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12 febbraio 2026

M. Calabresi, "Il tempo del bosco" (II):

Proseguo con la recensione di questo libro di Calabresi.


L'ENTUSIASMO (VI°):

Guido Calabresi ricorda e ride. Racconta con entusiasmo e anche le pagine più nere della storia diventano sopportabili grazie alla sua ironia.

Specifico subito che Guido Calabresi non è parente dello scrittore.

In queste pagine l'autore dedica la propria attenzione a Guido Calabresi, scappato da bambino nel 1939 negli Stati Uniti con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni razziali.

I Calabresi, oltre ad essere ebrei, erano anche oppositori politici:

Mi parla a lungo di suo padre, che aveva studiato medicina a Firenze, che frequentava la casa di due fratelli, Carlo e Nello Rosselli (uccisi dai fascisti in Francia nel 1937), che ebbe vita difficile, venne bastonato, arrestato per aver partecipato a una commemorazione di Matteotti (...).

Il capitolo si concentra in particolar modo sui primi mesi della famiglia in America:

Appena abbiamo avuto i primi soldi abbiamo scoperto gli "Automat". Erano ristoranti modernissimi dove non c'erano camerieri o cassieri e tutto era automatizzato. C'erano tante finestrelle, dietro ognuna delle quali c'era una pietanza: si mettevano 25 centesimi e usciva il piatto corrispondente. Mi sembravano buonissimi e per tre mesi ho mangiato sempre lo stesso tipo di pollo.

Le ultime due pagine riassumono l'inizio del lungo periodo di riscatto di Guido: a partire dalle scuole medie è stato valorizzato dalle sue insegnanti e proprio lì ha conosciuto la bambina che sarebbe diventata sua moglie vent'anni dopo.

Calabresi è stato per molti anni uno stimato docente universitario di Legge negli Stati Uniti.

La storia di Guido Calabresi mi ha un po' ricordato quella di Yoram Friedman: dopo tre anni trascorsi a sfuggire dai nazisti nascondendosi nelle foreste e nelle campagne polacche, durante il secondo conflitto mondiale ha faticosamente e dolorosamente recuperato la propria identità di ebreo.

Un volta tornato in Israele, a partire dai trent'anni, la sua esistenza è stata ricca di gratificazioni: una moglie che ha amato molto, dei figli, la carriera di insegnante, prima nelle scuole superiori e poi all'Università.

L'OSSERVAZIONE (XI°):

L'autore qui ammette di aver imparato ad osservare con stupore e meraviglia il mondo grazie ad un avvocato maleducato che, standogli vicino, durante un viaggio in treno tra Roma e Firenze, non ha voluto prestargli il suo caricabatterie per caricare il telefono.

Dopo aver cambiato posto, Mario si concentra su ciò che c'è al di là del finestrino: la cittadina di Orvieto.

Non sono mai stata ad Orvieto, ho visitato Perugia, Assisi e Gubbio.

Questo piacevole luogo gli ricorda Tonino, il secondo marito della madre, un punto di riferimento molto valido nel corso della sua crescita, un bravissimo padre adottivo.

Vi è mai capitato di collegare mentalmente un ambiente o una città che avete visitato ad una persona cara o, comunque, molto importante nel corso della vostra infanzia?

Tonino viene nuovamente nominato nell'ultima pagina del libro:

Ogni mattina, quando veniva a svegliarci, Tonino si inventava una storia divertente. Alzava la tapparella e fingeva stupore per qualcosa che dovevamo assolutamente vedere anche se non esisteva: un giorno era una nevicata record, anche se era giugno, un altro era il passaggio di un elefante, erano due bambini in costume che giocavano in una piscina gonfiabile in mezzo alla strada, era la fioritura del ciliegio in cortile a dicembre. Era tutto inventato e noi ridevamo, anche se avevamo ancora gli occhi chiusi.

(...) E quella sua leggerezza, quella capacità di scherzare e appassionarsi ad ogni cosa, di continuare ad aderire alla vita in ogni istante, di leggere, chiedere e voler imparare qualcosa di nuovo ogni giorno persino quando era molto malato, resta la lezione più grande.

LA SCELTA (XIII°):

Questa parte del libro si focalizza sullo stile di vita dei monaci camaldolesi.

Evidente è la stima che Mario nutre nei confronti di Don Ubaldo, il priore del monastero.

L'autore riassume la storia dell'Eremo (ἔρημος= deserto, solitario) di Camaldoli, a nord della provincia di Arezzo, in Toscana.

