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27 marzo 2026

"ORGOGLIO E PREGIUDIZIO", JANE AUSTEN:

7) JANE AUSTEN

Orgoglio e pregiudizio è un famoso romanzo di Jane Austen. 

Io prima ho letto un adattamento in lingua inglese, poi in versione originale.

Questo libro mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmata: donne per lo più o insignificanti o stupide, tranne qualche eccezione, e uomini o fragili, o disonesti, o noiosi, oppure freddi e distaccati per buona parte della narrazione.

Un ruolo centrale, in questa narrazione lo riveste la famiglia Bennet, che vive a Longbourn, nell'Hertfordshire.

I coniugi Bennet, di modeste condizioni economiche, hanno cinque figlie.

Le elenco qui in ordine di nascita: Jane, Elizabeth, Mary, Kitty, Lydia.

Io e Matthias abbiamo discusso a più riprese a proposito di personaggi, tematiche e stile adottato dall'autrice. 

Le nostre considerazioni si intrecciano, con qualche citazione.

A) I PERSONAGGI:

Mrs. Bennet= si tratta di una donna frivola, vuota, irragionevole, incapace di apprezzare l'intelligenza e il buon senso di Jane e di Elizabeth. 
L'unico suo scopo di vita consiste nel desiderare che le proprie figlie sposino uomini benestanti. 
Con una figlia questo sicuramente non avviene: infatti, ancora adolescente, Lydia fugge a Londra con Mr. Wickam, militare disonesto che dilapida le proprie risorse economiche accumulando debiti di gioco.
Dopo la fuga, pur controvoglia, Wickam viene convinto da Darcy, che gli presta una buona somma di denaro per saldare i debiti, a sposare Lydia.

Comunque Mrs. Bennet è anche un'opportunista: per gran parte del romanzo afferma di detestare il carattere di Darcy e il suo modo di porsi con gli altri.

Tuttavia, a fine romanzo, quando Elisabeth le rivela di essersi fidanzata con Darcy, diviene "adulante" e ossequiosa nei confronti di questo personaggio che, nella seconda parte del libro, si rivela interiormente ricco.

Mr. George Wickam= Figlio dell'amministratore di Darcy senior, dopo la morte di quest'ultimo infrange la promessa di dedicarsi alla carriera ecclesiastica e non completa nemmeno gli studi universitari prima di entrare nell'esercito.

Kitty e Lydia= Molto simili alla loro madre, quindi molto vanitose e prive di profondità. Piccole gallinelle affascinate dagli ufficiali che, a periodi, si stabiliscono nella loro zona.

Comunque, l'autrice precisa che Kitty inizia a maturare dopo il matrimonio e la conseguente lontananza di Lydia, dato che trae benefici a frequentare Jane e Lizzy, le due sorelle maggiori.

Mr. Bennet= Non mi è dispiaciuto: è un po' ironico nei confronti delle uscite irrazionali della moglie. Si tratta di un padre più legato alle due primogenite che alle altre tre figlie ma in ogni caso non si dimostra molto capace di manifestare affetto alle figlie.

A me invece è un po' dispiaciuto: Mr e Mrs Bennet vivono "separati" sotto lo stesso tetto.

Il loro è un matrimonio disfunzionale: Mr. Bennet l'ha sposata solo per una questione di attrazione fisica. 

Ma, svanita la giovinezza della signora Bennet, è svanito anche quel minimo interesse da parte di un Mr. Bennet che si comporta da "topo da biblioteca": è sempre chiuso nel suo studio, in realtà poco interessato alle dinamiche sociali e affettive a cui le figlie vanno incontro.

Mary Bennet=  Ragazza poco propensa alla vita sociale, risulta molto marginale nella storia. Non sembra avere rapporti significativi nemmeno con qualche membro della sua famiglia.

È possibile che rimanga, nell'ottica di Jane Austen, senza marito per tutta la vita. 

Incapace di relazionarsi, non manifesta particolari doti caratteriali né particolari talenti, infatti suona il piano in modo mediocre.

Jane Bennet= Insomma... nemmeno questa figura mi ha entusiasmata. Pur essendo una persona di buon senso, pur rivelandosi mille volte più assennata di Kitty e Lydia, l'ho trovata un po' ingenua. 

Ha ragione Liz a dire che la sorella maggiore non pensa mai male di nessuno, anche quando, in alcuni episodi, sarebbe stato meglio diffidare delle intenzioni di alcune persone.

Oltre a ciò, sembra non voler entrare in contatto con i suoi stati d'animo più veri: non lotta per l'affetto che prova verso il signor Bingley, anzi, si rassegna quando il giovane viene allontanato da lei per oltre un anno dalle sorelle Bingley e dai giudizi e pregiudizi di Darcy.

Mr. Charles Bingley= Pur avendo un buon carattere e pur essendo genuino, gentile e solare, non è né forte né determinato perché si fa influenzare facilmente dalla famiglia di origine.

Condivido le tue idee su Jane e Bingley. 

Tuttavia, Jane riceve la proposta di matrimonio da parte di Charles prima di Liz e, oltre a risultare un'unione coniugale felice, Jane migliora anche la propria condizione economica dato che Bingley ha una rendita di cinquemila sterline l'anno.

Mr. Collins= Cugino di Mr. Bennet, si rivela noioso e pedante quando si reca a casa della famiglia. Fa una proposta di matrimonio a Elizabeth ma viene rifiutato. 

Poco tempo dopo, si sposerà con Charlotte, un'amica di Liz Bennet.

