Le città di pianura è un film molto recente.
Nel corso di quest'estate ho voluto vederlo per ben due volte: la prima, a inizio luglio, quando l'ho trovato un film piuttosto noioso e finalizzato a diffondere un'immagine negativa e distorta della regione Veneto e dei miei corregionali.
La seconda, con Matthias, una settimana prima di Ferragosto. In questa occasione ho rivalutato la proiezione: i protagonisti mi stanno anche simpatici e, oltre a ciò, ho individuato qualche spunto di riflessione.
Le città di pianura non mi è dispiaciuto. A Matthias invece è piaciuto molto ed ha individuato molti più aspetti significativi rispetto a me.
- Il contenuto del film è un insieme di storie reali raccontate che riguardano le generazioni precedenti alla nostra. Tra queste, una serie di azioni e di scelte, qualche volta illegali oltre che scorrette, come imbucarsi alle feste, raggiungere la Slovenia per acquistare e rivendere sigarette, frequentare le case chiuse in Austria, fondare un'attività illegale e poi scappare in Argentina per evitare processi e sanzioni pesanti, fingersi dei professionisti per scroccare alcol e sigarette ad uno sconosciuto benestante proprietario di una villa.
- Nella prima scena del film un dirigente d'azienda regala ad un dipendente storico un orologio d'oro in occasione del suo pensionamento. Fino a pochi anni fa anche questo, nella nostra regione, era una tradizione. In questa parte del film è ben presente anche l'immagine, spesso falsa, dell'azienda come una grande famiglia.
- Alcune delle tematiche fondamentali dell'opera di Francesco Sossai sono la decadenza industriale del Veneto orientale, il problema, molto conosciuto, dell'alcolismo nella nostra regione, la nostalgia di un tempo che non c'è più (gli anni Novanta nel caso dei due protagonisti ultra-cinquantenni, Carlo Bianchi e Doriano) e la tendenza ad un'ottica costruttivista, ben visibile in questo dialogo con Giulio, studente in Architettura che incontrano ad una festa di laurea dove, una notte, si sono imbucati:
Carlo Bianchi: «Avevamo scoperto il segreto del mondo ma non ce lo ricordiamo.»
– Giulio: «Era il segreto del mondo? Del vostro mondo o del mondo?»
– Carlo Bianchi: «E che differenza fa?»
- Con Giulio nasce un'amicizia spontanea. Doriano e Carlo, che sono due ex operai, gli vogliono bene e, pur con i loro limiti e pur con una vita di fallimenti alle spalle, diventano delle guide per questo ragazzo timido, riservato e lontano da Napoli, la sua città d'origine e lontano dalla famiglia. Lo aiutano a diventare più sciolto, più sicuro di se stesso e a cogliere le opportunità del presente prendendo iniziative con Giulia Antonia, anche se innamorarsi di lei non è il massimo: alla sua festa di laurea la ragazza sniffa cocaina in bagno con un altro giovane. Comunque, questi due ex operai non sono esempi di vita: fino agli anni Duemila lavoravano in un'azienda di occhiali (la Lux Ottica probabilmente) di cui vendevano gli scarti illegalmente. Mentre il loro amico e complice Eugenio era fuggito in Argentina una volta scoperto, Carlo e Doriano hanno speso questi guadagni in automobili di lusso.
- Carlo e Doriano vivono nel passato. Infatti in una scena, i paesi e le strade tracciati su una cartina rappresentano il tentativo di dare di nuovo un nome e un senso a un paesaggio dimenticato. I due uomini riescono a localizzare bene i bar, le trattorie, i ristoranti che fanno parte del loro mondo, ma confondono l'aeroporto di Mestre con quello di Treviso e, inoltre, non sanno nulla a proposito dei
"luoghi di cultura" o di posti che hanno un certo simbolismo architettonico come il cimitero Brion. Giulio, grazie ai suoi studi, spiega loro il significato dei materiali impiegati per costruirlo: il cemento rappresenta la solidità del monumento mentre le vetrate e le decorazioni circolari rimandano alla leggerezza. Ho pensato che questi materiali rimandano sia ad un mondo che sta scomparendo e a cui i due ex operai si sono affezionati sia alla modalità narrativa del film che tratta temi amari e pesanti, fallimenti gravi, ma con una punta di umorismo che ammorbidisce l'atmosfera.
