23 novembre 2013

Come si festeggia il primo novembre a Orsara di Puglia

Sarebbe stato opportuno da parte mia scrivere questo post all'inizio del mese, ma solo pochissimi giorni fa ho letto un articolo relativo a questa curiosa tradizione pugliese... 



A Orsara di Puglia la ricorrenza di Ognissanti viene festeggiata secondo una tradizione vecchia di secoli che nessuna moda statunitense, tantomeno quella del famigerato Halloween, potrebbe mai e poi mai soppiantare. Negli ultimi giorni di ottobre, tutti gli abitanti di Orsara si mettono al lavoro per preparare i falò che illumineranno la notte del primo novembre e per dare inizio alla manifestazione delle "Fucacoste e cocce priatorje", ovvero, dei fuochi sparsi, dei falò di rami secchi di
ginestre e delle zucche-lanterna(con sembianze umane), illuminate al loro interno e lavorate in modo creativo. 
Nei giorni che precedono la ricorrenza, Orsara vibra al ritmo di una crescente frenesia. Oltre alle zucche e ai falò, vengono anche preparate tutte le pietanze e tutti gli ingredienti che verranno consumati nella notte del primo novembre. In ogni vicolo si tiene un banchetto a base di piatti poveri ma molto gustosi.
A partire dalle ore 19 della sera del 31 ottobre, al suono delle campane della Chiesa Madre, in ogni angolo del paese si accendono i falò. 
E' così quindi che inizia una delle serate più luminose dell'anno, caratterizzata da vivaci fuochi e dall'esposizione, in tutte le strade, di zucche intagliate...         
Da lontano, proprio nell'istante in cui i falò preparati in quasi ogni angolo delle strade iniziano a scintillare, il paese sembra prendere fuoco e le fiamme riscaldano l'atmosfera di una fredda notte autunnale, donandole un grande fascino. 
Questo evento è celebrato per ricordare i defunti e per riscoprire ulteriormente il piacere della compagnia.
 A Orsara non c'è né il rito consumistico del "dolcetto o scherzetto?", né la notte delle tenebre; bensì un evento caratterizzato dalla luce e dalla condivisione di un sentimento di profondo rispetto per i defunti.

9 novembre 2013

Il messaggio del carpe diem di Orazio, utile per chi, come me, è più attento al domani che all'oggi


Sin dall'antichità, molti letterati e filosofi hanno elaborato, in prosa e in poesia, riflessioni sul destino dell'essere umano e sul tempo che scorre. 
Il poeta latino Orazio, uno dei più importanti autori vissuti nell'Età Augustea, compone alcune odi che riguardano lo scorrere del tempo inesorabile e la brevità della vita umana.
Riporto qui la traduzione e l'analisi della sua ode più famosa e, a mio parere, anche la più significativa dal punto di vista etico.



"Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi 

finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios 
temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati 
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare 
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi 
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida 
aetas: carpe diem, quam minimum credula                                                                       postero." 

"Non cercare di sapere, tanto non è lecito (saperlo), quale fine gli dei abbiano stabilito per me e quale per te, Leuconoe, e non tentare la sorte. Quanto è meglio sopportare qualunque cosa accadrà, sia che Giove ti abbia assegnato più inverni(ancora da vivere), sia che (ti abbia dato) come ultimo (questo) che ora fiacca il mar Tirreno su opposte scogliere: sii saggia, filtra i vini e recidi per un breve spazio una lunga speranza. Mentre parliamo, già sarà fuggito il tempo invidioso: cogli l'attimo, confidando il meno possibile nel domani."


Innanzitutto, è necessario precisare che nell'ode è presente un tono colloquiale, evidenziato sia dal pronome personale "tu" all'inizio del primo verso, sia dall'accenno al mare in tempesta, sia dall'anafora del quem, aggettivo interrogativo che tra l'altro, precede i pronomi personali (il primo è "quem mihi", il secondo "quem tibi"). 
La sintassi del componimento è prevalentemente paratattica.


Il poeta, raggiunta ormai la maturità della vita, si rivolge a una giovane ragazza, Leuconoe (questo nome significa: "ragazza dalla mente candida") che attende con ansia la sua vita futura e che desidera ardentemente realizzare le sue aspettative e i suoi sogni. Il poeta le consiglia di non coltivare delle speranze che potrebbero rivelarsi vane e la esorta a godere fino in fondo il presente, in particolare, le gioie e le soddisfazioni che esso le offre quotidianamente.