Mr Collins è anche servile: dato che Lady Catherine De Bourgh, zia di Darcy, gli ha concesso un beneficio ecclesiastico, durante i momenti conviviali con la famiglia Bennet la esalta spesso per la generosità.

Charlotte Lucas: Dal momento che non è ricca né affascinante accetta la mano del signor Collins soltanto per "salvarsi dalla condizione di zitella". 

Lady Catherine De Bourgh= Si tratta in realtà di una donna arrogante, troppo fiera della propria condizione sociale elevata e insensibile quando si ritrova a commentare i punti deboli delle ragazze Bennet, in particolar modo, quelli di Mary e di Elizabeth.

Anne De Bourgh= Figlia di Lady Catherine, viene descritta dall'autrice come "pallida e gracile". Ha una personalità agli antipodi della madre, che vorrebbe combinare un matrimonio tra lei e Darcy.

Fitzwilliam Darcy= Ammetto che si tratta della figura maschile più significativa di Orgoglio e Pregiudizio. Per tutta la prima parte del romanzo l'ho trovato altèro, presuntuoso e troppo sicuro di sé, soprattutto in relazione alla sua condizione sociale: la sua tenuta a Pemberley rende diecimila sterline l'anno. 

All'inizio è attratto da Elizabeth Bennet ma, per mesi, nasconde il proprio sentimento con il pretesto delle differenze di condizioni sociali e dando forse troppa importanza ai comportamenti socialmente imbarazzanti della signora Bennet e delle sue ultime tre figlie durante i balli di società.

Lizzy rifiuta la proposta di matrimonio di Darcy, condizionata dall'opinione negativa che leo stessa si è fatta ancora prima di conoscerlo bene e a seguito di un dialogo con Mr. Wickam. 

Lei non soltanto ritiene Darcy antipatico e sprezzante ma è anche profondamente offesa per il fatto che Mr. Darcy si sia intromesso tra Jane e Charles, contribuendo a farli allontanare: "I felt that you were the last man in the world whom I could ever be prevailed on to marry".

In realtà, nel corso della storia, Fitzwilliam Darcy diventa una figura che impara a riconoscere i propri limiti e che media nelle dinamiche interpersonali altrui: non solo risolve la situazione irregolare, considerata scandalosa duecento anni fa, di Lydia, ma spinge l'amico Charles Bingley a tornare da Jane per dichararsi.

Ammetto che, nel corso di una prima lettura, ho vissuto dentro di me lo stesso percorso di Elizabeth: per un po' di pagine Darcy mi irritava, poi ho provato sempre più stima per la sua generosità e il suo senso di integrità.

Giorgiana Darcy= Sorella minore di Fitzwilliam, è una ragazza timida e riservata che instaura un ottimo rapporto con Elizabeth. 

Inoltre, Giorgiana sa suonare molto bene il piano e, da adolescente, è stata ingannata da Mr. Wickam che non è mai stato innamorato di lei ma ha tentato di circuirla progettando una fuga, dato che era interessato solo alla dote.

Mr. e Mrs. Gardiner= Sono gli zii delle sorelle Bennet. Sono affabili e hanno un ottimo rapporto con Lizzy, con cui viaggiano nelle Contee del nord. Sono borghesi di buone condizioni economiche. Tra l'altro sono anche protettivi nei confronti di questa loro nipote: non appena si accorgono che ha un buon rapporto di Mr. Wickam, la avvertono così:

"You are too sensible a girl, Lizzy, to fall in love merely because you are warned against it; and, therefore, I am not afraid of speaking openly. Seriously, I would have you be on your guard. Do not involve yourself, or endeavour to involve him in an affection which the want of fortune would make so very imprudent. I have nothing to say against him; he is a most interesting young man; and if he had the fortune he ought to have, I should think you could not do better. But as it is - you must not let your fancy run away with you. You have sense, and we all expect you to use it. Your father would depend on your resolution and good conduct, I am sure. You must not disappoint your father."

In realtà Lizzy non è innamorata di Mr. Wickam, prova, per un periodo limitato, stima e simpatia per lui, credendo alle sue bugie sulla famiglia Darcy.

Elizabeth Bennet= Protagonista femminile del romanzo che ho apprezzato molto: è sincera, intelligente e sa far valere le proprie ragioni dal momento che è sveglia e determinata. Mi sono vista abbastanza simile a lei. Le sue battute taglienti, nella prima metà del romanzo, vengono spesso indirizzate a Darcy.

Mi è poi piaciuto il fatto che, gradualmente, sapesse mettere in discussione le proprie idee.

Per me invece è l'eccesso di fiducia in se stessa e nelle proprie capacità critiche a renderla piena di pregiudizi, superba e a considerarsi "sopra le righe" o comunque, "migliore degli altri". 

Il suo sarcasmo risulta di tanto in tanto fastidioso e poi... si offende eccessivamente per un commento che Darcy fa a proposito di lei quando la vede per la prima volta in società.

Ha avuto ragione a risentirsene, io avrei reagito probabilmente allo stesso modo!

B) RIFLESSIONI SUL TITOLO:

Secondo te "Pride and Prejudice" si riferiscono ad un solo protagonista o ad entrambi?

Il pregiudizio non riguarda soltanto Elizabeth ma anche Darcy che, pur avendo una buona opinione di Jane, crede, erroneamente, che non sia affatto interessata a Bingley.

Jane Bennet mi ricorda lontanamente la figura di Elinor in "Ragione e Sentimento" che, pur avendo una personalità più forte e pur essendo più intelligente, non lascia trasparire tanto quel che prova per Mr. Ferrars a causa della sua razionalità.

