26 giugno 2026

"Le poesie di Patrizia Cavalli (II)":

Proseguo con la presentazione e le interpretazioni di altre poesie.

Alcune di queste riportate qui sotto sono poesie che riguardano la produzione poetica di Patrizia Cavalli, appartenenti soprattutto alle raccolte Il cielo e Sempre aperto teatro.


DA "IL CIELO":

C4) "Adesso che il tempo sembra tutto mio":

Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c’è richiamo e non c’è più ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l’accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.

Nei primi dieci versi l'autrice si concentra sulle proprie impressioni che derivano dalla quotidianità di vivere da sola, lontana dai familiari.


Mi colpisce, in questo componimento, soprattutto il verso "adesso che il mattino non ha mai principio", come se esistessimo soprattutto grazie alle relazioni che sperimentiamo nel corso della nostra vita. 
I rapporti tra i genitori o tra i familiari in generale modellano in parte il nostro modo di essere e di rapportarci con la realtà.

Interessante è poi anche l'ultimo verso "vorrei improvvisamente la prigione": i rapporti ci condizionano, soprattutto per quel che concerne la pratica della libertà assoluta. 

Nessuno è davvero libero di fare tutto quel che vuole, proprio per il fatto che nessun uomo è un'isola e a chiunque è dovuto il rispetto.

C5) "Maledetto sia lui, gozzoviglia di nuvole":

Maledetto sia lui, gozzoviglia di nuvole,
cielo affogato! Era proprio lassù
che doveva compiersi la mia somiglianza,
lassù così in alto, nel mutamento impalpabile
doveva avvenire la processione dei mali.
I miei occhi guardavano il cielo in ogni momento,
persino di notte, per vedere la minaccia
visibile, densissima e cupa. Ma spesso vedono
azzurri così vasti da far sentire la vergogna
del sospetto. Eppure so dal battito del mio cuore
cosa si nasconde dietro lo splendore, come
in un attimo la luce verrà scansata
dal bianco opaco, dalla tronfia corpulenza
di una nuvola e come di nuovo
verrà evocata la palude.

All'inizio, il cielo viene delineato come una "gozzoviglia di nuvole", espressione che mi ha suggerito l'idea di baldoria, di groviglio, di caos. D'altronde, il cielo al quale la Cavalli si riferisce, è lontano dal mondo umano e impalpabile per questo stesso, anche se risulta chiaro che l'osservazione del cielo, da parte della poetessa, è costante e si protrae anche di notte, come se le togliesse le ore di sonno. 

Lo stato d'animo di chi scrive però non è placido e contemplativo, bensì apprensivo: che cosa potrebbe non andare in porto nell'avvenire? 

Ad ogni modo, l'immensità del cielo azzurro è così tersa e limpida da provocare un senso di vergogna nel trascurare la bellezza del creato, alla quale viene anteposto un presagio poco felice o, comunque, una possibile preoccupazione.

Eppure lo splendore, la serenità, possono scomparire in un attimo. 

Molto significative appaiono immagini come il bianco opaco, che mi fa pensare alla neve sporcata di terra, e la tronfia corpulenza delle nubi, causa di una futura oscurità.

Il finale contiene la stagnante immagine della palude, territorio malsano che riflette uno stagnante stato di malinconia e forse anche una situazione di profonda solitudine.

Questa poesia di Patrizia Cavalli è un'antitesi dei versi della Quiete dopo la tempesta, soprattutto dell'incipit:

  1. Passata è la tempesta:
  2. odo augelli  far festa, e la gallina,
  3. tornata in su la via,
  4. che ripete il suo verso. Ecco il sereno 
  5. rompe lá da ponente, alla montagna:
  6. sgombrasi la campagna,
  7. e chiaro nella valle il fiume appare.

D) Poesie tratte dalla raccolta "Sempre aperto teatro":

D1) "Nello schiumoso caldo quasi indiano"

Nello schiumoso caldo quasi indiano
di un luglio cittadino esagerato
i residui abitanti con cautela
siedono lungamente nei caffè
cercando illusi l’aria che non c’è.
In casa chiusa, priva di faccende
io mi affaccendo intorno alla tua faccia
che entra indifferente nella mischia
dei miei pensieri e ne esce sempre intatta,
come fosse un mammozzolo di gomma
che anche a contorcerlo e a schiacciarlo
sempre ritrova la sua prima forma,
l’inerte galleggiante della mente
che più lo immergi e più violento emerge.

