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5 gennaio 2026

"La pecora e il lupo": favola sulla gratuità del perdono

 A) "LA PECORA E IL LUPO"- TESTO💥



B1) PERSONAGGI PRINCIPALI:

- La pecora: è la figura cardine della favola. All'inizio desidera raggiungere la grotta di Betlemme per partecipare alla gioia della nascita di Gesù. Tuttavia, subisce una dolorosa sottrazione: il suo agnellino viene rapito dal lupo. 

In seguito, la stella luminosa al di sopra della grotta la invita ad affrontare il dolore della perdita mettendo in atto un'intenzione altruistica.

Nell'ultima parte della favola, una volta giunta alla grotta di Betlemme, grazie alla luce e all'intervento di Maria, la pecora decide di riconciliarsi con il lupo.

-Il lupo è, nella prima parte della favola, legato al male e al furto.  

La sua azione poi viene re-interpretata come un desiderio di offrire qualcosa al Dio fattosi uomo.

-Maria: la si potrebbe definire una "mediatrice" dato che facilita la riconciliazione tra i due animali.

B2) Il significato del dono della lana:

Questo dono che la pecora porta alla grotta di Betlemme non implica soltanto una "concessione materiale".

Notate innanzitutto questo contrasto: i pastori raggiungono il luogo della nascita di Cristo con gioia, la pecora invece arriva alla meta portando dentro di sé il trauma della perdita.

La lana, da sempre, è un materiale che rimanda al calore. 

Portandola come dono, la pecora rivela una grande capacità di empatia dato che dona una parte di se stessa, riconosce la vulnerabilità del Verbo che si è fatto carne e non pretende affatto di ricevere qualcosa in cambio.

Oltre a ciò, è fondamentale riconoscere che la ricomparsa del piccolo agnello avviene dopo che la pecora ha dato un po' della propria lana. 

La volontà di prenderci cura degli altri porta quindi a riconoscere, accettare e accogliere le fragilità altrui.

C) BREVE RIFLESSIONE SULLA TEMATICA PRINCIPALE:

Il dolore può essere un'occasione di maturazione interiore che porta al perdono di chi ci ha ferito?

La scelta di perdonare può nascere anche dalle circostanze più dolorose?

Secondo questa favola sì: il perdono avviene dopo che la pecora ha compreso la motivazione del lupo.

Il Natale dovrebbe rinnovare il desiderio di "uscire da noi stessi" e l'intenzione di superare la sofferenza per lasciare spazio alla misericordia. 

Così si evita l'odio.

D) MT. 18, 21-35- Versione della CEI

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: "Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa." Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: "Paga quel che devi!" Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito." Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?" E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Inevitabilmente, la favola qui riportata ed analizzata, mi ha richiamato alla mente la parabola del servo spietato nel Vangelo di Matteo.

Quel "settanta volte sette" è simbolico e rimanda all'amore incondizionato di Dio che noi dovremmo imitare. 

Eppure qui il servo, nonostante abbia ricevuto un perdono totale da parte del padrone (diecimila talenti erano una somma esorbitante), non è in grado di condonare un debito infinitamente più piccolo. Il servo spietato dunque non evolve interiormente ed è sordo alla richiesta di pazienza dell'altro servo.

Questa sua incapacità è causa, alla fine della parabola, della sua definitiva condanna.

Perdonare significa dimenticare oppure superare la sofferenza cercando di comprendere le esperienze e le motivazioni profonde altrui?

E) COLLEGAMENTO CON IL FILM "PARADISO AMARO":

I miei amici sul continente credono che solo perché abito alle Hawaii, io viva in paradiso. Come fossi in una vacanza permanente... Ma sono pazzi. Credono che siamo immuni alla vita.

Non è un film così recente, eppure questa storia, ambientata in una località delle Hawaii, si focalizza sul tema del perdono in una circostanza difficile e delicata: il protagonista Matt King, avvocato e proprietario terriero, si ritrova a dover affrontare il coma irreversibile della moglie Elisabeth, vittima di un grave incidente durante un allenamento di surf.


Oltre a ciò, Matt necessita di trovare una modalità efficace per interagire con le figlie in una circostanza così tragica, soprattutto con Alexandra, la figlia adolescente che cova rabbia nei confronti di entrambi i genitori, dal momento che rivela al padre, rimproverandolo oltretutto di essere troppo impegnato con lavoro e affari economici, un episodio di tradimento coniugale che lei stessa ha chiaramente visto pochi giorni prima dell'ultimo Natale.

Significativa è la parte del film nella quale Matt riesce a incontrare Brian, l'amante di Elisabeth: piuttosto sorprendente infatti è il punto in cui il protagonista riesce con successo a contenere la rabbia e ad evitare un sentimento di rancore nei confronti di quest'uomo.

Toccante è anche il momento in cui Julie, la moglie di Brian, si reca in ospedale per portare un mazzo di fiori ad Elisabeth, esprimendo solidarietà nei confronti di Matt e delle due figlie e dicendo, tra le lacrime, di voler perdonare la donna "che avrebbe voluto portarle via il marito"

Paradiso amaro è certamente un film sull'importanza dell'unità familiare che supera anche le ferite più dolorose. 

