7 agosto 2026

L'avventura del Ciclope (Odissea, canto IX°):

-UNO STUDIO TEMATICO E LESSICALE SU ODISSEA, CANTO IX°-

All'inizio del canto, Odisseo si trova alla corte di Alcinoo, re dei Feaci, e si appresta a raccontare le avventure travagliate del suo viaggio di ritorno ad Itaca.

Nel verso 12 è scritto esattamente ἐμὰ κήδεα στονόεντα che personalmente tradurrei con "le mie luttuose afflizioni".

Sempre all'inizio del IX° canto, il protagonista si presenta in questo modo al sovrano dell'isola ospitante (vv.19-20): "εἴμ' Ὀδυσεὺς Λαερτιάδης, ὃς πᾶσι δόλοισιν/ἀνθρώποισι μέλω, καί μευ κλέος οὐρανὸν ἵκει".

La traduzione letterale sarebbe: "Sono Odisseo, figlio di Laerte, che per tutte le astuzie sono conosciuto tra gli uomini e la mia fama va verso il cielo".

Nella cultura greca, presentarsi permette di instaurare un solido legame di fraternità, garanzia anche di un futuro eventuale ricambio, tra coloro che ospitano e coloro che vengono ospitati.

δόλοισιν è dativo plurale di δόλος (dolus in latino), "inganno" nel senso di "macchinazione pratica. 

In greco antico ci sono altri due termini appartenenti alla sfera semantica dell'inganno: uno è ἀπάτη, cioè "frode, inganno perpetrato con le parole" e l'altro è μηχανή, più affine al senso di "progetto ingannevole".

Se nei poemi omerici κλέος si riferisce alla fama gloriosa di un eroe, nelle Storie di Erodoto è presente questa espressione del dialetto ionico ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά ovvero, "imprese grandi e meravigliose".

C'è un altra parola sulla quale vorrei soffermarmi, appartenente a questi due versi appena riportati: ἀνθρώποισι, dativo plurale di ἄνθρωπος, vocabolo che corrisponde all'idea di uomo in senso generico ("essere umano", il cui corrispondente latino è homo, hominis).

La parola ἀνήρ è più specifica dato che è riconducibile all'uomo adulto anche nei panni di marito, amante, padre, dunque, è sovrapponibile al latino vir.

Nei passaggi successivi noi lettori appuriamo che Itaca è parte di un arcipelago nel quale è compresa anche l'isola di Zacinto detta "selvosa".

Le attuali isole Ionie:


Una delle molte attività che potrei ideare nell'eventualità in cui mi capitasse l'area storico-geografica in una seconda media il prossimo autunno sarebbe questa: proiettare alla LIM una cartina geografica fisica del continente europeo e far trovare ai ragazzi gli arcipelaghi, ovvero, i gruppi di isole che appartengono al nostro continente, al fine di individuare sia la loro latitudine che la loro distanza dal meridiano di Greenwich. 

Così diverrebbe innanzitutto un'attività di ragionamento anche sulle fasce climatiche dell'Europa e, forse in un secondo momento, un punto di partenza per lo studio del ruolo commerciale delle Isole Canarie nell'epoca delle scoperte geografiche (Prima Età Moderna).  

Coerentemente con un'unità didattica sull'Europa sud-orientale, potrei pensare anche ad un lavoro di attento confronto tra immagini di paesaggi della Grecia continentale e fotografie relative alla natura delle isole greche, sia Ionie che Cicladi.

Odisseo elenca a re Alcinoo le tappe che hanno preceduto il suo approdo all'Isola dei Feaci. 

La prima consiste nella battaglia contro i Cìconi, popolazione della Tracia che, nell'Iliade, era citata come alleata dei Troiani.

La seconda tappa riguarda invece la terra dei mangiatori di loto: sebbene questo fiore venga offerto amichevolmente ai compagni di Odisseo, toglie loro il desiderio di ritornare a casa. 

Per questo motivo vengono imbarcati in modo coatto sulle navi.

La terza tappa consiste esattamente nell'approdo alla Terra dei Ciclopi.  

Qui vi riporto un passo del testo originale con una traduzione d'autore:

- ἔνθεν δὲ προτέρω πλέομεν ἀκαχήμενοι ἦτορ.

Κυκλώπων δ' ἐς γαῖαν ὑπερφιάλων ἀθεμίστων

ἱκόμεθ', οἵ ῥα θεοῖσι πεποιθότες ἀθανάτοισιν

οὔτε φυτεύουσιν χερσὶν φυτὸν οὔτ' ἀρόωσιν,

ἀλλὰ τά γ' ἄσπαρτα καὶ ἀνήροτα πάντα φύονται,

 110πυροὶ καὶ κριθαὶ ἠδ' ἄμπελοι, αἵ τε φέρουσιν

οἶνον ἐριστάφυλον, καί σφιν Διὸς ὄμβρος ἀέξει.

τοῖσιν δ' οὔτ' ἀγοραὶ βουληφόροι οὔτε θέμιστες,

ἀλλ' οἵ γ' ὑψηλῶν ὀρέων ναίουσι κάρηνα

ἐν σπέσσι γλαφυροῖσι, θεμιστεύει δὲ ἕκαστος

 115παίδων ἠδ' ἀλόχων, οὐδ' ἀλλήλων ἀλέγουσι.


"Di là navigammo avanti, sconvolti nel cuore,

e dei Ciclopi alla terra, violenti e ingiusti,
giungemmo, i quali affidandosi ai Numi immortali:
non piantano pianta di loro mano, non arano;
ma inseminato e non arato là tutto nasce:

grano, orzo, viti che portano il vino
nei grappoli; e a loro li gonfia la pioggia di Zeus.
Essi non hanno assemblee di consiglio né leggi;
ma degli eccelsi monti dimorano sopra le cime,
in grotte profonde: fa legge ciascuno
ai figli e alle mogli; non si curano gli uni degli altri".



In questo passaggio si ripetono alcune parole appartenenti a due sfere semantiche molto diverse tra loro: quella della giustizia, anche con aggettivi contenenti l'alfa privativo (ἀθεμίστων, "ingiusti", θέμιστες, "leggi" e θεμιστεύει "legifera, fa legge")    e quella delle coltivazione (φυτεύουσιν, "piantano", φυτὸν, "pianta" e φύονται, "crescono"). 


