"Il marito di Elena", G. Verga:
16) IL FALLIMENTO ESISTENZIALE
Il marito di Elena, scritto nel 1882, è un romanzo psicologico di poco posteriore ai Malavoglia.
A) INCIPIT:
Camilla picchiò all'uscio mentre i genitori stavano per andare a letto e disse: "Elena è fuggita".
Don Liborio rimase con lo stivaletto in mano, sbalordito. Poi andò ad aprire zoppicando, pallido come un morto.
La figliuola, con la sua voce calma di ragazza clorotica, ripetè tranquillamente: "L'ho cercata dappertutto. Non c'è più".
Allora la mamma si rizzò a sedere sul letto e cominciò a strillare: "M'hanno rubata mia figlia!".
Ma chi è Elena? Per quale motivo è fuggita?
B) PERSONAGGI PRINCIPALI:
Napoli, fine XIX° secolo.
Elena e Camilla sono le figlie di Don Liborio, funzionario borbonico in pensione.
Le ragazze, appartenenti all'alta borghesia, sono state educate ad una vita di agi: è stata loro impartita una cultura letteraria e musicale. Oltretutto, in entrambe appare chiara anche la predisposizione al ricamo.
Dal momento che la loro condizione economica è molto agiata, non hanno necessità di trovare un lavoro, bensì dei mariti facoltosi.
Camilla è fidanzata da anni con Roberto.
Si tratta di una coppia "tiepida": i due giovani sembrano non evolvere mai e il loro affetto reciproco sembra ridotto "a lumicino".
Roberto infatti, pur frequentando da diversi anni la casa di Don Liborio, nel suo ambiente lavorativo non ottiene mai una promozione che comporterebbe la concretizzazione del matrimonio, oltre ad un significativo aumento di stipendio.
Elena e Cesare, invece, risultano attratti l'uno dall'altra sin dal primo istante in cui si incontrano. Hanno poco più di vent'anni e nessuno di loro due ha mai sperimentato relazioni profonde e autentiche.
Inoltre, né l'uno né l'altra sanno che cosa sia effettivamente l'amore vero: se da un lato la ragazza è sempre stata protetta tra le mura domestiche e ha goduto di precettori a domicilio, dall'altro, Cesare è stato spedito in un collegio per molti anni per volontà di uno zio sacerdote.
La fuga di Elena e Cesare è una reazione puramente emotiva ed istintiva, scaturita a seguito della scoperta da parte dei genitori di Elena di un segreto scambio epistolare tra i due giovani.
Prima del matrimonio i due ragazzi trascorrono molte ore da soli la notte, lungo le strade deserte di Napoli, lontani dalle rispettive famiglie.
Solo in quel momento prendono atto sia della loro mancanza di mezzi economici che di prospettive concrete per il futuro.
D'altronde, nei primi capitoli di quest'opera, Cesare Dorello è un neo-laureato in Legge senza lavoro che deve ancora iniziare un praticantato presso uno studio legale cittadino.
Tra Elena e Cesare la differenza di classe sociale è evidente e influirà molto, nel corso dei successivi capitoli del romanzo, sulla qualità della loro relazione coniugale.
Già i lettori riescono ad intuirlo mediante le seguenti asserzioni dell'autore:
Da ragazzo (Cesare) era sempre vissuto in mezzo a quella miseria decente che stende una tinta grigia su tutti gli atti della vita e li regola con un calcolo implacabile, che dà un'enorme importanza alla ricchezza per il penoso e continuo contrasto tra l'essere e l'apparire.
C) IL MATRIMONIO TRA ELENA E CESARE:
Dopo le nozze, Elena e Cesare si stabiliscono presso la tenuta di Rosamarina, ad Altavilla.
In questa breve parte del romanzo, la ragazza sembra felice, spensierata, adorante verso il marito, ben inserita in un contesto di vita di campagna.
All'alba correva nei campi velati dalla nebbia del mattino, in mezzo alle allodole che si levavano trillando verso il cielo color di madreperla, ancora spettinata, senza guanti, tenendo a due mani il lembo del vestito, respirando a pieni polmoni l'aria frizzante e imbalsamata di ramerino. Godeva in sentire la frescura della rugiada sotto i piedi. Le piaceva sdraiarsi sull'erba sempre verde, in mezzo al folto delle macchie, nelle ore calde del meriggio, supina, colle braccia in croce sotto l'occipite (...).
