10b) STORIA DEI CASTELLI DALL'ETA' TARDO-ANTICA AL BASSO MEDIOEVO
In questo post sintetizzerò le fasi più salienti della storia dei castelli dal III° al X° secolo d.C.
A) ETIMOLOGIA DEL TERMINE:
Da tempo si suppone che il termine "castello" derivi dal latino classico castrum, i, termine che indicava una fortezza allestita presso un terreno nel quale spesso si scavava un fossato.
Nelle Variae di Cassiodoro, autore vissuto nel V° secolo, compare già il diminutivo di castrum, ovvero, castellum, parola impiegata per definire "una fortezza elevata su roccia naturale".
Cassiodoro descrive il castello di Verruca, situato a valle di Merano, in questo modo:
Esso si presenta come un'escrescenza di sasso di forma rotonda che si innalza in mezzo ai campi così che, liberato dalle selve sui fianchi più alti, tutto il monte diventa quasi come una torre.
Tuttavia, nel VII° secolo, le Etymologiae di Isidoro di Siviglia distinguono il castrum come una "casa posta su alture" e l'oppidum come un "luogo fortificato di pianura".
B) ETA' TARDO-ANTICA:
Nel III° secolo d.C., a causa delle invasioni barbariche, i confini delle città iniziano ad essere fortificati mediante solide murature.
In Italia settentrionale le fortificazioni sorgono per proteggere la popolazione locale in corrispondenza dei solchi alpini.
Nel 490, il castello fondato dal Vescovo di Novara viene progettato per fornire un rifugio alla popolazione locale ogni volta che le popolazioni straniere invadevano quella città piemontese.
C) LE FORTIFICAZIONI IN RAPPORTO AGLI AMBIENTI NATURALI:
Nel "De munitione castrorum" si sconsiglia la vicinanza dei boschi, luoghi di incursioni inaspettate da parte dei popoli nemici:
In epoca alto-medievale, i castelli erano costruiti o in posizioni elevate, in corrispondenza di colline e montagne, oppure vicino ai corsi d'acqua.
Occorre poi avere nelle vicinanze una fonte o un corso d'acqua, ma non tale da provocare inondazioni improvvise. Andranno invece evitati come sfavorevoli i siti in vicinanza di alture, dalle quali un nemico possa osservare ciò che accade nella fortezza, e di boschi, crepacci e avvallamenti che gli consentano di avvicinarsi nascostamente.
Le fonti scritte ci forniscono diversi termini con i quali venivano definiti i castelli italiani: la parola corona designava le fortezze trentine ricavate nelle spaccature delle rocce, il termine saxum era invece legato ai castelli presenti nelle zone alpine e infine, la parola rocca, di origine gallica e introdotta in Italia a partire dall' VIII° secolo, designava soprattutto fortezze con funzioni militari e non residenziali.
D) IL FENOMENO DELL'INCASTELLAMENTO:
Nel IX° secolo, una volta raggiunta la sua massima espansione attraverso la conquista di territori quali l'Aquitania, la Sassonia e la Bretagna, l'Impero Carolingio fa costruire nuove fortificazioni per tutelarsi da offese esterne.
Nel IX° secolo sorge quindi l'incastellamento ad opera di vescovi e funzionari: ecclesiastici e aristocratici agiscono in modo autonomo dal potere centrale facendo edificare castelli.
L'autore del libro individua due principali cause alle quali si deve l'incastellamento:
-La ricerca di riparo e protezione da popoli esterni e violenti.
-La necessità di assicurare le attività agricole in un determinato territorio da circoscrivere, dato che i proprietari terrieri esercitavano poteri di signoria fondiaria sui residenti e sui coltivatori.
Oltretutto, le incursioni dei Saraceni nel Mediterraneo comportano iniziative di fortificazioni a protezione di chiese e monasteri.
Nell'ottobre dell'anno 900, l'imperatore Ludovico III° consente al vescovo di Reggio Emilia di far edificare una fortezza muraria in modo tale da poter circondare la cattedrale della città.
Utile è tener presente che i detentori dei castelli sono soprattutto vescovi e abati di monasteri oppure cittadini facoltosi di alto rango, che hanno fatto diventare il castello uno strumento di dominio contro le incursioni, questo anche a causa della debolezza e del disinteresse delle autorità centrali.
L'incastellamento dei secoli IX° e X° non rappresenta però un semplice proseguimento della tendenza alla proliferazione dei punti fortificati, in atto sin dal III° secolo d.C., ma un fatto del tutto nuovo e originale poiché si attua a cura dei signori, degli ecclesiastici e dei laici che agiscono in modo autonomo dal potere centrale (...). L'incremento numerico dei castelli contrassegna perciò, nello stesso tempo, il collasso della potenza imperiale carolingia e, contraddittoriamente, un momento di grande sviluppo e vivacità economica e demografica.
