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10 febbraio 2020

"Il disagio di una ragazza per bene"- Articolo del sig. Cattabianchi finalmente uscito!

E' uscito finalmente! E' uscito il 7 febbraio, quando non ci speravo più. 
I contenuti sono molto simili a quelli che ho riportato in un post di dicembre 2019. 

Vi ricordo che mancano due giorni alla mia prossima presentazione.
Incollo qui sotto il volantino che vedete anche in copertina al blog:


Il responsabile del Caffé Venier mi sta aiutando molto con la propaganda.
L'incontro di mercoledì è più che altro pensato per la popolazione di Sommacampagna, ma se verrà anche gente da fuori chiaro che non mi offenderò, anzi... 
Ripeto che per me, poter avere delle occasioni di leggere alcune parti del mio libro e di incontrare lettori (ed eventuali lettori) equivale a dare una testimonianza di vita.

Quella di dopodomani è la quarta presentazione e non sarà certo l'ultima.

La presentazione del 14 giugno, come molti di voi lettori del mio blog sanno, si è svolta sempre a Sommacampagna, ma la maggior parte dei partecipanti proveniva da altri paesi vicini al mio.  
E' andata magnificamente, sia dal punto di vista delle vendite che dal punto di vista del coinvolgimento delle persone che mi ascoltavano: c'erano soprattutto molti colleghi ed ex- colleghi di lavoro dei miei genitori, quindi, tutte persone che da anni lavorano nelle scuole medie e che hanno davvero a cuore tematiche come bullismo ed emarginazione. 
Mi permetto di aggiungere una cosa, e tenete presente che sto parlando per esperienza personale: io credo che i docenti delle scuole medie in genere siano un po' più umani con gli allievi, più sensibili e più attenti a trovare delle soluzioni su come arginare in una classe delle dinamiche complesse e dolorose come le doppie facce, l'emarginazione di qualcuno, i pettegolezzi... 
Poi comunque non nego che alcuni docenti delle scuole superiori possano essere molto validi. Ho conosciuto anch'io di docenti seriamente impegnati.
Non ho avuto un'adolescenza facile, chi mi conosce bene e chi ha letto il mio libro ora lo sa. Per questo, dopo qualche anno alle medie, miro all'insegnamento nelle scuole superiori: perché, nell'età più critica della vita, gli emarginati e le emarginate per il loro modo di essere ci sono ancora (in effetti io non sono stata l'unica), e perché vorrei essere una figura adulta di riferimento seria in un'età difficile, di crescita, spesso contrassegnata da bassa autostima, confusione e facili cambiamenti di umore.
Lo dico e lo scrivo praticamente sempre: il mio compito non sarà soltanto quello di insegnare l'analisi logica, Dante, Manzoni, Pascoli... C'è anche molto altro. 
Io sono responsabile degli alunni che ho in una classe!
Anche se non riuscirò mai a comprendere fino in fondo le personalità dei miei alunni (li vedrò solo a scuola, la mia idea su di loro si basa esclusivamente sul loro comportamento a scuola), mi impegnerò per accorgermi di disagi vari. E opterò per dei seri provvedimenti, non soltanto punitivi, quando sarò in consiglio di classe, con la speranza di avere dei colleghi con un minimo di sale in zucca.
La mia missione quindi non sarà soltanto quella di trasmettere nozioni ma anche e soprattutto quella di formare delle "teste pensanti", per cui devo anche cercare di trasporre alcune delle tematiche contenute nei testi letterari di ottocento, settecento, duecento anni fa nell'attualità. 
Ad esempio, una lezione sul castello dell'Innominato può benissimo, a mio avviso, diventare lo spunto per un tema sulle sfaccettature della solitudine; un approfondimento tematico intertestuale sulla luna tra Tasso, Leopardi e D'Annunzio è un'occasione per poter assumere un atteggiamento critico nei confronti degli autori e, vi dirò di più, può anche diventare una risorsa per un tema sulla malinconia o sul tempo e la memoria.
Per come sono fatta tenderò a unire la parte di letteratura con quella della produzione scritta. I manuali scolastici di antologia e di storia della letteratura secondo me non devono essere considerati "altro" rispetto ai temi scritti.
Con me i cervelli degli adolescenti lavorano. E chi vuole lavorare non solo lavora ma anche, prima o poi, migliora!