L'eremo è circondato da una vasta foresta costituita da molti alberi secolari, lo so bene dal momento che ci sono stata due volte, l'ultima, per la verità, nell'estate del 2014, per un'esperienza spirituale, anzi, la mia prima volta in cui ho seguito ed appreso l'esegesi biblica.

Il legno degli abeti della foresta era fonte di commercio nei secoli scorsi: barche cariche di tronchi percorrevano l'Arno fino al Mar Tirreno, fino ad essere acquistati da spagnoli, francesi e inglesi.

Naturalmente Mario Calabresi ricorda la soppressione dell'eremo da parte di Napoleone all'inizio dell'Ottocento e conclude con la fondazione della riserva di Sasso Fratino nel 1959 che, nel luglio 2017, è stata inserita nel Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Il bosco al di sopra di Camaldoli è un luogo storico che racchiude in sé tratti drammatici: infatti, proprio in questo posto sono state scavate delle trincee da prigionieri costretti ai lavori forzati dai nazisti prima della deportazione.

Questo mi ha riportato alla mente delle trincee più antiche, scavate in corrispondenza di un sentiero che sia affaccia al lago di Molveno, in Trentino.

Sono state costruite all'inizio del Settecento per affrontare la guerra di successione spagnola contro i francesi e, a detta di cartelloni illustrativi, non soltanto sono risultate utili per difendere l'accesso alla Val di Non ma sono servite durante le campagne napoleoniche tra il 1796 e il 1801. 

Più precisamente, le trincee alle quali sto facendo riferimento si trovano sul lato sud-occidentale del percorso attorno a questo lago.

*L'INUTILE:

Faccio soltanto un accenno a questo capitolo così intitolato.

Finalmente, l'autore ha l'opportunità di visitare e contemplare l'enorme affresco di Giambattista Tiepolo, creato nel corso di moltissimi anni di lavoro, presso la reggia di Wurzburg.

Si tratta di un'opera visibile da una scalinata.


La reggia è chiaramente in stile Rococò.

Ad ogni modo, l'affresco, esteso per ben seicento metri quadri, raffigura il Trionfo di Apollo nell'Olimpo e i quattro continenti allora conosciuti: Europa, Asia, Africa e America.

Tuttavia, come ben rileva Mario, i continenti vengono personificati mediante figure femminili.

Anche in una grande stanza al primo piano del Castello di Miramare, nei pressi di Trieste, c'è un dipinto dell'Ottocento relativo ai continenti. Tuttavia, l'immagine si avvicina un pochino di più ad un attuale planisfero dal momento che le terre emerse sono prive di allegorie.


5 febbraio 2026

M. Calabresi, "Il tempo del bosco" (I):

 4) LASCIARE UNA TRACCIA

Questo libro include molti incontri tra l'autore e persone che, grazie alle loro scelte di vita, si sono realizzate e hanno lasciato una traccia nel cuore di coloro che amano o amavano.

Nei prossimi due post rifletterò sui capitoli che ritengo più significativi.

ANSIA (I°):

È la fine dell'inverno.

Al termine di una conferenza relativa all'importanza del tempo, tenuta da Marcello, uno psichiatra e amico storico, Mario esce dalla facoltà di Medicina.

Ho la testa piena di pensieri: medici e ricercatori hanno dato sostanza al malessere che percepisco da un po', da quando tutto è accelerato, da quando decidere è diventato più importante di capire. Io ho raccontato quello che so: come ho visto tutto questo accadere dentro l'informazione, con la dittatura dell'istante e del tempo reale.

(...)

Per tutta la giornata medici, neuro-scienziati, filosofi e storici non hanno soltanto riabilitato il sonno, la noia e il tempo vuoto, ma hanno spiegato che solo rallentando possiamo capire le cose, viverle, farle nostre.

Ad un tratto, una studentessa della facoltà gli corre incontro, confidandogli di essere vicina alla laurea in Medicina e spiegando quanto efficientemente impiega il tempo della sua vita quotidiana. 

Sono soprattutto due le frasi di questa ragazza che colpiscono: "Non faccio mai nulla che non sia utile" e Tutto questo non basa, non basta mai".

La risposta di Mario è la seguente: "Non si può fare tutto e non sentirti in colpa se non ce la fai. È più importante imparare a scegliere e avere coraggio di rinunciare a qualcosa, senza troppi rimpianti".

