni a fine 2019 e all'inizio del 2020 praticamente ci siamo dati da fare solo noi come famiglia. Ricordo, non per paranoie ma per verità e per senso di delusione e di amarezza, gli sguardi e i mormorii della gente tre anni fa: "Che libro!", "Non le va bene nessun ambiente e gruppo in cui va", "Iper-protetta... ecco che cos'è... iper-protetta in una campana di vetro... non fosse sotto l'ala di mamma e degli zii sarebbe meno strana e più normale...".

So che non sono Manzoni o Pirandello (neanche paragonabile), ma sono stata una ragazza che in certi periodi ha voluto spendersi per il paese.

Niente. Terra bruciata.

Quando mostravo entusiasmo e motivazione per il volontariato in parrocchia ad esempio ero considerata una persona che voleva apparire, farsi vedere protagonista.

Niente amicizie. Terra bruciata.

Sapete cosa penso? I giovani un po' diversi dalla massa, un po' più sensibili, un po' più riflessivi, un po' più dotati di senso critico e di anticonformismo ci sono, io non sono l'unica.

Penso che se una ragazza giovane, o anche un ragazzo giovane vuole, in questi tempi bui e grami, essere se stesso, deve accettare anche che ciò comporta l'isolamento, l'insulto, l'incomprensione, il giudizio pesante e dunque deve per forza combattere per superare continuamente i giudizi negativi e intrisi di ignoranza.

LA CATTIVERIA ESISTE. 

L'INSENSIBILITA' ANCHE. 

DOBBIAMO ESSERE FORTI E DETERMINATI.

Manca soltanto un triste particolare da riferire, o meglio, una mia opinione: ritengo che la pandemia e il lockdown del 2020 ci abbiano fatti diventare più bugiardi rispetto ai periodi pre-pandemici.

Voi non potete immaginare quante bugie, negli ultimi due anni, mi hanno raccontato persone giovani come me o più o meno come me che ho creduto amiche: master che non esistono, Erasmus di cui in realtà non hanno mai fatto esperienza, scuole di specializzazione post laurea magistrale alle quali è difficilissimo accedere, professioni che in realtà non svolgono, facoltà che non hanno mai terminato... Ma poi veritas triumphat, ovvero, la verità viene a galla.

Sì però, d'altro canto, stupiditas pervagatur. La stupidità si diffonde a macchia d'olio nella nostra società!

Per questo all'inizio ho detto che più di tanto non mi fido della maggior parte delle persone.

Cosa posso dire di me stessa in questi 27 anni già trascorsi? (In realtà sto già vivendo il ventottesimo!!).

-Le difficoltà mi hanno resa forte e più matura. 

-Ho fatto un buon percorso accademico, le prime esperienze di lavoro sono state impegnative, difficoltose ma intense e, dal punto di vista della stima di molti alunni, gratificanti (ho saputo ad esempio che alcuni ragazzi della seconda media di Sona hanno pianto quando ho terminato la supplenza e i ragazzi di Lugagnano erano visibilmente dispiaciuti). Devo stabilizzarmi nel mondo lavorativo, cosa che nella scuola avviene con gradualità, e continuare a sfruttare i talenti che ho.

-Ho approfittato di ogni occasione propizia per crescere dal punto di vista umano, diventando più assertiva anche all'interno di un'equipe di volontari.

-L'AMORE DEL MIO RAGAZZO E' MOLTO PIU' IMPORTANTE DI TUTTE LE DELUSIONI CHE HO RICEVUTO, DI QUALCHE MIA ASPETTATIVA NON ESAUDITA E DELLE DINAMICHE PARENTALI/FAMILIARI.

Ritorno dunque al discorso: i giovani un po' diversi dalla massa, un po' più sensibili, un po' più riflessivi, un po' più dotati di senso critico e di anticonformismo ci sono, io non sono l'unica.

Per questo sto sviluppando per bene i capitoli di un romanzo ottimisticamente intitolato L'umanità è nelle nostre mani. Si tratterebbe di un romanzo ad episodi.

14 capitoli e circa 115 pagine fino ad ora. Però il quattordicesimo capitolo a mio avviso necessita di integrazioni, come d'altronde anche l'ottavo e il decimo e... manca il quindicesimo.

Con calma. Ci vorrà tempo, ci vorranno periodi di stallo e di revisione. 

Lo scorso anno c'erano soltanto appunti sui personaggi e un abbozzo di trama, elaborati in un periodo di dolore (la malattia di mia nonna).

Ora la trama è molto chiara, come anche gli intenti e l'indole di molti personaggi.

Ad ogni capitolo corrisponde un titolo, cioè, ogni capitolo ha il titolo di un colore che fa riferimento o ad un elemento della natura, o al colore delle pareti di una stanza o di un oggetto importante o di un modo di vestire. Oppure anche a ciò che quel colore rappresenta per i personaggi principali che in questo caso sono due: uno maschile e uno femminile. Un notevole impegno considerando oltretutto che mi sto sforzando di mostrare, all'interno della narrazione, delle distinzioni di proprietà lessicale tra la ragazza e il ragazzo, ovvero il mio Elia (è un'ottima figura, davvero) che, pur avendo conseguito una laurea magistrale in Ingegneria Ambientale, ha un lessico più basilare rispetto a lei. 

Riformulo la domanda che funge da titolo a questo post: In un mondo di squilibri climatici, di rivalità geopolitiche, di conformismo, di globalizzazione, di falsità e di interconnessione digitale sono ancora possibili l'amore e la solidarietà?

Il problema ambientale, in questo mio secondo libro, emergerebbe palesemente, come anche sarebbero presenti la selfie-mania, qualche episodio di ipocrisia e di falsità a danno dei due protagonisti. La globalizzazione e l'interconnessione digitale sono rappresentate sia dall'utilizzo dei social sia dal personaggio di Sayaka, un'insegnante di giapponese nata a Tokyo, vissuta a Chicago e trasferitasi in Italia con il marito.

Tuttavia, la risposta a questa domanda, in questo mio secondo scritto, viene data durante la successione dei capitoli. Ed è

Sì, ci sono delle occasioni e dei momenti di solidarietà al di là della storia d'amore che a fine romanzo si instaurerà tra Laura ed Elia.

Tornando alla realtà, al di là di quel che scrivo:

In un mondo di squilibri climatici, di rivalità geopolitiche, di conformismo, di globalizzazione, di falsità e di interconnessione digitale sono ancora possibili l'amore e la solidarietà?

-Sì, nonostante Xi rivoglia Taiwan con la forza.

-Sì, nonostante Kim Jong Un sperimenti i missili nucleari e Putin dica a noi occidentali: "Questo decennio sarà imprevedibile. Non è più tempo per i liberal-democratici".

-Sì, nonostante la siccità, l'aumento delle temperature, l'integralismo e il terrorismo islamico, le disuguaglianze economiche, il lavoro minorile.