Ad ogni modo, sia Darcy sia Elisabeth alla fine del libro si ravvedono dei loro comportamenti:

Elizabeth's spirits soon rising to playfulness again, she wanted Mr. Darcy to account for his having ever fallen in love with her. "How could you begin?" said she. "I can comprehend your going on charmingly, when you had once made a beginning; but what could set you off in the first place?"

"I cannot fix on the hour, or the spot, or the look, or the words, which laid the foundation. It is too long ago. I was in the middle before I knew that I had begun."

"My beauty you had early withstood, and as for my manners - my behaviour to you was at least always bordering on the uncivil, and I never spoke to you without rather wishing to give you pain than not. Now be sincere; did you admire me for my impertinence?"

"For the liveliness of your mind, I did."

"You may as well call it impertinence at once. It was very little less. The fact is, that you were sick of civility, of deference, of officious attention. You were disgusted with the women who were always speaking and looking, and thinking for your approbation alone. I roused, and interested you, because I was so unlike them. Had you not been really amiable, you would have hated me for it; but in spite of the pains you took to disguise yourself, your feelings were always noble and just; and in your heart, you thoroughly despised the persons who so assiduously courted you. There - I have saved you the trouble of accounting for it; and really, all things considered, I begin to think it perfectly reasonable. To be sure, you knew no actual good of me - but nobody thinks of that when they fall in love."

C) INCIPIT ROMANZO: 

It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife.

However little known the feelings or views of such a man may be on his first entering a neighbourhood, this truth is so well fixed in the minds of the surrounding families, that he is considered the rightful property of some one or other of their daughters.

Questa è un'ironica critica alle convenzioni sociali dell'epoca: Jane Austen, a differenza della sorella, non si è mai sposata. 

Anzi, ha rifiutato una proposta di matrimonio.

E può darsi che, con le sue idee un po' contro-corrente, credesse per davvero che una ragazza di modeste finanze potesse realizzarsi senza la necessità di trovare un marito.

Jane Austen ha infatti investito sul proprio talento. 

E qui si mette in evidenza ciò che lei ritiene assurdo: non sono i giovani a porre il matrimonio come unico scopo della loro vita, quanto piuttosto la mentalità sociale che spinge i genitori, in questo caso la madre, di modeste condizioni economiche, ad aspirare per le loro figlie un uomo ricco.

D) I MATRIMONI DI QUESTO ROMANZO:

La Austen contrappone il matrimonio per convenienza economica a quello in cui due persone si scelgono con libertà e consapevolezza.

Sicuramente il matrimonio tra i Bennet non è lieto e felice.

Ma non lo è nemmeno quello tra Lydia e Mr. Wickam: il loro è un'unione indotta a seguito di una fuga avventata e attuata a causa della superficialità di entrambi. 

Con il tempo svanisce il fascino, si ritrovano a dover far fronte alle loro croniche ristrettezze economiche e, con il tempo, arrivano alla sopportazione reciproca.

Charlotte Lucas accetta la proposta di Mr. Collins per non restare sola e per migliorare la sua situazione finanziaria: la loro unione è fatta di cortesie reciproche e di convenienza. Al massimo c'è rispetto, ma non c'è amore.

Soltanto i matrimoni tra Jane e Mr. Bingley e tra Lizzy e Darcy sono fondati sull'amore.

Liz e Darcy hanno due personalità molto diverse: una vivace, sveglia e capace di auto-determinare se stessa, l'altra più cortese, posata e riservata.

E) LO STILE NEL ROMANZO:

La Austen preferisce i dialoghi alle descrizioni: infatti, soprattutto grazie ai discorsi diretti e ai piccoli dettagli, i lettori intuiscono le personalità e i comportamenti dei personaggi. 

I dialoghi sono una componente fondamentale nei libri della Austen anche perché permettono di comprendere una società le cui relazioni si fondano su calcoli, previsioni, pettegolezzi e contrattacchi.

L'ironia sociale viene trasposta in un contesto di realismo domestico.

La narrazione, anche se è in terza persona, adotta il punto di vista di Elizabeth e le sue opinioni.

Tuttavia il lettore ha la possibilità di valutare in modo critico la protagonista.


19 marzo 2026

"A new England Nun", Mary Wilkins Freeeman

Di questo racconto risultano interessanti le due contrastanti interpretazioni che alcuni critici hanno formulato, alle quali giungerò nella seconda parte del post.

Anche in questo caso, alla fine del paragrafo A) ho voluto allegare la traduzione dall'inglese all'italiano, svolta da DeepL, della mia sintesi.

A) "A NEW ENGLAND NUN"- SUMMARY:

In a dim light of a late afternoon, Louisa Ellis was sewing at her sitting room window.

Then she prepared a dish of sugared currants, another one of little cakes, some biscuits and two leaves of lettuce for dinner.

After that, the woman carried out some thin corn cakes to feed her dog Caesar.

During that evening, Joe Dagget came to visit Louisa. He had hayed all day, so he stayed for a while to natter with her and then he said goodbye. 

At this point of the tale, Wilkins Freeman specifies what kind of relationship this two characters have.

Louisa and Joe were going to be married after an engagement lasted about fifteen years, during which the man had been in Australia in order to make his fortune. When Joe returned, she felt dismayed and not glad, even if she had been loyal to him for all those years.

Louisa had to admit to herself that in the last seven years she never felt upset for her lover's absence.

Furthermore, this female protagonist didn't feel like to go in a new larger house after marriage for many reasons.

First of all, she considered Joe's mother an old grim lady who would have judged her for some hobbies like distilling essences and sewing linen seams.

