9 maggio 2025

"LA NOSTALGIA DEL TOTALMENTE ALTRO", MAX HORKHEIMER:

9) GLI STUDI E LE OPINIONI DI HORKHEIMER

Nei mesi scorsi ho letto La nostalgia del totalmente Altro e Gli inizi della filosofia borghese della storia.

Entrambi molto interessanti, anche se, La nostalgia del totalmente Altro non è un'opera filosofica ma una lunga intervista alla quale il fondatore della Scuola di Francoforte è stato sottoposto alla fine degli anni Sessanta. 

Ho voluto condividere con Matthias i contenuti del dialogo qui presentato tra Horkheimer e il giornalista Gunnar Gumnior, a nostro avviso decisamente attuali.

A) MARX E L'EVOLUZIONE DELLA CONDIZIONE DEL PROLETARIATO:

"Il mio marxismo e il mio essere rivoluzionario era una risposta alla tirannide del totalitarismo di destra. (...) Marx partiva dall'oppressione del proletariato e voleva che il proletariato si rendesse conto di questa situazione. Allora i proletari avrebbero scoperto di avere un interesse in comune: l'eliminazione radicale dell'oppressione.

Su questo punto Marx si è illuso. La situazione sociale del proletariato è migliorata senza rivoluzione e l'interesse comune non è più il radicale mutamento della società ma una migliore strutturazione materiale della vita. 

Vi è tuttavia una solidarietà, e a questa io accennavo nel testo da Lei citato, che non è solo la solidarietà di una determinata classe ma di tutti gli uomini. Intendo la solidarietà che risulta dal fatto che tutti gli uomini devono soffrire, devono morire e che sono esseri finiti."

Gli sviluppi storico-sociali hanno dimostrato che Marx non aveva tutte le ragioni. 

Marx sosteneva che le merci soddisfacessero i bisogni materiali degli uomini: gli imprenditori capitalisti concorrono tra di loro e gli operai dipendenti dalle loro aziende vendono la loro forza-lavoro agli imprenditori producendo un valore superiore di quello che gli viene riconosciuto in busta paga e vivono per sempre una vita di fatiche e di sacrifici.

Per Marx, il capitale variabile è costituito dai salari mentre il capitale costante si identifica con gli investimenti fatti per i macchinari utili alle fabbriche.


Quindi gli imprenditori preferiscono abbassare i salari piuttosto che i prezzi delle merci.

Nel XXI° secolo, le condizioni dei lavoratori dipendenti non sono così in via definitiva: c'è maggior benessere, ci sono sostegni e ammortizzatori sociali e la stessa scala sociale è un po' più mobile perché esistono, all'interno di molte aziende, le progressioni di carriera, ci sono più opportunità di compiere gli studi universitari e di ottenere quindi un titolo di studi che garantisca un lavoro ricercato e utile per potersi "salvare" dallo sfruttamento.

Certo, è vero, noi giovani abbiamo vissuto o viviamo situazioni lavorative o di sfruttamento o con stipendi bassi, ma non sarà sempre così,  le nostre situazioni sono destinate ad evolversi.

Horkheimer specifica inoltre che esistono due tipi di solidarietà: la solidarietà sociale che avviene tra membri di una stessa classe e la solidarietà universale, derivante dal fatto che tutti devono morire e che dunque l'uomo è un essere finito.

Questo mi fa tornare in mente un passo di After Dark di Murakami, più precisamente, alcune parole pronunciate da Takahashi, uno dei personaggi principali: gli esseri umani sono tutti diversi. Anche se sono fratelli.

Oltretutto, mi risulta spontaneo pensare alla Vita agra di Luciano Bianciardi quando Horkheimer afferma che ad oggi l'interesse comune è una migliore strutturazione materiale della vita quotidiana: in questo romanzo del 1962, Bianciardi descrive supermercati enormi dalle luci quasi psichedeliche in cui tutti, banconisti, cassieri e addetti ai magazzini sono efficienti, in cui si possono trovare i beni, alimentari e più in generale materiali, dei quali si ha bisogno o si ritiene di aver bisogno. Tuttavia, in questi mega-negozi, mancano i rapporti umani, molto più favoriti invece nelle piccole botteghe di paese.

Nel 2025 è del tutto sparita l'ottica di fare la spesa nelle piccole botteghe? Direi di no: ad Erbezzo ad esempio, paese della Lessinia veronese, sopravvivono diverse piccole botteghe di generi alimentari che, peraltro, propongono prodotti di qualità.

2) LA TEOLOGIA E IL CONCETTO DI BENE:

Per Horkheimer di Dio non possiamo provare l'esistenza e non è rappresentabile.

Però la sua definizione di teologia è insufficiente:

La teologia è-devo esprimermi con molta cautela- la speranza che, nonostante questa ingiustizia, che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l'ingiustizia possa essere l'ultima parola. (...) Preferirei dire: la teologia è l'espressione di una nostalgia secondo la quale l'assassino non possa trionfare sulla sua vittima innocente.

La teologia non è solo questo. Il termine presuppone l'esistenza di una divinità perché si occupa dello studio della natura di Dio e delle manifestazioni del divino nel mondo.

Il "dogma del Dio buono" è possibile anche dopo le atrocità e le pulizie etniche del Novecento, cioè, dopo la Shoah, dopo le dittature in America Latina e dopo la Guerra in Jugoslavia. 

Sia durante che dopo le violenze, le guerre e i traumi del Novecento, sono esistite le manifestazioni del bene, solo che alcune sono successivamente passate alla storia, altre, in quanto piccoli gesti o azioni coraggiose individuali, no. 

