"SENTIERI PARTIGIANI"- P. MALAGUTI (I):
"Se decidiamo di riconoscerci in quei principi di libertà e di lotta per la libertà dobbiamo accettare la sfida di non lasciare in silenzio anche le colpe, i limiti e le brutture di quella lotta".
"La Resistenza è esistita come fenomeno storico dal settembre 1943 all'aprile 1945, ma come tensione, come atteggiamento, come missione etica e civile continua ad esistere e non perde mai di senso".
Sentieri partigiani è il libro più recente di Paolo Malaguti, insegnante di Lettere in un liceo della provincia di Vicenza.
In quest'opera, l'autore coglie l'occasione per riflettere sulle contraddizioni e le ombre che presentano le fonti, le tracce e i monumenti dedicati alla Resistenza in alcune zone della pianura padana.
Le prime pagine sono dedicate ad alcune strade che Malaguti percorre in bicicletta sul Monte Grappa, tra le quali la Giardino, che include nel percorso un monumento al partigiano, e la Cadorna che porta al Sacrario fascista di Cima Grappa.
1) DUE TESTIMONIANZE STORICHE ANTITETICHE SUL GRAPPA:
... c'è l'elemento più visibile, la statua di Murer che rappresenta un uomo che leva al cielo le mani libere dalle corde spezzate che ancora gli legano i polsi. Ai piedi della statua, delle lapidi ricordano i nomi delle quattro brigate partigiane operanti sul massiccio... Infine, a fare da sfondo alla statua, una breve galleria nella quale, così ricorda un'altra lapide, sette partigiani vennero bruciati vivi dai lanciafiamme dei nazifascisti.
Il Sacrario invece è stato inaugurato durante il regime fascista.
Il sacrario fascista del Grappa può non piacere, può non piacere, può essere considerato un ecomostro ante litteram, può essere visto come un utilizzo cinico e intelligente dei morti in guerra a scopi ideologici. Ma non si può certo dire che non sia chiaro. È grandioso, solenne, massiccio, visibile, anzi, visibilissimo, fin dalla pianura. Ed è ossessivo nella ripetitività dei suoi messaggi, semplici e lineari: "Gloria a voi soldati del Grappa" è il motto che si legge in più punti.
Si tratta senza dubbio di due oggetti antitetici che ricordano episodi molto diversi della storia italiana del Novecento.
Il monumento al partigiano, poco frequentato, è stato inaugurato trent'anni dopo il rastrellamento e l'eccidio del Grappa mentre il Sacrario è stato inaugurato durante il regime fascista.
Malaguti poco dopo prosegue così:
... con l'avvento della democrazia sulle braci della Resistenza, le cose si complicano, la memoria si moltiplica, si fa caleidoscopica.
Qui credo si aprano due ordini di problemi: da un lato, i segni chiari e univoci della memoria fascista spesso continuano ad esistere e ad agire sul nostro immaginario, creando dei cortocircuiti ideologici interessanti da analizzare.
Dall'altro, la memoria frastagliata della Resistenza (ma leggi anche: degli anni di piombo, dello stragismo mafioso, della crisi della prima repubblica, del berlusconismo, anch'esso ormai storia!) sembra attuarsi in segni difficili, complicati da leggere, spesso divisivi o figli di una memoria divisa, accompagnati da code di polemiche che sembrano depotenziarne l'efficacia.
Certamente a partire dall'8 settembre 1943 il nostro paese era diviso in due, geograficamente e politicamente: a sud, l'Italia era sotto il controllo degli Alleati e sotto la giurisdizione del governo di Badoglio, a nord invece, i territori italiani erano compresi nella Repubblica di Salò, stato satellite della Germania hitleriana.
In queste pagine, Malaguti manifesta una notevole sensibilità a questa spaccatura, ben visibile nella sua storia familiare: da un lato il nonno paterno era un repubblichino, dall'altro invece, il nonno materno era una staffetta partigiana.
In realtà, già prima della Resistenza ci sono eventi che non possono essere interpretati focalizzandosi su una sola chiave di lettura.
Tra questi, il Risorgimento, l'epoca della Controriforma, l'epoca delle Crociate e quella delle invasioni barbariche.
Pensiamo soprattutto al Risorgimento: la storiografia di fine Ottocento, di stampo liberal-democratico, promuoveva una visione che lo rendeva un successo diplomatico tra Camillo Benso di Cavour e i Savoia, mentre la lettura di Gramsci vede questo periodo storico come una "rivoluzione passiva": i borghesi con Cavour hanno unificato il Paese senza coinvolgere le masse contadine.