Orazio quindi invita a vivere con intensità ogni attimo, valorizzando il presente. 

Quando in classe abbiamo letto per la prima volta quest'ode, mi è subito venuto in mente il mio modo di vivere, o meglio, di non vivere, o meglio ancora, di vivere piuttosto male il presente. Io ho due grandi sogni: penso molto spesso non solo a tutto ciò che di meraviglioso potrei fare quando diventerò una buona insegnante ma anche all'immensa felicità che mi darà una persona disposta ad amarmi per quella che sono.  


La mia mente crea moltissime immagini riguardanti le mie grandi speranze e i miei grandi progetti per la mia vita adulta. Io credo nel mio avvenire e questo è un aspetto molto positivo, ma al contempo tendo a considerare il presente come se fosse soltanto "il tempo delle fatiche e dei sacrifici", ovvero, come se fosse un tempo in cui io devo assolutamente praticare uno studio assiduo e un'intensa analisi introspettiva (entrambe comportano impegno e fatica) al fine di realizzare un domani sereno.

A volte sono così idealista da credere per davvero che il mio avvenire sarà privo di delusioni e pieno di felicità, amore, tranquillità...

E' molto importante per me ammettere anche un'altra cosa: (anche perché ho 18 anni e a quest'età è necessario imparare ad essere sinceri con se stessi) piuttosto spesso, nella mia quotidianità, sono incline a prestare un'eccessiva importanza agli aspetti negativi    

( ovvero, a interiorizzare i piccoli torti che mi vengono fatti) mentre attribuisco un'importanza molto relativa agli aspetti positivi del mio presente (quindi alle piccole soddisfazioni e ai sentimenti di benevolenza che alcune persone provano nei miei confronti).                         

Vivo proiettando me stessa nel futuro. E non sono una persona completamente felice.  

Ma forse nessuno al mondo potrà mai raggiungere la completa felicità e la piena realizzazione di sé. 
Probabilmente, anche nella mia vita futura di donna adulta dovrò incontrare qualche ostacolo e dovrò attraversare dei periodi difficili. 

Credo anche che l'insegnamento di Orazio non sia valido soltanto per le persone come me ma anche per tutti coloro che vivono immersi nei ricordi di un passato felice e che si rifugiano in quell'epoca passata provando un senso di sfiducia nei confronti di un presente (magari doloroso).

Talvolta la realtà può essere veramente sconcertante e tragica, ma bisogna affrontarla cogliendo tutti quei piccoli segni di amore e di solidarietà che ci circondano.
Bisogna vivere, comunque.









1 novembre 2013

Notte desolata


Nella prima metà del mese di ottobre hanno purtroppo perso la vita centinaia di immigrati clandestini che cercavano di raggiungere le coste italiane per realizzare il sogno di una nuova vita. Ho composto una poesia per ricordarli e per riflettere su queste terribili tragedie.


Burrascose onde
travolgono
le giovani vite
di uomini 
che vagano
alla ricerca
di dolenti speranze.




Un vento
freddo e impetuoso
penetra
nei loro occhi inerti,
spalancati
nell'immensità
di un cielo notturno
che accoglie
le loro anime
dilaniate
dal dolore.


Solo le stelle
cantano
struggenti melodie
che si diffondono
nel silenzio
di una notte
buia e desolata.

I progressi della scienza e l'etica della responsabilità


Nel suo trattato “Galileo 2001”, illustrando alcune considerazioni personali che riguardano il progresso scientifico avvenuto negli ultimi anni, Umberto Veronesi afferma che
la bioingegneria, ovvero, la possibilità di modificare alcuni geni nelle piante e negli animali, potrà, in un futuro prossimo, sconfiggere il problema della fame grazie a piante resistenti ai parassiti, mentre la scoperta della natura e della funzione del DNA, permette agli esseri umani di padroneggiare il codice della vita e di coronare così l'antico sogno di dominare la natura. 

L'uomo infatti, ha iniziato a coltivare tale ambizione sin dai tempi di Francesco Bacone, filosofo e scienziato seicentesco, convinto che la scienza abbia il compito di dominare la natura attraverso lo studio dei fenomeni naturali. Tuttavia, Veronesi ritiene giusto considerare in modo molto attento l'etica della responsabilità allo scopo di indirizzare le potenzialità della scienza a fini utili e vantaggiosi per l'umanità. 


