Visualizzazioni totali

7 maggio 2024

"LE CITTA' INVISIBILI", I. CALVINO:

Riporto, nel seguente post, le diverse opinioni che io e Matthias ci siamo fatti a proposito di questo libro.

A) CORNICI NARRATIVE E CONTENUTI:

A me questo libro è sempre piaciuto molto, per la ricchezza sia di rimandi culturali sia di situazioni attuali.
La cornice narrativa è interposta tra i nove capitoli che evocano le città ed è costituita dalla comunicazione tra Marco Polo e Kublai Khan. 

In questa sezione del libro Marco Polo narra a Kublai Khan, sovrano dei Tartari con un impero molto vasto, le città che ha avuto modo di visitare durante le sue ambascerie. 

A mio avviso è molto interessante considerare i modi in cui Marco Polo comunica con Kublai Khan: inizialmente a gesti, con mimi oppure anche mostrando oggetti. 

Nuovo arrivato e affatto ignaro delle lingue del Levante, Marco Polo non poteva esprimersi altrimenti che estraendo oggetti dalle sue valigie: tamburi, pesci salati, collane di denti di facocero, e indicandoli con gesti, salti, grida di meraviglia o d'orrore, o imitando il latrato dello sciacallo e il chiurlìo del barbagianni.

Non sempre le connessioni tra un elemento e l'altro del racconto risultavano evidenti all'imperatore; gli oggetti potevano voler dire cose diverse; un turcasso pieno di frecce indicava ora l'approssimarsi di una guerra, ora abbondanza di cacciagione, oppure la bottega di un armaiolo; una clessidra poteva significare il tempo che passa o che è passato, oppure la sabbia, o un'officina in cui si fabbricano clessidre.

Più avanti però il navigatore italiano si impratichisce degli idiomi dell'Oriente.

Le città invisibili, per mia somma gioia, hanno tutte nomi di donna. Non sono reali e dunque geograficamente non esistono. 

Dal mio punto di vista questo libro è una raccolta di racconti che dimostra la geniale fantasia di Calvino. 

Ma non si tratta soltanto di invenzioni da leggere durante le ore settimanali di relax, dal momento che alcune città richiamano o temi attuali, oppure qualche tradizione religiosa-cultuale antica, oppure anche città esistenti.

B) LE CITTA' CHE PIU' MI HANNO COLPITA:

B1) LE CITTA' "DEL CONSUMISMO E DELL'INDUSTRIALIZZAZIONE":

-MAURILIA: In passato era una piccola città provinciale, ora invece è una metropoli.

A Maurilia, il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo ad osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano per come era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine con il parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. 

-LEONIA: Questa città è l'emblema del consumismo: ogni anno la città si espande, tutto si rinnova ogni giorno e gli abitanti sono ricchi, godono di benessere economico. Ma ogni giorno molte cose vengono buttate via:

Il risultato è quello: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sua forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che si ammucchiano sulle spazzature dell'altro ieri e di tutti i  suoi giorni e anni e lustri.

-PENTESILEA: Qui compare il tema del terrain vague, dal momento che la città si spande per miglia, con le sue officine, i sobborghi, i vasti terreni in cui gli edifici e i negozi si alternano alla campagna. Fuori da Pentesilea esiste un fuori?

B2) OMAGGI ALLA NOSTRA CULTURA:

-LEANDRA: Questa città è un chiaro omaggio alla Roma arcaica. 

Dei di due specie proteggono la città di Leandra. Gli uni stanno sulle porte delle case, all'interno, vicino agli attaccapanni e ai portaombrelli (...) Gli altri stanno in cucina, si nascondono di preferenza sotto le pentole o nella cappa del camino, o nel ripostiglio delle scope: fanno parte della casa e quando la famiglia che ci abitava se ne va, loro restano con i nuovi inquilini (...)

A Leandra vi sono due tipi di divinità: i Lari, che si trovano in cucina, e i Penati, sulle porte delle case.

-DIOMIRA: Questa città evoca un Oriente ricco. Sembra una città paradisiaca, fatta di materiali preziosi. Basti pensare alle statue degli dei costruite in bronzo, un teatro di cristallo e cupole d'argento. Ricorda un pochino il De Jerusalem Celesti, opera di Giacomino da Verona, autore di epoca medievale che ha descritto un paradiso con mura perlate, fiumi d'oro, fontane d'argento. 

B3) CITTA' CHE RICORDANO VENEZIA:

Prima di passare alle considerazioni di Matthias (sarà tremendo!), vorrei brevemente sintetizzare le prime due città che aprono il sesto capitolo, visto che mi ricordano la nostra fragile Venezia.

-SMERALDINA: Si tratta di una città acquatica nella quale strade e canali si sovrappongono e si intersecano e dove i viaggiatori possono scegliere di intraprendere sia il percorso terrestre sia un tragitto in barca.