Come infatti Laura (nome provvisorio), la protagonista femminile di questo secondo libro dice: 

Il futuro dellumanità è nelle nostre mani”, vorrebbe dire ad Elia.

Già. 

Nelle mani di tutti quei giovani che credono nei loro percorsi di 

studi, si impegnano 

nel lavoro e nel volontariato, coltivano con entusiasmo i loro interessi.

Vorrebbe dire tutto questo ad Elia (...).


Ultimo avviso per voi lettori: non so esattamente quando avrò tempo nei prossimi giorni, dato il calendario abbastanza pieno di appuntamenti e ricorrenze, ma lo troverò: per la prima settimana di novembre ho in programma la recensione di un romanzo che è sia horror sia noir sia psicologico. A me è piaciuto e ho dormito sonni tranquilli. 

Tanto essendo abituata, in questi ultimi anni, a confrontarmi più con i miei coetanei maschi anche dal punto di vista di libri e di cinema, posso affermare che non mi impressionano più certe scene di serpenti, di sangue e di notti buie nei boschi come anche certe narrazioni in cui il confine tra allucinazione e realtà è molto incerto e indefinito.

Però vi avverto: tenete alla larga i minori perché comunque c'è del macabro oppure, se siete piuttosto sensibili, non frequentate il blog più o meno fino al 10 novembre.




20 ottobre 2022

L'Abbazia di Pomposa:

Un gioiello, situato in provincia di Ferrara tra Codigoro e Comacchio, che fa parte del nostro patrimonio artistico medievale e che vale la pena visitare e ammirare. Ci sono stata all'inizio del mese scorso.

1) STORIA DELL' ABBAZIA:

Nel VI° secolo d.C è sorto un insediamento benedettino su quella che era l'Insula Pomposia, un'isola boscosa circondata da due rami del fiume Po e protetta dal mare. 

La chiesa è stata edificata con materiale architettonico proveniente da Ravenna a partire dal 751. Tuttavia, in questa fase storica, questo edificio religioso era solo in parte coincidente con l'attuale.

Dopo il Mille la chiesa, riconosciuta abbazia imperiale non soggetta all'autorità ecclesiastica, è diventata centro monastico destinato ad una vita di preghiera e lavoro, la cui fortuna è dipesa anche dalla figura dell'abate San Guido. 

San Guido è stato, per i suoi confratelli monaci, un modello di riferimento dal punto di vista morale e della fede. 

Divenuto abate di Pomposa nel 1008, applicava e faceva applicare le regole benedettine con molta severità ed era dotato di molto carisma anche presso i nobili e altre autorità religiose importanti. Un esempio di ciò è indubbiamente l'episodio che riguarda l'allora arcivescovo di Ravenna Eriberto che aveva deciso di attaccare, con le sue schiere armate, l'abbazia di Pomposa al fine di impadronirsi dei suoi beni: al suo arrivo Guido, con un comportamento diplomatico, era riuscito a convincerlo a recarsi in chiesa per pregare e, durante la preghiera, l'arcivescovo si era pentito di quel che voleva fare ed era così diventato un sostenitore della comunità monastica di Pomposa.

Durante l'XI° secolo la chiesa è stata allungata con la costruzione di due campate (spazi compresi fra due strutture di sostegno) e con l'aggiunta del nartece che precede l'ingresso principale.

Il monastero pomposiano ha accolto illustri personaggi del tempo, tra i quali è da ricordare Guido d'Arezzo, il monaco inventore della scrittura musicale basata sul sistema delle sette note. Fra il 1040 e il 1042 vi è dimorato anche Pier Damiani al fine di istruire i monaci. Pier Damiani tra l'altro condivideva con l'abate Guido un'idea politico-religiosa che esigeva sia un rinnovamento morale sia un cambiamento istituzionale della Chiesa in modo tale da poterla liberare dalla corruzione.

Nel 1152 le acque del Po, dopo aver rotto gli argini a Ficarolo, hanno sconvolto l'assetto idrogeologico di tutta l'area del delta e questo ha dunque comportato il saldamento dell'isola alla terraferma e lo spostamento del ramo principale del fiume verso nord. 

Questi mutamenti delle condizioni geografiche hanno avuto, tra le conseguenze, la decimazione dei monaci, soggetti alla malaria e ad altri virus che circolavano causa l'impaludamento del territorio.

Nel 1553 Pomposa dipendeva dal convento di San Benedetto di Ferrara, luogo in cui tra l'altro erano stati trasportati i libri della biblioteca e gli arredi sacri. Papa Innocenzo X° ha poi ordinato la soppressione del monastero nel 1663.

Nell'epoca napoleonica l'abbazia è stata messa in vendita attraverso le aste pubbliche quindi Alessandro Guiccioli, nobile ravennate, si è aggiudicato la chiesa e i terreni circostanti.

Poco dopo il risorgimento, le bonifiche alle paludi di Pomposa hanno migliorato le condizioni ambientali della zona e, verso la fine del XIX° secolo, gli storici e i cultori dell'arte medievale hanno iniziato a manifestare interesse per la chiesa e i suoi affreschi.

2) FACCIATA DELLA CHIESA:

La chiesa presenta una facciata a capanna con due finestre che danno luce alla navata centrale. L'ingresso è preceduto da un nartece rettangolare a tre archi, riccamente decorato con fregi in cotto e sculture di ambito bizantino con soggetti animali.

3) IL CAMPANILE:

Il campanile, alto 48 metri, è stato eretto nel 1063 dall’architetto Deusdedit. E’ diviso in nove moduli, ciascuno dei quali, dal basso verso l'alto, presenta finestre sempre più larghe e numerose che conferiscono all’edificio una particolare leggerezza e uno slancio verso l’alto sottolineato dall’alta copertura a cuspide.

4) INTERNO DELLA CHIESA:

E' costituito da tre navate e un abside, poligonale all'esterno e semicircolare all'interno. Il soffitto è a capriate lignee.

Nell'abside c'è un ciclo di dipinti murali ad affresco, realizzati nella prima metà del XIV° secolo da Vitale da Bologna, che rappresentano:

•nel catino absidale, Gesù Cristo Redentore tra angeli e santi. Il Redentore tiene un libro con la mano sinistra dove c'è scritto: pacem meam do vobis. 

•sulle pareti, le Storie della vita di Sant'Eustachio. Questa è la scena del martirio del santo: lui e la famiglia sono stati arroventati dentro un bue di bronzo.

Lungo le pareti laterali della navata centrale corre una lunga decorazione ad affresco, eseguita tra il 1361 e il 1380 da Andrea de' Bruni, disposta su tre registri, dove sono raffigurati:

•nel registro superiore, Storie dell'Antico Testamento. In alto a sinistra, non distante dall'affresco del catino absidale, ci sono Adamo ed Eva e l'assassinio di Abele da parte di Caino.

