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3 aprile 2025

CHE COSA SBAGLIA L'ITALIA NEI PERCORSI SCOLASTICI E FORMATIVI?

6) GIOVANI, PERCORSI SCOLASTICI E FORMAZIONE

Questo è un argomento davvero significativo che dovrebbe costituire il principale obiettivo di ogni governo serio e lungimirante: la scuola e la formazione, culturale nonché umana, dei ragazzi. Si tratta di una tematica che, mentre per Matthias rappresenta una buona occasione per confrontarsi e discutere, per me costituisce invece un argomento doloroso, tuttavia necessario da affrontare.

1) "Alzare lo sguardo: il diritto di crescere, il dovere di educare":

Questo pamphlet, pubblicato nel 2019, è in realtà la lunga risposta dell'autrice alla lettera di una professoressa insegnante di lettere in un istituto tecnico che ha l'abitudine di regalare ai suoi alunni una raccolta di poesie di Rilke.

L'ho riletto ultimamente e ho compreso molto meglio ora i contenuti rispetto a 5 anni fa, anche se, pur appoggiando alcune riflessioni, non condivido qualche opinione.

Anch'io ho voluto leggerlo e mi trovo d'accordo su molto di ciò che qui scrive, perché lo trovo tutto molto attuale.

Vorrei addirittura poter incontrare di persona l'autrice: riconosco me stessa in alcuni suoi conflitti interiori e in diverse idee. Vorrei tanto potermi confrontare con Susanna Tamaro a proposito di temi educativi, ambientali e di crescita interiore. Sono fortemente tentata di andare nelle campagne umbre per incontrarla: quanti dialoghi costruttivi che potremmo avere! Questo per me è un periodo emotivamente complesso, forse una figura come lei potrebbe essermi d'aiuto.

Vorrei citare alcune parti:

"Che cos'è l'insegnamento infatti, se non un improvviso vedersi tra esseri umani? Il più grande vede il più piccolo e intuisce quale sia la strada da indicargli per permettergli di sviluppare la parte migliore di sé. (...) lo studio della letteratura non è una scatola piena di dettagli noiosi ma qualcosa che parla alla profondità della nostra inquietudine e alle domande che ne scaturiscono."

Se l'Italia e gli italiani in generale fossero persone dotate di buone capacità di pensiero e di una discreta ricchezza interiore, raccomanderebbero ai loro figli di rispettare qualsiasi insegnante, non arriverebbero ai colloqui con il piede di guerra, non creerebbero gruppi whatsapp allo scopo di denigrare le figure docenti. Se in Italia ci fosse un processo di selezione più obiettivo per la professione dell'insegnamento, questa verrebbe proprio considerata come un "empatico vedersi" senza mai mettersi al livello dei bambini e dei ragazzi.

Sottoscrivo appieno quando la Tamaro afferma che la curiosità è il principale antidoto all'indottrinamento.

All'indottrinamento e, aggiungerei, anche alle suggestioni dei populismi di destra, che sono il male assoluto di questo tempo in cui viviamo. 

Se gli italiani in generale fossero veramente "figli di una buona scuola" non posterebbero sui social genialate di tal calibro (😡):


La curiosità è un mezzo per confrontarci con i nostri limiti e per superare pregiudizi e luoghi comuni dannosi.

Approvo il punto in cui Susanna Tamaro mette in luce quanto sia ancora forte e radicato il "mito del liceo":

Tra le molte piaghe della scuola italiana, forse una delle più gravi è proprio quella dell'inossidabile mito del liceo. Si ingannano le famiglie facendo loro credere che esistano scuole di prima e seconda scelta. Il liceo-scientifico, classico, linguistico- viene considerato automaticamente più nobile, in grado di aprire le porte all'università.

Ecco il classismo della scuola italiana! 

Per me sarebbe necessario riorganizzare gli ordini scolastici e imitare la Germania: far durare le elementari per sei anni, come a Brandeburgo, e sostituire medie e indirizzi di liceo con una maxi-scuola superiore che duri nove anni, dove tutti sono obbligati a seguire le materie di base (nel nostro caso, italiano, matematica, scienze, inglese, tecnologia, religione, arte ed educazione fisica) e, allo stesso tempo, dopo un'analisi seria e dettagliata sulle loro capacità e inclinazioni da parte dei maestri, ogni alunno inserisce nel piano di studi le materie utili per il suo futuro accademico e professionale. 

Inizio a pensare che tu e i tuoi "esatti coetanei" che sostenete la teoria della maxi-scuola superiore non abbiate poi tutti i torti. 

Ormai non è più realistico pretendere dai ragazzini di terza media di compiere una scelta che segnerà in modo quasi definitivo il loro futuro.

E comunque diciamocelo, a quasi nessun professore delle medie prima e delle superiori poi importa veramente qualcosa del futuro professionale dei ragazzi. Questi sono molti dei docenti italiani: stra-pieni di titoli di studio ma vuoti e poveri sia di umanità sia di interessi educativi. 

La scuola italiana non funziona più con i tempi attuali, è arretrata a causa della staticità dei metodi di insegnamento, fermi agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Invece, uno dei pochi punti che non condivido di questo saggio è la critica alla riforma scolastica di fine anni Ottanta che ha cancellato la maestra unica, perché ai ragazzi fa bene rapportarsi con più figure adulte ricoprenti un ruolo educativo ed esterne alla propria famiglia, non più e non soltanto con la "maestra-mamma".  Altrimenti a questo punto torniamo ai precettori, come per le classi più agiate nell'antichità e nel medioevo!

La Tamaro prosegue poi esponendo i danni che comportano le condizioni precarie dei docenti di ogni ordine e grado: 

"All'epoca si sapeva che la stabilità è un requisito essenziale dell'apprendimento. Senza stabilità, non si possono mettere radici e, senza radici, si viene condannati al ruolo di bambini-erba, costretti ad essere rigogliosi o ad appassire non in virtù della propria volontà bensì della capricciosa volubilità degli eventi atmosferici."

Sono condizioni di lavoro molto molto dolorose che non riuscivo a sopportare! 

E infatti, che futuro abbiamo davanti a noi se continuiamo a gestire così le cose?

Vorrei rifletteste autonomamente su una delle ultime pagine del saggio:

"Alzare lo sguardo.