Pochi di voi sanno che la sera del 31 agosto dell'estate passata, grazie soprattutto al grande interesse e al sincero supporto del direttore dell'hotel in cui io e alcuni miei familiari alloggiavamo per ferie, ho fatto una presentazione anche a Cavallino Treporti (VE).
Nel cortile dell'albergo, si intende, che tra l'altro è a circa 50 metri dalla spiaggia.
Era ancora estate, il clima era abbastanza caldo.
Anche questa è stata una bella gratificazione!! Le 15 copie che avevo portato sono state vendute tutte e, anche in quell'occasione, ho ricevuto una serie di complimenti.
Il direttore è stato veramente affabile: avendo due figli adolescenti, con lui si è deciso di svolgere la presentazione del mio libro a mo' di intervista.

A Peschiera, circa due mesi fa, è andata meno bene. Per carità, qualcuno c'era e l'interesse anche qui c'è stato, ma se sono riuscita a farmi apprezzare è stato perché sia io che mio zio abbiamo incontrato faccia a faccia diverse persone. Tuttora a Peschiera del Garda continuano a chiedermi copie del romanzo.

E ora il quarto incontro con la ex liceale invisibile è imminente! 

Quel che mi chiedo ora, abbastanza spesso, è la stessa domanda che Zanzotto faceva a se stesso da anziano: "A che valse?" 
Zanzotto se lo chiedeva a proposito delle sue poesie giovanili, io me lo domando a proposito della stesura del mio romanzo, o meglio, come dice anche Lino là sopra, del mio diario-romanzo.
A che valse? Era meglio dimenticare tutto ed evitare di scrivere?
Secondo me no. Era giusto "guarire scrivendo". Ironizzare, sdrammatizzare in alcuni punti era giusto prima di tutto per me stessa. 
Poi anche per essere d'aiuto ad altri che avevano vissuto sulla loro pelle derisioni ed esclusione. E infine anche per sfatare il vecchio e stupido mito del liceo classico, secondo il quale gli studenti che si iscrivono in questo indirizzo sono i più educati, i più bravi e i più volonterosi. Mito che poteva essere vero negli anni Sessanta!
Anche qui, come in tutte le altre scuole d'Italia e del mondo, dipende da chi è all'interno della classe. C'è classe e classe. E la scuola , almeno per come la penso io, la fanno prima di tutto gli insegnanti, con i loro metodi didattici e relazionali. Attraverso i professori gli alunni possono imparare anche dei valori di vita.

Certo, ci sono delle giornate in cui, quando penso ai momenti difficili della mia vita (perché, anche se per la componente adulta di lettori di questo blog, avrò "solo" 24 anni, almeno posso dire che nulla mi è stato regalato e che niente è stato facile) provo anche rabbia e malinconia. 
Ma poi dico a me stessa che non devo lamentarmi, visto che sono sicura delle mie idee e visto che il mio futuro me lo sto costruendo giorno per giorno, mese per mese, pian piano.

Ricordate l'ultimo mio post del mese scorso, quando avrei voluto dilungarmi su esempi positivi di giovani che vivono intensamente e per davvero la loro quotidianità?
Ecco, vi confido che, quando mi capita di pensare che finora la mia vita sia stata piena di delusioni e "di pesci in faccia", a volte mi smentisco e mi correggo: "Solo in parte è stato così". 
E qui mi viene in mente un ragazzo, vicino a me di età, che conosco.
Un ragazzo che, nonostante abbia vissuto alcuni anni fa un periodo veramente brutto, nonostante abbia dentro di sé quotidianamente un dramma che non sono assolutamente tenuta a rivelarvi per il grande rispetto che gli porto, non ha perso il sorriso.
E' simpatico, è genuino, è buono. Come se avesse "il sole dentro". 
Ed è soprattutto questo che credo sia fondamentale nella vita. La vasta cultura non salva l'anima. O meglio, non la salva se non si è né sensibili né appassionati.
Questo ragazzo lo scorso anno, oltre a lavorare, si è dedicato ad una serie di attività di volontariato. Ora ha ripreso gli studi.
Sapete qual'era la sua cena, una volta ritornato tardi a casa?! Una scodella di latte e un paio di toast al prosciutto cotto.

...Che tra l'altro, a proposito di sere, tra impegni vari e incontri con amici e con persone che non vedo da tempo, io questa settimana non ho una sera libera a parte stasera...



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