Notate che, nelle opinioni di un Odisseo narratore giudicante, emerge un'alterità negativa e straniante relativa ai Ciclopi. 

Il protagonista, infatti, li definisce "violenti e ingiusti" e asserisce inoltre che non piantano, non seminano e non coltivano campi visto che si affidano troppo agli dei. 

Ma come può presumere che si affidino così ciecamente agli dei?


I Ciclopi non conoscono né l'agricoltura né le leggi e vivono isolati ognuno con il proprio nucleo familiare.


I versi appena enunciati mi ricordano quel che lo storico Ammiano Marcellino scrive, nel IV° secolo, a proposito dei Germani. 

Ho fatto ricorso agli estratti delle sue Storie ogni tanto in una prima media. Ad esempio, ho letto alcuni estratti sul tragico esito, per l'esercito imperiale romano, della Battaglia di Adrianopoli.


"Umani d'aspetto, anche se bruttissimi, vivono in modo primitivo e selvaggio. Ignorano l'uso di ripararsi sotto un tetto, vivono invece errando per monti e per selve, avvezzi fin dalla nascita a sopportare la fame, il vento, il gelo. Sono nomadi ed errano per il mondo senza casa, senza legge. (...) Simili a bestie prive di ragione, non sanno cosa sia il bene o il male ma ardono di un'immensa avidità d'oro".


L'opinione, molto negativa e scaturita in parte da pregiudizi, che Ammiano Marcellino ha degli Unni deriva non soltanto dalla paura che le loro incursioni suscitavano ma anche da una presunta superiorità culturale, politica e giuridica dei romani.

La concezione di arretratezza rispetto ai latini, attribuita a queste popolazioni, permaneva anche dopo l'integrazione di una parte di loro all'interno dell'esercito imperiale.

Emerge, oltre a ciò, la diversità delle tradizioni e delle attività economiche: i Germani erano semi-nomadi, dediti alla caccia, all'allevamento di bestiame e abili soprattutto a combattere a cavallo. 

Praticavano l'agricoltura itinerante per coprire bisogni alimentari immediati: sfruttavano un terreno per un determinato periodo di tempo.

Una pratica fondamentale per "farsi giustizia" era la faida ("fehan" in germanico antico significava "odiare"), ovvero, il diritto-dovere di un clan familiare di praticare una vendetta violenta nei confronti di chi aveva arrecato loro un'offesa o, comunque, di chi aveva ucciso un loro membro.


Comunque, Odisseo e compagni arrivano inizialmente su un'isola vicina abitata da capre e non da uomini: qui non vi sono case né capanne né città. Vi giungono in una notte nebbiosa, senza luna.

All'alba gli ex guerrieri Achei cacciano e si nutrono di capre. Poi si imbarcano nuovamente, raggiungono la vicina isola dei Ciclopi e si imbattono presto nella tana di Polifemo.


ἔνθα δ' ἀνὴρ ἐνίαυε πελώριος, ὅς ῥα τὰ μῆλα

οἶος ποιμαίνεσκεν ἀπόπροθεν· οὐδὲ μετ' ἄλλους

πωλεῖτ', ἀλλ' ἀπάνευθεν ἐὼν ἀθεμίστια ᾔδη.

 190καὶ γὰρ θαῦμ' ἐτέτυκτο πελώριον, οὐδὲ ἐῴκει

ἀνδρί γε σιτοφάγῳ, ἀλλὰ ῥίῳ ὑλήεντι

ὑψηλῶν ὀρέων, ὅ τε φαίνεται οἶον ἀπ' ἄλλων.


"Qui un uomo aveva tana, un mostro, che greggi

pasceva, solo, in disparte, e con gli altri non si mischiava, ma solo viveva, aveva animo ingiusto.

Era un mostro gigante e non somigliava

a un uomo mangiatore di pane, ma a picco selvoso

d'eccelsi monti che appare isolato dagli altri".


Questo passaggio mette ben in evidenza l'estremo isolamento del ciclope Polifemo, che non ha famiglia ed è alto come la cima di una montagna. 

L'aggettivo al quale si ricorre è οἶος, "solo, isolato". Il suo sinonimo μόνος implica anche l'accezione di "unico".


Odisseo e dodici dei suoi compagni esplorano la terra dei Ciclopi e, quando giungono nella caverna di Polifemo, non lo trovano. Vedono soltanto depositi di latte, formaggi e recinti di capre e di pecore.

I compagni del protagonista del poema supplicano la loro guida di ritornare alle navi.

Tuttavia, per assecondare la sua insaziabile voglia di conoscenza, Odisseo decide di rimanere, con la speranza che il Ciclope lo ospiti e gli regali dei doni (ξένια).


In questo canto dell'Odissea risulta interessante considerare le diverse funzioni che assume l'elemento del fuoco.

Mentre gli uomini attendono l'arrivo di un Ciclope, sacrificano offerte agli dei.


v.231: πῦρ κήαντες ἐθύσαμεν= "dopo aver acceso il fuoco facemmo offerte sacrificali".


In questo caso l'elemento naturale è strettamente connesso alla sfera religiosa.


Alla sua prima apparizione, Polifemo non viene descritto dal punto di vista dell'aspetto fisico, bensì mediante il terrore che suscita negli esseri umani: porta un carico di legna secca e, gettandolo, suscita molta paura negli Achei.

Il Ciclope chiude inoltre l'apertura dell'antro con un masso enorme, intrappolando così Odisseo e compagni, i quali prendono atto della loro condizione fisica di inferiorità.

Polifemo si accorge degli umani rannicchiati in fondo all'angolo solo nel momento in cui accende il fuoco per prepararsi la cena. 


v.252: πῦρ ἀνέκαιε= "accese il fuoco".


Il fuoco è, in questo passaggio, uno strumento indispensabile per garantirsi un pasto.

Comunque, in questo punto del canto inizia il dialogo tra Odisseo e Polifemo.