Il tempo del bosco è stata una delle mie ultime letture dell'anno 2025. 

Devo ammettere di essermi in parte rivista nella studentessa di medicina.

Fino al sedici ottobre il mio 2025 è stato un po' doloroso.

Lo scorso anno è iniziato con la rapida decadenza fisica di mia nonna paterna, venuta a mancare a metà febbraio, con una condizione di instabilità economica ma, al contempo, con la riacquisita consapevolezza di voler intraprendere la carriera dell'insegnamento.

Attorno a me sentivo conoscenti e amici di famiglia che magnificavano i matrimoni dei loro figli, di cui alcuni molto vicini alla mia età, che lodavano mutui appena accesi e contratti a tempo indeterminato, che riferivano viaggi e avventure dei loro brillanti rampolli verso mete extra-europee come il Giappone, le Maldive, l'Australia.

Tristissimo per me è stato il mese di giugno: Matthias si trovava circa ottomila chilometri più a nord-ovest per un Campus universitario e io, in quel periodo, uscivo molto poco di casa per evitare di sentire ulteriori commenti e giudizi su di me e sul mio percorso, come peraltro era accaduto qualche volta tra aprile e maggio. 

Si trattava di sentenze di tal aulico calibro:

"Hai ventinove anni, ormai è ora di fare un figlio! Non sei più una bambina da un pezzo".

"Ma ti sposerai prima o poi?! State insieme da tre anni!".

"Ah, dall'autunno aspetterai le chiamate della scuola... ma come pensi di mantenerti nella vita, con la scrittura creativa?".

Ora accantonerò l'ironia per pochi istanti e sarò seria e sincera al 1000%:

Il mondo degli adulti è impietoso e cattivo!

Personalmente non sto rilevando un miglioramento dal punto di vista umano nel micro-cosmo delle persone più adulte di me!!!!

Anzi, ultimamente constato solo egoismo, arroganza, falsità quadruplicata, giudizi che pesano come le pietre del Carso e manìe di protagonismo!!!!!!!!!!

E pensare che recentemente c'è stata una pandemia che ci ha costretti a barricarci in casa per diversi mesi, che è tornata la guerra nell'Europa dell'est, che si sono inasprite non solo le tensioni in Medio Oriente ma anche le competizioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, dove di fatto sta avvenendo una svolta politica di destra radicale che sta pesantemente discriminando il diverso.

Per quali motivi tutto questo caos irrazionale non sta rendendo le persone più comprensive nei confronti dei percorsi e delle vicende di vita degli altri??!!!!!!

Io, pur con una laurea magistrale, una relazione affettiva seria e destinata ad una famiglia tutta nostra, due libri fatti stampare e abbastanza diffusi e un terzo in cantiere, esperienze lavorative di vario genere, mi sono sentita inadeguata e deficitaria per buona parte dello scorso anno quando mi ritrovavo paragonata ad altri giovani con un lavoro stabile oppure a degli adulti molto più qualificati di me.

Perché proprio io sono la segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano di Verona? Lo ammetto: per il fatto che sono stata caldamente raccomandata da un sacerdote al Cancelliere della nostra Curia, non per meriti particolari.

Ho le mie buone ragioni per sentirmi inferiore: nel Consiglio di Presidenza e anche nel Consiglio Plenario mi trovo con persone che insegnano all'Università, ingegneri abilitati, dirigenti e imprenditori... tutti sono decisamente più adulti di me e si trovano come minimo a tre spanne sopra di me dal punto di vista sociale.

Hanno circa il doppio dei miei anni, non possono prendermi sul serio. Questo lo dimostra anche il commento di uno di loro sul mio verbale dell'ultima assemblea svolta a novembre: "Ma sì, e approviamolo, tanto non è un verbale parlamentare!".

I miei complimenti per queste grandiose doti di umanità, questa è proprio la modalità più intelligente e più appropriata per valorizzare una persona giovane, seria e responsabile all'interno di un organo molto importante!

Qui ci sta anche un accenno a quel movimento socio-politico al quale, con Matthias, avevo aderito la scorsa primavera con convinzione ed entusiasmo.

Partecipiamo ad una settimana di formazione presso una scuola civica ad Urbino e veniamo a contatto con trentenni lavoratori affermati all'estero, laureati con millemila Master post lauream e tremila certificazioni linguistiche, altri dirigenti commerciali e aziendali... 

