LA PRIMISSIMA VOLTA IN CUI HO PENSATO CHE L'INSEGNAMENTO FOSSE PER ME IL PERCORSO PROFESSIONALE PIÙ OPPORTUNO:
Si tratta di un ricordo che ho raccontato ai ragazzi.
Ero in prima media.
Era una fredda e grigia giornata di gennaio e la fine del primo quadrimestre si stava avvicinando.
Per me quella prima metà di anno scolastico era stata tutt'altro che semplice dal punto di vista emotivo.
I risultati erano buoni.
Erano ulteriormente migliorati, fino quasi a brillare nel settore umanistico, a partire dall'anno successivo, con valutazioni che rispecchiavano gli "ottimo" e i "distinto" di quando ero alle elementari.
Tuttavia, in quel periodo piangevo spesso di nostalgia dato che sentivo ancora la mancanza della scuola primaria: i cinque anni trascorsi lì erano stati intensi, emozionanti, significativi grazie ad un team di maestre tutte molto valide.
Tra l'altro, nel passaggio dalla quinta elementare alla prima media, avevo perso per strada quasi tutti i miei compagni della scuola primaria.
A dieci anni, con la mia sensibilità ed empatia, ero stata una sorta di "collante" tra una mia compagna di classe, frequentemente derisa ed esclusa da giochi e da feste, e gli altri nostri coetanei.
Nell'estate tra quinta elementare e prima media avevo letto dei classici importanti, tra cui "Oliver Twist", "Piccole Donne" e "I ragazzi della Via Pàl".
A undici invece mi ritrovavo un po' spaesata e timidissima, a disagio con compagne fisicamente più avanti di me e con interessi diversi dai miei e, oltretutto, insicura e con paure un po' surreali. Proprio in quell'anno scolastico ho iniziato a sentirmi, come pensavo all'epoca, "una norvegese in mezzo a degli spagnoli".
Spesso ero a casa con la mia omonima ed eccezionale nonna materna che, di tanto in tanto. cucinava ottime crostate a merenda.
Ad ogni modo, era un pomeriggio invernale al quale dovevo dedicare la comprensione, con l'aggiunta dell'analisi grammaticale di alcune frasi, di un testo tratto dall'Iliade. Si trattava della traduzione di Rosa Calzecchi Onesti dell'episodio dell'addio tra Ettore e Andromaca.
Alla fine di una prima lettura mi si erano inumiditi gli occhi: quanto era stata abile ed incisiva la Calzecchi Onesti nel rendere bene dialoghi, circostanze e il dolore dei due personaggi!
Per qualche attimo mi era sembrato di dover eseguire un compito così banale su un testo così straordinario...
Una volta chiusi libro e quaderno, istintivamente mi sono chiesta: "E se studiassi per diventare insegnante di Lettere? Forse potrei far riflettere i miei alunni sull'importanza dei sentimenti e dei legami, oltre che delle epoche storiche e dei luoghi del mondo".
Ora inizio a confutare gli aspetti relativi alle recenti indicazioni promulgate dal MIM che meno mi convincono, soprattutto in relazione all'epoca in cui viviamo.
1. L'EPICA NELLE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE DI PRIMO GRADO:
Le recenti indicazioni che provengono dal nostro attuale Ministro dell'Istruzione suggeriscono di introdurre testi tratti dall'Iliade già a partire dalla terza elementare.
Ripensandoci bene non mi sembra una grande idea, sostanzialmente per le seguenti ragioni.
- Personaggi come Agamennone, il quale risulta essere arrogante e cattivo, non sono esattamente degli esempi di "sani valori".
Al terzo anno di scuola primaria sarebbe molto meglio farli esercitare sull'ortografia e sulla punteggiatura, oltre a far scrivere sul quaderno di italiano dei piccoli pensieri su alcune fiabe o extra-europee oppure contemporanee come "Cappuccetto Giallo".
-Sono davvero troppo piccoli per comprendere il valore stilistico e tematico dei poemi omerici.