In addition, Louisa was very fond of order and cleanliness.

One evening, a week before the marriage, Louisa went out to take a walk while the full moon was shining.

After a while, she sat down on a wall in a little space between several bushes of blueberries and horsebriers.

Suddenly she heard some voices and some footsteps. Louisa recognized both Joe's voice and that of Lily Dyer, a very well-liked girl in the village thy would live. Hearing their conversation, Louisa found out they had been in love with each other.

Anyway, Joe declared he didn't want to drop Louisa and, on the other side, Lily was not going to continue a relationship with an engaged man:

"You'd see I wouldn't. Honor is honor, and right's right. An' I'd never think anything of any man than went against 'em for me or any other girl; you'd find that out, Joe Dagget."

The following day she spoke to Joe claiming to have lived alone for so many years that she shrank from making a big change in her life, like a marriage.

Joe accepted her reasons and they parted in a tender and "civil" way.

Standing in the door, holding each other's hands, a last great wave of regretful memory swept over them.

13 marzo 2026

"The revolt of mother", Mary Wilkins Freeman:

6b) IL RUOLO DELLE DONNE NEI RACCONTI DI MARY WILKINS FREEMAN.

Mary Wilkins Freeman è un'autrice americana vissuta nella seconda metà dell'Ottocento.

Durante l'autunno ho avuto modo di leggere alcuni suoi racconti piuttosto lunghi.

Alla fine del paragrafo A) ho voluto allegare la traduzione dall'inglese all'italiano del mio riassunto svolta da DeepL.

A) "THE REVOLT OF MOTHER", SUMMARY:

At the beginning of the tale, an old man called Adoniram Penn, harnessed his great horse while his wife asked him why some men were digging in a field.

Adoniram told her to take care of the housework, then he slapped the reins over the horse because he was going out of the barn, but his wife Sarah insisted on knowing reasons for which those men were digging. So he replied they were building a cellar.

After that, the woman entered in the house to wash the dishes. 

While her son Sammy was going out for school, her daughter Nanny was a bit annoyed that her father was going to build another farm without informing them.

Sarah answered to her that she didn't have to complain about her father's choices because he had always guaranteed a decent life to his family so that they didn't need to find a job.

During that morning, Sarah cooked mince-pies whereas Nanny was sewing on some white cambric for her marriage.

At lunchtime, all of them were at home and, after they had eaten, they stood up and went about their work: Adoniram had to unload wood from a wagon in the yard, Sammy returned at school and Nanny went out for shopping.

Anyway, after a few minutes, Sarah called her husband in order to understand all the motives for which he decided to have another barn built. 

Additionally, Mrs Penn talked clearly to her husband: despite the fact any other family in their town hadn't had more well-being than them, she underlined poor and old furnishings of all the rooms.

Furthermore, Sarah reproached him that cow-houses and shelds were in better conditions than their children's bedroom.

After her long speech, Adoniram declared he had to go out to sort a load of gravel, proving to be completely insensitive towards his wife's thoughts and feelings.

In the meantime, the new barn was fastly in progress: it was ready for use before the end of July. 

During these days, Adoniram received a letter from his brother Hiram, who suggested him to set forth to Vermont. Over there, Adoniram would have been able to find a kind of horse he had always wanted.

After he had left, Mrs Penn began to consider her husband's absence as a guide-post of the Lord.

Having ordered the haymakers to put all the hay in the old loft, she brought all her household goods into the new barn and her children helped her, even though they were surprised about their mother's manner. 

So, the old and tiny house in which Sarah and Adoniram had lived for many years was emptied within a few hours.

A young hired man spread Sarah Penn's decisions all over the little town. 

As a consequence, each inhabitant had a different opinion about her: some considered Mrs Penn a crazy woman, some others thought instead she had a rebellious soul.

On Saturday evening, Adoniram returned with a great Canadian horse. He was astonished owing to all the changes done by his wife while he was away.

Sarah, in an absolute calm and self-confident mood, welcomed him and prepared dinner. 

After that, Adoniram went out, sat down on the step of the door and began to cry. 

Therefore, his wife touched one of her husband's shoulder to comfort him.

In the end, Adoniram promised to put up the partition in the new house and everything she desired.

6 marzo 2026

"TI DO I MIEI OCCHI": FILM SU UNA RELAZIONE TOSSICA

6) INDIPENDENZA FEMMINILE

Le vicende drammatiche di Ti do i miei occhi sono ambientate nella Spagna dei primi anni Duemila.

1) CONTENUTI E PERSONAGGI:

La prima scena di questo film viene introdotta da una melodia tipica dei film noir in bianco e nero del secolo scorso. 

È notte e le strade sono deserte.

Con angoscia, una donna sta vestendo in fretta suo figlio per scappare di casa. Questi due personaggi si chiamano Pilar e Juan: l'una è vittima, l'altro è un piccolo spettatore quotidiano della violenza, fisica e psicologica, di Antonio, rispettivamente marito e padre di queste due figure. 

Pilar si rifugia a casa della sorella Ana che sta per sposarsi con John, un mite e placido giovane scozzese.

Grazie ad Ana, che peraltro le consiglia caldamente di separarsi, Pilar trova un lavoro part-time per un determinato periodo di tempo presso un ufficio come addetta all'accoglienza di gruppi che visitano una chiesa e una galleria di quadri a questa annessa.

Antonio però non si rassegna di fronte alla decisione della moglie.

Antonio infatti raggiunge molto frequentemente il luogo di lavoro della moglie per portarle dei regali: un girasole e alcuni orecchini.

