LA POLVERIERA DI AVESA:
18) LA RESISTENZA NELL'ITALIA SETTENTRIONALE: TESTIMONIANZE SIGNIFICATIVE ANCORA POCO CONOSCIUTE
-un docufilm su una catastrofe sfiorata-
A) STRUTTURA DELLA PROIEZIONE:
Il documentario La polveriera di Avesa, della durata di mezz'ora, alterna le immagini d'archivio in bianco e nero con le diverse testimonianze recenti di chi ha vissuto la liberazione di Verona dai nazisti.
È stato proiettato sia la sera del 24 aprile, al Teatro parrocchiale di Santa Maria Ausiliatrice, sia ai Giardini Bosio di Avesa il mese successivo, sia a fine giugno a Bussolengo e anche alla Festa dell'Unità di Quinzano il 25 luglio.
I residenti di Avesa hanno partecipato attivamente in veste di attori non professionisti e, tra le immagini, ci sono anche mappe storiche in cui è visibile la collocazione delle gallerie della polveriera.
La polveriera di Avesa non è soltanto un resto del passato con funzione militare ma anche una prova di avvenuta collaborazione tra compaesani.
Nelle immagini d'archivio i dialoghi risultano molto rari, infatti sono i movimenti e le azioni dei personaggi che contano.
B) L'INTERVENTO DI DON GRAZIANI:
Nel 1945 Don Giuseppe Graziani era curato di Avesa.
Alla fine di aprile, quando le truppe naziste si stavano ritirando dalle nostre zone, la polveriera di Avesa era piena di materiale esplosivo.
Nelle prime immagini del docu-film il curato era riuscito a negoziare in modo efficace e persuasivo con le autorità tedesche e ad ottenere quindi l'autorizzazione per far svuotare immediatamente il deposito.
Tra il 25 e il 26 aprile gli abitanti di Avesa di tutte le età si sono organizzati formando una catena umana silenziosa per trasportare, dalla polveriera ai campi, trentamila pesanti casse di tritolo e disperdere il materiale poco lontano da oliveti e vigneti.
Ecco quel che un testimone ricorda:
"Ci univamo in fila, nel buio pesto, passandoci le cassette di legno pesante. Sapevamo che se un solo soldato avesse sparato o se il tempo fosse scaduto, non sarebbe rimasto più nulla del nostro paese".
C) L'ESPLOSIONE:
La mattina del 26 aprile due soldati tedeschi hanno innescato le poche mine rimaste all'interno della polveriera.
Lo scoppio, descritto e raccontato come un rimbombo tremendo, da far tremare la terra e con fumo che sembrava un fungo atomico, ha provocato la morte di otto persone e danni ad edifici.
Una dei testimoni, a seguito dell'esplosione, da bambina ha perso la madre e il fratello minore. Con loro, mezza casa è stata sventrata.
La città di Verona invece, grazie all'operazione degli abitanti di Avesa, è stata quindi salvata da una distruzione totale: pur con la demolizione di quasi tutti i suoi ponti da parte dei tedeschi in ritirata, non ha subito le conseguenze dello scoppio del materiale esplosivo.
Alla fine della guerra faceva eccezione il Ponte della Ferrovia: la struttura centrale aveva reso comunque possibile il passaggio dei carri armati degli Alleati visto che era rimasta piuttosto integra, con l'eccezione di alcune parti.
Questo ponte, su Lungadige Galtarossa, costituiva una via d'accesso fondamentale per liberare Verona senza ricorrere alle navigazioni sull'Adige.
D) CHE COSA RIMANE DELLA POLVERIERA DI AVESA?
Questo è ciò che resta della polveriera ai giorni nostri:
L'area della polveriera, raggiungibile sia dal paese di Avesa sia da sentieri escursionistici, si trova in una zona collinare a nord di Verona, ai piedi del Monte Arzan.
In collaborazione con il Club Alpino Italiano è stato tracciato un sentiero naturalistico e storico che tocca la zona della polveriera.
Durante i lavori di ripristino dei sentieri attorno alla polveriera, gli esperti hanno reperito alcune mappe storiche risalenti al XVII secolo, che hanno consentito la verifica dell'esatta posizione di tre antiche sorgenti d'acqua montane che si credevano perdute.
Inoltre, recenti studi d'archivio legati alla Biblioteca Capitolare, hanno fatto emergere documenti che collegano la polveriera di Avesa e altri depositi limitrofi ai piani cartografici della Wehrmacht, che voleva trasformare Verona nell'ultimo baluardo difensivo prima del Brennero.
E) LE COLLINE DI AVESA:
Le colline di Avesa, la cui altitudine sul livello del mare si aggira intorno ai 300 metri, sono costituite da depositi calcarei, delimitano il passaggio tra la pianura di Verona e l'altopiano della Lessinia.
Il paesaggio, modellato da cave di tufo e da terrazzamenti finalizzati alla coltivazione di ulivi e vigne, è percorso dal torrente Lorì che nasce da una risorgiva nella parte alta del paese e attraversa le valli prima di confluire nell'Adige.
In passato il torrente era una risorsa per le lavandaie di Avesa che lavoravano alle dipendenze di alberghi e famiglie benestanti della zona prima del secondo conflitto mondiale e dell'esplosione della polveriera.








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