- Il Veneto è conosciuto per le località marittime e montane. In questo film, durante una pubblicità di mobili, c'è un riferimento a San Donà di Piave, paese di pianura in provincia di Venezia ma non molto lontano dalla laguna. La pianura veneta è lo sfondo del viaggio in auto dei protagonisti e rappresenta i luoghi che hanno perso la spinta economica di 30 anni prima.
- Ho visto un'analogia con La Coscienza di Zeno. L'ultima birra, l'ultimo bicchiere non è mai davvero l'ultimo per i personaggi principali, proprio come le sigarette per Zeno Cosini. Vivono così: da alcol-dipendenti, da disoccupati cronici senza prospettive e senza obiettivi. Da una parte, il personaggio di Svevo non sa scegliere ed è pieno di contraddizioni, dall'altra, Carlo e Doriano sono persone fragili che non sentono più il bisogno di dare un senso alla loro vita.
- Sono ben presenti i pregiudizi verso Sud Italia: "è del Meridione ma è un gentiluomo" dicono i due veneti di Giulio, quando una notte, ubriachi fradici, vengono ospitati da una donna che dovrebbe essere o la madre o la sorella o comunque la parente di uno dei due. O anche nell'episodio in cui Carlo e Doriano, accompagnati da Giulio, si intrufolano nella villa di un conte, fingendosi architetti. Quando il ragazzo, l'unico davvero competente in materia di costruzioni, consiglia al conte di ricorrere al TAR, il proprietario della villa gli dice: "Bravo. Alla faccia del fatalismo del Meridione".
- Nel finale i due protagonisti mangiano un gelato. Sembra che la stagione primaverile si sia avviata e, sullo sfondo, ci sono le catene montuose del bellunese. Forse si trovano a Feltre. Il gelato più piccolo doveva essere un cono al limone, gusto amaro, invece, il gelataio ha sbagliato, si è confuso con il fiordilatte, gusto dolce. Il gelato più grande, che sembra yogurt, cade a terra, sull'asfalto, investito dai veicoli che passano lungo la strada. I due gusti rappresentano sia l'amarezza di una vita di aspettative infrante (il limone) sia quel tocco di dolcezza che Carlo e Doriano possono ancora vivere, con la loro amicizia (il fiordilatte).
A) UNA FOTOGRAFIA PARZIALE DEL VENETO:
Pur avendone compreso meglio i contenuti durante la seconda visione, vorrei comunque constatare che il film offre una visione parziale, anche se verosimile, della regione in cui vivo.
Infatti il Veneto presenta diverse sfaccettature: non tutte le zone delle province e non tutte le città offrono solide e concrete opportunità lavorative, culturali e sociali.
Si tratta di una regione che può essere suddivisa in tre parti.
1) L'Est, il nord-est e il centro-est.
Questa zona, sebbene fornita di industrie tessili e metalmeccaniche e anche di un turismo balneare di eccellente fatturato in località come Jesolo e Caorle, presenta luoghi di pianura malinconici e desolati. Tra questi Quarto d'Altino (VE), Musile di Piave (VE), Zerobranco (TV), Mogliano Veneto (TV) e Scorzè (TV): paesi con capannoni abbandonati, alcune case diroccate e strade ai cui margini possono esserci fossati molto profondi (a Musile di Piave, ad esempio).