Se l'antidoto alla barbarie, alla perdita dell'umano fosse proprio questo? "Osservate più spesso le stelle" raccomandava in modo profetico nel secolo scorso Pavel Florenskij, il grande scienziato e filosofo
barbaramente assassinato in un gulag sovietico. Sollevare gli occhi dal tablet, dallo smartphone, dal computer. Distoglierlo dal proprio ombelico, dalla recinzione del proprio giardino. Soltanto questo gesto ci permetterebbe di contemplare l'infinita ricchezza del reale e di entrare in una relazione costruttiva con la sua complessità."

All'interno di questo libro, l'autrice sottolinea anche i potenziali danni che  derivano dalla tendenza a considerare le varie tipologie di DSA o degli ostacoli insormontabili per gli alunni che le hanno o delle "etichette giustificative" per non farli progredire.

I problemi specifici di apprendimento esistono eccome, ma possono essere affrontati e superati. 

Un concreto esempio di ciò è proprio  Daniel Pennac, gravemente disortografico sia da bambino che da adolescente e ora scrittore di fama europea.

1a) Difficoltà di tipo scolastico che io e Matthias abbiamo superato:

Parto da due fatti, tanto per farvi capire che geni non lo siamo mai stati, né io né lui.

A) Un pochino prima di Natale io e Matthias abbiamo giocato a Scarabeo. Saprete più o meno tutti che il gioco consiste nel formare parole, orizzontalmente ma anche verticalmente, su una scacchiera di cartoncino. Ho stravinto io riuscendo a comporre molte parole verticali e spesso lunghe più di cinque lettere. Durante la partita però mi sono accorta di qualcosina che non andava: in tre turni il mio impegnato concorrente ha formato parole senza sentire alcune consonanti doppie. 

B) Molto recentemente il mio cavaliere dal cuore d'oro si è brillantemente laureato in Scienze del Servizio Sociale con una tesi in Poliche Sociali sulle dinamiche conflittuali nei sistemi democratici e nell'ambito del servizio sociale. Ha dimostrato un'ottima padronanza dell'argomento e una notevole proprietà di linguaggio nelle sue aree disciplinari. Quando Matthias espone argomenti socio-politici è accattivante, incisivo, esauriente all'ennesima potenza, e non lo dico solo perché sono la fidanzata. 

È oggettivo che sia molto portato per l'ambito, e infatti i suoi contributi qui sono di solito relativi a libri, poesie e film fortemente orientati sul sociale.

Sia la mattina della discussione della tesi che quella della proclamazione (3 giorni fa) sono state emotivamente impegnative anche per me. 

Nel corso della mattinata coincidente con l'esame di laurea (a metà marzo), svolto online da casa, abbiamo avuto il tempo di rivedere alcune pagelle di Matthias. A mio avviso da adolescente non andava poi così male. Oggettivamente andavo meglio io di mezzo punto, ma dalla media del 7 a quella del 7 e 1/2 non c'è poi una gran differenza, tutti e due abbiamo passato la maturità con più di 80/100. 

Ad ogni modo, sfogliando i vari documenti, tutti raccolti in una mega scatola, siamo incappati nel giudizio che la sua maestra di italiano aveva scritto sulla pagella di fine terza elementare: "molto bene nella comprensione del testo, persistono però molti errori di ortografia".

Eppure si è laureato con 110L. Ora, divenuto adulto, i suoi errori di ortografia sono abbastanza rari e consistono soltanto nell'omissione di qualche doppia. Si trattava di disortografia?! Può darsi, tanto non è mai stato certificato. In ogni caso la disortografia non deve mai costituire un'etichetta in negativo o una definizione per compatire chi ce l'ha, mai, perché è rimediabile: infatti a mio avviso è possibile superare questo genere di difficoltà prima di tutto con di un programma che includa un correttore ortografico e poi anche attraverso la lettura, che arricchisce anche il lessico, e la scrittura di diari personali.

Io, a partire dalla quarta elementare, spiccavo in italiano ma ero lentina ed insicura in matematica: non riuscivo a capire immediatamente gli argomenti della materia. A volte i miei procedimenti nei problemi erano esatti ma i calcoli risultavano sbagliati. 

Ho salutato la scuola primaria con un giudizio comportamentale molto positivo da parte delle maestre, con un'annotazione di merito a proposito di grammatica e lingua italiana: "particolarmente ricca la produzione scritta" e con un'osservazione "talvolta ha bisogno di conferme in ambito logico-matematico". 

Alle medie e al liceo, causa insegnanti o severissime o che si dimostravano "galline ancora adolescenti" o incapaci di relazionarsi con gli alunni, in matematica risultavo davvero mediocre anche se mi salvavo ogni anno dal debito, tuttavia con una grande differenza di rendimento rispetto alle altre materie. 

Agli esami di maturità mi è stato raccomandato di non toccare assolutamente nulla che riguardasse l'ambito tecnico o scientifico, dato che, la mia incapacità in quei campi, per docenti che mai mi hanno davvero compresa e aiutata, era conclamata ed evidente. Non hanno capito una mazza di me, da nessun punto di vista, e non me ne dimenticherò mai! Diligenza e impegno nello studio, buoni risultati, comportamento corretto ed educato, e a loro non andavo bene comunque!

Ho subito una serie di ingiustizie nel mondo della scuola.

A volte mi chiedo: se io e Matthias fossimo stati allievi di Antoni Benaiges, come saremmo finiti?

A mio avviso, Antoni avrebbe intuito l'interesse di un Matthias adolescente sia per l'ambito storico-sociale che per le scienze naturali. Se Benaiges fosse stato uno dei suoi professori di liceo, forse gli avrebbe suggerito di intraprendere gli studi di Medicina e la specializzazione in Psichiatria, unico percorso che concilia per davvero e in modo approfondito le scienze naturali con quelle umane.

Invece, se avesse avuto un'allieva come me... in primo luogo avrebbe molto apprezzato le mie abilità di scrittura, avrebbe intuito il mio ordine mentale e valorizzato il mio interesse per la precisione linguistica e per l'attualissima macro-tematica della globalizzazione (a me la geografia economica piaceva molto). 

