Proseguo con la recensione di questo libro di Calabresi.
Guido Calabresi ricorda e ride. Racconta con entusiasmo e anche le pagine più nere della storia diventano sopportabili grazie alla sua ironia.
Specifico subito che Guido Calabresi non è parente dello scrittore.
In queste pagine l'autore dedica la propria attenzione a Guido Calabresi, scappato da bambino nel 1939 negli Stati Uniti con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni razziali.
I Calabresi, oltre ad essere ebrei, erano anche oppositori politici:
Mi parla a lungo di suo padre, che aveva studiato medicina a Firenze, che frequentava la casa di due fratelli, Carlo e Nello Rosselli (uccisi dai fascisti in Francia nel 1937), che ebbe vita difficile, venne bastonato, arrestato per aver partecipato a una commemorazione di Matteotti (...).
Il capitolo si concentra in particolar modo sui primi mesi della famiglia in America:
Le ultime due pagine riassumono l'inizio del lungo periodo di riscatto di Guido: a partire dalle scuole medie è stato valorizzato dalle sue insegnanti e proprio lì ha conosciuto la bambina che sarebbe diventata sua moglie vent'anni dopo.
Calabresi è stato per molti anni uno stimato docente universitario di Legge negli Stati Uniti.
La storia di Guido Calabresi mi ha un po' ricordato quella di Yoram Friedman: dopo tre anni trascorsi a sfuggire dai nazisti nascondendosi nelle foreste e nelle campagne polacche, durante il secondo conflitto mondiale ha faticosamente e dolorosamente recuperato la propria identità di ebreo.
Un volta tornato in Israele, a partire dai trent'anni, la sua esistenza è stata ricca di gratificazioni: una moglie che ha amato molto, dei figli, la carriera di insegnante, prima nelle scuole superiori e poi all'Università.
L'OSSERVAZIONE (XI°):
L'autore qui ammette di aver imparato ad osservare con stupore e meraviglia il mondo grazie ad un avvocato maleducato che, standogli vicino, durante un viaggio in treno tra Roma e Firenze, non ha voluto prestargli il suo caricabatterie per caricare il telefono.
Dopo aver cambiato posto, Mario si concentra su ciò che c'è al di là del finestrino: la cittadina di Orvieto.
Non sono mai stata ad Orvieto, ho visitato Perugia, Assisi e Gubbio.
Questo piacevole luogo gli ricorda Tonino, il secondo marito della madre, un punto di riferimento molto valido nel corso della sua crescita, un bravissimo padre adottivo.
Vi è mai capitato di collegare mentalmente un ambiente o una città che avete visitato ad una persona cara o, comunque, molto importante nel corso della vostra infanzia?
Tonino viene nuovamente nominato nell'ultima pagina del libro:
Ogni mattina, quando veniva a svegliarci, Tonino si inventava una storia divertente. Alzava la tapparella e fingeva stupore per qualcosa che dovevamo assolutamente vedere anche se non esisteva: un giorno era una nevicata record, anche se era giugno, un altro era il passaggio di un elefante, erano due bambini in costume che giocavano in una piscina gonfiabile in mezzo alla strada, era la fioritura del ciliegio in cortile a dicembre. Era tutto inventato e noi ridevamo, anche se avevamo ancora gli occhi chiusi.
(...) E quella sua leggerezza, quella capacità di scherzare e appassionarsi ad ogni cosa, di continuare ad aderire alla vita in ogni istante, di leggere, chiedere e voler imparare qualcosa di nuovo ogni giorno persino quando era molto malato, resta la lezione più grande.
LA SCELTA (XIII°):
Questa parte del libro si focalizza sullo stile di vita dei monaci camaldolesi.
Evidente è la stima che Mario nutre nei confronti di Don Ubaldo, il priore del monastero.
L'autore riassume la storia dell'Eremo (ἔρημος= deserto, solitario) di Camaldoli, a nord della provincia di Arezzo, in Toscana.
L'eremo è circondato da una vasta foresta costituita da molti alberi secolari, lo so bene dal momento che ci sono stata due volte, l'ultima, per la verità, nell'estate del 2014, per un'esperienza spirituale, anzi, la mia prima volta in cui ho seguito ed appreso l'esegesi biblica.
Il legno degli abeti della foresta era fonte di commercio nei secoli scorsi: barche cariche di tronchi percorrevano l'Arno fino al Mar Tirreno, fino ad essere acquistati da spagnoli, francesi e inglesi.
Naturalmente Mario Calabresi ricorda la soppressione dell'eremo da parte di Napoleone all'inizio dell'Ottocento e conclude con la fondazione della riserva di Sasso Fratino nel 1959 che, nel luglio 2017, è stata inserita nel Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
Il bosco al di sopra di Camaldoli è un luogo storico che racchiude in sé tratti drammatici: infatti, proprio in questo posto sono state scavate delle trincee da prigionieri costretti ai lavori forzati dai nazisti prima della deportazione.
Questo mi ha riportato alla mente delle trincee più antiche, scavate in corrispondenza di un sentiero che sia affaccia al lago di Molveno, in Trentino.
Sono state costruite all'inizio del Settecento per affrontare la guerra di successione spagnola contro i francesi e, a detta di cartelloni illustrativi, non soltanto sono risultate utili per difendere l'accesso alla Val di Non ma sono servite durante le campagne napoleoniche tra il 1796 e il 1801.
Più precisamente, le trincee alle quali sto facendo riferimento si trovano sul lato sud-occidentale del percorso attorno a questo lago.
*L'INUTILE:
Faccio soltanto un accenno a questo capitolo così intitolato.
Finalmente, l'autore ha l'opportunità di visitare e contemplare l'enorme affresco di Giambattista Tiepolo, creato nel corso di moltissimi anni di lavoro, presso la reggia di Wurzburg.
Si tratta di un'opera visibile da una scalinata.
La reggia è chiaramente in stile Rococò.
Ad ogni modo, l'affresco, esteso per ben seicento metri quadri, raffigura il Trionfo di Apollo nell'Olimpo e i quattro continenti allora conosciuti: Europa, Asia, Africa e America.
Tuttavia, come ben rileva Mario, i continenti vengono personificati mediante figure femminili.
Anche in una grande stanza al primo piano del Castello di Miramare, nei pressi di Trieste, c'è un dipinto dell'Ottocento relativo ai continenti. Tuttavia, l'immagine si avvicina un pochino di più ad un attuale planisfero dal momento che le terre emerse sono prive di allegorie.






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