2) LA SCUOLA E LE ENORMI RESPONSABILITÀ DEGLI INSEGNANTI.
Approfitto di questa mezza giornata libera (la prima dopo giornate particolarmente intense per motivi lavorativi) per organizzare la stesura di questo e del prossimo post come segue:
-Parte A: i difetti e i limiti della scuola italiana.
-Parte B (prossima settimana): Le nuove e più recenti iniziative del MIM e la figura del Ministro Giuseppe Valditara: riflessioni. Come pensare al futuro dell'istituzione scolastica?
A) DIFETTI E LIMITI DELLA SCUOLA ITALIANA
LA SCUOLA ITALIANA RISPETTA I DIRITTI DEI RAGAZZINI?
Si tratta di una domanda piuttosto forte che mi sto ponendo in qualità di insegnante particolarmente dedita al proprio lavoro e sensibile al bene di ciascun alunno.
Dovrei un po' ridimensionare questo approccio decisamente passionale alla mia professione, perché questa settimana stavo per commettere una mancanza piuttosto grave in ambito personale: mi sono quasi dimenticata un appuntamento con Matthias di natura conviviale-culturale: cena e cineforum in una parrocchia di Verona Centro con il gruppo di capi Scout di cui il mio fidanzato fa parte.
Tuttavia ho i miei buoni motivi per formulare un pensiero del genere, soprattutto se penso alle situazioni che riguardano i posti su sostegno.
Infatti, anche questo settore dell'insegnamento è caratterizzato dalla precarietà: secondo i dati forniti da "Scuola Giuseppe Moscati" nelle scuole secondarie i docenti da abilitare con TFA da qui fino al 2029 sono circa novantamila in tutta Italia e, nelle graduatorie come nelle istanze d'interpello, migliaia di candidati non possiedono, o comunque non hanno ancora acquisito, le competenze specifiche per svolgere in modo ottimale questo ruolo.
Negli ultimissimi anni non mancano infatti i casi in cui un insegnante precario, laureato con titolo di studio comprendente i CFU abilitanti sul proprio settore disciplinare, decide di iscriversi anche alle graduatorie incrociate in modo tale da poter ottenere o un'annualità o una supplenza di alcuni mesi su un servizio a-specifico, abbastanza utile per progredire nella propria posizione prima del suo vero scopo: ottenere il ruolo sul proprio posto comune.
In certi casi, questi docenti possono risultare davvero collaborativi con i colleghi delle discipline ordinarie e possono dimostrarsi delle figure molto coscienziose e attente sia alle difficoltà degli allievi il cui apprendimento è da sostenere o da rinforzare, sia alle dinamiche dei rapporti all'interno di una classe. Questo, ad esempio, è il modo di lavorare di un mio collega di sostegno (in realtà laureato magistrale in Storia Medievale e dunque teoricamente idoneo ad insegnare materie letterarie) di una mia classe prima.
Tuttavia, purtroppo per i ragazzi più fragili e più bisognosi, non tutti i supplenti di sostegno delle scuole medie e superiori si dimostrano motivati, svegli, capaci di relazioni con i ragazzi o comunque, sensibili a temi cruciali nel mondo della scuola quali l'integrazione, il supporto alla didattica con strumenti compensativi e le metodologie per rinforzare l'autostima degli studenti in piena fase di crescita.
Nelle scuole primarie la situazione è ancora peggiore: per sopperire alla carenza cronica di maestri di sostegno in questi ultimi anni viene convocato chiunque da interpello, persino i laureati in Giurisprudenza, in Medicina Generale o in Architettura, che hanno studiato per acquisire conoscenze in campi professionali profondamente diversi.
Io considero questo meccanismo una sorta di "disonestà etica" e di "inautenticità": è deleterio candidarsi per professioni per le quali non si possiedono né le competenze, né un vero interesse, né i titoli idonei per poter fare dell'insegnamento il proprio futuro. Questo significa considerare i bambini "un mezzo" per arrivare a fine mese, non una risorsa per un futuro migliore del presente! E che cacchio, permettetemi di essere dura ogni tanto!
Lavorare come docente di sostegno non dovrebbe essere un ripiego in attesa di un praticantato o di un Esame di Stato che assicuri la possibilità di lavorare come architetti oppure in attesa di decidere quale specialistica medica intraprendere.
Al limite, una possibilità di candidatura per questo posto, dovrebbe essere considerata un'occasione lavorativa, da parte di un laureato in Lingue, in Biologia, in Matematica, in uno strumento musicale o anche in Lettere, per acquisire una sorta di "formazione sul campo" relativa alle modalità più efficaci per far fronte sia alle tipologie di DSA sia alle difficoltà di attenzione, di concentrazione e di iper-attività (ADHD).