Magari per me sarebbe stata ancora più adeguata una facoltà atta a conciliare un umanesimo calato nell'attualità con delle buone capacità di risolvere problemi in modo abbastanza creativo. Magari mi avrebbe detto, con ferma fiducia nelle mie capacità: "Prova con Economia, impegnati il più possibile: secondo me riuscirai ad arrivare alla fine di questo percorso. E, ti prego, non smettere mai di scrivere". A Josephina diceva: "Ti prego, non smettere mai di disegnare".

Mi sarebbe servito un docente come Benaiges per sviluppare fiducia in me stessa, traballante più che mai. Benaiges, se fosse vivo e mi avesse indicato Economia durante l'anno della maturità, mi avrebbe consigliato una grande forma di riscatto personale e sociale.

Anche se, a dire il vero, fonti di soddisfazione sono i commenti molto positivi, in qualche caso anche molto entusiastici, riferiti ai miei due libri, che continuo a ricevere.

2) I "giovani con i sogni impossibili"- l'opinione di Michele Boldrin:

Per quali motivi diverse aziende non trovano personale qualificato che risponda alle loro esigenze? Per quali motivi la disoccupazione giovanile nel nostro paese è alta?

Per Michele Boldrin, diversi adolescenti, spesso appartenenti alle classi medio-basse dell'Italia meridionale, coltivano sogni e aspirazioni molto difficili da realizzare, tutte concentrate unicamente sul mondo dello sport o del canto, perché ritengono ingenuamente che questi lavori possano farli diventare ricchi. Tuttavia, chi riesce a diventare calciatore o cantante è uno su diecimila.

Il rischio è che queste persone raggiungano i 30-35 anni con la consapevolezza di non poter diventare degli sportivi famosi o dei cantanti e così, senza una formazione culturale e senza esperienze lavorative, sono più facilmente prede di piccoli imprenditori che li sfruttano e di lavoretti in nero.

Nella nostra società del futuro ci sarà bisogno di informatici, medici, infermieri, fisioterapisti, ingegneri, mediatori culturali, assistenti sociali e anche di insegnanti, soprattutto di maestri.

Se questi ragazzi impiegassero il tempo a studiare, in futuro potrebbero occupare una posizione lavorativa concreta oppure sicuramente aumenterebbero il loro livello culturale e il loro status sociale oltre che la loro apertura mentale, tanto che saranno in grado di pensare a possibili soluzioni per far fronte alle difficoltà della vita.

Penso però che questa presentata da Boldrin sia solo una delle cause. 

Dopo alcuni percorsi universitari, soprattutto in ambito umanistico, molti neo-laureati, prima di raggiungere i loro veri obiettivi professionali fanno per anni esperienze di altri lavori che non coincidono con i loro percorsi di studio. 

Per questo motivo sarebbe fondamentale progettare, per le facoltà umanistiche, dei test a numero chiuso fatti non di domande di storia, di latino e di letteratura, ma basati sulle capacità di riflessioni critiche relative a racconti, aforismi, versi di poesia e articoli di storia. È molto meglio selezionare gli studenti più forti fin da subito. Così durante il percorso accademico, resterebbero pochi studenti, cioè  i più dotati e i più motivati, che possono accrescere la qualità delle nostre scuole in futuro. Anche l'organizzazione degli insegnamenti universitari e il metodo di insegnamento dei docenti di queste facoltà dovrebbe cambiare: si dovrebbe eliminare l'obbligatoria acquisizione di CFU per insegnare determinate discipline allo scopo di inserire invece, sin dal primo anno di frequenza, più esami di metodologie didattiche, obbligatori per tutti. Poi si dovrebbe estendere la possibilità di accedere ai concorsi per i posti di scuola primaria anche ai laureati diversi da Scienze della Formazione ma di studi affini. Così i bambini avrebbero a che fare in ogni caso con maestri preparati e qualificati, non con chi ha ottenuto il diploma superiore delle magistrali 20, 25 o 30 anni fa e, disoccupato dopo anni di esperienze in un'azienda che è fallita, non sa cosa fare della propria vita e invia l'interpello alle scuole, senza nessuna competenza specifica e senza un solido bagaglio formativo!

Nella sua risposta alla professoressa che ama Rilke, la Tamaro sembra non ritenere necessaria una laurea per insegnare alla primaria, quando invece sarebbe meglio ottenerla. Gli insegnanti devono essere molto preparati ma anche poter avere un futuro assicurato, non essere frustrati per molti anni nel precariato.

E comunque si dovrebbe, sin dai primi anni dei corsi di laurea in Lettere, Filosofia e Lingue, puntare su un metodo di potenziamento delle conoscenze che possa permettere agli studenti di analizzare approfonditamente aspetti formali, linguistici e tematici di un testo, di un brano filosofico, di opere d'arte, anche in piccoli gruppi per poi arrivare a valutare in modo critico e consapevole una corrente o un movimento culturale del passato, anche con la redazione di brevi tesine e relazioni, sia individuali che di gruppo, i cui contenuti vengano argomentati dalle letture di articoli e saggi. 

I manuali, nelle facoltà umanistiche, dovrebbero abolirli quasi del tutto! 

Riconosco che ad esempio Lettere è un corso di laurea molto impegnativo: la mole di studio è notevole, maggiore rispetto a Scienze del Servizio Sociale. 

Ma bisognerebbe valorizzarla di più come facoltà, riformarla rendendola più difficile, non solo molto impegnativa e mnemonica. Questo per valorizzare la complessità delle discipline che implica e per sfornare studenti ancora più consapevoli di quel che apprendono.

Però devo fare un breve appunto: nessuno matura la decisione di iscriversi a Scienze del Servizio Sociale dalla sera alla mattina: quindi, forse non sarà la facoltà più impegnativa del mondo, ma alla fine l'unica prospettiva è quella di ottenere un lavoro a mio avviso tra i più complicati che esistano, nel corso del quale si ha a che fare soprattutto con i problemi e gli squilibri degli altri. Quanto a me... anche se non sto avendo un percorso lineare dal punto di vista lavorativo, ho conseguito uno strumento potente che mi aiuta a pensare, a indagare a fondo nella realtà e a riconoscere che, per quanto trovi abbastanza noiosi molti articoli di psicologia sociale, di sociologia e di socio-politica, molto spesso, nel corso della storia dell'umanità, sono sempre esistiti legami e punti di contatto tra la letteratura e le cosiddette "scienze sociali".

Dall'altra parte però, molti laureati in materie STEM non sono valorizzati dal nostro sistema lavorativo: buona parte di loro emigra all'estero per lavorare con le grandi aziende.

