7 novembre 2026

"DEATH NOTE": LA MORTE COME FATTORE QUOTIDIANO E MANIPOLABILE

Ecco la serie anime più originale e più inquietante che abbia mai visto. 
Si tratta di un capolavoro sia thriller sia psicologico. Eccovi le nostre riflessioni "a due cervelli".
Il paragrafo E, scritto e pensato soltanto da me, è il pezzo forte di questo post.

A) TRAMA

Il protagonista di questo anime è Light Yagami, un ottimo studente di liceo, molto disgustato da disonestà, ingiustizia e criminalità dilagante. 

La sua vita abitudinaria e povera di contatti sociali con i coetanei cambia totalmente quando raccoglie, in un angolo del giardino della scuola, un quaderno intitolato Death Note, in precedenza appartenuto a Ryuk, uno Shinigami, cioè una divinità della morte secondo le tradizioni giapponesi. 

La regola fondamentale per l'utilizzo dell'oggetto è semplice e terribile: 

"La persona di cui si ha ben presente il volto e il cui nome viene scritto su questo quaderno muore di arresto cardiaco se lo scrivente non specifica la causa esatta."

Per verificare l'attendibilità di questa indicazione, Light inizia a seguire con molta attenzione i telegiornali.

Una sera, i giornalisti di un canale televisivo danno notizia dell'arresto del criminale Kurou Otoharada che, alcuni giorni prima, si era introdotto armato in una scuola prendendo in ostaggio studenti e insegnanti.

Puntualmente, Light trascrive il nome fissando bene a mente il volto: Otoharada viene trovato morto nella sua cella pochi minuti dopo, per arresto cardiaco.

Dopo essere riuscito ad appurare la verità della norma fissata sulla prima pagina del quaderno, Light si prefigge lo scopo di eliminare tutti i criminali per diventare il Dio di un nuovo mondo, più giusto e più buono e purificato dal male, assumendo lo pseudonimo di Kira.

B) UN POTERE A PORTATA DI MANO
Il quaderno trasformato in uno strumento d'uso comune dal giovanissimo protagonista riduce la fine della vita a un semplice gesto meccanico: scrivere un nome su un foglio di carta.

Anche se lui stesso non si ritiene affatto tale, Light è il cattivo della storia e questo costringe lo spettatore a porsi una domanda profondamente etica e psicologica: Chi ha il diritto di decidere la morte altrui?

I molti criminali che Light uccide a distanza non passano inosservati agli occhi della polizia: infatti L., un giovane detective il cui brillante intuito ha raggiunto una fama mondiale, decide di cercare la vera identità di Kira.

Così inizia una battaglia intellettuale e strategica in cui Light si sforza, invano, di scoprire il vero nome di L. per poterlo eliminare come rivale.
L. si impegna a raccogliere prove per incastrare Light che, con il passare degli anni, riesce persino a infiltrarsi nella squadra investigativa della polizia dato che ha delle notevoli doti logiche e grandi capacità analitiche.

C) GLI SHINIGAMI VS LE DIVINITÀ GRECHE

Per gli dei della morte, la fine degli esseri umani non è drammatica: rappresenta soltanto o una transazione numerica per allungare la propria esistenza oppure un passatempo per vincere la noia.

Gli Shinigami non appartengono alla mitologia giapponese classica né sono affini alla spiritualità dello Shintoismo. 
Sono nati nel periodo Edo, quindi tra il XVIII e il XIX secolo e, nella cultura popolare nipponica, lo Shinigami è uno spirito raccoglie le anime dei defunti. 

Nell'immaginario del Giappone del passato gli Shinigami sono divinità spesso solitarie la cui principale funzione consiste nel provocare la morte delle persone al momento giusto.


D'altra parte, le divinità dell'Antica Grecia erano strutturate in una sorta di gerarchia e ciascuna di loro aveva un ruolo diverso dall'altra: Thánatos, era la personificazione fisica della morte che separava l'anima dal corpo.
Poi esistevano anche le Keres, ovvero, creature femminili legate alla morte violenta che avveniva solitamente in battaglia.
Caronte invece era il traghettatore che portava le anime attraverso lo Stige, mentre Ade era il Re degli Inferi che impediva alle anime di fuggire.

D) IL CONFINE TRA GIUSTIZIA E TIRANNIA

In Death Note il confine tra giustizia e tirannia non è una linea netta, bensì una soglia sottile che sfuma gradualmente a causa del suo assolutismo morale.
Nei primi episodi le intenzioni di Light Yagami scaturiscono da un senso di frustrazione verso una società piuttosto violenta e verso un sistema giudiziario percepito come inefficace. 

Tuttavia l'uso del quaderno trasforma la sua idea di giustizia: Light inizia con l'eliminazione di criminali condannati per crimini efferati e, nel giro di poco tempo, arriva a giustiziare chiunque si opponga al suo progetto.


Infatti, le motivazioni e le azioni di Light non costituiscono una forma di tutela della società quanto piuttosto un'agghiacciante pretesa di imporre la propria volontà, decidendo chi ha diritto di vivere e chi deve morire senza alcun processo e senza mai ipotizzare, nei confronti dei delinquenti, un vissuto molto traumatico e privo di amore.
Light Yagami è un tiranno, non certo l'incarnazione della giustizia e la speranza dell'umanità, come ama definirsi fino alla fine!

Il protagonista di questa serie pretende di sostituire la complessità del diritto umano con la propria presunta infallibilità.

E) QUANTO ASSOMIGLIO A LIGHT/KIRA IO STESSA?

In queste ultimissime settimane mi sono posta un paio di volte la domanda che dà il titolo a questo paragrafo. 
Naturalmente io non dispongo di un "Quaderno della Morte" e mai vorrei averlo. Se lo trovassi, quasi sicuramente lo brucerei. 