Certo, è pur vero che esistono gli adattamenti moderni. Tuttavia, si tratta di versioni in prosa contemporanea che non prevedono l'esametro, verso molto musicale anche nelle traduzioni dal greco antico all'italiano.
Gli adattamenti inoltre sono versioni molto illustrate, molto ridotte, molto semplificate, in cui personaggi come Ettore vengono privati di profondità psicologica.
Oltre a ciò, questa sorta di albi illustrati sull'epica classica, tendono a concentrarsi sugli episodi più movimentati, finendo quasi per "esaltare" la guerra degli eroi anziché metterne in luce la drammaticità, la violenza e l'orrore, come invece avviene in diversi canti del poema integrale.
Insomma, come avrete molto facilmente intuito, non sono più così favorevole a far leggere a bambini e ragazzini degli adattamenti sull'epica classica.
L'epica alle scuole medie è ancora opportuna?
Nella scuola secondaria di primo grado, "lingua e letteratura italiana" è settimanalmente suddivisa come segue: due ore di grammatica, due di epica, una di antologia e una dedicata all'approfondimento di testi legati ad alcune tematiche di attualità. In prima media sono previsti argomenti come l'amicizia, la famiglia, la tutela dell'ambiente e degli animali.
Troppo programma, decisamente, soprattutto se si considera il livello di buona parte dei ragazzi che attualmente frequentano la prima media: errori di ortografia, imprecisioni lessicali ed incapacità di organizzare la punteggiatura e, in certi casi, anche un foglio a righe. Tutte queste carenze formali danneggiano spesso un contenuto che può essere valido e sentito.
Pur essendo stata la sotto-disciplina dell'epica a farmi venire l'intuizione di cui vi raccontavo a inizio post, sostengo che, considerando le attuali difficoltà, sarebbe molto più congeniale dividere le ore di italiano come segue: tre ore di grammatica e tre di letteratura, nelle quali dovrà essere compresa anche "un'infarinatura" sui poemi omerici come genere letterario per poi passare a testi un po' più "worthwhile".
Strano a dirsi ma non ho il termine in italiano in questo momento!
Ad ogni modo, intendo testi di letteratura italiana e straniera che possano risultare molto utili e vicini alla quotidianità dei ragazzi, tratti preferibilmente da romanzi del Novecento e da raccolte di racconti, di favole e di fiabe comprendenti anche altre questioni quali bullismo, cotte, ammirazioni per figure adulte e paura del giudizio.
E comunque... come si fa a trattare l'argomento complesso della famiglia con alunni ancora bambini, cercando di valorizzare il lato più edificante di questa stessa? Si tratta di un'impresa molto difficile.
Mi sono laureata con una tesi in Linguistica Italiana sui romanzi di Natalia Ginzburg. Tuttavia, nella mia tesi si trovano parole ed espressioni molto tecniche e specialistiche inerenti allo stile e alla sintassi quali "anadiplosi", "epifora", "dislocazioni pronominali", "figure etimologiche".
Non mi sono occupata di temi. Eppure, la Ginzburg si è concentrata molto sull'incomunicabilità familiare.
Una lettura abbastanza divertente per le scuole medie è il suo "Lessico famigliare", soprattutto considerando i singolari dialettismi del padre dell'autrice. In questo libro comunque, c'è un nucleo familiare che presenta difetti, incomprensioni e qualche incompatibilità di carattere, come tra Natalia e la sorella Paola... ma è pur sempre una famiglia, a differenza di altre non-famiglie di cui la Ginzburg racconta in molte altre opere.
2. IL QUADRO ORARIO IN MOLTE SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO ITALIANE:
La sesta ora, entrata in vigore negli ultimi otto anni, è così necessaria?
Non credo. Nemmeno se tra quinta e sesta ora è previsto un intervallo di dieci minuti, da trascorrere comunque all'interno della classe.
"Ai miei tempi" l'ultima campanella suonava alle 12.50, senza rientri pomeridiani. Tuttavia, sabato mattina alle 8 eravamo tutti seduti dietro i banchi delle nostre aule.