I gruppi dello scoutismo di Milano e di Monza, le "Aquile randagie", sono passate alla storia per la loro opposizione al fascismo.

Negli anni Trenta e tra il '40 e il '45, nascondere un ebreo o non denunciarlo, come volevano le leggi nella Germania nazista, era un'azione umana e solidale, era disobbedire alle imposizioni di una dittatura.

Horkheimer ritiene che, se il mondo in cui viviamo è un relativo, possiamo agire con l'interiore sentimento che Dio esista, e questo suo agnosticismo positivo mi piace anche se non posso condividerlo. 

Inoltre, coerente con la sua posizione di agnostico, è la breve riflessione di Horkheimer sul concetto di bene: egli afferma infatti che il bene non viene soltanto da Dio ma che l'uomo lo fa di sua libera volontà come compie anche il male di sua libera volontà.

3) LA COSCIENZA E L'AUTORITA' PATERNA:

Per il filosofo tedesco dobbiamo inoltre essere coscienti del fatto che siamo di passaggio, motivo per cui abbiamo il diritto di sperare in un Assoluto positivo: Freud insegna che la coscienza dell'uomo si forma attraverso l'autorità del padre ma, a causa delle rapide evoluzioni della tecnica, della psicologia e della società nel secondo dopoguerra, l'autorità paterna è entrata in crisi.

È anche ciò che mette in evidenza Natalia Ginzburg con alcune sue commedie a partire dalla metà degli anni Sessanta: la crisi della figura paterna e anche della figura del marito, incapaci di dialogo, incapaci di relazione con i figli, incapaci di riconoscere le loro deboli personalità.

Infatti l'autrice diceva così nelle interviste:

“L’immagine virile che io ho in testa, è quella d’un uomo seduto in una poltrona, a leggere il giornale; stanco, magari per aver lavorato nel giorno, però comodamente seduto, mentre le donne lavano i piatti e badano ai bambini”.

Per cui, Horkheimer si chiede, a proposito della coscienza: se non esiste una corrispettiva sostituzione di questa autorità, è possibile che l'esistenza della coscienza sia minacciata?

Freud ha insistito anche troppo con la figura del padre e con il complesso di Edipo, come fosse una fase che proprio tutti attraversano! 

Il padre è ammirato e posto su un piedistallo dal bambino piccolo, il padre regola le pulsioni del figlio che, una volta cresciuto, si distacca dall'idea superlativa che si è fatto del padre per contestarlo e per affermare la propria indipendenza e autonomia.

Negli ultimi anni le figure paterne sono molto diverse da quelle della prima metà del secolo scorso: non sono più i padri rigidi e autoritari della prima metà del Novecento; da un lato sono uomini molto dediti ad una professione per portare a casa uno stipendio, dall'altro non risultano particolarmente coinvolti nella cura dei figli.

L'importanza di questa figura genitoriale non deve perdere peso.

4) LA RELIGIONE: 

Il fondatore della Scuola di Francoforte definisce la religione come un qualcosa che deve rendere consapevole l'uomo che l'esistenza terrena non è ciò che è ultimo.

Dapprima però richiama all'idea di Schopenhauer, dichiarando di condividerla appieno:

La dottrina più grandiosa in entrambe le religioni- quella ebraica e quella cristiana- è la dottrina del peccato originale. Essa ha determinato sin qui la storia e ancor oggi la determina per coloro che pensano. Tale dottrina è possibile solo nel presupposto che l'uomo sia stato creato da Dio dotato di libera volontà. La prima cosa che l'uomo fece fu di commettere questo grande peccato nel Paradiso, ed è su questa base che tutta la storia dell'umanità necessita di una spiegazione teologica.

Per Schopenhauer il peccato originale era affermare se stessi e cercare la propria felicità a spese degli altri.

C'è una frase di Horkheimer che non condivido a proposito della religione:

Il riconoscimento di un essere trascendente attinge la sua forza più grande dall'insoddisfazione del destino terreno.

L'appoggiarsi ad un credo religioso non sempre deriva da un senso di insoddisfazione della vita che si vive.

Io sono più "durkheimiano": Durkheim sosteneva che proprio la religione, definita come "un'opposizione tra sacro e profano", avesse contribuito a fondare le prime società nel corso della storia.

Quindi la religione comprende riti liturgici condivisi all'interno di una comunità.

Oggi la religione ha perso in parte la sua funzione sociale: è vero che ci sono molti casi in cui le relazioni tra religiosi e laici risultano deboli, i laici sono presenti e fanno un servizio in parrocchia ma vengono dati per scontati dai parroci. Però esistono ancora realtà di comunità cristiane solidali con il povero, l'immigrato, l'anziano ammalato.

La fede forse è più individuale, è credere in un Dio vicino a noi e implica anche, come viene detto durante gli incontri di formazione per il reparto Scout del clan, vedere Dio nella bontà di chi incontriamo.

Il futuro più auspicabile per la Chiesa sarebbero le piccole comunità di fedeli senza integralismi ma veramente autentici, aperti anche al dialogo con chi appartiene a religioni e culture diverse.

Per realizzare questo tipo di Chiesa, sicuramente più evangelica di quella attuale, sarebbero urgenti due riforme: incentivare sia la formazione liturgica sia la cultura proprio a favore della componente laica e conferire, nelle parrocchie e nelle diocesi, ruoli di maggior rilievo soprattutto ai laici che io ritengo "pieni di Grazia", ovvero, che manifestano una spiccata propensione all'accoglienza, all'inclusione, alla creazione di gruppi.