L'afa delineata nei primi versi ricorda i climi un po' diversi da quelli europei (anche se la cappa afosa in questi ultimi anni si fa sentire in modo estremamente pesante. Il clima è già cambiato. Siamo nel pieno di una crisi climatica e stiamo consegnando agli attuali bambini e ragazzini un pianeta febbricitante, con estati sempre più roventi e più lunghe. Basti pensare che nell'ultima settimana di maggio anche le aule al piano terra risultavano calde come forni e, ovviamente, non affatto idonee ai mesi pienamente estivi).

La seconda parte della poesia, potrebbe forse riferirsi all'incapacità di dimenticare qualcuno, anche se la relazione da poco conclusa potrebbe essere stata noiosa, stantia.

D2) "Come un popolo felice nella varietà":

Come un popolo felice nella varietà
stavano insieme meravigliosamente
le tante erbe e i fiori ai bordi della strada
per mostrarsi. Vi guardo e vi ammiro,
folte trasparenze, spighe raggiate
da mobili corone in ascensione!
Quei grani, quelle piume,
quell’invenzione di geometrie straniate
se io non le vedessi quelle forme
vibranti potrebbero in se stesse
compiacersi della propria così varia
singolarità? Possibile
che solo a noi sia dato lo stupore?


Patrizia Cavalli si riferiva al melting pot americano per caso?

Trovo ben riuscita l'analogia tra un popolo che, in sé, concilia molte culture e tradizioni, con la diversità tra un fiore e l'altro in un giardino vicino ad una strada asfaltata.

"se io non le vedessi quelle forme
vibranti potrebbero in se stesse
compiacersi della propria così varia
singolarità?"

Questa poesia si riferisce al bisogno, di ognuno di noi, di sentirci riconosciuti. 

Per cui, oltre all'ammirazione per una piccola vivace meraviglia naturale, che soltanto noi umani possiamo provare, in questi versi vedo anche un'allusione, elegante e arguta, alla singolarità di ognuno di noi che merita di essere apprezzata e accolta.


20 giugno 2026

Neo-abilitata 💝 💥


Ho raggiunto un'altra tappa importante nel mio percorso di vita.💫💥

Eccomi qui: abilitata su due gradi scolastici e su tre discipline!

Ora sono stra-contenta: i sacrifici, la dedizione a questo percorso abilitante e la voglia di progredire e di formarmi ulteriormente mi hanno fatto fare un notevole balzo di qualità che ha comportato, in questi giorni, l'inserimento a pieno titolo in prima fascia con un punteggio discreto.

Mi trovo ancora a inizio carriera, motivo per cui non posso aver già accumulato una barca di punti.

Sta di fatto che, a metà ottobre 2025, sono stata reclutata da Messa a Disposizione per alcuni mesi ed ora sono inclusa nella fascia più alta delle graduatorie provinciali e di Istituto: in poco meno di un anno mi ritrovo in una situazione incomparabilmente migliore.

Ero esterna a qualsiasi graduatoria in autunno, proprio per il fatto che volevo ripartire da zero nel mondo dell'insegnamento.

Abilitarmi equivaleva a posare dei grossi mattoni l'uno sopra l'altro per costruire la mia solida casa, ovvero, la mia realizzazione.

La prova scritta per me è andata decisamente bene ma è stata uno sforzo psico-fisico notevole dal momento che, per due ore consecutive, ho dovuto concentrarmi al massimo in modo tale da consegnare un testo chiaro e preciso, con riferimenti di tipo pedagogico e didattico, su alcune situazioni che ho osservato durante il mio tirocinio.

La sera dell'11 giugno, vigilia del mio esame orale, sentivo i crampi allo stomaco per l'ansia e la tensione.

Poi sono entrata nella stessa aula in cui, solo alcuni anni prima, seguivo corsi di Letteratura italiana e di Poesia italiana del Novecento.

L'esposizione della mia lezione simulata è andata benissimo: i membri della Commissione si muovevano appena. 

In alcuni istanti, nei loro sguardi mi sembrava di rivedere l'attenzione e l'interesse di qualche mio alunno durante questo anno scolastico.

Ah già, dettaglio tutt'altro che trascurabile: accanto a me, durante l'esame orale, ho tenuto in una busta di nylon una parte dei pensieri e dei ricordi dei ragazzi.

Ho trascorso la sera con Matthias prima in un ristorante fantastico sul Lungadige e poi alle Torricelle, ai piedi di Castel San Pietro, all'imbrunire.


Questa settimana appena trascorsa è stata di totale decompressione a seguito di un anno scolastico veramente tosto ma ricco di gratificazioni e di emozioni.

Credo che per me sia appena iniziata una delle migliori estati della mia vita.

Quell'esito finale riportato a inizio post non mi è stato affatto regalato e rispecchia solo in parte ciò che sono come insegnante. È più che altro un indice di buone competenze.