A tal proposito, il fisico italiano Carlo Rubbia asserisce che tra i settori di ricerca scientifica, i progressi più significativi sono stati raggiunti nell'ambito della vita e quindi divengono indispensabili sia le esigenze dell'etica sia il bisogno di considerare l'essere umano nella sua integrità. L'uomo deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni nell'ambito scientifico, considerando non soltanto i dati tecnici ma anche l'importanza della persona umana.

L'opinione del matematico Tullio Regge è molto simile a quella di Rubbia, dal momento che attribuisce la responsabilità dell'utilizzo delle scoperte scientifiche non solo agli scienziati, ma anche ai politici, ai tecnici e agli uomini d'affari che, se sottovalutano il bene dell'umanità, realizzano progetti economici proficui dal punto di vista del denaro ma dannosi per l'ambiente.
Regge esorta inoltre a”lavorare insieme” affinché si promuova l'intero progresso umano e “questi disastri (ambientali) non accadano più”.


Da una parte quindi la scienza ha ottenuto in ambito medico grandi risultati; tra questi è importante menzionare la possibilità di produrre molta insulina per curare il diabete mentre dall'altra il progresso scientifico ha causato mediante esperimenti disumani, la morte atroce delle vittime del regime nazista e la distruzione delle città giapponesi Hiroshima e Nagasaki alla fine della Seconda Guerra Mondiale. 
Alla luce degli eventi storici, è importante ricordare le parole di Papa Benedetto XVI, che mette in guardia da una scienza utilizzata in maniera poco lungimirante ”senza salvaguardare i criteri che provengono da una visione più profonda”. 
Il Pontefice, intendendo esprimere una forte apprensione sia di fronte ai rischi ambientali che potrebbero causare allarmanti variazioni climatiche, sia di fronte alla fabbricazione di armi da guerra sia a tutte le iniziative di stampo tecnico-scientifico che compromettono la vita umana, afferma che: “ Ci sono illusioni alle quali non ci si può affidare senza rischiare conseguenze disastrose per la propria e l'altrui esistenza”.

Da parte di tutti gli uomini sarebbe necessario attuare il principio di precauzione alle scoperte scientifiche in modo tale da assicurare vantaggi alla nostra vita e anche a quella delle generazioni future.
Questo principio, basato su forti implicazioni morali e sociali, invita l'uomo a limitare le applicazioni della scienza nell'attività umana, per evitare danni all'ambiente, alla salute umana e animale. 

La conferenza di Rio del 1992
Nella Conferenza sull'ambiente di Rio che si è svolta nel 1992, si dichiara che: “Per proteggere l'ambiente, un approccio cautelativo dovrebbe essere utilizzato dagli Stati in funzione delle proprie capacità... ” .
Esso suggerisce ad esempio la ricerca di soluzioni alternative all'utilizzo dei combustibili fossili, ritenuti una delle maggiori cause dei cambiamenti climatici.

Le applicazioni della scienza nella vita umana devono quindi essere regolate per rendere i progressi tecnologici utili e proficui per il genere umano.



5 ottobre 2013

L'immaginario mentale a confronto con il tempo presente nella cultura

La mia fervida passione per la letteratura mi aiuta sia a riflettere su interessanti tematiche attuali sia a valutare attentamente le differenze tra il mondo dell'immaginazione e il mondo reale.
Pochi giorni fa, il nostro insegnante di italiano ha chiesto a me e ai miei compagni di leggere e di analizzare "L'infinito", una celebre poesia scritta da uno dei più straordinari letterati italiani, Giacomo Leopardi.
Vi propongo quindi con entusiasmo il  testo e l'analisi, al fine di esprimere alcune significative riflessioni che riguardano la vita.



















 