Elena era forse la sola che fosse orgogliosa di possedere quel paesaggio. Il sentimento della proprietà nasceva e si sviluppava in lei con alcunché di artistico e di raffinato. Quando il sole tramontava nella sua vigna, aveva là, e non altrove, quegli ultimi effetti di luce calda e dorata sulle foglie ingiallite, sul verde cupo dei roveti che imboscavano il vallone, sulla grigia montagna di granito tinta di roseo e di violetto pallido.
Tuttavia, questa beatitudine dura poco.
Cesare vive molto al di sopra delle proprie possibilità economiche per assecondare i desideri di sfarzo e di vita sociale intensa e dispendiosa di una moglie viziosa e viziata, senza mai dirle chiaramente di essere sommerso dai debiti.
Si tratta di una vita coniugale all'insegna dell'incomunicabilità!
E qui, per antitesi e per contrapposizione, vorrei ricordare in modo sommario i contenuti della canzone Mirrors di Justin Timberlake, uscita nella ormai lontana primavera del 2013:
"It's like you're my mirror, my mirror staring back at me / I'm looking right at the other half of me".
In quel periodo era il mio brano preferito e, a mio avviso, il migliore di quel cantante statunitense.
Il volto, gli occhi e l'interiorità della persona amata divengono uno specchio di ciò che si prova nelle relazioni in cui la nudità emotiva precede quella fisica e, soprattutto, se il dialogo è la modalità con cui due persone tengono viva la relazione.
Che ricordo che ho sbloccato... stavo terminando il penultimo anno di liceo e quelle parole mi facevano sognare oltre lo schifo e le ipocrisie del liceo.
Ad ogni modo, il passaggio che sto per citare è emblematico e chiarisce come il non detto diventi fonte di disagio e di imbarazzo per paura di perdere l'amore, l'affetto e la stima:
Cesare, nelle maggiori effusioni del suo affetto, subiva un inesplicabile imbarazzo vicino a lei; sembrava che una parte di quella donna, entrata a metà in tutta la sua esistenza, che faceva parte di sé, gli fosse rimasta estranea e sconosciuta. Allorché se la teneva fra le braccia, stretta, e non avrebbe voluto lasciarla più, sentiva una specie di sgomento (...).
Elena, a poco a poco, diventa insofferente e infastidita dal marito.
Nel corso della storia lo tradisce più volte: la prima con Don Peppino, il figlio della baronessa del paese vicino alla loro villetta.
Ho trovato curiosa la lettura di una similitudine che Verga attribuisce a quel che Don Peppino prova per Elena dato che lo definisce ossessionato da lei come un tredicenne.
Come un tredicenne... è quindi un amore profondo, equilibrato ed autentico?
No, è una fissazione.
Come le prime forti attrazioni che si provano all'inizio dell'adolescenza, in un'età, i tredici anni, nella quale il corpo è in pieno cambiamento, la corteccia pre-frontale in via di sviluppo e la sinaptogenesi ancora molto rapida, secondo la neuropsichiatra Sarah Blakemore.
Non molto tempo dopo la fine dell'attrazione tra lei e Don Peppino, Elena instaura una relazione che presto diviene un rapporto fatto di intensa fisicità con il giovane Cataldi.
Ecco come l'autore ci presenta questa figura:
Cataldi era un giovanotto il quale spendeva pazzamente il denaro che non aveva, biondo e delicato come una fanciulla, bel giocatore carico di debiti, audace cogli uomini e impertinente con le signore. Elena sorrideva volentieri con quel pazzo (...)
Eppure, questo personaggio si dimostra estremamente lucido quando descrive il carattere di Elena:
"Ella non amerà mai altri che se stessa".
Alla giovane donna si rivolge così, in modo decisamente sfacciato:
"Voi avete tutti i miei difetti. Siete egoista, insensibile, vana. Voi non amerete mai".
Forse alcuni di voi si staranno chiedendo: ma è veramente innamorato di lei? L'ha mai amata davvero e con sincerità?
No! Prima la seduce e poi la abbandona, partendo per gli Stati Uniti.
Personalmente considero Cataldi un uomo sveglio, brillante ed intraprendente. Tuttavia, la sua gran dose di cinismo e di narcisismo trasforma la sua schiettezza in maleducata sfacciataggine, non rendendolo capace di rispettare gli altri né di volere il loro bene.
Infine, degno di menzione è anche il Duca Aragno che, durante i ricevimenti, le dedica addirittura delle poesie con la finalità di esaltarla. Anche questo: che personaggio penoso!
Cesare come reagisce pur sapendo?
Si mostra quasi sempre taciturno, cupo e geloso, dato che Elena è molto più a suo agio la sera in società che non in sua compagnia.