Il geografo Armànd Fremont li definirebbe "spazi rurbani", ovvero, zone piuttosto distanti dai centri cittadini che presentano sia una larghissima distesa di campi coltivati sia aziende agricole, industrie, cantieri che hanno contribuito a modificare il modo di abitare il paesaggio.
Belluno, capoluogo ai piedi delle Dolomiti, comprende monumenti storici piuttosto rilevanti e il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, oltre al territorio del Cadore.
Infine, la provincia di Vicenza, conosciuta per le industrie termo-idrauliche ed elettroniche oltre che per le attività edilizie e di lavorazione dell'oro, presenta una discreta varietà di paesaggi naturali, dall'Altopiano di Asiago ai Colli Berici ai territori fertili e pianeggianti attraversati dai fiumi Brenta e dal Bacchiglione.
2) L'Ovest e il nord-ovest.
Si tratta della zona in cui viviamo noi, che confina a nord con il Trentino e la Val d'Adige. Il paesaggio è molto variegato dato che comprende le località dei Monti della Lessinia, la sponda veronese del Lago di Garda, da Peschiera a Malcesine, zone di pianura come Villafranca e Valeggio sul Mincio, un capoluogo con una storia millenaria, le colline moreniche, le colline della Valpantena e della Valpolicella.
In quest'area proliferano non soltanto industrie di automotive ma anche aziende agricole e vitivinicole, una forte "vocazione" all'export e al turismo e la lavorazione del marmo e del granito.
* Abano, in provincia di Padova, è una località conosciuta in tutta Europa per gli hotel termali. Anche la provincia di Verona risulta piuttosto ricca di stabilimenti e parchi termali (Villa Cedri, Aquardens, Villa Quaranta, Terme di Giunone, alcuni hotel termali pregiati tra Bardolino e Brenzone sul Garda).
3) Il Sud e il sud-ovest.
La Bassa veronese (Angiari, Roverchiara, Albaredo d'Adige, Castagnaro, Villa Bartolomea) e la provincia di Rovigo, invece, sono zone povere di industrie. Sperimentano ogni anno l'esodo di molti giovani diplomati e laureati che preferiscono studiare, specializzarsi e inserirsi in un mondo del lavoro molto più dinamico come quello delle altre città venete, o di Milano o anche della provincia autonoma di Trento.
B) L'EMILIA ROMAGNA: UNA REGIONE DI LIDI E DI PIANURE FATTA ANCHE DI CONTRADDIZIONI
Inevitabilmente, quando ho rivisto questo film, ho pensato anche ad un'altra regione del nord Italia fatta di luci ed ombre e di divari tra le province.
In fin dei conti, il film è ambientato probabilmente in un marzo nuvoloso e grigio, con una malinconica foschia nelle zone costiere.
Queste sono condizioni meteo che accomunano diverse aree del Veneto e dell'Emilia Romagna nello stesso periodo dell'anno, oltre a costituire lo sfondo della marginalità socio-economica di Carlo e Doriano.
Dato che conosco piuttosto bene l'Emilia Romagna, meta di diverse mie gite scolastiche o di uscite e luogo di alcune vacanze estive, sento di potervi spiegare in modo piuttosto consapevole e lucido risorse e problematiche di questa regione.
L'Emilia Romagna presenta un tasso di occupazione della propria popolazione tra i più alti in Italia, dal momento che raggiunge il 71%. Poco più di noi, dato che la popolazione degli occupati in Veneto supera di poco il 69%.
Le offerte e le opportunità lavorative, soprattutto tra Parma, Modena e Reggio Emilia, non mancano: in questo territorio spiccano l'industria manifatturiera, le imprese automobilistiche e la lavorazione della ceramica.
Oltre a ciò, il turismo balneare, soprattutto in Romagna, è consistente e rilevante, come nel Veneto orientale.
Tra Emilia e Romagna, tuttavia, esistono delle differenze non da poco.
L'Emilia è ricca di industrie, la Romagna invece presenta un'economia prevalentemente legata al turismo, alla ristorazione e all'agricoltura meccanizzata.