•nel registro mediano, Storie del Nuovo Testamento. Come esempi vi riporto la Presentazione di Gesù al tempio di Simeone (a destra) e l'Ultima Cena (a sinistra).


•nel registro inferiore, tra le arcate sorrette dalle colonne, ci sono gli Episodi dell'Apocalisse. Come esempio vi ho riportato la raffigurazione delle dodici tribù d'Israele.

La parete della controfacciata è invece decorata dal Giudizio Universale (1361-1380), affresco di Andrea de' Bruni.

Qui, attorno a un Cristo giudice seduto a braccia aperte, ci sono in alto le schiere degli angeli musicanti e in basso i dodici apostoli seduti in atteggiamento di preghiera.


Sia nel Giudizio Universale sia in Gesù Cristo Redentore tra gli angeli e i santi, la figura di Gesù si trova all'interno di una forma ovoidale che ricorda una mandorla e che rimanda alla Sua Risurrezione, alla vita e alla rinascita: il mandorlo e i suoi frutti simboleggiano il risveglio della natura dopo la stagione invernale. 

6) PAVIMENTO DELLA CHIESA:

Il pavimento è  ricoperto da mosaici di differenti epoche e stili. Vi si trovano parti decorate con elementi geometrici, altre con cerchi intersecati tra loro, altre ancora con elementi fitomorfi e figure di animali.



7) SANT'EUSTACHIO:

Sant'Eustachio è ignoto alle fonti antiche. Le uniche notizie sulla sua vita sono state desunte da leggende.

Vissuto durante il regno di Traiano, prima di convertirsi al Cristianesimo era pagano e perseguitava i primi cristiani. Si chiamava Placido. 

Secondo la Legenda Aurea, un giorno Placido stava inseguendo un cervo mentre andava a caccia, quando questo si era fermato di fronte ad un burrone e si era rivolto a lui mostrando tra le corna una croce luminosa sormontata dalla figura di Gesù che gli diceva: "Placido, perché mi perseguiti?"

Placido, la moglie e i due figli si erano recati il giorno successivo dal vescovo, si erano convertiti e si erano fatti battezzare. Per questo Placido ha ricevuto il nome di Eustachio (dal greco Eustáchios, cioè, "che dà buone spighe").

Richiamato sotto le armi come generale dall'imperatore Traiano, aveva ripreso servizio e si era comportato con valore combattendo contro i Barbari. 

Invitato a Roma per ricevere i debiti onori, si era scoperto che era cristiano e per questo motivo l'imperatore Adriano lo aveva fatto arrestare e condannare a morte insieme alla moglie e ai figli.

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COMACCHIO:

Questo paesino si trova a dieci minuti di auto dall'abbazia. E' un paese semplice, pieno di chiesette che risalgono per lo più all'età moderna, come il duomo e la Chiesa del Santo Rosario, che sono entrambe del XVII° secolo. 

Tuttavia, Comacchio è suggestiva dal momento che, alcune vie del centro, attraversate dai canali del Delta del Po, possono ricordare Chioggia o Venezia: a mio avviso la via più bella è Via Edgardo Fogli:


Altre due strutture abbastanza interessanti sono la Loggia del grano, edificata nel periodo della legazione ferrarese del cardinale Giacomo Serra (1615-1623) per accogliere un granaio pubblico e offrire un luogo di incontro tra gli agricoltori della zona. La Loggia è stata edificata dall'architetto Giovan Battista Aleotti ed è costituita da colonne in pietra d'Istria:


Infine, molto vicina alla Loggia, svetta la Torre dell'orologio, costruita nel 1825 e dotata di una nicchia che accoglie la statua della Madonna a cui la torre è stata dedicata.



13 ottobre 2022

L'Europa ha ancora bisogno del Cristianesimo? A che punto è la secolarizzazione?

Chissà se ascolta ancora i convegni socio-politici proposti dalla pastorale della Diocesi di Verona...

Magari qualcuno di voi ultimamente si è fatto questa domanda. 

Ebbene sì, il più recente è stato esattamente sette giorni fa. 

Si tratta di convegni e incontri organizzati dalla Fondazione Toniolo, il cui direttore è Don Renzo, il sacerdote che nei primi mesi del 2022 ha aiutato Don Giampaolo al Cpag a sviluppare attività e tematiche di un corso di impegno politico.

Tra l'altro a partire dal mese prossimo seguirò qualche corso culturale con questa Fondazione.

L'ospite presso il Palazzo del Vescovado era il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht. Si tratta di un ecclesiastico olandese che, prima di intraprendere gli studi teologici, è stato medico. Willem Eijk parla un italiano quasi perfetto. Gli sono state poste le due domande che vedete nel titolo a questo post: L'Europa ha ancora bisogno del Cristianesimo? A che punto è la secolarizzazione?

In grassetto ci sono alcune mie considerazioni, in caratteri normali invece i discorsi di Willem Eijk che tra l'altro si è complimentato con noi presenti constatando che molti di noi sono "sopravvissuti" alla sua relazione con un buon livello di attenzione per ben due ore e dicendo che in Olanda una conferenza che dura mezz'ora è già considerata lunga e noiosa.

1-TRISTI STATISTICHE, POST-MODERNO E IPER-INDIVIDUALISMO:

Il cardinale Eijk ha iniziato con alcune statistiche riguardanti l'Olanda: negli ultimi anni in Olanda soltanto una persona su quattro si dichiara appartenente ad una confessione religiosa. Fino agli anni '60 le chiese in Olanda erano molto frequentate.

Tra il 1965 e il 1975 nei Paesi Bassi il numero di cristiani è però dimezzato.

In Olanda nel 2019, i cattolici frequentanti la messa erano 140.000. Dopo le fasi più acute della pandemia da Covid-19, i cattolici in chiesa si sono ridotti a 90.000, considerando che in questi ultimi due anni sono morti i cattolici più anziani.

In questi anni, per mancanza di fedeli attivi, sono state chiuse in Olanda centinaia di chiese. Ultimamente è molto presente anche il fenomeno della fusione delle parrocchie, non soltanto in Olanda ma in tutta l'Europa Occidentale. 

Noi in Italia stiamo sperimentando le Unità Pastorali: sono delle organizzazioni territoriali guidate da un parroco moderatore che comprendono come minimo due, ma a volte addirittura cinque o sei parrocchie vicine e confinanti. La mia unità pastorale è formata dalle parrocchie di Sommacampagna, Custoza e Caselle. 

Sona fa parte invece dell'Unità Pastorale che comprende le due parrocchie di Bussolengo.

L'Unità Pastorale di Villafranca comprende invece le parrocchie di Villafranca Duomo, Villafranca Madonna del Popolo, le frazioni di Caluri, Pizzoletta e Rosegaferro e credo anche Nogarole Rocca. O comunque, se Nogarole non è inclusa lo è forse Mozzecane. Una delle due comunque.