Pur seguendo con attenzione i momenti formativi, ricordo soltanto i contenuti della penultima mattinata: "gli anziani, ladri generazionali, aumenteranno di numero nei prossimi anni. Quelli che, di voi, vivono e lavorano in Italia saranno costretti a cedere all'INPS molti più contributi per mantenere i pensionati. Sarete disposti? Non credo. L'unica via d'uscita è emigrare. E non crediate di potervela cavare con la vendita delle case e degli appartamenti dei vostri genitori: il valore del mercato immobiliare in Italia crollerà e non avrete futuro".

Ma che lungimiranza! Ma che strepitoso incoraggiamento! Così si dimostra di credere veramente nel futuro dell'Italia!

Una parte degli iscritti al movimento diceva e scriveva: Non dobbiamo fallire, pena la "venezuelizzazione" dell'Italia.

Ottimismo portami via!

Quindi un mucchio di trentenni-trentacinquenni, coadiuvati da pochi "senior", dovrebbe salvare il nostro paese adottando la mentalità del "coraggio dell'ovvio"?!

A partire da quel periodo, da affascinante polveriera di idee e di proposte basate su dati e osservazioni reali per migliorare situazioni complesse e problematiche, il movimento socio-politico è divenuto un mezzo di demolizione continua del nostro Paese e una campagna di polemiche, lunghe come il Rio delle Amazzoni e logoranti come la guerra greco-gotica, intorno alla questione di alcuni diritti civili.

Ma di che razza di modo di politica mi sono invaghita lo scorso anno?!

Ho la netta sensazione che in questi ultimi mesi si stia diffondendo un sentimento populista fortemente anti-italiano e favorevole all'emorragia dei giovani all'estero soprattutto su piattaforme social, dove il continuo proliferare di post sui difetti dell'Italia e sul welfare che tra due o tre anni diverrà insostenibile a mio avviso ha soltanto lo scopo di far emigrare quante più persone possibili, influenzandole e diffondendo l'immagine di un estero privo di corruzione e di problemi in cui regna il puro benessere e in cui gli stipendi sono molto più alti e il loro rapporto con il costo della vita molto più gratificante rispetto all'Italia.

In particolare, colpisce lo sconfinato e ammirevole acume di chi sostiene che il Governo Meloni stia attuando un diabolico piano di sostituzione etnica lasciando partire i giovani e favorendo l'ingresso di "immigrati che non sanno fare niente, solo danni e anzi, ci imporranno l'Islam, le moschee e il velo".

Che poi, emigrare all'estero è una scelta, non una prescrizione imposta da un medico.

In Italia i posti di lavoro ci sono, casomai, il vero problema sono i ritardi e la lentezza per quel che concerne sia l'ingresso nel settore lavorativo più coerente con il proprio percorso di studi sia una situazione contrattuale a tempo indeterminato. Negli ultimi anni questa è una realtà che accomuna i laureati di molti ambiti disciplinari.

Voglio anche aggiungere: non è affatto giusto che lavori come commessi e cassieri diventino le professioni definitive di un laureato che aspirerebbe ad altro ma, nell'accettare per un periodo di tempo mansioni del genere, si impara quel che davvero è la vita: nessuno ti regala nulla e, a volte, bisogna attendere stando a stretto contatto con tutto ciò che è umano prima di raggiungere pienamente i propri sogni.

Vorrei essere una farfalla minuscola per assistere alle modalità in cui si svolgono i Consigli Comunali dei ragazzi pre-adolescenti. 
Se mi vedessero sotto forma di farfalla mi farei accarezzare le ali dalle loro dita e... dalla loro delicatezza.

Che straordinaria opportunità che hanno! Queste possibilità preparano alla consapevolezza del senso di comunità, altroché il "nulla cosmico" della mia generazione di aridi individualisti che, in realtà, sono accademicamente titolati ma non hanno alcun interesse culturale e, oltre a ciò, molti di loro non sanno amare nulla e nessuno!

Ero già stata assunta a scuola quando sono usciti i cartelloni con i programmi dei giovanissimi candidati, idee che, a mio avviso, meritano il massimo rispetto, come ad esempio il rispetto per le aree verdi, l'allungamento della pista ciclabile, bagni più puliti a scuola, abbellimento delle aule, incentivi alle attività artistiche.

Secondo me, in queste riunioni comunali dei ragazzi, aggressività e polemiche futili non esistono, nemmeno nei momenti in cui una parte di loro risulta contraria a qualche opinione o iniziativa del loro sindaco.