L'eroe riferisce al bestione sia l'esito della guerra di Troia sia tutte le sue peregrinazioni e conclude in questo modo il suo racconto: "e ora noi alle tue ginocchia veniamo supplici se un dono ospitale ci dessi i se ci regalassi qualcosa. Questa infatti è la regola per gli ospiti. Rispetta i Numi; siamo i tuoi supplici. E Zeus è il vendicatore degli stranieri e dei supplici, Zeus ospitale, che i venerandi ospiti accompagna".


Polifemo ribatte che i Ciclopi sono più forti di qualsiasi dio. Anzi, io direi, non temono alcuna divinità. 

Dopodiché mangia due uomini e si assopisce:


"(...) ma con un balzo suoi miei compagni le mani gettava

e afferrandone due, come cuccioli a terra,

li sbatteva, scorreva fuori il cervello e bagnava la terra. 

E fattili a pezzi, si preparava la cena;

li maciullava come leone montano, non lasciò indietro

né interiora, né carni, né ossa o midollo."


Il giorno seguente, Polifemo ritorna a pascere le greggi intrappolando gli uomini nell'antro. A quel punto Odisseo, con altri quattro compagni, progetta di accecare il "mostro" con un tronco verde d'ulivo la cui punta viene fatta indurire nel fuoco acceso. 

v.328: ἐπυράκτεον ἐν πυρὶ κηλέῳ= "feci arroventare (la punta del tronco) nel fuoco ardente".


In questo passaggio il fuoco è un mezzo utile per affinare un'arma a danno di un nemico.


Polifemo ritorna nella caverna al tramonto del sole e mangia altri due uomini per cena, con la stessa ammirevole finezza della sera precedente.

A quel punto Odisseo decide di offrire al Ciclope del vino:


"Ciclope, bevi il vino dopo che carne umana hai mangiato,

perché tu senta che vino è questo che la mia nave portava.

Per te l'avevo recato come un'offerta, se avendo pietà,

m'avessi lasciato partire; invece tu fai crudeltà intollerabili,

pazzo! Come in futuro potrà venire qualcun altro tra gli uomini a trovarti? Tu non agisci secondo giustizia."


Io constato un inutile moralismo da parte dell'eroe Itacense in queste frasi: a cosa serve minacciare Polifemo di isolamento se, di fatto, è già un isolato? 

Oltre a ciò: per un qualsiasi essere umano sarebbe proprio così edificante e conveniente far visita ad una creatura orribile come Polifemo?

Dopo aver ricavato un immenso piacere dal vino, il Ciclope dice chiaramente che il suo dono ospitale consisterà nel mangiare per ultimo il suo interlocutore. Non si tratta di una beffa: per Polifemo questa è una reale concessione di  prolungamento di vita. 

Quando il mostro ad un solo occhio gli chiede il nome, Odisseo risponde astutamente di chiamarsi "Nessuno" (Οὖτις ἐμοί γ' ὄνομα).

Questo è un nome sintatticamente equivoco che impedirà a Polifemo di ricorrere all'aiuto degli altri Ciclopi una volta accecato.

Quella stessa notte, con alcuni compagni, Odisseo acceca il Ciclope antropofago che, per reazione, geme paurosamente. 



I compagni di Odisseo vengono da lui legati ad un gruppo di tre montoni e il protagonista si aggrappa alla lana di un solo montone mentre esce dalla grotta per ultimo.

Eccovi un passaggio del poema che ha sempre suscitato in me, dico davvero, una profonda malinconia:


"Caro montone, perché esci così dall'antro per ultimo?

Di solito tu non vai dietro alle pecore, ma primissimo pasci i teneri fiori dell'erba, a gran balzi, per primo raggiungi le correnti dei fiumi, per primo alla stalla vuoi tornare impaziente a sera; adesso sei l'ultimo. Forse del tuo padrone piangi l'occhio, che un malvagio accecò con i suoi tristi compagni vinta la mia mente con il vino, Nessuno, il quale non credo che scamperà dalla morte."


Polifemo presuppone che il montone, a cui si è aggrappato Odisseo, partecipi emotivamente al suo dramma. Tuttavia, in queste frasi non può trovare altro che l'eco della propria sofferenza. 

Quando si trovano abbastanza lontani dall'antro, gli ex guerrieri Achei raggiungono le navi dopo essersi legati ai montoni. 

A quel punto, Odisseo provoca l'ira di Polifemo (che lancia un enorme masso di pietra nel mare) e gli rivela il suo vero nome.


A quel punto Polifemo ricorda un'infausta profezia dell'indovino Telemaco Eurimide, relativa proprio al suo accecamento.

Infine, il Ciclope invoca Poseidone in tal modo:


"Ascolta, Poseidone criniera scura che circondi la terra:

se davvero sono tuo e mio padre ti consideri,

fa in modo che in patria non torni Odisseo distruttore di rocche, il figlio di Laerte, che Itaca ha casa.

Ma se è destino che egli riveda gli amici e che torni

alla solida casa e alla terra dei padri,

tardi, male ci arrivi, perduti tutti i compagni,

su nave altrui, trovi in casa sciagure".


L'espressione Ποσείδαον γαιήοχε κυανοχαῖτα per me è molto suggestiva "Poseidone criniera scura che circondi la terra".


Ho un'ultima, piccola nota lessicale: l'avverbio οἴκαδε, "in patria", rimanda ad οἰκία, "casa in quanto edificio fisico" e ad οἶκος, "nucleo familiare".



29 luglio 2026

L'ODISSEA DI CHRISTOPHER NOLAN

15) L'ODISSEA PUO' ANCORA ESSERE ATTUALE? 

Io e Matthias lo abbiamo visto la scorsa settimana in lingua originale e in IMAX, appena tornati da Ortisei. 

Eccovi le nostre riflessioni.

A) DIFFERENZE CON IL POEMA OMERICO:

Chi afferma, con indignazione, che questo film è "l'Odissea di Nolan, troppo diversa dal poema della letteratura greca" evidentemente fa fatica ad accettare che gli adattamenti cinematografici, per loro natura, non rispecchiano mai con assoluta fedeltà i testi letterari!

Il cinema è infatti un ambito culturale molto complesso volto a conciliare dialoghi, immagini, personaggi sempre in movimento, tematiche e messaggi che si ritengono attuali.