E) I FOSSATI:
Secondo studi archeologici, fino al X° secolo molti castelli europei erano costituiti da tumuli di terra e da legname, per cui, il venir meno di una manutenzione costante comportava la compromissione dell'efficienza difensiva.
L'unica traccia visibile di questi castelli lasciata sul terreno consiste quasi sempre nei fossati.
In Francia i castelli erano fatti di terra battuta, venivano circondati da steccati e, al loro interno, erano costituiti da aule residenziali di legno. Spesso venivano muniti anche di torre.
In Regno Unito i castelli erano di solito in legno: al loro esterno vi erano cortili fortificati e difesi da siepi spinose in prossimità di fossati.
La conquista normanna ha introdotto il castello formato da terra e legno anche nelle zone dell'Italia meridionale. Ad ogni modo, degli stessi materiali erano i castelli del centro-nord, eretti spesso in un'area recintata da un fossato.
Un'immagine di castello sostanzialmente simile si trae anche dai documenti dei secoli IX°-X° dell'Italia centro-settentrionale. La sua forma più elementare appare costituita da un'area recintata da un fossato con spalto di terra battuta rafforzato da opere sussidiarie di legno tra le quali compare la "spizata", cioè una palizzata costituita da tronchi spezzati a metà nel senso della lunghezza.
Nei secoli IX° e X°, i ponti dei castelli erano in genere delle passerelle mobili e retraibili gettate sul fossato.
F) LE TORRI:
Le torri attestate nei castelli del X° secolo sono pochissime.
A metà del X° secolo, in Europa, solo un ridotto numero di castelli risulta dotato di torre: un esempio di ciò è la diocesi di Volterra in Toscana dove, su undici castelli, solo sei sono provvisti di torre.
Oltretutto, in Emilia Romagna, si edificavano le torri quando i castelli già esistevano. Ad esempio, il monastero di Sant'Apollinare in Classe di Ravenna possedeva nove castelli in territorio romagnolo, di cui soltanto tre muniti di torre.
Nel secolo successivo aumenta lievemente il numero di fortificazioni con torri ad imitazione del potere regio post-carolingio.
Una torre isolata poteva diventare il centro generatore di un castello?
Sì. Perlomeno, nella nostra penisola.
Sul colle di San Vito di Pecetto Torinese nel X° secolo sorgeva una torre e, circa cinquant'anni dopo, intorno a questa veniva edificata una cortina muraria la cui area ha visto la fondazione di edifici con base in muratura.
Tanto le fonti scritte quanto l'archeologia provano che torri isolate svolgevano sin dal secolo X° funzioni residenziali: diversi piani di calpestio associati a focolari testimoniano che la torre di San Vito di Pecetto Torinese nel suo primo periodo di vita fu utilizzata a scopo abitativo: lo stesso avveniva nel 973 entro la torre "in Loco Laceria" in diocesi di Populonia, poiché vi fu arredato un atto di vendita, e nella seconda metà del secolo XI° un anonimo personaggio a servizio del vescovo di Pavia denunciò di essere stato aggredito e derubato di suppellettili e oggetti preziosi mentre risiedeva con la famiglia nella torre affidata alla sua custodia.
Un ulteriore problema rilevato da tempo nell'archeologia medievale era costituito senza ombra di dubbio dalle posizioni esatte occupate dalle torri fino al X° secolo nell'architettura del castello: in posizioni angolari? In corrispondenza del muro di recinzione? O vicine alle porte di ingresso?
Poco conosciamo anche su dimensioni e strutture delle torri dei castelli del X° secolo. Ad ogni modo, fino alla prima metà del XII° secolo, le torri erano di solito abitate dai detentori della fortificazione.
G) CAMBIAMENTI NELLA COSTRUZIONE DEL CASTELLO:
Non possiamo dimenticare che, a partire dalla fine del X° secolo, in Italia prima ancora che in altri stati europei, gli edifici in terra e legno coesistono con alcuni castelli circondati da murature di pietra.
A partire dall'XI° secolo nelle zone alpine si riuniscono maestranze specializzate tanto nel legno quanto nella pietra.
Un esempio lo abbiamo nella bassa veronese: nel 923, gli abitanti del castello di Cerea completano un muro, attorno al loro castello, fatto di pietre.
In Toscana, inoltre, la recinzione costruita per il castello di Livorno è sempre stata totalmente in pietra, come anche la torre annessa.







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