Se penso alla situazione della Chiesa in questi ultimi anni divento un po' triste: da cristiana mi sento spesso a disagio nelle comunità e nei raduni tra fedeli e, a mio avviso, buona parte dei cristiani cattolici non si rende conto o, comunque, non prende sul serio la necessità di un rinnovamento. Ho l'impressione vi siano molte divisioni: cristiani rigidi e conservatori per i quali chi la pensa come me non è un vero credente, cristiani devotissimi, cristiani che auspicano ad un cammino sinodale e ad un'accentuazione della corresponsabilità con le figure ecclesiastiche, cristiani abitudinari e forse anche stanchi e spenti, inariditi dal punto di vista della fede. 

Secondo me è a causa di queste enormi diversità che, nell'attuale momento storico, i cristiani cattolici non riescono ad essere una minoranza incisiva all'interno di una società composita, multietnica e globalizzata. 

Non è questione di "sensibilità diverse all'interno del cattolicesimo", casomai, negli ultimi anni, risulta dannosa e divisiva una mentalità chiusa, affezionata al devozionismo, che cerca di mortificare la sensibilità per una vera conoscenza spirituale, la quale permetterebbe di sperimentare  davvero la presenza di Dio in una comunità, che sia piccola o grande.

Non sono né le divisioni né i pensieri divergenti a costituire le comunità! Persino noi due, da fidanzati, siamo una piccola comunità: anche se proveniamo da diversi contesti familiari vediamo il futuro allo stesso modo, politicamente abbiamo più o meno le stesse posizioni, le nostre personalità sono complementari e al contempo simili, abbiamo alcuni interessi in comune e altri che non condividiamo ma nei quali vi sono punti di collegamento. E le giornate nere o grigie, dell'uno o dell'altra, terminano sempre con un confronto. Solo questo è il tipo di comunità che funziona: quando c'è sinergia tra i componenti.

L'operato di Papa Francesco corrispondeva ai principi del Vangelo ed era una valida imitazione dello stile di vita di San Francesco d'Assisi. Mi dispiacciono e mi irritano molto i commenti irrispettosi, sprezzanti e negativi su di lui, anche dopo la sua morte, da parte di una fetta di sedicenti bravi cattolici, ancora scandalizzati solo per il fatto che qualche volta ha raccomandato il rispetto per gli omosessuali e l'astinenza dai giudizi-macigni nei confronti dei divorziati e delle loro situazioni affettive. Cosa avrebbe detto di male?!

Il successore di Bergoglio credo prometta bene. Infatti il cardinale Prevost, d'ora in poi Leone XIV°, è un agostiniano (per mia somma contentezza) che ora si è dato il nome di Leone XIV°, probabilmente in continuità con Leone XIII°, dimostratosi attento al sociale con la sua "Rerum Novarum".

5) LA MORALE:

Dio e la religione non sono l'unica fonte della morale. E su questo con Horkheimer mi trovo d'accordo.

Però c'è un altro aspetto affascinante a proposito dei suoi pensieri sulla morale: quando io compio il bene la mia vita è resa migliore dalle reazioni positive dell'altro. Mi trovo d'accordo.

Che quest'azione per l'altro, che da questa donazione all'altro ne venga qualcosa di positivo a me, dipende dal fatto, se l'altro prova gioia o no per questa mia azione. Sono le sue reazioni positive, la sua gioia per la mia azione a rendere più bella la mia vita. Pensi all'amore o all'amicizia. Quando l'altro è felice, sono felice anch'io.

6) IL FUTURO:

L'ultima parte dell'intervista si concentra sulla visione del futuro per Horkheimer: il mondo del 1969, anno in cui è stata rilasciata l'intervista, conosceva già l'energia nucleare, era già soggetto alla logica consumistica ed era teatro di competizione di blocchi contrapposti di potenze internazionali. Oltre a ciò, già alla fine degli anni Sessanta, la farmaceutica moderna aveva reso manipolabili i dinamismi della generazione umana.

Per il filosofo della Scuola di Francoforte, nel 1969 si sarebbe andati verso un mondo totalmente amministrato in cui gli uomini si sarebbero adattati a regole razionalizzate, come ad esempio, il rispetto della segnaletica stradale, in particolare quella dei semafori.

Ciononostante anche il mondo amministrato avrà un aspetto positivo: potranno essere soddisfatti i bisogni materiali dell'uomo.

Horkheimer non manca di fare inoltre un accenno all'individualità, diversa dall'individualismo:

L'individualità giocherà un ruolo sempre più piccolo. Nel secolo XIX°, l'epoca del liberalismo, aveva ancora molta importanza il singolo, la personalità. Il singolo ha diretto grandi imprese, essendo sua la responsabilità; anche nella storia trovava ancora posto la personalità. Ma oggi è relativamente facile sostituire con un'altra figura un membro del consiglio d'amministrazione di una fabbrica o un ministro.

Mi ha colpita molto la conclusione di questa intervista:

La dimensione teologica sarà soppressa. E, con essa, scomparirà dal mondo ciò che noi chiamiamo senso. Certo, ferverà una grande attività, ma in fondo sarà priva di senso e dunque portatrice di noia.

Nel 2025, religione e teologia non risultano del tutto irrilevanti e non è stato soppresso il bisogno di spiritualità da parte degli uomini.

Le attività umane del nostro momento storico presente in realtà non sono prive di senso: magari le conversazioni sono più superficiali rispetto a tempo fa, la maggior parte delle persone vive la frenesia o comunque l'intensità della vita, piena di responsabilità e di impegni, senza trovare o comunque concedersi abbastanza tempo per riflettere su se stesse.


