20) LA MORTE: UNA REALTÀ CHE È PARTE DELLE NOSTRE VITE
A) Alla sera
Si tratta del mio sonetto preferito di Foscolo. Veramente lo conosco a memoria.
Composto con molta probabilità nell'autunno 1802 durante il periodo dell'esilio, il sonetto Alla sera è molto vicino alla sensibilità pre-romantica del periodo in cui vive il suo tormentato autore: vi si trova in effetti sia una concezione molto pessimistica dell'esistenza, sia la contraddizione tra il tormento interiore e il desiderio di pace, sia una forte amarezza contro le vicende politiche avvenute a cavallo tra Sette e Ottocento.
Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre, e lunghe, all’universo meni,
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure, onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
La sera è molto cara al poeta dal momento che, a suo modo di vedere, assomiglia alla morte, designata nel primo verso con l'espressione fatal quiete.
Fatale, nell'italiano contemporaneo, è sinonimo di inevitabile mentre quiete è sovrapponibile alla sfera semantica della calma e della tranquillità.
L'aggettivo fatale compare anche nel sonetto A Zacinto e nei versi 8-9: "l’inclito verso di colui che l’acque/ cantò fatali".
Tuttavia, in questo frangente, l'autore si riferisce all'Odissea, poema in cui Omero ha narrato il lungo viaggio di ritorno per mare di Odisseo (Ulisse), stabilito dal destino e dunque per questo fatale.
Sempre ammesso che questo stesso poeta sia veramente esistito. Avendo studiato alcuni anni fa la questione omerica, tendo a non crederci molto. A mio avviso il suo stesso nome è un termine indicante un gruppo di poeti della Grecia arcaica: ὁμηρος significa "ostaggio, garanzia".
Potrebbe darsi che, tra i secoli XIII e VIII a.C., i poeti fossero una sorta di "schiavi di riguardo", dei creativi e dei detentori del patrimonio culturale ospitati nei palazzi dei sovrani.
Nei versi iniziali della prima quartina, Foscolo non sottolinea soltanto il fatto che il momento della fine della vita giunge per tutti ma sembra delineare la sera come qualcosa di familiare, come un oggetto degno di profonda contemplazione.
Nei successivi versi, il poeta rievoca sia le sere estive, nelle quali le nubi e i venticelli sembrano parte di un corteo festoso, sia le lunghe notti invernali nelle quali il cielo è carico di neve.
Ritengo meraviglioso il momento dell'imbrunire all'inizio dell'inverno: nelle giornate serene e limpide il cielo è di un blu intenso mentre il sole, tramontato precocemente, lascia tracce rosee mischiate con un arancione chiaro.
Mi soffermo sulle proposizioni temporali delle quartine, introdotte da una congiunzione e da un avverbio di tempo che costituiscono tra l'altro anche un'anafora:
E quando ti corteggian liete/le nubi estive e i zeffiri sereni,/e quando dal nevoso aere inquiete/tenebre, e lunghe, all’universo meni,/sempre scendi invocata (...).
Con questa costruzione sintattica il poeta vuole creare un senso di attesa: presenta dapprima due condizioni atmosferiche opposte prima di arrivare all proposizione principale: sempre scendi invocata.
La sera dunque sollecita l'immaginazione del poeta penetrando nelle vie più intime del suo animo.
Gli zeffiri indicano in poesia i venti provenienti da ovest che soffiano in genere in primavera e in estate. Nella mitologia greca, Zefiro era una divinità figlia di Astreo e dell'Aurora.
Non è la prima volta che questo termine, intriso di mitologia classica, compare nella nostra letteratura: infatti, nel sonetto 310 del Canzoniere di Petrarca (XIV secolo) intitolato Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena, il tema fondamentale è il contrasto tra la natura che rifiorisce a suon di dolci brezze e lo stato d'animo profondamente addolorato del poeta per la scomparsa di Laura.