A Misano Adriatico e a Riccione mi sono divertita da bambina e da ragazzina ma ora queste località mi mettono malinconia: i molti condomini altissimi e a ridosso delle spiagge formano quartieri stra-colmi di viaggiatori e di turisti in estate, vuoti e semi-deserti in inverno. Lo stesso accade a Jesolo e a Caorle.
L'erosione delle coste interessa circa il 60% dei litorali emiliano-romagnoli: se ne stanno preoccupando? Non lo so.
Anche a Jesolo è emersa la stessa criticità: la vicinanza alla foce del Piave ha aggravato la perdita di arenile durante le mareggiate.
Per questo sono state adottate alcune strategie, come l'installazione di difese fisse parallele alla costa a circa 300 metri dalla riva, per contrastare la spinta delle onde, e il versamento di centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia su un tratto di due chilometri e mezzo, proveniente dai depositi marini.
Significativi e affascinanti appaiono anche alcuni "gioielli" storico-artistici dell'Emilia-Romagna: il duomo di Modena, la città di Ferrara, la città di Ravenna, la basilica di Sant'Apollinare in Classe, la Certosa di Parma, la città metropolitana di Bologna e anche Comacchio, una piccola Venezia a mio avviso tra vaste distese pianeggianti.
Non è affatto una regione che "vale meno" rispetto alla mia dal punto di vista delle risorse culturali.
A Comacchio ho constatato tuttavia sporcizia ai bordi delle strade, rifiuti, edilizia tipica del dopoguerra mai seriamente ristrutturata, un'insufficiente valorizzazione dei beni culturali presenti.
Nell'aprile 2025, sotto Pasqua, sono stata a Bologna con Matthias.
Purtroppo mi è sembrato un capoluogo di regione abbastanza alla deriva: a quartier Saragozza e anche a quartiere Navile gli spacci di droga avvengono in pieno giorno e, la sera, nelle Piadinerie si assistono a "sceneggiate bolognesi" di persone ubriache fradicie.
Oltre a questo, nel Quartiere di San Donato e in quello della Stazione, l'edilizia appare fatiscente, con i muri scrostati e i bidoni strabordanti di rifiuti.
Una parte dei portici della città sono imbrattati di graffiti e scritte e, oltre a questo, al loro interno sono evidenti situazioni di povertà e di marginalità socio-economica.
Inoltre, il complesso delle Chiese di Santo Stefano è aperto in orari molto circoscritti. Non sono mai riuscita a visitare l'interno dal momento che gli orari di apertura non mi risulta vengano rispettati.
Non vuole essere una nota antipatica la mia, quanto piuttosto la constatazione di aver visitato e sperimentato, per determinate giornate e periodi di alcuni anni, un territorio che presenta serie problematiche ecologiche e sociali, pur essendo dotato di risorse che credo i tedeschi e i danesi possano invidiare: nei loro Stati non esiste il clone di Ferrara o di Ravenna o di Bologna o, comunque, non c'è alcun complesso architettonico a Berlino o a Copenhagen che possa essere paragonato, anche solo lontanamente, alla meravigliosa Abbazia di Pomposa.
C) CARLO E DORIANO: UNA VITA AI MARGINI DELLA SOCIETA':
I due personaggi principali vivono una situazione di marginalità economica: sembrano "anti-eroi". Li definirei piuttosto irrisolti ma non depressi.
Personalmente non so se entrambi vivano nel passato: direi piuttosto in un presente stantio fatto di espedienti in cui, di tanto in tanto, vengono rievocati i "mitici" anni Novanta.
Il tempo di Carlo e Doriano, i quali sembrano non avere una casa né dei solidi legami familiari, è anche un'attesa nei confronti del ritorno di Eugenio, un amico storico emigrato in Argentina anni prima.