Infatti quel numero, così vicino al massimo del punteggio attribuibile,  non ha legami con i sorrisoni dolci di certi miei alunni, con la stima che diversi colleghi hanno per qualche mio metodo d'insegnamento multimediale e creativo, con gli occhi commossi e al contempo grati dei ragazzini con difficoltà di attenzione ai quali ho fornito strumenti e indicazioni per apprendere.

D'altronde, i ragazzi che frequentano le scuole medie sono germogli marzolini mentre io sono una pianta con i primi frutti in pieno giugno.
Loro sono nella "primavera della vita" e io nell'estate, nella stagione della giovinezza matura, motivo per cui sono tenuta a responsabilizzarli e a divenire una guida, un faro che illumina il blu crepuscolare.



A me piace relazionarmi con i pre-adolescenti e vi confermo che, oggettivamente, sono portata.

Inoltre penso di aver acquisito, nel corso di quest'anno, buoni e validi strumenti per essere una figura educativa solida e di rilievo.

In questa prima settimana di ferie sono sorte polemiche e discussioni social a proposito della lunga pausa estiva degli studenti italiani e delle difficoltà di gestione di questo periodo, relativamente lungo, per le famiglie.

Nell'eventualità in cui venisse modificato il calendario scolastico o si decidesse di tenere le scuole aperte per alcune settimane nel periodo estivo, potrei anche dare disponibilità tra il 10 giugno e il 10 luglio, in particolar modo, negli anni in cui non sarò nelle commissioni d'esame (poi però ho il sacrosanto diritto di staccare dato che il mio è un lavoro, non è soltanto una passione). 

Ma a determinate condizioni:
  • Se il MIM si impegna a stanziare fondi consistenti per adattare l'edilizia scolastica alle estati torride che saranno sempre più frequenti.
  • Se potrò scegliere di lavorare, in quel mese estivo, su turni e in determinati giorni concordati con alcuni colleghi e con  educatori. (Ho e voglio avere una vita anch'io oltre la scuola!).
  • Se i genitori non pretenderanno che io spieghi la peste del Trecento, le disuguaglianze economiche del continente Europeo, il Congresso di Vienna del 1815, i paesaggi naturali e le contraddizioni sociali del Sudafrica. O peggio ancora, che non pretendano lezioni sui sonetti di Petrarca o su Pirandello o sull'Eneide, poema che nessun insegnante di Lettere riesce ad affrontare in prima media. Dovrei progettare attività come ad esempio risoluzioni di misteri storico-letterari, piccoli laboratori di letto-scrittura o enigmi geografici. Quindi non delle vere e proprie lezioni.
Quando ero ragazzina io esistevano principalmente due alternative: il Grest parrocchiale e i mini-club sportivi. Entrambi prevedevano costi molto accessibili.
Ora ho l'impressione che le iniziative estive siano molte di più e anche più istruttive, con animatori o adulti comunque meglio formati e più coordinati rispetto, ad esempio, agli animatori e ai responsabili di un Grest parrocchiale. 
Tuttavia i prezzi sono vertiginosamente aumentati.

I miei ragazzi... li rivorrei accanto a me in questo momento.
Sono stati parte della mia motivazione professionale.
Dovremmo, noi adulti, valorizzare i loro modi genuini, il loro potenziale. Dovremmo considerarli germogli e promesse, affinché ci permettano di comprendere che l'individualismo è un modus vivendi sterile e che è necessario, ora più che mai, progettare un'umanità futura con maggior solidarietà tra i popoli, meno disuguaglianze e più attenzione all'ambiente.
I dodicenni e i tredicenni non sono soltanto dei consumatori o degli utenti che aderiscono ad attività extra-scolastiche, sportive, artistiche. 
Terrò presente sempre anche questo aspetto, indipendentemente dall'Istituto in cui mi troverò.



17 giugno 2026

Le poesie di Patrizia Cavalli (I):

12) PATRIZIA CAVALLI

A) NOTE BIOGRAFICHE:

Nata a Todi, in Umbria, nel 1947, Patrizia Cavalli è vissuta a Roma per molti anni, la stessa città nella quale si è laureata in Filosofia.

La prima raccolta di poesie di Patrizia Cavalli, intitolata Le mie poesie non cambieranno il mondo, è dedicata ad Elsa Morante, una delle prime figure nel panorama intellettuale italiano ad aver intuito il suo talento.

Sono poi seguite altre raccolte: Il cielo, Sempre aperto teatro, con passi giapponesi e Vita meravigliosa.

Patrizia Cavalli si è occupata anche del mondo del teatro: ha tradotto opere teatrali come La tempesta, Sogno di una notte di mezza estate e Otello di Shakespeare e ha scritto due drammi per la Rai: Il guardiano dei porci e La bella addormentata.