Convinta, a poco a poco, che suo marito stia cambiando, Pilar ritorna a frequentarlo e, nel giorno delle nozze della sorella, ritorna a convivere sotto lo stesso tetto con il figlio.

Ovviamente Ana non condivide affatto questa decisione. 

Durante il pranzo nuziale avviene uno scontro tra le due sorelle: Pilar rinfaccia ad Ana di essere sempre stata la "figlia preferita e protetta" dai genitori, quella a cui sono state concesse più libertà di scelte rispetto a lei e, tra queste, è incluso il matrimonio civile con John, che non è cattolico bensì un luterano, e più opportunità di formazione, come ad esempio un Master post lauream svolto all'estero. 

Questo naturalmente fa soffrire Ana e, direi, le rovina una giornata che sarebbe dovuta essere soltanto felice.

Si potrebbe pensare che Pilar voglia davvero, in quel momento del film, credere nella possibilità di un cambiamento in positivo nei comportamenti del marito. 

Ma, come afferma Ana, "per quale motivo fidarsi ancora di un uomo che, a causa di ripetute violenze, costringe a fare radiografie e risonanze alla donna che dovrebbe invece amare?".

Infatti io sono più propensa a chiamarla "pericolosa e dannosa dipendenza affettiva", non "atto di fiducia gratuita".

Poco prima che Pilar torni a casa con lui, Antonio inizia a frequentare un gruppo di uomini, coordinato da un psicologo, che sono o sono stati aggressivi e violenti con le loro compagne o con le loro mogli.

Non ho trovato questo psicologo una figura così preparata a gestire le problematiche relazionali degli uomini violenti e gelosi. 

A me sembra che Antonio peggiori i propri comportamenti: il quaderno che tiene per trascrivere le proprie emozioni non serve a controllare i suoi scatti d'ira né lo porta ad eliminare il desiderio di possesso, non di amore, che ha nei confronti della moglie.

La scena più triste del film secondo me consiste nel momento in cui Antonio getta nelle acque del fiume quel piccolo quaderno colorato le cui pagine erano ormai ricche di frasi, sminuendo il suo esercizio introspettivo di fronte alla moglie, durante una mattinata in un parco pubblico.

Comunque, uno come Antonio dev'essere curato dapprima con dei farmaci specifici, perché lo psicologo ha competenze diverse rispetto a quelle di uno psichiatra.

Alla scadenza del contratto di lavoro, Pilar inizia, supportata da due colleghe, a frequentare un corso di storia dell'arte per future guide turistiche, occasione in cui può mettere in gioco se stessa studiando a casa molti dipinti a tema religioso o mitologico al fine di spiegarli, nei giorni seguenti, ad alcuni visitatori, costantemente scrutinata dagli esperti del campo.

Impressiona il fatto che Antonio non solo non supporti la scoperta di questa passione della moglie, sminuendola ("Tu sei sempre stata brava nelle cose inutili") ma veda come un pericolo l'aspirazione di diventare guida turistica ("Ti trucchi e ti vesti bene, ti piace essere guardata da altri uomini"). 

L'ossessione più ricorrente di Antonio, anche in altri momenti del film, consiste nel timore che Pilar si innamori di qualcun altro.

L'episodio più sconcertante è la mattina in cui Antonio spoglia rabbiosamente la moglie e la chiude nuda fuori dal balcone, per impedirle di andare a Madrid a sostenere una sorta di esame che avrebbe potuto garantirle un posto di lavoro, come di fatto desiderava.

Anche la scena successiva è impressionate. 

Pilar, volendo denunciare questo episodio, si trova di fronte ad un poliziotto incapace di gestire nel modo corretto una segnalazione da parte di una donna sconvolta a seguito dell'ennesima angheria subita. Le sue infatti sono domande di rito, fredde, come ad esempio: "L'ha picchiata? Ha rotto gli oggetti che c'erano nella stanza?".

Le risposte di Pilar sono negative sebbene, a queste, lei aggiunga: "Ha distrutto tutto". 

Una frase breve che racchiude sia il fatto che le sia stato impedito di andare a Madrid sia il fatto di potersi realizzare.

Il modo di porsi del poliziotto rimanda ad un pregiudizio non del tutto smantellato: che la violenza contro le donne sia solo una questione fisica e non comprenda anche reazioni umilianti e una certa manipolazione psicologica.

A seguito di questo episodio, Pilar è sicura di non amare più Antonio. 

Io penso che forse non si siano mai amati per davvero.

Antonio sicuramente non l'ha mai amata profondamente, il suo era solo un desiderio di controllo totale sulla vita e le azioni della moglie. Infatti, quando lo psicologo gli chiede che cosa gli piace di più di sua moglie, non sa rispondere. Anzi, tace per alcuni istanti e poi dice: "Mi piace il suo modo di muoversi, rapido e silenzioso".

Ma che risposta è?!!

Comunque Pilar si emoziona quando racconta ad Ana il giorno in cui Antonio gli ha chiesto di sposarla. Quindi credo che lei sia l'unica della coppia ad aver amato.

LA VIOLENZA DI GENERE: UN PROBLEMA ESCLUSIVAMENTE FEMMINILE?

Credo sia importante sottolineare che, in questo film, sono molto presenti gli stereotipi di genere: le donne, Ana compresa, sono dedite alla cura della casa e alle faccende domestiche come cucinare e stirare, mentre gli uomini si occupano prevalentemente della loro vita lavorativa e sociale.


Da notare inoltre che Pilar ha un rapporto di non-confidenza con la figura materna: da ciò che è possibile intuire, quest'ultima è stata succube del marito ed ha perfettamente interiorizzato la mentalità maschilista. 