3 maggio 2025

LE ORIGINI DELLA RESISTENZA, LA PSICHE DEI NAZI-FASCISTI, RIFLESSIONI SUL FASCISMO AI GIORNI NOSTRI- DIALOGHI:

Questi quattro paragrafi sono una raccolta di dialoghi tra me e Matthias, iniziati, interrotti, ripresi in momenti diversi a proposito di Resistenza, azioni di contrasto ai nazi-fascisti fra il '43 e il '45, mentalità nazi-fascista e fascismo.

1) IL MARESCIALLO BADOGLIO:

Pietro Badoglio era Segretario di Stato durante il regime di Mussolini. 

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia Mussolini e Badoglio assume il governo in accordo con il re Vittorio Emanuele III°.

Il maresciallo, pur smantellando l'apporto governativo fascista, fa reprimere le manifestazioni popolari antifasciste e a favore della pace. In particolare, a Milano e a Torino questi assembramenti sono state soffocate nel sangue, con sparatorie.

Il 26 luglio 1943 Badoglio proclama lo "stato d'assedio" con coprifuoco notturno, pesante censura dei giornali e scioglimento di tutti i gruppi di carattere fascista, come ad esempio i "Fasci Femminili".

Vorrei poi riportare, all'interno di questo post, alcuni passaggi del saggio di Santo Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica. Uno è il seguente:

La maggior parte degli attivisti della Resistenza si faceva allora delle illusioni (si intende: nell'estate 1943): lo sbarco in Sicilia era avvenuto (il 10 luglio 1943), la controffensiva tedesca a Salerno era fallita, tra poco americani e inglesi avrebbero raggiunto Roma, l'Appennino e le Alpi; era questione di aspettare qualche settimana, massimo pochi mesi. 


La difficoltà a orientarsi, a immaginare scenari futuri abbastanza fondati aveva anche delle ragioni oggettive, non derivava esclusivamente dalla scarsità delle informazioni e dalla disgregazione di un paese allo sbando e tagliato in due. (...) le pressioni di Churchill per affrettare le operazioni sul fronte italiano si scontreranno progressivamente con l'orientamento americano che tende a considerare questo fronte decisamente secondario rispetto al progetto dello sbarco in Normandia. Il prevalere di questa seconda ipotesi porterà ad una progressiva diminuzione dello sforzo bellico degli Alleati sul fronte italiano, a favore di una concentrazione di forze sull'Europa nord-occidentale.

Badoglio ha firmato l'armistizio con gli Alleati l'8 settembre 1943 e proclamato una dichiarazione di guerra contro la Germania nell'ottobre dello stesso anno. Dopo l'armistizio, da vero opportunista, con il re è fuggito a Brindisi, lasciando la capitale senza difese e l'Italia del nord occupata dai nazisti. 

Pietro Badoglio ha lasciato allo sbando l'esercito italiano trattando con le potenze Alleate in segreto, senza coinvolgere i partiti anti-fascisti e senza rivelare le sue vere intenzioni alle masse.

2) LA RESISTENZA:

Inizialmente, la Resistenza è sorta da una minoranza della popolazione italiana che costituiva sia i rappresentanti dei partiti antifascisti sia una componente di soldati del regio esercito che rifiutavano di sottoporsi ai tedeschi. 

L'obiettivo più importante del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), formato nel settembre 1943, era quello di liberare l'Italia dalla dittatura. Tuttavia, all'interno di questa organizzazione erano coinvolte persone di diverse idee politiche.

Il film storico Il terrorista permette innanzitutto di comprendere come interagivano tra loro le anime del CLN: il Partito d'Azione, il Partito Socialista e il Partito Comunista erano più attivi e più combattivi, i Liberali e i futuri democristiani invece, un po' più cauti. 


Il terrorista
è ambientato a Venezia durante la guerra civile e inizia nell'estate del 1944, con l'attentato a Ca' Giustiniani, dove c'era la sede provinciale del Comando Repubblicano è esplosa una bomba ha provocato trenta feriti e la morte di due ufficiali tedeschi.

Il personaggio rilevante è l'ingegner Braschi, a capo di un gruppo partigiano finalizzato a contrastare e a boicottare le mosse dell'esercito tedesco: le sue azioni terroristiche vengono messe in atto anche se il CLN consigliava di non applicarle.

Non si tratta di un film celebrativo innanzitutto perché Braschi non è dipinto come un eroe nazionale ma come un vero e proprio terrorista. Oltre a questo, Il terrorista affronta le diversità e le contraddizioni all'interno della Resistenza.

Nel '40, anno di entrata in guerra dell'Italia, gran parte della popolazione italiana era ancora fascista.

Nel '43 la Resistenza era costituita da alcune decine di migliaia di cittadini. 

Solo negli ultimi mesi di guerra ha partecipato e collaborato alla Resistenza la maggior parte degli italiani, stremati da fame e violenze continue. 

Hanno finalmente aperto gli occhi e, da fascisti gregari completamente sottomessi sia al Duce che ai gerarchi fascisti, sono diventati quasi tutti sostenitori dei partigiani.

La popolazione italiana era poco partecipe alla Resistenza contro i fascisti nel '43?

Così scrive Santo Peli: 

Dopo gli scontri di Porta San Paolo e di Cefalonia il fenomeno dei militari sbandati può essere considerato la prima manifestazione di Resistenza armata, nel senso che il reclutamento delle prime bande avverrà all'interno del caotico pullulare di queste precarie aggregazioni. 