Infine, la lettura meridionalistica evidenzia il Risorgimento come un processo traumatico per il Regno delle Due Sicilie, assoggettato dal punto di vista economico e sociale, con una violenta repressione del fenomeno del brigantaggio, sostenuto da ufficiali borbonici.
Il brigantaggio sociale post-unitario è esistito anche al nord, ad esempio in zone delle pianure veronesi, soprattutto per ragioni dovute alla miseria contadina e alle carestie.
La storia è insidiosa dal momento che è costituita da segni complicati da leggere e, talvolta, non rispondenti a verità.
Alcuni di questi sono rimasti misteriosi e non ancora decifrati, come la Lineare A che risale all'epoca cretese.
Anche la scrittura gotico-carolina è risultata difficile da decifrare, dato che manca la separazione tra le parole e la punteggiatura è assente.
D'altro canto è opportuno tener presente che sono esistiti documenti creati in epoche successive a quelle alle quali li si è voluti far risalire, come la Donazione di Costantino: nel testo, l'imperatore ringraziava Papa Silvestro I° per averlo guarito dalla lebbra e per averlo convertito al Cristianesimo; per questo motivo concedeva al Pontefice la sovranità su Roma e le insegne imperiali.
Nel Rinascimento, Lorenzo Valla ha identificato il lessico e la struttura sintattica di quel documento come appartenenti al latino medievale, non tardo-antico.
Oltre a ciò, ha individuato alcuni termini riferiti al periodo del Feudalesimo (IX° secolo).
Si ritiene quindi probabile che la falsa Donazione di Costantino sia stata redatta per giustificare l'alleanza tra lo Stato della Chiesa e i Franchi.
2) I PARTIGIANI: MARTIRI O UOMINI VICINI A NOI?
Malaguti ritiene che equiparare i partigiani a dei martiri sia esatto da un punto di vista etimologico: μάρτυς significa infatti testimone.
I partecipanti alla Resistenza sarebbero stati testimoni, con la loro vita, dell'importanza della libertà e, nell'immaginario comune, conosciuti come vittime di una morte violenta a causa delle loro idee. Più o meno come i primi cristiani, i quali manifestavano una grande e ammirevole fermezza nella Fede.
Ad ogni modo, questo insegnante distingue i "martiri" dai "caduti": questi ultimi infatti sarebbero i morti in guerre e battaglie tradizionali.
L'Italia democratica e l'Europa libera dalle dittature militari sono fondate sul sacrificio dei partigiani italiani ed europei che, pur appartenendo a correnti politiche diverse, si sono organizzati in una lotta armata per liberare l'Italia dalla dittatura.
Un mosaico complesso di ideali, che ha visto convivere comunisti, azionisti, cattolici, liberali e monarchici in un’unica grande spinta liberatoria.
Certo, il mondo non è diviso in "bianco" e "nero". Se da un lato è bene una lettura critica dei monumenti e della memoria collettiva, come ribadisce più volte l'autore all'interno del libro, dall'altro occorre riconoscere che sia le sfaccettature della Resistenza sia le sue contraddizioni sia le violenze dell'immediato dopoguerra sono già state approfondite e studiate, almeno in ambito accademico, nel corso di questi ultimi decenni.
Infatti la ricerca scientifica ha ampiamente superato la retorica monumentale per restituire una memoria consapevole e sfaccettata.
Tuttavia, più e più volte il professor Malaguti si chiede in quali modalità risulterebbe più opportuno proporre in classe ad un pubblico di adolescenti l'argomento della Resistenza partigiana:
La Resistenza come atteggiamento trasversale alle società e alle epoche storiche- come critica al potere, come competenza del disubbidire, capacità di decidere quando opporre un "no"- è un valore che va mostrato nella drammatica normalità delle cose, nella precarietà, nella limitatezza umana di chi interpretò quel ruolo.
3) IL PARTIGIANO SCARPONE:
Durante un breve soggiorno dalle parti della bassa mantovana, Malaguti viene a conoscenza della storia drammatica del partigiano Scarpone (Alcide Garagnani).
Siamo a Gonzaga, zona nella quale i repubblichini eseguivano rastrellamenti molto frequenti.
Scarpone, così soprannominato per il suo spirito di iniziativa nelle operazioni di guerriglia tra la provincia di Mantova e quella di Modena, era divenuto comandante della 43° Brigata Garibaldi.