Mi chiedo anche: se una ragazzina del Consiglio Comunale Ragazzi dovesse porre un'osservazione o una piccola critica riguardo al programma promosso o comunque appoggiato in primis dal sindaco che li rappresenta, che succede? 

Viene ascoltata, magari corretta se ha frainteso qualche passaggio, oppure contestata all'infinito?

Quando ho formulato in modo molto civile degli appunti sulla scuola civica di Urbino sono stata tempestata per circa tre ore di messaggi piuttosto piccati che mi accusavano di "poca concretezza" e di "ingratitudine e mancata riconoscenza per l'opportunità unica e formativa di cui ho goduto a titolo gratuito".

Ad ogni modo, ai ragazzini non importano né le convenzioni sociali né i "paletti" dei traguardi che a trent'anni si dovrebbero raggiungere.

Sapete cosa mi ha detto uno di loro, dopo la lettura e le riflessioni sulla fiaba Pioggia di stelle dei Fratelli Grimm? 

"Prof, lei è come la bambina protagonista. Lei è bravissima. Ora è una supplente, più avanti sarà più stabile ma sta lasciando il segno durante le sue lezioni. Grazie per quel che fa per noi".

La mia reazione? Le lacrime agli occhi.

Anche la sincera stima degli alunni è una forma d'amore che mi sta lasciando un segno.

Agli occhi del mondo adulto sono una stupida inconcludente, agli occhi dei ragazzini invece sono una persona vera, autentica ed integra.

E comunque sembrerò presuntuosa ad una parte di voi lettori ma sono convinta che la scuola italiana abbia bisogno di insegnanti come me. Sto nutrendo un amore viscerale per il mio lavoro.

La mia buona occasione di riscatto è arrivata alle nove del mattino del sedici ottobre 2025, quando mi è giunta la telefonata di convocazione, da parte di un Istituto Comprensivo vicino a casa, per un contratto su spezzone di quadro orario.

L'esperienza sul campo con i ragazzini, in particolare, con una classe piuttosto difficile, ha migliorato il mio livello di autostima.

Quindi, quasi l'unica esperienza positiva del 2025 l'ho fatta proprio negli ultimi tre mesi. 

Ricordo qui altre poche giornate piacevoli: i quattro giorni all'Isola d'Elba e il capodanno a Trieste.

Anche andare all'Aquardens il 1° novembre è stato un "buco nell'acqua" dato che c'era la folla (degli imbecilli, tipo genitori ultra-quarantenni che litigano di fronte ai loro figli piccoli). 

Io e Matthias siamo stati tranquilli soltanto nella vasca esterna alla zona delle saune.

A questo proposito credo sia utile e onesto rivelarvi un'altro mio pensiero ricorrente.

Se, in questo 2026, sono seriamente e concretamente impegnata a stabilizzarmi in questa mia attuale professione, in parte è stato anche grazie a Matthias che, in un altro anno per me decisamente difficile, ovvero, il 2023, indirettamente mi ha inoltrato e fornito materiali per indurmi a compiere un viaggio dentro me stessa e riscoprire le mie vere potenzialità.

Nei giro di un anno e mezzo, infatti, mi ha prestato ben novantadue volumi di One Piece, saga di manga sull'importanza di autodeterminarsi. Di tanto in tanto mi passava qualche video in cui alcuni docenti universitari dialogavano a proposito dei criteri necessari per fare richiesta di ammissione alle graduatorie e ai percorsi abilitanti.

Ah, già... abbastanza significativo per me è stato anche il suo prestito del pamphlet di Susanna Tamaro inerente sia ai limiti della scuola che alle risorse che dovrebbero avere gli insegnanti validi.

Di Matthias amo anche la sua parte genuina e un po' pre-adolescenziale, nel senso tenero della definizione. Non è affatto una persona immatura, anzi, è una personalità piuttosto forte e al contempo mite ed è una persona che in alcuni periodi della vita ha attraversato fasi di intensa sofferenza.

Ora, quando vede i materiali che preparo per le lezioni, si commuove profondamente.

LIBERTÀ (II°):

Enzo Novara, insegnante di Storia e Filosofia in un liceo, va in pensione dopo quarant'anni di insegnamento.

Durante il suo ultimo giorno di lavoro, è stato salutato con fiori e applausi da parte di molti alunni.