Bisogna però ricordare alcuni episodi di rivolte popolari e alcune dinamiche tra partigiani e civili.

Partiamo dall'Italia Meridionale, anche se non so se ci siano stati eccidi, stragi e formazioni partigiane significative in Calabria e il Basilicata. 

Ignoro inoltre cosa sia accaduto in Sardegna in quei venti mesi di Resistenza.

Un episodio rilevante di insurrezione popolare si è verificato a Napoli tra il 27 e il 30 settembre 1943, giorni durante i quali la città è stata liberata dall'esercito nazista.

La Sicilia, povera in canna, era già stata occupata dagli Alleati e la popolazione di questa regione, troppo preoccupata a contrastare fame e miseria in cui viveva, era generalmente disinteressata alla politica.

Per la Puglia invece vorrei ricordare il drammatico eccidio di Barletta, avvenuto il 12 settembre 1943, giorno in cui i nazisti della Wehrmacht hanno massacrato civili e militari anti-fascisti.

Nell'Italia del nord invece, la Resistenza ha goduto presto dell'appoggio popolare, soprattutto in Piemonte, dove il rapporto con il territorio era fondamentale per i partigiani sia a Torino, sia nelle valli sia nei luoghi montani. 

Questo aspetto emerge anche in Venti mesi di Renzo Segre.

3) LA PSICHE DEI NAZIFASCISTI:

Alla fine della guerra cosa sentivano e pensavano i nazifascisti? Erano diventati consapevoli dei loro crimini?

Il caso più celebre è rappresentato dal processo ad Eichmann, a Gerusalemme nel 1961, secondo Anna Arendt.

Eichmann era stato arrestato a Buenos Aires in Argentina nel 1960 e, al processo, condannato a morte per impiccagione. 


Ecco le accuse, pronunciate in presenza di testimoni sopravvissuti alla Shoah: crimini contro il popolo ebraico, progettazione di misure di sterilizzazione, deportazione di decine di migliaia di membri della popolazione slovena dalle loro abitazioni per ripopolarle di tedeschi.

Si tratta di azioni molto gravi, di fronte alle quali Eichmann si era difeso così: "Ho obbedito agli ordini", dal momento che si vedeva come un ingranaggio del sistema in cui era coinvolto.

La stessa Anna Arendt lo definisce una persona zelante nel perseguire l'ideologia nazista.

Gli esseri umani sono in grado di compiere azioni in conflitto con il rispetto per la dignità altrui?

Se si attengono agli ordini di una dittatura sì. 

Questa è stata la dimostrazione dell'esperimento di Milgram : le persone obbediscono ad un'autorità anche se questa impone azioni in contrasto con i più elementari valori etici. Gli individui quindi obbediscono all'autorità contro la propria morale e possono delegare la responsabilità delle loro azioni.

Alcuni partecipanti all'esperimento di Milgram si trovavano nel ruolo di insegnanti che dovevano somministrare scosse elettriche ad altri nel ruolo di allievi, quando questi sbagliavano le risposte alle loro domande. Lo sperimentatore, l'unico a sapere che le scosse erano finte, diceva agli "insegnanti" di aumentare l'intensità delle scosse quando gli "allievi" protestavano.

Pochi anni prima, Solomon Asch, con un altro esperimento sul conformismo sociale, era arrivato alla conclusione che essere parte di un gruppo rende le persone influenzabili dal giudizio della maggioranza.

4) IL FASCISMO OGGI:

Nel XXI° secolo esiste ancora il fascismo?

  • Purtroppo sì. Il fascismo politico non è mai morto: negli anni Settanta esistevano le Brigate Nere e il Movimento Sociale Italiano, ora invece ci sono due gruppi che fanno chiaramente riferimento a Mussolini e che praticano apologia di Fascismo. Si tratta di Forza Nuova, che peraltro è anche contro la NATO, e di Casa Pound, i cui membri sono molto violenti, anche nei confronti delle Forze dell'Ordine. Ciò che mi  preoccupa è sicuramente il populismo di destra che fa leva su ignoranti, qualunquisti e cattivi. Alcune caratteristiche del populismo di destra ricordano il fascismo e, tra queste, la xenofobia, l'omofobia, il razzismo e forse anche il totale disinteresse per l'emancipazione economica delle donne. Temo che in Italia non siano stati valutati ponderatamente i danni del ventennio fascista.
  • Sì. Alle elezioni politiche del 2022, Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni presentava come simbolo una fiamma tricolore. La leader, rifiutando l'istanza di Liliana Segre, che voleva venisse tolta, si è giustificata avvalendosi della continuità con i partiti di destra della storia dell'Italia Repubblicana. Fascista non è solo chi si mostra nostalgico della figura di Mussolini ma anche chi è nazionalista, contrario alla globalizzazione che, sebbene abbia limiti e difetti, come ad esempio l'accentuazione delle disuguaglianze tra Occidente e Africa e l'espansione delle aree urbane a sfavore di alcuni ambienti naturali, ha permesso di accedere ad una grande varietà di prodotti, ha diffuso nuove tecnologie e ha aumentato i flussi migratori. Risulta impossibile tornare indietro: un 'economia nazionalista è ora impraticabile, non possiamo fare affidamento solo alle risorse interne dell'Italia e uno Stato che ha partecipato al G20 non può fondare la propria forza economica solo su ristorazione e turismo.