Boldrin sostiene inoltre che le università italiane, fatta eccezione per il Politecnico di Milano e quello di Torino, non professionalizzano nelle materie scientifiche:

"È un’università che anche nelle materie scientifiche, ad eccezione dei due politecnici di Torino e Milano, non professionalizza. Io l’ho visto recentemente andando a visitare la facoltà di economia di un’università italiana in teoria di grande prestigio. Sono rimasto sconvolto dalla totale non preparazione degli studenti e non mi sono più sorpreso quando un amico imprenditore mi ha detto: “Hai visto quello che sanno. Io come faccio ad assumere con uno stipendio mensile di 2000-2500 euro uno a cui devo insegnare il lavoro per un anno?”. Devo anche dire però che non sempre è così. Chi sa fare poi sale molto rapidamente quindi è vero che l’entrata è bassa per questo combinare di domanda e offerta ma è anche vero che nelle aziende ad alta tecnologia e ad alta produttività, chi è bravo poi marcia e qualche anno dopo non ne prende più 1500 ma ne prende 3000."

Oltretutto, le differenze di redditi sono rilevanti nel nostro paese: i figli degli imprenditori possono permettersi di entrare molto tardi nel mondo del lavoro dato che hanno le famiglie a coprire loro le spalle. Oppure partecipano al mondo aziendale attraverso stage che non danno contributi pensionistici né alcuna garanzia di assunzione. Però, a differenza dei figli di chi fatica a raggiungere la fine del mese, questi giovani con famiglie benestanti o comunque semza problemi economici possono permettersi di attendere alcuni anni prima di ottenere un lavoro sicuro.

Un'altra aspirazione lavorativa ricorrente è quella di voler diventare influencer, con la fissazione di aumentare la visibilità attraverso il caricamento di fotografie e contenuti, spesso proposti previ accordi con alcune aziende che chiedono agli influencer di pubblicizzare dei prodotti commerciali.

Ma anche qui, diventa influencer di professione solo una persona su mille.

29 marzo 2025

"RACCONTO DI DUE STAGIONI"- LA FIGURA DI UN INSEGNANTE POVERO D'UMANITA'

"Racconto di due stagioni" è un film di Nuri Bilge Ceylan, regista turco che, dopo gli studi in Ingegneria, si appassiona alla fotografia mentre frequenta la scuola di cinema "Mimar Sinan" ad Istanbul. 

Ceylan raggiunge la fama con il film "Uzak" che vince il Festival di Cannes mentre, circa dieci anni dopo, un altro suo film intitolato "Il regno d'inverno" ottiene la Palma d'Oro.

Il titolo:

Turchia, regione dell'Anatolia, anni 2000.

Nel territorio dell'Anatolia ci sono solo due stagioni: l'inverno, molto nevoso, e l'estate, secca e torrida.

Penso che le due stagioni simboleggino la condizione in cui si sente il protagonista: in inverno la neve copre l'erba e le impedisce di emergere, in estate invece l'erba diventa presto secca e gialla. 

Samet dice che il contesto in cui vive, per me identificabile nella neve, lo fa sentire un talento sprecato: a causa dei decreti ministeriali infatti si trova costretto ad insegnare in una regione all'estrema periferia della Turchia quando invece vorrebbe avere un posto ad Istanbul.

Inquadrature della cinepresa e la Turchia di Erdogan:

Si tratta di un film lento. 

In alcune scene Ceylan si sofferma molto sul bianco intenso della neve che ricopre i campi e che ben evidenzia una natura immobile, statica. 

Forse è una natura che non rimanda soltanto a Samet ma anche alla Turchia contemporanea che, pur secolarizzandosi, è ancora nazionalista e piena di ammirazione per la figura di Ataturk, il cui mausoleo ad Ankara è destinazione di molti pellegrini.

Si tratta delle due facce della Turchia di Erdogan: da un lato nostalgica dell'imperialismo e affezionata ad un Islam politico che non permette uno sviluppo democratico, dall'altro invece, uno stato in cui il livello di istruzione si sta ampliando e in cui l'economia sta sviluppando l'imprenditoria.

Il protagonista:

Samet è altezzoso, si comporta male con le persone del villaggio dell'Anatolia e si rivela subdolo, sarcastico, freddo.

Insegna Arte senza passione né motivazione, in classe appare spesso annoiato, non si preoccupa di interessare gli studenti agli argomenti del programma e li tratta in maniera molto dura; se non rispondono alle sue aspettative li punisce o, se lo fanno arrabbiare, lancia i gessetti della lavagna. 

Non c'è, nel corso del film, un cambiamento nel suo modo di insegnare né di essere.

Questo professore indirizza agli alunni appellativi offensivi e frasi tutt'altro che incoraggianti come ad esempio "esseri microcefali", "la vostra istruzione è una formalità, tanto voi da grandi coltiverete patate e farete i contadini".

Alcuni ragazzi provano a informare il preside a proposito dell'antipatia che Samet ha per loro. 

Il preside, nel corso del film, rimprovera spesso Samet ma i suoi non risultano ammonimenti efficaci.

Samet inoltre prende di mira una ragazzina: all'inizio è tra le sue alunne preferite ma, dopo alcuni comportamenti indiscreti, lei lo denuncia al preside. La conseguenza è l'astio che l'insegnante prova poi verso di lei, ad esempio allontanandola dalla classe senza motivo.

Il film non si sofferma mai sui rapporti tra insegnanti e famiglie e per me questa è una lacuna della proiezione.

Il comportamento di Samet non è migliore al di fuori della scuola. Costretto a coabitare con un altro docente nello stesso appartamento, ad un tratto entrambi si innamorano di una loro collega, insegnante di Inglese la quale risulta più attratta dal coinquilino di Samet.

Per il protagonista di "Racconto di due stagioni", la relazione con questa professoressa diventa un'avventura di una notte dopo una cena in un ristorante: tuttavia Samet non mantiene la promessa fatta alla collega, dato che riferisce al coinquilino, tramite una serie di allusioni, di aver avuto un rapporto con lei.

Un film sulla natura umana?

Non c'è, in questo film, una figura totalmente positiva ma nemmeno totalmente negativa: tutti hanno luci ed ombre.

In ogni caso il personaggio principale è una figura negativa di insegnante.