Comunque, all'inizio di questa serie anime, Light è fortemente disgustato ed intollerante verso un mondo adulto che, ai suoi occhi di ragazzo inizialmente integro, appare corrotto e assolutamente immorale.
Ed io, come il protagonista nel suo sentire iniziale, sento una viscerale indignazione per le ingiustizie, l'arroganza, la superficialità, l'ipocrisia, il vuoto interiore che constato ogni giorno.
A volte penso che sia chi fa del male in qualsiasi modo a bambini e ragazzi, sia gli stupratori, sia le persone troppo saccenti che dimostrano poca apertura mentale, meriterebbero o di lavorare in miniera oppure di essere deportati nel deserto del Sahara per scavare buche nel terreno almeno dieci o dodici ore al giorno, costantemente sorvegliati da militari provenienti dalla Libia.
Sarebbe un lavoro umiliante, degradante e del tutto inutile. 
Sono persone totalmente senz'anima, nate quando il buonsenso e l'etica erano in viaggio su Nettuno.
Buchi nel deserto... questo era anche il titolo di un romanzo per ragazzi che, quando io stavo iniziando le scuole medie, era abbastanza conosciuto e diffuso.

La mega differenza tra me e il signorino Yagami è la seguente: questo ragazzo è molto presuntuoso, insensibile ed incapace di amare che commette omicidi a distanza, convinto di poter instaurare una nuova era. 
Invece, mi sto sforzando di abitare l'inferno di questo mondo cercando di riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e dargli spazio. (Finale delle Città invisibili di Italo Calvino).

Che cosa non è inferno, ad esempio? 
Gli occhietti dei "miei" ragazzi a scuola ogni mattina, limpidi come un laghetto di montagna ("Dov'è più azzurro il fiume", Marcovaldo, Italo Calvino), dato che sanno vedermi per davvero.
Anche se non sempre si comportano bene e in modo responsabile. Anche se non sempre mi ascoltano.

Il mio lavoro mi diverte di tanto in tanto. Ad esempio, penso all'altro giorno: un alunno della mia terza media, seduto accanto ad altri due coetanei, mi chiede: "Ma secondo lei chi è il più bello tra noi tre?".
"Mah ragazzi... bisognerebbe far decidere alla mela di Paride!".

Hanno compreso il mio riferimento con un sorriso beffardo. Quando vogliono, quei ragazzi possono essere sottilmente ironici: "Ah, il pomo d'oro della discordia!".

Questa settimana ho iniziato un corso su Intelligenza Artificiale ed Inclusione: è abbastanza intensivo dato che termina entro la quarta settimana di questo mese e lo sto trovando piuttosto interessante. 
Io non mi fermo con la formazione, prima di tutto perché ne ho ancora bisogno e poi per il bene dei ragazzi!

F) LIGHT YAGAMI ED L.

La competizione tra le menti brillanti di questi due personaggi rappresenta uno scontro filosofico e psicologico.
Né a Light né ad L. piace perdere e tutti e due aspirano alla vittoria personale augurandosi la totale sconfitta dell'altro. 
Tutti e due sono inoltre molto razionali e calcolatori al punto tale da servirsi delle persone che li circondano come mezzi per raggiungere i loro obiettivi.

F1) Light (Kira): un giustiziere?

Light è un narcisista convinto di essere dalla parte del bene: la morte dei criminali riduce il male nel mondo secondo una sua visione morale e quindi, le vite di detective come Raye Penber, Naomi Misora ed L. sono assolutamente sacrificabili pur di non farsi scoprire ed arrestare con la pena dell'ergastolo.
Light, o meglio, Kira, si rifiuta sia di accettare che di considerare che il mondo non può diventare totalmente felice e privo di male.

F2) L., una figura contraddittoria

Per L. invece, nessun essere umano ha il diritto di porsi al di sopra degli altri e decretare la fine di persone che nemmeno conosce. 

Tuttavia, anche se non pretende di diventare "il dio giusto" dell'umanità e agisce all'interno di strutture legali, L. non è privo di ombre, dato che a volte si serve di manipolazioni e inganni e ricorre a metodi di prigionia poco umani, come tenere in cella i detenuti con ceppi e catene pur di vedere confermate le proprie intuizioni.

Nel corso della serie, Light ed L. sviluppano una strana forma di dipendenza reciproca.

La frase che L., pochi giorni prima di morire, dice a Light "Sei il mio primo e unico amico", pur facendo parte di una tattica manipolatoria, rappresenta una parte di verità: senza le dinamiche di questa serie e senza i ruoli che la vicenda li costringe ad assumere, sarebbero potuti essere alleati o compagni ideali.

G) IL FINALE DEL MANGA VS IL FINALE DELL'ANIME:

La trama generale si chiude con la sconfitta di Light Yagami in magazzino il 28 gennaio 2013 e la sua morte per mano di Ryuk. 

Ma il modo in cui questa sequenza viene messa in scena nel manga e nell'anime presenta qualche differenza: 
  • Nel Manga, quando tutti i membri del corpo di polizia capiscono che Light è Kira, Light va incontro ad un crollo mentale: piange, implora aiuto e non vuole morire, anche se vede Ryuk che sta scrivendo il suo nome sul Death Note.
  • Nell'Anime invece Light, ferito dai colpi di pistola di Matsuda, un collega di cui non ha mai avuto molta considerazione, riesce a fuggire dal magazzino. Mentre corre, la sua mente ripercorre il passato e l'inizio del suo delirio di onnipotenza. Anche qui però, Yagami Light muore per volere di Ryuk il 28 gennaio 2013, sulle scale di un edificio abbandonato, da solo e con lo sguardo rivolto verso l'alto.
A mio modo di vedere, questo finale vuole mostrare la caduta di un falso dio. 
Il terrore che Yagami prova di fronte al Mu (il "nulla") sottolinea la sua meschinità e la sua irritante fragilità: d'altra parte, dietro ad un tiranno che è stato comunque motivo di terrore per diversi anni nella società giapponese, c'era un ragazzo plus-dotato che acquisisce un potere molto, molto più grande di lui. 