25 aprile 2025

"Venti mesi", Renzo Segre- commemorazione del 25 aprile:

8) IL 25 APRILE E LA RESISTENZA


 

Venti mesi è il diario scritto tra l'8 settembre 1943 e l'8 maggio 1945 da Renzo Segre, ebreo che, durante quei venti mesi di guerra civile in Italia, si è trovato costretto sia ad allontanarsi, con la moglie Nella, dai genitori anziani, sia a farsi fare documenti falsi per sfuggire alla deportazione.

Questo diario biografico, fatto pubblicare postumo dalla figlia Anna Segre, su consiglio di Primo Levi e di Natalia Ginzburg, include vicende drammatiche ambientate nei dintorni di Biella.

A) SETTEMBRE 1943:

La situazione peggiorava rapidamente. Ci giungevano intanto le prime notizie su catture di ebrei da parte di apposite squadre di SS: a Meina, sul Lago Maggiore, intere famiglie di ebrei, colà riunite, erano state trucidate e buttate nel lago. Tra loro una famiglia composta di padre, madre , tre bambini e il nonno settantacinquenne. Dopo aver ucciso i parenti, i tre fratellini, legati insieme con il filo di ferro, una bambina fra i due maschietti, erano stati così gettati nel lago. Altre notizie ci dicevano che a Vercelli, a Novara, altre persone erano state portate via dalle SS.

Siamo a metà settembre, pochi giorni dopo l'armistizio, al cui annuncio il protagonista riferisce di aver provato una gioia piuttosto contenuta, dato che (razionalmente) presagiva l'occupazione dei tedeschi in Italia, con la conseguente deportazione degli ebrei.

Renzo Segre perde il lavoro che svolgeva in una ditta di commercio all'ingrosso. Inizia, per lui e per la moglie, una vita di finzione: si fanno preparare infatti dei documenti falsi che li denotano come sfollati originari di Potenza ma residenti nella capitale recatisi in Piemonte a seguito di un bombardamento su Roma da parte delle potenze Alleate il 19 luglio 1943.

Di giorno in giorno si era sempre più allarmati, non si ritornava più in casa nostra che come ladri, con brevi scappate, e la notte, sovente, a Pollone, per uno scricchiolìo della sabbia nel giardino, si rimaneva in allarme per ore.

Di questo ultimo passaggio volevo invece farvi notare l'uso del "si impersonale" riferito ad una collettività: gli ebrei italiani si trovano costretti ad una quotidianità di terrore, di iper-vigilanza e di estrema precarietà. In effetti, il "si impersonale" è indicativo del dover proprio assumere determinate strategie di protezione dal pericolo.

B) OTTOBRE 1943

... Nella e io dormiamo ancora, quando siamo svegliati di soprassalto da una alto vociare che rintrona nelle ampie volte del corridoio. Contemporaneamente si tenta di aprire la porta, chiusa a chiave di dentro, dalla nostra camera. Per fortuna il passo cadenzato di un plotone nel corridoio e il vociare dei superiori gridanti ordini, coprono la mia voce, dandomi tempo di rendermi conto che si tratta di tedeschi.

(...) Ci guardiamo disperatamente, io e Nella, presagendo la fine, poiché l'esistenza di partigiani nel Santuario, di loro approvvigionamenti, di documenti, si aggiungerà  fatalmente ai nostri, diciamo così, capi di imputazione personali.

Dal di fuori, in corridoio, continuano intanto a cincischiare con diverse chiavi per tentare d'aprire la nostra stanza, fra un continuo gridare di ordini in tedesco. Sono momenti di spasmo indicibile.

Udiamo poi la voce del rettore che, spiegando ai tedeschi che nessuna chiave va bene, ordina ad un suo uomo di andare a cercare quella giusta: evidentemente il rettore fa un'abile e pericolosa commedia, in quanto egli sa benissimo che la porta è da noi chiusa da dentro.

Eccovi un episodio in cui Segre e la moglie hanno provato terrore. Nella prefazione infatti, la figlia Anna dice che il padre, quando le raccontava del 31 ottobre 1943, "mal celava un'ansia ancora viva". 

Nell'autunno del 1943 gli ebrei erano considerati sudditi di stato nemico dalla Repubblica Sociale Italiana.

Qui Renzo Segre e Nella sono scampati ad un rastrellamento.

I nazisti irrompono al mattino preso nel Santuario e se ne vanno nel primo pomeriggio dopo aver incendiato baite e fatto scoppiare le munizioni che avevano trovato.

Finalmente una figura religiosa molto positiva e molto altruista per quel periodo! Il rettore di questo edificio infatti nasconde i due coniugi ebrei per alcune settimane e, il 31 ottobre 1943, viene più volte minacciato di morte dai soldati nazisti.

Dopo quella domenica di terrore, Segre e la moglie si trasferiscono in una clinica a San Maurizio Canavese il cui primario è Carlo Angela, nonno d Alberto Angela.

Inizia dunque un lungo periodo (cinquecento giorni) i cui momenti risultano quasi tutti sovrastati da una permanente nera nube di minaccia.

C) FEBBRAIO 1944:

Per quanto le vittime abbiano ricevuto il colpo di grazia alla nuca, il segretario comunale non è morto e ancora mezz'ora dopo brancica debolmente nel sangue suo e dei compagni di sventura. Un intervento medico potrebbe giovargli, se non altro a portar termine alle sue sofferenze che devono essere atroci, ma alcuni brutti ceffi stanno a guardia delle vittime impediscono a chiunque di avvicinarsi (...)