Quando, ad esempio, scopre il tradimento della moglie con Cataldi, non riesce ad affrontare l'argomento, pur soffrendo moltissimo.
A mio modesto avviso, quando ci si accorge di un episodio così grave come l'infedeltà da parte dell'altro coniuge, meglio litigare urlando con il pianto in gola piuttosto che allontanarsi da casa, camminare ore e ore in strada, cenare tardi, con le lacrime che scendono copiose e da soli con una minestrina e avvicinarsi al letto coniugale accarezzando i capelli alla moglie.
Questa, di fatto, è la debolissima e un po' contraddittoria reazione di Cesare.
Si tratta di un uomo avvilito per due ragioni:
- la sua vita coniugale è un vero disastro. A causa di questa stessa deve far fronte ad un sacco di debiti, motivo per cui continua a chiedere soldi allo zio parroco e agli amici.
- Si rende conto che la strada per emergere nel suo settore professionale è molto ardua.
Dopo diversi anni in veste di avvocato che non vince mai una causa in tribunale, Cesare diviene procuratore legale, posizione che suscita giudizi piuttosto pesanti da parte del suocero Don Liborio, il quale lo vorrebbe meno fragile, più ambizioso e più combattivo.
Per buona parte della lettura di questo romanzo ho pensato che, entrambi i protagonisti di questa drammatica storia, si trovino soli con i propri limiti.
Un altra tematica abbastanza significativa all'interno di questo romanzo è la solitudine. Elena e Cesare sembrano due pezzi di puzzle di cartone rovinati o rotti; e lo dimostra il fatto che quasi ogni sera, nella terrazza della loro residenza di campagna, non riescono a dirsi una parola.
Nemmeno la maternità di Elena migliora il loro rapporto.
In effetti un figlio è un dono, non il manager di un'agenzia psicologica finalizzata a risolvere gravi e tossiche problematiche coniugali.
Elena esibisce un affetto "teatrale" per la piccola Barbara.
D) L'IPOCRISIA SOCIALE NEL ROMANZO:
La domestica di Cesare ed Elena pronuncia un discorso che fa letteralmente raddrizzare le orecchie:
"Le ragazze maritate... so io quello che fanno! E le padrone anche! Se dicessi tutto quel che ho visto in questo mondo! Molte di quelle signore che portano la veste di seta non son degne di leccarmi queste ciabatte qui!".
La società italiana (ed europea) di fine Ottocento era inficiata di ipocrisie: sa da un lato era ritenuta scandalosa la fuga clandestina di due giovani superficialmente attratti l'uno dall'altra, dall'altro i tradimenti coniugali erano sopportati e, soprattutto, taciuti.
E) UNA NOTA LINGUISTICA:
In alcuni dialoghi e discorsi diretti ho notato la presenza, ancor più frequente nei romanzi del Novecento, del "che polivalente".
In questo romanzo è più ricorrente il "che polivalente" con valore causale.
Eccovi alcuni esempi:
1) Non gridare così, che (=poiché/perché altrimenti) i vicini sentono!
2) Ora dormite, che (=dal momento che) ne riparleremo domattina.
3) A Natale, che (=quando) Messero Nunzio non aveva mandati i denari del vino...
4) Ma cosa hai fatto, che (=dal momento che) non puoi tornare a casa?
5) Aspettate, che (=poiché/dal momento che) voglio accompagnarvi alla stazione.
6) Aspettate, che (=poiché/dal momento che) voglio accompagnarvi per un altro po'.
7) Quanto a perdonare, perdono, che (=dal momento che/visto che) devo andare a celebrare messa domani.
F) SIMILITUDINI SUGGESTIVE:
Ho rilevato la presenza di due similitudini di carattere spettrale, relative ad alcuni personaggi.
- Elena è, più di qualche volta, bianca come un fantasma, paragone che allude alla sua mancanza di profondità etica e psicologica. Infatti si tratta di una figura evanescente che rappresenta inoltre un ideale femminile non affatto corrispondente alla realtà della vita coniugale.
- Don Peppino compare sull'alto cavallo pugliese come un fantasma nero", presagio di un primo tradimento coniugale di Elena.
G) RIMANDI ALLA CLASSICITA':
- "... aspettava l'ultima pennellata un acquerello rappresentante una cascata argentina (...) sotto un cielo oltremare che i due viandanti, maschio e femmina, osservavano dall'alto della rupe, tenendosi per mano, quasi avessero voluto fare il salto di Leucade".
- "Don Liborio, rigido come un Bruto".






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