È mancata nell'estate 2022 dopo una lunga malattia.

Riporto il commento che Alfonso Berardinelli, critico letterario e, per diversi anni, docente di Letteratura Italiana contemporanea a Venezia, ha scritto a proposito dell'opera poetica di Patrizia Cavalli:

"Le sue poesie vivono di una complessa tecnica poetica accompagnata da un lessico e da una sintassi proprie della nostra lingua contemporanea. Il suo linguaggio è quotidiano e familiare.

Patrizia si rivela nella sua grande umanità, mostrando quel perpetuo giudizio verso di sé che le costò fatica per poter trovare l’armonia. Quest’ultima la ricercò nella purezza della poesia, capace di guarire e curare quest’imprecisione e questo disordine che scorgeva dentro di sé."

Personalmente ho trovato più interessante le poesie della Cavalli trentenne. Qui ve ne propongo alcune con le mie interpretazioni.

Nel prossimo post prevedo di inserire anche qualche poesia scritta in età più matura.

B) DA "LE MIE POESIE NON CAMBIERANNO IL MONDO":

B1) "Né morte né pazzia mi prenderà":

Né morte né pazzia mi prenderà:
un tremore nelle vene forse
un’acuta risata, un ingorgo
del sangue, un’ebbrezza limitata.

Per morte ci si riferisce qui ad uno stato di apatia o di mancanza di ispirazione poetica, mentre la pazzia è probabilmente legata al rischio di vivere dentro di sé "un'altalena emotiva", dovuta magari anche a eventi traumatici o a tratti della personalità.

Tuttavia, a partire dal secondo verso, la poetessa non vuole cedere né alla morte interiore né alla follia: il suo "fremere per la vita" è parte della fragilità umana ma al contempo supera questa stessa dato che i componimenti poetici sono il riflesso delle emozioni dell'autrice, la quale è in grado di riconoscere le proprie sensazioni fisiche e i propri stati interiori.

B2) "Da scalfittura diventare abisso":

Da scalfittura diventare abisso,

da fragile membrana diventare

la corda tesa delle vibrazioni incostanti.


Comincia la stagione delle grandi cacce

da Aquila Reale, e la rosa

guarderà i suoi petali cadere

ad uno ad uno.

Credo che in questa breve lirica venga evocato un percorso di maturazione interiore: la scalfittura è una ferita dell'anima che permette all'autrice di evolvere, di conoscersi con maggior profondità (=abisso) e di provare anche sentimenti contrastanti sia verso il tempo passato sia nei confronti del presente (=diventare/la corda tesa delle vibrazioni incostanti).

La poesia segnala il passaggio dalla giovinezza alla piena età adulta: da un lato infatti, la stagione delle grandi cacce invita a perseguire con determinazione un obiettivo, un talento o un'aspirazione, dall'altro, la rosa che vede i suoi petali cadere, prefigura la transitorietà della vita.

Si tratta di un'immagine dolente che, con naturalezza, ho collegato con la poesia Autunno di Cardarelli: 

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.


Qui c'è un doppio significato: finisce l'estate meteorologica, simbolo anche della fine di un tempus vitae contrassegnato da vitalità ed energia. 

Per cui sia la Cavalli sia Cardarelli si dimostrano particolarmente lucidi nel constatare lo scorrere del tempo.

C) DA "IL CIELO":

C1) "Quella nuvola bianca nella sua differenza":

Quella nuvola bianca nella sua differenza
insegue l’azzurro sempre uguale:
lentamente si straccia nella trasparenza
ma per un po’ mi consola del vuoto universale.
E quando cammino per le strade
e vedo in ogni passo una partenza
vorrei accanto a me un bel viso naturale.

Questa poesia mi è piaciuta molto dal momento che, a mio avviso, è relativa alla contrapposizione tra l'originalità dell'io e la massa, soprattutto se i primi due versi vengono letti con attenzione. 

Nei versi 3 e 4 Patrizia Cavalli sembra vedere se stessa come una persona che, sebbene non si senta pienamente coinvolta o compresa dagli altri nelle relazioni quotidiane (="si straccia nella trasparenza"), ammette che i rapporti umani sono necessari per ognuno di noi, dato che l'alternativa è la solitudine con se stessi e con le proprie incertezze e angosce (="per un po' mi consola del vuoto universale").

La lirica si chiude con il desiderio di avere, accanto a sé, un volto sincero che la supporti in un mondo frenetico e, per certi aspetti, un po' monotono.

C2) "Questa volta non lascerò che l'azzurro intravisto":

Questa volta non lascerò che l’azzurro intravisto

e visto da dietro la finestra, dal margine di un tetto

all’altro, nell’unico grandioso spiegamento

della ripetizione, trasportando lo sguardo oltre

ogni limite oltre la visione delle distanze,

tentazione e ricatto di leggerezza e movimento, questa volta

non lascerò che mi corrompa nella promessa della luce.