Per quanto mi fosse severamente proibito, non potei trattenermi dall'andare a vedere le vittime, tutte e tre bocconi in mezzo alla piazza, fra grandi chiazze di sangue. Uno dei ceffi armati che facevan la guardia ai cadaveri, ghignava orribilmente. Tutta la popolazione del paese, compresi i bambini delle scuole e, orribile a dirsi, dell'asilo infantile, è stata fatta coattivamente sfilare, perché prendesse visione della prodezza compiuta.

Qui c'è proprio il lessico della crudeltà. Per i nazi-fascisti, fucilare gli oppositori era una "lezione" per i sopravvissuti, in un contesto di continua paura e sospetto.

D) MAGGIO 1944:

Dopo tre giorni di assenza, è tornata Filomena, la nostra infermiera cui l'altra notte è stato assassinato il marito dalle SS. Racconta che queste belve hanno preso il marito mentre questi aveva già raggiunto il portoncino di casa e l'hanno freddato con una sventagliata di mitraglia, senza nulla chiedergli.

Trovatigli poi addosso dei documenti partigiani, hanno continuato a sparare sul cadavere centinaia di colpi, sino a renderlo un informe ammasso sanguinolento. 

"ammasso informe sanguinolento". Strano a dirsi ma a me viene in mente l'action painting di Pollock, il cui stile pittorico non mi ha mai appassionata. Si trattava di una pittura realizzata con un bastoncino, senza pennelli! L'arte di Pollock è un'arte senza forme, un tentativo di rappresentare il caos e l'incertezza della vita. 

O forse, mi chiedo io, il tentativo di esorcizzare la paura e l'angoscia di un'altra guerra mondiale, ancor più devastante della seconda, dato che siamo negli anni Cinquanta e dato che gli Stati Uniti apparivano già in competizione con l'URSS? 

25 APRILE 1945:

Alle 13, Nella e Renzo ascoltano il liberante annuncio di Radio Liberata che annuncia la liberazione di Milano dai nazisti.

La nostra gioia è grande, ma non senza nubi, in quanto che noi non abbiamo notizie di Torino, con cui ogni comunicazione è impossibile, e troppe sanguinose delusioni si sono già avute sull'esito di sommosse locali. Ma la situazione sui maggiori campi di battaglia è tale che tutti ci fa sperare che sia la volta buona e che stia per realizzarsi quello che solo da qualche settimana ci siamo abituati a considerare come possibile, ma che sino a qualche mese fa consideravamo quanto mai improbabile: uscire vivi dalla nostra tremenda situazione. Nella notte è stata giustiziata in paese una spia dei repubblicani. 


Certamente la guerra in Europa non è ancora finita, ma è questione di giorni.

5 MAGGIO 1945    

Riprende il servizio ferroviario con Torino, interrotto alcuni mesi prima:

Vado alla stazione e vedo giungere, da monte, il primo treno: estatico e sorridente, guardo i partigiani di scorta al treno, gli alleati multicolori, americani, francesi, che vi viaggiano e la folla, indicibilmente allegra che, per la prima volta dopo tanto tempo, può compiere un viaggio senza temere un bombardamento dall'aria...

Siamo quasi alla fine del libro. 

Si tratta, a mio avviso, di una pagina molto umana di questo diario.

Si tratta degli effetti psico-sociali devastanti di una guerra lunga ed estenuante.

Deve qui tornare, questa volta sotto buona scorta, una graduato della "Nembo", acciuffato nei giorni scorsi a Torino. Nei mesi scorsi ne ha fatte qui di tutti i colori, quando era arbitro inappellabile di vita e di morte, e ora non sarà troppo di buon grado che rivedrà questo paese.

Verso mezzogiorno arriva il treno, da cui scende questo individuo, inquadrato da partigiani bene armati. Con un grido la folla gli si lancia addosso e vuol fare giustizia sommaria. I partigiani, consci del loro dovere, sparano per aria per intimorire la folla e riescono a riprendersi il loro uomo...

(...) il losco individuo è condotto al cimitero, contro il muro del quale sarà fucilato. Nella e io assistiamo ad una distanza di cento metri circa. Come ci hanno trasformato le traversie e le sofferenze di questo periodo! Una volta non avremmo voluto veder uccidere una formica e oggi, volontariamente, assistiamo all'uccisione di un uomo. Cerco di capire cosa egli pensi durante i lunghi preparativi, ma probabilmente non pensa a nulla, probabilmente in quel momento supremo si è già svuotati di ogni senso di vita e non si è che automi. (...) egli con passo fermo, da solo, si dirige al muro, voltando la schiena ai moschetti già imbracciati da sei partigiani. Una scarica lo abbatte sul fianco sinistro e gli ultimi sussulti sono stroncati da un'ulteriore scarica di mitragliatore a bruciapelo.

Guardo la reazione di Nella: è impassibile, dopo cinque minuti mi parla d'altro. Anche noi siamo morti dentro.

19 aprile 2025

LA RISURREZIONE DI LAZZARO:


Le cipolle di Marta è un libro di Alberto Maggi, frate dell'Ordine dei Servi di Maria e direttore di un centro di studi biblici intitolati a Giovanni Vannucci.
Si tratta di una lettura biblica di diversi episodi narrati nei vangeli, "espressioni di una cultura semitica che preferisce usare immagini piuttosto che concetti."