L' "Infinito", meravigliosa lirica composta nel 1819 da Giacomo Leopardi, appartiene alla raccolta degli "Idilli" che è stata pubblicata per la prima volta nel 1826.
Il componimento è formato da quindici versi endecasillabi sciolti (senza rima).
Il poeta si trova sul Monte Tabor ("ermo colle"), un' altura solitaria nei pressi di casa Leopardi ed è seduto dinanzi a una siepe che cela ai suoi occhi il lontano orizzonte.
Si noti come, nei primi tre versi della lirica, la presenza dei dimostrativi "quest'-questa", relativi rispettivamente al colle e alla siepe, indichino in modo molto chiaro un paesaggio reale e conosciuto molto bene dall'autore.
Tuttavia, mentre egli ammira la natura che lo circonda, immagina al di là della siepe "interminati spazi", "sovrumani silenzi" e "profondissima quiete" ma avverte un sentimento di paura causato dall' idea di uno spazio così immenso che la mente umana fatica a concepire("ove per poco il cor non si spaura").
Ecco che qui ritroviamo il SUBLIME, teoria molto cara agli intellettuali romantici che designa un insieme di sensazioni indescrivibili provocate dalla contemplazione di un paesaggio burrascoso, tempestoso, pericoloso o estremamente vasto.
 A questo proposito, apro una breve parentesi per dire che mi è piaciuta moltissimo una teoria espressa nella Critica del Giudizio dal filosofo tedesco Immanuel Kant. Egli descrive il sublime dinamico come una sensazione suscitata dalla presenza di potenti forze naturali che da una parte provocano nell'essere umano un senso di profonda piccolezza materiale mentre dall'altra gli permettono di percepire il senso della sua grandezza ideale dovuta alla dignità di essere umano pensante e portatore di morale e di ideali.

Tornando invece alla poesia, per accentuare il fatto che, dal verso 4 al verso 8 il poeta sta rivolgendo l'attenzione alla sua fantasia e non più ad un paesaggio a lui noto, è utile evidenziare l'aggettivo dimostrativo "quella", riferito alla siepe, che indica un certo distacco dalla realtà.
Improvvisamente però, il suono del vento che muove i rami degli alberi, riporta alla realtà Leopardi, che paragona dunque questa sensazione uditiva, che simboleggia il tempo presente,  all' "infinito silenzio" che aveva immaginato nella sua fantasia.
In questo modo, ricorda le sue esperienze passate , ovvero, le "morte stagioni" con l'eterno e con il presente, caratterizzato dalla voce del vento.
Con questo geniale componimento, il poeta sottopone al controllo razionale la propria immaginazione e connette così  l'IMMAGINARIO MENTALE con "l'HIC et NUNC ", il qui ed ora, relativo alla realtà e al mondo della razionalità e comprende inoltre che la tendenza verso l'infinito è vana, inutile, dal momento che la mente dell'uomo è costituita da limiti. Infatti, la figura stessa dell'essere umano è molto limitata e incredibilmente piccola se viene paragonata ai fenomeni della natura e alla magnificenza di questa. 
L'espressione "mi fingo" indica proprio che Leopardi SA DI FINGERE e quindi sa benissimo anche che la vita esige sia il discernimento tra la fantasia e l'irrazionalità sia la loro conciliazione. 
Leopardi finge per un attimo spazi vastissimi e profondi silenzi e subisce il richiamo del vento al presente. Questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che se un essere umano valorizza troppo l'immaginazione o i ricordi del passato significa che vuole evitare di affrontare una realtà difficile e pesante, fatta di contraddizioni e, purtroppo, anche di tragedie e di compromessi e crede (molto grave!) di poter realizzare i sogni che coltivava in un'epoca passata ma che non sono più realizzabili nella condizione presente. 
Dall'altro lato della medaglia però, è giusto rilevare che una vita fondata esclusivamente su principi razionali è una vita arida e priva di sentimentalismo. Non si vive di sola razionalità come non si vive di sola immaginazione.

La tendenza verso l'infinito gli procura una momentanea consolazione e una momentanea astrazione dalla realtà triste e angosciante in cui vive. Bisogna infatti constatare che il 1819 è stato un pessimo anno per Leopardi per il fatto che, desideroso di condividere i suoi interessi culturali con il mondo esterno, progetta un tentativo di fuga dalla casa paterna che però fallisce. Questo fallimento, suscita in lui pensieri profondamente pessimistici nei confronti della storia e del contributo dell'essere umano nel mondo. 

 Leopardi è diverso dalla maggior parte degli intellettuali romantici i quali, per sfuggire ad una realtà frustrante, si rifugiano o nel passato o nell'immaginazione. E' soprattutto per questo che io lo ammiro.






















25 settembre 2013

Fantastici 18 anni!!!

Mancano esattamente cinque ore al mio compleanno. Divento maggiorenne. Sono emozionatissima!!!
Colgo l'occasione per descrivere i sentimenti che provo e per esporre i pensieri che in questo momento stanno attraversando la mia mente.