Non lascerò che il volo degli odori, l’aria

sbattuta dai suoni e dalle ali, i rapidi baleni

di un piccione che si rispecchia nell’ombra

della grondaia, che ne ricama il bordo

passeggiando, che si getta nel vuoto per poi

risalire, mi trascinino nelle strade

per colpire il mio corpo, mutilo d’ogni geografia,

smemorato d’ogni inclinazione, per colpire

in me la piaga addormentata dello stupore.

L'interpretazione che mi viene spontaneo attribuire è la seguente: il margine del tetto è il limite, mentre l'azzurro che la poetessa intravede rappresenta l'ideale, frammentato da "elementi architettonici", tra cui il tetto e il vetro della finestra, che consentono una visione parziale e limitata. 

Come Leopardi vorrebbe andare oltre la siepe "che il guardo esclude", anche Patrizia Cavalli vorrebbe superare le distanze che la separano da un futuro un po' idealizzato o, comunque, da un ideale di perfezione.

Tuttavia, quel "non lascerò che mi corrompa nella promessa della luce", è significativo: l'autrice potrebbe avvertire il rischio di illudersi o di non valorizzare abbastanza il presente.

La seconda strofa della poesia è ben diversa dalla prima, perché sembra far trasparire un'intenzione etica da parte di chi scrive. 

Potrei parafrasarla in questo modo: "Non cadrò in qualcosa di effimero, in attività e passioni che mi riempiranno di presunzione e mi faranno dimenticare la mia natura umana".

Secondo me la poetessa vuole continuare a resistere contro la superficialità e il vuoto interiore, dato che l'illusione di poter sfuggire ai propri limiti è ritenuta una forma di arroganza.

L'azzurro intravisto dunque può essere identificato con una promessa di luce falsa, illusoria e non raggiungibile.

Credo che le due strofe siano state scritte addirittura in due giornate diverse.

C3) "Questa esistenza breve addormentata":

Questa esistenza breve addormentata

risvegliata da morti improvvise

fuochi di Bengala,

la polvere intorno ai gambi delle sedie

la luce della casa

accesa all'improvviso.

Anche qui, le tematiche principali sono la presa di coscienza del valore del tempo e la transitorietà dell'esistenza.

Questo insegna il filosofo Seneca, autore anche del De Brevitate Vitae: il tempo è un bene prezioso e inestimabile. L'esistenza umana non è breve. Il tempo scorre molto in fretta a causa della nostra incapacità di usufruire in modo proficuo del tempo che ci viene concesso.

La morte fa parte della vita e tutti noi siamo di passaggio, come suggeriscono i versi 2 e 3. 

Tuttavia, ritengo che il quarto verso, con l'immagine della polvere attorno ai gambi delle sedie, si riferisca a inerzia e vuoto interiore.

Ad ogni modo, tutto il contenuto della lirica mi fa pensare all'improvvisa morte di Reneé nell'Eleganza del riccio, un evento traumatico che risveglia Palomà, l'altra figura centrale della storia, permettendole, anche se in modo doloroso, di abbracciare la bellezza e la pienezza della vita, dato che l'eleganza consiste nell'andare oltre le apparenze: 

"Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita umana è così: molta disperazione, ma con qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso" e "Prima di morire, quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce".



7 giugno 2026

Riflessioni di fine anno scolastico (e molto a ridosso dell'esame di abilitazione)

L'ABILITAZIONE STA TERMINANDO... COME MI SENTO?

Per me è appena terminato un anno scolastico intenso e decisamente gratificante! Questo è stato il mio primo vero anno da insegnante. 

Sorprendentemente, negli ultimi mesi, sono riuscita ad attraversare con molta energia un impegnativo periodo fatto di incastri tra lavoro, lezioni a frequenza obbligatoria del percorso abilitante, impegni familiari e piccoli problemi di salute di Matthias.

Gli esami finali per l'abilitazione all'insegnamento sono imminenti: domani mattina affronterò lo scritto e venerdì 12 la parte dedicata alla lezioni simulata. 

Sono la quartultima del secondo giorno di esami orali: per me è uscita una traccia di Didattica della letteratura italiana che risulta strettamente connessa con la storia. 

Secondo i miei calcoli ho raggiunto il 94% delle presenze alle lezioni, ho ascoltato e partecipato attivamente, ho svolto i compiti assegnati in maniera puntuale, ho letto articoli e pagine di saggi consigliati e caricati dei docenti universitari sul portale online dedicato a noi insegnanti in formazione.