Secondo il cardinale Eijk, la fede negli ultimi decenni ha perduto significato dal momento che viene considerata un insieme di verità astratte.

A me è venuto spontaneo pensare ad una piccola esperienza che ho vissuto alcuni mesi fa, quando la mia supplenza presso le scuole medie di Lugagnano era appena terminata. 

Era un sabato e io, insieme ad altri giovani volontari della mia Diocesi, stavo preparando giochi e attività per la festa del passaggio, dedicata alle terze medie. Questo lo abbiamo fatto poche ore prima che arrivassero i ragazzi. In quello stesso pomeriggio ho incontrato anche i miei alunni di terza di Lugagnano.

A preparare le attività c'era anche una ragazza che aveva frequentato, tra gennaio e aprile 2022, il bellissimo percorso etico-evangelico intitolato "Dialoghi di vita". Lei continuava a parlarmi molto bene di un gruppo di catechesi tenuto da alcuni frati francescani. Gli incontri si svolgevano a Negrar, sotto un immenso tendone, come ho constatato quella sera. "Dai vieni! Ti faccio conoscere altre persone, troverai un moroso lì, finalmente!".

In realtà intorno al 20 maggio avevo già Matthias per la testa, però c'era un piccolo problema: cinque mesi fa il mio ragazzo mi conosceva già ma non poteva sapere che ero attratta. Ad ogni modo, il sabato successivo a questi episodi, io e lui abbiamo iniziato a frequentarci e a costruire quella relazione affettiva che stiamo coltivando tutt'ora. Era una serata dalle temperature decisamente tropicali quando ci siamo messi insieme.

"Ma che cosa si fa? In che cosa consiste?" le ho chiesto io.

"Inutile spiegare. Vieni e prova." Già quando qualcuno mi dice così, mi insospettisco e la cosa non mi piace per niente. Ad ogni modo come avrete potuto intuire sono andata. 

Cosa hanno fatto questi frati che coordinavano la proposta? 

Hanno letto un brano che di solito viene proposto la prima domenica dopo Pasqua, il brano che riguarda Tommaso l'Apostolo. Sì insomma, San Tommaso incredulo di fronte alla recente Risurrezione di Cristo. E si sono serviti di questo passo un po' per criticare San Tommaso ("la fede è come l'amore: non va capito, va sperimentato, sentito.") e un po' per parlare delle "ferite della vita". Dicevano che noi siamo spesso dei "dischi rotti", che ci focalizziamo solo su quello che non va e finiamo così per ascoltare soltanto il nostro dolore. Per questo diventiamo insensibili e duri come uno strato di pelle coperto da grosse cicatrici. 

"Nulla di male", starete pensando voi, con gli occhi al cielo, stra-maledicendo il mio senso critico.

Sì ma io ho due obiezioni: 

a) Ma questa è catechesi o psicologia?

b) San Tommaso a mio avviso non va criticato perché è l'emblema prima di tutto dello studioso, del laureando che, per dimostrare le proprie tesi, ha bisogno di argomentazioni a suo favore o di prove che rafforzino una determinata teoria o ipotesi. Oltre a ciò, Tommaso è a mio avviso ogni persona che, avendo avuto una vita difficile e carica di sofferenze e di solitudine, ha bisogno di incontrare il volto di Dio in autentiche testimonianze di Cristianesimo, non in tradizioni o in principi morali che si rivelano astratti soprattutto se i credenti si comportano più o meno come i farisei.

E poi diciamocelo e ammettiamolo: Gesù si è forse offeso quando è venuto a conoscenza dell'incredulità di Tommaso? No, perché Tommaso, in fin dei conti, gli ha chiesto una relazione.

Il cardinale continuava a sostenere che negli anni '60, in Olanda e anche nel resto d'Europa, i salari avevano subito degli aumenti esponenziali. La crescente prosperità ha portato all'individualismo e, di conseguenza, alla riduzione sia dei legami sociali sia dei legami con la Chiesa.

L'individuo contemporaneo ritiene di avere il diritto e il dovere di compiere le proprie scelte di valori etici. Però, mentre ritiene di dove fare ciò, è immerso in una società contemporanea caratterizzata da un forte conformismo, quindi l'individuo non è così autonomo come pensa di essere, perché a livello filosofico e religioso si allinea all'opinione pubblica.

Il filosofo Lyotard ha definito bene il concetto di post-moderno: il post-moderno è un'incredulità riguardante i grandi racconti che legittimano valori condivisi. 

In effetti, in epoca post-moderna spetta all'individuo scegliere la verità che più gli piace. Ormai non si tiene più conto del fatto che Gesù Cristo è Verità, in Gesù Cristo c'è identità tra essere e agire. Gesù Cristo è il Vangelo in persona ed è l'unico mediatore tra noi e Dio.

L'iper-individualismo è scettico riguardo ai dogmi e alle autorità ecclesiastiche dal momento che prevede che per l'appunto sia l'individuo a scegliere in autonomia i valori (io direi i disvalori) che più gli piacciono e anche la religione che più gli piace. Nel nostro secolo i crocifissi vengono sostituiti dalle statue di Buddha (si dice: "tanto una religione vale l'altra"). Ci sono inoltre dei tentativi di eliminare la religione cristiana dalle aule, con inviti a professare la fede in privato.

"Tanto una religione vale l'altra". Gesù ha sofferto ed è morto per noi, al contrario di Buddha. L'Ebraismo non riconosce come testi sacri i libri del Nuovo Testamento, il Corano dell'Islam è una serie di regole, il Cristianesimo è fatto di storie della Bibbia e di attenzione verso gli altri. Gli Indù sono politeisti. Quindi non direi che una religione vale l'altra. Direi piuttosto che il Cristianesimo viene demonizzato dagli ignoranti negli ultimissimi anni.

E, a proposito di eliminare il crocifisso dalle aule scolastiche, nei miei primi giorni di lavoro, lo scorso anno, sono stata criticata per aver spiegato ai bambini il testo di "Astro del Ciel" da una mia collega. "Hai fatto una lezione di religione", "Ti prenderai le responsabilità di fronte alla preside e ai genitori", "Hai offeso gli alunni musulmani". Come se fossi la supplente peggiore che potesse capitare loro. Ma cosa ho fatto, mi chiedo ancora a distanza di quasi un anno. Non ho costretto nessuno a pregare. Adesso non può esistere più nemmeno il Natale? A parte che non sono affatto una fedele fanatica! Per quella scuola ero considerata un disastro: non sapevo tenere una classe ("Non sai tenere una seconda elementare e vuoi andare alle medie? Ma cambia lavoro e fa' la commessa!"). Ce l'ho messa tutta, ho lavorato come una dannata, ho instaurato rapporti civili e rispettosi con diversi genitori. Ma questo non importava.