Se da un lato credo che l'autorevolezza, la severità e la serietà siano fondamentali per chiunque sia un insegnante, soprattutto per farsi rispettare dagli studenti e per non mettersi mai al loro livello dato che non sono amici di adulti tenuti ad educarli e istruirli, dall'altro non è bene adottare atteggiamenti annoiati, cinici e nemmeno un autoritarismo arrabbiato che rivela frustrazione e incapacità di vera relazione.


22 marzo 2025

"Il maestro che promise il mare": la figura di un insegnante davvero eccezionale

5) FILM RELATIVI ALL'INSEGNAMENTO.

L'anima è come un albero. Stenta a crescere senza cure.

(S.Tamaro)

Il maestro che promise il mare è un film avvincente ed emozionante che racconta la storia vera di un maestro e di un uomo straordinario.

A) CONTENUTI DEL FILM:

Spagna, 1936. 

A Banuelos de Bureba, un paese di campagna i cui residenti sono per lo più contadini e allevatori profondamente cattolici e conservatori, arriva Antony Benaiges, un giovane maestro proveniente da una famiglia spagnola cittadina e benestante, ateo e di idee filo-comuniste.

Antoni dimostra fin dal suo primo giorno di insegnamento idee, relative alla didattica, troppo innovative per la gente di Banuelos, finalizzate a far esprimere sia i diversi talenti di ogni studente sia a far emergere il potenziale di ogni alunno.

Il parroco del paese, molto più favorevole ad un sistema di insegnamento autoritario, ad una didattica esclusivamente frontale e ad un apprendimento passivo da parte degli allievi, lo ostacola: dapprima invia degli ispettori del Ministero per verificare la preparazione dei bambini in tutte le materie, che risulta molto buona, poi però lo denuncia alla polizia franchista.

Il maestro Benaiges promette ai suoi alunni di portarli a vedere il mare, ma la dittatura franchista glielo impedirà.

B)ALCUNI ALLIEVI:

-Josephina: Si tratta della figlia del sindaco di Banuelos, dal carattere molto deciso e molto dotata in disegno. All'inizio del film sembra una bambina altezzosa, saccente, molto diffidente verso il maestro Antoni nelle prime settimane di scuola. Infatti gli dice, senza alcuna soggezione: "Chi non va a messa è destinato all'Inferno". 

Poi però questa ragazzetta si affeziona ad Antoni, al punto da piangere come una fontana quando lo vede umiliato e reduce di torture, strattonato al centro della piazza di Banuelos dai franchisti. Oltre a ciò, per tutta la prima parte del film, Josephina scruta dall'alto in basso Carlos, il "nuovo acquisto" della scuola, il bambino di otto anni cupo, molto introverso e difficile, affidato al maestro Benaiges.

Il regista voleva forse creare un film che fosse anche contro il classismo?

-Carlos: è un bambino orfano di madre e suo padre, dissidente politico, si trova in carcere. Manifesta comportamenti problematici e, a inizio film, non sa nemmeno leggere e scrivere. Impara in fretta, contagiato dall'entusiasmo del suo maestro, per potersi mettere in contatto con il padre che gli scrive lettere. Dimostra notevoli abilità manuali, al punto da riuscire a scolpire un cavallo con un coltellino e un pezzo di legno. Migliora notevolmente il suo comportamento nel corso del film.

-Emilio: Questo alunno si dimostra particolarmente espressivo nella lettura e bravo a scrivere. La letteratura è il suo grande interesse. Il padre di Emilio è grezzo, rude e analfabeta, ma Antoni riesce a far breccia nell'animo di questo contadino visto che si presenta a casa sua per leggergli un tema del figlio dedicato a lui. 

Ritengo importante sottolineare anche che, la mattina in cui la polizia ordina agli abitanti di Banuelos di consegnare loro tutti i quaderni redatti con il maestro per bruciarli in un falò in piazza, il padre di Emilio nasconde in una scatola qualche tema del figlio e il quaderno che raccoglie i piccoli racconti degli allievi sulla tematica del mare.

C) IL (MERAVIGLIOSO) METODO PEDAGOGICO DI CELESTIN FREINET:

Celestin Freinet era un maestro di Bor-Sur-Loup, un comune situato nelle Alpi Marittime, l'ideatore della cosiddetta "pedagogia popolare".

Per questo insegnante era necessario che gli alunni provenienti dalle famiglie più povere o da contesti sociali disagiati si sentissero parte di una scuola che potesse essere una comunità accogliente e inclusiva, priva di giudizi.

Freinet incentivava l'utilizzo della tipografia per stampare i temi degli allievi, le passeggiate in mezzo alla natura, i lavori in piccoli gruppi per stimolare la collaborazione tra compagni. Oltretutto insisteva sulla grande importanza di legare la didattica ad esperienze vissute.

I metodi di insegnamento di Antoni Benaiges assomigliano proprio questa impostazione dell'insegnamento. 

Infatti, il protagonista di questa vicenda propone alla sua piccola classe sia il "testo libero", ovvero, fa scegliere ai bambini una determinata traccia, decisa in base ai loro interessi, sulla quale tutti svilupperanno un tema.

Benaiges utilizza poi gli schedari, ovvero, delle raccolte di testi scritti dai suoi alunni che vengono poi ordinati per temi. Qualsiasi studente, in un momento successivo alla stesura e alla raccolta, poteva accedere agli schedari per approfondire un argomento.

D) MONTAGGIO ALTERNATO:

Fondamentale è anche accennare al fatto che, alle vicende di Benaiges, si alternano le "avventure", ambientate nei nostri anni, di Arianna, la nipote di Carlos, che si allontana temporaneamente dalla propria famiglia per trovare la tomba del maestro, nonché tutore, del nonno.

E) CHIESA PESSIMA:

Il prete, a Banuelos, faceva il buono e il cattivo tempo!

Il prete  schifoso è il principale antagonista di Antoni: irrompe in classe all'improvviso per contestare aspramente i suoi metodi davanti ai bambini e per rinfacciargli di essere ateo e comunista, una mattina invia gli ispettori del Ministero sperando di poterlo mandare via nel caso in cui gli alunni si fossero rivelati mediocri o impreparati, lo denuncia al regime franchista che lo arresta in piena notte, lo tortura e lo umilia sulla pubblica piazza davanti a famiglie e alunni.