Non appena terminerò definitivamente questa fondamentale tappa di vita ricomincerò a leggere romanzi! Senza la fretta di divorarli e alternando anche altri interessi. 

In questo modo mi preparerò psicologicamente all'autunno. 

Per me il 2026-2027 sarà un anno scolastico particolarmente tosto, me lo sento. In questo periodo non mi conviene pensare troppo alla prossima "avventura" da insegnante. Avverto una sensazione particolare che mi fa presagire non soltanto la fatica ma anche già la toccante e meravigliosa ricchezza interiore di dodicenni e tredicenni che cercherò di valorizzare e di comprendere il più possibile.

L'esito definitivo delle prove mi verrà comunicato il 19 giugno.

Quella che sta per iniziare sarà una delle settimane più importanti della mia vita.

Ero piuttosto serena venerdì, abbastanza in ansia ieri. 

Stasera, inaspettatamente, mi sento serenissima.

La scuola mi mancherà quest'estate. 

I ragazzi mi hanno arricchita e fatta crescere. Non mi riferisco soltanto alle due classi in cui i ragazzi si sono comportati in modo rispettoso.

Negli ultimi tre mesi e mezzo mi sono resa conto del fatto che, la mia buona capacità di riflessione sulle situazioni  difficili del contesto scolastico, è derivata proprio dall'esperienza didattico-educativa con quella che è stata la mia prima media più complessa e più sfidante.

Abbastanza frequentemente i laboratori e i seminari del percorso di formazione iniziale per gli insegnanti si sono rivelati una rassicurante conferma di ciò che stavo sperimentando soprattutto con quella classe. 

Ho semplicemente appurato il fondamento scientifico-pedagogico delle mie intuizioni:

-Ad una ragazzina neo-arrivata in Italia è opportuno consegnare non soltanto una versione ridotta e semplificata dei libri di testo ma predisporre testi semplici, con frasi molto brevi e forme verbali tutte al presente indicativo. Tra l'altro qui per me è stata fondamentale la collaborazione con una collega di Lingue dello stesso istituto.

-I ragazzini con difficoltà specifiche di apprendimento o di attenzione devono poter usufruire di supporti compensativi: mappe concettuali, riassunti, schede con immagini. Tra l'altro, è bene arginare i comportamenti problematici affidando piccoli compiti e piccole responsabilità.

-La scuola non deve essere soltanto a misura degli insegnanti, come sosteneva il Ministro Gentile cento anni fa. Le classi del XXI° secolo sono molto eterogenee e l'insegnante, oltre ad assumere un ruolo di guida educativa, dovrebbe essere una sorta di direttore d'orchestra che crea armonia e che valorizza l'apporto di ogni strumento musicale, ovvero, di ogni alunno, proprio come afferma Daniel Pennac.

Che meraviglia aver sperimentato e aver interiorizzato tutto ciò!

E pensare che, fino ad appena un anno fa, dicevo a me stessa: "Avrei voluto diventare un'insegnante ma non ci sono riuscita!".

In questo periodo di vita sto raggiungendo quello che sono convinta sia il mio posto nel mondo.

IL RAPPORTO CON LE DISCIPLINE PER CUI MI STO ABILITANDO:

A fine aprile una compagna di corso, durante un lavoro a gruppi nelle stanze virtuali, mi ha dato il soprannome di "drago della didattica della storia e della geografia".

Da bambina sono cresciuta leggendo albi illustrati sulla preistoria, sulla storia delle civiltà antiche, su alcuni argomenti di storia medievale.

Non solo. Nelle mie stanze avevo un mappamondo la cui luce, a volte, mi faceva compagnia di notte. 

Inoltre, sfogliavo e leggevo sempre molto volentieri un atlante geografico con illustrazioni bellissime che aveva l'effetto di estraniarmi completamente dal mondo esterno.

Le fiabe non mi hanno mai fatta impazzire, infatti a me piaceva e piace quella che, tuttora, è considerata un'anti-fiaba a tutti gli effetti: Shrek.

Aggiungo un dettaglio simpatico: un anno mi sono fatta cucire da mia zia un vestito da regina longobarda per Carnevale! 

Cara, cara regina Teodolinda! Ti ho sempre ammirata per le tue ottime capacità di mediazione.

Ricordo poi che alle scuole medie eseguivo molto volentieri dei compiti supplementari e facoltativi di queste due discipline.

L'enorme ed evidente interesse per l'area storico-geografica è continuato fino al secondo anno di liceo incluso. 

Da non trascurare il fatto che, comunque, leggevo molto, soprattutto i romanzi classici della letteratura anglo-americana. Tra la quinta elementare e la prima media ho letto I ragazzi della Via Pàl di Ferenc Molnar e ne ero rimasta colpita oltre che impressionata.