Mi preme molto riferirvi che in realtà quando mi è toccata una seconda media ho lavorato benissimo: in aula non fiatava una mosca e non ho mai dovuto riprenderli.

Posso dire che certi ambienti scolastici, come diceva qualche anno fa la Ministra Azzolina, si fa la guerra ai giovani che vogliono entrare nel mondo dell'insegnamento?

Ripenso ai miei alunni dello scorso anno e a tutte le classi che ho avuto tra il 2021 e la primavera del 2022 e mi viene una malinconia incredibile. 

Credo sia inoltre importante sottolineare la notevole differenza che intercorre tra laicismo e laicità: mentre il laicismo è un orientamento politico che esclude la fede dalla vita socio-politica, la laicità distingue le competenze politiche da quelle religiose.

Il cardinale si è poi concentrato sulla legge morale naturale che scaturisce dalla Creazione dell'uomo da parte di Dio, quindi è valida per tutti gli uomini. 

L'opinione pubblica proclama ora il relativismo etico ma chiunque abbia un parere diverso dall'opinione pubblica viene invaso da critiche feroci. Ha dunque qualcosa di dittatoriale anche se non riconosce nulla di definitivo. Comunque, la storia insegna che la maggioranza può sbagliarsi.

La Chiesa ha il dovere di proclamare e di testimoniare il Vangelo. Tra l'altro, deve essere l'unica Istituzione che protegge i valori della dignità umana e i valori non negoziabili.

2- EUTANASIA, ABORTO, SPERIMENTAZIONI SCIENTIFICHE, GENDER:

Cosa pensa il cardinale Willem Eijk a proposito di questi argomenti etici?

Mi permetto di dire che su alcune questioni mi trovo d'accordo con lui, su altre invece lo ritengo fermo alla mentalità di Paolo VI°, papa molto intelligente ma un po' rigido su alcuni sviluppi della società post-industriale.

EUTANASIA= Il medico ha due doveri nella sua professione: da un lato rimuovere la sofferenza, dall'altro preservare la vita. Negli anni Ottanta in Olanda si praticava l'eutanasia soltanto nella fase terminale della malattia somatica. Negli anni Novanta si iniziava a praticarla anche in casi di demenza, di malattie psichiatriche e di neonati o adulti disabili.

Naturalmente il cardinale è contrario in ogni caso all'eutanasia. Per il Cristianesimo la vita umana ha un valore inestimabile. 

A mio avviso l'eutanasia è una questione etica molto delicata.  

Un conto è se la si pratica in casi di coma irreversibile o di fase terminale di una malattia. Credo che i parenti di persone che si trovano in questo stato siano liberi di decidere come meglio credono. Avere un familiare in condizioni cliniche gravi e senza soluzione indubbiamente è una situazione che  comporta grandi sofferenze sulle quali nessuno può permettersi di sentenziare.

Dall'altro lato dico: che diritto abbiamo di sopprimere un pazzo, un disabile (addirittura un bambino disabile) o un demente? 

A me sembrano decisioni impietose, bieche. Eppure, in tutta l'Europa del nord le si attua, in nome dell'efficienza, non tanto della salute fisica. Ma la vita umana ha valore soltanto quando può essere socialmente e professionalmente efficiente?

CONTRACCEZIONI= In Olanda il numero di aborti è diminuito a causa della pillola contraccettiva, somministrata anche a ragazze giovanissime, all'inizio dell'adolescenza. La contraccezione è un male: la purezza viene meno. Ma non garantiscono al 100% la sicurezza di evitare una gravidanza.

Sì, l'ultima frase è vera. Tuttavia la pillola contraccettiva ha anche dei benefici (è fatta di ormoni): protegge dalle cisti ovariche e diminuisce la probabilità di tumori maligni. 

E, oltre a ciò, i mezzi contraccettivi non corrispondono ad un vero e proprio aborto e sono funzionali al controllo delle nascite: siamo donne, non siamo coniglie che devono per forza sfornare una mini-classe. 

ESPERIMENTI SUGLI EMBRIONI= Il valore della vita è violato con gli esperimenti sugli embrioni: infatti tutti quegli embrioni creati per la ricerca biomedica vengono declassati per lo studio di malattie che ancora non sono curabili. Tuttavia: è lecito sacrificare la vita di qualcuno che deve ancora venire al mondo per salvare un ammalato?

Su questo punto sono molto d'accordo. E la domanda posta da Willem Eijk è davvero profonda e pone una questione etica che invita tutti noi al rispetto e alla tutela di qualsiasi futuro bambino.

LA TEORIA DEL GENDER= Ultimamente è stata promossa anche dall'ONU e dall'OMS. Consiste nel separare il genere dal sesso biologico: scegli tu se essere omosessuale, eterosessuale, transessuale. 
Una cosa che fino a quindici anni fa era considerata un'assurda castroneria, detta fuori dai denti.
Non so come la pensiate voi lettori ma io preferivo il mondo com'era poco prima degli anni '10 rispetto a quello di adesso (anni '20 del XXI° secolo). Parlo per esperienza personale ma nei primi anni Duemila la gente mi sembrava meno cattiva. Sicuramente superficiale ma meno cattiva, un po' più accogliente, meno preoccupata di giudicare, e casomai, più attenta ai dare e ricevere piccoli gesti di solidarietà nonostante uno stile di vita impegnato e abbastanza frenetico. D'altra parte, tra il 2007 e il 2010 Tik-Tok e Instagram non erano così pervasivi: il primo non esisteva, il secondo era appena nato negli Stati Uniti e non era ancora diffuso in Italia. 
Quando ero alle medie o a inizio liceo sotto Natale e sotto Pasqua ci si salutava e ci si scambiavano gli auguri anche tra sconosciuti. Chi svolgeva volontariato o era inserito in parrocchia ci credeva in ciò che proponeva e si preoccupava di fare bene il proprio servizio senza presunzioni di protagonismo. Quelli erano gli anni in cui c'era più sensibilità per lo sfruttamento nel lavoro minorile in Asia e più attenzione per le situazioni dei paesi poveri dell'Africa sub-sahariana.
Ma ripeto, dico ciò soltanto per esperienza personale.

Comunque, tornando al gender, anche la linguistica separa il genus, ovvero, la categoria grammaticale, dal sexus, cioè, dal sesso biologico. Le lingue o hanno due generi, come l'italiano, o tre (il neutro in aggiunta) come la lingua tedesca, lo sloveno e il latino.

Il genere, in ogni grammatica, è attribuito ai sostantivi in maniera convenzionale.

Quanto a gay e transgender... che siano pure quel che vogliono essere, non sono né da esaltare né da condannare. Che vivano come vogliono, che si realizzino pure nei loro ambienti di lavoro e nella loro vita in generale, purché non facciano del male. Chi li insulta o li uccide o li aggredisce fisicamente per strada è, a mio avviso, un nazi-fascista.