L'Odissea di Nolan non mi ha molto coinvolto emotivamente, anche se è un film ben fatto, di buona qualità e con attori piuttosto bravi oltre che famosi nel mondo dello spettacolo. 

C'è comunque qualche incongruenza narrativa e qualche sciocchezza.

L'unica sciocchezza vera e propria è la polemica sull'aspetto fisico dell'attrice che interpreta Elena di Troia e moglie di Menelao: è vero, è africana, ma che problema è?!

A me questo film invece è piaciuto molto.

Comunque, in due abbiamo individuato nove differenze tra il film di Nolan e l'Odissea attribuita ad Omero.

A1) Nolan ha omesso l'incontro tra Odisseo e Nausicaa, principessa dell'isola dei Feaci. Nel poema omerico questa tappa del viaggio di ritorno dell'eroe è successiva ai sette anni trascorsi con Calipso e precede l'approdo finale ad Itaca.

A2) L'episodio del cavallo di Troia è stato re-interpretato. 

Mi preme chiarire subito che questa leggenda, ben conosciuta anche da persone estranee alla letteratura e alla cultura classica, proviene dall'Ilioupersis, poema andato perduto e compreso nel ciclo epico troiano. 

L'ideazione del cavallo di Troia è citata nell'Odissea ma viene narrata in modo più ampio nell'Eneide di Virgilio.

Ad ogni modo, nel poema, Sinone convince i Troiani ad introdurre il cavallo di legno dentro le mura della loro città.

Nella prima scena del film Sinone è, al contrario, inconsapevole del piano ideato da Odisseo e per questo muore assassinato da un gruppo di Troiani. 

Nolan omette anche il nome di Epèo, architetto che ha progettato il cavallo di Troia.

Credendolo un dono di pace, i Troiani trasportano la statua di legno vicina alle mura della città.

C'è un passaggio del film che risulta assurdo: le guardie troiane delle mura del palazzo reale, pur trovandosi pochi metri più avanti o poco più a destra del cavallo, non si accorgono dei guerrieri achei che scendono aggrappati ad un cordone dall'apertura della statua.

A3) L'episodio del canto delle Sirene è abbastanza fedele al poema epico: Ulisse è l'unico che può sentirle mentre i compagni hanno le orecchie tappate con la cera e continuano a remare.

Le sirene si intravedono appena dalle scogliere. Vengono solo mostrati gli effetti del loro canto su un Ulisse che si agita e urla legato ad un palo.

Un marinaio, pur vedendo le reazioni dell'eroe, si getta dalla nave. Che senso ha avuto inserire questa azione?

Al contrario del poema, nel film l'eroe protagonista spiega il significato dei canti delle sirene: 

"Era un prurito delizioso che vorresti grattarti ma lo trovi sotto la pelle e non riesci a raggiungerlo. Quindi il delizioso prurito diventa insopportabile. Ti ha detto che ciò che desideri di più è ciò che più non puoi avere e che il massimo che non puoi avere è ciò che già avevi e perso. Era una canzone con tutte le promesse che non sono riuscito a mantenere..."

A4) Tra Odisseo e Polifemo non ci sono dialoghi. 

Anzi, in questa lunga scena che include l'avventura contro il Ciclope vi sono molti silenzi e rumori che provengono ora dall'ambiente naturale ora dalle azioni rumorose del Ciclope dato che la colona sonora, in questa parte di film, risulta ridotta.

In Nolan il Ciclope è un pupazzo meccanico alto diciotto metri intorno al quale gli attori si muovono all'interno della grotta. 


Come nel IX° canto del poema, che sarà oggetto di una mia attenta analisi lessicale e tematica nel prossimo post, anche nell'opera di Nolan Polifemo divora alcuni uomini e intrappola gli altri nella grotta mentre, durante il giorno, esce con il gregge.

Nessun ex guerriero acheo comunica con il Ciclope. 

Odisseo lo acceca con un tronco d'albero e solo dopo i compagni si chiedono se non fosse stato meglio provare a dialogare con il mostro gigantesco.

L'unica frase pronunciata da Polifemo, dopo essere stato accecato, è la seguente: "Poseidone, vendica il mio dolore".

Si tratta indubbiamente di un personaggio molto negativo, brutale, grezzo, istintivo... eppure alla fine riesce a farmi un pochino di pietà.

Nel poema Odisseo rende Polifemo ubriaco e lo inganna dicendo di chiamarsi "Nessuno".

A5) Gli dei ci sono o non ci sono in questo adattamento del poema? 

Risultano, senza ombra di dubbio, molto ridimensionati rispetto al poema. 

Atena (Zendaya) appare e scompare di tanto in tanto a fianco di Ulisse ma, più che di una divinità vera e propria, si tratta di una proiezione mentale della sacerdotessa troiana che Ulisse ha visto morire per mano di alcuni suoi uomini durante la notte in cui la città di Troia è stata data alle fiamme.

Comunque Atena non cambia né i destini dell'eroe né quelli, infausti, dei suoi compagni. 

Nessun dio in questo film preserva dalla morte i compagni di Odisseo.

A6) La scena di Circe non è identica al poema.

In Omero, la maga trasforma i compagni di Odisseo in maiali dopo aver versato alcune pozioni magiche nei loro cibi. Solo l'eroe protagonista si salva e costringe Circe a restituire ai compagni l'aspetto umano.

Nel film Circe odia il genere maschile e trasforma i compagni di Odisseo in maiali toccandoli. 

Prima di servire i compagni di viaggio di Ulisse, Circe fa togliere loro le armature. Perché gli uomini non sospettano nulla, nemmeno quando scorgono altre armature fuori dalla capanna della maga? Questo è un altro particolare strano del film.

A7) Il finale è stato modificato e rielaborato.

Se nel poema Penelope riconosce il marito grazie al loro letto nuziale, intagliato da Ulisse molti anni prima, in questo film il protagonista consegna a Penelope una spilla che costituisce la prova definitiva di riconoscimento del marito.

A8) Telemaco e la Telemachia.

I primi quattro libri del poema sono dedicati a Telemaco, il figlio dell'eroe. Per questo motivo fanno parte della Telemachia.

Odisseo compare dal libro V°.

Nel film di Nolan invece, gli stati d'animo e le iniziative di un Telemaco che sta varcando le soglie dell'età adulta, risultano paralleli alle tappe del viaggio di ritorno di Odisseo, secondo la tecnica del montaggio alternato.


A9) Nell'opera di Nolan non compare nemmeno l'episodio di Eolo con la sua isola galleggiante.

Nel poema omerico, infatti, Eolo è re dei venti. 

Ospitale e generoso, dona al protagonista un otre chiuso nel quale vi sono tutti i venti che potrebbero ostacolare la navigazione. Tutti, eccetto Zefiro.

Ma quando Odisseo si addormenta a riva, i compagni invidiosi aprono l'otre e i venti fuoriescono provocando un uragano spaventoso.

B) LA FIGURA DI ODISSEO IN NOLAN:

Temevo che il film potesse in qualche modo idealizzare o esaltare la figura di Odisseo, cosa che invece non è accaduta. Meglio così, sono contenta!

Nel poema l'eroe è astuto, ingannatore e versatile (πολύτροπον).

Quest'ultimo aggettivo che ho citato, presente nel proemio, fa riferimento non solo alla varietà delle risorse intellettuali di Odisseo ma anche alla varietà di avventure e di ostacoli a cui viene sottoposto. 

Oltre a ciò, credo sia un'allusione alla varietà dei ruoli sociali di questo eroe: reduce di guerra, re di Itaca, marito, padre. Forse è questo aspetto che ha toccato la sensibilità di Nolan.

Nel suo lungo film infatti, il regista ci presenta un Odisseo ingannatore e bugiardo ma... segnato certamente dall'esperienza della guerra e soprattutto dalla notte in cui si è riversata la rabbia degli Achei su Troia, focalizzato sia sulle conseguenze delle proprie azioni che di quelle dei compagni.

Ho notato inoltre che, in qualche dialogo del film, Odisseo manifesta sensi di colpa per la morte di alcuni compagni.

Insomma, Nolan ci presenta un eroe che può sembrare il protagonista di vicende a noi contemporanee, che di tanto in tanto dubita di se stesso, secondo me soprattutto nei suoi ruoli di leadership.

Quando è sull'isola con Calipso, tra l'altro, mette fortemente a rischio il suo obiettivo ultimo, ovvero, il suo ritorno ad Itaca. Direi che non è un esempio di fedeltà né coniugale né affettiva.

C) L'ODISSEA DI NOLAN: UN RICHIAMO ALLA GEO-POLITICA DEI NOSTRI ANNI

La "legge di Zeus" ricorre spesso nel film. 

Era una legge divina che imponeva l'ospitalità e il dovere di accogliere viaggiatori, stranieri e mendicanti. In cambio, gli ospiti dovevano comunque rispettare chi li ristorava.

L'Odissea, poema di un lungo viaggio, presenta una vasta gamma di episodi che prevedono l'ospitalità e i comportamenti non adeguati di alcune figure verso questo valore.

Ad esempio, i Proci ad Itaca approfittano troppo dei beni della reggia e disprezzano animali, mendicanti e servitori.

Polifemo inghiotte i viaggiatori giunti alla sua caverna. Quindi è violento, cruento e tutt'altro che ospitale.

Calipso accoglie ad Ogigia il protagonista ma lo trattiene, facendone il suo compagno, pur sapendo che l'eroe non riesce a dimenticare né la sua patria né la sua famiglia.

La "legge di Zeus" però rappresenta, in questo film, non solo un richiamo ai migranti respinti ma anche un rimando alla violazione del diritto internazionale.

Ulisse risulta il primo a violare la convivenza tra i popoli con l'inganno del cavallo. 

Dopo la distruzione della città di Troia, i superstiti che non hanno rispettato l'ordine internazionale della loro epoca, si ritrovano costretti ad affrontare un viaggio molto difficoltoso in cui più volte rischiano la vita.

Nel film il protagonista rappresenta l'Occidente e il modo in cui i governi occidentali agiscono contro le altre popolazioni: vincono le guerre con l'inganno, sfruttano le risorse di terre tecnologicamente più arretrate delle loro e distruggono cultura e architettura di civiltà diverse dalla loro.

Per Nolan la violenza è la causa della crisi e della decadenza delle civiltà.

Ulisse e Penelope sono gli unici consapevoli del fatto che l'Età del Bronzo in cui vivono è destinata a crollare perché i popoli del mare, ignari della "legge di Zeus", invaderanno i territori civilizzati e prima o poi anche Itaca.

L'Odissea di Nolan è immagine della crisi della globalizzazione: lo scambio di merci, la velocità con cui arrivano le notizie e le informazioni da una parte all'altra del mondo e l'avanzamento dell'informatica e dell'AI causano competizioni economiche per il controllo di determinate aree, anche marittime.

D) ARGO COME SPUNTO DI SCRITTURA CREATIVA?

La scena migliore e la più commovente è per me l'incontro, dopo vent'anni, tra Odisseo e il cane Argo morente che apre gli occhi un'ultima volta prima di spirare di vecchiaia.


11 luglio 2026

"THE DRAMA": film che decostruisce il mito della "coppia perfetta":

Io e Matthias abbiamo visto questo recentissimo film a metà aprile, dopo una cena in un ristorante indiano e dopo cinque mie ore di lezione in università inerenti all'area della Didattica delle mie discipline.

1) TRAMA E RIFLESSIONI:

Charlie, direttore di un museo ed Emma, commessa di una libreria, si conoscono nel bar di un quartiere di Boston.

Tra i due giovani coetanei si instaura subito una relazione romantica, quasi idilliaca. 

Sembra un'intesa perfetta: condividono interessi, attività e persino lo stesso gruppo di amici.

Due anni dopo il loro primo incontro li troviamo impegnati nei preparativi per il loro matrimonio.

Una sera i due fidanzati si trovano in un pub con Mike, testimone delle loro nozze, e Rachel, designata come damigella d'onore.

La conversazione tra i quattro amici verte sulla confessione, a turno, delle peggiori azioni che ognuno di loro ha commesso durante l'adolescenza.

Mentre da un lato Mike ammette di aver approfittato della sua ex ragazza in modo tale che lei gli facesse da scudo durante l'attacco di un cane in Messico, Rachel racconta di aver chiuso in un armadio per tutta la notte il figlio dei suoi vicini di casa.

Charlie invece confessa di aver perseguitato un suo compagno di classe con pesanti atti di cyberbullismo.

Infine arriva il turno di Emma. 

A quindici anni, rivela di aver pianificato una sparatoria a scuola ma di non averla mai attuata: è diventata sorda da un orecchio dato che teneva il fucile, sottratto di nascosto al padre, troppo vicino ad un orecchio mentre si esercitava in una foresta vicino a casa.

Inoltre, dopo aver visto che un'altra sparatoria aveva causato danni e paure nella sua stessa città, già nel pieno del liceo, Emma era diventata un'attivista contro le armi. 

Questo ricordo del passato di Emma suscita una grande rabbia in Rachel: la storica amica di Charlie, infatti, è cugina di una ragazza rimasta ferita e paralizzata alle gambe a causa di una sparatoria a scuola.

Il "segreto" della protagonista insinua forti dubbi nella mente del suo promesso sposo che non vive più con gioia i preparativi per il matrimonio.

Ciò che mi ha profondamente colpita è stata soprattutto un'azione di Charlie: cancellare, su un file Word, la frase "Emma, you're the kindest person I've ever known", compresa nel discorso che stava preparando in occasione del pranzo di nozze.

A questo punto, durante la proiezione, mi sono chiesta: per quale motivo una cattiva azione non realizzata, nel contesto sociale del film, pesa molto più di azioni meschine e oltremodo dispettose che sono state messe in atto per davvero? È così anche nella vita reale?

Charlie toglie dal suo discorso anche l'aggettivo "empatica".

Comunque, di fatto, è proprio Emma l'unica a non aver commesso nulla di male o di dannoso! 

Mentre Charlie, Mike e soprattutto Rachel, si espongono con molta disinvoltura, Emma, a differenza loro, rivela con imbarazzo e con un po' di disagio quel che progettava di fare.

Credo sia la prima volta in cui mi capita di vedere un film nel quale i personaggi principali appartengono tutti alla "Generazione Zillennials", ovvero, gli attuali trentenni o quasi trentenni che, perlomeno in questa storia, idealizzano le loro relazioni d'amore, crollano non appena scoprono i lati oscuri e spiacevoli di chi amano o di chi credono di amare, giudicano in modo spietato e bieco le fragilità altrui (infatti Rachel tiene un discorso passivo-aggressivo per Emma durante il pranzo di nozze).

La nota positiva è che tutti i protagonisti sono ben incanalati in una strada lavorativa.

"Zillennial"= denominazione convenzionale che indica la mia micro-generazione nata tra la metà e la fine degli anni Novanta. Si tratta di attuali giovani-adulti che sono stati messi davanti ad un computer in età pre-scolare, la cui infanzia è stata contrassegnata dall'utilizzo di DVD (in compresenza con le video-cassette) ed Mp3 e la cui adolescenza è stata influenzata dalla diffusione dei social media e degli smartphone. Il nostro periodo universitario è stato pesantemente segnato sia dall'evidenza della crisi climatica che dalla pandemia di Covid-19 e le prime esperienze di lavoro dalla precarietà economica e da un contesto di "terza guerra mondiale a pezzettini": conflitto tra Russia e Ucraina e tra Israele e Iran.

Quando, la sera successiva all'incontro al pub, Emma e Charlie tornano sull'argomento, lei racconta per la prima volta al compagno di aver attraversato un periodo molto difficile da adolescente: una forma di depressione l'aveva spinta a cercare sul web molti video appartenenti ad una community che era solita praticare violenza mediante l'uso di armi.

Nel film sono presenti anche alcuni flashback che mostrano Emma come una ragazzina chiusa, cupa, non soltanto emarginata e derisa dai compagni di scuola per il colore della pelle, ma ignorata anche da due genitori che non si accorgono del disagio che sta vivendo.

La situazione cambia quando i compagni di classe le riconoscono, all'unanimità, la determinazione nel portare le loro ragioni agli insegnanti dopo un'assemblea di classe: è da questo momento che decidono di valorizzarla e di proporla rappresentante d'Istituto.

A partire da qui ho notato che Emma inizia a migliorare i propri comportamenti dato che si sente meno sola e meno incompresa.

Credo proprio che il tema principale di questo film sia il contrasto tra apparenza e verità: infatti, quando i personaggi di The Drama si rendono conto della complessità della realtà, emergono i loro forti limiti relazionali che o faticano ad accettare o non vogliono ammettere.

2) CONFRONTO CON "PERFETTI SCONOSCIUTI":

In "Perfetti sconosciuti" sette amici, tutti nella maturità dell'età adulta, si sottopongono ad un gioco proposto da una di loro: condividere pubblicamente messaggi e chiamate (in vivavoce) e, durante una cena, i cellulari svelano infedeltà e doppie vite.

Solo alla fine lo spettatore scopre che il gioco non si è mai svolto, dato che Rocco, uno di loro, si rifiuta fermamente di attuarlo. 

In ogni caso, i rapporti tra i personaggi sono fondati su bugie e ipocrisie.

In "The Drama" invece, a pochi giorni dal matrimonio, un dialogo a quattr'occhi mette alla prova la fiducia all'interno di una coppia. 

Emma lancia l'idea di un gioco-sfida che consiste nel raccontare ciò che di peggio lei, il fidanzato e i suoi amici hanno commesso in passato e questo comporta il deterioramento dei rapporti tra di loro.

3) IL FINALE DI "THE DRAMA": UN TOCCANTE SEGNALE DI SPERANZA?

Durante il pranzo di nozze emergono tensioni, liti anche violente e incomprensioni.

Quella che sarebbe dovuta essere la migliore giornata nella vita dei due protagonisti si rivela invece un disastro, durante il quale persino Emma scopre, tre giorni prima delle nozze, un tentato tradimento di Charlie con Misha, una collega di lavoro.

A me Charlie non è piaciuto come personaggio: innanzitutto per il fatto che, dal punto di vista degli affetti e dei rapporti, lo trovo ancora molto ancorato all'adolescenza. 