All'inizio del triennio del liceo mi sono appassionata intensamente alla letteratura italiana: era diventata la mia disciplina preferita. 

Le mie abilità di analisi letteraria sono emerse (e direi piuttosto prepotentemente), dopo l'esame di maturità, durante tutto il percorso universitario alla facoltà di Lettere. 

Nel corso dei sei anni universitari ho ripreso a studiare e ad approfondire volentieri anche la storia alto-medievale, la geografia fisica e la geografia umana. 

Poi mi sono appassionata anche alla Linguistica, alla storia della lingua italiana, disciplina per la quale a volte mi dimenticavo di pranzare, e alla storia delle lingue indo-europee.

La mia era una tesi di laurea in Linguistica italiana sui fenomeni sintattici e lessicali individuati e analizzati in alcuni romanzi di Natalia Ginzburg.

A metà gennaio ho raccontato che, proprio a metà della prima media, mi è balenata in mente per la prima volta l'intuizione di essere portata per l'insegnamento. 

A ventisei anni, appena laureata, disponevo di un ampio e solido bagaglio culturale sia in area letteraria che in area storico-geografica. 

Tuttavia, idealizzavo l'ambiente-scuola e mi mancavano sia un po' più di esperienza di vita sia l'autostima.

Nel 2022, dopo qualche mese difficile trascorso in un paio di scuole nelle quali sono stata sommersa da problemi disciplinari anche più gravi di quelli affrontati quest'anno, ho silenziosamente pensato: "Non posso assolutamente fare questo lavoro! Mi sono sbagliata, devo cambiare strada". 

Quello è stato lo stesso anno in cui ho conosciuto Matthias.

Ho cambiato sentiero di vita e mi sono ritrovata a svolgere un lavoro pesante, di continua interazione con un pubblico non sempre cortese e rispettoso e i cui orari di lavoro comportavano il sacrificio di molte giornate festive. 

Ultimamente ritengo che anche l'esperienza da promoter per i titoli di viaggio di Italo sia stata utile: ho imparato a farmi rispettare di più e anche ad entrare in contatto con la rabbia, sentimento e stato d'animo che, da ragazzina, ho sempre faticato ad avvertire.

Ad un certo punto però, ho iniziato ad avvertire una fitta di nostalgia per l'ambiente scolastico. Nel frattempo, Matthias mi inoltrava, di tanto in tanto, video e articoli sui requisiti di accesso ai percorsi abilitanti e alle graduatorie. 

Ho trascorso buona parte della giornata del 1° gennaio 2025 a domandarmi: "E se riprovassi ad inviare candidature per le scuole?". Quello è stato il giorno in cui ho ripreso a fantasticare a proposito di situazioni scolastiche.

La lettura di un pamphlet di Susanna Tamaro inerente alla scuola è stata una sorta di scintilla la scorsa primavera.

Come una parte di voi lettori sa, quest'autunno a metà ottobre è arrivata la telefonata con la proposta di supplenza. 

Ho coperto uno spezzone consistente soprattutto nell'insegnamento delle due discipline che, fin dalla seconda elementare, mi avevano affascinata.

In quella scuola sono stata benissimo: il clima tra colleghi era per lo più collaborativo e orientato alla sensibilità nei confronti degli alunni.

Il Dirigente dell'Istituto in cui ho lavorato e svolto anche il tirocinio abilitante si è dimostrato "severo ma giusto", detta alla maniera giovanile: non è una persona rigida, è semplicemente molto coscienzioso e rigoroso.
Vi dirò di più: q
uando si accorge di avere a che fare con insegnanti motivati e impegnati a svolgere il loro lavoro nel miglior modo possibile, anche dal punto di vista umano, diventa un alleato molto affabile e prezioso.

Mi ricordo benissimo il colloquio sostenuto nel suo studio alla fine del mio secondo giorno di insegnamento: "Da un'insegnante di storia e geografia mi aspetto la massima serietà e chiarezza nel metodo di insegnamento, fondamentale per le classi prime!".

Ricordo di avergli risposto: "Metterò tutto l'impegno possibile, sono qui per lavorare bene". 

"Benissimo. Mi avvisi nel caso in cui i ragazzi le mancassero di rispetto. Interverrò io". Proprio la chiusura di colloquio che desideravo!

Come potete vedere da questi fascicoli, ci ho messo l'anima e, per interessare gli alunni, mi sono inventata di tutto.

Si tratta di fascicoli di ripasso divertenti ma non facilissimi. Meglio non affrontarli né sotto l'ombrellone, né a bordo piscina o nelle ore più calde del giorno.