-FILLIDE: L'elegante Fillide con cupole, pilastri e portici, è piena di ponti che attraversano i canali e le architetture di questa città sono dotate di una gran varietà di finestre:

... quante varietà di finestre s'affacciano sulle vie: a bifora, lanceolate, moresche, a sesto acuto, sormontate da lunette o da rosoni...


Non so se questo libro mi sia piaciuto. 
Durante la lettura cercavo di capire sia quali immagini mi colpissero di più sia se alcune città avessero dei lati in comune con altre.

-Dialoghi tra Marco Polo e Kublai Khan:

I dialoghi tra Marco Polo e il malinconico Kublai Khan mi sembrano assurdi, come ad esempio in questo passaggio:

KUBLAI: Non so quando hai avuto il tempo di visitare tutti i paesi che mi descrivi. A me sembra che tu non ti sia mai mosso da questo giardino.

POLO: Ogni cosa che vedo e faccio prende senso in uno spazio della mente dove regna la stessa calma di qui, la stessa penombra, lo stesso silenzio percorso da fruscii di foglie. Nel momento in cui mi concentro a riflettere, mi ritrovo sempre in questo giardino, a quest'ora della sera, al tuo augusto cospetto, pur seguitando senza un attimo di sosta a risalire un fiume verde di coccodrilli o a contare i barili di pesce salato che calano nella stiva.

KUBLAI: Neanch'io sono sicuro di essere qui, a passeggiare tra fontane di porfido, ascoltando l'eco degli zampilli... (...) Forse questo dialogo si sta svolgendo tra due straccioni soprannominati Kublai Khan e Marco Polo, che stanno rovistando in uno scarico di spazzatura, ammucchiando rottami arrugginiti, brandelli di stoffa, cartaccia, e ubriachi per pochi sorsi di cattivo vino vedono intorno a loro splendere tutti i tesori dell'Oriente.

Ma che discorsi sono?!

Mancano precisazioni storiche, mancano date, mancano spiegazioni chiare e approfondite a proposito delle origini e degli sviluppi politici di tutte le città. In effetti queste città non sembrano collocabili in precise linee storico-temporali.

-C'è una sezione particolarmente inquietante intitolata: "Le città e i morti".

A questo proposito riporto la descrizione di Argia, una città sotto terra buia e umida con stanze piene d'argilla, in cui manca l'aria. Argia è una città che mette angoscia:

Le vie sono completamente interrate, le stanze sono piene d'argilla fino al soffitto, sulle scale si posa un'altra scala in negativo, sopra i tetti delle case gravano strati di terreno roccioso come cieli con le nuvole. Se gli abitanti possono girare per la città allargando i cunicoli dei vermi e le fessure in cui si insinuano le radici non lo sappiamo (...).

Ritengo Eusapia non una città invisibile, ma un luogo da film horror:

E perché il salto dalla vita alla morte sia meno brusco, gli abitanti hanno costruito una copia identica della loro città sottoterra. I cadaveri, seccati in modo che ne resti lo scheletro rivestito di pelle gialla, vengono portati là sotto a continuare le occupazioni di prima. 

Dicono che questo non è solo adesso che accade: in realtà sarebbero stati i morti a costruire l'Eusapia di sopra a somiglianza della loro città. Dicono che nelle due città gemelle non ci sia più modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti.

-Il caso di BERSABEA: 

A proposito di Bersabea, i suoi abitanti tramandano che in cielo ci sia un'altra Bersabea, la cui Bersabea terrena è tenuta ad ispirarsi.

Come mai l'autore ha inserito anche una città in cui è presente il motivo di "ispirarsi ad una città ideale"? 

Oltretutto, gli abitanti di Bersabea credono esista un'altra Bersabea infernale con sporcizia e pattumiere.

Forse Calvino, nella prima parte della descrizione di questa città, voleva alludere al moralismo religioso ancora presente nel secolo scorso, dal carattere punitivo, che condannava i peccatori e insisteva sul perseguire una buona condotta al fine di guadagnarsi il Paradiso?

Verso la fine del paragrafo nel quale si parla di Bersabea, l'autore dice anche che:

Vero è che due proiezioni di se stessa accompagnino la città: una celeste e una infernale, ma sulla loro consistenza ci si sbaglia. L'inferno che cova nel più profondo sottosuolo di Bersabea è una città disegnata dai più autorevoli architetti, costruita con i materiali più cari sul mercato, funzionante in ogni suo congegno, orologeria e ingranaggio, pavesata di nappe e frange e falpalà appesi a tutti i tubi e le bielle. 

Quindi, stando a queste ultime frasi, gli abitanti di Bersabea hanno dei pregiudizi nei confronti della copia infernale del luogo in cui vivono?

Calvino voleva mettere in risalto il moralismo oppure i pregiudizi umani? Non è chiaro!

-Il finale:

Di questo libro salvo solo il finale. 

In effetti, nel finale l'autore dice che ci sono due modi per sopportare l'Inferno: il primo consiste nell'adattarsi e nel divenirne parte oppure, un secondo modo sta nel coltivare ciò che c'è di buono e quindi, nella capacità di trovare la bellezza del quotidiano: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.