Il "segreto" del suo successo professionale consisteva nel progettare lezioni trasversali nelle sue discipline che potessero trasmettere valori utili per il futuro dei ragazzi, come l'onestà, il senso etico, la tutela dell'ambiente e la speranza.

Questo professore si rivela contrario alla mitizzazione del passato dato che, come saggiamente ritiene, ogni epoca ha avuto le sue contraddizioni, per questo è necessario avere i piedi ben piantati nel presente.

Novara constata che negli studenti è cresciuta l'ansia e fornisce a Mario questa spiegazione:

Oggi c'è molta più libertà di scelta ed è una cosa bellissima, ma questo può generare ansia perché la libertà è difficile da gestire. Lo ripeto sempre: la libertà non è la possibilità di fare qualunque cosa mi passi per la testa, nessuno può fare quello che vuole, ci sono dei limiti per tutti. Ma i limiti sono anche delle occasioni, delle possibilità. Se la tua libertà non ha un ancoraggio da qualche parte, allora che cos'è? Non è più nulla, e questo sì che può generare ansia.

L'OCCASIONE (V°):

Questo capitolo è particolarmente toccante, dato che si concentra sulla storia di Ebrima, un giovane immigrato proveniente dal Gambia.

Il ragazzo ha raggiunto la Libia in pullman e lì, come altri coetanei, è stato catturato da una banda che lo ha portato in una prigione buia, telefonando poi ai parenti in Gambia per una richiesta di riscatto.

Nel corso della narrazione l'autore ha avuto l'ottima idea di riportare, piuttosto spesso, i discorsi diretti di Ebrima.

"Un giorno che eravamo stanchi e volevamo uscire abbiamo iniziato a battere sulla porta e sulle pareti. È entrato uno con la pistola e ha sparato in aria per spaventarci. Il proiettile è andato a sbattere sul tetto di metallo, è rimbalzato e ha colpito un poveretto che dormiva. Ha iniziato a gridare. Sanguinava di brutto. Lo hanno trascinato fuori e non lo abbiamo più rivisto".

Nel corso del capitolo ci sono allusioni a stupri, pestaggi, condizioni disumane per quel che riguarda l'aspetto della detenzione.

Ad ogni modo, Ebrima riesca a fuggire e sopravvive anche all'esperienza del gommone che lo porta in Sicilia.

(...) Ci hanno fatto salire in almeno 130 su un gommone, uno addosso all'altro con le ginocchia vicino al petto. Ripetevano che ci avremmo messo poche ore, invece abbiamo passato due notti su quel gommone".

In Italia avviene il riscatto di Ebrima, che giunge nel nostro paese ad appena quindici anni.

Gli viene quasi subito riconosciuto un grande talento per il calcio, frequenta con successo il liceo sportivo e partecipa a molti tornei in varie regioni italiane. 

Addirittura gli propongono qualche esperienza come giocatore all'estero, dove una partita in Austria gli causa un infortunio.

Ebrima fa parte della nazionale del Gambia. 

Si è realizzato, è stato individuato il suo talento qui in Italia e sta bene.


27 gennaio 2026

ATROCITÀ NAZISTE:

3) ATROCITÀ NAZISTE

In questo post cercheremo di riflettere su cause, effetti e conseguenze di questa pericolosissima ideologia.

Partiremo da un saggio storico-politico di William Allen (che io devo ancora leggere) per poi arrivare a commentare il film Norimberga e il suo acuto riferimento finale agli Stati Uniti.

1) "COME SI DIVENTA NAZISTI", ALLEN 

Allen racconta quasi giorno per giorno che cosa succede in Germania negli anni 1932-1933 fino alla vittoria di Hitler delle elezioni da Cancelliere.

Il suo saggio non fa riferimento né alla guerra né alla Shoah, ma si ferma all'anno 1938: l'ultimo capitolo è dedicato alle Leggi di Norimberga che stabilivano che gli unici a godere di diritti civili e politici dovessero essere gli ariani tedeschi. 

La popolazione si suddivideva quindi in "cittadini del Reich" e "membri di razze esterne".

L'autore non denuncia brogli elettorali nel corso delle giornate dedicate alle urne del '33 ma alcuni episodi di violenza a danno dei comunisti.

Allen mette comunque in evidenza il clima di paura, all'inizio degli anni Trenta, che ha preceduto la dittatura di Hitler: un po' prima del 1933 la società tedesca aveva già perso il senso di comunità e di solidarietà ed era già rischioso descrivere in toni negativi il nazional-socialismo.