Sarebbe meglio far assomigliare la struttura del quadro orario delle scuole medie agli orari delle scuole dell'infanzia.
Mi spiego. I ragazzi potrebbero concludere la mattinata poco prima delle 13 ma, alla fine della quinta ora, invece di tornare a casa, dovrebbero trovarsi garantito per tutto l'anno un servizio mensa e, poco dopo il pasto, una manciata di minuti di intervallo.
L'ultima ora potrebbe svolgersi dalle 14 alle 15.
Non so se in questo modo si verrebbe incontro alle esigenze lavorative di diversi genitori ma, sicuramente, il carico dei compiti dovrà diminuire, a favore di ore il più possibili proficue e costruttive in classe.
Nella molto remota possibilità che il MIM nei prossimi anni o decenni decida di adottare una soluzione molto simile a quella che ho pensato qui io, investendo seriamente nel futuro, si renderà necessario riorganizzare anche le tempistiche delle attività extra-scolastiche, sacrosanti diritti di ogni preadolescente.
3. IL LATINO OPZIONALE NELLE SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO:
Non ha molto senso ed è un'indicazione ben lontana dal preoccuparsi del bene dei ragazzi, considerando che, ad oggi, le classi sono molto eterogenee dal punto di vista di rendimento, comportamento, provenienze europee ed extra-europee.
Le ragioni di questo mio disaccordo sono state esplicitate nel marzo 2025, a seguito della recensione del film Il maestro che promise il mare.
Ad ogni modo, le riporto qui di nuovo.
Il latino ha un'enorme importanza culturale. Tuttavia, affermare che è una lingua morta e inutile è ignoranza, sostenere che "è una lingua logica che apre la mente" è invece un pregiudizio.
Il latino classico non ha il monopolio della logica: è soprattutto memorizzazione di declinazioni, sostantivi, regole e desinenze.
Invece, con lo studio e l'approfondimento di materie scientifiche, delle lingue moderne, delle esercitazioni pratiche di analisi di un testo poetico di lingua e letteratura italiana si apprendono capacità funzionali a ragionare nella vita adulta!
In seconda media sarebbe troppo presto per approcciarsi al latino, disciplina invece molto utile nei licei per far sviluppare riflessioni linguistiche, anche attraverso confronti tra il latino di Cicerone e il latino tardo-antico o tra il latino di Ovidio e il latino medievale.
Ma nei licei va modificato il modo di insegnarlo!
Sarebbe stato meglio valorizzare il latino aggiungendo sia un'ora in più nei licei scientifici tradizionali e nei licei linguistici sia due ore settimanali obbligatorie nel liceo delle scienze umane opzione economico-sociale.
La vera e propria rivoluzione, tuttavia, sarebbe quella di superare la scuola gentiliana introducendo, soltanto a partire dal triennio, le materie specifiche e corrispondenti alle inclinazioni degli alunni come latino, spagnolo, estimo, diritto dopo anni di "materie d'obbligo fondamentali" quali italiano, storia, geografia, matematica, inglese, scienze.
4.L'ABOLIZIONE DELLA GEOSTORIA:
Male!
Da un lato mi accontento del fatto che il Ministro Giuseppe Valditara non abbia deciso di ridurre ulteriormente le ore di entrambe le discipline nel mio grado scolastico!
Nel mio ultimo collegio docenti è stata esposta l'offerta formativa per le future classi prime, comprendente la "valorizzazione della storia italiana e occidentale".
Vicino a me era seduta una collega di Lettere con molti anni di esperienza e con la quale ho proprio instaurato un buon rapporto, che brontolava per giuste cause: "E non è sempre stata trattata nei nostri programmi la storia occidentale? Davvero il Ministero pensa di aver introdotto una novità?".
Infatti ha ragione.
Io la ascoltavo senza esprimere il mio sconcerto: nel mio ultimo corso di storia all'Università (e sono uscita in tempi piuttosto recenti), il docente e i libri di testo che dovevamo studiare erano orientati a stimolare nei futuri possibili docenti anche delle aperture verso argomenti come le forme di organizzazione sociale di altre civiltà del Medioevo e dell'Età Moderna, come quella cinese, giapponese o indiana.