Non ho mai sentito parlare di sacerdoti o di vescovi che fossero apertamente oppositori di Mussolini, ad Hitler o a Francisco Franco ma sarei molto contenta di conoscere un'eventuale storia di un sacerdote o di un religioso, soprattutto italiano o tedesco, apertamente contrario a fascismo e nazismo. 

Anche per questo motivo continuo a sostenere che la Chiesa da lungo tempo ha tradito il messaggio di Gesù Cristo, attento invece ai poveri, ai malati, ai sofferenti, ai bambini, alle donne... persone che spesso i parroci di quartiere dimenticano.

Qualcosa, dal punto di vista sinodale e in Italia, bolle in pentola, nel senso che ci si rende conto, all'interno di questa istituzione, della necessità di un rinnovamento e si stanno progettando strade attraverso le quali muoversi per i prossimi anni. Spero non rimangano solo delle istanze e delle velleità! Gesù Cristo era straordinario ma la Chiesa attuale, di mentalità chiusa e per lo più giudicante, necessita di rinnovamento.

Ad ogni modo, sperare nell'esistenza di un Dio che si fa uomo e che si fa crocifiggere è molto più edificante, per me, di credere in un fantomatico "Universo" che dispone a piacimento delle nostre vite e delle nostre relazioni.

C'è un particolare, in una delle ultime scene del film, che mi ha colpita, ma prima premetto che Antoni è stato fucilato senza processo. 

I porci franchisti, dopo avergli fatto trascorrere qualche giorno nelle buie carceri, lo hanno caricato su un carro, a notte fonda, e hanno percorso un sentiero di montagna. Alle prime luci dell'alba hanno sparato, in alta montagna, ad una persona che avrebbe potuto fare ancora molto del bene nel suo lavoro. 

Pochi secondi prima dello sparo, per la prima volta dopo essere stato torturato, Antoni alza gli occhi. Li alza verso la rosea luce all'est per contemplare il cielo sereno mentre le stelle si spengono. 

Che abbia sperato, per la primissima volta nella sua vita, nell'esistenza di un Dio, magari pronto ad accoglierlo?

Nella mia idea spirituale anche gli atei altruisti, responsabili, intelligenti, dotati di grande senso etico vanno in Paradiso. Anzi, spero che nell'ottica di Dio gli atei "giusti" passino davanti ai cattolici con i rosari sempre a portata di mano, sempre nei primi banchi che tuttavia, al di fuori della porta della chiesa, si dimostrano pettegoli, giudicano gli altri, li invidiano e li trattano male, odiano i migranti e gli omosessuali.

F) SCUOLA LEGATA ALLA VITA:

La scuola deve essere legata al senso profondo della vita. 

Bisogna mettere in evidenza le esperienze di vita legata a certe tematiche di brani della letteratura: solo in questo modo Dante, Manzoni, Leopardi, Parini possono divenire "amici degli studenti". I valori passano soprattutto attraverso un modo originale di insegnare le materie umanistiche. Io avrei voluto diventare come Antoni. 

Ma l'Italia dà, metaforicamente parlando, un pugno in faccia a tutti i giovani che, dopo la laurea, vorrebbero intraprendere l'insegnamento: le colleghe spesso non sono collaborative, molte famiglie degli alunni appaiono tossiche o disfunzionali, il Ministero dell'istruzione e del  (de)Merito non solo non contribuisce a finanziare in parte le abilitazioni che richiede o almeno, a ridurne i costi, ma non assume nemmeno chi passa il concorso con punteggi alti e, oltre a ciò, pensa a reintrodurre il latino facoltativo per le creature di seconda media mentre i problemi reali della scuola sono ben più grandi: innanzitutto sarebbe fondamentale organizzare un sistema più equo di reclutamento docenti che valorizzi il merito anche attraverso test psico-attitudinali. Servirebbe un sistema di reclutamento docenti che dia più certezze ai giovani e rispetti i loro sacrifici universitari e post-universitari: dopo la laurea nelle proprie discipline di insegnamento e dopo l'abilitazione (numero chiuso sulla base per l'appunto dei test psico-attitudinali) intorno ai 30 anni si diventa insegnanti statali con il posto fisso e con 2500 euro mensili di stipendio, punto! Abolirei l'inutile concorso e il ridicolo anno di prova.

Sarebbe poi importante affrontare l'attuale emergenza educativa attraverso l'istituzione di corsi di teatro a partire dalla seconda elementare, anche sul mettere in scena fiabe e favole, in modo tale che già da bambini vengano interiorizzate l'empatia e la propensione ai rapporti interpersonali, necessari nella vita di ognuno. Il teatro favorisce la cooperazione e sarebbe un buon strumento per contrastare episodi di bullismo e di emarginazione. Battute e storie da rappresentare sul palcoscenico a memoria, altroché le poesie a memoria! Queste ultime infatti provocano solo il danno di instillare già in tenera età l'idea che la letteratura sia una disciplina noiosa, da apprendere in modo meccanico! Bisognerebbe far ritornare in auge quelli che, quando mia mamma era bambina, venivano chiamati i "pensierini": piccoli temi che fanno parlare in modo semplice di se stessi e del proprio sentire a seguito di alcune esperienze, belle o anche tristi.

Altre questioni di vitale rilievo riguardano l'educazione all'accettare le proprie emozioni e all'osservazione della natura, sulle quali porre l'accento fin dalla scuola dell'infanzia attraverso albi illustrati e giochi in piccoli gruppi con la collaborazione di psicomotricisti.

E bisognerebbe assolutamente e seriamente considerare la necessità di introdurre, a partire dalla terza media, un'ora obbligatoria per la conversazione in lingua inglese, in modo tale che, intorno ai 19 anni, tutti i giovanissimi italiani abbiano un livello C1 in inglese, più che mai necessario nel mondo in cui viviamo, non un misero B2.

Don Milani, se vedesse la scuola del 2025, si rivolterebbe nella tomba!!!

Non nego affatto l'importanza culturale del latino: affermare che è una lingua morta e inutile è ignoranza, sostenere che "è una lingua logica che apre la mente" è invece un pregiudizio. D'altra parte, anche attraverso lo studio della matematica e delle scienze o l'apprendimento di materie più tecniche come estimo (presso gli Istituti Tecnici Geometri) si impara il ragionamento logico! 