A sorpresa, nela notte tra il 19 e il 20 dicembre del 1944, circa duecento partigiani appartenenti alle Brigate Garibaldi assediano la caserma della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) e i presidi militari occupati dalle truppe tedesche della Wehrmacht.
In particolar modo, Scarpone fa fuoco ai soldati e ne uccide una quindicina, mentre altri partigiani sottraggono ai nazi-fascisti una discreta quantità di armi e di munizioni.
Tuttavia, Alcide Garagnani perde la vita proprio durante il combattimento.
Per ritorsione, nei giorni successivi, le forze tedesche hanno fucilato sette partigiani catturati tra il poligono di tiro di Gonzaga e Mantova.
Al fine di riconoscere l'audacia che ha dimostrato durante la guerra civile e, soprattutto, durante il suo ultimo combattimento, ad Alcide Garagnani è stata conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Sia a Gonzaga che in alcuni comuni del Modenese si trovano alcuni monumenti che ricordano la figura di "Scarpone" e il suo sacrificio nella battaglia di Gonzaga.
Non sono per l'esaltazione del partigiano con il grilletto facile o per una mitizzazione della Resistenza ma non so se sia opportuno, come suggerisce Malaguti, istituire qualche monumento anche per i caduti repubblichini.
Bisogna prestare attenzione a questo aspetto: il rispetto umano nei confronti dei defunti e dei caduti è un conto, dedicare loro un monumenti è tutt'altra cosa. Il rischio concreto e pericoloso è che, con la memoria ufficiale, si finisca involontariamente per legittimare l'ideologia fascista della Repubblica di Salò che arrestava, torturava e deportava.
Costruire un monumento vuol dire dedicare uno spazio pubblico a un valore che ha fondato una comunità.
Non si deve equiparare chi ha combattuto per la libertà di tutti e chi ha preso le armi a favore di fascisti e nazisti.
Io credo sia necessario considerare che i dubbi e le proposte di Malaguti non sorgono da una sorta di nostalgia per l'ideologia fascista, ma da una priorità pedagogica a proposito di questo capitolo della nostra storia che consiste nel drammatizzare e idealizzare meno e comprendere più a fondo gli stati d'animo e le idee di chi ha deciso di contrastare l'oppressione e l'occupazione di una parte dell'esercito hitleriano, oltre che le situazioni territoriali, diverse da regione a regione.
I partigiani sono stati esseri umani valorosi ma anche imperfetti e, tuttavia, precursori della nostra Costituzione italiana.
L'algoritmo ministeriale delle graduatorie provinciali mi ha raggiunta e nominata nel pomeriggio dell'11 settembre.
Ho da pochi giorni iniziato a lavorare in una scuola media vicina a casa. Sto ricoprendo un ruolo un po' diverso dato che ho preso servizio su un posto di sostegno fino al termine delle attività didattiche.
Eppure, quasi ogni giorno, mi ritrovo ad avere a che fare anche con Italiano: a volte sono di supporto alla classe durante le lezioni di una collega, a volte svolgo attività di ripasso, riassunto e comprensione dei testi con piccoli gruppi fuori aula, a volte, in accordo con altre insegnanti, porto il mio contributo attivo quando si affronta un argomento oppure organizzo attività di riflessioni su piccoli testi.
Forse, grazie a questa esperienza di lavoro iniziata da poco, sto iniziando la mia riconciliazione con la matematica, almeno con il programma di prima media che da undicenne temevo e che ora, da adulta, ritengo decisamente facile.
Ho già conosciuto una terza media in cui molti ragazzi sanno pensare in modo profondo su un racconto e su una poesia.
In questi ultimi giorni sono stata anche in classe con una prima media fatta da ragazzini molto sensibili e veramente educati, dei "piccoli ecologisti".
Se sapeste quanta lucida consapevolezza hanno quei ragazzi, nati nell'ancora vicino 2015, sia delle problematiche ecologico-ambientali come l'inquinamento e la crisi idrica sia delle criticità dell'AI e della robotica!! Spero mi assegnino definitivamente quella classe tra un po', mi sono già relazionata piuttosto bene con molti di loro.
Essere un insegnante, ad oggi e perlomeno nel mio grado di istruzione, significa innanzitutto impostare una relazione educativa prima ancora di affrontare contenuti disciplinari, indipendentemente dal ruolo che si ricopre (posto su materia o su sostegno).




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