"Una famiglia è proprio come un arcipelago, sono parte di un tutt'uno, benchè separate e sole e sempre alla deriva, lentamente si allontanano" (...)

Matt non odierà mai la moglie nel corso del film, nonostante si senta ferito per il grave torto che lei gli ha fatto. 

Anzi, oltre a riconoscere le proprie mancanze negli ultimi anni di vita coniugale, rimprovera duramente la figlia Alexandra a seguito di un episodio in cui la ragazza si avvicina al letto della madre parlandole in maniera sprezzante e astiosa.

Il film si conclude con la morte di Elisabeth e, dopo che Matt e le figlie hanno disperso le sue ceneri nel Pacifico, riprendono lentamente a vivere, rinforzando il loro legame con gesti semplici ma significativi, come ad esempio stare tutti e tre sul divano davanti ad un docu-film sui pinguini.



3 gennaio 2026

"La pioggia di stelle": quanto è importante l'empatia nelle nostre vite?

1) GENEROSITÀ

La pioggia di stelle è una fiaba scritta dai fratelli tedeschi Jacob e Wilhem Grimm, autori anche della famosa fiaba Biancaneve e i sette nani.

In prima media è prevista una panoramica dei generi letterari tra cui anche la fiaba (teoricamente, li si dovrebbero affrontare tutti tranne l'horror, il giallo e l'autobiografia, rimandati all'anno successivo). 

A) "LA PIOGGIA DI STELLE"- TESTO:

C'era una volta una bambina, che non aveva più né babbo né mamma, ed era tanto povera, senza una stanza dove abitare né un lettino dove dormire; insomma, non aveva che gli abiti indosso e in mano un pezzetto di pane, che un'anima pietosa le aveva donato. Ma era buona e pia (=piena di fede). Siccome era abbandonata da tutti, vagabondò qua e là per i campi confidando nel buon Dio.
Un giorno incontrò un povero che disse: "Ah, dammi qualcosa da mangiare! Ho tanta fame!" Ella gli porse tutto il suo pezzetto di pane e disse: "Ti faccia bene!" e continuò la sua strada. Poi venne una bambina, che si lamentava e le disse: "Ho tanto freddo alla testa! Regalami qualcosa per coprirla." Ella si tolse il berretto e glielo diede. Dopo un po' ne venne un'altra, che non aveva indosso neanche un giubbotto e gelava; ella le diede il suo. E un po' più in là un'altra le chiese una gonnellina, ella le diede la sua. 

Alla fine giunse in un bosco e si era già fatto buio, arrivò un'altra bimba e le chiese una camicina; la buona fanciulla pensò: "
È notte fonda nessuno ti vede. Puoi ben dare la tua". Se la tolse e diede anche la camicia.
E mentre se ne stava là, senza più niente indosso, d'un tratto caddero le stelle dal cielo, ed erano tanti scudi lucenti e benché avesse dato via la sua camicina ecco che ella ne aveva una nuova, che era di finissimo lino. Vi mise dentro gli scudi e fu ricca per tutta la vita.
B) CARATTERISTICHE DELLA FIABA
Ho ragionato con i ragazzi a questo proposito.
-Il tempo non viene precisato. In questo genere letterario non esistono date né espliciti riferimenti ad epoche storiche! Molto frequente, come in questo caso, sono gli incipit caratterizzati dalla formula fissa c'era una volta.
-Come nelle favole, anche in questo genere i luoghi vengono menzionati ma non descritti né identificati dal punto di vista geografico: nelle fiabe non è importante soffermarsi sulla descrizione del luogo. Piuttosto, quel che conta è che cosa quel determinato ambiente, verosimile o fantastico, simboleggia.
-La protagonista, come tutti i personaggi principali delle fiabe, è molto positiva: buona, generosa e piena di fede.
-I personaggi possono essere realistici (esseri umani, nobili o poveri) ma anche fantastici (elfi, gnomi, fate e streghe). Nella favola invece sono quasi sempre animali.
-Lingua e stile nelle fiabe risultano indubbiamente semplici. Molti dialoghi, diversi discorsi diretti (come nelle favole di Esopo) e prevalenza del tempo indicativo imperfetto.
C) FIABA, FAVOLA E LEGGENDA: TRE GENERI A CONFRONTO
Questa è stata la mia risposta alla domanda intelligente di un alunno che mi chiedeva: "Quali differenze ci sono tra fiaba e leggenda?"
Avevo già affrontato la favola: prima ho esposto la storia del genere da Esopo a Rodari, poi ho riassunto, con esempi e presentazione PP, le caratteristiche del genere, infine ho dedicato alcuni minuti all'analisi di Zootropolis 1, un'anti-favola a mio avviso.
LEGGENDA= Racconto popolare di natura eroica o religiosa in cui i fatti che coinvolgono personaggi storici realmente esistiti risultano alterati dalla fantasia.
Un esempio è sicuramente la leggenda di San Bonifacio, qui riportata il 23 dicembre. 
Un secondo esempio è la leggenda relativa a San Sergio, ben raccontata in una delle didascalie esplicative nel Castello di San Giusto:
FIABA= Genere letterario che contiene elementi magici, inverosimili e include anche oggetti animati e creature non reali e soprannaturali tra i personaggi, i quali hanno ruoli "fissi": protagonista, aiutante, antagonista. È ben presente una netta divisione tra bene e male. Il lieto fine è la norma e non è prevista una morale.
FAVOLA= Genere letterario che consiste, soprattutto in epoca antica e medievale, in un solo episodio in cui spicca il coinvolgimento di animali pensanti e parlanti. Molto spesso, nell'episodio narrato da Esopo o da Fedro, gli animali sono due, qualche sporadica volta più di due, molto raramente uno. Lo scopo delle favole è trasmettere un insegnamento mediante una morale, solitamente collocata alla fine del testo.
D) RIFLESSIONE SULLE TEMATICHE: 
La fiaba "La pioggia di stelle" è fortemente legata al concetto di empatia (ἐν + πάθος- mettersi nei panni degli altri), dimostrata dal modo di agire della bambina che dona pane, giubbotto, gonnellina e camicia dato che vede il bisogno dell'altro più urgente del proprio.
La bambina senza nome, quindi, vive appieno il presente: le persone che incontra diventano opportunità per donare se stessa ed essere perciò generosa e altruista.
Vivere con altruismo ed empatia non ci rende dei vip di fama mondiale. Il bene non fa notizia. Il male invece sì, e lo sappiamo bene per le cronache che sentiamo e leggiamo ogni giorno: guerre civili, conflitti, tensioni politiche, povertà, dittature, estremismo religioso, diritti delle donne e dei bambini violati.
Eppure sarebbe proprio la generosità che ci renderebbe piccoli tasselli luminosi in grado di rendere l'umanità un'opera d'arte.
E) ALCUNI SIGNIFICATI: 
BOSCO= Rimanda alla mancanza di certezze: la bambina in quel punto del racconto è sola con se stessa. Possiede soltanto se stessa, la propria umanità.
STELLE= Riflettono la ricchezza interiore della protagonista. L'oro rimanda alla sua perfezione spirituale.