29 ottobre 2026

Ugo Foscolo e la morte come "fatal quiete" e "nulla eterno":

20) LA MORTE: UNA REALTÀ CHE È PARTE DELLE NOSTRE VITE

A) Alla sera

Si tratta del mio sonetto preferito di Foscolo. Veramente lo conosco a memoria.

Composto con molta probabilità nell'autunno 1802 durante il periodo dell'esilio, il sonetto Alla sera è molto vicino alla sensibilità pre-romantica del periodo in cui vive il suo tormentato autore: vi si trova in effetti sia una concezione molto pessimistica dell'esistenza, sia la contraddizione  tra il tormento interiore e il desiderio di pace, sia una forte amarezza contro le vicende politiche avvenute a cavallo tra Sette e Ottocento.

Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre, e lunghe, all’universo meni,
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure, onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

20 ottobre 2026

Sogno simbolico:

Nei giorni scorsi ho fatto un sogno edificante e ricco di simbologie. 

Appena sveglia il ricordo era lucido e piuttosto dettagliato.

13 ottobre 2026

"IL POPOLO DEGLI ABISSI", JACK LONDON E LE CONTRADDIZIONI DI LONDRA A INIZIO NOVECENTO

Vi presentiamo qui un reportage scritto da Jack London negli anni in cui lavorava come giornalista.


A) "IL POPOLO DEGLI ABISSI": CONTENUTI DEL LIBRO

Il popolo degli abissi ("The People of the Abyss") è un reportage di Jack London basato su una sua esperienza di vita in cui lo scrittore ha deliberatamente scelto di sperimentare le condizioni di vita dei poveri, dei senzatetto e dei proletari dell'East End.

Si tratta di uno studio sociale svolto nel 1902 e pubblicato nel 1903 che comprende anche una documentazione fotografica dell'autore.

London si dimostra molto critico nei confronti del capitalismo e dell'imperialismo britannico: il Regno Unito, all'inizio del Novecento, è ancora una potenza coloniale internazionale ma, a causa della mancanza di ammortizzatori sociali e di tutele sul lavoro, buona parte della popolazione cade in miseria e si ritrova costretta a condurre una vita di stenti, di fame e di alienazione sociale.

Nell'East End la mortalità infantile è molto elevata e, oltre a questo, risulta frequente e sistematica la dinamica dello sfruttamento lavorativo.

Per calarsi in questa realtà, all'inizio del libro l'autore decide di cambiare i propri abiti vestendosi da marinaio e mescolandosi alla folla dei quartieri poveri:

(...) il valore della mia vita era sceso in proporzione a quello dei miei vestiti. (...) Non avevo più paura della folla, ero entrato a farne parte.

Una delle caratteristiche principali dell'opera consiste nelle descrizioni soggettive dei vicoli, delle strade, degli edifici e delle persone.

In alcuni capitoli sono inserite anche riflessioni economiche riferite a bilanci familiari delle famiglie dell'East End: London constata che i guadagni provenienti dalle attività lavorative coprono a malapena le spese affittuarie e un'alimentazione ridotta senza possibilità di risparmio. 

Questo accade ad esempio quando una famiglia di cinque persone vive con undici scellini la settimana.

La zona dell'East End viene definita un tugurio senza fine ed è quindi un mondo "altro" rispetto a quello da cui proviene l'autore.

B) IL REGNO UNITO NEL PRIMO DECENNIO DEL NOVECENTO:

Tra il 1901 e il 1910 la Gran Bretagna era la prima potenza globale. Tuttavia il benessere non era accessibile per tutte le classi sociali: nell'età di Edoardo VII infatti, le classi dirigenti e medio-borghesi potevano usufruire di servizi pubblici ed elettricità, mentre le classi operaie vivevano in quartieri le cui condizioni promettevano soltanto precarietà e miseria cronica.

Inoltre, il 1902 è l'anno in cui si conclude, con la vittoria del Regno Unito, la seconda guerra angloboera in Sudafrica. 

Qualche anno prima, molti abitanti dell'East End si erano presentati come volontari di guerra presso i centri di reclutamento di Londra: circa il 60% di loro era stato scartato a causa di forme di rachitismo, malnutrizione, infezioni, sintomi da anemie e mancanza di denti.

In questo modo il governo britannico dell'epoca iniziava a prendere coscienza del fatto che una fascia piuttosto consistente della popolazione dell'Impero era fisicamente debilitata a causa della povertà urbana.

*Se fossi nata più di cent'anni fa nell'East End molto probabilmente non avrei raggiunto i trent'anni dato che, pur vivendo nel benessere di questo secolo, ho carenze croniche e abbastanza severe di vitamina D e di vitamina B12.

C) L'EAST END E LE BARACCOPOLI ODIERNE:

A partire dal terzo capitolo London si sofferma anche su case e alloggi dell'East End: pochissime sono le abitazioni vuote. 

Eppure, all'interno di una sola stanza di condominio, possono vivere una famiglia con altri coinquilini.

Diviene evidente quindi la problematica del sovraffollamento aggravata dalla mancata alfabetizzazione, da condizioni igieniche disgustose, dalla diffusione di malattie, dall'accumulo di rifiuti e sporcizia anche sui tetti delle case, non soltanto all'interno di cortili.

Queste condizioni domestiche quotidiane ricordano molto le attuali baraccopoli, ben presenti in alcune parti del mondo: si tratta di quartieri periferici delle grandi metropoli prive di servizi essenziali e costituiti da architetture  precarie.

Vengono anche definiti slums, favelas e bidonvilles. e, secondo le stime dell'ONU, circa un miliardo di persone vive in questi insediamenti.

Attualmente, nelle slums di Dharavi (India) e di Kibera (Kenya), intere famiglie vivono in una sola stanza o comunque in spazi molto ridotti, costrette ad accedere a servizi igienici a pagamento data la mancanza di collegamento con reti fognarie e acqua corrente. 

Molti abitanti delle baraccopoli tendono a sopravvivere grazie mercati locali e lavori che, molto spesso, non risultano regolamentati.

Le aree verdi dell'East End non risultano affatto immuni dal degrado. In effetti, colpisce molto il modo in cui viene descritto il parco di Spitalfields al cui ingresso le panchine risultano un ammasso di stracci e sporcizia.

L'autore specifica che, chi proviene dalle campagne, diventa un lavoratore povero nel giro di poco tempo una volta giunto in città e senza la minima garanzia di una vecchiaia serena né di una pensione.

A questo proposito, il capitolo quindici è dedicato ai coniugi Mugridge che dopo più di sessant'anni di lavoro non possedevano e non avevano altra prospettiva che continuare a lavorare.

D) VAGABONDAGGIO NOTTURNO E GESTI DI SOLIDARIETÀ TRA MISERI:

"Portare la bandiera" è il titolo del decimo capitolo, il quale allude a ciò che molti indigenti senzatetto dell'East End sono costretti a fare: vagare tutta la notte per le strade in cerca di un portico o di un portone presso il quale dormire.

D'altra parte, l'ingresso ai parchi pubblici cittadini non è consentito prima delle cinque del mattino.

A causa di queste circostanze, i poveri dell'East End sono costretti a camminare per gran parte della notte, a volte sotto la pioggia battente e raccogliendo bucce di arancia o di mela dai marciapiedi.

Tuttavia non sono così infrequenti i gesti di solidarietà tra poveri all'interno dell'East End: la figura di Ginger, operaio non più idoneo ai lavori pesanti a seguito di un incidente, è a tal proposito significativa.

London lo incontra di fronte alla sede di un ospizio, tra i primi della fila, all'ingresso dell'edificio. Questa è l'occasione durante la quale Ginger racconta all'autore di aver trovato, tra i rifiuti disinfettati, alcune costolette di maiale: dopo averle raccolte le ha condivise con altri nella sua stessa condizione.

L'etica comunitaria, quindi, è ancora presente e non è stata cancellata dai meccanismi di una società che considera gli operai simili a oggetti o ingranaggi da scartare una volta danneggiati.

E) LE COFFEE HOUSES:

Per chi vive in una stanza senza riscaldamento, le coffee houses rappresentano un rifugio temporaneo notturno al prezzo di un solo penny e al riparo dal brutto tempo e dal controllo della polizia.

In questi luoghi le bevande calde servono ad ingannare la fame e a dare momentanee sensazioni di calore, mentre i pub bene illuminati spingono i poveri a spendere i loro pochi soldi per affogare nell'alcol.

Ad ogni modo, la classe operaia mangia poco e molto male: cicoria o tè con una fetta di pane, per questo le morti per indigenza sono numerose, come anche i tentati suicidi.

London riferisce anche l'idea, mai realizzata a causa dell'intento moralistico di chi li proponeva, di apertura dei coffee palaces, in modo tale da offrire ai clienti bevande analcoliche.

F) IL FINALE DEL REPORTAGE:

La civiltà ha davvero migliorato la vita dell'uomo medio?

Questa domanda introduce le considerazioni finali di Jack London, molto discutibili e profondamente influenzate dai suoi stati d'animo.

Da un lato si afferma una parte di verità, cioè che l'Impero Britannico, sebbene disponga di risorse industriali, scientifiche e finanziarie infinitamente superiori a quelle di una comunità tribale come quella degli Inuit, condanna comunque centinaia di migliaia di cittadini ad una vita di degrado, di stenti e di alienazione. 

Ma è irragionevole ritenere la vita dei poveri dell'East End molto peggiore di quella dello "stato di natura". 

La valutazione e la considerazione di London a proposito degli abitanti degli abissi non è sempre positiva e compassionevole: a volte li definisce vittime, naufraghi della società londinese, altre volte invece imbecilli e deboli di mente, come se tutti loro fossero incapaci di riscatto.

Oltretutto, lo scrittore americano condanna aspramente la riproduzione della popolazione dell'East End: affermando chiaramente che nelle loro condizioni "è un crimine sposarsi e fare figli", ribatte la convinzione che i loro nati sarebbero destinati esclusivamente ad una vita di degrado, di sporcizia e di sofferenza.

Il pensiero socio-politico di London è complesso perché unisce l'odio per l'ingiustizia capitalista a un forte elitismo biologico tipico della cultura americana ed europea del tempo in cui è vissuto.



3 ottobre 2026

"I FIGLI DEGLI UOMINI": SEGREGAZIONE URBANA, STERILITÀ E BARLUMI DI SPERANZA

19) GEOGRAFIA DELLA  SEGREGAZIONE URBANA

I figli degli uomini (Children of men) è un film distopico uscito nel 2006 e diretto da Alfonso Cuaròn.

A) TRAMA:

Regno Unito, 2027.

Il film si apre con la notizia, trasmessa ai telegiornali, della tragica scomparsa dell'abitante più giovane del pianeta, il diciottenne Diego Riccardo.

Dal 2009 non nascono più bambini: tutta l'umanità si trova nel pieno di una gravissima crisi demografica, oltre che economica, a causa di un'inspiegabile infertilità femminile.

In passato il protagonista Theo era un attivista politico.

Nei momenti iniziali del film è un impiegato piuttosto disilluso di fronte al tristissimo e problematico contesto socio-politico nel quale si ritrova. 

Un giorno viene rintracciato dalla sua ex moglie Julian, partecipante attiva alle azioni di un gruppo terroristico rivoluzionario chiamato I Pesci, la quale lo coinvolge in una missione rischiosa: scortare fuori dal Regno Unito una giovane profuga all'ottavo mese di gravidanza.

In un contesto come quello del presente film caratterizzato da terrorismo, reclusione sistematica degli immigrati e atti di violenza frequenti da parte dell'esercito britannico e della polizia, la figlia di Kee rappresenta una possibilità di speranza per il futuro dell'umanità e di un pianeta arido, con poca vegetazione, che risente dell'inquinamento.

Naturalmente questa impresa comporta rischi reali di non riuscire ad affidare Kee e la neonata alla nave di un'organizzazione umanitaria chiamata Human Project.

Tuttavia continuo a chiedermi: a quale forma di governo Cuaròn ha fatto riferimento? Ad un sistema dittatoriale?

B) FORMA DI GOVERNO POLITICO NEL FILM:

Non mi sembra che venga mostrata una dittatura: anche gli stati democratici possono esercitare forme estremamente violente come già è avvenuto e avviene in alcuni contesti anche in Italia, ad esempio, nel 2001 durante il G8 di Genova.

Nel nostro paese si sono verificati anche alcuni episodi di violenza nei centri di detenzione che comprende sia la problematica del sovraffollamento sia episodi di torture da parte delle forze dell'ordine.

Oltre a questo, le condizioni di permanenza nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono degradanti per gli immigrati.

Children of men propone quindi un modello di democrazia realizzata che, secondo l'idea di Winston Churchill, è meno peggiore dei totalitarismi:

La democrazia è la peggiore forma di governo, ad eccezione di tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.

C) STERILITÀ CULTURALE:

Il film simboleggia la sterilità culturale: il fatto che non nascano più bambini equivale alla mancanza di creatività e quindi di nuove idee e di nuovi concetti.

Per Fisher è a causa di quello che lui stesso definisce realismo capitalista: la cultura contemporanea rimane sterile per proprietà intrinseche del sistema, dato che i giovani-adulti provano un senso di rassegnazione di fronte al sistema socio-economico e si trovano immersi in una quotidianità fatta di burocrazia, moduli e regole, tutti finalizzati al profitto.

In una società che non riesce ad immaginare un'alternativa al realismo capitalista, la cultura è "bloccata" e alcune persone provano nostalgia per forme e movimenti letterari e artistici del passato. Gran parte loro però non fruisce né di opere caratterizzate da profondità riflessiva né di contenuti provocatori e inusuali.

Infatti la maggior parte della popolazione, ad oggi, non vuole contenuti profondi perché ai giorni nostri, grazie anche al web, tutto è facilmente a disposizione, in particolar modo, le forme di intrattenimento leggere e a basso sforzo cognitivo.

Si possono trovare dei modi per stimolare l'interesse? Probabilmente sì ma rimango comunque dell'idea che non si raggiunga la gran parte della popolazione.

Alla fine la bambina che nasce è figlia di una donna profuga e straniera, ad indicare che ciò che apporterà uno slancio vitale con nuovi stimoli alla cultura decadente e morente del mondo occidentale proverrà da culture straniere e marginali.


D) I SIMBOLISMI CHE HO CERCATO DI INTERPRETARE DURANTE LA MIA PRIMA VISIONE DEL FILM:

  • La nascita della figlia di Kee avviene in un clima d'odio, di sospetto, di conflitti, di chiusure mentali dato che emerge, in alcuni punti del film, una forte islamofobia. Questa nuova nascita può essere dunque una ragione per immaginare un avvenire meno problematico del presente mostrato dal regista. Mi ha molto colpito il passaggio in cui il pianto della neonata, mentre Theo e la neomamma scendono lentamente dalle scale di un edificio diroccato e semidistrutto, comporta una pausa dai combattimenti anche se solo per pochi minuti: sembra che i militari, mentre ammirano con stupore una nuova vita avvolta in una coperta come un fagottino, prendano consapevolezza della loro umana fragilità, forse alla maniera di Fratelli di Ungaretti. Qui, nell'aria fino a poco prima soffocata dagli spari, si sente la protesta non verbale di una bambina che reclama il suo diritto alla vita.
  • Nella scena finale il cielo è nuvoloso, piuttosto scuro e attraversato  da aerei militari mentre il mare è pieno di foschia. Theo, Kee e la bambina stanno raggiungendo la nave di salvataggio che porterà la nuova nata e la madre verso le Azzorre. Probabilmente riescono a farcela. La luce del faro vicino alla nave rappresenta una flebile speranza all'interno di un mondo logorato e semi-distrutto da conflitti e da violazioni dei diritti umani.

E) GEOGRAFIA DELL'ESCLUSIONE E SEGREGAZIONE URBANA:

Ho prestato più attenzione a questo aspetto quando ho rivisto Children of men.

Il Regno Unito rappresentato in questo film è un'economia per lo più povera nella quale i profughi vengono privati dei loro diritti, rinchiusi in gabbie e ghettizzati in campi in cui il degrado e i soprusi caratterizzano ogni minuto della loro vita, mentre i quartieri più centrali di Londra sono iper-sorvegliati e riservati ai nativi britannici.

In particolare, la Battersea Power Station, circondata da posti di blocco, include qualche testimonianza appartenente al patrimonio artistico europeo come il David di Michelangelo.

Le periferie cittadine e i boschi sono luoghi in cui avvengono conflitti armati tra piccoli gruppi di ribelli politici e organizzazioni militari, mentre i campi di internamento, recintati con fili spinati, risultano privi di servizi essenziali e caratterizzati da altissima densità abitativa.

A mio avviso, la Londra di Children of men è un luogo contestato secondo le teorie dei due geografi britannici Patrick Jess e Dooren Massey: da un lato infatti presenta pochi quartieri privilegiati e puliti per chi detiene il potere politico ed economico, dall'altro invece sono presenti spazi esterni al centro cittadino in cui avvengono scontri armati e metodi di segregazione umilianti per la dignità umana.

Una sola nascita e molte morti violente: nel mondo di Cuaròn, la bambina che viene alla luce non solo mette in risalto la pluralità della popolazione urbana ma rappresenta anche una ragione per ripristinare le connessioni globali.


24 settembre 2026

"SENTIERI PARTIGIANI"- P. MALAGUTI (II):

Ci sono altri passaggi piuttosto interessanti all'interno di Sentieri partigiani.

4) LA FINE DI BENITO MUSSOLINI:

Nell'estate 2010, Paolo Malaguti e la moglie trascorrono un soggiorno nei pressi del lago di Como. I

n una stretta via del paese di Giulino, accanto al cancello di Villa Belmonte, entrambi scorgono una croce nera e una scritta dorata con la seguente dicitura: 

"BENITO MUSSOLINI- 28 aprile 1945".

Non ci sono fotografie d'epoca, né altri cartelli esplicativi, motivo per cui l'autore inizia a porsi diverse domande. 

Innanzitutto, per Malaguti, quella scritta è un segno che dice e non dice, considerando il fatto che persistono ancora opacità e incertezze relative al luogo esatto della morte del Duce e della sua amante:

(...) stando ad alcune ricostruzioni (Mussolini e Claretta Petacci) potrebbero essere stati uccisi qualche ora prima, a Bonzanigo, presso casa De Maria. Poi i cadaveri sarebbero stati trasportati fino a Giulino, per inscenare un'esecuzione pubblica, prima di portarli a Milano.

Due anni dopo Malaguti ritorna a Giulino e scorge qualche cambiamento, deliberato dall'ANPI locale, presso il muretto di Villa Belmonte: oltre alla croce e alla data di morte, è stata aggiunta una lapide simile ad un libro aperto con fotografie di Mussolini e della Petacci. Inoltre, sulla targa viene precisata l'ora esatta dell'esecuzione.


A partire da queste modifiche l'insegnante si chiede se non sia necessario creare, magari proprio a Giulino, un museo o un percorso della memoria che si concentri sugli ultimi momenti di vita del Duce tramite l'utilizzo di cartelli, fotografie e documenti: a suo modo di vedere questa iniziativa, senza giustificare la violenza del periodo della guerra civile italiana, costituirebbe un efficace antidoto al Fascismo.

Un'altra questione interessante relativa a questo problema storico è la seguente: quando finisce davvero il Fascismo? O non è ancora del tutto estinto?

A mio modo di vedere, alla fine di aprile del '45 in Italia termina la dittatura ma non certamente il Fascismo.

Una delle mie argomentazioni esplicative fa riferimento alla carriera politica di Giorgio Almirante, convinto collaborazionista dei Repubblichini. 

Alla fine degli anni Quaranta, Almirante è stato tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, formazione politica che nel 1972 ha ottenuto quasi il 9% nel corso delle elezioni politiche.

Nel nostro paese sono inoltre esistite le Brigate Nere, corpo paramilitare di ispirazione fascista fondate nel 1944 da Alessandro Pavolini e attive fino alla fine del 1945.

Oltre a ciò è molto importante tener presente che il terrorismo nero degli anni Settanta è stato responsabile di drammatiche stragi come quello di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974 e, senza ombra di dubbio, anche dell'episodio di Bologna nel 1980.

Attualmente permangono e persistono alcuni movimenti di estrema destra neo-fascista come Casa Pound, attivo dal punto di vista culturale e sportivo, e Forza Nuova, fondata alla fine degli anni Novanta.

Entrambe le formazioni appoggiano fortemente iniziative e politiche anti-migratorie oltre alla nazionalizzazione delle autostrade. Le loro idee risultano inoltre fortemente e vergognosamente omofobe e anti-semite: d'altronde i rispettivi componenti dalle simpatie neo-naziste negano la Shoah.

Concludo il paragrafo richiamando ad un'altra informazione significativa che il mio collega Malaguti fornisce: il 28 aprile, a Dongo e a Giulino, si svolgono manifestazioni neofasciste.

5) COME AFFRONTARE LA RESISTENZA A SCUOLA?

Questa domanda ricorre più volte all'interno del libro.

Paolo Malaguti lamenta il fatto che, nelle scuole secondarie in generale, la Resistenza venga molto spesso trattata in modo riduttivo, sia dai docenti di Lingua e Letteratura italiana sia dai colleghi a cui viene assegnato il completamento del quadro orario con le discipline storico-geografiche: si elencano i fatti salienti relativi alla guerra civile e si tende a valorizzare soltanto la figura di partigiani-eroi torturati dai Repubblichini. 

Nella migliore delle ipotesi, il titolare delle ore di storia propone ai ragazzi la lettura e l'analisi di qualche fonte scritta o iconografica inerente l'argomento.

Tuttavia, secondo l'autore, queste strategie didattiche non incidono sulle coscienze di adolescenti che tendono a vedere il passato come un'appiattita sequenza di eventi lontani da loro.

Il mio collega ritiene un'azione pedagogica insufficiente anche quella finalizzata a commemorare il 25 aprile: dedicare alcune ore alla visione di un film o alla lettura di poesie e di alcuni estratti di romanzi.

Pur rispettando al massimo l'esperienza e la dedizione dell'autore nei confronti del miglior lavoro esistente sulla faccia della Terra, ritengo che, a mio avviso la scuola, non possa sobbarcarsi da sola qualsiasi responsabilità educativa.

Nel nostro meraviglioso e problematico paese sarebbe necessaria la fondazione di scuole civiche territoriali rivolte a tutte le fasce d'età.

Esiste una modalità, cortese ma sistematica, di coinvolgimento periodico di tutti gli italiani in cicli di formazione storica? 

In Sentieri Partigiani si cita tuttavia la scuola di Collegno, finalizzata ad istituire connessioni tra la lotta partigiana e il nostro presente.

Ho inoltre rilevato che Paolo Malaguti sembra abituato a pensare ad una suddivisione delle ore di discipline umanistiche tra due diversi insegnanti all'interno di una stessa classe.

D'altronde, con l'inesorabile calo demografico, ritengo che le suddivisioni qui di seguito riportate a proposito delle scuole secondarie saranno sempre più diffuse e davvero molto frequenti nei prossimi anni:

Qui mi riferisco all'area umanistico-letteraria moderna (classe di concorso A-12):

- Secondaria di primo grado: docente di lingua e letteratura italiana (6h settimanali)+ docente di storia e geografia (4h settimanali), dal primo al terzo anno compreso.

-Secondaria di secondo grado- primo biennio di tutti gli indirizzi: docente di lingua e letteratura italiana (4h settimanali)+ docente di storia e geografia (3h settimanali).

-Secondaria di secondo grado- triennio istituti tecnici: docente di lingua e letteratura italiana (4h settimanali)+ docente di storia (2h settimanali).

-Secondaria di secondo grado- triennio licei (questa è una suddivisione che esiste da più di dieci anni): docente di lingua e letteratura italiana (4h settimanali)+ docente di storia e filosofia (4h settimanali).

A mio modo di vedere questi orari spezzati comporterebbero più vantaggi che intoppi. 

Qui ne delineo le ragioni.

A) DOPPIO PUNTO DI RIFERIMENTO

Tutti i ragazzi, nella loro piena fase di crescita, potrebbero contare su due figure complementari: un insegnante si occuperebbe di sintassi, di arricchimento lessicale e della componente interpretativa che i testi letterari implicano. 

L'altro invece si focalizzerebbe sulla formazione del senso critico, della coscienza civica e dell'attenzione nei confronti di problematiche attuali, anche ambientali.

B) MODELLI DIDATTICO-EDUCATIVI DIVERSI

Gli alunni potrebbero individuare con spontaneità la figura più affine ai loro interessi scolastici e alle loro tensioni emotive. 

Se, da una parte, è vero che noi docenti non siamo affatto gli amici o gli psicologi dei nostri studenti, dall'altra non dobbiamo mai dimenticare che, nelle classi, portiamo anche parte della nostra personalità: per questo due modelli di insegnanti diversi per l'area umanistica costituiscono una risorsa.

C) VIENE FAVORITA LA DIDATTICA INTERDISCIPLINARE

Questa suddivisione oraria comporterebbe la presa di coscienza del fatto che "tutto si collega": se da un lato i testi letterari sono interpretabili, dall'altro implicano una stretta connessione non soltanto con la biografia di chi li ha scritti ma anche con le coordinate geografiche e con il contesto storico-sociale che hanno determinato una certa idea esistenziale nella mentalità dell'autore.

Questa idea di frammentazione delle discipline di area umanistica supera le esperienze che Malaguti racconta a proposito di litigi furibondi avvenuti tra "colleghi di Italiano" e i "colleghi di Storia" relativi alle modalità di trattare i totalitarismi del Novecento e le Foibe.

D) CONFRONTO FREQUENTE E SISTEMATICO CON I COLLEGHI DI SOSTEGNO

Entrambi gli insegnanti di area umanistica possono frequentemente e facilmente confrontarsi con il collega designato sul sostegno a proposito di comportamenti problematici, situazioni di fragilità, necessità educative ed efficacia di determinate strategie didattiche a breve e a lungo termine. Questo non soltanto per gli alunni con bisogni educativi speciali ma per tutti i componenti del gruppo classe.

Se dovessi incontrare il collega Malaguti gli proporrei una provocazione di questo genere: 

Immagini una classe terza media con due titolari diverse per le discipline di area umanistica, secondo la suddivisione 6h+4h. A me vengono assegnate le sei ore di italiano e ad un'altra insegnante, proveniente proprio dalla formazione in Scienze Storiche, le restanti quattro. 

Avendo presentato una tesi di Laurea magistrale in Linguistica italiana sull'analisi sintattica e lessicale di alcuni romanzi di Natalia Ginzburg, ho avuto modo di approfondire anche la figura del suo primo marito, Leone, deceduto a seguito di terribili torture da parte dei fascisti presso il carcere di Regina Coeli a Roma, nel febbraio del '44. Chi dovrebbe presentare a ragazzi fra i 13 e i 14 anni una figura di così alta levatura etica come Leone Ginzburg? Io o la mia collega, la quale sicuramente ha superato anche un esame corposo e molto approfondito di storia contemporanea? 

Leone è, di fatto, un personaggio storico, emblema di una cosciente e consapevole libertà politica e intellettuale. Per di più è anche stato un letterato, co-fondatore della casa editrice Einaudi e curatore di un'edizione dei "Canti" di Leopardi. Chi si è opposto al nazi-fascismo desiderava un avvenire migliore per le generazioni successive, come si evince dalle "Lettere dei condannati a morte della Resistenza Europea" raccolte da Zagrebelsky. Questo non dobbiamo dimenticarlo mai. Condivido solo in parte il timore di "sublimare", all'interno delle scuole, i partigiani. A mio avviso, una figura come Leone Ginzburg potrà suscitare l'ammirazione degli adolescenti soprattutto se verrà collegata strettamente a solidi valori quali la giustizia, il senso di integrità e la profondità umana. Infatti lo si potrebbe definire un anti-influencer dell'Italia fascista che ha perso la cattedra all'Università dopo essersi rifiutato di giurare fedeltà alla dittatura di Mussolini. Si potrebbe chiedere ai ragazzi: "Al posto di Leone, voi avreste rifiutato di appoggiare un governo autoritario accettando di perdere un lavoro coerente con i vostri studi e con le vostre passioni?".

Questa domanda conquisterebbe, a mio modo di vedere, anche ragazzi di quinta superiore.

Ritengo che la migliore soluzione per affrontare la Resistenza in classe consista prima di tutto in una stretta collaborazione tra umanisti, motivo per cui, tramite accordi e collaborazioni instaurate necessariamente all'inizio dell'anno scolastico, la Resistenza potrebbe essere approfondita con letture di Fenoglio, Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno) e Pavese, senza tralasciare le contraddizioni di chi ha partecipato attivamente a questo movimento così fondamentale per la fondazione della democrazia.

Ad ogni modo e al di là del mio specifico percorso di studi di laurea magistrale, mi ritengo un po' più predisposta per l'insegnamento delle discipline storiche e geografiche: l'esperienza lavorativa dello scorso anno scolastico è stata molto significativa, mi ha fatta crescere sia professionalmente che umanamente, mi ha riconnessa con interessi e curiosità nate durante l'infanzia (storia medievale, mappamondi, cartine fisiche). 

Per la gioia del nostro attuale Presidente della Repubblica, sono un'insegnante che già dispone di una metodologia piuttosto forte, peraltro riconosciuta da colleghe con molti più anni di esperienza, per quel che concerne ragionamenti storici su fonti scritte/iconografiche, mappe concettuali, questioni cartografiche ed etico-ambientali.

6) LA QUESTIONE DI PIAZZALE LORETO E LE CONCLUSIONI FINALI DEL LIBRO:

Malaguti dedica una sezione anche a Piazzale Loreto, lamentando il fatto che, sul Piazzale, al posto di lapidi commemorative ci sia un McDonald.

Il tema del rapporto tra memoria storica e trasformazione urbana a Piazzale Loreto fa parte dello sviluppo della società italiana. Se da un lato le attività commerciali rischiano di appiattire la percezione dei luoghi, dall'altro la stratificazione storica di questo piazzale rimane indelebile.

Agosto 1944:

Nell'agosto 1944, dopo un attentato in Viale Abruzzi, quindici persone tra partigiani e anti-fascisti sono stati prelevati dal Carcere di San Vittore e fucilati dalla Legione Autonoma Mobile Ettore Muti. Si tratta di un'azione di rappresaglia avvenuta in un viale vicino al Piazzale. 

I corpi sono rimasti visibili ai civili per molte ore, al fine di terrorizzare la popolazione civile e di disincentivare forme di solidarietà alla Resistenza.

Aprile 1945:

Il 29 aprile del 1945,  i corpi di Benito Mussolini, di Claretta Petacci e di altri gerarchi fascisti sono stati portati a piazzale Loreto ed esposti.

Questo luogo è stato individuato dalle forze partigiane per contrapporre la fine del regime al luogo del martirio dei quindici antifascisti dell'anno precedente.

La memoria oggi:

I luoghi cambiano con il tempo e le tracce della memoria della Resistenza sono moltissime, soprattutto in Italia Settentrionale. La salvaguardia di questi spazi risulta fondamentale.

A Piazzale Loreto sorge una lapide in memoria dei quindici martiri, con un'epigrafe che ne ricorda i nomi e il sacrificio e, il 10 agosto di ogni anno, l'amministrazione comunale di Milano organizza cerimonie ufficiali e incontri dedicati alla memoria delle quindici persone uccise.

7) COME RENDERE ATTUALE IL CONCETTO DI RESISTENZA?

Negli ultimi anni ho sentito  molti adulti sparare a zero  contro i ragazzi che scelgono forme di lotta più o meno eclatanti per lanciare l'allarme sull'emergenza climatica.

Imbrattare con la zuppa un quadro famoso o incollarsi a una scultura sono azioni che talvolta suscitano condanne più indignate di quante ne ricevano azioni terroristiche  con vittime innocenti, o bombardamenti su civili inermi.

Credo che questa sia una forma di resistenza che alcuni giovani del mondo occidentale del XXI° secolo hanno scelto contro gli esponenti del vecchio mondo. Ancora una volta, come nel '43 o nel '68, un conflitto che ha una forte implicazione generazionale.

Non riesco a condannarli. 

Quindi le Brigate Rosse, che si definivano un Movimento di Resistenza, erano davvero tali? Malaguti cerca di rendere attuale il concetto di Resistenza con un paragone che a mio parere non regge.

La Resistenza era un movimento eterogeneo, costituito da comunisti, liberali, cattolici e monarchici che contrastava le forze occupanti e chi collaborava con loro, con lo scopo di restituire libertà e democrazia all'Italia.

Le Brigate Rosse invece erano attive in uno Stato democratico e costituzionale e ricorrevano al terrorismo, al sequestro e all'omicidio di magistrati, giornalisti, sindacalisti e uomini politici, tra cui Aldo Moro.

Gli ultimi movimenti di protesta non portano contributi costruttivi e non sensibilizzano su tematiche ambientali dato che sono trasportati da un'emotività distruttiva.

Se la Resistenza è stata una guerra di liberazione contro un oppressore, l'attivismo climatico odierno è provocatorio e aggressivo, senza proposte pragmatiche e concrete che possano suscitare l'interesse dell'opinione pubblica. 

... Pensate a come trascorrerò il giorno del mio trentunesimo compleanno: inclusa tra gli autori di un evento culturale poco lontano da casa!




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