Il titolo richiama alle cipolle dell'Egitto che gli Ebrei liberati dalla schiavitù ricordano e rimpiangono in mezzo al deserto.
"La capacità di persuasione del potere"- osserva Maggi-"era stata talmente forte da far credere agli Ebrei che la terra dove essi erano stati schiavi era in realtà il paese della libertà, e che aglio e cipolle hanno lo stesso sapore di latte e miele... Maria non contempla Gesù ma l'accoglie e lo ascolta, indifferente alle proibizioni del Talmud che prescrive che una donna non ha da imparare che a servirsi del fuso. È proprio solo dell'uomo fare gli onori di casa. (...) Marta si crede la regina della casa mentre in realtà è schiava della sua condizione. Lo stato d'animo di Marta è come quello degli schiavi contenti di esserlo. Gesù sta dalla parte della donna, del suo diritto di conoscere, al pari dell'uomo, della sua libertà. La sua predilezione per Maria non è tanto la scelta della contemplazione, ma la scelta della libertà, la scelta del futuro".

Ogni capitolo, ben contestualizzato, è dedicato ad un personaggio la cui strada di vita si è incrociata con l'incontro di Gesù: l'autore mette in evidenza i comportamenti e le caratteristiche di Simon Pietro, di Andrea e di Filippo, di Giovanni, di Maria di Magdala, di Nicodemo ma anche di personaggi negativi come Pilato e Caifa.
L'autore dà molta importanza anche alle figure di Marta, Maria e Lazzaro, i tre fratelli che vivevano a Betània.

In appendice al libro si citano alcuni sermoni di Antonio da Padova che denunciano i comportamenti immorali della Chiesa nel medioevo.

Ecco come Alberto Maggi introduce il capitolo relativo alla morte e risurrezione di Lazzaro:

"Nei vangeli sono narrate tre risurrezioni operate da Gesù. Di queste, due riguardano personaggi anonimi quali il figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-17) e la figlia del capo della sinagoga (Mt 9,18-26; Mc 5, 21-43; Lc 8,40-56).
L'unico risuscitato che abbia il nome è Lazzaro, la cui risurrezione è narrata nel vangelo di Giovanni (Gv 11, 1-45)".

GV 11,17-46:

"Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello."

"In Palestina il funerale e la sepoltura avvenivano lo stesso giorno della morte. Si credeva che lo spirito del morto restasse nel sepolcro fin quando si riconosceva nel cadavere. Il quarto giorno, quando il processo di decomposizione era ormai avanzato, lo spirito abbandonava la tomba e scendeva per sempre nella dimora dei morti... Appena Gesù arriva al villaggio, viene investito da una delle sorelle del morto, Marta, che lo rimprovera per l'atteggiamento tenuto..."

"Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno». "

"Marta è ancorata all'immagine religiosa tradizionale secondo la quale si nasceva, si viveva, poi con la morte tutti nell'oltretomba, in attesa dello squillo di tromba che dava il via alla risurrezione dei giusti."

"Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo»."

"Per Gesù la vita eterna non è un premio da conseguirsi nel futuro, ma una condizione da sperimentare nel presente".

"Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: «Il Maestro è qui, e ti chiama». Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e andò da lui. Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. Perciò i Giudei che erano in casa con lei e la consolavano, vedendo che Maria si era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere.
Appena Maria fu giunta dov'era Gesù e lo ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto».  Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse:  «Dove lo avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!»
Gesù pianse."

"Per il pianto che accomuna Maria con i Giudei, utilizza il verbo greco che esprime il lamento di chi non ha più speranza, come il pianto di Rachele che si dispera per i figli perché non sono più (Mt 2,18) o quello di Gesù per il tragico destino di Gerusalemme (Lc 19, 41). Per il pianto di Gesù, l'evangelista usa il verbo con il quale si esprime dolore, non disperazione. (...) In questa cupa situazione Gesù prende l'iniziativa e chiede: Dove l'avete posto? (...). Marta e Maria rispondono con le identiche parole con le quali Gesù aveva invitato i suoi primi discepoli a dimorare con lui: Venite e vedete. (Gv 1, 39)".

"Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all'apertura." 

"La pietra, posta sull'entrata del sepolcro, separava definitivamente il mondo dei vivi da quello dei morti".

"Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno».Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»"

"Condizionando la risurrezione di Lazzaro alla fede di Marta, l'evangelista vuol far comprendere che quel che segue non è tanto un avvenimento storico, quanto teologico, non riguarda la cronaca ma la fede".

"Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario." 

"Questa descrizione di Lazzaro si richiama all'immagine dell'aldilà secondo la quale il defunto è prigioniero della morte: Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci dello sheol." (Sal 116,3)

"Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
Perciò molti Giudei che erano venuti da Maria, e avevano visto ciò che egli aveva fatto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto."

"Contrariamente a quel che i presenti si aspettavano, Gesù non restituisce Lazzaro alle sorelle e neanche chiede di accoglierlo e festeggiare il suo ritorno alla vita. Una volta che Lazzaro è stato liberato dai legami che lo tenevano prigioniero nel mondo della morte, deve essere lasciato andare. Il verbo andare, adoperato per Lazzaro, è lo stesso usato dall'evangelista per indicare il cammino di Gesù verso il Padre.
Sciogliendo Lazzaro dai legami che lo tengono prigioniero nella tomba, la comunità si libera dalla credenza giudaica secondo la quale la morte era la fine di tutto e si apre alla novità cristiana, per la quale la morte è l'inizio di una nuova vita".



"I FIGLI DEGLI UOMINI": SEGREGAZIONE URBANA, STERILITÀ E BARLUMI DI SPERANZA

19) GEOGRAFIA DELLA  SEGREGAZIONE URBANA I figli degli uomini (Children of men)   è un film distopico uscito nel 2006 e diretto da Alfonso C...