Per la scuola dell'infanzia so soltanto che, al momento, per sopperire alle carenze nelle GPS di candidati al sostegno, si stanno reclutando le studentesse delle facoltà di Scienze della Formazione Primaria che hanno acquisito almeno 150 CFU su 360 CFU. Anche queste, non ancora pienamente formate ma comunque incanalate in un probabile futuro per insegnare in alcuni gradi scolastici.
Oltretutto, tristissimo per me è anche considerare, nella scuola secondaria di primo grado pubblica, il continuo susseguirsi di supplenti di sostegno nel corso di un solo anno scolastico, che prendono servizio e poi rinunciano o lasciano la cattedra da poco ottenuta per un incarico più lungo. Questo destabilizza un pre-adolescente e non gli garantisce il diritto di apprendere, con serenità e con un'unica metodologia coerente, gli argomenti affrontati per ogni disciplina.
Bambini e ragazzini hanno dei diritti.
Certo, è vero, non tutti i diritti!
Ma non dovrebbe mai esser loro negato il diritto di vivere la scuola con serenità.
La scuola la fanno gli insegnanti!!!!!!
I nostri ragazzi hanno quindi il diritto di conoscere, incontrare e rapportarsi nel loro percorso scolastico con docenti seri, responsabili, motivati, comprensivi e al contempo autorevoli, sia per qualche che concerne il sostegno sia per quel che riguarda tutte le materie.
I compiti e le responsabilità di un insegnante di sostegno sono inoltre fondamentali: anche se il suo primo dovere consiste nel dedicarsi alla relazione con gli alunni in difficoltà di apprendimento o, comunque, con i più problematici, è anch'egli l'insegnante dell'intera classe. Lo vedo in effetti come "il motivatore" che deve riconoscere le doti umane di tutti i componenti del gruppo classe e che è tenuto a richiamare gli allievi ad un'attenzione e ad un impegno costante durante le mattinate di lezione.
D'altronde, un po' tutti gli alunni e le alunne necessitano di sostegno e di supporto alla didattica. Una prova di ciò è la mia pagella scolastica durante il mio percorso alle scuole medie.
In matematica ho avuto per anni un blocco psicologico: la professoressa, con i suoi modi severissimi, metteva paura a me e a metà classe.
Fortunatamente, avendo constatato i risultati, in media decisamente bassi, di molti di noi, a partire dal secondo quadrimestre, l'insegnante di sostegno della mia classe, che era validissima dal punto di vista umano, pensava ogni tanto a portarci in aula sostegno per rispiegare gli argomenti in maniera semplificata e, soprattutto, senza urli isterici e senza forme di terrorismo psicologico.
Ho un IQ che è sopra la media di un po' di punti ma il mio è un profilo cognitivo specifico, di tipo linguistico-verbale.Oltre a questo, aggiungete una forte emotività (le mie emozioni di malinconia e di rabbia qualche volta mi stancano fisicamente). Negli anni 2006-2009 la sigla BES non esisteva.
Ora sì, e bisognerebbe prenderla sul serio! Infatti ho già seguito un ciclo di sette webinar che verteva sugli alunni Gifted, sui ragazzi con IQ oltre la media e anche sugli studenti altamente sensibili. Ne seguirò degli altri.
Come evitare l'accesso al mondo dell'insegnamento a chi non è sufficientemente motivato?
A mio avviso, potrebbe essere abbastanza efficace l'iniziativa di assumere uno psicologo del lavoro in ogni Provveditorato, in modo tale che ogni aspirante docente su interpello e su seconde fasce di GPS si ritrovi a sostenere un colloquio, previo possesso della laurea magistrale sulla propria materia, prima di prendere eventualmente servizio in un istituto.
Oltre a ciò, tra gli esami dei percorsi accademici magistrali che consentono la possibilità di insegnare, bisognerebbe inserire un esame obbligatorio con la dicitura: "BES, DSA e ADHD: metodologie didattiche, educative e di inclusione all'interno del gruppo classe".
... perché io quest'anno, soprattutto nei mesi di ottobre e di novembre, ho combattuto con i mezzi di cui disponevo affinché nelle mie classi qualche ragazzino certificato con deficit di attenzione e con limiti relazionali non venisse più istigato e provocato dai compagni, altrimenti le mie ore di storia e di geografia sarebbero state sempre caratterizzate da un clima tossico e deleterio.


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