Ad ogni modo, per lo studioso, l'immagine della crisi economica tedesca post-Versailles è stata esasperata nei suoi aspetti negativi proprio dalla propaganda nazional-socialista: Allen ha studiato delle fonti che propongono alcune analisi sul potere d'acquisto dei tedeschi, in rapporto ai loro stipendi, nel periodo della Repubblica di Weimar.


Queste fonti dimostrano che, alla fine degli anni Venti, la situazione economica era già un po' migliorata: è vero, l'economia dipendeva dai prestiti americani, però, prima dell'elezione di Adolf Hitler come cancelliere, il livello di disoccupazione era piuttosto basso.

I nazisti facevano molti eventi pubblici: balli, feste di paese, tutte occasioni utili per farsi ben conoscere e per finanziarsi prima di salire al potere. 

Uno degli aspetti che li ha favoriti a salire al potere è stato il loro anti-comunismo.

Prima del regime nazista la Repubblica di Weimar godeva di un sistema multipartitico dato che c'erano: il partito socialista, il partito liberale, il partito monarchico, il partito comunista, il partito nazista.

Allen non manca di riferire che la chiesa tedesca all'epoca appoggiava correnti politiche filo-monarchiche che, a loro volta, si erano appoggiati ai nazisti, anzi, erano confluiti nel nazismo.

2) "NORIMBERGA"

2A) CONTENUTI DEL FILM:

Anche il responsabile di un genocidio ha diritto ad un processo, 

questa guerra finisce in un tribunale!

Questo film, a mio avviso molto coinvolgente e di altissima qualità, è ispirato al romanzo di Jack El-Hai intitolato Il nazista e lo psichiatra.

Ad ogni modo, l'opera cinematografica racconta i processi, svoltisi presso il Tribunale di Norimberga tra il 1945 e il 1946, a personalità che ricoprivano incarichi importanti durante il Secondo Conflitto Mondiale.

Un Tribunale Militare Internazionale, costituito da giudici appartenenti alle potenze Alleate (URSS, Stati Uniti, Regno Unito, Francia), ha accusato ventidue gerarchi nazisti di crimini di guerra, di crimini contro la pace e contro l'umanità.

Norimberga si concentra su Hermann Göring e sulla relazione che Douglas Kelley, psichiatra dell'esercito americano, instaura con questa figura chiave del Terzo Reich.

Douglas Kelley, incaricato infatti di analizzare la condizione mentale dei gerarchi hitleriani, a seguito di una serie di test, rileva che Göring, oltre ad essere dotato di un Q.I. decisamente superiore alla media (138), è un personaggio narcisista e manipolatore.


Un chiaro esempio della sua abilità di manipolare gli eventi  e la realtà a proprio vantaggio è il momento in cui, durante l'interrogatorio da parte di un giudice britannico, corregge l'espressione "soluzione finale della questione ebraica" con "soluzione completa e totale della questione ebraica", insistendo sul fatto che la traduzione dal tedesco all'inglese fosse errata e imprecisa!

La proiezione, all'interno del Tribunale, di fotografie in bianco e nero inerenti l'umiliante e degradante vita quotidiana nei campi di sterminio, acquisiscono un ruolo fondamentale non solo per condannare i gerarchi ma anche per dimostrare la prevalenza della giustizia sulla tirannia disumana.

Durante questa scena mi tornavano in mente alcune frasi di Ellie Wiesel nel suo romanzo "La notte"

Un giorno riuscii ad alzarmi, dopo aver raccolto tutte le mie forze. Volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero più visto dal ghetto. Dal fondo dello specchio mi contemplava una cadavere. Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più.

Tuttavia, non sono stati gli uomini e le donne scheletrici ad impressionarmi, né i mucchi di cadaveri, dal momento che, nel corso degli anni, ho avuto modo di vederne parecchi mediante consultazione di album, libri di testimonianze, altri docu-film.

Il momento del film in cui ho sentito il cuore tremare è stato il successivo accesissimo confronto tra Göring e Douglas, profondamente scosso a causa della visione delle immagini su campi di concentramento e forni crematori. 

Pensate soltanto al fatto che la discussione inizia con la domanda, gridata ed angosciata, dello psichiatra americano: "Com'è possibile?!". 

Göring non proverà mai un minimo di rimorso. 

Pur di non subire la condanna a morte, si suicida ingoiando delle pasticche di cianuro.

