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11 marzo 2018

Etimologia e significato della parola "matrimonio":


Circa un mese fa sono stata invitata al matrimonio di un amico di famiglia.
Si è sposato nella chiesetta di un paesino in collina che in giornate limpide e soleggiate offre alla vista dei visitatori un panorama splendido, con il lago di Garda e le sue barche e le imponenti vette dei monti di fronte.
Era febbraio e il paesaggio era in effetti affascinante, seppur non nitido: il vento mi accarezzava le guance, il sole era abbastanza pallido e delle nuvole violacee all'orizzonte minacciavano triste pioggia. E il mio cuore piangeva di gioia, perché godeva della felicità di un uomo che mi conosce da sempre, praticamente da quando ero in fasce, e che mi ha sempre trattata con gentilezza e con massimo rispetto, nonostante la differenza di età piuttosto rilevante.
Solo una cosa mi è dispiaciuta: l'omelia del celebrante! Il celebrante che, invece di gioire con gli sposi e di spiegare almeno nei punti essenziali il testo del Vangelo, si è messo a parlare di unioni tra omosessuali, di uteri in affitto, di fecondazione artificiale.
Ma cavolo, godi piuttosto del fatto che un uomo e una donna hanno deciso con tutta serenità di prendersi un impegno importante che ha cambiato per sempre le loro vite, ora condivise nei gesti quotidiani e... prospettate in un progetto di allargamento della famiglia.
Questo è un post in cui, attraverso la conoscenza sia delle lingue sia della glottologia, cerco di spiegare il significato della parola matrimonio, perché il senso di questo termine dovrebbe essere chiaro a giovani, fidanzati e novelli sposi.

A) LINGUA ITALIANA, DERIVAZIONE LATINA E RADICI INDOEUROPEE:

A1) "Matrimonio", dice il dizionario di Nicola Zingarelli della lingua italiana, deriva dal latino "matrimonium", termine contrapposto a "patrimonio", e concerne "un accordo tra uomo e donna stipulato di fronte a un ufficiale civile o a un ministro di culto in cui i contraenti si impegnano a instaurare e a mantenere fra essi una comunanza di vita e di interessi".
Lo Zingarelli, a proposito di questa parola, riporta le diverse tipologie di matrimonio conosciute nella moderna società occidentale, ovvero: il matrimonio civile, eseguito di fronte a un ufficiale civile, il matrimonio religioso, celebrato da un ministro di culto, e il matrimonio canonico, svolto di fronte a un ministro di culto cattolico.

A2) Rilevante è poi specificare che "matrimonium" è un composto derivato da "mater" e da "munus".
Il Campanini-Carboni, per "munus", riporta i significati di "dono, regalo, funzione, dovere".
Madre è un termine che nelle lingue d'Europa, antiche o moderne che siano, si ripete in modo sorprendentemente simile (in realtà non molto sorprendentemente, perché oramai sapete come me che la somiglianza lessicale delle parole delle lingue europee probabilmente deriva da radici dell'indoeuropeo (lingua primordiale ricostruita!): mother (inglese), Mutter (tedesco), madre (italiano e spagnolo), mère (francese), mòr (danese e svedese), μήτηρ (mèter= in greco attico).

A3) La radice indoeuropea per "mater" è un pochino incerta: sulle dispense della mia docente è  *mah₂tēr  (h₂ è una "laringale" che, posposta alla vocale "a", scompare senza lasciare traccia), mentre sul manuale di Villar è *məter. "ə" è una vocale particolare, chiamata "schwa", termine ebraico che è traducibile in italiano con gli aggettivi di "insignificante, breve, indistinta".
Però pare che nei dibattiti linguistici tra i glottologi le cose stiano così: gli studiosi che non appoggiano la teoria delle laringali affermano l'esistenza della "schwa", per spiegarsi l'evolvere di alcuni mutamenti fonetici.





B) "MATRIMONIO" IN LINGUA GRECA E IN LINGUA LATINA:

B1)  Il vocabolo che designa il termine "matrimonio" in greco è "γάμος (=gàmos)" e il verbo
"γαμέω (=gamèo)" significa proprio "sposarsi". Il mio Montanari, come d'altronde tutti gli altri vocabolari di lingua greca antica esistenti (Rocci o Liddle-Scott), sotto a "matrimonio" mette anche l'espressione "unione sessuale".
Sì ma non è assolutamente necessaria la conoscenza della lingua greca per capire che da γάμος deriva "gamete", cellula sessuale riproduttiva. 
A questo proposito, ritengo doveroso aggiungere una breve ma importante nozione di biologia: il gamete, negli organismi eucarioti come noi umani, ha un corredo cromosomico aploide e quindi dimezzato, che diviene diploide soltanto se si fonde con un altro gamete. 


B2) In latino, se ci si attiene ai significati letterali delle parole che formano il composto, il "mater+munus" è "il dono della donna"
La donna che, nel divenire madre, dona la vita a una creatura, dona all'uomo la gioia di essere padre e fa inoltre anche un dono a se stessa e alla società: dà alla luce una creatura, che con altri piccolini nati nello stesso anno o in anni di poco precedenti, sarà il futuro, umano ed economico, della società.
E' questo che la gente non riesce a capire con i tempi che corrono!
Penso per esempio a un'intervista fatta all'attrice Cristiana Capotondi 
(per capirci, Margherita ne "Il peggior Natale della mia vita", Giada in "Come tu mi vuoi"). 
La Capotondi ha 38 anni e da diverso tempo convive con un uomo. Volevo confidarvi che sono rimasta tristemente colpita dalla risposta dell'attrice alla domanda: "Se siete così felici insieme, non desiderate sposarvi e avere figli?". 
Praticamente la risposta è stata una cosa come: "Io e Andrea stiamo benissimo così, bastiamo a noi stessi, non abbiamo bisogno di figli. E il matrimonio è un legame che rovinerebbe il nostro stupendo rapporto, è un vincolo che lo renderebbe un obbligo, che lo priverebbe della gioia. Se non siamo gelosi l'uno dell'altra è proprio per il fatto che non siamo sposati. Anzi, il segreto della nostra relazione perfetta è l'astinenza dal sesso".
In pratica, il mio problema è che non riesco a capire che cosa ci possa essere di sensato in un discorso come questo. Io rimango sempre meravigliata e tristemente sconvolta quando sento cose simili.
Brava, ora non hai nemmeno 40 anni, sei ancora giovane e continui a stare serena. 
Ma la mezza età arriva per tutti e per tutte! 
Quando ne avrai più o meno 45 inizieranno i cicli anovulatori (a causa dei quali per moltissime diventa difficilissimo concepire) e poco dopo la cinquantina, quando sarai in menopausa, magari dirai al tuo compagno: "Chissà se avessimo messo al mondo dei figli...", ma sarà troppo tardi. 
A mio avviso, una relazione etero che dura da un po' di tempo e che è caratterizzata da vera armonia e da vero dialogo e rispetto reciproco, esige un impegno concreto. 
Ciò significa che è bene dare una svolta decisiva alla propria vita e ai propri sentimenti. 
Questo comporta sicuramente sacrifici e impegni, ma credo sia un qualcosa di meraviglioso, soprattutto nell'aspetto del dono della vita.
Come scrivevo poche settimane fa, il matrimonio non è soltanto un legame giuridico, reso ufficiale sia di fronte a un funzionario o celebrante, sia di fronte a dei testimoni, sia di fronte agli invitati alla cerimonia.
Io "accolgo te come mio sposo. Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita." 

E quindi: "Io acconsento molto volentieri di condividere con te il resto dei miei giorni. Ti prometto che mi impegnerò per essere un'ottima compagna nel lungo e imprevedibile sentiero che d'ora in avanti affronteremo insieme. Ti abbraccerò e riderò con te quando ti/ci accadrà qualcosa di soddisfacente o di meraviglioso, godrò delle tue energie e delle tue risorse e le loderò il più possibile, anche più volte al giorno, soprattutto nei primi tempi del nostro matrimonio in cui, almeno io, prevedo che sarò ancora innamorata persa e non riuscirò a vedere altro che la tua bellezza, esteriore ed interiore. Ti prenderò a braccetto quando ti sentirai stanco, debole, scoraggiato o nell'enorme disgrazia in cui dovresti ammalarti. E cercherò di rendere meno dolorosi i giorni di sofferenza. Ti prometto, già da ora, che nei momenti di dolore e di amarezza avrai tutto il mio sostegno e la mia solidarietà, basta soltanto che ci parliamo, perché il parlarsi scioglie tutti i nodi del dubbio, del fraintendimento e delle incomprensioni."


C) LA SOTTILE MA SOSTANZIALE DIFFERENZA TRA "MATRIMONIO" E NOZZE" IN ITALIANO E IN INGLESE:

C1) Nella nostra lingua, "matrimonio" e "nozze" sono sinonimi?!
Sapete, i sinonimi sono le parole più difficili da trovare.
Aveva ragione il mio libro di grammatica di quinta elementare che diceva: "Sinonimi: parole diverse ma con significato simile".
Simile, non uguale.
Equivale a dire che le sfumature di significato sono più che reali, sono un aspetto che riguarda tutti noi, nella pratica della lingua parlata .
Conoscete tutti molto bene le espressioni come "nozze d'oro" o "nozze d'argento" o addirittura "nozze di diamante (= 60 anni di vita insieme)".
A differenza di "matrimonio", che riguarda "la durata della vita coniugale", le "nozze" invece fanno più riferimento al giorno in cui ci si sposa. Le nozze sono strettamente legate a quel giorno che poi, ogni anno, diviene un anniversario da ricordare e da festeggiare.

C2) In lingua inglese, ci sono due termini diversi per indicare "matrimonio" e "nozze": il primo corrisponde a "marriage", mentre il secondo è "wedding", da cui le espressioni costruite anche con dei sostantivi come: "wedding ring": "anello nuziale"; e "wedding day", ovvero, "celebrazione del matrimonio" o meglio ancora: "giorno delle nozze".
Carino il fatto che l'inglese utilizzi il termine "honeymoon" per "viaggio di nozze" e non una cosa come "wedding trip" ;-)
"Honeymoon" è anch'esso un composto, anzi, è un calco di traduzione del nostro "luna di miele".


D) HA QUINDI SENSO UTILIZZARE IL TERMINE "MATRIMONIO" PER GLI OMOSESSUALI?

E' un paragrafo che ho ritenuto corretto aggiungere, per completare questa breve ma intensa trattazione. Però non vogliatemi male!

Ripensate per qualche secondo al significato che il termine "matrimonio" porta. Inevitabile negare che la parola "madre" c'è eccome se c'è!
Quindi come sarebbe possibile un matrimonio, una cerimonia nuziale tra due uomini?
Nel resto d'Europa e del mondo (Stati Uniti, Inghilterra, Spagna, Svizzera, Svezia, Norvegia, Irlanda, Germania) li chiamano "matrimoni gay", ma sbagliano. Il controsenso è troppo evidente, è illogico, irrazionale, insensato!
Noi in Italia diciamo "unioni civili". Cioè, più o meno dei "contratti" stipulati in edifici comunali in cui due persone dello stesso sesso che si amano possono "legalizzare il loro amore" e dunque abitare nella stessa casa, assistersi nei momenti di difficoltà (economiche o di salute), forse anche ereditare quando uno dei due muore.
Ma a mio avviso non è giusto che si vada oltre!
Unioni civili sì, è un loro diritto, ma non chiamiamoli matrimoni, per favore!
Il matrimonio racchiude in sé un futuro procreativo e presume una sana eterosessualità improntata sul donarsi reciprocamente.
E poi, i figli agli omosessuali assolutamente no! Prima di tutto perché i corpi, doni di Dio, divengono oggetti commerciali, sfruttati anch'essi dal capitalismo. Soprattutto l'utero il quale, anziché nido tranquillo di sviluppo del nascituro, viene purtroppo considerato alla stregua di un appartamento o di una casa appunto in affitto: al termine della gravidanza viene pagata la gestante.
Tutto ciò che di terribile lei ha provato in quei nove mesi, come la consapevolezza di "fare figli non per tenerseli ma per venderli a dei disgraziati che non comprenderanno mai che NESSUNA PERSONA E' MERCE", non conta a nulla.
I bambini non si acquistano, si amano e si rispettano!
E l'interiorità femminile non è né in vendita né in affitto!
E' unica e irripetibile, la vera interiorità di una donna.

A proposito di uteri in affitto, il filosofo contemporaneo Diego Fusaro scrive:

L’utero in affitto è una pratica abominevole:
a) è l’apice del classismo, perché permette a chi è danaroso di affittare l’utero di donne proletarie e disoccupate, “libere” astrattamente di farlo e materialmente costrette a farlo dalla loro condizione economica;
b) è il non plus ultra della reificazione
, giacché considera il corpo della donna alla stregua di una merce disponibile e manipolabile, e il corpo del nascituro come se fosse una merce on demand, programmabile per l’acquisto da parte dell’individuo consumatore portatore di volontà di potenza smisurata;
c) è la vittoria del capitale, che ci fa credere che la libertà sia la possibilità per l’individuo di fare tutto ciò che vuole, a patto che possa permetterselo economicamente. Libertà reificata, libertà falsa, libertà ricavata per astrazione del mondo della circolazione delle merci. (...)"


Purtroppo queste deleterie pratiche di acquisto vengono considerate "legittime", anzi, un'altra persona che frequenta la mia famiglia e che è brillantemente laureata in Lettere, ha addirittura detto una sera: "Si tratta di donne che con generosità, dopo aver partorito, lasciano i loro figli ad altri che non possono avene. Fanno un favore."
Questo soltanto per farvi capire che non è una laurea che rende sensibili le persone, o comunque in grado di andare a fondo delle cose, ragionando secondo una buona morale.
La cultura letteraria non serve a un c***o se non è accompagnata anche da un minimo di delicatezza e di maturità nel valutare questioni etiche che coinvolgono la dignità delle persone.





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