Compio 18 anni. Incredibile!!! Ho superato l'infanzia e sono giunta alla fine della mia adolescenza, che è stato un periodo intenso e illuminante. 
Infatti, proprio durante l'adolescenza, ho trovato degli ideali significativi in cui credere (la speranza, la pace, la tenacia) , ho scoperto la mia propensione per la poesia, ho iniziato a provare un sincero interesse per la letteratura e ho sviluppato in me sia il senso critico sia la capacità di analizzare in modo piuttosto approfondito il mio carattere. A proposito, recentemente ho letto l'enneagramma, un metodo psicologico che illustra nove tipi di personalità. Stando a questa teoria, io sono una personalità di tipo cinque con influenza quattro. Rifletto molto, trascorro diverse ore da sola dedicandomi ai miei interessi, sento il bisogno di conoscere molte cose (caratteristiche dei cinque),  adoro tutte le manifestazioni dell'arte e avverto anche il bisogno di sentirmi originale e di esprimermi attraverso la poesia (questo è tipico dei quattro).


Penso spesso con fiducia al mio futuro: l'anno prossimo, dopo il diploma, intraprenderò gli studi universitari alla facoltà di lettere. Continuerò a coltivare la mia forte passione per la letteratura e per le lingue antiche.
Impiegherò tutte le mie energie per sfruttare nel miglior modo possibile le mie capacità e per soddisfare le mie ambizioni. Quando incontrerò degli ostacoli o quando mi capiterà di dover attraversare momenti molto difficili, cercherò di confidare nelle persone che mi stanno a cuore. Voglio affrontare la vita con tenacia!!!!
La vita non è un cielo senza nuvole, nel senso che non è fatta soltanto di gioie e di gratificazioni. C'è anche il dolore, che deve essere affrontato. 

Ognuno di noi è unico al mondo e quindi, per rispetto verso se stesso, non deve consumare la sua esistenza nella più struggente malinconia ma deve valorizzare le opportunità che la vita gli offre.

Sono molto esigente con me stessa; credo nelle mie doti ma faccio fatica a perdonarmi quando non ottengo esattamente i risultati che desidero ( sia in termini di voti scolastici sia per quanto riguarda le relazioni umane).
Nella vita di tutti i giorni mi sento condizionata dall'ansia di prestazione e dalla mia voglia di dimostrare agli altri che sono brava.
Tendo a interiorizzare i dispiaceri, anche quelli più piccoli, rimugino sugli insulti e ripenso per molto tempo al comportamento di chi mi ha infastidita. Non riesco ad affrontare le persone che mi fanno stare male e in effetti tendo a conservare i miei sentimenti di rabbia per molto tempo.
Senza contare che a volte mi arrabbio per motivi molto futili.
Piango abbastanza facilmente: le disgrazie che affliggono le persone povere, incomprese ed emarginate mi rattristano; la bellezza di un film romantico e la straordinarietà di un'opera musicale o letteraria mi commuovono.
Sono contenta di cimentarmi, da ormai tre anni, con la poesia, mezzo che da una parte mi insegna a contemplare con ammirazione la natura, dall'altra mi stimola a percepire i sentimenti che provo. Mi aiuta a esprimere la parte migliore di me. 

E' dalla seconda media che immagino il mio ragazzo ideale, pieno di pregi e di ottime risorse.  Senza contare che è anche bellissimo fisicamente! Talvolta lo sogno di notte e, nei giorni in cui mi sento un po' malinconica, arrivo addirittura a desiderare che si materializzi di fronte a me, che mi stringa la mano e che mi porti in un posto stupendo (in un prato fiorito, sulla cima di un monte oppure, su una spiaggia deserta illuminata dal sole e accarezzata dal vento.)
L'ho chiamato Leonardo, proprio come il protagonista di quell'affascinante romanzo di D'Avenia "Bianca come il latte, rossa come il sangue". Darei qualsiasi cosa affinchè un ragazzo sensibile come Leonardo esistesse per davvero nella mia vita. Ma spero proprio di incontrarlo! 

 Comunque, concludo questa lunga riflessione confidandovi anche un forte sentimento di gratitudine nei confronti dei miei familiari che, con il loro modo (spesso dolce e comprensivo) di porsi con me, hanno dato un grande contributo alla realizzazione della mia personalità e al potenziamento degli aspetti positivi del mio carattere.
Loro mi hanno insegnato (e continuano a insegnarmelo) a guardare le cose in profondità.