2B) "UMANITÀ":

Norimberga è un film psicologico, oltre che storico: si serve infatti della figura di Hermann Göring per porre al pubblico questioni etiche provocanti.

Quando Douglas lo visita per l'ultima volta in cella, il gerarca nazista dice: "Tra qualche anno riconoscerete che eravamo umani?".

Sono molto dubbiosa se definire "umane" persone che hanno programmato e predisposto lo sterminio sistematico di un popolo.

Ricordati la frase di una commedia di Terenzio, pronunciata da un personaggio ateniese anziano "Homo sum, humani nihil a me alienum puto", "Sono un essere umano, ritengo che niente di ciò che è umano sia estraneo per me"

Il commediografo latino voleva comunicare un messaggio del genere: le esperienze e le azioni altrui non possono essere estranee a nessuno.

Chiunque può aderire al male, chiunque può contribuire a crimini di guerra e persistere nell'attuare azioni degradanti verso gli altri, proprio come sostiene La banalità del male e l'esperimento di Milgram: l'essere umano obbedisce ad un'autorità ed entra in conflitto con i valori morali fondamentali anche quando gli ordini comportano il fare del male agli altri.

In questo film i nazisti non sono mostri o creature soprannaturali: sono uomini comuni, con una loro famiglia, con una vita regolata da doveri, interessi ed eventi sociali, che hanno aderito consapevolmente al nazional-socialismo con l'idea che questo fosse l'unico modo di riscattare la Germania umiliata dopo il Trattato di Versailles. 

Anche Göring aveva una moglie e una figlia con la quale aveva instaurato un ottimo rapporto. In effetti, durante il periodo di reclusione in cella, Douglas porta le lettere di Hermann ad entrambe. 

Personalmente trovo la battuta del personaggio di Terenzio molto più vicina alla tematica fondamentale della poesia Fratelli di Ungaretti, ambientata nel corso della Prima Guerra Mondiale:

Tutti sono uomini, anche se appartengono ad eserciti diversi, addirittura avversari, e tutti stanno sperimentando la precarietà dell'esistenza, anche se la parola "fratelli" è "tremante nella notte", idonea ad esprimere la ricerca di solidarietà umana in un contesto di dolore e di lontananza dalle proprie case.

2C) IDEOLOGI O FUNZIONARI?

Secondo te ci sono differenze tra Göring ed Eichmann?

Esiste una significativa differenza tra Göring ed Eichmann: infatti, se il primo è stato un uomo profondamente convinto delle ragioni dell'ideologia nazista, il secondo invece era un funzionario diligente, scrupoloso nell'eseguire gli ordini.

Sono entrambe figure responsabili di crimini contro l'umanità, solo che Eichmann, come spiega la Arendt, risulta essere una personalità molto più mediocre e più banale di Göring, che invece è lucido ed aderisce liberamente al nazismo.

Comunque, il processo ai militari nazisti era fermamente contrario all'alibi "obbedivo agli ordini" perché attribuisce importanza alle responsabilità individuali di ciascun imputato e ponendo le basi per la fondazione del Diritto Internazionale e, successivamente, della Corte Penale Internazionale.

La scelta, da parte degli Alleati, di processare e condannare i gerarchi nazisti proprio a Norimberga rimanda alle grandi adunate naziste degli anni Trenta e ai discorsi di Hitler che si facevano in questa città.

Nel 1945, Norimberga risultava una città rasa al suolo dai bombardamenti. 

2D) UN RICHIAMO ALLA SITUAZIONE ATTUALE AMERICANA:

Alla fine del film c'è una sorta di predizione: In futuro ci saranno nazisti senza uniformi".

Il regista non ha risparmiato un riferimento all'attuale mandato di Trump che, recentemente, ha dichiarato di voler possedere la Groenlandia invece di servirsi del trattato di collaborazione militare perché l'annessione della Groenlandia agli Stati Uniti gli darebbe una sensazione di successo a livello psicologico. Anche questa è una forma di narcisismo.

Donald Trump è un neo-nazista.

Pensa solo a quel che sta facendo con gli immigrati... alla violenza e alle umiliazioni alle quali li sottopone.

Attenta alle parole particolarmente forti! Sei un'insegnante.

Non lo dirò mai né in un'aula insegnanti né in classe. Ci terrò a trasmettere il valore dell'inclusione e la diversità come risorsa però.

Spero davvero che perda o le elezioni del Midterm oppure le prossime politiche.

Al momento le previsioni sono queste: