Riflessioni di fine anno scolastico (e molto a ridosso dell'esame di abilitazione)

L'ABILITAZIONE STA TERMINANDO... COME MI SENTO?

Per me è appena terminato un anno scolastico intenso e decisamente gratificante! Questo è stato il mio primo vero anno da insegnante. 

Sorprendentemente, negli ultimi mesi, sono riuscita ad attraversare con molta energia un impegnativo periodo fatto di incastri tra lavoro, lezioni a frequenza obbligatoria del percorso abilitante, impegni familiari e piccoli problemi di salute di Matthias.

Gli esami finali per l'abilitazione all'insegnamento sono imminenti: domani mattina affronterò lo scritto e venerdì 12 la parte dedicata alla lezioni simulata. 

Sono la quartultima del secondo giorno di esami orali: per me è uscita una traccia di Didattica della letteratura italiana che risulta strettamente connessa con la storia. 

Secondo i miei calcoli ho raggiunto il 94% delle presenze alle lezioni, ho ascoltato e partecipato attivamente, ho svolto i compiti assegnati in maniera puntuale, ho letto articoli e pagine di saggi consigliati e caricati dei docenti universitari sulle pagine online dedicate a noi insegnanti in formazione.

Non appena terminerò definitivamente questa fondamentale tappa di vita ricomincerò a leggere romanzi! Senza la fretta di divorarli e alternando anche altri interessi. 

In questo modo mi preparerò psicologicamente all'autunno. 

Per me il 2026-2027 sarà un anno scolastico particolarmente tosto, me lo sento. In questo periodo non mi conviene pensare troppo alla prossima "avventura" da insegnante. Avverto una sensazione particolare che mi fa presagire non soltanto la fatica ma anche già la toccante e meravigliosa ricchezza interiore di dodicenni e tredicenni che che cercherò di valorizzare e di comprendere il più possibile.

L'esito definitivo delle prove mi verrà comunicato il 19 giugno.

Quella che sta per iniziare sarà una delle settimane più importanti della mia vita.

Ero piuttosto serena venerdì, abbastanza in ansia ieri. 

Stasera, inaspettatamente, mi sento serenissima.

La scuola mi mancherà quest'estate. 

I ragazzi mi hanno arricchita e fatta crescere. Non mi riferisco soltanto alle due classi in cui i ragazzi si sono comportati in modo rispettoso.

Negli ultimi tre mesi e mezzo mi sono resa conto del fatto che, la mia buona capacità di riflessione sulle situazioni sfidanti e difficili del contesto scolastico, è derivata proprio dall'esperienza didattico-educativa con quella che è stata la mia prima media più complessa e più sfidante.

Abbastanza frequentemente i laboratori e i seminari del percorso di formazione iniziale per gli insegnanti si sono rivelati una rassicurante conferma di ciò che stavo sperimentando soprattutto con quella classe. 

Ho semplicemente appurato il fondamento scientifico-pedagogico delle mie intuizioni:

-Ad una ragazzina neo-arrivata in Italia è opportuno consegnare non soltanto una versione ridotta e semplificata dei libri di testo ma predisporre testi semplici, con frasi molto brevi e forme verbali tutte al presente indicativo. Tra l'altro qui per me è stata fondamentale la collaborazione con una collega di Lingue dello stesso istituto.

-I ragazzini con difficoltà specifiche di apprendimento o di attenzione devono poter usufruire di supporti compensativi: mappe concettuali, riassunti, schede con immagini. Tra l'altro, è bene arginare i comportamenti problematici affidando piccoli compiti e piccole responsabilità.

-La scuola non deve essere soltanto a misura degli insegnanti, come sosteneva il Ministro Gentile cento anni fa. Le classi del XXI° secolo sono molto eterogenee e l'insegnante, oltre ad assumere un ruolo di guida educativa, dovrebbe essere una sorta di direttore d'orchestra che crea armonia e che valorizza l'apporto di ogni strumento musicale, ovvero, di ogni alunno, proprio come afferma Daniel Pennac.

Che meraviglia aver sperimentato e aver interiorizzato tutto ciò!

E pensare che, fino ad appena un anno fa, dicevo a me stessa: "Avrei voluto diventare un'insegnante ma non ci sono riuscita!".

In questo periodo di vita sto raggiungendo quello che sono convinta sia il mio posto nel mondo.

IL RAPPORTO CON LE DISCIPLINE PER CUI MI STO ABILITANDO:

A fine aprile una compagna di corso, durante un lavoro a gruppi nelle stanze virtuali, mi ha dato il soprannome di "drago della didattica della storia e della geografia".

Da bambina sono cresciuta leggendo albi illustrati sulla preistoria, sulla storia delle civiltà antiche, su alcuni argomenti di storia medievale.

Non solo. Nelle mie stanze avevo un mappamondo la cui luce, a volte, mi faceva compagnia di notte. 

Inoltre, sfogliavo e leggevo sempre molto volentieri un atlante geografico con illustrazioni bellissime che aveva l'effetto di estraniarmi completamente dal mondo esterno.