In effetti, senza chiedere alla figlia che cosa sia successo con Antonio e senza assicurarle un rapporto di ascolto/sostegno, le suggerisce di tornare a vivere con il marito. 😠

Ad ogni modo, Ti do i miei occhi può farci intuire quanto, nei secoli scorsi, le convenzioni sociali abbiano danneggiato entrambi i generi, proprio come afferma un saggio del filologo Maurizio Bettini, che ho letto e studiato alcuni anni fa per scrivere la tesi triennale sui componimenti di Sigismondo D'India: infatti, fino a pochi decenni fa, agli uomini è stato negato il diritto, a partire dall'infanzia, di accettare ed elaborare le proprie fragilità e le proprie emozioni negative. Per questo gli uomini adulti, ancora oggi, faticano a praticare una sana introspezione.

In moltissime civiltà antiche inoltre, alle ragazze e alle donne è stato negato il diritto all'istruzione, il diritto di scegliere liberamente e consapevolmente, o anche di non scegliere, un marito, oltre ovviamente anche al diritto all'indipendenza economica. 

Questa tendenza è proseguita anche nel corso del Medioevo, dell'età moderna e di gran parte del Novecento.

L'amore vero ammira i talenti dell'altro e desidera la realizzazione della persona amata. Eccovi un esempio, questa piccola parte di chat posso tranquillamente condividerla:


Qui ci stiamo riferendo agli esiti delle ammissioni del percorso abilitante all'insegnamento di materie letterarie, storia e geografia. 

Sono inserita anche in 1^ fascia (la più alta) con riserva nelle gps provinciali: devo farcela! 

Devo riuscire a superare l'esame finale all'inizio di quest'estate: per prendermi il mio posto nel mondo, per il nostro futuro di coppia e per continuare ad essere un solido punto di riferimento per i ragazzi, i miei "paladini dell'autentico":

Eravamo in due nelle scorse settimane a monitorare costantemente la pagina del sito dell'Università.

Ad ogni modo, tornando alle discriminazioni di genere, i maschilisti dei giorni nostri non vogliono ancora accettare la forte disparità tra uomini e donne che ha caratterizzato la storia europea.

Il film finisce bene: una mattina la protagonista, con la presenza delle due colleghe con cui ha frequentato il corso per guide turistiche, entra a casa, mette tutti i suoi vestiti in una valigia e se ne va, definitivamente, con il figlio, stavolta davvero determinata a chiedere la separazione.

Per cui hai ragione a dire che la violenza di genere è un problema sia maschile sia femminile. 

Sì è logico: dalla parte maschile c'è la tendenza alla sopraffazione e alla prepotenza, oltre all'alternanza tra premura e aggressività. 

Dalla parte femminile invece ci sono l'eccessivo sacrificio di sé e la dipendenza affettiva.

Tuttavia, il problema è più grave per la componente femminile, visto che è quella che ci rimette la vita: anche se i femminicidi risultano in leggero calo, nel 2025 poco più dell'80% delle donne è stata uccisa o dal fidanzato o dal marito.


26 febbraio 2026

LE POESIE DI VIVIAN LAMARQUE (II):

Proseguiamo con la presentazione di altre poesie della Lamarque.

Le quattro stagioni

Autunno:

Oggi gli Dèi

mi hanno mandato un regalino:

una castagna lucida

di quelle matte matte

ride nel mio giardino.

Per "Dei" credo intenda alcuni elementi naturali come gli alberi e il vento, qui divinizzati.

Gli ultimi tre versi ci presentano una personificazione della castagna il cui colore marrone tinta terra di Siena è reso lucido dalla brina e che sembra ridere.

Come la immaginate la castagna, tra un mucchio di foglie oppure isolata, sotto l'ombra di un albero che inizia a perdere le foglie?

Inverno:

-Le provviste sono già finite!

-Hai calcolato male.

(dialogo tra due formiche

il giorno di Natale).

L'inverno è la stagione del letargo per alcune specie animali come i ghiri e i ricci. 

Le formiche, a partire dalla fine della stagione autunnale, iniziano una fase di diapausa. Per questo i loro metabolismi rallentano, le larve interrompono il loro sviluppo e le formiche operaie non cercano più cibo all'esterno dei loro nidi.

In inverno infatti, questi animali si rifugiano o sotto le radici o nella corteccia degli alberi, oppure entro le mura delle case.

Primavera:

-Guarda: vangano

domani semineranno.

-E gli spaventapasseri?

-Non ti preoccupare

ti difenderò io

non ti mangeranno.

Questo è un dialogo tra due passeri.

Uno dei due fa notare all'altro l'inizio delle attività agricole nei campi e garantisce all'altro, preoccupato per gli spaventapasseri, difesa e protezione. 

Nella realtà, i passeri e altri uccelli si servono dello spaventapasseri come fosse un trespolo, quindi non so quanto sia efficace.

Raramente ho incontrato lo spaventapasseri nei film, nei romanzi e nelle poesie.

Nel Castello errante di Howl lo spaventapasseri Testa di Rapa è l'aiutante della protagonista Sophie: si muove, la sorregge quando ha un aspetto da persona anziana, ma è privato della possibilità di parlare per via di un incantesimo.

Estate:

Mentre facevo la punta alla matita

l'estate è diventata autunno

è già finita.

Nella percezione della Lamarque, l'estate scorre davvero troppo velocemente.

Si tratta di una stagione con giornate molto lunghe e calde, che permette molte più occasioni di convivialità rispetto ad altre stagioni.