23 dicembre 2025

Le origini dell'abete e le tradizioni natalizie nel mondo:

Vi riporto due approfondimenti, uno per storia e l'altro per geografia, che ho proposto alle mie classi prime in questi ultimi due giorni.

Mancherebbe la fiaba letta durante l'ora di italiano, le cui tematiche non sono valide soltanto a Natale ma... domani sono a pranzo dalla famiglia di Matthias e i prossimi tre giorni sono festivi. 

Oltretutto sono fortemente intenzionata, tra alcune settimane, a scrivere un post di riflessioni sul tema scuola, sui "nuovi" programmi previsti e con l'aggiunta dell'importanza della funzione educativa del docente.

Ma come fanno certe persone a storcere il naso quando riferisco, contenta, di essere finalmente un'insegnante nella secondaria di primo grado? Come fanno a dirmi che i pre-adolescenti sono insopportabili? 

Ce ne sono invece diversi di meravigliosi, soprattutto dal punto di vista dell'intelligenza emotiva! 

Qualcuno inoltre, ad undici anni e mezzo, non solo è veramente esemplare dal punto di vista dello studio e del rendimento ma si dimostra anche veramente straordinario per quel che concerne i comportamenti e il senso di integrità.

Secondo me il mio è uno dei lavori più belli ma al contempo più difficili. Infatti ho spesso problemi di disciplina.

A Capodanno io e Matthias siamo fuori Verona.

Entro i primi di gennaio potrei riuscire a postare i contenuti della lezione di antologia svolta oggi sul tema della generosità, con l'aggiunta di una favola, a mio avviso più idonea agli adulti (infatti non l'ho letta in classe), relativa al tema del perdono. Il testo di quest'ultima lezione del 2025 diventerà la prima tematica dell'anno 2026, che porterà il titolo "Generosità".

Rimando probabilmente a febbraio il post relativo al racconto lungo The three strangers di Hardy.

A) STORIA- LE ORIGINI DELL'ABETE

Sono partita da una leggenda popolare di fama europea.

A1) SAN BONIFACIO E L'ABETE

San Bonifacio, monaco inglese vissuto nel VII° secolo, durante un viaggio in Germania, ha incontrato una tribù pagana che stava per sacrificare un ragazzino in onore del dio Thor, nei pressi di una quercia secolare all'interno di una foresta.

Indignato al vedere questo genere di iniziative, Bonifacio aveva abbattuto la quercia con un solo colpo d'ascia e, dal tronco reciso, sarebbe nato un abete, simbolo di vita eterna.