Le fiabe non mi hanno mai fatta impazzire, infatti a me piaceva e piace quella che, tuttora, è considerata un'anti-fiaba a tutti gli effetti: Shrek.

Aggiungo un dettaglio simpatico: un anno mi sono fatta cucire da mia zia un vestito da regina longobarda per Carnevale! 

Cara, cara regina Teodolinda! Ti ho sempre ammirata per le tue ottime capacità di mediazione.

Ricordo poi che alle scuole medie eseguivo molto volentieri dei compiti supplementari e facoltativi di queste due discipline.

L'enorme ed evidente interesse per l'area storico-geografica è continuato fino al secondo anno di liceo incluso. 

Da non trascurare il fatto che, comunque, leggevo molto, soprattutto i romanzi classici della letteratura anglo-americana. Tra la quinta elementare e la prima media ho letto I ragazzi della Via Pàl di Ferenc Molnar e ne ero rimasta colpita oltre che impressionata.

All'inizio del triennio del liceo mi sono appassionata intensamente alla letteratura italiana: era diventata la mia disciplina preferita. 

Le mie abilità di analisi letteraria sono emerse (e direi piuttosto prepotentemente), dopo l'esame di maturità, durante tutto il percorso universitario alla facoltà di Lettere. 

Nel corso dei sei anni universitari ho ripreso a studiare e ad approfondire volentieri anche la storia alto-medievale, la geografia fisica e la geografia umana. 

Poi mi sono appassionata anche alla Linguistica, alla storia della lingua italiana, disciplina per la quale a volte mi dimenticavo di pranzare, e alla storia delle lingue indo-europee.

La mia era una tesi di laurea in Linguistica italiana sui fenomeni sintattici e lessicali individuati e analizzati in alcuni romanzi di Natalia Ginzburg.

A metà gennaio ho raccontato che, proprio a metà della prima media, mi è balenata in mente per la prima volta l'intuizione di essere portata per l'insegnamento. 

A ventisei anni, appena laureata, disponevo di un ampio e solido bagaglio culturale sia in area letteraria che in area storico-geografica. 

Tuttavia, idealizzavo l'ambiente-scuola e mi mancavano sia un po' più di esperienza di vita sia l'autostima.

Nel 2022, dopo qualche mese difficile trascorso in un paio di scuole nelle quali sono stata sommersa da problemi disciplinari anche più gravi di quelli affrontati quest'anno, ho silenziosamente pensato: "Non posso assolutamente fare questo lavoro! Mi sono sbagliata, devo cambiare strada". 

Quello è stato lo stesso anno in cui ho conosciuto Matthias.

Ho cambiato sentiero di vita e mi sono ritrovata a svolgere un lavoro pesante, di continua interazione con un pubblico non sempre cortese e rispettoso e i cui orari di lavoro comportavano il sacrificio di molte giornate festive. 

Ultimamente ritengo che anche l'esperienza da promoter per i titoli di viaggio di Italo sia stata utile: ho imparato a farmi rispettare di più e anche ad entrare in contatto con la rabbia, sentimento e stato d'animo che, da ragazzina, ho sempre faticato ad avvertire.

Ad un certo punto però, ho iniziato ad avvertire una fitta di nostalgia per l'ambiente scolastico. Nel frattempo, Matthias mi inoltrava, di tanto in tanto, video e articoli sui requisiti di accesso ai percorsi abilitanti e alle graduatorie. 

Ho trascorso buona parte della giornata del 1° gennaio 2025 a domandarmi: "E se riprovassi ad inviare candidature per le scuole?". Quello è stato il giorno in cui ho ripreso a fantasticare a proposito di situazioni scolastiche.

La lettura di un pamphlet di Susanna Tamaro inerente alla scuola è stata una sorta di scintilla la scorsa primavera.

Come una parte di voi lettori sa, quest'autunno a metà ottobre è arrivata la telefonata con la proposta di supplenza. 

Ho coperto uno spezzone consistente soprattutto nell'insegnamento delle due discipline che, fin dalla seconda elementare, mi avevano affascinata.

In quella scuola sono stata benissimo: il clima tra colleghi era per lo più collaborativo e orientato alla sensibilità nei confronti degli alunni.

Il Dirigente dell'Istituto in cui ho lavorato e svolto anche il tirocinio abilitante si è dimostrato "severo ma giusto", detta alla maniera giovanile: non è una persona rigida, è semplicemente molto coscienzioso e rigoroso.
Vi dirò di più: q
uando si accorge di avere a che fare con insegnanti motivati e impegnati a svolgere il loro lavoro nel miglior modo possibile, anche dal punto di vista umano, diventa un alleato molto affabile e prezioso.

Mi ricordo benissimo il colloquio sostenuto nel suo studio alla fine del mio secondo giorno di insegnamento: "Da un'insegnante di storia e geografia mi aspetto la massima serietà e chiarezza nel metodo di insegnamento, fondamentale per le classi prime!".

Ricordo di avergli risposto: "Metterò tutto l'impegno possibile, sono qui per lavorare bene"

"Benissimo. Mi avvisi nel caso in cui i ragazzi le mancassero di rispetto. Interverrò io". Proprio la chiusura di colloquio che desideravo!

Come potete vedere da questi fascicoli, ci ho messo l'anima e, per interessare gli alunni, mi sono inventata di tutto.

Si tratta di fascicoli di ripasso divertenti ma non facilissimi. Meglio non affrontarli né sotto l'ombrellone, né a bordo piscina o nelle ore più calde del giorno.

Sappiate che questi due fascicoli sono stati "gli effetti delle ore di laboratori didattici" 😉

-Storia

https://drive.google.com/file/d/1O_Tlq0RKP7nBHBzKCAjWQJ68TtRSjGMz/view?usp=sharing

-Geografia

https://drive.google.com/file/d/1E4f5E9ln72qbva8zj2dn7d72SPUCupjd/view?usp=sharing

Anche per quel che concerne italiano so essere quasi altrettanto originale, però ho più esperienza di insegnamento soprattutto con le due materie menzionate sopra. 

Mi sto abilitando per poter avere più continuità didattica anche per Lingua e Letteratura italiana.

I RAGAZZI... PREZIOSI COME I GERMOGLI DEGLI ALBERI DA FRUTTO:

Durante un laboratorio di Didattica della storia e, nel bel mezzo di una pausa, avevo iniziato a confrontarmi con due compagne di corso a proposito delle esperienze di tirocinio diretto che stavamo vivendo.

Non ho retto la conversazione: non appena una di loro ha definito i componenti di una classe di prima media "infantili e immaturi" ed etichettato gli alunni di una seconda media come "cinici e insensibili", sono uscita dall'aula per non urlare.

Mi dispiace molto ci sia questa idea così pregiudiziale a proposito di persone all'inizio dell'adolescenza.

Quanta poca strada farà nel mondo della scuola e nei prossimi anni chi la pensa così!!

Ho svolto le mie ore di tirocinio in una classe prima veramente esemplare dal punto di vista comportamentale e in una seconda che, seppur tutt'altro che perfetta, rivelava in alcuni momenti una sensibilità notevole e disarmante: per poco non piangevo in aula insegnanti quando la mia collega e loro titolare ha voluto condividere alcune frasi di qualche tema.

E poi cerchiamo di ragionare: chi ha terminato la seconda media è nato nel 2013, quindi ha troppa poca vita alle spalle per poter essere già cinico e insensibile. 

Casomai un tredicenne di adesso è sfiduciato, sofferente, disorientato, insicuro. Oppure si è costruito una corazza di rabbia per proteggere se stesso da una quotidianità complicata e da una visione del futuro tutt'altro che rosea.

Attraversare il dolore a quell'età penso sia come camminare al buio nel fango sotto una pioggia torrenziale. 

Oltre a questo, ho appurato per esperienze personali che alcuni ragazzi in prima media possono manifestare una bontà e un senso di integrità che i trentenni, o gli adulti in generale, si scordano o vedono con il cannocchiale!

Sappiate che i ragazzini in prima media si stupiscono ancora per un arcobaleno nel cielo. 

In generale sono molto semplici e genuini: a quell'età si rendono perfettamente conto se una figura educativa tiene al loro bene o si trova dietro una cattedra soltanto per scaldare la sedia.

Io quella mua classe prima media complessa devo solo ringraziarla: quei ragazzi sono stati il mio pensiero pressoché costante nel corso delle lezioni del percorso abilitante.

Il motivo principale per cui mi stanno così a cuore è questo: il nostro è stato un rapporto insegnante-alunni nel quale, entrambe le parti, sono state in grado di "andare oltre le apparenze".

Infatti, se da un lato io sono riuscita a scorgere e a riconoscere la loro vivacità intellettuale e la loro profondità d'animo al di là di certi comportamenti inadeguati, dall'altro loro, nonostante la mia inesperienza, hanno riconosciuto il mio impegno, la mia dedizione e il mio potenziale di futura professionista.

"Con lei ci siamo comportati male", mi ha detto chiaramente uno di loro la penultima settimana di scuola quando ci siamo incrociati nei corridoi.

La risposta ideale, che rispecchiava la verità al 1000%, sarebbe stata (ma non potevo replicare esattamente così): "Eravate molto nervosi. Avete iniziato l'anno scolastico con un'insegnante coordinatrice che non vi ha mai fatto ragionare sulle regole. Oltre a questo, nei primi due mesi e mezzo di scuola, eravate sprovvisti del titolare di sostegno e, in questo settore, non avete goduto di alcuna continuità didattica.  Già questi sono due ottimi motivi per arrabbiarsi come iene nei confronti della scuola pubblica".

Ho chiuso i portali dell'università e i quaderni da alcune ore ormai, consapevole del fatto che, come ha affermato il professor Girelli in una sua lezione di psicologia, ho proprio assunto una "postura riflessiva" nel mio lavoro. Spero di mantenerla sempre.


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