Poi perché, pur essendo un giovane uomo di ampia cultura, dà ascolto ai propri istinti e ad alcune forti emozioni che non vengono mai bilanciate dal realismo o da un successivo distacco auto-ironico.

Però Charlie non tradisce. Si ferma nel momento giusto. E comunque, difende Emma pubblicamente durante il pranzo di nozze, dicendo con convinzione che la sua fidanzata non ha commesso nessuna sparatoria.

L'ultima scena vede i due giovani incontrarsi in una caffetteria, la sera stessa delle loro mancate nozze, per ripararsi da una pioggia battente. 

Charlie è ferito a seguito di uno scontro con Blake, il marito di Misha.

Emma è bagnata fradicia e piangente.

Invece di affrontare direttamente il dolore e la delusione per ciò che è avvenuto, entrambi fingono di incontrarsi per la prima volta.

Ricominceranno?

Secondo me sì.

Lo penso anch'io, magari con più maturità e magari, accettandosi al di là dell'attrazione fisica e dei molti interessi in comune, come i corsi di ballo, la fotografia, i romanzi.


9 luglio 2026

"THE THREE STRANGERS", THOMAS HARDY

14) IL CONTRASTO TRA APPARENZA E VERITÀ

(Le date di pubblicazione dei post relativi a questa tematica saranno molto ravvicinate. Poi, per poche settimane, mi fermerò).

"THE THREE STRANGERS":

The three strangers è un racconto di Thomas Hardy.

Quest'ultimo post è suddiviso in quattro parti: la prima è un riassunto in lingua di questo lungo racconto, la seconda è una riflessione "a due cervelli" su personaggi e ambienti, la terza è una  breve analisi linguistica del testo e l'ultima riporta qualche citazione tratta dalla Bibbia.

Io ho pensato e scritto il riassunto; era una delle mie molte esercitazioni di writing svolte. 

Poi me lo sono fatto revisionare dall'ex seattleite che ha riscritto alcune parti in una forma più scorrevole della mia e ha sostituito alcuni verbi in modo tale da rendere meglio alcune sfumature di significato (si tratta di parole e di frasi in arancione).

3 luglio 2026

Geografia e storia del Sudafrica "medievale":

13) "IL RINOCERONTE D'ORO: LO SPLENDORE E IL FASCINO DI MAPUNGUBWE"

L'Africa ha la storia più antica del mondo e gli europei non l'hanno scoperta: ciò che essi hanno scoperto (più tardi degli altri), e di cui hanno l'idea, è la "loro" Africa.

("Breve storia dell'Africa", Catherine Coquery-Vidrovitch)


Ho organizzato i contenuti di questo approfondimento basandomi su due mie recentissime letture: Il rinoceronte d'oro di Francois Xavier Fauvelle e Breve storia dell'Africa di Catherine Coquery-Vidrovitch.

A) Quali fonti storiche esistono in relazione al periodo medievale dell'Africa Subsahariana?

Nel Novecento, soprattutto alcuni storici e i geografi francesi hanno scardinato l'idea di un'antica Africa organizzata esclusivamente in tribù nomadi prima della tratta atlantica, iniziata in età moderna.

Per molti secoli infatti, nel continente europeo si è negata la storicità delle regioni sub-sahariane con il pretesto che "i popoli di quelle regioni vivevano senza scrittura, dunque per questa ragione la loro organizzazione politica, economica e sociale è stata molto probabilmente insignificante".

Questa è un'idea molto riduttiva e per nulla realistica, soprattutto se si pensa al fatto che il continente africano è grande tre volte gli Stati Uniti e si estende quindi per 30 milioni di chilometri quadrati, ottima ragione per pensare che le società di molti secoli fa non fossero organizzate e strutturate tutte allo stesso identico modo.

La storia africana precedente la colonizzazione europea è risultata molto variegata ed è ora meglio conosciuta grazie a lavori di scavi archeologici e a ricerche di natura storica.

I commercianti provenienti dalla Penisola Arabica sono giunti per la prima volta sulle coste orientali dell'Africa nel IX° secolo.

Un bel po' di tempo dopo, a fine Quattrocento, i portoghesi hanno circumnavigato l'Africa doppiando il Capo di Buona Speranza.

Ad ogni modo, le pochissime fonti storiche disponibili relative all'Africa sub-sahariana che risalgono al periodo compreso tra i secoli V° e XIV° sono le seguenti:

-Fonti arabe: reperite soprattutto su iscrizioni incise in pietra, contengono per lo più informazioni di carattere commerciale e iniziano ad esistere all'inizio del IX° secolo.

-Fonti europee: compaiono a partire dal XV° secolo ma non risultano affidabili dato che contengono pesanti pregiudizi razziali.

-Fonti materiali: si tratta di oggetti, statue d'argilla, frammenti di ceramiche, monete, iscrizioni reperiti sul suolo sub-sahariano.

Le fonti scritte, interne alle società africane di quei secoli, non esistono. In molti casi i cantori-musicisti tramandavano, nel corso delle generazioni, le gesta delle famiglie più ricche o comunque più influenti, proprio come gli aedi nella Grecia arcaica. 

Tuttavia è molto difficile verificare l'attendibilità di tradizioni orali.

I popoli dell'Africa sub-sahariana hanno iniziato, in generale, ad affidarsi alla scrittura a partire dal XIX° secolo.

B) La geografia dell'Africa Australe:

Parto già con una metafora efficace che la mia mente ha creato alla fine del percorso abilitante: ritengo che la geografia sia la pennellata attraverso la quale possono realizzarsi determinate vicende storiche.

In effetti, l'organizzazione dello spazio e il rapporto tra natura e società umane ha da sempre influenzato non soltanto gli eventi politici e le gerarchie sociali ma anche questioni economiche e fenomeni culturali oltre a credenze religiose.

Parto da una cartina che illustra i principali ambienti geografici e le diverse città del Sudafrica ai giorni nostri:


L'approfondimento che vi propongo coinvolge quella che ora è la zona settentrionale dell'attuale stato del Sudafrica, il quale funge da "punta arrotondata" ad un continente che somiglia, a mio avviso, ad un triangolo rosicchiato.