Notate inoltre che, se nelle prime due quartine prevalgono suoni vocalici come a ed e, nelle due terzine si passa a suoni più cupi con una certa ricorrenza di o ed u.
Foscolo delinea la morte come un nulla eterno: quando chiudiamo gli occhi per sempre non ci aspetta alcun aldilà, solo un'eternità nera.
Pur essendo credente, in alcuni momenti della mia vita ho sperimentato un fortissimo timore del nulla eterno.
L'ho sentito alla fine dell'inverno 2025, quando mia nonna paterna era in ospedale con la mascherina dell'ossigeno: due giorni prima della sua morte ho avvertito una pungente e angosciante sensazione di solitudine e di totale empatia per le sue condizioni. Quella sera ho pianto come una fontana, addormentandomi sfinita. Sfinita e tuttavia meno triste.
Il periodo storico in cui vive il poeta è definito reo, ovvero, "malvagio", aggettivo che allude anche al carattere doloroso dell'esistenza umana.
Gli affanni (cure è un latinismo e sta per "preoccupazioni") sembrano uno stormo di uccelli che si allontanano dalla coscienza nei momenti in cui l'autore riflette ammirando la sera.
Mi soffermo sui due versi di chiusura:
"e mentre io guardo la tua pace, dorme/quello spirto guerrier ch’entro mi rugge".
Al di là dell'allitterazione della r, polivibrante alveolare sonora in linguistica, in questo finale si avverte che Foscolo non aspira all'oblio di se stesso quanto piuttosto ai momenti in cui il proprio animo e la propria coscienza si acquieta durante la contemplazione del cielo che diviene gradualmente più scuro.
Un momento specifico delle nostre giornate, la fine di un periodo complicato oppure la serenità che proviamo quando siamo a contatto con la natura e con i nostri interessi?
La sensazione di pienezza e di armonia che avverto quando cammino accanto alla persona che amo, l'entusiasmo con il quale trascorro molte ore nel corso della settimana con la mia classe.
Che cosa ci preoccupa?
Personalmente, il timore che le scadenze amministrative, anche queste parte del mio ruolo di insegnante, vadano nel dimenticatoio, pur essendo segnate su agenda e calendario. Non sono il motivo principale per cui svolgo questa professione.
Che cosa ci dà pace in una quotidianità per lo più frenetica e fatta di scadenze nella quale piuttosto spesso non troviamo il tempo di ascoltare veramente chi ci sta vicino?
L'arancione vivido e caldo del sole autunnale che acceca le foglie delle viti.
Molto spesso, anche un romanzo o più in generale un libro o un film piacevole rappresentano per me momenti rigeneranti.
Le giornate scorrono velocemente. Eppure, tutti noi dovremmo avvertire la necessità di trovare "la nostra sera" per rielaborare incontri, esperienze e sensazioni.
È necessario, perché siamo esseri umani perennemente in cammino: una delle nostre costanti sfide consiste nel fare i conti con quello che proviamo bilanciando razionalità ed emotività, cercando di non diventare come gli adulti a cui Gumball si riferisce nell'episodio "Sfida all'ultimo orologio", dato che "tengono dentro le emozioni e le ignorano per tutta la vita".
Sottolineo che preferisco il mondo dei ragazzi a quello degli adulti, che si rivela puntualmente ipocrita e giudicante.
La serie Lo straordinario mondo di Gumball piace molto a gran parte della mia classe e non dispiace affatto nemmeno a me.
Claude Monet, "Spiaggia a Pourville al tramonto", 1882
Nei prossimi anni dovrò proporre, come ho fatto d'altronde anche lo scorso anno scolastico, diverse tracce a partire da opere pittoriche come questa.
Se ci trovassimo di fronte a questo mare nel momento del tramonto, come descriveremmo su una pagina di diario ciò che vediamo e che proviamo di fronte a tanta meraviglia?


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