Tuttavia, dal momento in cui i due ex operai conoscono Giulio, emergono nel film anche il bisogno e l'importanza dei legami intergenerazionali.
Ammetto, senza difficoltà e considerandolo una nota positiva, che il regista ha ritratto le condizioni di vita di Carlo e Doriano con lucidità, obiettività e senza alcun giudizio morale.
D) ACCENNO AL TEMA ECOLOGICO:
Ho individuato qualche riferimento al degrado ambientale e all'inquinamento soprattutto nel momento in cui Carlo e Doriano imbrogliano il conte spacciandosi per architetti ed esperti ambientali: il decaduto e ormai anziano conte Luigi vorrebbe preservare il parco storico della sua villa dal progetto di ampliamento di una tangenziale.
I due imbroglioni lo illudono di poter rivedere e modificare i progetti.
In realtà loro stessi non possono fermare un'economia le cui conseguenze si riflettono già ora in una crisi climatica fatta di ondate di calore troppo lunghe!
Andrea Zanzotto, vissuto in provincia di Treviso, molto sensibile sia ai cambiamenti del paesaggio nel corso del tempo che al tema della salvaguardia del patrimonio naturale, ha denunciato l'inquinamento e l'eccessivo sfruttamento del paesaggio. Nella sua sua ultima raccolta intitolata Conglomerati (2009) il cambiamento climatico viene identificato con l'espressione "ippopotamo di calore".
Nella raccolta appena citata, il caldo eccessivo e anomalo diviene il riflesso e la conseguenza della moltiplicazione di strade che tolgono spazio al verde e agli alberi, dell'auto-distruzione capitalistica e della mercificazione delle risorse della natura.
Un esempio significativo inerente la devastazione ambientale è la poesia intitolata Rio fu:
La contrada, già Zauberkraft,
povera, sul nulla si equilibrava, volava:
ora con qualche soldo in più
piomba giù
Cento capannoni puzzolenti
la stringono come denti.
L'attuale crisi climatica potrebbe comportare un futuro molto difficile in cui i bambini e i ragazzini di adesso potrebbero dover far fronte a tempeste di sabbia e ad un clima europeo semi-arido.
Non vi nascondo che a momenti sono abbastanza angosciata per l'afa e la siccità che caratterizzano le nostre ultimissime estati.
Fino ad ora ho insegnato soprattutto storia e geografia alle scuole medie e, se nei prossimi anni mi venissero assegnate cattedre il cui orario comprende di nuovo molte ore di queste due discipline, sarei contentissima e continuerei molto volentieri le mie strategie didattiche finalizzate ad interessare gli alunni agli argomenti, declinandoli, qualche volta e quando possibile, anche dal punto di vista ecologico. Mi aiuterebbe, credo, a regolare l'eco-ansia e a convertirla in motivazione.
Anche l'aver ricoperto questo ruolo ha ulteriormente accentuato la mia sensibilità per le problematiche ambientali.
Certo, è vero, i cambiamenti climatici e gli "anni particolari" si sono verificati anche in passato: gli storici indicano la coincidenza tra l'età moderna e un periodo di mini-glaciazione e, il 1816, è ricordato come "l'anno senza estate": le ceneri di un vulcano indonesiano hanno oscurato il cielo e la polvere non ha consentito la maturazione dei raccolti in alcune zone dell'Asia e dell'Europa, provocando addirittura le gelate estive!
Tuttavia dovremmo tutti tener ben presente che il cambiamento climatico è iniziato nella seconda metà dell'Ottocento con le prime significative emissioni di anidride carbonica dovute alle industrie e ai consumi energetici, sempre più frequenti.
Lo affermano anche i dati: il clima è cambiato e la crisi idrica dovuta alla siccità è stata un problema europeo e globale (non solo italiano e spagnolo) sin da giugno 2026.
(nelle aule si iniziava già a "sentire stoffego" verso fine mese)
Ecco quanto si è ridotto il ghiacciaio della Marmolada:
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