Casomai la spinosa questione etica è la seguente: si possono affidare i figli alle coppie omosessuali? Come possono crescere i bambini affidati a due uomini o a due donne? 

Su questo ho delle riserve.

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C'è un futuro per la Chiesa in Europa occidentale?

Secondo Willem Eijk sì.

Eccovi le sue argomentazioni:

-I cattolici più giovani di solito aderiscono volentieri e pienamente ai principi della Chiesa. Il matrimonio per loro diventa una scelta molto consapevole. Per i loro figli inoltre, scelgono liberamente il percorso catechetico, senza alcun condizionamento sociale.

-Quasi tutti i cristiani che frequentano la messa hanno un rapporto personale con Cristo e vanno in chiesa più per convinzione che per abitudine.

La quantità dei cristiani è diminuita ma la qualità è migliorata. 

I cristiani veri e autentici sono tutt'oggi una minoranza ma, se sono creative, le minoranze determinano il futuro dell'umanità.

In futuro la Chiesa sarà molto piccola, sarà formata da comunità di pochi membri, ma sarà rimodellata dai santi.

Giovanni Paolo II° diceva che il compito fondamentale della Chiesa è di indirizzare la coscienza di tutta l'umanità al mistero di Cristo.

Concludo il post ricordando che il Cristianesimo è profondamente sociale, come affermava il gesuita Henri De Lubac. 

La Chiesa, cioè, deve annunciare Cristo Risorto e quindi deve essere la civitas Dei che presuppone, per i credenti, il dono di sé alla comunità.

Nella "Mater et Magistra", Giovanni XXIII° scriveva: 

Gli uomini costruiscono la loro civiltà prescindendo da Dio nell'era dei trionfi della tecnica. Ma i progressi scientifici pongono problemi umani che, per essere risolti, devono ricorrere alla fede in Dio.


3 ottobre 2022

"A ciascuno il suo", L. Sciascia:

A ciascuno il suo è un romanzo di denuncia sociale scritto da Leonardo Sciascia e pubblicato nel 1966, cinque anni dopo Il giorno della civetta.

1. TRAMA:

Si tratta del duplice omicidio di un farmacista e di un medico.

Siamo in un paese nell'entroterra siciliano. È estate. Il postino consegna al farmacista Manno una lettera anonima di minaccia che dice: "Questa lettera è la tua condanna a morte, per quello che hai fatto morirai."

Il farmacista non prende sul serio la lettera ma, pochi giorni dopo, viene ucciso, insieme al dottor Roscio, durante una battuta di caccia:

Il ventitré agosto del 1964 fu l'ultima giornata felice che il farmacista Manno ebbe su questa terra. Secondo il medico legale, la visse fino al tramonto; e del resto, a suffragare la constatazione della scienza, c'erano i pezzi di caccia che dal suo carniere e da quello del dottor Roscio traboccavano: undici conigli, sei pernici, tre lepri. (...) Il farmacista e il dottore la caccia amavano farla con fatica, mettendo alla prova la virtù dei cani e la propria: perciò andavano d'accordo e sempre uscivano insieme, senza cercare altri compagni. E insieme chiusero quella felice giornata di caccia, a dieci metri di distanza: colpito alle spalle il farmacista, al petto il dottor Roscio.

Il movente dei due delitti che gli inquirenti ipotizzano è il seguente: Manno aveva una relazione extra-coniugale con una giovane cliente della farmacia. 

In realtà questa pista d'indagine appare inesatta e inverosimile già nel terzo capitolo del romanzo.

Paolo Laurana, insegnante di Lettere in un liceo, si accorge che la lettera minatoria indirizzata al farmacista è stata composta con lettere ritagliate dai caratteri tipografici utilizzati per stampare l'Osservatore Romano, un quotidiano che soltanto due persone, in paese, ricevono: il parroco di Sant'Anna e l'arciprete Rosello.

Il professore si reca da entrambi con una scusa: il bisogno di reperire tutti i numeri del mese di luglio e quelli della prima metà di agosto dell'Osservatore Romano in modo tale da verificare se in uno di questi è presente un articolo di critica letteraria su Manzoni.

Il secondo lavoro di Paolo Laurana consiste infatti nel comporre articoli di argomento letterario sui più importanti autori italiani.

Attraverso i dialoghi con questi due sacerdoti Laurana si rende conto che il vero bersaglio dell'omicidio era in realtà il dottor Roscio. 

In effetti, quando incontra anche Luisa, la vedova del medico, il professore scopre che quest'ultima aveva una relazione, da diversi anni, con l'avvocato Rosello, esperto tra l'altro in riciclaggio di denaro sporco. 

Da Roma in giù c'è un sostantivo che rende l'idea di economia disonesta praticata con il consenso e la collaborazione di politici corrotti: intrallazzo.

Una volta scoperti i tradimenti della moglie Roscio aveva minacciato Rosello di denunciare i suoi traffici corrotti. Per questo Rosello lo aveva fatto uccidere.

2. MOTIVO DEL TITOLO DEL ROMANZO:

La parola latina unicuique apre ogni prima pagina dei numeri dell'Osservatore Romano. Il titolo di questo libro è dunque la traduzione dell'espressione unicuique suum, frase stampata sul retro della lettera minatoria ricevuta da Manno.

3. PAOLO LAURANA:

Ecco come appare a noi lettori questa figura a inizio romanzo:

Paolo Laurana (...) era considerato dagli studenti un tipo curioso ma bravo e dai padri degli studenti un tipo bravo ma curioso. Il termine curioso, nel giudizio dei figli e in quello dei padri, voleva indicare una stranezza che non arrivava alla bizzarria: opaca, greve, quasi mortificata. Questa sua stranezza, comunque, rendeva ai ragazzi più leggero il peso della sua bravura; mentre impediva ai padri di trovare in lui il verso giusto per piegarlo non alla clemenza ma alla giustizia.

Era gentile fino alla timidezza, fino alla balbuzie; quando gli facevano una raccomandazione pareva dovesse farne gran conto. Ma ormai si sapeva che la sua gentilezza nascondeva dura decisione, irremovibile giudizio; e che le raccomandazioni gli entravano da un orecchio per subito uscire dall'altro.

(...) Un uomo onesto, meticoloso, triste; con scompensi e risentimenti che si riconosceva e condannava; non privo di quella coscienza di sé, segreta presunzione e vanità, che gli veniva dall'ambiente della scuola in cui, per preparazione ed umanità, si sentiva ed era tanto diverso dai colleghi, e dall'isolamento in cui, come uomo, per così dire, di cultura, veniva a trovarsi.