Nell'Africa Australe, il fiume Limpopo è un rilevante corso d'acqua lungo ben 1750 chilometri (circa il triplo rispetto al Tevere) e la sua principale diramazione corrisponde al confine tra Sudafrica, Botswana e Zimbabwe.


La foce del Limpopo corrisponde alla Baia di Maputo (24°S di latitudine- 33°E di longitudine. Ho individuato le coordinate appena citate ad occhio nudo ma sono sicura siano esatte).

Oltretutto, a nord del Sudafrica si trova Greefswald, un parco naturale con alberi di acacie e imponenti baobab, dichiarato patrimonio Unesco nel 2003 al cui interno si trova Mapungubwe, una collina con una cima piatta e davvero molto ampia.

Mapungubwe ha un'origine tettonica e le sue pareti verticali sono ripide e alte circa 30 metri.

L'altitudine sul livello del mare, invece, è di quasi 600 metri.

Circa 250 milioni di anni fa, il terreno di una mega placca, denominata Gondwana dai geologi a seguito della teoria della deriva dei continenti, era soggetto a movimenti violenti della crosta terrestre: da queste crepe del suolo sono emerse rocce di arenaria rossa, costituite da granuli di sabbia e di quarzo legati dall'ossido di ferro. 

Nelle successive ere geologiche le rocce sono state modellate da fenomeni di erosione: l'azione dei venti e delle piogge ha reso piatta e larga la cima di Mapungubwe.

Su questa collina, tra l'XI° e la prima metà del XIV° secolo, è fiorito un regno la cui società era organizzata in modo rigidamente gerarchico.

C) La leggenda dei tesori della collina:

Siamo a inizio Novecento.

Un cercatore d'oro e di avorio chiamato Francois Bernhard Lotrie decide di trascorrere la vecchiaia nelle vicinanze del fiume Limpopo.

Un racconto dice che questo anziano signore francese, la cui fama era quella di scopritore di tesori all'interno di una collina sacra, avrebbe regalato un antico vaso di terracotta a Mowena, un nativo del luogo.

In un weekend degli anni Trenta un gruppo di giovani decide di intraprendere una caccia al leone nell'estremo nord del Sudafrica.

Nel cercare ristoro vengono ospitati proprio da Mowena, il quale serve loro alcune bevande da un recipiente di terracotta. 

L'oggetto attira l'attenzione e la curiosità di Jerry Van Graan, giovane insegnante di storia e geografia che, tra l'altro, pochi anni prima aveva frequentato l'università di Pretoria. 

Nel 1932, Jerry sale la collina di Mapungubwe con alcuni amici archeologi i quali, con le loro attività di scavi, scoprono alcune tombe non molto profonde e, oltre a trovare perle di vetro, gioielli, ceramiche e vasi di varie forme, si impadroniscono di un piccolo rinoceronte in foglia d'oro.

Leo Fouché, docente universitario ed ex-professore di Van Graan, fa acquistare dallo Stato del Sudafrica sia la tenuta di Greefswald sia gli oggetti scoperti in prossimità della collina.

D) L'archeologia come valida testimonianza storica di una civiltà:

Le ricerche archeologiche, condotte per molti decenni nella riserva naturale di Greefswald, rivelano una società caratterizzata da profonde differenze sociali.

In cima alla collina sono stati trovati oggetti dorati e perle che fanno pensare alla passata esistenza di re o comunque di aristocrazie agiate: probabilmente, la società di quel periodo storico di Mapungubwe teneva molto al concetto di "sacralità del potere".

Attorno alla base di Mapungubwe gli scavi hanno rivelato la presenza di spazi domestici organizzati intorno a grandi recinti con posti riservati ad animali da allevamento: alcune piccole statue d'argilla raffigurano mucche e capre.

Questa società aveva quindi una connotazione di tipo agro-pastorale.

Per me è stato inevitabile fare un confronto mentale con le curtes europee.

Le curtes, diffuse in Europa sin dai primi secoli del Medioevo, erano unità economiche fondate sull'economia dell'autosufficienza e suddivise in due parti: la pars dominica, dove risiedeva il signore feudale e nella quale facilmente erano presenti mulini ad acqua, e la pars massaricia (da mansi= appezzamenti), affidata ai contadini, servi della gleba.

Dev'essere sottolineata una significativa differenza tra l'economia curtense e l'economia di Mapungubwe: infatti, mentre nella prima le le esportazioni erano ridotte al minimo, nell'organizzazione economica di quella passata civiltà sudafricana sono stati rilevati, al contrario, scambi commerciali frequenti sia con l'India sia con l'Africa Orientale.

Il rinoceronte d'oro costituisce una delle più importanti testimonianze del traffico commerciale di oro e di avorio di elefante in cambio di vetro e di ceramiche.

Eccovelo:


Scoperto nel 1932, l'oggetto è in foglia d'oro martellata e inchiodata sulla sua originaria forma di legno, parte attualmente mancante ma che, a giudicare dai piccoli fori di questa scultura, senza ombra di dubbio era presente.

Secondo Xavier Fauvelle questo piccolo rinoceronte costituirebbe una testimonianza dei traffici mercantili con l'area dell'Oceano Indiano.

Lo studioso si è basato sull'osservazione di alcune caratteristiche di cui questo rinoceronte è dotato. Tra queste, il fatto di avere un solo corno di forma conica, tipico dei rinoceronti indiani e non africani, i quali ne hanno categoricamente due.

L'originaria forma lignea di questo oggetto potrebbe essere stata modellata ed importata dal continente asiatico e poi placcata in oro sulle rive del Limpopo come segnale di appropriazione regale.

Il declino del regno di Mapungubwe:

Sembra che una piccola era glaciale abbia colpito la regione dell'attuale territorio del Sudafrica a partire dalla metà del XIV° secolo, rendendo il territorio non più adatto alle colture del miglio e all'allevamento.



"SENTIERI PARTIGIANI"- P. MALAGUTI (II):

Ci sono altri passaggi piuttosto interessanti all'interno di Sentieri partigiani. 4) LA FINE DI BENITO MUSSOLINI: Nell'estate 2010,...