14 settembre 2013

L'importanza del diritto allo studio: i miei propositi e le parole di Malala

Il nuovo anno scolastico è iniziato tre giorni fa. Per me è l'ultimo anno di liceo. In questi primi giorni, molti dei miei insegnanti hanno illustrato il programma che studieremo quest'anno e io nutro già una grande curiosità per alcuni argomenti che dovrò imparare e approfondire. So che sarà un anno estremamente impegnativo anche perchè vorrei proprio dare la migliore immagine di me all'esame di maturità. L'ho promesso a me stessa.

Colgo l'occasione per riportare alcune parti del discorso alla sede ONU di New York di Malala Yousafzai (molto probabilmente avete sentito parlare di lei), la sedicenne afghana che i talebani avevano cercato di uccidere.


" Oggi è un onore per me tornare a parlare dopo un lungo periodo di tempo. Essere qui con persone così importanti è un grande momento nella mia vita. Prima di tutto voglio ringraziare Dio per il quale siamo  tutti uguali e ringraziare tutti coloro che hanno pregato per una mia veloce guarigione e per una nuova vita. Non riesco a credere quanto amore le persone mi hanno dimostrato. Un sincero grazie a tutti...
Il 9 ottobre 2012 i talebani mi hanno sparato su lato sinistro della fronte. Pensavano che i proiettili mi avrebbero messa a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci. NULLA E' CAMBIATO NELLA MIA VITA, TRANNE QUESTO: DEBOLEZZA, PAURA E DISPERAZIONE SONO MORTE, FORZA, ENERGIA E CORAGGIO SONO NATI. Le mie speranze sono le stesse, i miei sogni sono gli stessi. Sono qui a parlare per il diritto all'istruzione per tutti i bambini. Voglio un'istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi. NON ODIO IL TALEBANO CHE MI HA SPARATO. Questo è il sentimento di compassione e di perdono che ho imparato da Maometto, il profeta della misericordia. 
Cari fratelli e sorelle, NOI CI RENDIAMO CONTO DELL'IMPORTANZA DELLA LUCE QUANDO SIAMO NELLE TENEBRE. Noi del nord del Pakistan,abbiamo capito l'importanza dell'istruzione quando abbiamo visto le armi. Gli estremisti hanno paure delle penne e dei libri. IL POTERE DELL'EDUCAZIONE LI SPAVENTA. Hanno paura delle donne. Uccidono le insegnanti donne.
Il mio obiettivo è che le donne diventino indipendenti e capaci di combattere per sè stesse. Facciamo appello a tutti i governi AFFINCHE' GARANTISCANO UN' ISTRUZIONE OBBLIGATORIA IN TUTTO IL MONDO PER OGNI BAMBINO.  AFFINCHE' PROTEGGANO I BAMBINI DAL DOLORE E DALLA VIOLENZA.  Facciamo appello a tutte le comunità perchè siano tolleranti e rifiutino i pregiudizi basati sulle caste, sulla fede, sul colore della pelle e garantiscano invece LIBERTA' E UGUAGLIANZA per le donne in modo che esse POSSANO FIORIRE."

"Cari fratelli e sorelle, VOGLIAMO SCUOLE E ISTRUZIONE PER IL FUTURO LUMINOSO DI OGNI BAMBINO. Nessuno ci può fermare. Alzeremo la voce per i nostri diritti. Noi crediamo nella FORZA DELLE NOSTRE PAROLE. Le nostre parole possono cambiare il mondo perchè siamo tutti insieme, uniti per la causa dell'istruzione. Non dobbiamo dimenticare che moltissime persone soffrono la povertà e l'ingiustizia, che milioni di bambini sono fuori dalle loro scuole. Cerchiamo quindi di CONDURRE UNA GLORIOSA LOTTA CONTRO L'ANALFABETISMO, LA POVERTA' E IL TERRORISMO, dobbiamo imbracciare i libri e le penne, che sono  le ARMI PIU' POTENTI. Un bambino, un insegnante, un libro, possono cambiare il mondo. L'istruzione è l'unica soluzione. L'istruzione è la prima cosa. Grazie!"


"SENTIERI PARTIGIANI"- P. MALAGUTI (II):

Ci sono altri passaggi piuttosto interessanti all'interno di Sentieri partigiani. 4) LA FINE DI BENITO MUSSOLINI: Nell'estate 2010,...