Oltre a ciò, attraverso lo studio e l'approfondimento di lingue moderne e le esercitazioni pratiche di analisi di un testo poetico di lingua e letteratura italiana si apprendono importanti capacità comunicative, funzionali a ragionare in modo critico nella vita adulta!

Sostengo inoltre che lo studio della geografia consentirebbe di stimolare la curiosità dei ragazzi verso altre tradizioni e verso altri paesi: è stata una stupidaggine eliminarla, proprio in un'epoca di sur-modernità e di globalizzazione, perché è una disciplina che è molto legata a questioni di antropologia, di letteratura, di storia e di musica. 

Tra l'altro, attraverso la geografia e le scienze naturali si potrebbero introdurre dei laboratori con figure esterne (psicologi, neurologi e assistenti sociali) riguardo alla droga, alla prostituzione minorile e all'affettività.

Ritengo che alle medie i ragazzi siano ancora troppo piccoli e, con i tempi che corrono e con i "problemoni" che i pre-adolescenti hanno (alla meno peggio i genitori si separano o perdono il lavoro), è troppo presto per approcciarsi al latino, disciplina invece molto utile nelle scuole superiori per far sviluppare riflessioni linguistiche, anche attraverso confronti tra il latino di Cicerone e il latino tardo-antico o tra il latino di Ovidio e il latino medievale. Voglio dire che è necessario cambiare il modo di insegnarlo, riservando un minimo di considerazione anche per il latino cristiano e il latino medievale, quest'ultimo è molto più interessante del latino classico, o per dirla meglio, "del latino di Cicerone".

Si pensi piuttosto, per la secondaria di primo grado, ad una didattica semplice ma incisiva mediante le discipline già in vigore, che istituisca unità tematiche finalizzate a legare le scienze naturali con le lingue moderne, la storia con la tecnologia e l'arte, la letteratura con la musica.

Per quel che riguarda l'iniziativa del Ministro leghista a riprendere in mano la Bibbia... anche qui: dire che "questo provvedimento non è inclusivo per musulmani e atei" è una cretineria. 

Se un insegnante, di tanto in tanto, collega un brano letterario o una vicenda storica a qualche frase di un brano biblico non sta costringendo i suoi alunni a pregare e questa iniziativa non è un'offesa per i credenti in altre religioni o per chi non crede in alcun Dio. 

La Bibbia, nelle scuole pubbliche e per quel che riguarda l'area storico-letteraria, deve costituire di tanto in tanto uno strumento di legame prettamente culturale. 

Poi chi vuole c'è l'adesione all'insegnamento della religione cattolica: in quest'ora settimanale facoltativa deve essere trattata in modo approfondito la figura di San Paolo oltre ai Vangeli e ad alcuni importanti libri dell'A.T. 

Lasciatemi inoltre dire che un po' di storia della Chiesa non fa mai male! Ecco, e io direi: basta, nelle scuole superiori, a tematiche etiche complesse nell'ora di religione come ad esempio l'aborto o l'eutanasia!

Quanto al valorizzare l'epica e al far conoscere le saghe nordiche... io e Matthias ci troviamo molto d'accordo, al punto tale da sostenere che sia meglio istituire una nuova figura docente, un laureato o in lettere classiche o in lingue che si occupi, a partire dalla quarta elementare, di insegnare epica. Così l'insegnante di lingua e letteratura italiana può occuparsi soprattutto dei programmi di grammatica, produzione scritta e letteratura dell'Otto-Novecento, e ne ha già abbastanza così.

Si dovrebbero riservare più investimenti nelle scuole pubbliche e dovrebbero cambiare le menti sia di molti tra gli appartenenti alla categoria degli insegnanti sia di molti genitori invadenti e presuntuosi.


15 marzo 2025

"Dialogo di un folletto e di uno gnomo", G. Leopardi:

Questo dialogo fa parte delle Operette Morali ed è stato scritto nel marzo 1824. Anche in questo caso il tema principale è proprio un mondo privo di presenze umane.

Dopo una catastrofe che ha cancellato completamente l'uomo dalla faccia della terra, un Folletto e uno Gnomo dialogano tra loro denunciando la passata superbia intellettuale della specie umana.



Folletto
Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va?

Gnomo
Mio padre m’ha spedito a raccapezzare che diamine si vadano macchinando questi furfanti degli uomini; perché ne sta con gran sospetto, a causa che da un pezzo in qua non ci danno briga, e in tutto il suo regno non se ne vede uno. Dubita che non gli apparecchino qualche gran cosa contro, se però non fosse tornato in uso il vendere e comperare a pecore, non a oro e argento; o se i popoli civili non si contentassero di polizzine per moneta, come hanno fatto più volte, o di paternostri di vetro, come fanno i barbari; o se pure non fossero state ravvalorate le leggi di Licurgo, che gli pare il meno credibile.

Folletto

Voi gli aspettate invan: son tutti morti...

Come avrete sicuramente notato, questo dialogo non presenta alcuna cornice d'introduzione: si inizia direttamente con il dialogo tra le due creature. 
Per quale motivo il Folletto apostrofa lo Gnomo come "figliuolo di Sabazio?" In antichità gli gnomi erano spiriti che vivevano sottoterra, figli di Sabazio, divinità dei Traci che corrispondeva al Dioniso greco.


I folletti invece erano considerati spiriti dell'aria.
Lo Gnomo si sta chiedendo dove siano gli uomini, dato che non li vede. 

Folletto
(...) non si trova più regni né imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perché sono tutti sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si assomigliano l’uno all’altro come uovo a uovo.

Gnomo
Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari.

Folletto
Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.

Gnomo
E i giorni della settimana non avranno più nome.

Folletto
Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?

Gnomo
E non si potrà tenere il conto degli anni.

Folletto
Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo; e non misurando l’età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non staremo aspettando la morte di giorno in giorno.

Gnomo
Ma come sono andati a mancare quei monelli?

Folletto
Parte guerreggiando tra loro, parte navigando, parte mangiandosi l’un l’altro, parte ammazzandosi non pochi di propria mano, parte infracidando nell’ozio, parte stillandosi il cervello sui libri, parte gozzovigliando, e disordinando in mille cose; in fine studiando tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male.