L'introduzione di questo personaggio particolare e moralmente pulito rivela già alcune differenze rispetto al Giorno della civetta, libro poliziesco scritto e pubblicato soltanto cinque anni prima: infatti in A ciascuno il suo il protagonista è un diverso, un emarginato, un uomo destinato ad essere sconfitto e a soccombere dal momento che non si adegua alla mentalità omertosa che è parte non soltanto del suo paesino ma di tutto il territorio siciliano. Al contrario, nel Giorno della civetta, chi indaga sulla morte di Salvatore Colasberna è un carabiniere, il capitano Bellodi, originario dell'Emilia e intenzionato a scoprire il responsabile dell'omicidio. Ma il capitano Bellodi riesce nel suo intento? Non viene fatto scomparire ma, quando chiede una licenza di un mese per ritornare a Parma, tutto il suo lavoro viene sminuito da un alibi falso fornito a Diego Marchìca, il probabile esecutore dell'omicidio Colasberna, il cui probabile mandante è Don Mariano Arena.

Altra importante differenza tra i due romanzi: il farmacista Manno e il dottor Roscio vengono assassinati al tramonto, Salvatore Colasberna la mattina presto.

Ad ogni modo Paolo Laurana è l'unico personaggio del romanzo che cerca di arrivare alla verità e ai veri moventi dei due delitti. Di indole riflessiva e introversa, determinato a comprendere cosa sia successo a Roscio, suo ex compagno di liceo e suo buon conoscente, indaga per conto proprio durante gli ultimi giorni di agosto e le prime settimane di settembre, approfittando dei pochi impegni scolastici di quel periodo.

Quando arriva alle cause che hanno comportato l'eliminazione di Roscio e di Manno l'insegnante di italiano e storia continua a vivere come prima, facendo il docente pendolare e concentrandosi sulle sue letture.

Tuttavia, un pomeriggio Laurana incontra su un autobus Luisa Roscio che, con il pretesto di voler scoprire la verità sulla morte del marito, gli propone un incontro per la sera del giorno successivo al Caffé Romeris.

Ma questa è una trappola, ideata da Rosello e Luisa, per togliere di mezzo il professor Laurana.

Il finale di questo libro è terribile: un anno dopo tutti questi avvenimenti l'avvocato Rosello e la vedova Roscio si sposano. 

Nelle ultime due pagine alcuni abitanti del paese, ovvero, Don Luigi, il commendatore Zerillo e il notaio Pecorilla, conniventi con l'avvocato Rosello per puro opportunismo, mentre rievocano la scomparsa di Laurana, apostrofano il professore come "un cretino". 

Per di più, il commento del commendatore Zerillo a proposito di Paolo Laurana fa venire i brividi freddi:

"Poveri innocenti" vezzeggiò con ironia il commendatore "poveri innocenti che non sanno niente, che non capiscono niente... Tenete, mordete questo ditino, mordetelo" e accostò prima alla bocca del notaro e poi a quella di Don Luigi il mignolo che usciva dal pugno chiuso, così come in tempi meno asettici dei nostri le mamme usavano fare con i bambini cui stavano per spuntare i denti.

4. IL ROMANZO E LA QUESTIONE MERIDIONALE:

Leonardo Sciascia era nato ad Agrigento nel 1921. Maestro elementare e giornalista, così parlava della Sicilia:

Nascere a Sud di Roma e negli anni della marcia su Roma non è come nascere al Nord dieci anni dopo. Siamo un prodotto di quella che viene chiamata la questione meridionale, ma nel momento in cui il fascismo aveva deciso che non esisteva più, proibendo semplicemente che se ne parlasse.

Il fascismo di Mussolini impediva di informare gli italiani sulla questione meridionale a causa della propaganda e quindi per non compromettere l'immagine di un'Italia nazionale forte.

I cambiamenti storici successivi all'Unità d'Italia non hanno comportato progressi per la Sicilia, peggiorando anzi la situazione e reprimendo iniziative industriali.

Come d'altronde in Calabria, in Puglia e in Campania, anche in Sicilia le tecniche agricole erano sottosviluppate ed erano causa di un'esistenza misera e fatta di oppressione per i contadini.

Anche le condizioni degli operai non erano migliori di quelle dei contadini, soprattutto se si considerano le condizioni di lavoro particolarmente pericolose alle quali erano quotidianamente sottoposti.

Alla fine del XIX° secolo, un'organizzazione popolare denominata Movimento dei Fasci, di stampo socialista, protestava per chiedere una maggior giustizia nella ripartizione dei tributi e nelle amministrazioni locali. Ma il governo Crispi, nel 1893, con l'impiego dell'esercito aveva represso queste rivolte contadine.

Un altro serio problema del Sud è dato dalla mancanza di fiducia della popolazione verso lo Stato, soprattutto per quel che riguarda le classi più umili, oppresse prima dai Borboni e poi, in seguito all'Unità d'Italia, dall'imposizione di tasse gravose. In caso di ribellione, contadini e operai entravano in contatto soltanto con l'aspetto repressivo dello Stato. Da qui, a partire dagli inizi del Novecento, è nata la tendenza nel cercare protezione in uomini di prestigio, cioè, i mafiosi e dunque gli esponenti della Camorra e di Cosa Nostra.

5. LA CHIESA IN QUESTO ROMANZO:

La Chiesa, in questo libro, non fa una gran figura.

Partiamo proprio dall'Arciprete Rosello. Tanto per cominciare è zio di un mafioso. Quando l'avvocato Rosello si fidanza con la vedova di Roscio lo zio arciprete lo loda, sostenendo che sposare una vedova è un atto di carità. 

Così infatti commenta il matrimonio tra Luisa e l'avvocato:

"(...) ma a questo punto, dopo la tragedia, si tratta di un'opera di pietà... Di pietà familiare, beninteso... Si poteva lasciare questa mia nipote (la considera una parente), giovane, con una bambina, a passare sola il resto della vita? E d'altra parte, con i tempi che corrono, come trovarle un buon marito, uno che non la sposasse per mangiarle la roba e che avesse tanta bontà, tanta carità, da considerare la bambina come sua? (...) E allora mio nipote, che per la verità non aveva vocazione al matrimonio, ha deciso non dico di sacrificarsi, per carità! ma di fare questo passo pietoso..."

...Ipocrisia portami via!!!

Sarebbe decisamente da lettori ingenui pensare che l'arciprete Rosello non conoscesse già la verità sul delitto Roscio!

L'altra figura ecclesiastica è il parroco di Sant'Anna, con le sue barzellette a sfondo sessuale e molto più interessato alla scultura antiquaria che non alla fede.

Questo parroco ricorda il Don Abbondio di Manzoni:

"Perché mi tenga addosso questa veste?... Le dirò che non me la sono messa addosso di mia volontà. Ma forse lei conosce la storia: un mio zio prete, parroco di questa stessa chiesa, usuraio, ricco, mi lasciò tutto il suo: a patto che diventassi prete. Io avevo tre anni quando lui morì. A dieci, quando entrai in seminario, mi sentivo un san Luigi; a ventidue, quando ne uscii, un'incarnazione di Satana. Avrei voluto piantare tutto: ma c'era l'eredità, c'era mia madre."