Sul dimenticare, dono

Che sia forse un dono quella nebbia
quello smarrimento? che sbagliare
un ricordo aggiunga qualcosa
di nuovo al nostro breve
soggiorno - su questo mondo?
che una cosa creduta accaduta
aggiunga un'ora di vita
alla nostra vita?

La nebbia qui è emblema di una memoria offuscata dall'avanzare dell'età e anche dalle difficoltà mnemoniche senili.

Ma si riferisce a se stessa oppure alla madre adottiva ammalata, che per molto tempo ha assistito?

Mi piace molto questa domanda che la poetessa snoda dal verso 2 al verso 5, riferita probabilmente ad una fantasia verosimile, cioè, a un evento realistico ma non davvero accaduto: che sbagliare/un ricordo aggiunga qualcosa/di nuovo al nostro breve/soggiorno - su questo mondo?

Condòmino:

Al signor S.

Cammino piano, qua sotto
al terzo piano dorme un condomino
morto. È tornato morto stasera
dall’ospedale, gli hanno salito
le scale, gli hanno aperto la porta
anche senza suonare, ha usato
per l’ultima volta il verbo entrare.
Ha dormito con noialtri condomini
essendo notte sembrava a noi uguale
ha dormito otto ore ma poi ancora
e ancora e ancora oltre la tromba
mattutina dei soldati, oltre il sole
alto nel cielo, ora che noi ci muoviamo
non è più a noi uguale. È un condomino
morto. Scenderà senza piedi le scale.
Era gentile, stava alla finestra
aveva un canarino, aveva i suoi millesimi
condominiali, guarda gli stanno spuntando
le ali.

Personalmente mi colpisce l'inizio: nel primo verso, piano è un avverbio di modo, mentre invece nel secondo, la medesima parola è un sostantivo.

Solo verso la fine della lirica Lamarque rivela qualcosa a proposito del condòmino: era gentile, aveva un canarino e spesso lo vedeva affacciato ad una finestra del suo appartamento.

Questa poesia non rappresenta il ricordo del carattere di una persona dato che il sonno e la morte vengono  messi sullo stesso piano: mentre  gli altri condòmini si muovono in pieno giorno e si attengono agli impegni della loro vita quotidiana, il signor S. è morto ed è per questo estraneo al sole alto nel cielo.

Chissà in quali rapporti era l'autrice Vivian con questo signore deceduto: si conoscevano di vista? Lei lo ammirava di nascosto? Oppure erano in buoni rapporti in qualità di conoscenti?

Ad ogni modo è ingenua e bambinesca la frase finale.

No, dai, è una bella immagine.

Cambiare il mondo:

Invece sì, invece forse sì,

forse le poesie lo cambieranno un poco

il mondo.

Però tra tanto

tanto di quel tempo

sì me lo sento

che forse dalle poesie

forse verrà un poco di cambiamento

ma come un nevicare lento lento lento.

Forse le poesie lo cambieranno un poco/il mondo= ma se quasi nessuno le legge, ora come ora? 

In generale, il numero dei lettori, anche per romanzi, saggi o raccolte di racconti, si è ridotto. 

Se le persone leggono occasionalmente, preferiranno un giallo o un romanzo rosa piuttosto che una raccolta di poesie. 

La poesia mi sembra sia considerata una forma letteraria impegnativa, molto complicata, che non narra, semmai evoca.

Molte poesie hanno immagini non di immediata interpretazione. Tra l'altro, il livello culturale si è abbassato e in molti de-pensano.

Io invece in quel forse reiterato dei versi 7-8 scorgo una speranza della poetessa che paragona un possibile cambiamento in meglio dell'umanità ad un nevicare lento e, aggiungerei io, silenzioso: in pochi riflettono sui messaggi di una poesia, ma soltanto questo gruppo ristretto di cultori potrà applicarne i valori nella vita reale, senza azioni eroiche o eclatanti, ma con gentilezza, altruismo e sensibilità.


19 febbraio 2026

LE POESIE DI VIVIAN LAMARQUE (I):

5) LE POESIE DI VIVIAN LAMARQUE

Verso la fine del 2025 io e Matthias abbiamo letto alcune poesie di Vivian Lamarque che tratteremo in questo e nel prossimo post.

Inizio io con la biografia.

A) VIVIAN LAMARQUE:

Il suo vero nome era Vivian Pellegrinelli Comba.
Il nonno materno era Ernesto Comba, un teologo autore del saggio Storia dei valdesi.

Una volta sposata, ha deciso di adottare il cognome del marito pittore Paul Lamarque.

Nata nell'aprile del 1946 in provincia di Trento e figlia illegittima di madre valdese, quando ha pochi mesi di vita viene affidata ad una famiglia cattolica di Milano.

Da bambina adorava leggere.

A dieci anni ha scoperto di essere stata adottata e, proprio a partire da questa età, ha iniziato a scrivere i suoi primi racconti e le sue prime poesie.

Una volta laureata ha intrapreso la carriera dell'insegnamento presso gli istituti di istruzione superiore. 

Si è in seguito abilitata per l'insegnamento della lingua italiana agli stranieri. 

In parallelo, ha continuato a coltivare la sua passione per la scrittura, sfornando sia fiabe per l'infanzia che diverse raccolte di poesie di grande successo come ad esempio Teresino, che ha conseguito il Premio Viareggio negli anni Ottanta.

Dal 1992 collabora per il Corriere della Sera.

Vive tuttora a Milano.

B) LA CHIESA VALDESE: DIFFERENZE CON LA CHIESA CATTOLICA

La Chiesa Valdese è stata fondata da Valdo di Lione. 