Sappiate che questi due fascicoli sono stati "gli effetti delle ore di laboratori didattici" 😉

-Storia

https://drive.google.com/file/d/1O_Tlq0RKP7nBHBzKCAjWQJ68TtRSjGMz/view?usp=sharing

-Geografia

https://drive.google.com/file/d/1E4f5E9ln72qbva8zj2dn7d72SPUCupjd/view?usp=sharing

Anche per quel che concerne italiano so essere quasi altrettanto originale, però ho più esperienza di insegnamento soprattutto con le due materie menzionate sopra. 

Mi sto abilitando per poter avere più continuità didattica anche per Lingua e Letteratura italiana.

I RAGAZZI... PREZIOSI COME I GERMOGLI DEGLI ALBERI DA FRUTTO:

Durante un laboratorio di Didattica della storia e, nel bel mezzo di una pausa, avevo iniziato a confrontarmi con due compagne di corso a proposito delle esperienze di tirocinio diretto che stavamo vivendo.

Non ho retto la conversazione: non appena una di loro ha definito i componenti di una classe di prima media "infantili e immaturi" ed etichettato gli alunni di una seconda media come "cinici e insensibili", sono uscita dall'aula per non urlare.

Mi dispiace molto ci sia questa idea così pregiudiziale a proposito di persone all'inizio dell'adolescenza.

Quanta poca strada farà nel mondo della scuola e nei prossimi anni chi la pensa così!!

Ho svolto le mie ore di tirocinio in una classe prima veramente esemplare dal punto di vista comportamentale e in una seconda che, seppur tutt'altro che perfetta, rivelava in alcuni momenti una sensibilità notevole e disarmante: per poco non piangevo in aula insegnanti quando la mia collega e loro titolare ha voluto condividere alcune frasi di qualche tema.

E poi cerchiamo di ragionare: chi ha terminato la seconda media è nato nel 2013, quindi ha troppa poca vita alle spalle per poter essere già cinico e insensibile. 

Casomai un tredicenne di adesso è sfiduciato, sofferente, disorientato, insicuro. Oppure si è costruito una corazza di rabbia per proteggere se stesso da una quotidianità complicata e da una visione del futuro tutt'altro che rosea.

Attraversare il dolore a quell'età penso sia come camminare al buio nel fango sotto una pioggia torrenziale. 

Oltre a questo, ho appurato per esperienze personali che alcuni ragazzi in prima media possono manifestare una bontà e un senso di integrità che i trentenni, o gli adulti in generale, si scordano o vedono con il cannocchiale!

Sappiate che i ragazzini in prima media si stupiscono ancora per un arcobaleno nel cielo. 

In generale sono molto semplici e genuini: a quell'età si rendono perfettamente conto se una figura educativa tiene al loro bene o si trova dietro una cattedra soltanto per scaldare la sedia.

Io quella mia classe prima media complessa devo solo ringraziarla: quei ragazzi sono stati il mio pensiero pressoché costante nel corso delle lezioni del percorso abilitante.

Il motivo principale per cui mi stanno così a cuore è questo: il nostro è stato un rapporto insegnante-alunni nel quale, entrambe le parti, sono state in grado di "andare oltre le apparenze".

Infatti, se da un lato io sono riuscita a scorgere e a riconoscere la loro vivacità intellettuale e la loro profondità d'animo al di là di certi comportamenti inadeguati, dall'altro loro, nonostante la mia inesperienza, hanno riconosciuto il mio impegno, la mia dedizione e il mio potenziale di futura professionista.

"Con lei ci siamo comportati male", mi ha detto chiaramente uno di loro la penultima settimana di scuola quando ci siamo incrociati nei corridoi.

La risposta ideale, che rispecchiava la verità al 1000%, sarebbe stata (ma non potevo replicare esattamente così): "Eravate molto nervosi. Avete iniziato l'anno scolastico con un'insegnante coordinatrice che non vi ha mai fatto ragionare sulle regole. Oltre a questo, nei primi due mesi e mezzo di scuola, eravate sprovvisti del titolare di sostegno e, in questo settore, non avete goduto di alcuna continuità didattica.  Già questi sono due ottimi motivi per arrabbiarsi come iene nei confronti della scuola pubblica".

Ho chiuso i portali dell'università e i quaderni da alcune ore ormai, consapevole del fatto che, come ha affermato il professor Girelli in una sua lezione di psicologia, ho proprio assunto una "postura riflessiva" nel mio lavoro. Spero di mantenerla sempre.


"SENTIERI PARTIGIANI"- P. MALAGUTI (II):

Ci sono altri passaggi piuttosto interessanti all'interno di Sentieri partigiani. 4) LA FINE DI BENITO MUSSOLINI: Nell'estate 2010,...