A2) I SATURNALIA

Istituiti dall'imperatore Domiziano in onore di Saturno, il dio della semina, i Saturnalia duravano dal 17 al 23 dicembre ed erano, secondo il poeta Catullo, i giorni migliori dell'anno dal momento che gli schiavi avevano, temporaneamente, gli stessi diritti degli uomini liberi e potevano partecipare a lauti banchetti con i loro padroni.

In questi giorni, i Romani erano soliti scambiarsi regali e decorare i templi con rami d'abete, per augurarsi un anno venturo prospero dal punto di vista del raccolto.

Notate che i Saturnalia coincidevano anche con il solstizio d'inverno.

La giornata del 25 dicembre infatti, durante l'epoca della Roma imperiale, consisteva nella celebrazione del Sol Invictus (Sole invincibile): più di così le giornate non si accorciano, per cui il sole invincibile era molto legato alla speranza della rinascita della natura.

Non molto tempo dopo l'Editto di Milano, intorno al 330, durante il regno dell'imperatore Costantino, il 25 dicembre è diventato una data convenzionale per celebrare la nascita di Cristo.

A3) I CELTI:

Per i Celti l'abete, in quanto albero sempreverde, era considerato un simbolo di prosperità che veniva addobbato, all'inizio dell'inverno, con nastri e campanelle.

Le campane adesso sono simbolo della gioia per la nascita di Gesù.

A4) I VICHINGHI:

Per i Vichinghi, l'abete era una pianta magica legata al loro dio sole chiamato Balder, dal momento che non perdeva mai le foglie durante la stagione autunnale.

I Vichinghi decoravano gli abeti con mele, le antenate delle nostre palline che, ad oggi, hanno soltanto un valore puramente decorativo ed estetico.

Le mele, nel Basso Medioevo, erano anche un'allusione ai frutti dell'Eden della Genesi.

A5) ETÀ MODERNA:

Nel 1441, a Tallinn, in Estonia, è stato fatto decorare il primo albero di Natale presso la piazza del Municipio. Si racconta inoltre che, intorno all'albero, le coppie di fidanzati ballassero lietamente al suono di strumenti melodici, sperando in un matrimonio felice.

Pochi decenni dopo, gli abitanti di Brema decoravano un enorme abete con fiori di carta, destinato anche questo ad essere esposto nella piazza del Municipio.

Martin Lutero invece potrebbe essere stato il primo a decorare l’albero di Natale con candele (non dimentichiamoci che nel Cinquecento mancava l'elettricità!), dopo aver vissuto un’esperienza di preghiera notturna in una foresta, dove l'unica fonte di luce erano le stelle in cielo. 

Ho chiuso la storia dell'abete menzionando la regina Margherita, la prima in Italia, circa a metà del XIX° secolo, ad aver decorato un abete in occasione del Natale.

Ad ogni modo, a partire dalla fine del Cinquecento, l'abete diviene un simbolo natalizio che si è diffuso nella maggior parte del pianeta.

B) GEOGRAFIA- LE TRADIZIONI NATALIZIE NEL MONDO

B1) ITALIA ED EUROPA

ITALIA= La cena della Vigilia e/o pranzo di Natale, conclusi tradizionalmente con pandori e panettoni, diventano occasioni di ritrovo per molte famiglie. 

GERMANIA= Il 6 dicembre San Nicola porta dolci ai bambini, mentre il 25 dicembre in molte tavole compare lo Stöllen, a base di marzapane.


San Nicola era un vescovo vissuto nel IV° secolo, originario della Turchia. Si racconta che fosse molto generoso: famoso è infatti l'episodio in cui ha donato molto oro alle tre figlie di un padre indigente, in modo tale da garantire loro una buona dote per il matrimonio.

Comunque anche in Olanda, la notte tra il 5 e il 6 dicembre, San Nicola porta doni ai bambini che, a loro volta, lasciano alcune carote per il suo cavallo bianco sulle mensole dei camini.

REGNO UNITO= Il pranzo del 25 dicembre è spesso a base di tacchino. La tradizione prevede anche il Christmas Pudding, dolce a base di mandorle e frutta candita. 

RUSSIA= Il Natale viene celebrato il 7 gennaio, giorno in cui Nonno Gelo porta i regali ai bambini. Il pranzo è costituito da dodici portate diverse in onore dei dodici apostoli di Gesù.


Nonno Gelo (anticamente "Ded Moroz") è l'inverno personificato con una lunga barba bianca e un abito bianco e blu chiaro.

B2) NATALE EXTRA-EUROPEO

STATI UNITI= Da decenni qui prevale l'aspetto commerciale e consumistico del Natale con decorazioni molto elaborate.

Nel secolo scorso, l’immagine di Babbo Natale è stata popolarizzata a New York, ex colonia olandese, da parte di Haddon Sundblom che lo ha rappresentato con un cappotto rosso in occasione della pubblicità della Coca-cola.

Alcuni autori di romanzi hanno attribuito a Babbo Natale la slitta e le renne. 

MESSICO= Vige qui la tradizione, che inizia il 16 dicembre e termina la Vigilia di Natale, delle processioni per ricordare il viaggio di Maria e Giuseppe verso la stalla di Betlemme.

Durante questi giorni di cammino sono previste alcune soste presso le posàdas (=locande): i gruppi di persone quindi camminano da un villaggio all’altro fermandosi in alcune locande dei loro territori per cantare melodie natalizie e portare tra le mani piccoli presepi.

Nel corso di queste giornate che precedono il 25 dicembre è prevista, da tradizione, la rottura delle piñatas, ovvero, grandi stelle di cartapesta che contengono dolci.

GIAPPONE= Il Natale è stato importato a seguito delle influenze degli Stati Uniti. Anche in questo stato dunque prevale l'aspetto consumistico della festa, con luci, decorazioni e Santa San che porta i doni ai bambini (l'equivalente di Babbo Natale). 

La nascita di Gesù e i racconti dei Vangeli sono del tutto marginali per buona parte dei giapponesi. 

A Tokyo viene eretto un albero alto otto metri.

💥BUONE FESTE A TUTTI VOI! 💥💝

Molto probabilmente tornerò a scrivere nei primi giorni di gennaio.




19 dicembre 2025

IL DEGRADO APPARTIENE SOLO AI QUARTIERI DI PERIFERIA?

🌲23) DISAGIO ED EMARGINAZIONE SOCIALE🌲

Offriamo oggi qualche spunto di riflessione a proposito di una questione molto attuale, con l'aiuto di un lungo articolo di Alfredo Alietti, docente di Sociologia urbana presso l'Università di Ferrara.

Le idee e le esperienze di Matthias qui riportate a proposito dei rapporti tra periferie e centro cittadino sono estranee alla lettura dell'articolo: si tratta di constatazioni riferitemi in alcune specifiche occasioni nelle quali, durante questo ultimo anno, ci siamo confrontati soprattutto sulla situazione di Verona, di Torino e di Seattle.

1) COME DEFINIRE LE PERIFERIE RISPETTO AL CENTRO CITTADINO?

I quartieri popolari sono divenuti la nuova questione sociale, luoghi stigmatizzati dove vivono soggetti e gruppi maggiormente colpiti dai mutamenti degli assetti socio-economici. 

L'interazione tra processi di esclusione e segregazione spaziale alimenta un circolo vizioso che enfatizza una logica d'emergenza. 

In tali contesti, la presenza di nuclei immigrati rappresenta un ulteriore fattore critico che rafforza l'idea di uno "spazio altro". 

La proposta dell'azione pubblica è di promuovere le cosiddette "area-based policies" focalizzate sull'assunto di ricostruire il legame sociale e una sorta di socialità positive.

Già nel primo paragrafo l'autore specifica che la periferia è una realtà difficile. 

Tuttavia, partirei dall'etimologia: il termine deriva dalla preposizione περι (intorno) e dal verbo ϕέρω (girare). 

Geografi e sociologi distinguono tra periferie urbane, nelle quali il traffico è frequentemente intenso e la densità abitativa decisamente alta, periferie suburbane, spesso identificate nelle frazioni molto vicine ad un capoluogo di provincia e le periferie rurbane, fatte di campi non coltivati.

L'autore prosegue così:

(...) le periferie sono identificabili non soltanto in opposizione ad un centro, ma soprattutto dalla loro prerogativa omogeneizzante di essere luoghi, ieri e ancora più oggi, in cui si addensa la molteplicità di forme di esclusione e di disagio.

Ho pensato a ciò che ci tramanda la storia del Basso Medioevo: la città, mille anni fa, era un luogo che consisteva soltanto in una piazza principale in cui erano stati edificati il duomo, il palazzo comunale o ducale e altri monumenti rilevanti.

Porta Trento a Verona, molti secoli fa, era una costruzione che introduceva i viaggiatori, spesso provenienti da Trento, al centro cittadino e che separava quindi l'area della campagna coltivata.

Se penso alla nostra Verona, le periferie si distinguono dal centro storico sostanzialmente per il fatto che sono costituite da condomini, negozi, industrie, catene di ristorazione multi-etniche e da alcune aree verdi per bambini e famiglie, mentre nel centro storico, caratterizzato sia da monumenti di valore artistico e architettonico, sia da ordine e bellezza, fioriscono il turismo e le iniziative culturali.

Non sono così d'accordo: il centro storico a Verona non ha solo una piazza con monumenti di valore artistico, ci sono più quartieri inscritti nella zona centrale. 

Forse è meglio sostituire il termine "centro" con "quartieri e vie centrali": anche in questi spazi il traffico può essere intenso e la viabilità diventa difficile per i pochi parcheggi e per le molte zone pedonali. 

Dal punto di vista sociale non trovo così netta e scontata la distinzione tra quartieri centrali e periferia che tende ad etichettare le periferie solo come "luoghi di degrado". 

Per me "centro" e "periferia" dovrebbero essere soltanto dei concetti topografici e non strettamente socio-culturali.

Anche nei quartieri periferici e nelle frazioni periferiche di una città possono esserci iniziative valide come i cineforum a San Michele extra o a San Massimo oppure eventi letterari organizzati da cartolibrerie, librerie, associazioni di abitanti e biblioteche locali: abbiamo un esempio a Borgo Trento con la Cartolibreria Mameli e uno a Borgo Milano con la libreria "Jolly".

Il quartiere di San Zeno, molto vicino al centro storico, ha sia edifici di valore artistico e religioso che le case popolari. 

Sotto Carnevale, il sentiero lungo il Parco delle Mura è pieno di rifiuti e coriandoli e, tra l'altro, le Piscine Lido ora sono in stato di abbandono, invece molti anni fa erano aperte in estate.

Inoltre, a deformare l'immagine riflessa delle periferie si aggiunge la presenza massiccia di famiglie immigrate. La società multietnica prende forma dentro contesti già attraversati da processi di impoverimento delle classi meno abbienti autoctone. In ragione di ciò, si diffonde e si legittima tra questi ultimi un atteggiamento fondato sulla retorica politica xenofoba esito di situazioni concorrenziali tra soggetti sfavoriti per accedere alle limitate risorse di welfare e di una condivisa segregazione spaziale.

Durante un dibattito televisivo di natura socio-politica trasmesso alcuni mesi fa, ho sentito una frase che mi è rimasta impressa: "Negli Stati Uniti Trump è stato eletto dai penultimi della società", ovvero, da persone il cui stipendio è appena sufficiente per arrivare a fine mese, da individui che risentono del costo della vita e che, non di rado, mancano sia di educazione civica che di educazione affettiva. 

A questo strato sociale fa rabbia non soltanto il desiderio (più che legittimo!) del migrante di evolversi ma anche e purtroppo, semplicemente il fatto che questo stesso sia nato ed esista.

Non lo so. 

Anche parte dei latinos ha votato Trump dato che lo ha visto prima di tutto come un difensore delle tradizioni cristiane e, oltre a questo, hanno creduto alle sue promesse di riduzione delle tasse.

2) PERIFERIE "BUONE" E PERIFERIE "CATTIVE":

L'autore tiene presente le differenze che possono intercorrere tra un quartiere periferico e l'altro:

(...) Si innesca un'ulteriore separazione nelle città, non soltanto tra le periferie e il centro, ma anche tra le stesse periferie, quelle "buone" e quelle "cattive", con esiti alquanto discutibili sul piano della cittadinanza.

Non dimentichiamo però che le situazioni di alcuni quartieri di periferia possono cambiare in meglio e soprattutto, teniamo presente che un quartiere ritenuto ad esempio poco sicuro le notti, può non essere un ambiente totalmente negativo per i servizi che offre ai cittadini e per progetti di carattere civico o di riqualificazione di alcuni spazi, come ad esempio centri sportivi e parchi.

3) LE PERIFERIE DI VERONA:

3a) Borgo Trento:

A Verona, il quartiere di Borgo Trento è una zona con palazzi in stile liberty e molti servizi, tra cui l'ospedale, le scuole e diversi bar, ristoranti e pasticcerie.

Via Quattro Novembre connette Borgo Trento con la zona del centro storico di Ponte della Vittoria, molto vicino sia a Corso Cavour sia a Castelvecchio.

3b) Origini e sviluppo del quartiere Golosine:

Si ritiene che più o meno duecento anni fa, in questa zona di Verona ci fosse stata un'osteria frequentata da contadini, viaggiatori e briganti che vi accedevano per saziarsi e "sgolarsi". 

Al di là dell'osteria in quel periodo c'erano soprattutto casolari.

Questa periferia di Verona è cresciuta, negli ultimi anni, in modo disordinato e la componente dei residenti, è fatta  da immigrati non soltanto dall'Africa e dall'Europa dell'Est ma anche da persone provenienti dalle altre regioni di Italia.

Nel quartiere Golosine, ultimamente, vengono riportati sull'Arena episodi di micro-criminalità e di violenze tra minori. 

A Golosine non mancano comunque servizi come supermercati e negozi, oltre alla presenza di diverse ditte nella Zona Artigianale e Industriale che offrono posti di lavoro. 

3c) La storia del quartiere di Borgo Nuovo:

Borgo Nuovo, quartiere molto vicino al mio condominio, ha visto un'evoluzione positiva dal punto di vista dell'edilizia, dei servizi e dell'incremento degli abitanti.

Costruito negli anni Trenta attorno ad una chiesa, è dedicato al pittore Roberto Dall'Oca Bianca. 

Già prima della guerra c'era un cinema parrocchiale in piazza. 

Per qualche tempo il quartiere era considerato una zona malfamata con pochi servizi, un dormitorio per i senzatetto, un posto in cui vivevano soprattutto disoccupati e neo-fascisti. 

Nella seconda guerra mondiale è stato costruito un bunker dalle SS proprio a Borgo Nuovo.

Poi, vent'anni fa, gli interventi comunali hanno comportato un'ulteriore espansione del quartiere in modo tale da evitare il sovrappopolamento del centro. 

In seguito, è stato allargato il percorso pedonale e installata l'illuminazione pubblica.

4) ALTRE SITUAZIONI ITALIANE:

4a) Il "Circolo Gramsci" e il Quartiere Stadera a Milano

Nel 1977, i componenti del Circolo culturale Gramsci, molto attivo nel quartiere Stadera, denunciavano in una relazione destinata all'amministrazione comunale di Milano la depressione economica e culturale della zona, abitata da pensionati poveri e da operai appena alfabetizzati, provenienti dal Sud e, con ogni probabilità, ghettizzati.

Molto tempo dopo, nel 2011, diversi comitati di inquilini, di parrocchie e di associazioni di volontariato dei quartieri popolari hanno rimarcato, con un altro documento, le condizioni di degrado e di abbandono istituzionale di alcune zone di Milano, i cui residenti erano più che altro anziani poveri e soli, famiglie carenti di risorse economiche e giovani senza lavoro e senza prospettive, quindi, in condizioni di marginalità.

Senza prospettive, proprio come i "Ragazzi di vita" di Pasolini, destinati irrimediabilmente e disperatamente a vivere di piccoli espedienti e privati della consapevolezza dell'importanza della scuola, dell'onestà, della legalità.

Alfredo Alietti fa inoltre riferimento alle problematiche più frequenti delle zone periferiche, non mancando tuttavia di menzionare le buone iniziative:

... le tangibili problematiche di illegalità, abusi e degrado che si sono concentrare nell'indifferenza generale dentro le periferie. Ma la periferia non è soltanto una terra di nessuno, una sorta di "eccezione" di cui ci si occupa soltanto quando questa diventa cronaca e su cui si deve intervenire con strumenti "eccezionali". In quegli spazi periferici si palesa, il più delle volte inascoltata, una ricchezza di progettualità, di associazioni, di comitati di quartiere che concorrono a contrastare, nei limiti del possibile, l'abbandono delle istituzioni pubbliche e i processi di esclusione. Lo stesso quartiere Scampia, divenuto icona del degrado, a uno sguardo più ravvicinato sfugge alla banalità di questa rappresentazione attraverso l'articolazione in reti civiche, associative e informali che quotidianamente lottano contro la Camorra e contro l'espropriazione pubblica e privata di spazio.


4b) La situazione che ho vissuto a Torino:

Tempo fa vivevo a Torino.

Sia i quartieri più centrali sia quelli più periferici sono ben forniti di servizi di trasporto e, tra questi, la metropolitana, oltre alle linee d'autobus e ai taxi.

Nei quartieri centrali di Torino non serve muoversi in auto proprio per l'ottimo sviluppo infrastrutturale.

Nelle zone esterne al centro ci sono più aree verdi e le strade sono molto più ampie.

Nei quartieri del centro storico  di Torino, oltre a edifici di importanza  artistica e oltre a musei, teatri e ristoranti etnici, il costo della vita risulta più alto e gli appartamenti in cui vivere sono meno spaziosi.

Sono comunque presenti problematiche di spaccio e consumo di droga nel quartiere Aurora e a Barriera di Milano.

5.LE PERIFERIE IN FRANCIA E IN REGNO UNITO:

5a) Risultati insoddisfacenti delle politiche per le periferie in Francia:

Nella metà degli anni Ottanta del secolo scorso, il governo francese ha stanziato per i quartieri periferici cittadini dei fondi destinati a progetti di inserimento o re-inserimento lavorativo, di recupero urbanistico e architettonico e di potenziamento dei servizi.

Queste idee erano finalizzate a promuovere e incrementare una maggior coesione sociale.

Come mai i risultati sono stati insoddisfacenti e i problemi di povertà e di emarginazione persistono soprattutto in una città come Parigi? 

Così lo spiega Alietti:

Gli scarsi risultati ottenuti mostrano chiaramente i limiti di una razionalità amministrativa che, da un lato, rinvia il trattamento delle disuguaglianze intervenendo sullo spazio e mettendo in secondo piano le politiche macro-economiche che hanno favorito il loro aggravamento.

5b) Breve focus sulle banlieues:

In fotografia c'è un prototipo di banlieu francese:


La parola in lingua francese indica i sobborghi degli agglomerati urbani, caratterizzati da una densità abitativa molto alta, da edilizia popolare, da una grande presenza di immigrati e, purtroppo, da episodi diffusi di criminalità.

Un unico caso edificante è la banlieue di Saint-Denis a nord-est di Parigi: pur essendo stato per molti anni luogo di violenze, di povertà e di traffico di droga, ultimamente sta vivendo una trasformazione positiva dal momento che è stata la sede del Villaggio Olimpico per le Olimpiadi dello scorso anno. 
Dopo i giochi olimpici, il Villaggio è diventato un quartiere nel quartiere, un luogo residenziale e commerciale simbolo di inclusione e di sostenibilità.