Al contrario della Chiesa cattolica, la Chiesa valdese non venera né la Madonna né i santi anche se li considera comunque esempi di fede. 

I Valdesi ritengono che Gesù sia l'unico mediatore tra Dio e gli uomini.

Per i Valdesi il sacerdozio è possibile anche per le donne e i pastori possono sposarsi e formare una famiglia, mentre il Cattolicesimo ammette soltanto uomini celibi.

Per i cattolici i sacramenti sono sette: Battesimo, Cresima, Confessione, Eucaristia, Ordine, Matrimonio e Unzione degli Infermi, mentre per i Valdesi sono il Battesimo e l'Eucaristia. La Confessione avviene direttamente tra il fedele e Dio, senza intermediari umani.

Tra l'altro, per i Valdesi, nel pane eucaristico la presenza di Cristo è simbolica e la salvezza si ottiene solo per Fede, è un dono gratuito di Dio.

Per i Valdesi il Papa non è un "vicario di Cristo": sono organizzati in modo sinodale. Il Sinodo è un'assemblea composta dai delegati eletti delle varie chiese locali e anche dai pastori. 

La Chiesa Cattolica è sempre stata più gerarchica.

C'è anche la Tavola Valdese, un organismo che regola i rapporti con le istituzioni politiche. 

I valdesi si impegnano a sostenere la laicità dello Stato e a promuovere il progresso sociale, oltre che dibattiti e riflessioni su temi etici, sulla libertà di coscienza e sui diritti civili.

b1) I PASTORI VALDESI E I FATTI DI MINNEAPOLIS:

Nel gennaio 2026 gli agenti dell'ICE hanno effettuato retate in quartieri, scuole e luoghi di lavoro, diffondendo un clima di paura sia tra gli immigrati sia tra i nativi americani.

A seguito dell'omicidio di Renée Good e poi di Alex Pretti, la Tavola Valdese ha espresso solidarietà alle comunità cristiane degli Stati Uniti, ribadendo quanto sia fondamentale il rispetto per la dignità degli immigrati.

In un'intervista, il pastore Travis Norvell ha confidato come si sente vicino a Dio e al messaggio del Vangelo in un momento sociale così drammatico per la città in cui vive e, oltre a questo, ha spiegato come le comunità cristiane, in particolar modo quelle riformate, mostrino la loro vicinanza a bambini e famiglie:

Sappiamo che gli agenti federali ci disumanizzano, ma non possiamo disumanizzarli. Sono parte di un sistema che sta rovinando le loro anime, il nostro compito come leader religiosi è assicurarci che il governo federale non rovini le nostre anime. Prego per gli agenti federali, prego per il governo federale, prego che si pentano e prego per la loro sicurezza. Non so se mi sono mai sentito vicino a Dio come in questa esperienza.

Le chiese e le comunità religiose sono fondamentali per il movimento di resistenza. I nostri santuari e le nostre sale comuni sono luoghi di incontro per i gruppi della comunità, le nostre cucine forniscono pasti, le persone si riuniscono per riscaldarsi e per elaborare strategie. In particolare, la Judson Memorial Baptist Church ha aperto le sue porte ai gruppi della comunità offrendo loro spazi di incontro. Ogni settimana i gruppi si incontrano per condividere informazioni, tenere riunioni strategiche e definire piani di protezione del quartiere. Abbiamo anche aperto la nostra cucina in modo che i gruppi cittadini possano preparare pasti per i bambini che hanno troppa paura di andare a scuola.

(Ultimamente penso che, come coppia, stiamo entrambi attraversando una fase di forte ricerca di senso: Matthias a casa ha diversi libri di teologi e religiosi inerenti alla spiritualità cristiana e ai contenuti dei Vangeli, ultimamente ha preso contatti con i Valdesi e sta studiando la loro storia e comunque frequenta le parrocchie vicino al suo quartiere di Verona tutte le settimane. Io qualche volta lo accompagno dato che mi sento bene se riesco a risultare utile e ben accolta. 

Quando un alunno mi ha detto: "Al di sopra del Trentino Alto Adige c'è Dio" io gli ho risposto: "Spero di sì". Ed ero sincera: non ho certezze, sono in cammino e ammetto di esserlo. Non accetto più risposte pre-confezionate e dogmi che sono delle false sicurezze.

In questa fase di vita i miei momenti di preghiera sono abbastanza rari ma molto sentiti (pelle d'oca oppure occhi inumiditi).

C) ALCUNE POESIE:

Il tuo posto vuoto

Il tuo posto vuoto a tavola
parla racconta chiacchiera ride forte
non sta mai fermo si alza
ritorna mangia avanza sempre un boccone
ritaglia nel formaggio forme di animali
il tuo posto vuoto a tavola
a destra di Miryam
è di fronte a me.

Il posto vuoto al quale l'autrice si riferisce è legato ad un familiare che quotidianamente lo occupava e che o è venuto a mancare oppure si trova lontano da casa, in un altro stato o continente.

La memoria dell'autrice di questa persona è sentitamente viva: ciò lo dimostra l'asindeto che inizia dal secondo verso fino al quinto e che, oltre ad accelerare il ritmo della lettura, indica un elenco di azioni delle quali l'autrice prova nostalgia.

La chiusura, ovvero, gli ultimi tre versi, è malinconica: secondo me vuole evidenziare il fatto che la poetessa convive, oramai, con l'assenza della persona a cui si sta riferendo.

Il signore nel cuore

Le era entrato nel cuore.
Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie le era 

entrato nel cuore.

E lì cosa faceva? 
Stava.
Abitava il suo cuore come una casa.