Un mio alunno una mattina, durante una mia ora di storia, mi ha chiesto: "Il prossimo anno, in seconda, inizieremo la storia americana oltre a continuare la storia europea?".
Gli ho risposto che, chi insegnerà loro storia il prossimo anno, sarà teoricamente tenuto o tenuta a concentrarsi sugli eventi della storia occidentale, ma non ci sarà assolutamente nulla di male nell'aggiungere qualche excursus sulle civiltà pre-colombiane, sugli Inca o sugli aborigeni australiani. O anche sui samurai giapponesi.
Storia e geografia sono "discipline sorelle" dal momento che un paesaggio viene modificato dagli eventi della storia umana. Da un lato quindi è un bene che seguano programmazioni diversificate, tuttavia, è altrettanto necessario proporre e consigliare vivamente ai ragazzi dei collegamenti tra l'una e l'altra...
O forse, nell'idea di abolire questo affascinante ponte chiamato geostoria, traspare un pochino di paura nel considerare che i pre-adolescenti potrebbero sviluppare un solido senso critico nei confronti della realtà connettendo natura e vicende umane?
Quando, nel mese di novembre, in geografia ho trattato i paesaggi collinari ho portato un approfondimento su Molina, un paesino al confine con le Prealpi venete.
Ne ho illustrato sia le risorse naturali sia le attività economiche, intrecciate con la storia del luogo ed è piaciuto molto.
Permettetemi infine di aggiungere che, se fosse anche solo lontanamente possibile, inviterei il Ministro Valditara ad entrare in una macchina "retro-temporale" che gli faccia acquisire nuovamente l'aspetto di un trentenne all'inizio della carriera di insegnamento.
Una volta appurato il riuscito effetto di questa prodigiosa macchina, gli consiglierei di entrare in una prima media dell'anno scolastico corrente per ricoprire una supplenza su spezzone riguardante soprattutto storia e geografia.
Oltre ad insegnare e a cercare di stare al passo con il programma, bisogna far fronte a casi di ADHD, DSA, alunni con Q.I. oltre la media e con un'immensa sensibilità, alunni con attenzione discontinua, alunni con seri problemi familiari o con difficoltà relazionali.
Sarei curiosa di comprendere, al termine di questo esperimento, quale idea potrebbe farsi il nostro Ministro su tutto ciò che comporta il ruolo del docente.
La scuola italiana ha diversi difetti. Eppure io credo in questa istituzione e credo nel peso del mio ruolo.
Io lavorerò sempre per il bene dei ragazzi. E sa per quale motivo, caro Ministro Valditara?
A differenza di molti adulti, pronti sempre a giudicare e a sentenziare sul mio modo di essere "perfettina" e sulle mie scelte di vita, i pre-adolescenti mi vedono con occhi genuini, mi fanno sentire valida e "bellissima", non solo per le mie competenze e il mio impegno ma anche per i lati un po' più fragilini che, come docente, dovrò migliorare nel corso del tempo, come ad esempio consolidare l'autorevolezza.
5. LE PROFESSORESSE "INFLUENCER":
Non meritano molta attenzione e, su questo aspetto del post, sarò sintetica.
Sono stanca del fatto che Instagram me le proponga abbastanza ripetutamente.
Le prof. influencer (purtroppo, constato che si tratta soprattutto di diverse insegnanti di italiano e storia nelle scuole superiori) tengono molto a mostrare ai loro followers i loro allenamenti in palestra, le loro sublimi filosofie che rasentano l'egocentrismo ("Io mi esprimo come voglio"), le loro fantasmagoriche prodezze come ad esempio lanciare un paio di slip sul palcoscenico di un cantante un sabato sera...
Oltretutto, rendono così bene in alcune clip le loro fatiche nel correggere i temi di italiano, che le fatiche di Ercole, in confronto, sembrano proprio delle bazzeccole!



