5c) La situazione delle periferie di Londra:

Non se ne fa accenno nell'articolo di Alietti, eppure, soprattutto in questi ultimi anni, la capitale del Regno Unito si trova a dover far fronte ad un crescente degrado e all'aumento di disagi economici e psicologici in molti quartieri lontani dal centro storico. 
Tra questi, i quartieri di Peckam, Tottenham Hale, Barking and Dagenham e Camden presentano l'aumento di episodi di furti, scippi, bullismo e violenze che coinvolgono principalmente i senzatetto e gli adolescenti ubriachi senza famiglia.


Un'altra area a cui è doveroso accennare, nella parte est di Londra, è il quartiere di Docklands, che tempo fa costituiva un'area portuale: se da un lato questo quartiere è dimora di artisti e designer, dall'altra diventa piuttosto pericolosa di notte a causa di episodi di microcriminalità riguardanti una componente di immigrati non integrata nel tessuto sociale.
Il contesto cittadino del Regno Unito è molto più sicuro, più ricco e più civile rispetto a quello italiano? Balle! 
Da veneta innamorata della Gran Bretagna e della gentilezza degli inglesi, mi dispiace molto per i loro attuali problemi socio-economici: l'inflazione è altissima come anche il loro debito pubblico. Oltre a questo, il costo della vita nelle città è molto elevato, quasi impossibile da sostenere per i laureati da poco entrati nel mondo del lavoro. Per di più si è aggravata la piaga dell'abbandono scolastico. D'altronde, gli anziani che hanno votato per la Brexit non hanno affatto pensato al futuro dei loro giovani.

6) IL CASO DI SEATTLE

Sono stato a Seattle quest'estate, dove la differenza tra i quartieri centrali e le periferie è enorme.

Nei quartieri periferici la manutenzione è ottima: oltre a diversi parchi naturali le villette dei residenti sono circondate da giardini e siepi. La criminalità e il rumore del traffico sono nettamente inferiori rispetto al centro.

Però i negozi nelle periferie sono pochi e, per accedere ai servizi, gli abitanti devono muoversi o in automobile o con le linee d'autobus, ma hanno le possibilità economiche per farlo.

I quartieri centrali di Seattle, oltre ad essere molto affollato, presenta costi di vita e di abitazione molto alti (il 20% in più rispetto all'Italia). 

Impressionano i senzatetto in queste zone: tramortiti probabilmente dal fentanyl, dormono sull'asfalto e sui marciapiedi e non si riesce a capire se siano vivi o morti. 

Nelle vie centrali è frequente vedere la povertà ed è incredibile la quantità di rifiuti (con un muro pieno di chewing gum- "The Gum Wall").

A Seattle gli africani, gli asiatici e i latino-americani sono in numero maggiore rispetto ad Olympia. 

La storia di Seattle è simile a quella di molte altre città americane visto che l'immigrazione ha sempre avuto un ruolo centrale: per molti secoli le tribù dei nativi vivevano di caccia e pesca. I primi europei sono arrivati a inizio Ottocento e, a metà del XIX° secolo, alcuni abitanti dell'Illinois si sono trasferiti nel territorio dello stato di Washington.

Mentre nel secolo scorso Seattle, come tutto lo stato di Washington, conosceva un significativo sviluppo di industrie e infrastrutture, durante la seconda guerra mondiale sono state attuate deportazioni nei campi di lavoro dei giapponesi, considerati spie naziste che potevano mettersi in contatto con l'esercito imperiale, anche se erano emigrati dal loro paese d'origine.

Negli anni Ottanta e Novanta invece, è aumentato il traffico stradale comportando più inquinamento ed è cresciuta l'immigrazione con la conseguenza dell'aumento di quartieri in cui gli afro venivano segregati e non si integravano con il resto della popolazione.

Il monumento più attrattivo del centro storico è lo Space Needle:


Costruito negli anni Sessanta e alto 190 metri (quindi 20 metri in più della Mole Antonelliana a Torino), per gli americani è il simbolo dell'inizio dell'era spaziale, anche se è stato costruito per resistere alle forti raffiche di vento e infatti ha 25 parafulmini.

Si raggiunge la cima con gli ascensori e dall'alto la vista è emozionante: la baia di Elliott, le montagne, lo  Skyline di Downtown Seattle.

Il pontile di osservazione è alto 160 metri.

A inizio luglio ho approfittato per visitare il museo della lavorazione del vetro e le opere di un artista che è stato in Asia, a Firenze e a Murano: lì ha appreso tecniche di lavorazione del vetro.



7) UNA POSSIBILE SOLUZIONE:

Come le città possono acquisire la capacità di "fare società"?

Produrre politiche in periferia esige, principalmente, una profonda ri-progettazione delle istituzioni pubbliche in grado di agire con flessibilità, sensibilità e responsabilità al fine di facilitare la creazione di spazi permanenti di confronto e dialogo con il tessuto sociale e associativo locale.

Tuttavia, personalmente temo che le forme di degrado e di emarginazione socio-culturale e in alcuni casi anche razziale dei quartieri periferici sarà un problema eterno nella storia dell'umanità.