Se non ci sono più gli uomini, non esistono nemmeno più degli Imperi che crescono improvvisamente, si espandono in modo notevole e si arricchiscono per poi scoppiare. Oltretutto non esistono più guerre, le vere piaghe storiche di ogni epoca.
La risposta dello Gnomo contiene la parola "lunari", ovvero, calendari e la luna conoscerà benissimo il suo transito, farà a meno dei calendari, strumenti che ad ogni essere umano ricordano l'inevitabile scorrere del tempo, soprattutto dei mesi e degli anni.
Umoristica è inoltre l'affermazione: Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo.


Come si sono estinti gli uomini? In parte a causa delle guerre, in parte attraverso l'antropofagia, in parte a seguito di risse e addirittura, consumandosi goccia a goccia tra i libri. Proprio Leopardi doveva scrivere qualcosa del genere? Sì, perché in fondo era contrario alle "torri d'avorio". Non dobbiamo dimenticare che è il poeta dell'Infinito. 

Oltretutto, la cultura è preziosa e sviluppa il senso critico, tuttavia, una vita tutta libri e senza relazioni non è vera vita.

Folletto
Tu che sei maestro in geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di bestie si trovarono anticamente che oggi non si trovano, salvo pochi ossami impietriti. E certo che quelle povere creature non adoperarono niuno di tanti artifizi che, come io ti diceva, hanno usato gli uomini per andare in perdizione.

Qui c'è un riferimento ai dinosauri che non si sono istinti con le guerre ma a causa dell'impatto di un asteroide 66 milioni di anni fa nella zona che corrisponde all'attuale Yucatàn. Questo asteroide ha inoltre riempito il cielo di un materiale particolare che ha fatto precipitare la Terra in un inverno perenne. 

Gnomo
Lo stesso accadrebbe a me se non fossi nato Gnomo. Ora io saprei volentieri quel che direbbero gli uomini della loro presunzione, per la quale, tra l’altre cose che facevano a questo e a quello, s’inabissavano le mille braccia sotterra e ci rapivano per forza la roba nostra, dicendo che ella si apparteneva al genere umano, e che la natura gliel’aveva nascosta e sepolta laggiù per modo di burla, volendo provare se la troverebbero e la potrebbero cavar fuori.

Folletto
Che maraviglia? quando non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che di stare al servigio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato al genere umano, fossero una bagattella. E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo: benché si potevano numerare, anche dentro ai termini della terra, forse tante altre specie, non dico di creature, ma solamente di animali, quanti capi d’uomini vivi: i quali animali, che erano fatti espressamente per coloro uso, non si accorgevano però mai che il mondo si rivoltasse.

Lo Gnomo descrive le attività di estrazione mineraria.
La replica del Folletto contiene un'affermazione che condivido solo in parte, ed è la seguente: E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo...
In realtà gli eventi storici inclusi nei manuali delle scuole e delle università contengono soltanto una parte di eventi... mi trovo d'accordo con Dario Fo quando, nel suo Mistero Buffo, afferma: "chi organizza la cultura? Chi decide cosa insegnare? La borghesia. (...) Vi immaginate che questi, impazziti, si mettano a raccontare che nel Trecento, in Lombardia e in Piemonte, ci fu una vera e propria rivoluzione, durante la quale si riuscì a costituire una comunità in cui tutti erano uguali e non si sfruttavano l'un l'altro?". È così che Fo spiega l'assenza, in gran parte dei libri di storia medievale scolastici e accademici, delle notizie della creazione di una "credenza" prima di tutto nella comunità di contadini di Sant'Ambrogio in pieno medioevo: i contadini radunavano in un enorme armadio con sportelli di legno i generi alimentari per i periodi di carestia e distribuivano i beni a ciascuno secondo il bisogno. Tuttavia, questa modalità di "autogestione" dava molto fastidio agli aristocratici proprietari terrieri: da qui si sono originati conflitti sociali molto violenti tra lavoratori e padroni che sarebbe interessante far studiare.

Gnomo
Anche le zanzare e le pulci erano fatte per benefizio degli uomini?

Folletto
Sì erano; cioè per esercitarli nella pazienza, come essi dicevano.

Questo passaggio mi fa pensare ad alcuni versi del poeta barocco Giovan Materdona che, in un suo sonetto intitolato Ad una zanzara, scriveva: "turbamento de l’ombre e de’ riposi,/ fremito alato e mormorio volante;/ per ciel notturno animaletto errante, /pon freno ai tuoi sussurri aspri e noiosi;/invan ti sforzi tu ch'io non riposi".
Nel componimento di Materdona la zanzara, animale decisamente antipatico, nega il sonno all'autore ed è metafora dei tormenti amorosi, mentre qui lo Gnomo e il Folletto la designano come minuscolo insetto che permetteva agli uomini di esercitare la pazienza.

Gnomo
Sicché in tempo di state, quando vedevano cadere di quelle fiammoline che certe notti vengono giù per l’aria, avranno detto che qualche spirito andava smoccolando le stelle per servizio degli uomini.

Folletto
Ma ora che ei sono tutti spariti, la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorché non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi.

Gnomo
E le stelle e i pianeti non mancano di nascere e di tramontare, e non hanno preso le gramaglie.

Nella parte conclusiva il dialogo si concentra sui movimenti delle stelle, delle comete e dei pianeti che "non hanno preso le gramaglie", ovvero, non si sono vestiti a lutto per il dolore della scomparsa degli uomini.

Inoltre le stelle cadenti vengono paragonate alle candele.
Insomma, il mondo va avanti comunque! E il ruolo della ragione è quello di farci prendere consapevolezza della nostra infelicità, quello che ci permette di prendere coscienza delle contraddizioni del reale e che dovrebbe svincolarci da superbia e arroganza... che senso hanno questi due atteggiamenti se pensate che nel 2020 un nemico invisibile ha fermato le vite di tre miliardi e mezzo di persone.

In questo dialogo Leopardi ha ironizzato sulla presunzione umana di essere al centro dell'Universo.

Vorrei chiudere il post richiamando quel che è il principale contenuto della Ginestra: di fronte all'infinita vastità dell'Universo il sistema solare è un punto sperduto, per questo l'autore considera risibile la convinzione umana di essere il centro e il fine dell'Universo e questa naturalmente è una forte critica all'Illuminismo che esaltava il progresso tecnico:

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch’a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L’uomo non pur, ma questo
Globo ove l’uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell’uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch’io premo; e poi dall’altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell’universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co’ tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m’assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.