Anche Don Abbondio non è diventato prete per vera vocazione ma per assicurarsi una vita economica dignitosa.

Viviamo in una società che, oltre ad essere capitalistica e consumistica, è altamente tecnologica. Il virtuale e il digitale permeano tutte le nostre vite quotidiane. 

Alla luce delle problematiche ambientali, geopolitiche e sociali, quali dovrebbero essere gli aspetti che caratterizzano la Chiesa nel nostro secolo? 

Sentite la Chiesa più come una comunità o come un'istituzione distante dai veri bisogni delle persone e non inclusiva? 

Mi considero una persona open-minded (ho compiuto 27 anni la scorsa settimana ma psicologicamente me ne sento qualcuno di più se considero la capacità di riflessione ponderata e la mia dote di empatia coltivata degli ultimi tempi).  

Per cui, seppur credente, seppur incline a ritagliarmi quasi ogni giorno qualche minuto per pregare e seppur curiosa di comprendere le storie e le tematiche della Bibbia, qualche volta credo che la seconda alternativa che vi ho posto in questa domanda disgiuntiva non sia distante dalle esperienze reali che si possono fare nelle parrocchie.

Nelle parrocchie i volontari e gli educatori predisposti a conciliare, nel loro servizio, tematiche di fede con questioni di umanità e di attualità, inclini ad argomentare le loro idee e magari anche favorevoli ad un percorso di formazione proposto da un curato oppure vicini ad un curato che attraversa un momento di grave malattia, possono essere mal giudicati e isolati. 

Questo non è essere comunità. Non c'è comunità quando c'è giudizio o esclusione.

Approfitto dunque per porvi un'altra domanda: in che cosa dovrebbe consistere il ruolo dei sacerdoti e dei religiosi? 

Circa due mesi fa mi è arrivato, sulla chat di un gruppo culturale un sondaggio digitale con hashtag #laChiesachefaremo.

L'ho compilato.

C'era anche una domanda del genere: A quali persone pensi che la Chiesa debba farsi più vicina?

Ho selezionato tre risposte, che ho arricchito con altre parole:

-Alle famiglie con figli disabili e alle famiglie di persone molto ammalate (dov'era la Chiesa quando mia nonna era molto malata? Come famiglia non ci siamo sentiti molto sostenuti o rincuorati. Meno male che lo scorso anno attorno a noi c'erano gli assistenti sociali e gli infermieri, sempre molto comprensivi!).

-Alle donne e in particolare alle prostitute, alle donne vittime di violenze e alle divorziate con figli a carico. (Invece si tende a giudicare e condannare). 

-Ai poveri e ai migranti (a mio avviso è contraddittorio dirsi "cristiani" se poi si è a favore dei blocchi navali. I migranti non sono tutti uguali e tutti delinquenti. Scappano da situazioni durissime e affrontano viaggi tremendi in cui perdono i familiari).

Ritorno un attimo al romanzo. 

Laurana fa visita anche all'anziano padre di Roscio, un oculista in pensione, molto pentito di non aver intrapreso gli studi filologico-letterari (primo medico che tiene in gran considerazione quel che abbiamo studiato noi insegnanti di Lettere). 

Ad ogni modo, l'ex oculista ad un certo punto fa degli accenni ai cambiamenti di costumi della metà degli anni Sessanta: il consumismo della società post-industriale e post bellica ha reso la sessualità più disinibita e quindi avrebbe tolto alle donne sia il fascino spirituale che quello morale. 

Così dice il vecchio Roscio, che si dichiara apertamente credente, a Laurana:

"E sa che penso? Che la Chiesa Cattolica stia registrando oggi il suo più grande trionfo: l'uomo odia finalmente la donna. Non c'era riuscita nemmeno nei secoli più grevi e più oscuri. C'è riuscita oggi. E forse un teologo direbbe che è stata un'astuzia della Provvidenza: l'uomo credeva, anche in fatto di erotismo, di correre sulla via maestra della libertà". 

Quel che vuol dire è questo: la Chiesa non è riuscita in questo intento nei secoli in cui la morale cattolica era molto, troppo rigida (Medioevo, Seicento, Ottocento e primo Novecento). Ci è riuscita con l'aumento dei consumi e con l'invenzione delle pubblicità commerciali... 

In realtà io mi trovo d'accordo con gli Scritti Corsari di Pasolini: il consumismo induce anche al conformismo. Il consumismo deriva dall'incremento significativo, a partire dagli anni Cinquanta, del benessere. La domanda che si poneva Pasolini era la seguente: Quando il benessere pervade le vite dei borghesi e si estende anche nelle campagne, che cosa se ne fa l'uomo della religione e di Dio?

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La settimana scorsa ho apportato modifiche e aggiunte significative al mio secondo libro. Ho ripreso a lavorarci in tempi recenti grazie al sostegno del ragazzo che amo. Mi riferisco proprio quella specie di romanzo ad episodi di cui vi parlavo in aprile, intitolato L'umanità è nelle nostre mani. E credo di poterla definire una delle settimane più piacevoli della mia vita.

Qui a Verona abbiamo cambiato vescovo.

Presto ci sarà un nuovo governo guidato da una leader donna, orientato al centro-destra. Pur non avendo mai condiviso alcune delle sue idee politiche che trovo piuttosto inadeguate rispetto ai tempi in cui ci troviamo (soprattutto il suo euroscetticismo), ritengo che Giorgia Meloni si stia comportando, a seguito della vittoria alle elezioni, in modo intelligente e serio. Nessun insulto agli sconfitti, nessun festeggiamento. Si sta organizzando per affidare i ministeri a persone di fiducia. Questo lo apprezzo, anche se il mio voto non andrà mai alle destre. Se mi leggete da un po' dovreste aver intuito il mio orientamento al centro-sinistra.

D'altro canto penso che il PD, come anche i Cinquestelle, debbano assolutamente farsi degli esami di coscienza: non si fa propaganda elettorale soltanto criticando gli avversari, allarmando le persone nel continuare a ripetere che ci sarà un ritorno al fascismo.

Mi auguro davvero che la nuova presidente del Consiglio sia consapevole della grande responsabilità che le viene affidata. Mi auguro che i nuovi futuri Ministri prendano decisioni serie, volte a migliorare l'economia e la società del nostro Paese, nonché a valorizzare il nostro patrimonio storico-culturale, accantonando magari idee come "faremo fare un anno all'estero a tutti i laureati magistrali". Io ho terminato l'Università a 25 anni e mezzo. Ho iniziato a fare le prime esperienze di lavoro a 26. E, proprio a quell'età, la realtà ti suggerisce che dopo anni di impegno non puoi permetterti di fare il signorino o la signorina in viaggio come i giovani aristocratici del Settecento. A 26 anni devi cercarti un lavoro e devi approcciarti alle prime esperienze lavorative, che non fanno altro che bene.